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  barra div. due strice lucine colorate Le_nostre_ru_38327   Arte__41260   Giovanna_38427   barra div. due strice lucine colorate     Sofonisba_An_37447La_prima_don_37608 15321625_38302   Farfalla policroma gif  

Ritengo utile ripetere qui, ciò che ebbi già  modo di precisare  in un post precedente, per ricordare  quale sia la mia visione rispetto alle  pittrici nella storia. La “pittura al femminile” non ha mai suscitato grandi dibattiti,  ahimé! Vi siete mai domandati perché il numero delle  pittrici-donne, soprattutto nei secoli passati, fosse tanto  limitato? La risposta non è difficile. Anzitutto la pittura era  esclusivo appannaggio maschile. Per la famiglia, poi, non era certo producente  investire in una figlia femmina,  per gli studi, l’apprendistato ecc., poiché  essa  doveva, innanzitutto, occuparsi   della casa e della famiglia, in seguito si sarebbe sposata, preferibilmente molto giovane,   quindi sarebbe stato inutile e anche uno spreco di denaro...!  Era poi inammissibile che  una donna frequentasse da sola ambienti artistici e si intrattenesse alla pari con uomini, giacché il mondo della pittura ruotava esclusivamente intorno a loro. Sembra, infine, che fossero anche alquanto impedite nei movimenti, a causa delle gonne lunghe e ampie del tempo, soprattutto per trasportare la pesante cassetta  con  gli arnesi necessari per dipingere. E’ chiaro che chi avesse voluto perseguire le proprie inclinazioni artistiche avrebbe dovuto  avere un temperamento assai particolare  e del tutto determinato,  per affrontare ogni sorta di difficoltà.  Tutto ciò  ne ha, inevitabilmente, limitato il numero. Questa è la ragione principale per la quale si conoscono le opere di poche artiste di grande talento e  temperamento a tutto tondo. Ve ne elenchiamo alcune, tra le  più conosciute e famose:    Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana e Fede Galizia, – nate nel ‘500 -  Elisabetta Sirani e Rosalba Carriera  nel ‘600. In tempi più recenti, spiccano Tamara de Lempicka, Polacca nata nel 1898,  Frida Khalò, messicana nel 1907, Felicita Frai,  Cecoslovacca  nel 1909 e, ancora più vicina a noi, Novella Parigini, nata negli anni ’20.  Alcune di queste artiste  le ho già presentate in tempi precedenti, ad eccezione di due o tre. Oggi parlerò  di una di queste pittrici, dal talento eccezionale.  Le stesse remore riguardavano, naturalmente, anche le donne  che avessero una particolare  inclinazione   alla scultura, alla musica  e ad ogni altra espressione artistica. Poche sono le eccezioni, che confermano la regola, com'è stato il caso fortunato  dell'artista di cui parliamo in questo servizio. Alcuni dati provengono dal Web.

  Farfalla policroma gif  

Sofonisba Albissola nacque a Cremona, intorno al  1532, da Amilcare Anguissola e Bianca Ponzoni. Il padre, di idee molto aperte per quei tempi, l’avviò agli studi di pittura con la sorella Elena.   Sofonisba si applicò al disegno e alla pittura presso lo studio del giovane pittore manierista Bernardino Campi.

 

Sofonisba Anguissola - Le sorelleSofonisba e le sorelle

 

Nel 1550 quando Campi  si trasferì a Milano alla corte di Ferrante Gonzaga,  Sofonisba e Elena  Anguissola continuarono a dedicarsi alla pittura con il pittore Bernardino Gatti, dal quale assimilarono lo stile del Correggio, cui  il maestro si ispirava, trascurando i soggetti religiosi e dedicandosi ai ritratti “dal naturale”.

 

Sofonsba A. - Bambino morso da un ramarroBambino morso da un ramarro

Il padre continuò ad incoraggiare il lavoro delle figlie, facendo conoscere le loro belle opere  nei salotti dei notabili, specialmente quelle di Sofonisba.  Pareva che attorno a lei si schierassero in ammirazione artisti e letterati di gran fama,  quali il Vasari. Persino il grande Michelangelo si mosse  incontro  alla pittrice per conoscere i suoi alti meriti nella pittura.

Sofonisba Anguissola - Elisabetta di ValoisLa Regina Elisabetta di Valois

 

Nel  1559 Sofonisba fu invitata alla corte di Filippo II  di Spagna, come dama di corte della nuova regina, la francese Elisabetta di Valois. Per il re  dipinse numerosi ritratti e per alcuni mesi insegnò

portrait-of-diane-d-andouins-and-her-daughter-1565Diane d'Andouins e sua figlia

alla giovanissima regina a disegnare dal  vero, sostituendo, con tale novità, le normali attività ritenute adatte alle donne. La pittrice, fino alla morte della regina nel 1568 per parto, prese parte intensamente alla vita di corte, suscitando sorpresa e interesse da parte di molti  ambasciatori accreditati presso il re e, al tempo stesso,  entrando in contatto con i maggiori ritrattisti spagnoli del tempo.

