Giovanni Boldini

 

 

 

 

Giovanni Boldini

(1842-1931)

Confesso di non essermi mai imbattuta in  questo artista che, solo recentemente ho avuto modo di conoscere e le cui opere mi hanno lasciato un certo non  so che d’intrigante.
Riguardando i Blog ho visto che in passato (2010) Flavio trattò l’argomento, in modo egregio. Non mi sembra, pertanto, inutile aggiungere qualche altro elemento, in merito ad  alcune tra le sue opere più significative  per conoscere le vostre impressioni ed emozioni, se ve le suscitano.
Mi ha colpito,intanto, la modernità di questo pittore.

 

Boldini dipinge donne bellissime ed elegantissime, affusolate e sontuose, e lo  fa con grande sapienza. I volti sono straordinariamente realistici e resi nei minimi dettagli (si intuisce perfino il colore blu delle vene sottopelle), la luce è dipinta con una maestrìa rara, e gli abiti sono dipinti con pennellate ora cariche, ora più leggere, ma sempre veloci e sapienti, quasi un guizzo che fa intuire più che descrivere.

Il risultato è la leggerezza: sembra di sentire il fruscìo di sete e chiffon. Anche le gondole di Venezia sono solo una pennellata, ma che arte!
Alla fine dell’Ottocento impazzerà, da qualche tempo, quell’euforia di frivola mondanità estrema, fatta di mode e di vizi, di eccessi e di bellezze esuberanti, di locali à la page, di giochi di seduzione e ambiguità di costumi. Se ci fu un artista che seppe immortalare questo spirito edonista della Belle Epoque fu proprio Giovanni Boldini, il Ferrarese Parigino, le parisien per eccellenza, quintessenza del peintre mondain che, dopo aver metabolizzato la tradizione ferrarese rinascimentale, il colorismo veneto  e la rivoluzione dei macchiaioli, scelse di asservirsi alla febbre contagiosa dell’alta società, inseguendo da vicino e in presa diretta la febbricitante mondanità di Parigi, dove visse per oltre trent’anni e dove morì nel 1931 a 89 anni. Proprio in questo sta la grandezza estetica di Boldini, un pittore padrone di una maestrìa tecnica tale da farsi bastare pochi tratti e solo alcune pennellate per lasciare, all’occorrenza, lo spettatore a bocca aperta, esteticamente coinvolto, quasi preso da una sindrome stendhaliana, all’interno di quel mondo fatto di luccichii e lustrini che egli effigiò.
I suoi meriti, tuttavia, non si esauriscono qui, vanno ben oltre l’impatto puramente estetico.
Piccolo, tarchiato, per niente avvenente, Boldini seppe perfettamente godersi la propria vita e le opportunità che Parigi poté offrirgli.

Sin dagli esordi fiorentini, in quegli anni della seconda metà dell’Ottocento, che lo videro lavorare spalla a spalla con il gruppo dei macchiaioli, come dimostrano le sue opere iniziali, e ancor più nel mondo parigino altisonante, nel quale arrivò stabilmente sul finire dell’Ottocento, la joie de vivre e la leggerezza dell’essere non l’abbandonarono mai, come traspare in ogni sua tela e in ogni suo tocco.

Accanto alla copiosa produzione di cui abbiamo parlato, affiancò una serie di vedute delle città che visitò, ma non mancò di rappresentare anche la vita all’aperto, quella delle rive della Senna e della campagna francese.
La Grande Strada a Combes-la-Ville  esemplifica bene il bottino che Boldini strappò agli Impressionisti.
Questo cielo, già illuminato dalla luce reale di un assolato pomeriggio primaverile, ha come
contrappunto un’atmosfera più cupa, ma strepitosamete reale, nella Passeggiata mattutina, dove quel cielo grigio che preannuncia il temporale convive con una figura che, per contro, mostra molte leziosità, ma meno aderenza al reale

 

 

 

 

 

 

 

