.Compendio di articoli !!

OCCHIO ALLA TRUFFA

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Occhio alla truffa

Post di Sandra.vi

 

QUASI UNA TRUFFA

 

I ricordi hanno bisogno di molto tempo per sparire, celati nel profondo del nostro cuore. Basta un nulla per farli riaffiorare. A leggere il post di Giuseppe di qualche settimana fa sugli anziani, mi sono sentita riportare indietro di molti anni. Di parecchi anni più giovane, quando leggevo di persone raggirate in modo che giudicavo, veramente, quasi ingenuo, pensavo “no, non è possibile, a me non capiterà mai”. Ne parlavo anche col direttore della mia Banca, che confermava “sapesse come sono furbi, agiscono in coppia, uno fuori, uno in banca. Adocchiata la “preda” (una persona sola che preleva), le si mettono in fila alle spalle, le fanno un segno col gesso sul vestito e quando esce è seguito dal complice, il gioco è fatto. Io ascoltavo, sempre mantenendo il mio scetticismo, “sì, può capitare ma…….”

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Mi trovavo a Chiavari ospite di mio suocero che viveva lì da qualche anno per la sua salute delicata con la figlia, avevano lasciato Milano. Era una splendida giornata di settembre, dopo aver pranzato e riposato un poco decisi di farmi una passeggiata a mare. Appena uscita stavo attraversando la strada, mi si accosta una macchina, scende un distinto signore e con forte accento straniero mi chiede dove si trova l’Ospedale di Chiavari.

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Resto un pò perplessa so che c’è, ma non so dov’è, gli dico d’aspettare che chiedo al negozio vicino. Sto per girarmi, quando vedo avvicinarsi una ragazza. Stava entrando nel portone, ma si avvicina e chiede se può essere utile, la informo della richiesta del signore e lei tutta sorridente afferma di poterci dare informazioni; suo padre è medico dell’ospedale. Nel frattempo il signore scende dalla macchina, si avvicina a noi due e in un italiano stentato racconta una miserevole storia. E’ Americano e suo padre, morto da pochi mesi (asciuga una lacrima) ha fatto guerra sul fronte Italiano, ferito è stato curato da un medico italiano. Suo padre non lo ha mai dimenticato ed ora che è morto gli ha lasciato un lascito. Il figlio ha fatto tante ricerche e finalmente ha trovato che il medico esercita all’ospedale di Chiavari.

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La ragazza con un bel sorriso dichiara che non ci sono problemi, lei è pratica dell’ospedale (suo padre è medico) può accompagnare il signore, è libera. Io la guardo un pò interdetta e cerco di intercettare il suo sguardo, “ma benedetta figliola non sappiamo nemmeno chi sia…….. da sola…….” L’uomo capisce la mia incertezza, e con un cenno mi invita a salire in macchina. “Venga signora anche lei, io gentiluomo”. Saliamo tutti e tre e partiamo. Dopo un momento, a metà viale, la ragazza fa fermare e scende, parla al telefono. Risale con voce triste e sussurra “mi spiace, papà mi ha detto che il dott. xxx…. è morto. L’ uomo sembra angosciato, ed ora come risolvere la faccenda? Proseguiamo lentamente, io comincio innervosirmi, stiamo andando verso la periferia.

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Ci fermiamo di nuovo e la ragazza scende e telefona nuovamente poi risale tutta gioiosa, facendo una proposta… in breve ha chiamato un suo amico notaio (studio abbastanza vicino) accetta di ricevere in deposito il lascito pur che ci sia un garante, io potrei esserlo, potrei firmare e lasciare sulle duecento mila lire. Il signore batte le mani felice dicendo “Signora può fare? Avrà bella ricompensa, stia tranquilla, per il disturbo, mezzo milione di lire”.

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Qui comincia brillare una lampadina d’allarme, la faccenda non mi piace e quieta dico “Io non ho un soldo”…. Al che la ragazza replica: “non può farseli prestare …?” A quel punto penso di essere diventata un albero di Natale, tutte le luci di allarme si erano risvegliate in me, come cavarmela? Col cuore che mi batteva in gola e fingendo una calma che non avevo, ho allungato la mano sul clacson e ho detto “Apra subito la porta e mi faccia scendere, se no schiaccio il clacson e urlo affinché accorra gente”. Fortuna, eravamo ancora in una zona abitata, non lo so, aprirono subito, pregandomi di calmarmi di non parlare con nessuno, non mi avevano fatto niente.