Ritratto di Alessandro FarneseAlessandro Farnese

 

Dopo la morte della regina, Sofonisba restò a corte al seguito delle infante, Isabella Clara Eugenia e Caterina Micaela, continuando sempre a dipingere. Sofonisba Anguissola, storicamente,  fu la prima donna a ottenere il riconoscimento internazionale come pittrice; anche se non fu  la prima donna a dipingere, ma  la prima ad affermarsi  in una professione fino allora dominata dagli uomini,  e diventò una nota e rispettata artista.

 

Sofonisba Anguissola - L'Infanta Catalina Micaela di SpagnaL'Infanta Catalina Micaela di Spagna

 

Ebbe una vita sentimentale sfortunata:  si avviava  ormai verso la quarantina, e si sposò, per procura  nel 1573, con don Fabrizio Moncada, cadetto siciliano, appartenente a una nobile e titolata famiglia. Rimase presto vedova e si risposò, contro il volere della famiglia e della corte spagnola, con un giovane capitano di marina,  il genovese Orazio Lomellini.

 

Ritratto di Anna d'AustriaAnna d'Austria

 

Nel 1615 Sofonisba fece ritorno a Palermo, dove il marito aveva accumulato cariche e impegni, comprò casa  nell’antichissimo quartiere arabo di Seralcadi e qui forse cessò di dipingere a causa del progressivo indebolimento

della vista anche se fu consultata quando, a Genova, iniziarono i dipinti per la chiesa di San Giorgio.

 

Sofonisba Anguissola - Ritratto di famigliaRitratto di famiglia

Nel 1624, a poche settimane dallo scoppio di una tremenda epidemia di peste che sconvolse Palermo, Sofonisba ricevette la visita del giovane Anton Van Dyck, chiamato in città per dipingere il ritratto del viceré Emanuele Filiberto di Savoia. Sofonisba era  ormai più che novantenne e cieca, tuttavia affascinò il pittore  olandese con la propria lucidità e vivacità di conversazione, tanto da indurlo a scrivere di lei nel suo diario di viaggio.

 

Ritratto di Gentildonna con caneDama con cagnolino

 

Durante la sua lunga vita,  la pittrice produsse molti quadri, che si trovano nei musei di tutto il mondo, almeno una cinquantina; amava dipingere cagnolini nei suoi ritratti, fare autoritratti e ritrarre i componenti della sua famiglia.

Grazie al  suo straordinario talento, Sofonisba riuscì a vincere i pregiudizi del suo tempo nei confronti delle donne artiste,  tanto da conseguire una chiara fama ed

anguissola_sofonisba-portrait_of_giuliano_ii__cesarini~OM0d7300~10509_20120418_38A20418_615Giuliano II Cesarini

essere grandemente celebrata in un’epoca in cui,  per la prima volta, le  opere e la biografia delle donne attive nell’arte vennero divulgate. Le sue opere – i mirabili ritratti -   si rivelano ancora oggi  particolarmente interessanti per la vivacità e l’attenzione dedicata allo sfondo e ai dettagli degli abiti indossati dai protagonisti dei suoi quadri. Sofonisba Anguissola morì a Palermo nel 1626 e fu sepolta in San Giorgio dei Genovesi.

 

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Vivaldi - La Primavera (Allegro)

 

ARTE – Pieter Bruegel

         

 

Pittore, disegnatore e incisore fiammingo, fu il più grande artista del suo tempo nel nord Europa.

Le notizie riguardanti Pieter Bruegel sono estremamente scarse: non è certa la sua data di nascita, forse il 1526, e neppure la sua formazione.  In ogni caso, nacque ben 80 anni prima di Rembrandt. Secondo un suo biografo,  Karl van Mander, fu allievo di Pieter Coecke van Aelst, colto artista che visitò a lungo  l’Italia e laTurchia, pittore e disegnatore di arazzi, architetto e traduttore di Vitruvio e del Serlio, la cui cultura umanistica contribuì sicuramente ad allargare  gli orizzonti culturali di Bruegel. Il nostro artista ne sposò la figlia Mayken Coecke, che gli darà due figli e anch’essi diventeranno pittori. Per questa ragione, il padre sarà noto come Pieter Bruegel il Vecchio, uno dei figli  sarà Pieter Bruegel  il Giovane e il secondo Jan Bruegel dei Velluti o dei Fiori.

 

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Porto di Napoli

 

La prima data certa della vita di Bruegel è il 1551, quando  si trasferì ad Anversa, dove finì il suo apprendistato. L’anno seguente intraprese il suo viaggio in Francia e poi in Italia, come testimoniano alcuni disegni dedicati a numerose località della penisola:  La veduta di Reggio Calabria e la Veduta del golfo di Napoli. I suoi interessi, tuttavia, sembravano esclusivamente volti  alla natura.

 

Paesaggio fluviale

 

La  pittura di paesaggi costituì il tema principale delle sue prime opere di sicura attribuzione, come Paesaggio fluviale e  La parabola del seminatore, prima tavola firmata e datata (1557).