Un segno, un tratto, pochi gesti per delineare una figura, e poi ancora la messa a fuoco su un particolare, un oggetto, un volto, una mano.
Tutto il resto è segno, puro movimento. Lo stesso movimento protagonista delle rappresentazioni di cavalli, suo soggetto ricorrente, ma soprattutto dell’affascinante Notturno a Montmartre (Cavalli di notte) dove, dall’oscurità di un fondo bruno, emerge l’efficace movimento di una carrozza in corsa.
Bellissima La cornice dorata nella quale è protagonista niente altro che una semplice cornice, unico elemento definito e a sua volta incorniciato da una schiera di segni e pennellate veloci ma  ben studiate

Altra opera di Boldini, molto particolare: Il bimbo con il cerchio, dove il tratto tipico del pennello del pittore riesce a cogliere la frustrazione di un fanciullo strappato dalla madre al proprio gioco.
Infine, L’Amazzone (Alice Réginault a cavallo). La migliore caratteristica di questo dipinto sta nell’assoluta disinvoltura di Boldini nel combinare, senza remore, un paesaggio fatto di stesure di colore.

 

Quasi campiture orizzontali sovrapposte, anticipazione di tante correnti contemporanee, ed un piccolo barboncino in corsa, che pare essere stato rubato da un  dipinto rococo.
Il quasi assoluto piacere estetico che ogni dipinto dell’artista esprime, contribuisce, senza alcun dubbio, a dimostrare la fama  che Boldini riscosse presso i contemporanei.

 

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La Domenica del Bosco

LE ETÀ DELLA FEDE

Al pari dell’Amore, di cui abbiamo fatto cenno qualche settimana fa, anche la Fede religiosa ha le sue fasi nell’arco della vita di ciascun individuo.
A partire dal Battesimo, somministratoci nella nostra completa incoscienza, per convinzione di fede cristiana dei nostri genitori, gli incontri con la fede nella prima infanzia sono avvenuti con l’insegnamento della preghierina prima di andare a dormire e con il convincimento inculcatoci sull’esistenza di un Angelo Custode per ciascuno di noi. Questa convinzione già ci infondeva una certa serenità sul nostro approccio nell’affrontare le quotidiane difficoltà.
Poi vennero le prime lezioni di catechismo, ed anche qui tanti dubbi ma piano, piano ci siamo convinti che, da buoni cristiani, avevamo il dono della Fede.
Nel crescere ed affrontare le peripezie dell’esistenza nel difficile compito di risolvere il problema vita, in moltissimi casi la nostra fede è stata di grande aiuto ma qualche volta, in preda alla disperazione e alle incognite del futuro per le vicende negative del vivere, sono sorti forti dubbi. Allora incertezze e incredulità hanno preso il sopravvento e la fede è venuta meno. Trascurando i due estremi, cioè  i casi di abiura e quelli invece della vocazione al sacerdozio, col tempo e con la maturità si ritorna sui propri passi e ci si riavvicina alla Chiesa e a Dio con più certezza, convinzione e fede, quasi come una illuminazione, una esigenza spirituale interiore alla quale sentiamo di non poter rinunciare. Chi più, chi meno, tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo vissuto situazioni analoghe.
Ce ne dà un esempio il nostro affezionato amico, Ottorino Mastino, che ha voluto esprimere in versi l’evolversi delle convinzioni di fede nell’animo umano.

L’ALTISSIMO

Sono particella di atomo
in un cosmo infinito,
sbattuto dal vento,
fecondato
dalle grazie del Padre.

Nella mia atmosfera astratta
ho inconsciamente obliato
la potenza del Signore.

Nel sentire il fragore del mare,
nel silenzio della foresta,
nei prati colmi di fiori,
nell’aurora infuocata,
nei tramonti rossi,
nella meravigliosa carrellata
di una conquista spaziale,
ho dimenticato
la Sua parola.

Ho ardito cianciare
del bene e del male,
ho censurato,
ho giudicato,
ho osato sondare
la immensità di Dio.

Ho cercato la verità;
e infine ho trovato
la giocondità del vero:
lo Spirito mi ha irradiato
di felicità:
ho trovato la Verità.
La Sua luce mi abbaglia:
riconosco la mia nullità.