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Scesi rapidamente e mi allontanai quasi di corsa, senza voltarmi. Poco lontano trovai dei vigili e raccontai loro la mia storia, seppi così che era un coppia che da diversi giorni girava nei dintorni ed era ricercata, avrei riconosciuta la macchina? No, chiedevano alla persona sbagliata, a mala pena riconoscevo la mia. Vigili-1-535x300

 

Inutile poi raccontare le reazioni dei familiari e se mi avessero fatto del male, anche solo rubato la borsa (avevo parecchi soldi, libretto assegni e documenti, chiavi) e se… inutile recriminare, nella sfortuna ho avuto fortuna.

Così dovetti riconoscere che non si può mai dire a “ma a me no” e che l’attenzione non basta mai e tutti possiamo abboccare all’amo, il pescatore è sempre pronto.

 

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Bene Sandra, dopo lo scampato pericolo, rilassiamoci con qualche minuto di buona musica.

 

La bella addormentata al Teatro Massimo   

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OTTO MARZO

 

OTTO MARZO TitoloRose, mimose e fiori vari

Credo che nelle ricorrenze del’otto marzo degli scorsi anni abbiamo detto tutto, o quasi tutto, sulla storia e sulla istituzione della giornata per la

“Festa della Donna”

Anche quest’anno ritorniamo per fare gli auguri a tutte le donne ma senza volerci ripetere.

Sarà la vera Festa della Donna quando non ci saranno più donne uccise, picchiate, sfigurate, perseguitate, molestate da qualcuno che afferma di amarle.

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La Donna è Donna e rimarrà sempre un essere misterioso, almeno per l’uomo che, con tutta la buona volontà, forse riesce a conoscerla ma non a capirla.

Riporto un pensiero del grande psicanalista Sigmund Freud che la dice lunga a proposito della Donna:

«Il grande problema che non è mai stato risolto, e che io stesso non sono mai stato capace di risolvere nonostante i miei trent’anni di ricerca sull’anima femminile è:»

“Cosa vuole una donna?”

 

Se il grande studioso dell’animo umano e di quello femminile in partoicolare non è riuscito a dare risposta a questa domanda, cosa possiamo dire noi?

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La mia non vuole essere una provocazione, né una sfida ma solo un invito rivolto a tutte voi Amiche di Eldy per esprimere il vostro pensiero come Donne… noi uomini stiamo ad ascoltarvi, dobbiamo solo imparare.

Anticipo un grande

Grazie a tutte quelle che vorranno partecipare.

 

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Giuseppe C

Con rose rosse

 

 

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GITA DOMENICALE

 LE CASCATE DEL DARDAGNA

 

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LE CASCATE DEL DARDAGNA

 

Nella terra di Biagi e Guccini in quell’Appennino tosco/emiliano che ti prende non solo perla sua cucina, ma che incanta anche gli occhi e lo spirito c’è un sentiero tra i boschi che porta alle splendide cascate del Dardagna.

 

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Si parte dall’amena Vidiciatico verso la Madonna dell’Aceroche è uno dei santuari più belli e antichi dell’Appennino, dove la Vergine nel 1500 apparve a due pastorelli sotto un gigantesco acero che esiste ancora.

La strada si percorre in auto e dura circa 20 minuti e si snoda tra montagne bellissime e boschi di pini, abeti, faggi altissimi.

 

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 Giunti al Santuario a 1.200 m. s.l.d.m. si prende un largo sentiero attiguo alla Chiesa stessa e che porta alle cascate. Il Dardagna è un torrente che nasce dal Corno alle Scale (1945 m. s.l.d.m.) e che domina tutta la stretta vallata.

 

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 Il sentiero è comodo, ogni tanto qualche falso piano ma anche un anziano come me lo può percorrere agevolmente in una mezz’ora. La terra è rossa ogni tanto brillantata da piccoli cristalli di quarzo ialino, minerale che si trova in queste rocce. Il bosco di pini e faggi ricorda quelli delle fiabe e solo il profumo delle resine ci fa capire che siamo nella realtà.

Le cascate si annunciano con un brontolio leggero, poi si sente lo scorrer dell’acqua fino al ponte di legno dove si può immaginare la prima cascata. Ci si arriva dal basso tra enormi macigni coperti dal muschio e tra felci altissime che fanno da quinta a questa meraviglia.

 

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 L’acqua cade da una trentina di metri e canta allegra fumando sul fondo e creando mille piccoli arcobaleni. Io mi fermo alla prima, ma le cascate sono ben quattro con un dislivello di almeno 200 mt., vent’anni fa le facevo tutte una più bella dell’altra.

La gita normalmente parte sulle 10,30 in modo che andata e ritorno e una mezzora di meraviglia davanti a questo concerto di acque, si arriva a mezzogiorno, in tempo per andare a mangiare all’Osteria dell’Acero polenta con spezzatino di cinghiale e crostata di crema e mirtilli.

