Il Mondo degli Animali !!

Il gatto pianista

 

Chopin il gatto pianista

 

Ho trovato questa storiella accaduta in Inghilterra, che mi sembra divertente. L’ho tradotta e ve la propongo.

 

 

 

“Il gatto che girava per il salotto elegante della mia professoressa d’italiano delle superiori, sembrava essere stato scelto in base all’arredamento: il suo mantello, ben curato e morbido già solo allo sguardo, era bianco con sfumature argentee, adattissimo al divano chiaro che padroneggiava nella sala ed ai mobili neri lucenti stile anni ’70, ma anche i suoi occhi, vispi e vitali, non sfiguravano nel bagliore sfolgorante di un salone chiaro, illuminato da un lampadario gigantesco posto al centro del soffitto e degno dei più bei palazzi cinquecenteschi. Perfino i suoi movimenti, veloci, ma soffici ed eleganti, rientravano nella sensazione di morbidezza che poltrone, divano e cuscini sparsi un po’ ovunque, davano dell’ambiente. Il gatto, in questo contesto, mi appariva come bello ma freddo: forse perché mi sembrava una parte dell’arredamento. Gli anni passati dai   tempi   della  scuola,  il  diverso,   ed   in    parte imbarazzante, ruolo che s’instaura fra un ex allievo e la sua insegnante più bacchettona  del liceo, incontrata per caso, dieci anni dopo, per  ragioni di lavoro, avevano creato un’atmosfera gelida.
Così, tanto per rompere il ghiaccio, e non sapendo trovare altro argomento, dissi qualcosa sul gatto, una frase credo originale, intelligente e veramente arguta: “Bello il suo gatto!”. Frase che si commenta da sé!! A questa ne feci seguire un’altra altrettanto originale, da chiedere i diritti d’autore: “Da quanto tempo ce l’ha?” La professoressa, con la sua consueta austerità, mi disse con precisione la data di nascita, quella della prima vaccinazione, e tutta una sequenza di date che mi fecero ricordare, con un bel crampo allo stomaco, che lei era stata anche la mia insegnante di storia. Quando ormai il mio sguardo si era perso nel nulla, ipnotizzato da quella sequenza cronologica, sentii improvvisamente una musica di pianoforte: non era certo fluida né ben eseguita, tutt’ altro, ma distinsi bene l’armonia dell’ “Inno alla gioia” di Beethoven.  Così, colsi l’occasione per interrompere la padrona di casa e chiederle:”E’ sua figlia che suona il piano?” “No è Chopin” mi rispose secca. La risposta, soprattutto detta da lei, simbolo di serietà, mi colse di sorpresa e lì per lì non riuscivo a capire se fosse impazzita oppure dicesse sul serio, ed in questo caso chi diavolo era Chopin? Non certo il fantasma del famoso compositore. Poi intravidi un leggero sorriso affiorare fra le sue labbra, e con gli occhi indicare dietro di me, mi girai e vidi il gatto, quel suo meraviglioso gatto, disteso sopra il pianoforte con il muso a guardare la tastiera, tutto concentrato a muovere le sue zampine sui tasti, il bello e che lo faceva seguendo l’armonia della nota composizione e non a caso! Mi voltai di nuovo, questa volta nella direzione della mia ex professoressa, e non so dirvi che faccia avessi, ma lo stupore doveva aver disegnato un’espressione sul mio viso davvero divertente tanto che fece scoppiare a ridere la mia ex insegnate. Questa, una volta ripresasi dalla ricca risata, mi indicò il suo micio dicendomi: “Ecco Chopin”. A quel punto la risata divenne corale, ed il ghiaccio venne definitivamente rotto permettendomi di scoprire, tolti definitivamente i panni dell’austera professoressa, una donna deliziosamente simpatica, amante, non solo della cultura, ma anche della buona tavola, della buona compagnia e dei gatti.”

 

 

La Lontra

 

 

A quanto pare, siamo sempre in prima linea  nel distruggere o rendere   l’ambiente invivibile,  non solo a noi stessi   ma anche a diversi animali, contribuendo spesso alla loro estinzione. E’ ciò che stava accadendo  a una piccola e innocua creatura, la lontra. Grazie al pronto intervento del Corpo Forestale e del WWF questo processo si è arrestato. Dalla Rivista scientifica Focus ho tratto  alcune notizie in proposito, che vi riporto qui di seguito.