Ottorino Mastino

 

Va bene, questa settimana l’abbiamo buttata un po’ sul mistico ma sempre ricorrendo ai nostri ricordi più o meno giovanili. Concludiamo, quindi con un aforisma sulla stessa linea:

“Questo è il mistero della grazia, non arriva mai troppo tardi”

(Francois Mauriac 1885-1970).

 Felice Domenica a tutti.

Giuseppe3.ca

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NON DIMENTICHIAMO !!

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Gli Orsi


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Sono animali molto belli, ma anche un po’ temibili se vengono attaccati. Le mamme Orse sono affettuosissime con i loro cuccioli e molto protettive e tenere.

Mamma Orsa e cucciolo

L’orso polare (o bianco) è lungo quasi 2,50 m. e pesa   1000 kg circa; ha un pelo bianco (nei giovani) folto ed impermeabile ed un corpo snello con collo lungo, testa piccola e orecchie corte.

Mamma ora con il suo cucciolo

Ha zampe rivestite di peli, utili per camminare nella neve. E’ un abile nuotatore e si nutre specialmente di foche anche se non disdegna uccelli e pesci.

Orsetto che gioca

L’orso polare d’estate si ciba anche di tuberi e frutta. E’ piuttosto solitario ma, in caso di cibo abbondante, può  fare gruppo.  Le femmine cadono in letargo in inverno, mentre il maschio è sempre attivo.


Luglio ed agosto sono i mesi in cui avvengono gli accoppiamenti; la gestazione dura circa Orso padre e cucciolo3 mesi e il parto avviene nella tana dove i piccoli (1 o 2) sono riscaldati dal corpo della madre, che li abbraccia teneramente. In questo periodo la femmina non si nutre, ma consuma le risorse di grasso accumulato per nutrire i cuccioli. Dopo un anno di vita, i cuccioli imparano l’arte del nuoto e a procurarsi il cibo da soli.

Orso polare cucciolo


L’orso bruno (quello Marsicano), che noi conosciamo,  è interamente ricoperto da una folta pelliccia di colore variabile, dal marrone chiaro al marrone scuro.

Serie di orsi  cuccioli

Gli orsi mutano il pelo ogni anno. La  pelliccia invernale viene persa durante il periodo estivo e completamente sosituita durante l’autunno.  

 


  


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La Domenica del Bosco

Buona Domenica

Prosegue il nostro incontro settimanale  per augurarci La Buona Domenica con un racconto inviatoci dall’amico Cicco che ha voluto presentarci una storia ripescata dalle sue memorie di gioventù.

 