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  Il Seminatore

 

Il passaggio delle Alpi ebbe un ruolo determinante nell’esperienza di Bruegel e segnò una svolta fondamentale nella pittura di paesaggio nordeuropea. La serie dei Grandi paesaggi consacrò un canone strutturale poi lungamente accettato: la messa in evidenza del primo piano a sinistra e l’inserimento di figurine umane, e il panorama ripreso dall’alto. Nello stesso anno Bruegel concepì la serie calcografica dei Sette peccati capitali. Al 1560 risale il quadro I giochi dei fanciulli.

Paesaggio invernale

 

L’impostazione moralistica e il senso del grottesco del suo predecessore, Hyeronimus Bosch – molto amato - ebbero su Bruegel una forte influenza (quando  era in vita veniva anche definito “un secondo Bosch”)

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I Cacciatori nella neve

L’artista, con la sua composizione  I pesci grossi mangiano i piccoli, rappresentò un ritorno al mondo enigmatico e metaforico di Bosch. Seguiranno i temi morali, I sette peccati capitali, il disegno dell’Alchimista  via via fino alla Caduta degli Angeli ribelli, che segnarono l’itinerario delle interpretazioni originali date da Bruegel al mondo di Bosch.

Paesaggio invernale

Bruegel non fece uso né di speciali effetti luminosi né di violenti contrasti di colore. Il Trionfo della morte fu,  con La parabola dei ciechi (Gal. Naz. Di Capodimonte a Napoli), l’opera più suggestiva e più tragica di Bruegel, ma tra l’uno e l’altro di questi due dipinti, composti a più di cinque anni di distanza, il pittore passò da una elaborazione fantastica e allucinata dell’immaginario a una gravità spoglia di ogni artificio.

La sua opera  più nota  fu La Torre di Babele, soggetto che Bruegel aveva già trattato in un’opera giovanile, andata perduta,  testimoniò la sua maestrìa di architetto, capacità che doveva essere nota giacché Karel van Mander riportò che, poco prima della morte, gli erano stati affidati, dalle autorità di Bruxelles, i lavori  “per lo scavo del canale fra Bruxelles e Anversa”.

 

La Torre di Babele

 

Il dipinto impone di prepotenza la scelta del cerchio come elemento principe della composizione, schema  che sarà portato al massimo rigore nella  Salita al Calvario del 1564; e conservò, nonostante la grande dimensione, una forte tendenza al miniaturismo.

L’ultimo periodo della vita del pittore, trascorso a Bruxelles, fu caratterizzato da una generosa ricerca di soluzioni diverse, di cui ogni tappa è una perfetta realizzazione creativa.

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Il Censimento di Betlemme

Ci sarà così l’esperienza profondamente innovatrice dei Mesi, Il massacro degli Innocenti e Il censimento di Betlemme.

La mietitura annunciò i quadri di soggetto contadino degli ultimi anni, come  Il paese della Cuccagna, Il pranzo di nozze e il Ballo dei contadini, temi che affondano le radici nella tradizione popolare.

 

          Pranzo di Nozze

 

Il misantropo e La parabola dei ciechi, entrambe del 1568, illustrano ossessioni assai simili tra loro e costituirono con I mendicanti una svolta verso un accentuato pessimismo: svolta che permetterebbe di interpretare in senso analogo il magnifico quadro La gazza sulla forca, immagine di vibrante malinconia.

La Gazza sulla forca

Bruegel credeva nelle virtù del mondo contadino, così legato alla terra, ma due ombre turbavano questo modello di vita: la croce e la forca; la gazza è il simbolo della precarietà della vita, di cui vuole rapire la scintilla.  La tempesta,  una marina di intensa suggestione drammatica, testimoniò ancora una volta l’infaticabile rinnovarsi e le infinite risorse tecniche del pittore.

   

La Tempesta

Il successo di cui Bruegel godette, in parte dovuto ai suoi due grandi mecenati

Nicolas Jonghelinck e il cardinale Granvelle, spiega fra l’altro l’alta quotazione raggiunta, lui vivente, dai suoi quadri; ma esso non lo indusse mai a fare concessioni alla moda, con l’eccezione, forse, di una parte della sua opera di incisore. Vi fu comunque un genere in cui Bruegel  non trovò imitatori: il paesaggio. Nel paesaggio egli  fu veramente, come scrisse il suo amico Ortelius, “non il pittore fra i pittori, ma la natura fra i pittori”.

La parabola dei ciechi

L’ultimo quadro di Bruegel: La parabola dei ciechi, porta un implicito sottotitolo: “così va il mondo”.

Quest’opera è stata ispirata a  Bruegel, da una parabola riportata nel Vangelo di Luca, alla fine del discorso della montagna che Gesù rivolge al popolo che lo seguiva durante le sue predicazioni. É descritta come una “parabola” però nella realtà si tratta di una “metafora” sulla vita, sull’esistenza umana. Luca dice: “”Un cieco può forse fare da guida ad un altro cieco? Non andranno a cadere ambedue in una fossa?  Bruegel affrontò questo tema allargandone la descrizione. Il suo messaggio acquistò in estensione rispetto alla metafora di Gesù. Egli spiegò che quando un cieco guida una comunità e questi cade in un fosso tutta la comunità lo segue e precipita nel fosso.