 

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 Poi puoi vedere anche gnomi e fate ne hai tutto il diritto soprattutto se hai bevuto un bicchierino di grappa di mirtilli.

La zona è,come avrete immaginato, bellissima e ne ho dato un piccolo scampolo. Vicino c’è appunto il Corno alle Scale dove ci si può arrivare con la funivia, o Poggiolforato, splendido borgo dove Pupi Avati ha girato il film “Gita scolastica”.

 

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Spero di avervi piacevolmente coinvolti e vi venga la voglia di un viaggetto dalle mie parti.

 

Franco

 

BuonaDomenica

 

La Primavera – (di Antonio Vivaldi)

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OMAGGIO A FIRENZE

 

Firenze Sogno – Giuseppe Di Stefano

 

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Post di Gugli9.fi

 

C’ERA UNA VOLTA IL MIO QUARTIERE…

COM’ERA BELLO….

                   COM’É CAMBIATO

 

Appena fuori Porta San Frediano, via Pisana introduceva al Pignone, rione vivissimo, quasi un paesino nella città.

L’Universale il mitico cinema conosciuto in tutta la città. L’unico cinema, dopo aver visto il film…Uscivi con gli occhi rossi…”C’erano quelli con lo sherling e quelli con l’eskimo, punk, dark. Chiamo il 112…No chiama il 113 almeno vengono in di piu’…

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Abburracciugagnene, abbraciolanene,, abbuttagnelo tu sentivi… tante belle cose. dopo avere visto la scena del burro (Ultimo tango a Parigi.)

 

Potevi avere un petardo in mano, o una racchetta da tennis, quello era un cinema che ci potevano essere anche i sordomuti…”L’ Eden come cinema, gestito dalla parrocchia, cambiato in un «AMBULATORIO».

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Piazza Pier Vettori come spazio verde tra le case e crocevia di ogni strada, il grande polmone di Monteoliveto, per i balocchi il Sagrestani, ora cambiato in una «PROFUMERIA».368118_99999_0099_001_100_0000_Light-Gucci-Premire-50ml-eau-de-toilette

 

 

Il mitico Circolino Risorgimento, meta di tanti giovani del quartiere e non, adesso cambiato in una «PIZZERIA»715JYGZ8FxL._SL1500_

e per finire il bar Co-Ba, i gestori i mitici Beppe e Cesare, un luogo dove si poteva fare la partita a carte e prendere un caffè anche questo ritrovo cambiato in un «RISTORANTE INDIANO».

Per il latte il Tantussi (chiuso da anni) e mille altri luoghi, dalla Chiesa fino all’Arno, con Via della Fonderia parallela e Piazza Taddeo Gaddi come sfocio verso il centro e le Cascine.

Bei ricordi di un grande quartiere popolare che rimangono sempre nel cuore.

Guglielmo

 

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STORIA DEI TEMPI ANDATI (epilogo)

LA DONAZIONE epilogo

 

 

LA DONAZIONE

La storia di Camilla

(epilogo)

Nel paesello la vita continuava nella sua monotonia, tutti i giorni uguali ma movimentati in ogni tipo di lavoro mirato sempre a recuperare qualcosa per sbarcare il lunario e  le altre esigenze della vita. Gli uomini in campagna per i vari lavori stagionali, le donne, prevalentemente casalinghe, oltre ai lavori domestici nella propria casa, si riunivano in gruppo nel giorno che si faceva il pane per tutta una settimana, in casa dell’una o dell’altra ma comunque in quelle case dotate del forno per cuocere il prezioso alimento.PANE--180x140

C’era anche il giorno dedicato al bucato per cui un giorno alla settimana si riunivano per andare al fiume per lavare i panni e i propri indumenti. Più che fiume era un ruscello dove scorreva acqua pulita, allora non contaminata da scarichi di nessun genere. Le più umili facevano questi lavori per le signore più facoltose ricevendo in cambio non denaro che ne circolava veramente poco, ma legumi, farina, formaggio, lardo, olio, salumi e quant’altro poteva servire per il sostentamento della famiglia.

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Camilla faceva i tuoi turni e due volte alla settimana si recava per i lavori nella casa di Franciscu perché questi erano gli accordi per assolvere il costo dell’affitto della casa dove abitava che era di proprietà di quest’ultimo.

Olio d'Oliva extra-vergineCome sappiamo dalle precedenti puntate, tra loro era nata una sorta di relazione affettiva, chiamiamola così, che andava avanti con tutte le cautele del caso per i possibili risvolti disastrosi qualora fosse venuta alla luce od anche che trapelasse qualche sospetto.