PENSIERI  DELLA GIORNALAIA ALL’ANGOLO DELLA  VIA

Aprendo il mio cassetto dei  ricordi, mi affiora alla  mente l’edicola dove noi compriamo i nostri giornali, sorgeva all’angolo della strada ed era  gestita da  una  anziana venditrice, amica di tutti i clienti abituali.
Sotto le feste di Natale il misero spazio veniva ricoperto di luce dipinti di vari colori che quando passavo per curiosare le varie riviste e a chiedere quando sarebbe arrivato il nuovo Topolino, Tex ecc. mi appariva il suo pallido viso sorridente ed io pure le sorridevo che a volte mi sembrava di vivere con i riflessi delle luci che emanavano calore e un sottofondo musicale di una canzone  tipica natalizia, in una  terra lontana dove regna la pace.
Il suo sguardo mi dava sicurezza e mi chiedevo che cosa penserà ella nelle lunghe giornate di lavoro?  La sua mente correrà ai parenti, alla casa, alla sua  terra, ma forse anche, tutta  circondata com’è di giornali, i suoi pensieri volteggeranno intorno al mondo della carta stampata!
Ella si è alzata all’alba per poter ricevere i giornali che arrivano freschi di stampa, e ricevendoli  cosi ancora  umidi, ella pensa al lavoro notturno di tanti e tanti che vi hanno collaborato: al giovane cronista pieno di passione e di speranza, al critico consumato e severo che stronca o innalza un  autore, un artista con poche autorevoli righe di lode o di biasimo; al lavoro delle macchine, al febbrile movimento degli uomini intorno ad esse. Ed ora, eccoli i giornali!  Già arriva il primo cliente :<<Per favore “Corriere”>>.
Il primo è sempre lui il vecchio signore mattiniero: ordinato, meticoloso, apre il giornale e scuote la testa scontento: <<Ai miei tempi i parlamentari …….>> <<Tutti  cosi >> pensa la  giornalaia <<Ai nostri tempi tutto andava meglio! Macché meglio! Erano i nostri  occhi, il nostro giovane spirito a giudicare tutto con ottimismo! >>.
I clienti cominciavano ad affluire svelti e numerosi, non c’è tempo per pensare. Ecco la solita  giovane domestica: dalla sporta spunta  la  bottiglia del latte ed esce un buon odore di pane fresco .
Il solito <<Corriere>> per i padroni, e un giornalaccio illustrato, evidentemente per la sua personale lettura. <<Che peccato! con quel bel viso ridente ed ingenuo…… che peccato non poter dire: “oh figliola, non codesta robaccia!…”
Ma forse sarebbero parole sprecate ; non mi crederebbe .E se ne vendono tanti!>>. I compratori si succedono . Arriva l’ora dei bambini <<Per favore quando esce “Topolino “? Ella risponde benevole, e pensa che bisognerà aumentare l’ordinazione di <<Topolino>>, altrimenti ne rimarrebbero privi troppi bambini. Ormai tutti lo chiedono! Poi vengono le ore di sosta. Li ferma per ore e ore, sente di più la stanchezza e forse, più il freddo. Ha sempre con sé il lavoro a maglia, e quando riposa, sferruzza.
Con questo, accompagna. i suoi pensieri che ora vanno solo alla casa, ai suoi figlioli, agli affari. Poi vengono i giornali della sera e il lavoro riprende: <<Per favore “Corriere”; per favore L’Avanti>>.
Il mio sguardo di adolescente, penetra in questa figura, di tanta pacatezza a porsi in ascolto a tutti, indistintamente, maturava in me la consapevolezza che le situazioni le creiamo noi con piccoli gesti dal sorriso. Questa buffa anziana era  un punto di riferimento, in attesa al mattino del pullman, per andare a scuola che più delle volte lo perdevo, perché  dialogando con lei, forse l’atmosfera Natalizia, le luci, la musica ecc. stavo  bene, e rimanevo incantato dal fascino e dalle parole che l’anziana giornalaia emanava.
Buona lettura augurandovi una Buona Domenica.

  CICCO53   


AFORISMA DEL  GIORNO

Se sono stato di aiuto a qualcuno, se ho scorto di sfuggita un particolare in più della natura e dell’essenza del bene assoluto, se sono stato ispirato a raggiunger più ampi orizzonti di pensiero e azione,  se sono in pace con me stesso, è stata una giornata di successo.    (Alex Noble)

Giuseppe3.ca

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ARTE : I quadri della nostra amica!!

Arte

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I quadri della nostra amica Lieve

I dipinti di Lieve  sono ad olio, di  varia grandezza , che non superano i  60X70 cm., e si ispirano a diversi grandi  della pittura, (anche se qualcuno ha tutti i crismi dell’originalità).

Lasciamo ogni commento  agli amici di Eldy, e del Bosco in particolare, che sapranno sicuramente esprimere le loro emozioni. Eccone alcuni esemplari.  Giovanna3.rm

Lieve -signorina

Lieve -il porto visto dal mio terrazzo

Lieve -ortensie

Lieve - serata deludente

Lieve - un sogno

Lieve - fiore

Lieve -cesto con frutta bacche  e foglie

Lieve - tralcio di ortensie secche

Rubrica

Gio'

Sabry

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PER LE VITTIME DELLA NAVE CONCORDIA !!

PER LE VITTIME DELLA CONCORDIA …

Giorno difficile, in cui il sole
e le nuvole combattono
a tratti aperto, fiore,
a volte chiuso, frutto  ,
per confondersi nella notte!
Vita!
Veglia in cui gli occhi
si aprono e si chiudono,
in un gioco stanco
di verità e menzogna,
per confondersi nel sogno!
Vita……..Juan Ramon Jiménez !!

L’Angolo del Dialogo : Vita Privata !!