Bruegel dipinse quest’opera nel 1568 pensando di descrivere una condizione umana presente in quei terribili anni nel suo territorio fiammingo, ma divenne un grido di disperazione per tutta l’umanità nei secoli a seguire. Sarà un messaggio universale che non ha spazio e non conosce  tempo. In ogni epoca, in ogni territorio, i ciechi che hanno guidato e portato l’umanità  nel baratro della disperazione eliminando le più elementari regole della libertà e dell’esistenza, sopprimendole attraverso il sangue,  le  guerre più assurde,  le sofferenze più atroci e la morte, sono stati un numero impressionante.  Tutto ciò fu minuziosamente rappresentato da Pieter Bruegel in questo capolavoro.

  Giovanna_43179           Johan Sebastian Bach   - Aria sulla IV^ corda  

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Amici Eldyani,  con questa presentazione sono sicura che vi sorprenderò. Talvolta, alcuni tra i seguaci di Eldy si lamentano perché sono delusi dai modesti argomenti che si affrontano nelle stanze. In realtà, spesso si assiste agli immancabili e reiterati  scambi di  niente, del tipo: “ciao, come stai?, buongiorno, che stai facendo?  Sto cucinando…..e tu?...” e  vi risparmio il resto. Pochi giorni fa, facendo una breve sosta in Piazza, perché, confesso, ormai ci vado molto raramente: come  ho appena detto, i dibattiti abituali non mi esaltano molto, tuttavia, ogni tanto vado a leggere se trovo qualche argomento interessante.  Per caso, mi imbatto in una nuova amica, da poco in Eldy, e le indico alcuni passaggi per andare a leggere nei Blog, notizie di varia natura. Si parla, si entra nell’argomento dei vari temi trattati  e ci soffermiamo sull’Arte, che  ci interessa in modo particolare. Parliamo di pittori rinascimentali ed ecco che l’amica mi dice di prediligere in modo parrticolare Melozzo da Forlì e i suoi meravigliosi angeli. Aggiunge, altresì, in modo quasi trascurabile, che lei ha di dipinto delle icone, ma la sua aspirazione sarebbe di poter dipingere gli angeli di Melozzo. Colgo, comunque, la palla al balzo e la prego di  farmi conoscere le icone di cui parla, essendo molto interessata. Le ho ricevute e devo dire che sono mlto intriganti: a me hanno dato questa impressione. Anzitutto, mi hanno colpito i colori, ben distribuiti e intensi, anche le espressioni non mancano di efficacia, infine i soggetti, scelti, a mio avviso, con cura. Sono vetamente contenta di aver conosciuto questa bella persona – a proposito il suo nick in Eldy è Surima, sarà lei, in seguito, se lo vorrà, a farci conoscere il suo nome  - e la solleciterò a continuare la sua collaborazione con il Bosco. Mi auguro che voglia accogliere il nostro invito. Grazie Surimi, siamo veramente molto lieti di far conoscere la tua produzione pittorica, anche se per ora limitata,  agli amici di Eldy, e del Bosco in particolare. Continua così, ci piacerebbe  mostrare altri tuoi dipinti, in seguito.

         

Madonna della tenerezza

         

Sa

San Giovanni

     

Michele Arcangelo

     

Toselli - Serenata - Violista André Rieu

La domenica del Bosco – ARTE !!

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Oggi, la domenica parla d'arte.  Giuseppe ci ha ospitato nella nella sua pagina e lo ringraziamo. La nostra  amica Enrica  -  che ormai  potremmo chiamare collaboratrice,  poiché sono già diverse volte che ci intrattiene con le sue  efficaci descrizioni di luoghi visitati, illustrando le  varie particolarità con belle immagini  -  oggi ci parla di arte. Ha visitato a Vicenza e Verona la mostra  incentrata su diversi periodi pittorici, da Raffaello a Picasso, e ci  propone  una stringata sintesi di alcuni artisti che l’hanno particolarmente emozionata. La ringraziamo per il suo contributo, che siamo lieti di pubblicare nella nostra Rubrica dedicate all’Arte.