 

 

“Ti prego, ti prego!” sembra implorare questa piccola lontra con le zampine conserte e gli occhi chiusi. Che abbia pensato in questo modo di chiedere aiuto per la sua stessa sopravvivenza? In effetti, in Italia la lontra (Lutra lutra) è diventata uno degli animali a maggior rischio di estinzione, inserito nella lista rossa delle specie più minacciate. Nei nostri corsi d’acqua, un tempo popolati da questo simpatico mustelide, ne sono rimasti ormai poco più di 200 esemplari, concentrati soprattutto al Sud (Calabria, Basilicata, Campania e Puglia) e in alcune zone del Centro (Molise e Abruzzo).

 

 

 

Le maggiori minacce per la sopravvivenza della lontra, considerato un mammifero chiave degli ecosistemi fluviali in quanto indice del loro stato di salute, sono rappresentate dalla distruzione del suo habitat, dall’inquinamento e dalla presenza invasiva dell’uomo, che si traducono in carenza di cibo, incidenti stradali, bracconaggio e danni al sistema riproduttivo causati da pesticidi e metalli pesanti presenti nelle acque dei nostri fiumi.
Le molte iniziative per la conservazione della lontra, che fanno capo a un gruppo di lavoro costituito da Università, Corpo Forestale dello Stato e WWF Italia, sono volte alla tutela dei bacini fluviali dove vivono i nuclei principali, sia alla creazione e gestione di alcuni centri di allevamento, oltre all’azione di monitoraggio e prevenzione dei reati ambientali.
E forse la preghiera della lontra qualche timida risposta l’ha già ottenuta: secondo gli ultimi dati del Corpo forestale, il numero di esemplari è cresciuto dai 100-130 degli anni ’90 ai circa 220-260 stimati ai giorni nostri. Un lento recupero, che va sicuramente incentivato e salvaguardato.

La lontra è un carnivoro di medie dimensioni, appartenente alla famiglia dei Mustelidi. Conduce una vita strettamente legata all’acqua e la sua anatomia risponde perfettamente al suo adattamento all’ambiente acquatico.
Il corpo è allungato e fusiforme, la pelliccia, di color bruno sul dorso e sulle zampe e color nocciola-bianco sul ventre, sul petto e sulla gola, è spessa e impermeabile, le zampe sono corte ma robuste, con piedi palmati, la coda è larga e piuttosto schiacciata. Le orecchie sono piccole e, come le narici, si chiudono quando l’animale si immerge; gli occhi, anch’essi piccoli e rivolti in alto, sono ben adattati alla visione subacquea; il muso è dotato di vibrisse che permettono di individuare la preda in acque torbide o nell’oscurità notturna.
Si nutre essenzialmente di pesce, come l’arborella, il cavedano, il vairone e l’anguilla, che cattura con grande abilità. “

 

 

 

Come dare una pillola al nostro gatto

Chi ne possiedo uno o più sa bene quali difficoltà si incontrino quando si deve somministrare una pillola ai  propri gatti. Io, ad esempio, ho tre gattine. Con una non ho alcun problema, riesco ad aprirle la bocca inserire la pillola e  fargliela deglutire, accompagnata da   un cucchiaino d’acqua e massaggiandole per qualche secondo la gola.   Per quanto riguarda la seconda, nemmeno a parlarne. Quando ce ne fosse bisogno, dovrò sicuramente ricorrere alla veterinaria. La terza non ne ha ancora avuto bisogno e sarà una scoperta verificarne il comportamento.
E’ molto divertente, secondo me, leggere ciò che accade, normalmente,  in questi frangenti,  come l’ha descritto con umorismo chi si è accinto a questa impresa,  con qualche forzatura, ma il racconto è  molto verosimile.