Vita privata

Il titolo completo dell’articolo è “La vita privata? E’ perduta”. L’articolo è stato scritto da Pierluigi Battista ed è apparso sul Corriere della Sera Sette del 21 luglio 2011, a pag. 17. Leggiamolo insieme.

“Era bella, la vita privata. Non era male prima che fosse distrutta dalla tecnologia e dall’ideologia della trasparenza assoluta, un rifugio dove gli individui potessero mettersi al riparo dello sguardo indagatore della società e dell’autorità. Dove ci si poteva nascondere. Dicono, gli ossessi della trasparenza, i fanatici del totalitarismo guardone: non ho niente da nascondere. Ecco, la vita privata era meravigliosa perché era uno spazio protetto dove gli altri non si dovevano impicciare. Prima che, complici telefonini e mail, prendessero definitivamente il potere facendo il deserto dove prima c’era la vita privata.
La vita privata non esisteva prima del mondo moderno, prima delle ragazze di Vermeer, prima del romanzo ottocentesco, prima delle abitazioni che creavano attorno alle persone un’atmosfera domestica, spesso tempestosa e tossica, ma sempre meglio di una vita interamente assorbita dallo spazio pubblico. La vita privata non esisteva nel mondo pre-moderno e cessa di esistere nel mondo post-moderno. Intercettare illegalmente è diventata pratica comune nei giornali che appartengono a gruppi editoriali spregiudicati. Intercettare legalmente è diventata pratica comune di magistrati che inseriscono nei loro atti giudiziari migliaia e migliaia di pagine di intercettazioni destinate a diventare pubbliche anche se vengono coinvolte persone non accusate di alcun reato. La carta di credito passa al vaglio di chi vuole e può sapere dove sei andato, con chi sei andato, cosa hai comprato, cosa hai mangiato. Le mappe satellitari di Google ti troveranno ovunque. Le telecamere disseminate per le strade della città restituiranno con le immagini tutto di te: dove hai passeggiato, con chi, gesticolando come. Il telepass dirà dove hai trascorso il weekend, quale città hai visitato, con quante persone a bordo.
Poi ci sono le mail, che si usano come fossero la posta di un tempo. Ma un tempo la posta era sigillata, chiusa, affrancata, senza mediazioni e spiate tra il mittente e il destinatario. Nella posta elettronica, mentre scrivi, qualcuno sa già tutto: e un giorno potrebbe usarlo contro di te, oppure userà le informazioni per una pubblicità sempre più personalizzata. Il telefono cellulare capterà ogni sospiro. I messaggi inviati via sms, apparentemente così intimi e personali, sono rintracciabili, traducibili, alla mercé di chiunque, del potere, dei colleghi, dei familiari. La vita privata? Via, distrutta, massacrata. Era bella, la vita privata”.

Tutte cose che forse sapevamo, ma fanno impressione. A me sì. E a voi? Non abbiamo più bisogno del privato?

Lorenzo.rm

La Domenica del Bosco

LA STORIA DELL’EURO
L’euro come moneta europea circola nelle nostre tasche ormai da dieci anni ma la sua gestazione e conseguente nascita risale a molti anni prima ed è parallela alla storia dell’unità dell’Europa.
Ripercorriamo la strada della nascita della moneta unica con una breve sintesi:

Verso l’Euro

La storia dell’euro ha inizio nel 1951 quando il 18 aprile i sei paesi Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Olanda firmano un trattato per gestire in comune le rispettive industrie del carbone e dell’acciaio (CECA – Comunità Europea del carbone e acciaio).
Il 25 marzo 1957 con il trattato di Roma nasce la CEE (Comunità Economica Europea), avente per obiettivo la libera circolazione di persone, beni e servizi al di là dei confini nazionali.
SME, Sistema Monetario Europeo, entrato in vigore il 13 marzo 1979, ha come obiettivo di stabilizzare i tassi di cambio tra le monete degli stati membri della CEE e di contribuire al rafforzamento delle relazioni monetarie internazionali. Inoltre esso è volto a dare nuovo impulso al processo di integrazione europea.
In una piccola città dell’Olanda il 7 febbraio 1992 viene firmato il trattato di Maastricht in cui viene creata l’Unione Economica e Monetaria (UEM) con il progetto di introdurre una moneta unica. Il trattato è entrato in vigore il 1° novembre 1993.
La CEE trasformata in Unione Europea fonda su tre fondamentali pilastri con compiti di politica economica, politica estera e di sicurezza comune, politica di giustizia e affari interni.
15 dicembre 1995. Vertice a Madrid del Consiglio dei capi di Stato o di governo dei paesi dell’Unione Europea dove viene dato il benestare al Patto di stabilità e si decide che la nuova moneta unica avrà il nome di “euro”.