   

     

Nel mese di gennaio, sono stata a Vicenza per visitare la mostra “Da Raffaello a Picasso”. La stessa mostra si è poi conclusa con il trasferimento a Verona, con poche variazioni e con un titolo diverso “Da Botticelli a Matisse,”. In realtà sono stati sostituiti pochissimi quadri, forse ce n'erano 4 o 5 in più. Sono rimasta comunque contenta perché così facendo ho avuto la possibilità di approfondire quel che avevo già visto la volta precedente. Rimpiango di non avere una sufficiente preparazione di base e per quanto cerchi di interessarmi, rischio spesso di fare un po’ di confusione, di scambiare i vari tipi di pittura e, più che altro, i periodi che li contraddistinguono. Riesco a riconoscere a prima vista solo il cubismo, ma per questo non c’è bisogno di essere dei geni. La mostra si svolge al Palazzo della Gran Guardia, imponente dall'esterno con una bella scalinata interna dalla quale inizia il percorso guidato che era stato prenotato dalla biblioteca che aveva organizzato il programma ed alla quale mi ero appoggiata per effettuare la visita. Solitamente mi affascinano le decorazioni interne di questi bellissimi palazzi  ma al momento nulla di tutto questo. É stato concepito come un palazzo d'armi e sembra rivaleggiare con l'imponente arena romana, questi due colossi si fronteggiano rendendo piazza Bra una delle più belle piazze Italiane, almeno a me Verona piace tantissimo.

 

Beato Angelico - Madonna con Bambino e Angeli

 

Arriva la nostra guida che ci accompagna a depositare cappotti e borse, ci da gli auricolari e iniziamo il percorso. La mostra si apre con un piccolo dipinto prestato per l'occasione dall'Istituto d'arte di Detroit, è la madonna col bambino e gli angeli, di Frà Angelico La prima sezione tratta il tema religioso e la guida ci fa notare  come su un volto si possa rappresentare una smorfia di dolore o il piacere della grazia, e illustra come la pittura realizzata in tutta Europa si intreccia, a seconda dei periodi, partendo dal ‘400 fino quasi ai giorni nostri. Vengono rappresentate la natività, l'adorazione dei pastori, la sacra famiglia e  immagini di santi, San Francesco, il Battista decollato. Onestamente questa parte non mi entusiasma tanto ma ci sono i più grandi pittori, Mantegna, Caravaggio, Botticelli, il Bramantino, la cena di Emmanus del Tintoretto, per poi concludersi con le crocifissioni di Antonello da Messina,

 

El Greco - Sant'Agostino inginocchiato

 

Bellini, Veronese e tanti altri. Li ho dovuti scrivere perché altrimenti avrei fatto un disastro. Ci sono due quadri: il primo di El Greco che rappresenta un frate inginocchiato, l'altro di Manet e si vede la diversità del periodo nella rappresentazione; anche un profano come me può capirne la differenza. Trovo questo passaggio piuttosto pesante ma è  sicuramente importante per chi ha la preparazione adeguata in materia. Giungiamo alla seconda parte dove si parla della nobiltà del ritratto: inizialmente sono sovrani e principesse, dogi e nobildonne, reverendi e consorti.

 

Rubens - l'Arciduca Ferdinando

 

Ci sono tele di Rubens che ha dipinto l'arciduca Ferdinando, una tela di Velazquez che ha ritratto Filippo IV re di Spagna. Poi il tema passa a moglie e marito e troviamo opere di Rembrandt e Van Dyck. La guida dice che sono tra i maggiori pittori di figura del ‘600, tra l'Olanda e le Fiandre, nel ‘700 nomina Copley ma non ho capito bene, mi sembra americano. Nell'ottocento chiuderà questo ciclo Sargent, del quale c'è solo un quadro in mostra,  che mi è piaciuto tantissimo.

 

Velázquez - Filippo IV Re di Spagna

 

Arriviamo al terzo tema che parla del ritratto nella vita quotidiana.  Inizia questo periodo nella metà del ‘400 e continua fino al periodo dell'impressionismo. Si apre con l'uomo col copricapo azzurro di Jan Van Eyck 1429, il ritratto di una donna in preghiera, così come il ritratto di un uomo che legge di Hans Memling, dipinti nel 1490,  ma lo sguardo è fisso, spento. Nel 1500 inizia già a prendere vita, con un'espressione diversa, il ritratto di due amici, di Pontorno. Con Degas e Manet viene cambiata la prospettiva del ritratto che non è fermo, ma trasmette un’emozione diversa;  Manet con "Lezione di musica”, anche se ritrae ancora personaggi molto eleganti, Renoir con "Danza a Bougival” del 1883 trasmette il movimento; attraverso la luce, mette in primo piano la ballerina, una sorta di sguardo, come una carezza, mentre balla con un uomo che ha lo sguardo celato dal cappello e tutto intorno quasi passa inosservato.

 

Renoir -  Danza a Bougival

 

Questo quadro giunge a Verona, un prestito importante che viene dal Museum of Fine Arts di Boston, è uno dei simboli dell'intero Impressionismo. Intrecci dei più svariati, da Monet a Gauguin a Renoir sono i punti di forza, nel passaggio alla mostra. La guida parla anche di riferimenti a pittori americani e ai maestri degli Impressionisti sopra citati, ma onestamente non sono in grado di capire e di spiegare.

