Pensieri e non solo….!!

La Domenica del Bosco,,,,,VIVA LA MAMMA!!

 

 

Il Creatore nella sua infinita saggezza, bontà e infallibilità ha assegnato alla donna il ruolo di madre e il difficile compito di essere mamma.

 


 Una parola che contiene tutto l’Universo.

 

Si commemora in Italia nella seconda domenica di maggio.

È una festa che viene rievocata ogni anno in tutti i Continenti anche se le date non sono coincidenti in tutti i paesi ma questo non sminuisce l’importanza della ricorrenza e del pensiero che ciascuno di noi rivolge alla propria mamma.

 

A maggio dello scorso anno, nel Bosco, abbiamo avuto modo di ricordare le origini della istituzione della festa della mamma e la sua evoluzione nei vari paesi.

Quest’anno, giusto per non ripeterci, vogliamo, invece, ricordare la festa facendo riferimento al rapporto che la donna nella sua natura di madre ha con i propri figli.

Come sappiamo, nella convinzione corrente, per una mamma i figli sono tutti uguali, maschi e femmine ma nella realtà il legame ha due aspetti ben distinti perché il rapporto tra donne, nell’ambito della loro  femminilità, ha sempre qualcosa di imprescindibile e speciale.

 

Per aiutarci a capire vogliamo dedicare questa Domenica del Bosco ad una breve analisi del rapporto madre/figlia oltre che dal lato puramente affettivo, anche analizzando l’innato conflitto/rivalità tra donne dal punto di vista strettamente femminile. Allo scopo citiamo qualche  aforisma, scritto da mamme più o meno note, che riguardano il rapporto tra madri e figlie tenendo presente che poi, le figlie, a loro volta, diventano anch’esse mamme. E la vita continua, ecco:

  • …. la figlia non abbandona mai la madre, così come la madre non abbandona mai la figlia. C’è un legame così forte tra loro che nulla può spezzarlo. Mi piace definirlo “il legame indistruttibile” (Rachel Billington).

  • …. Il mio cuore fu tutto suo. Mi sentii terrorizzata, entusiasta, orgogliosa e completa…. tutto insieme…. quel giorno…. abbiamo cominciato il nostro meraviglioso duetto, un’unione di cuore, mente e anima che continua ancora oggi. (Naomi Judd).

  • Il mio amore per lei e il mio odio per lei sono intrecciati in modo così sconcertante che a malapena riesco a vederla. Non so mai chi è. Lei è me e io sono lei e siamo un tutt’uno. (Erica Jong).

  • Io e mia figlia viviamo accesi scambi di idee e intense esplosioni di rabbia, conclusi nel giro di pochi minuti. Mio marito, suo padre, rimane a bocca aperta davanti all’amore dopo la tempesta. (Evie Barbarelli).

  • Dal momento che sei stata plasmata da me, tutto ciò che fai, nonostante la tua libertà, riguarda per forza anche me. E perciò quando saremo lontane, attenderò sempre tue notizie con ansia (Maya V. Patel).

  • Dal primo momento che ti ho vista, ho avuto la consapevolezza che insieme avremmo fatto grandi cose nella vita. Ti amo con tutta l’intensità con la quale una madre è capace di amare una figlia. (Jennifer).

  • Quando ho smesso di vedere mia madre con occhi di bambina, ho visto la donna che mi ha aiutato a dare alla luce me stessa. (Nancy Friday).

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Care amiche, nell’augurare a tutte, mamme e non, una felice Festa della Mamma vi invito a lasciare un segno o una riflessione/considerazione sulla vostra esperienza di mamma o di figlia. I maschietti non godono di esenzione. Il Bosco ringrazia.

 

 

 


Dedica ad una mamma che non c’è più

 

Da te ho avuto la vita,
dal tuo seno
ho ricevuto nutrimento.
Ciò che mi davi
erano tue privazioni.
Nella mia oscurità
sei stata luce,
nei miei dubbi
sei stata certezza,
nella mia nebbia
sei stata chiarezza,
nelle mie malattie
sei stata toccasana.
Mai nessuna
potrà essere come te.
Ora che non ci sei capisco
che per quanto meritavi
non ti ho dato abbastanza,

per quanto mi hai dato

dovevo darti di più.
Tutte le mie mancanze
sono, oggi, il mio rimorso.
Ti chiedo perdono

ma so che anche da lassù

ancora una volta

hai  perdonato.

Grazie mamma.

 

 

 

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La Domenica del Bosco

 

Sa bessìda de Efis

Nel gergo dei cagliaritani questa frase che significa ”L’uscita di Efisio”  viene ripetuta ogni qualvolta qualcuno esce da casa e tarda a rientrare al proprio domicilio.