C’era sempre qualcosa di precario ma Camilla, nella sua lungimiranza, voleva arrivare ad una soluzione definitiva e tra una approccio e l’altro, tra una tenerezza e l’altra, finta o reale, disse a Franciscu che la cosa andava avanti ormai da troppo tempo e lei non poteva continuare così e palesò con molta decisione che avrebbe voluto la proprietà della casa dove abitava perché era un diritto che si era guadagnata e che le spettava in dipendenze della bambina che era nata dalla loro relazione clandestina. Così almeno asseriva Camilla e metteva in gioco il fatto che lui stava invecchiando e che alla sua morte, il figlio o i nipoti di lui avrebbero acquisito il diritto all’immobile e lei, ma soprattutto la figlia, sarebbero rimaste senza niente. flora-312815__340

Ci volle un po’ di tempo e tutta la martellante perseveranza della donna, ma alla fine Franciscu entrò nello stesso ordine d’idee di Camilla e si convinse che era la cosa giusta da fare ma voleva la garanzia che Camilla avrebbe continuato ad assisterlo in tutti i sensi  per quanto fosse rimasto in vita. Camilla si dichiarò d’accordo. Bisognava solo trovare il modo e la giustificazione di questo passaggio di proprietà che non era un acquisto in quanto non c’era pagamento in denaro. Per la soluzione i due decisero di recarsi nel capoluogo di provincia per interpellare un famoso notaio titolare di uno studio notarile che era diventato storico ormai perché da decenni era assicurata la continuità da padre in figlio e quasi tutti i passaggi di proprietà che avvenivano nella provincia venivano registrati in questo arcinoto studio.

Il buon notaio ascoltò le intenzioni e le motivazioni dei contraenti e suggerì che la migliore soluzione era un atto di donazione quale compenso per i lavori prestati ormai da tempo da parte di Camilla nella casa di Franciscu con la condizione che la stessa si impegnava ad assistere il vecchio finché era in vita.

Definiti gli accordi e stabilita la data per la stipula dell’atto i contraenti si recarono dal notaio accompagnati dai testimoni che avrebbero dovuto confermare con la firma la regolarità del rogito.

Al momento della deposizione della firma, Franciscu ebbe un attimo di esitazione e chiese di consultarsi privatamente con il notaio al quale domandò se nell’atto era scritto che Camilla si impegnava anche a scaldargli saltuariamente il letto come aveva fatto finora perché questo era l’accordo segreto tra lei e la donna beneficiante della donazione. plants-576585__340

Il buon notaio si fece un sorrisetto sotto i baffi e con diplomatica pazienza gli fece capire che questo non poteva essere sancito in un atto pubblico… erano accordi strettamente privati.

Franciscu capì che doveva fidarsi della parola di Camilla, si rassegnò e, alla presenza dei testimoni, appose il segno di croce come sua firma, il poveretto non sapeva né leggere, né scrivere. Seguirono la firma di Camilla, e dei testimoni, il tutto sancito dalla formula di rito sottoscritta dal notaio. L’atto era valido e sarebbe stato trascritto nell’Ufficio del Registro e al catasto immobiliare.

Nello studio notarile c’era anche Antonicu ma astante neutrale a tutta la vicenda, padrona della casa era divenuta Camilla.

Quando rientrarono al paese, nell’entrare nella loro abitazione, Camilla abbracciò Antonicu e disse: “Ora abbiamo una casa nostra, la famiglia sta crescendo e devi darti da fare per costruire un’altra stanza e un bagno con la vasca, ma ti chiedo anche un’altra cosa: con i tuoi amici potete costruirmi pure un forno che voglio cuocere il pane in casa senza andare a sempre a chiedere il favore alle vicine.

 

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La piccola Maria Grazia cresceva anche lei e diventava veramente una graziosa bambina dai lineamenti molto somiglianti al padre Antonicu, non ci sarebbe stato bisogno dell’esame del dna per capire che era figlia della coppia regolare. Camilla lo sapeva fin dall’inizio, quanto aveva lasciato credere a Franciscu era stato un sapiente inganno di donna. É proprio vero che le donne ne combinato di tutti i colori, ne sanno sempre una più del diavolo, povero diavolo.

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Venendo al nocciolo, si era trattato quindi di una doppia donazione ma nello scambio chi ha dato di più: Franciscu, con la cessione dell’immobile o Camilla, con la donazione di sé stessa e del suo lavoro? E il buon Antonicu, in quale situazione si è venuto a trovare: ha perso o guadagnato?