Origine del termine euro

Il termine “euro” è stato scelto perché radice si “Europa” e si trova in tutte le lingue europee. Non ha il plurale.
Il simbolo grafico dell’euro (€), il glifo, si ispira alla lettera dell’alfabeto greco “epsilon” e si riferisce all’iniziale della parola Europa. Le linee parallele indicano la stabilità della moneta. Il termine “glifo” deriva dal greco glufe (intaglio), che indica un qualsiasi incavo che presenta una sezione tonda o angolare come ornamento architettonico.
L’euro è la moneta unica dell’Unione Economica e Monetaria ed è stato adottato dal 1° gennaio 1999.  L’abbreviazione ufficiale dell’euro è EUR ed è stata registrata presso l’Organizzazione  Internazionale per la Standardizzazione (ISO). Verrà utilizzata per tutte le operazioni economiche, finanziarie e commerciali.
La Banca Centrale Europea (BCE) è indipendente e non può pertanto, ricevere o sollecitare istruzioni né dagli Stati membri né dalle istituzioni europee. La BCE è stata formalmente istituita il 1° giugno 1998 ed è pienamente operativa dal 1° gennaio 1999. Il suo compito principale è garantire la stabilità dei prezzi nel sistema europeo di banche centrali nazionali degli Stati membri dell’Unione Europea monetaria.
Il 31 dicembre del 1998 alle 12,53 Yves Thibault de Silguy ministro delle finanze dell’UE annuncia all’Europa la fissazione del tasso di conversione  tra le monete nazionali e l’euro. La parità irrevocabile per la moneta italiana è  pari a 1936,27 per un euro. Scade il termine ultimo per la ridenominazione dei Titoli di Stato: i titoli cartacei cessano di esistere e vengono convertiti in obbligazioni su conto titoli elettronico.
Il 1° gennaio 1999 alle ore 8 il Ministro italiano Carlo Azeglio Ciampi si reca alla Zecca di Stato per coniare il primo euro italiano.
A partire dal 1° gennaio 2002 l’euro entrò in circolazione con 8 monete metalliche, di cui 6 monometalliche (1, 2, 5, 10, 20 e 50 centesimi di euro) e due bimetalliche (1 e 2 euro), e con 7 banconote (5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500 euro). ).
Le monete hanno una faccia nazionale e una comune  a tutti gli stati membri che rappresenta sullo sfondo la carta dell’Unione Europea con le 12 stelle che compongono la bandiera dell’Europa.
L’Italia ha optato per la soluzione artistica riportando sulle monete le immagini della propria storia artistica, figurativa e monumentale.

L’aspetto delle monete e quello delle banconote sono state definite per concorso. Per le monete la decisione definitiva è stata assunta dal Consiglio Europeo di Amsterdam nel giugno 1997 ed è stato dichiarato vincente il disegno presentato da Luc Luyes, esperto informatico della Zecca Belga, mentre per le banconote è stato scelto il disegno di Robert Kalina, della Banca Centrale austriaca, presentato nel 1996 al Consiglio Europeo di Dublino.

La bandiera
Un drappo blu, colore dell’Europa con 12 stelle gialle, è la bandiera che dal 1986 è diventata ufficialmente la bandiera della Comunità. A differenza della bandiera USA, le 12 stelle non simboleggiano il numero degli stati aderenti.

L’inno
L’Inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, composto per il quarto movimento della sua IX Sinfonia, dal 1985 è l’inno ufficiale dell’Unione Europea.