Il riferimento è notoriamente legato ai tradizionali festeggiamenti di Sant’Efisio, che il 1° maggio di ogni anno, fin dal 1657, prevede la processione votiva che porta il simulacro del santo dalla sua chiesetta in Cagliari fino a Nora, luogo del suo martirio, con ritorno a Cagliari dopo 4 giorni.

La storia di Efisio

Nacque ad Elia, alle porte di Antiochia in Asia Minore, intorno alla metà del III secolo da madre pagana e padre  cristiano.

Fu arruolato tra le truppe di Diocleziano per combattere i cristiani, ma durante il viaggio verso l’Italia si convertì al  Cristianesimo.

Secondo una leggenda devozionale, durante una notte gli sarebbe apparsa una croce che splendeva fra le nuvole: mentre contemplava questo strano fenomeno, avrebbe udito una voce misteriosa dal cielo che gli rimproverava il fatto di essere persecutore dei cristiani e, per questo, gli veniva preannunziato il suo martirio.

Inviato in Sardegna per difendere gli interessi dell’ Impero Romano, fu accusato di infedeltà ed egli stesso rivelò a Diocleziano di essersi convertito alla fede cristiana. Venne imprigionato, torturato e messo a morte sul patibolo di Nora il 15 gennaio 303.

Detto questo si potrebbe concludere che Efisio sarebbe stato ricordato al pari di tanti altri martiri cristiani poco conosciuti ma un fatto importante lo ha portato ai fastosi festeggiamenti che si ripetono immancabilmente a Cagliari, ogni anno fin dal 1657.

Nel 1656, infatti, i sardi invocarono il Martire affinché sconfiggesse la terribile ondata di peste propagatasi nell’isola a causa di alcuni marinai catalani affetti dal morbo, approdati  ad Alghero su un veliero mercantile. A Cagliari morirono circa diecimila abitanti. La città fece un voto a Sant’Efisio: se fosse riuscito a sconfiggere la peste, ogni anno si sarebbero svolti i festeggiamenti in suo onore.

Provvidenziali piogge nel mese di settembre fecero scomparire la peste e l’evento miracoloso venne attribuito alla intercessione del santo. Il 1° maggio dell’anno successivo si svolse la prima processione che si ripete ancora oggi. Quest’anno è stata festeggiata la 356a festa.

L’organizzazione prevede un cerimoniale molto preciso con personaggi e compiti ben definiti:

-         Alter Nos : è il delegato del sindaco a sciogliere l’antico voto della città. Si presenta a cavallo con abito dell’Ottocento, frac e cilindro e indossa le insegne municipali (fascia tricolore e Toson d’oro);

-         Confratelli : l’Alter Nos è scortato da due file di confratelli che indossano l’abito penitenziale;

-         Mazzieri : sono quattro, indossano un’elegante livrea del Seicento e hanno il compito di scortare l’Alter Nos lungo il cammino della processione.

-         Decano : è il delegato dell’Arcivescovo di Cagliari, segue, insieme ai sacerdoti, il carro che trasporta il simulacro;

-         Miliziani : indossano giubbe rosse e sono armati di archibugio e sciabolone. Rappresentano la scorta incaricata di proteggere il corteo;

-         Cavalieri : partecipano alla sagra dal 1886 in sella a cavalli ornati con ghirlande e fiocchi multicolori;

-         Terzo Guardiano : rappresentante della Sagra e responsabile dell’organizzazione;

-         Guardiania : è il corpo di guardia del Terzo Guardiano, ne fanno parte 23 confratelli  elegantemente vestiti;

-         Collaterali : Sono due confratelli nominati annualmente per custodire il simulacro lungo il percorso. Si posizionano ai lati del cocchio.

La processione che prevede un percorso di oltre 60 km., dura quattro giorni, dall’1 al 4 maggio, parte da Cagliari per poi proseguire a Giorgino, località nella quale viene cambiato il cocchio di città con quello di campagna e gli abiti del Santo, poi prosegue ancora verso Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro, Pula e Nora.

Il percorso inverso si svolge il 4 maggio con arrivo a Cagliari in  notturna.

Il primo maggio, oltre agli aspetti religiosi, la processione ha valenza turistica e di folklore culturale mentre quella del 4 maggio è prevalentemente religiosa, molto sentita dai cagliaritani e non solo.

L’intera Sardegna è comunque strettamente legata alla devozione del Santo e ogni primo maggio sfilano in processione a Cagliari tutti i colori dell’isola con i costumi dei vari paesi partecipanti, ma anche le cosiddette traccas: carri addobbati a festa, trainati da buoi, all’interno dei quali sono esposti in mostra i prodotti più genuini della terra, dell’artigianato sardo ed i dolci messi in bella mostra nei cestini appositamente intrecciati.