A voi la risposta, la vita continua…

 

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buona domenica

 

Ed ora un pò di allegria musicale

 

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NOSTALGIA DI ROMA ANTICA

 

 

Nostalgia di Roma antica

NOSTALGIA DI ROMA ANTICA

 

Non ci riferiamo alla Roma dei Cesari o dei sette Re ma ad una Roma più recente, quella “der novecento” contemporanea alla nostra vita:

Una Roma che non c’è più.

Chi non è stato a Roma alzi la mano….

Bene, nessuna mano alzata, quindi ci siete stati tutti, almeno una volta e se avete gettato la monetina all’indietro nella Fontana di Trevi, ci siete ritornati o siete in attesa di tornare nella nostra bella Roma Caput Mundi.

Ma oggi com’è Roma?

 

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Non è come una volta, non ha più quelle caratteristiche prettamente romanesche, la cadenza della parlata nelle vie di Trastevere, gli odori più che i profumi, i colori, le bancarelle, le trattorie e osterie, i pittori e le mostre di quadri per strada, i torpedoni dei turisti, gli sfottò a voce alta per le vie tra tifosi romanisti e laziali nei giorni del derby calcistico tra le due squadre romane, il Pincio, via Veneto, l’Altare della Patria, il Colosseo, il Panteon, la Barcaccia, Piazza di Spagna, la scalinata di Trinità dei Monti, Villa Borghese, i clochard alla Stazione Termini… e quant’altro di tipico o particolare possiamo ricordare di una Roma incontaminata prima dell’arrivo in massa degli immigrati.

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Com’eri bella Roma, quanta nostalgia di te, ricordando: tagliatelle paglia e fieno, coda alla vaccinara, carciofi alla giudia, agnello alla scottadito, porchetta di Ariccia, vino dei castelli… e che dire delle caldarroste d’autunno o le fette di cocomero tenute fresche col ghiaccio e mangiate nelle piazze per dissetarsi nella calura di una giornata estiva?

Penso che tutto questo doveva essere nella mente dell’amico Antonino quando ci ha inviato il testo di una canzone romanesca chiedendo di farne un post per il Bosco. “Vecchia Roma”, una canzone passata nell’ugola di cantanti come Claudio Villa, Lando Fiorini, Gabriella Ferri, Antonio Romano, Sergio Centi, Piero Mirigliano e tanti altri ancora, cantanti e no.

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Il Bosco ha accolto il tuo invito Antonino ed ecco il post che volevi, per te, per le amiche e amici tuoi che ti vogliono bene e che sono anche Amici nostri.

 

Apriamo con la canzone “Vecchia Roma” cantata da Claudio Villa pubblicandone il testo integrale e chiudiamo infine con “Arrivederci Roma”sempre dall’ugola di Claudio Villa in un video con una bella carrellata di vedute della nostra capitale.

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VECCHIA ROMA1Post proposto da Antonino5Claudio Villa- Vecchia Roma (Anni 60)

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Vecchia Roma

Oggi er modernismo der novecentismo
rinnovanno tutto va
e le usanze antiche e semplici
so ricordi che sparischeno
            e tu roma mia senza nostargia
            segui la modernita’
            fai la progressistaPyramide-de-cestius-3658
            l’universalista
dici okay i love thank you ja ja
vecchia roma sotto la luna
nun canti piu’
li stornelli
            le serenate de gioventu’
            er progresso t’ha fatto grande
            ma sta citta’
            nun e quella ‘n do se viveva
            tant’anni fa
piu non vanno l’innammorati
per lungo tevere
a rubbasse li baci a mille
la sotto l’arberi
            e li sogni sfojati all’ombra
            de un cielo blu
            so ricordi de un tempo bello
che nun c’e’ piu’the-spanish-steps-photo_6619891-360tall
oggi le maschiette
co le polacchette
certo nun le vedi piu’
            l’abbiti scollati porteno
            contro luce trasparischeno
            senza complimenti

nei caffè le senti
de politica parla’
vanno a ogni comizio
chiedeno er divorzio
mentre a casa se sta a digiuna’
vecchia roma sotto la luna
            nun canti piu’
            li stornelli
            le serenate de gioventu’best-of-rome-walking-tour-photo_7079963-360tall
            er progresso t’ha fatto grande
ma sta citta’
nun e quella ‘n do se viveva
tant’anni fa

piu non vanno l’innammorati
            per lungo tevere
            a rubbasse li baci a mille
            la sotto l’arberi
            e li sogni sfojati all’ombra
            de un cielo blu
so ricordi de un tempo bello
che nun c’e’ piu’.

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Arrivederci Roma – Claudio Villa  

 

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