   

Manet -  Lezione di musica

 

Arriviamo al ’900, dove cambia radicalmente il modo di rappresentare un volto, un corpo. Van Gogh e Gauguin chiudono un secolo con i loro autoritratti, sono tra i pittori che più si sono ritratti, perché non  avevano soldi per pagare i modelli.  Cézanne diede una svolta interiore nella pittura: si dovevano far conoscere gli stati d'animo e poi aprì le strade al cubismo. Viene raccolta la loro eredità da Matisse e Derain; un solo quadro di Modigliani,  sguardi forti per un pittore per lo più isolato.  C'e anche Munch, e arriviamo al cambiamento, a Picasso, un punto di svolta dove la pittura diventa quasi tridimensionale e un quadro va interpretato, per poi  arrivare  fino a Lucian Freud, nipote del Freud psicoanalista, dove il corpo umano viene rappresentato a pezzi.  Tutto è soggettivo, e questo non mi piace per nulla, ma dipende dalla mia impreparazione, poi arriviamo a Wyeth dove la rappresentazione di Cristina lascia che lo sguardo si perda in una luce esterna forse divina o di perdersi con l'assoluto.

         

Richard Clayderman & James Last -  Another day in paradise

ARTE – Gustav Klimt

 

Anche questa settimana non apparirà l'abituale articolo domenicale del nostro amico e redattore Giuseppe, a causa di impegni precedenti.  Pensiamo di fare cosa gradita ai nostri lettori, presentando il  grande pittore austriaco  Gustav Klimt.

   

 

Gustav Klimt , pittore austriaco,  nacque a Vienna nel  1862  da  un orafo - incisore e compì i suoi studi presso la Scuola di arti e mestieri nella stessa città. Nel 1879 partecipò con il fratello Ernst a lavori di decorazione, che lo resero noto e gli fecero ottenere i primi riconoscimenti. Klimt nei suoi primi lavori mostrò una precisione di disegno e di esecuzione assolutamente straordinari  ponendosi però in un filone di eclettismo storicistico tipico di una certa cultura del secolo scorso, in cui gli elementi della tradizione, in particolare rinascimentale, vengono ampiamente rivisitati e riutilizzati.

 

 Nuda veritas

Nel 1897 fu tra i fondatori della secessione viennese,   e ne divenne l’emblema.  La “Secessione viennese”  fu un vasto movimento culturale ed artistico. Consistette nella creazione di un’associazione di 19 artisti, tra cui pittori e architetti, che si staccarono dall’Accademia di Belle Arti per formare un gruppo autonomo, dotato di una propria indipendenza e anche di una propria sede : il Palazzo della Secessione Viennese. La Vienna in cui questi artisti si trovarono ad operare era in quel momento una delle capitali europee più raffinate e colte. La presenza di musicisti quali Mahler e Schönberg, di intellettuali quali Freud e Wittgenstein, di scrittori quali Musil, rendevano la capitale austriaca una delle città più affascinanti d’Europa.  Il suddetto movimento viennese  fu  tuttavia l’apoteosi di un mondo che stava per scomparire, consapevole della sua prossima fine. Cosa che avvenne effettivamente con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale,  che decretò la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico.

 

L'Albero della vita

Il gusto decorativo, le affascinanti e sinuose raffigurazioni femminili sfumate in un raffinato astrattismo e gli elementi simbolici delle sue opere fecero  di Klimt  l'artista più rappresentativo dell'Art Nouveau. Tra le sue opere più note vogliamo indicare: Testa di ragazza,  Le tre età,  L'albero della vita, L'attesa, Il bacio, La morte e la vita,  Giuditta con la testa di Oloferne,  i ritratti di Fritza Riedler,  Adele Bloch-Bauer  e  la Locanda sull'Attersee.

 

 Il Bacio

Col  tempo il disegno di Klimt mutò considerevolmente.  Il Nudo disteso verso destra, del 1912,  è un disegno a matita blu e rossa con una forte carica erotica, mostra un linearismo essenziale,  che fu il risultato del cambiamento. Dal   1884 in poi,  in ogni elemento decorativo creato da Gustav Klimt sarà presente la cornice, ripresa dall’ambiente artistico di William Morris.

 

Adamo ed Eva -- (La metà nascosta)

Negli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, l’arte di Gustav Klimt cambiò: i suoi dipinti mostravano un preziosismo quasi gotico, un disegno rigoroso ed armonico, un uso del colore teso a sottolineare effetti di trasparenze, un gusto per la decorazione, indirizzato verso la bidimensionalità, pur mantenendo effetti volumetrici.

 

Giuditta con la testa di Oloferne

 

In Giuditta I, del 1901, il soggetto biblico apparve decisamente subalterno al corpo seminudo, appena coperto da un velo violaceo con ornamenti  dorati,  ed  fu un inno alla bellezza femminile e al potere incantatore del suo sguardo. Non c’era linea di contorno: il corpo di Giuditta, come il suo abito velato, sfumava  dolcemente e quasi si confondeva con lo sfondo. Il dipinto fu reso ancor più prezioso dall’utilizzo del fondo in oro, ripreso dalle tavole gotiche. Esso segnò l'inizio del cosiddetto "Periodo Aureo" di Klimt. Il dominio dell'oro, che distinse le tele di questo periodo, derivò da un bisogno di trasfigurazione, dal desiderio di sublimare la realtà. Una delle opere chiave di Klimt, soprattutto per il superamento delle angosce legate alla figura femminile,  fu Il bacio. Nel dipinto è stato descritto l’abbandono e la dedizione della donna verso il proprio uomo e le due figure apparvero  fondersi in  un abbraccio. L'insistenza con cui Klimt perfezionò lo splendore dei suoi ritratti annullò ogni intento introspettivo, come in Adamo ed Eva. La dominante dell'oro ereditata dall'arte bizantina del mosaico – che Klimt studiò in modo particolare nel corso dei suoi soggiorni a Ravenna -  veniva privata del valore di trascendenza religiosa. Nella sua arte essa rispondeva ad esigenze di preziosismo estetico ed assunse al contempo una forte carica erotica, come in Danae.