Possiamo tranquillamente asserire che nel bacino del Mediterraneo, la processione di Sant’Efisio sia tra le più importanti se non proprio la più importante per valenza, durata, lunghezza del percorso, numero dei partecipanti, paesi coinvolti e tipicità dei costumi presenti, di rara e incommensurabile bellezza, alcuni dei quali risalgono a centinaia d’anni fa.

Una manifestazione che, almeno una volta nella vita, deve essere vista.

Auguro a tutti una serena domenica.

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La Domenica del Bosco


STORIE MODERNE

Qualche tempo fa ho avuto modo di raccontare “Storie dell’altro secolo”: brevi racconti ambientati nel contesto generazionale del secolo scorso (ricorderete  “Beato lui” e “Marianna”).

Oggi vorrei raccontare una storia relativa ai giorni nostri. Me la suggerisce una persona amica, che mi prega, ovviamente, di non citare il suo nome e questo mi fa sospettare che possa esserci qualcosa di realmente accaduto nella sua storia. Mi dice, però, che ha preso spunto proprio dal raccontino “Chattamore” che aveva letto nel Bosco qualche tempo fa. Con un po’ di fantasia e per il piacere delle lettrici amanti del ‘gossip’ possiamo quindi considerare questo racconto quasi una seconda puntata di Chattamore.

 

 

LA STORIA

Paolo e Sara, i due protagonisti, si erano conosciuti in chat una mattina, prestissimo: lei, in preda alla tensione per una notte insonne cercava qualcuno con cui dialogare, lui, solitamente molto mattiniero le aveva rivolto un saluto considerando che erano i soli presenti. Paolo capì subito lo stato d’animo nel quale si trovava Sara in quel momento mentre lei fu coinvolta positivamente dalle risposte rassicuranti che Paolo dava alle sue domande, con tanta comprensione e complicità dettate dalla sua esperienza di uomo maturo ormai avviato alla terza età. Lei, donna ancora nel fiore degli anni, separata, porta avanti con il suo lavoro la crescita del figlio frutto del suo matrimonio fallito.

I dialoghi tra Paolo e Sara proseguono nei giorni successivi in privato e non è difficile capire che nasce tra loro una complicità reciproca tale da sentirsi attratti l’una per l’altro e viceversa al punto da arrivare a scambiarsi i primi timidi abbracci e poi affettuosità, virtuali, s’intende, ma quasi fossero reali tanto era l’intensità e la passione che li aveva presi e coinvolti. Era nato l’amore? Ma in chat era possibile? Sembrava di si…… forse.

Paolo, persona molto concreta, vincolato da un matrimonio ormai logoro, tale da considerasi separato in casa, adattatosi alla convivenza per il quieto vivere, cercava di convincere Sara della impossibilità del loro rapporto considerando, oltre al suo vincolo matrimoniale, anche e soprattutto la grande  differenza d’età tra loro. Sara, entusiasta di avere incontrato una persona come Paolo diceva che non intendeva perderlo, che non gli importava del fatto che era sposato e per quanto riguarda la differenza d’età diceva che l’amore non ha età e citava, come esempio a sostegno della sua tesi, alcuni personaggi televisivi che avevano realizzato i propri sogni unendosi ad una compagna molto più giovane ed entrambi avevano trovato la felicità. Niente era impossibile.

Loro stavano bene insieme, si capivano e questo era sufficiente.

Stando così le cose non  pensavano certamente di dover costituire una coppia stabile, comunque continuavano a scambiarsi in chat affettuosità con molta passione e intensità quasi fosse realtà. La cosa poteva andare avanti così. Non programmavano un incontro, o perlomeno non pensavano di poterlo fare né a breve né in futuro, considerando anche l’enorme distanza geografica che li separava: lui del profondo sud, lei di una importante città industriale del nord.

Si sostenevano a vicenda, si sentivano vicini col pensiero e questo poteva bastare. Sara diceva che lei sapeva amare anche con la mente oltre che con il corpo e si sentiva soddisfatta. Con grande compiacimento Paolo si era adattato alla situazione, era una cosa nuova, almeno per lui pensava, ma che in fondo gli piaceva quasi fosse un gioco.

Ma, quando si dice il destino. L’occasione fu galeotta quando Paolo, da poco pensionato, aveva preso contatto con una importante azienda industriale del nord per l’affidamento di una rappresentanza di vendita nella sua regione di prodotti chimici per l’agricoltura, nell’intento di avviare una attività che avrebbe potuto assicurare un lavoro e un reddito al figlio ancora in cerca di occupazione. Per la definizione del contratto di rappresentanza fu invitato a recarsi nella sede centrale della Società che si trovava, ironia della sorte, proprio nella città di residenza del suo amore virtuale.