La giornata d’Europa
La festa dell’Europa si festeggia il 9 maggio: in quella data nel 1950, infatti, uno dei “padri fondatori”, il ministro francese degli Esteri, Robert Shumann, propose di mettere in comune le industrie del carbone e dell’acciaio di Germania e Francia.

Le sedi delle istituzioni europee

Strasburgo: Parlamento Europeo;
Bruxelles: Consiglio dell’Unione Commissione Europea;
Lussemburgo: Corte di Giustizia, Corte dei Conti;
Francoforte: Banca Centrale Europea.

¹ – Notizie diffuse con il volume “La LIRA d’Italia” distribuito da EDITALIA – Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Cari amici mi è sembrato quasi doveroso, riportare la storia sulla idea e sulla nascita della moneta europea al compimento del 10° anno della circolazione dell’euro, ma spero di non avervi annoiato.  In ogni caso, per farmi perdonare, vi racconto una storiella, di quelle terra terra che siamo soliti pubblicare nel nostro amato Bosco per scambiarci un sorriso e l’augurio di Buona Domenica. È una storiella dei tempi della vecchia lira, senza bancomat né carte di credito ma oggi ve la racconto in euro.

I DUE COMPARI

(Il ricco e il povero)

Si conoscevano da  ragazzi, due vite parallele ma con destini diversi: Marco che si era affermato nella vita, viveva con una certa agiatezza tale da essere considerato “ricco” mentre Gianni che continuava la sua battaglia quotidiana per cercare di guadagnarsi il pane era considerato “povero”.
In effetti era proprio così uno ricco e uno povero ma questo non impediva che fossero sempre in grande e fraterna amicizia, anzi erano diventati pure compari perché Marco aveva tenuto a battesimo uno dei figli di Gianni.
Gianni sapeva che in caso di necessità poteva sempre rivolgersi all’amico fraterno. Così avvenne che un bel giorno Gianni andò  a chiedere un prestito all’amico Marco.
“Compà, il lavoro scarseggia, sono in ristrettezze, devo pagare la bolletta della luce e non so come fare, se puoi aiutarmi” Marco rispose: “Certo ma ci mancherebbe, quanto ti serve?”. Gianni non fece in tempo a pronunciar parola che Marco continuò: “Vedi quel mobile, vai, apri il primo cassetto in alto e prendi quanto ti serve”.
Gianni aprì il cassetto indicatogli dal compare e si meravigliò di trovarlo pieno di biglietti di ogni taglio, 50, 10, 20, 100 e anche 200 €uro, spiegazzati e messi alla rinfusa tale da colmare completamente il cassetto. Gianni prese quattro biglietti da 50 e rivolgendosi all’amico disse: “Compà, duecento euro ho preso, restituisco appena posso, grazie”. – “Stai tranquillo” risponde Marco, “Vieni, bevi, ho versato anche per te” e sorseggiarono insieme un paio di bicchieri di buon vernaccia.
Passò un pò di tempo e Gianni, riaggiustate le sue finanze, tornò da Marco a ripianare il debito: “Ecco compà, son venuto a riportare quanto dovuto” e tese la mano con i soldi verso l’amico che gli disse “Vai rimettili dove li avevi presi.” Gianni così fece notando che in quel cassetto continuava a regnare una grande confusione con biglietti di ogni taglio e monete messi lì in ordine sparso.
Con gli alti e bassi delle economie di Gianni, lavorante a giornata e in continuo precariato, le richieste di aiuto all’amico Marco si ripetevano periodicamente, vuoi per l’acquisto di una bombola di gas, oppure per il corredo scolastico del figlio che andava alla scuola media ecc., Gianni umilmente chiedeva e Marco bonariamente prestava e ancora Gianni, appena poteva, restituiva.
Il sistema era sempre lo stesso: Alla richiesta di Gianni, Marco rispondeva “Vai, sai dove sono, prendi quanto ti serve “  e all’atto della restituzione “Vai, rimettili dove li hai presi”. I soldi erano lì, sempre alla rinfusa in un cassetto pieno e Gianni pensava che Marco forse non sapeva neppure quanto possedeva in totale. Con l’umiliazione di dover chiedere sempre, la tentazione era forte e una volta, all’atto della restituzione, Gianni fece finta di rimettere a posto la somma avuta in prestito ma in realtà si tenne i soldi in tasca.  Passò del tempo e Gianni ebbe ancora bisogno di ricorrere all’amico per un urgente bisogno di denaro. Costernato si presentò da Marco che come al solito rispose “Vai, sai dove sono, prendi ciò che ti serve”. Gianni aprì il cassetto e lo trovò vuoto: “Compà ma qui non c’è niente” disse, al che Marco rispose : “Se non c’è niente vuol dire che l’ultima volta non li hai rimessi, se li avessi rimessi li avresti trovati.”
Una bella amicizia che durava da una infinità di anni si era rovinata irreparabilmente.
Valeva la pena rovinare una bella amicizia per pochi soldi? L’onestà, forse, ripaga sempre.