“ Prendete il gatto e sistematelo in grembo tenendolo col braccio sinistro come se fosse un neonato. Posizionate pollice e indice sui rispettivi lati della bocca del gatto ed esercitate una pressione delicata ma decisa finchè il gatto apre la bocca. Appena il gatto apre la bocca, inserite la pillola in bocca. Consentite al gatto di chiudere la bocca, tenetela chiusa e con la mano destra massaggiate la gola per invogliare la deglutizione.
Cercate la pillola in terra, recuperate il gatto da dietro il divano e ripetete il punto n. 1.
Recuperate il gatto dalla camera da letto e buttate la pillola ormai molliccia.
Prendete una nuova pillola dalla confezione, sistemate il gatto in grembo tenendo le zampe anteriori ben salde nella mano sinistra. Forzate l’apertura delle fauci e spingete la pillola in bocca con il dito indice della mano destra. Tenetegli la bocca chiusa e contate fino a dieci.
Recuperate la pillola dalla boccia del pesce rosso e cercate il gatto nel guardaroba. Chiamate qualcuno ad aiutarvi.
Inginocchiatevi a terra con il gatto ben incastrato tra le gambe, tenete ben salde le zampe anteriori e posteriori. Ignorate il leggero ringhiare del gatto. Dite al vostro aiutante di tenere ben salda la testa con una mano mentre inserisce un abbassa-lingua di legno in bocca.Inserite la pillola, togliete l’abbassa-lingua e sfregate vigorosamentela la gola del gatto.
Convincete il gatto a  scendere dalle tende. Scopate con attenzione i cocci di statuine e vasi rotti cercando di trovare la pillola. Mettete da parte i cocci con la nota di re-incollarli più tardi e, se non avete trovato la pillola, prendete un’altra pillola dalla confezione.
Avvolgete il gatto in un lenzuolo e chiedete al vostro aiutante di tenerlo fermo usando il proprio corpo in modo che si veda solo la testa del gatto. Mettete la pillola in una cannuccia, forzate l’apertura delle fauci del gatto aiutandovi con una matita e usando la cannuccia come cerbottana posizionate la pillola in bocca al gatto.
Leggete il foglietto illustrativo del farmaco per controllare che non sia dannoso per gli esseri umani. Bevete un succo di frutta per mandare via il saporaccio. Medicate il braccio del vostro aiutante e lavate il sangue dal tappeto usando acqua fredda e sapone.

Recuperate il gatto dal garage dei vicini. Prendete un’altra pillola. Incastrate il gatto nell’anta dell’armadio in modo che si veda solo la testa. Forzate l’apertura delle fauci con un cucchiaino.
Ficcategli la pillola in gola usando un elastico a mo’ di fionda.
Cercate un giravite nella vostra cassetta degli attrezzi e rimettete a posto l’anta dell’armadio. Medicatevi la faccia e controllate quando avete fatto l’ultima antitetanica. Buttate la maglietta e indossatene una pulita e intatta.
Telefonate ai pompieri per recuperare il gatto dall’albero del dirimpettaio. Chiedete scusa al vostro vicino di casa che rincasando ha sbandato e fracassato la macchina contro il muro per evitare di investire il vostro gatto impazzito che attraversava la strada di corsa. Prendete l’utlima pillola dalla confezione.
Legate le zampe anteriori e le zampe posteriori del gatto con una corda e legatelo al piede del tavolo. Cercate i guanti da lavoro e indossateli. Inserite la pillola nella bocca del gatto facendola seguire da un grosso pezzo di filetto di manzo. Tenete la testa del gatto in posizione verticale e inserite 2 bicchieri di acqua in modo da assicurarvi che abbia ingoiato la pillola.
Dite al vostro aiutante di portarvi al pronto soccorso, restate seduti pazientemente mentre i dottori ricuciono le vostre dita alla mano ed estraggono i frammenti di pillola dall’occhio destro. Sulla strada per tornare a casa fermatevi al negozio di arredamento per comprare un nuovo tavolo.
Telefonate al vostro veterinario e portategli il vostro gatto perché gli somministri lui la pillola.”

 

Il cavallo cieco che vince le corse !!

 

 

Sono sicura che molti di voi hanno già letto questa notizia: io ne vengo a conoscenza solo ora e vorrei proporla a chi, come me, non l’avesse ancora letta.

 

“Si tratta di un purosangue di nove anni, cieco dalla nascita a causa di un fungo. Ma, forse per necessità, ha sviluppato all’ennesima potenza tutti gli altri sensi. Ho sempre pensato agli animali come a esseri misteriosi che sanno più di quello che esprimono con le loro  mille  manifestazioni, che stupiscono ogni giorno.  La cecità, tuttavia, non impedisce a Laghat, questo è il nome del cavallo, di vincere in  pista.”  Questo è ciò che racconta il suo proprietario al quotidiano “Il Tirreno”. E prosegue:

 


 

“Il purosangue ha già vinto diciannove corse in cinque anni e ha al suo attivo una serie di buoni piazzamenti. Invece che in un box, vive in una comoda capanna nel parco di San  Rossore a Pisa, dove si allena. Il suo proprietario, Federico  Di Paola, racconta in un’intervista al quotidiano che il cavallo non ha alcun problema a stare in gruppo e ad evitare contatti con gli altri.