Ne informò Sara che si dimostrò subito entusiasta della cosa: non immaginava che l’incontro, sebbene segretamente sperato, potesse realizzarsi così presto. Avrebbero avuto l’insperata occasione di incontrarsi fisicamente, di trovarsi l’uno di fronte all’altra, di guardarsi negli occhi e di scambiarsi un vero, caloroso abbraccio anziché i soliti innocui approcci virtuali sebbene vissuti quasi fossero realtà tanto era l’intensità  passionale profusa con le parole nelle chat in privato.

Nella loro mente, però, si affacciò subito il dubbio: si sarebbero piaciuti? Quale sarebbe stata la reazione fisica dell’incontro nel reale? Passare dalle parole ai fatti sarebbe stato semplice? Mistero!  Provare per credere e le ansie andavano in crescendo in attesa della data fissata per il giorno ics.

Sara avrebbe pensato agli aspetti logistici, ricerca dell’alloggio ecc. e sarebbe venuta a prenderlo all’aeroporto.

Stabilito il programma, continuavano a sentirsi in chat in attesa dell’evento ma proprio due giorni prima della data prevista ci fu il primo litigio tra gli innamorati (chiamiamoli così):  lei, ebbe un impulso di gelosia perché gli era subentrato il dubbio che lui potesse tenere analoghi rapporti in chat anche con altre donne. A nulla valsero le rassicurazioni di lui, lei era convinta del contrario e fu rottura. Comunque lei gli disse che avrebbe mantenuto gli impegni presi e sarebbe venuta a riceverlo all’arrivo ma senza entusiasmo, tutto era finito. Due giorni di silenzio poi lei lo chiamò al cell. solo per chiedere la conferma dell’ora d’arrivo e assicurargli che l’avrebbe trovata comunque ad attenderlo.

E fu così! L’incontro avvenne fuori dello scalo dopo uno scambio al cellulare per individuare il punto di ritrovo ma non ci fu un abbraccio né un bacio, solo una stretta di mano. Si squadrarono con un colpo d’occhio per un giudizio sommario di conoscenza al primo impatto: “Caspita è proprio una bella donna” pensò Paolo; “È un bel signore” pensò Sara. Salirono in auto e si avviarono per raggiungere il centro città, intanto si studiavano a vicenda e parlavano, cercavano di conoscersi e di capirsi chiedendosi, in cuor proprio, il perché di questo incontro. Non c’era niente di logico ma stavano insieme.

Espletate le formalità dell’alloggio in albergo per lui, andarono a pranzo insieme e continuava la fase di studio e conoscenza reciproca. Paolo fu subito “preso” da questa donna giovane, bella, elegante, molto distinta ed erudita con la quale era piacevole conversare tanto da portarlo a farle delle confidenze personali, cose che non avrebbe mai rivelato a nessuno a lei invece le raccontava con semplicità. Lei faceva altrettanto parlandogli dei rapporti problematici con l’ex marito per la gestione, l’educazione e gli studi del figlio. Era il loro primo incontro ma parlavano come se si conoscessero da sempre, forse per effetto della conquistata reciproca fiducia o delle loro intimità vissute in chat. Misteri dei rapporti in web.

Si scambiarono un bacio. Un bacio vero, desiderato da entrambi  con naturalezza e passione amorosa. Dovevano lasciarsi perché Paolo aveva da assolvere l’impegno assunto con la Società per la quale era venuto in questa città e già si resero conto che quel distacco creava una certa ansia in entrambi ma si tranquillizzarono pensando che si sarebbero ritrovati per la cena e che a quell’ora avrebbero deciso il da farsi.

Non è dato sapere come si sia conclusa la giornata ma lascio il tutto alla vostra fervida immaginazione. Posso solo dirvi che in un momento di intensa passione amorosa Paolo le disse:

“Ma noi chi siamo?” e Sara rispose: “L’Amore”.

 

 

Al momento non so come sia proseguita la storia ma sicuramente c’è stato un seguito e potremo saperlo in una prossima puntata.

Amiche ed amici del Bosco vi auguro una Buona Domenica.

 

 

Giuseppe

 Per cogliere appieno il valore della gioia bisogna avere qualcuno con cui condividerlo. (Mark Twain)

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Buona Domenica !!