 

Danae

In questi anni, Klimt cominciò ad utilizzare l’oro in foglia, per poi, nel 1908 con l’Attesa passare ad un fondo che pare pulviscolo dorato su una distesa verdastra,  che rendeva la sensazione di una superficie a mosaico molto più dell’oro in foglia. Seguì un periodo di crisi esistenziale ed artistica dal quale Klimt uscì dopo qualche anno. Il suo stile conobbe una nuova  fase,  la cosiddetta "terza fase" klimtiana, rigenerato dall’incontro con i colori dei Fauves e di Matisse, con la poetica aggressiva e veemente di Van Gogh  e con Toulouse-Lautrec. Scomparvero gli ori e le eleganti linee art nouveau, divenne protagonista il colore acceso e vivace. Le minuzie decorative lineari furono sostituite con getti di colore arditamente accostati,  con un’inesauribile ricchezza cromatica. La Culla, del 1918 (rimasto incompiuto), fu  la dimostrazione di tale cambiamento.

Questa fase venne di  certo influenzata dalla pittura espressionista che già da qualche anno si era manifestata in area tedesca. E Klimt la conobbe,  soprattutto,   attraverso l’attività di due artisti viennesi, già suoi allievi: Egon Schiele e Oscar Kokoschka.

 

Locanda sull'Attersee

 

Klimt dipinse anche un certo numero di paesaggi, in cui subì l'influenza dell'Impressionismo (in special modo dello stile di Claude Monet) e, successivamente, dell'Espressionismo; queste contaminazioni si manifestarono nella ricerca di una modalità espressiva più spontanea e meno sofisticata.

Una delle opere di Klimt,  al tempo molto criticata, fu il Fregio di Beethoven.  Esso è lungo 24 metri ed è sviluppato su tre pareti. La  tecnica usata è l'affresco su intonaco con l'inserimento di pietre dure e madreperla e venne realizzato in occasione della XIX mostra della Secessione,  dedicata alla grande scultura in marmo di Max Klinger raffigurante Beethoven. I Secessionisti videro in questa figura e nella sua opera l'esaltazione dell'amore e del genio che possono migliorare l'uomo.

   

Riportiamo alcune frasi dell'artista:

"...Di me non esiste alcun autoritratto, non mi interessa la mia persona come oggetto di pittura, mi interessano piuttosto le altre persone, specie se di sesso femminile, ma più ancora le altre forme.

Sono convinto che la mia persona non abbia nulla di particolare; sono un pittore che dipinge tutti i santi giorni, dalla mattina alla sera: figure, paesaggi, ritratti un pò meno.

Chi vuole saperne di più su di me cioè sull'artista, l'unico che valga la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio".

 

La sua attività si interruppe nel 1918  quando, a cinquantasei anni, morì a seguito di un ictus cerebrale. Di lui ci restano circa duecento opere, tra maggiori e minori, e oltre tremila disegni.

 

P. S. - Questa volta non troverete il solito video con la sequenza delle immagini. Chi fosse interessato ad ammirare le varie opere di Gustav Klimt,  potrà ricercarle attraverso Google.

      

   

Liszt -  Liebestraum  (Sogno d'Amore)

 

Novella Parigini

       

Novella Parigini nacque a Siena e la madre le dette  il nome indicato da Gabriele D’Annunzio, “Novella”. Giovanissima,  si trasferì a Parigi dove frequentò l’Accademia “des Beaux Arts”. Qui scoprì l’esistenzialismo e ne divenne l’ ambasciatrice, con uno stile anticonformista che la imporrà ovunque nel mondo e fece della vita mondana anch’essa un’arte.

   

 

Si avvicinò al surrealismo e, rispetto alle teorie sull’inconscio di André Breton, si sentiva più vicina all’amico Salvador Dalì e all’interpretazione di un pensiero libero. Quello stesso pensiero che la fece diventare protagonista indiscussa dell’arte romana, signora della “ Dolce Vita” celebrata da Fellini.  Ella abitava in Via Margutta, la via degli studi degli artisti nella quale risiedeva anche Federico Fellini, cuore della capitale, dove passavano le personalità dell’arte e del cinema di tutto il mondo.