Lucio Anneo Seneca, filosofo latino (4 a.C – 65 d.C) disse:

“Finchè vivi, continua ad imparare come si vive”

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…..Pensieri e non solo !!

 ANGELOM

DEVE UN DOVEROSO RINGRAZIAMENTO A TUTTI GLI AMICI CHE GLI SONO STATI

 VICINO CON LE LORO PAROLE DI SOLIDARIETA’, CONFORTO E SPERANZA.

 LA MALATTIA

Ve lo siete mai chiesti che cosa sia una malattia? La definirei una
“situazione” che, quando meno te lo aspetti, ti arriva tra capo e collo
senza rendertene conto, e proprio quando i tuoi  pensieri, i tuoi
progetti guardano avanti. Affrontarla non è facile, la malattia è
sofferenza, ti toglie  la voglia di reagire; ti senti indifeso, stanco.

Vi voglio raccontare una storia di un uomo sano, attivo e proiettato
verso il futuro, un giorno all’improvviso si sente debole, vuoto,
incapace di reagire ad ogni stimolo, apatico, inappetente. Che cosa è
successo?  Solo una settimana prima conduceva una vita del tutto normale
… è un mistero. Immediatamente sottoposto a controlli medici, salta
fuori che disgraziatamente ha nel suo corpo uno di quei maledetti virus,
chiamate malattie immunitarie. Dicono che sia una malattia rara e
difficilmente curabile. Ricercare dove si sia ubicata l’infezione non è
facile, dopo numerosi esami si riesce a stabilire che gli organi
coinvolti sono i reni.
Quando si apprendono certe notizie i pensieri volano: cosa fare?
Semplicemente affidarsi alle cure dei dottori che studiano e ristudiano
il caso per trovare la cura migliore; ma quando dicono che faranno
tutto il possibile per venire ad una conclusione positiva nonostante sia
un’impresa non proprio facile, il nostro uomo rimane interdetto,
sbigottito non rendendosi conto di quello che gli sta succedendo, ha un
momento di smarrimento, poi la ragione lo riporta alla lucidità.
Il problema ora è come affrontare questa situazione: fare finta che la
tua vita continui come niente fosse accaduto, sperare con forza e
speranza che qualcosa di positivo prima o poi  avvenga. Non è semplice,
questo egli lo riconosce, ma non può fare altro. La speranza non deve
essere mai persa. Quest’uomo vuole lanciare un messaggio a tutti gli
ammalati più o meno in difficoltà: non arrendersi mai e poi mai.
Sono sicuro che qualcuno dall’alto porterà sostegno  ad ognuno nelle
sofferenze inducendoci ad essere più fiduciosi di noi stessi e, magari,  
darci quella fede che forse ci mancava.

Quell’uomo aveva concluso la sua storia aspettandosi un segno di speranza, di risoluzione al suo  problema, ebbene grazie nella molte ricerche e terapie fatte secondo un protocollo di lavoro gli specialisti sono riusciti a bloccare questo maledetto virus, fino al punto di non farlo più reagire. Ora seguendo le opportune terapie previste quest’uomo riprenderà la sua vita da dove l ‘ha lasciata. Questa è una grande conquista e non bisogna mai disperare, la fiducia, la fede, la forza portano sempre buoni frutti.