Se cerchi gli angeli…
non guardare molto lontano.. essi non sono distanti.. ma sono qui.. vicino a noi.. vestono i nostri abiti, sorridono con il nostro volto.. vivono in noi.
Ognuno di noi è angelo di se stesso nella misura in cui si riconosce tale, ci siamo dimenticati che quel giorno abbiamo deciso di nascondere le nostre ali e nell’umiltà poter dimostrare la nostra grandezza.. e la più profonda grandezza è riuscire ad Amare..
Amore.. che grande parola… amore è delle piccole cose che alla fine sono le più grandi..
amore è accogliere con un sorriso.. perché nessuno mai sarà così povero da non poter donarne uno..
amore è quel tocco dato ad uno sconosciuto.. ma che parte dal cuore,
amore è cercare in fondo, dentro di noi.. e in quel meraviglioso scrigno chiamato cuore trovare noi stessi.. avere la forza e l’audacia (perché è audacia in questo mondo) di donare e mostrare le perle preziose che in esso possediamo.
Non lasciare che gli eventi o le persone spezzino le tue ali.. è difficile perché se doniamo tutto.. tutto possiamo perdere.. ma in realtà tutto ci viene donato attraverso la vita che è tale solo se vissuta con amore.
Nello spazio del mio cuore ho trovato un angelo.. non chiedete spiegazioni alle mie parole.. partono dal cuore ed è nel vostro cuore che vogliono arrivare.. e quell’angelo è ora.. il mio migliore amico, mi parla con voce saggia e sicura
ci sono dei momenti della mia vita in cui esso si vuol far sentire.. quei momenti li chiamano “pelle d’oca” ma io li chiamo “il tocco di un angelo” ascoltate quei momenti.. sono i più importanti perché l’angelo che c’è in te, ti vuole parlare…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Domenica del Bosco

 

 

Considerazioni di chi l’ha vissuta o la sta vivendo

2012: Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni.
L’Anno europeo mira a sensibilizzare l’opinione pubblica al contributo che le persone anziane possono dare alla società. Si propone di incoraggiare e sollecitare i responsabili politici e le parti interessate a intraprendere, a ogni livello, azioni volte a migliorare le possibilità di invecchiare restando attivi e a potenziare la solidarietà tra le generazioni.

Ci si propone di promuovere iniziative mirate nei settori dell’occupazione, della partecipazione alla vita sociale e all’autonomia delle persone della terza età.
Lasciamo questo incarico a chi di competenza e aspettiamo di vederne positivi risultati

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Giusto per restare in argomento proponiamo di rileggere alcuni pensieri di personaggi del passato ed infine una poesia dell’amico Ottorino che ormai tutti conosciamo e quindi non ha bisogno di presentazione:

1 –  La vita per me non è una ‘piccola candela’ . È una sorta di splendida torcia che ho custodito ogni istante, e voglio che continui a fare quanta più luce possibile. (Gorge Bernard Shaw)

2 – É bello avere degli amici quando si è giovani ma è ancora più bello quando si invecchia. Quando siamo giovani, gli amici, come tutto il resto sono scontati. Nei giorni della vecchiaia, scopriamo cosa significhi averli accanto. (Edvard Grieg)

3 – Per il giovane l’amicizia giunge come lo splendore della primavera, un vero miracolo di beltà, il mistero della vita; per il vecchio possiede il rigoglio dell’autunno, ancora magnifico. (Hugh Black)

4 – Molto tempo dopo aver dimenticato tutte le mie passioni umane, ricorderò ancora l’odore di una foglia di uva spina o la sensazione dell’erba umida sopra i piedi nudi. Nel lungo periodo, sono queste le cose che rendono la vita degna di essere vissuta….  (Gwen Raverat);

5 – … ci arricchiamo così tanto quando le nostre menti e i nostri cuori si allargano, quando le nostre anime si fanno più miti, e quando le nostre coscienze, finalmente vittoriose, possono guardarsi indietro e dire “Ho realizzato il mio compito”… (George Sand).

 

6 – Questo è stato il dono più grande: vivere. Conoscere l’aria, la luce del sole, il volo degli uccelli, il rumore dell’acqua. L’ombra degli alberi, l’amicizia e l’amore. La vecchiaia non è che un piccolo scotto da pagare. (Pam Brown)

 

Ed ecco come la pensa Ottorino in questi suoi ispirati versi:

 

TU ANZIANO OGGI

 

 

Vecchio non essere
né anziano sei.
Il cervello attiva
sfuggi i ricordi,
crea.
Vai per le vie
festoso e felice.
Impara cose nuove,
partecipa solerte
ai beni della vita.
Cerca sole e affetti
in ampi spazi.
Godi
i boschi verdi,
ascolta le sinfonie del mare
che arriva a dolci rive.
I giovani
ti chiamano “matusa”?
Con ironia non vi badare,
sono il primo fiore,
hanno il sangue acceso
e la primavera in cuore.
Domani al tramonto
di turno saranno
e forse allora
avranno un dolce
ricordo di te.
Non avere crucci
stai all’erta:
ancora dalla fronda
non sono cadute
le tue ultime foglie.
Vai col vento
vecchio bianco
con gioia
senza rimpianti
e nostalgie
arzillo e fresco
pacato
raggiungi
le sagge guglie
della speranza.

         .

 

 

Tante considerazioni da punti di vista differenti ma concordi su un unico obiettivo: la vita va vissuta in tutti i suoi aspetti cercando di cogliere sempre i lati positivi che l’esistenza può offrirci.