   

 

Sempre vestita di bianco, conosceva il jet set mondiale e fece della mondanità un’arte nell’arte: ospitava gli artisti ma anche i divi di casa nostra come Sophia Loren e Vittorio Gassman, quelli internazionali come Tyrone Power, Linda Christian, Ava Gardner e Marlon Brando, la grande amica Ursula Andress, mentre lo Scià di Persia la chiamò per un ritratto a Soraya. Ormai era mille miglia lontana dagli anni parigini in cui offriva i suoi quadri per strada per potersi mantenere e poter vivere quella cultura internazionale - da Jean-Paul Sartre a Simone de Beauvoir, la madre del movimento femminista, da Jean Genet al poeta Jean Cocteau, amico di Picasso, Matisse e Man Ray -  che la formarono  come donna ricca di spirito e d’intelligenza.

 

 

La sua è una pittura “fantastica”, nelle sue figure femminili con grandi occhi felini e i gatti diventati un suo alter ego, protagonisti inconfondibili di una contrapposizione tra edonismo ed etica formale, privilegiando la libera espressione,  scevra da ogni legame politico o sentimentale per far emergere una nuova figura d’esempio all’impegno femminile.

 

Autunno

 

Già nel 1954  a New York  allestì grandi mostre recensite dai più importanti critici americani e, nel 1962, su commissione del Presidente John F. Kennedy, realizzò la figura di Cristo per una chiesa del Texas.  Nel suo curriculum ci sono numerose esposizioni in ogni Paese, anche in Cina, e le sue opere figurano tra le importanti collezioni e musei del mondo mentre le poste francesi le  dedicarono un francobollo.

   

Volto di ragazza

 

Dopo la morte di Novella Parigini, sua figlia Beatrice ritrovò una corrispondenza  intercorsa tra sua nonna materna e Gabriele D’Annunzio. Le lettere,  a detta di molti,  costituiscono  un  documento inequivocabile . La pittrice della “dolce vita romana” sarebbe figlia naturale di Gabriele D’Annunzio per vari motivi: innanzitutto, oltre al  tono confidenziale delle lettere,  anzi proprio familiare,  il poeta si premurava di dare il nome alla “fantolina” aggiungendo  “quale nome migliore di Novella alla pargoletta,… nella vita ella sia dunque sempre novella”.

 

 Donna Gatto

 

Questo elemento  non è sicuramente trascurabile,  e c’è anche da considerare che tra le lettere ritrovate il poeta  aveva spedito  alla nonna di Novella anche una bozza, in via di definizione, della sua lirica dell’Alcyone “La pioggia nel pineto”, con varie correzioni e ripensamenti poetici, in cui più volte, nella parte finale, D’Annunzio citava la parola “novella” e ciò confermava ancor più l’ipotesi , per il fatto che un componimento in fase di stesura non si manda ad una semplice amica . Anche la contiguità cronologica, d’altra parte, confermerebbe la verità del fatto,  in quanto Novella Parigini nacque a Siena nel 1921, anno in cui il poeta era intento a scrivere le liriche dell’Alcione , che sono da annoverarsi tra le migliori e più riuscite composizioni del vate.

   

Volto e Orchidea

 

Novella Parigini, con molte probabilità, all’epoca conosceva la sua paternità e nelle sue vene scorreva lo stesso sangue di D’Annunzio,  per cui segretamente seguiva le orme di tanto padre da cui sicuramente prendeva moltissimi spunti per i suoi soggetti pittorici, così ricchi di simbolismi, proprio come gran parte della “poesia decadente”. Se analizziamo, infatti, quale“panismo”   -  dal dizionario:  “Senso di comunione, di compenetrazione gioiosa dell'uomo con la natura, spec. come atteggiamento artistico o letterario”  -  che pervade tanta parte delle liriche del poeta abruzzese,  lo troviamo applicato quasi alla lettera in taluni dipinti della Parigini, specialmente quando ritrae aspetti della natura antropomorfa ma anche quando rappresenta le sue donne dagli occhi da gatto, da felini, che non  sono  altro che il simbolo di una donna nuova , libera, aggressiva e prorompente, che si può quasi ritenere come il preludio dell’immagine della donna moderna. Le somiglianze poc’anzi citate col poeta sono confermate da un’opera della pittrice intitolata “Amore impossibile”,  in cui sono dipinti due alberi antropomorfi, posti sulle due opposte sponde di un fiume che, come due amanti, tentano di avvicinarsi in un trasporto erotico di grande efficacia pittorica, come si può vedere in tanta parte della poesia di D’Annunzio e in modo particolare nella “Pioggia nel pineto".

     

Nell’opera in questione il colore predominante è il verde, anche i due amanti sono del colore verde della linfa degli alberi: “di arborea vita viventi”,  scriveva D’Annunzio riferendosi a se stesso e ad Ermione quando, bagnati dalla pioggia, con vestiti che aderivano ai loro corpi, facendoli apparire alberi tra gli alberi, passeggiavano in una pineta del lungomare adriatico. Narcisismo, esibizionismo ma anche una forte carica erotica si leggono nelle opere di ambedue che li accomunano ancora una volta, da qui la supposizione, assai probabile,  che furono padre e figlia.