Il Bosco attende in piena libertà il pensiero dei lettori, anche di coloro che non si considerano ancora nella terza età ma ci arriveranno, prima o poi. Grazie.

                                

Buona Pasqua !!

 

Cos’è per me la Pasqua

Per i Cristiani, la Pasqua vuol significare la Resurrezione di Gesù; io sono cristiana e ci credo.
C’è una favola molto bella, intitolata “Il pino e il ciliegio”, che mi ha fatto riflettere su tante cose importanti.
Parla di un semino di ciliegio che, per sua fortuna, incontrò un pino… infatti, il pino lo riparò dalle intemperie e dalle tempeste e lo aiutò a crescere bello e forte.
Un giorno, purtroppo, il pino morì e il ciliegio, rimasto ormai solo, affrontò l’inverno con coraggio.
Quando, poi, arrivò la primavera, così pieno di bellissimi fiori, si sentì superiore a tutti e diventò così geloso dei suoi fiori…che non li voleva perdere.
La Natura, per mezzo del vento, cercò di far capire al ciliegio che il ciclo della vita doveva andare avanti, ma lui non si convinse a staccarsi dai suoi fiori!
A convincerlo fu un piccolo pinolo indifeso, lasciato lì in terra dal vecchio pino: per proteggerlo, il ciliegio si scrollò e i petali dei suoi fiori ricoprirono il seme.
Il ciliegio si ricordò che il pino gli aveva insegnato a vivere, quindi ora lo voleva ricompensare attraverso il pinolo.
Ed è così che sento la Pasqua: Gesù fece il sacrificio di morire sulla croce per noi.
Il suo atto d’Amore ci dovrebbe far riflettere, come fece il ciliegio, e dovremmo essere anche noi più generosi verso gli altri.
Restituendo a Gesù un po’ del suo Amore, ci sentiremmo più felici e avremmo piantato il nostro piccolo seme della bontà.

 

 

 

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La Domenica del Bosco


Non mi sento poeta, nel senso che si intende per l’essere “poeta”  ma ciò non  esclude che nella mente di un uomo comune, quale ritengo di essere, non possano nascere pensieri ispirati alla poesia della vita.
È ciò che mi sono cimentato a fare in queste righe in un momento di rilassante pausa mentale, pensando ad una  Musa lontana nel tempo e nella spazio. Lascio a voi la facoltà di esprimere un giudizio o un voto: promosso o bocciato?

Mi affido alla clemenza della Corte del Bosco incantato che è sempre stato benevole nella sua infinita generosità.

Grazie, Buona Domenica.

Bentornata Primavera

Dolce Primavera
puntuale sei tornata
rigogliosa,  fiorente
in variopinti colori,
ricca di gemme,
turgidi boccioli,
ali svolazzanti
in cinguettii d’amore,
api rapaci di nettare
cercano un fiore,
farfalle in volo nuziale,
lucertole distese
al tepore del sole,
coppie in attesa
di palpiti d’amore,
inconsce pulsazioni,
fusione di cellule,
gocce di fulgida rugiada,
che perpetuano la vita.
….
Bambini a rincorrer bambine
su un prato fiorito.
Leggiadre fanciulle
si affacciano alla vita
occhi vibranti di luce,
sguardi profondi
nel desio di un bacio
anelato nei sogni
e ancor non trovato,
il tempo è maturo,
se non oggi, domani
si sente, è nell’aria,
mina vagante,
scintille infuocate
di sentimento,
tormenti e passione.
….
La Primavera è tornata
Dove sei primo amore?
Ricordo ancora quel bacio
incerto, tremante,
timido, tenero, intenso.
Contatto di labbra,
morbide, calde,
vellutate d’ambrosia.
Un istante infinito
rimasto indelebile
nella mente e nel cuore.
La Primavera è tornata,
dove sei tu,
dolce sogno
di eterna gioventù.
                                                                     Giuseppe3.CA

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Dedica ….per gli Amici del Bosco !!

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La Domenica del Bosco

 Nella Buona Domenica di oggi ospitiamo una significativa storia che l’amica Cecilia ha voluto raccontarci. É lei stessa a presentarcela con semplici parole:

Un racconto che parla di perdono, di sobrietà e di ricerca del benessere fisico e spirituale.
Che parla della gioia degli affetti …  Questi valori si possono cercare e trovare, anche se in parte, ma si possono trovare!   Comunque, prima di tutto partono dal nostro cuore, da noi stessi, dal nostro essere umili e desiderare, chiaramente, il benessere reciproco e la rettitudine.
Questa storia ha tutte le caratteristiche per poter essere vera, anche se l’ho solo immaginata, riflettendo su varie realtà.   Un grazie infinito a chi leggerà con attenzione.
Un mio affettuoso saluto, lasciando a voi la mia amicizia e disponibilità.

Cecilia Zenari    (in Eldy:  cecilia1.vr)

 Nella vita non è mai troppo tardi per crescere ed amare

Mancavano pochi minuti allo scoccare della mezzanotte di capodanno, qualcuno cominciava a riempire i calici di spumante per il brindisi ed io, dalla mia finestra di casa, potevo notare facilmente un gruppo di vicini che, sul loro terrazzo, festeggiavano con botti e spumante, l’arrivo del Nuovo Anno.
Ero sola, ma non triste, e quell’ultimo giorno dell’anno avevo ricevuto una bella lezione, da non dimenticare. Da molto tempo, avevo deciso di vivere in sobrietà,  giorno per giorno, ma il fatto che qualche familiare non la pensasse, un po’, come me mi dava molto fastidio…
E questa non era, certo, sobrietà! Sì, avrei dovuto lavorare ancora molto su di me, per semplificarmi la vita, allontanando, così, tante inutili amarezze e stupidi rancori!
In questi ultimi anni mia sorella Paola aveva scelto di andarsene da casa e questo mi aveva addolorato molto. Doveva allora terminare gli studi, ma tutti i giorni, specialmente ad ogni fine settimana, papà si prendeva una grossa sbronza e questo destabilizzava in continuazione la nostra quiete: mamma si disperava e Paola non poteva studiare in questo contesto, dedicandosi a particolari ricerche, che richiedevano molta energia e concentrazione.
Fu così che un giorno, Paola, dopo aver tanto implorato papà di farsi curare, raccolse le sue poche cose e ci lasciò, risoluta, con profonda amarezza. Ero sicura che era molto avvilita, ma non capivo come poteva lasciarci così, pretendendo che il papà l’ascoltasse… Tutti eravamo certi che papà non sarebbe stato capace di smettere, come lei chiedeva.
Piano, piano, nel tempo compresi che, solo andandosene, lei poteva essere libera di vivere con un po’ di tranquillità, non assistendo alle scenate che in casa si susseguivano in continuazione.
Ero molto arrabbiata con lei, mi sentivo sola e per di più credevo che lei non volesse  più aver a che fare con noi: con noi che avevamo sempre nascosto, a torto, la dipendenza  di papà e cercato di sostituirlo e scusarlo, perché nessuno venisse a conoscenza del suo problema…
Quel 31.12.09 stavo mettendo in ordine i miei cassetti, in camera, e cercavo di togliere le cose inutili.
Mi venne tra le mani una scatoletta, chiusa da un bel fiocchetto.
Era il regalo che mi aveva fatto Paola, proprio il giorno prima di partire: quel giorno io compivo 19 anni! Ne erano passati otto, ormai!
Avevo sempre pensato con grande rabbia che mi aveva fatto proprio un bel regalo, lasciandoci così: in panne! E quel pacchettino, per ripicca, non lo avevo mai aperto, anzi un giorno stavo per buttarlo via: solo all’ultimo momento non lo feci.
Papà, da tempo, aveva dato la sua dipartita. Tumore al fegato, il tempo per il trapianto non c’era proprio stato e lui, con nostro stupore, aveva smesso di bere proprio negli ultimi mesi della sua vita: non so se per paura o perché era diventato più consapevole della disperazione che regnava nella nostra casa.
Si iniziò a vivere meglio, senza più liti, ci sembrava ora di vivere in una fiaba… se non ci fosse stata la sua malattia che ci preoccupava tanto!
Rimaneva il fatto che Paola non c’era e questo mi portava, ancora, ad avere dell’astio nei suoi confronti, non riuscivo a comprenderla: almeno ci avesse lasciato il suo indirizzo e un’ulteriore opportunità, per un semplice dialogo! Il solo numero di cellulare non mi bastava, per questo non le avevo parlato subito della malattia di papà! Quell’ultimo giorno dell’anno 2009, (dopo otto anni che la sentivo solo di rado), decisi finalmente:  di aprire quel piccolo dono,  di telefonarle chiedendole scusa per avere avuto tanta rabbia nei suoi confronti. Sì ora desideravo ricucire un rapporto!
Non mi importava se avessi ricevuto una brutta risposta, anzi comprendevo chiaramente che, ora, ero io che dovevo amare! Appena aperta la scatolina, rimasi senza parole: c’erano tre chiavi raccolte in un portachiavi azzurro, una stupenda coroncina del rosario, in dono, ed una letterina con scritto così:
“Cara sorellina, con tanto dolore, dopo aver proposto a papà di chiedere aiuto all’ospedale, di frequentare il club, di troncare con questo modo di vivere, (sempre brillo ed arrogante), di farsi aiutare, insomma, e non trovando alcun riscontro, mi sento in dovere di andarmene, perché sto male…, non riesco a portare avanti gli studi in un clima così pesante nella nostra casa, inoltre non riesco nemmeno più a dormire. Mi farò aiutare, tu sai che sto veramente male, cercherò poi una soluzione, anche un umile lavoro per la mia vita…  Intanto ti lascio le chiavi dell’appartamento che ho preso in affitto. Vivo con una compagna di studi e che tra non molto lascerà tutto a mia disposizione, perché ormai ha terminato. Ti scrivo l’indirizzo: nell’appartamento c’è una stanzetta in più e, quando ne sentirai il bisogno, puoi venire, senza problemi. Se vuoi fammi sapere che non mi porti rancore e che, magari, verrai spesso a trovarmi e a confidarti con tua sorella più grande.

Fai come meglio credi!
Io non ti chiederò più nulla e rispetterò la tua volontà.
Ti vorrò sempre bene. Paola”.

Seguiva la data ed un indirizzo: Paola viveva nella nostra città, una via vicino all’Università, ma non così lontano dalla nostra casa. Ed io che credevo fosse andata a vivere in un’altra città, per dimenticare… e l’avevo tanto detestata!
E’ vero, lei mi aveva chiesto di farle sapere… ma io credevo fosse lei a non voler sapere di noi…
Compresi: mi sentivo male, mi sentivo così stupida…
Ma ammetto che mi sentivo anche… così felice per avere Paola…
Quella notte di capodanno, su quel terrazzo di fronte a casa mia,  tutti brindavano… ed io, con quello che era successo nelle nostre vite, speravo, in cuor mio, che dentro quei calici ci fosse una semplice bibita zuccherata, perché avevo imparato quanto male può fare l’alcol alle persone: a papà l’aveva fatto fino a farlo morire, a mia sorella fino a costringerla ad andarsene di casa, a me fino ad odiare Paola, una sorella meravigliosa che ci voleva bene veramente…
Ora, dovevo fare il numero di telefono e, tra una lacrima di dolore ed una di gioia, dire a Paola se mi perdonava e che, accidenti!, solo oggi avevo aperto quel pacchettino con il suo messaggio d’amore… e chiederle… per favore, se avrebbe avuto ancora la gioia di farmi conoscere la sua  piccolina e suo marito.
Alzai il telefono per fare il numero… ma subito dovetti riattaccare: stavano suonando alla porta.
Andai ad aprire, chiedendomi chi mai fosse a quell’ora…
Dovetti rimanere senza fiato, perché era lei, mia sorella Paola con la bimba in braccio ed un giovane uomo: certamente il marito!
Questa volta era lei che aveva deciso di cercare una ”testa dura” come me, e proprio… mentre io stavo per cercare lei!, chiedendole perdono. Questa volta le avrei detto convinta che il silenzio non serve che a dividere i cuori. Lei, sicuramente avrebbe sorriso e mi avrebbe rinvitata a frequentare il club.
Sì, questa volta, finalmente, avrebbe ricevuto da me una bella risposta affermativa!
…Un abbraccio ed un pianto liberatorio … e, in un attimo, avevamo cancellato il dolore e l’indifferenza, che molte volte mettono radici nei cuori feriti e smarriti.
Ed il brindisi per la vita continuava ancora, ed i nostri calici sarebbero stati, in futuro, sicuramente e per sempre, traboccanti  di speranza, fiducia e perdono!

Cecilia 

Ricordiamoci di mandare avanti le lancette di un ora ….

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La festa del PAPA’ !!

La festa di San Giuseppe che si celebra il 19 Marzo ha origini molto antiche, che risalgono alla tradizione pagana. Il 19 Marzo è a tutti gli effetti la vigilia dell’equinozio di primavera, quando si svolgevano i baccanali, i riti dionisiaci volti alla propiziazione della fertilità, caratterizzati da un’estrema licenziosità. Nel mese di Marzo venivano svolti anche i riti di purificazione agraria. Tracce del legame con questo tipo di culti si ritrovano nella tradizione dei falò dei residui del raccolto dell’anno precedente ancora diffusi in molte regioni.

 

Secondo la tradizione San Giuseppe, oltre ad essere il patrono dei falegnami e degli artigiani, è anche il protettore dei poveri, perchè a Giuseppe e Maria fu negato un riparo per il parto da poveri in fuga. Da ciò l’usanza presente in alcune regioni del Sud di invitare i poveri il 19 Marzo al banchetto di San Giuseppe. Il padrone di casa serviva i poveri, che siedevano alla tavola benedetta da un sacerdote.

 

E’ per questo che un elemento importante legato alla festa di San Giuseppe è il pane, che ricorre spesso soprattutto nel contesto siciliano, soprattutto deposto sugli altari. I falò e le tavole imbandite si ritrovano anche nel Salento, dove la festa è celebrata all’insegna degli elementi fondamentali del pellegrinaggio e dell’ospitalità

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