 

 

“Devo ancora capire come sia possibile – dice Di Paola che è anche il suo fantino – ma posso dire di non aver mai avuto problemi a comandarlo, anche in corse particolarmente affollate, di sedici-diciotto partenti. Reagisce perfettamente ai comandi, da sempre.
Ha una luce dentro – sostiene ancora il suo proprietario – .  Riesce ad orientarsi perfettamente in pista, ha  un senso che gli consente di evitare i contatti con gli altri cavalli. Laghat vive in un capanno attrezzato, dentro San Rossore,  insieme alla compagna, una cavalla grigia.”

 

 

Gli Albatros

 

 

 

 

GLI ALBATROS

Piccioncini a chi ?

 

Questa volta, vi parlerò di uccelli molto caratteristici, gli Albatros. Ritengo sia utile conoscere le particolarità di queste creature, a mio avviso, affascinanti e anche belle.
Anche Parliamone nel 2009 pubblicò un articolo sugli Albatros, citando la bellissima poesia di Charles Baudelaire a loro dedicata.

Non sapranno tubare, ma in quanto a fedeltà e dimensioni gli Albatros (Diomedeidae) non sono secondi a nessuno. Con un’apertura alare di oltre 3 metri e un peso che può raggiungere i 10 kg, sono gli animali volanti più grandi al mondo.
Questi giganteschi uccelli marini, che vivono tra cielo e mare nel Sud del mondo, toccano terra solo al momento di nidificare  e sono fedeli ogni anno allo stesso partner.

 

Le lunghissime ali consentono loro di sfruttare le correnti aeree degli oceani meridionali e veleggiare per centinai di chilometri con il minimo sforzo. Eleganti e imponenti quando volano a pelo d’acqua, sono buffi e sgraziati durante il decollo e l’atterraggio.
Secondo  una ricerca mirata, gli  albatros, sono a  rischio di estinzione, ma forse una speranza arriva (è il caso di dirlo) dal cielo. Secondo uno  studio franco-tedesco, che mette in relazione i cambiamenti avvenuti nel loro habitat.  
Questi uccelli percorrono enormi distanze per procurarsi il cibo, ma  sono avvantaggiati dalIe loro ali straordinariamente grandi. Il maggior tempo ed energie così guadagnati sono  dedicati alla riproduzione, come dimostra il fatto che la generazione di albatros che ha potuto godere di queste nuove condizioni ha più figli e  pesano un chilo in più.

 L’albatro urlatore appartiene al gruppo dei “grandi albatri” (insieme all’Albatro Reale e all’Albatro dell’Isola di Amsterdam), che comprende i più grandi uccelli marini. Ha una lunghezza di 110-135 cm. e un’apertura alare di 275-350 cm.

 

 

Il suo colore  è quasi completamente bianco sul lato inferiore del corpo, mentre le ali sono scure nella parte superiore. Il forte becco è giallo-arancio. Vicino alle orecchie e attorno al collo possono esserci delle sfumature arancio-rosa.
L’albatro  urlatore  è l’uccello vivente con l’apertura alare più grande al mondo.

 

Gli Orsi


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Sono animali molto belli, ma anche un po’ temibili se vengono attaccati. Le mamme Orse sono affettuosissime con i loro cuccioli e molto protettive e tenere.

Mamma Orsa e cucciolo

L’orso polare (o bianco) è lungo quasi 2,50 m. e pesa   1000 kg circa; ha un pelo bianco (nei giovani) folto ed impermeabile ed un corpo snello con collo lungo, testa piccola e orecchie corte.

Mamma ora con il suo cucciolo

Ha zampe rivestite di peli, utili per camminare nella neve. E’ un abile nuotatore e si nutre specialmente di foche anche se non disdegna uccelli e pesci.

Orsetto che gioca

L’orso polare d’estate si ciba anche di tuberi e frutta. E’ piuttosto solitario ma, in caso di cibo abbondante, può  fare gruppo.  Le femmine cadono in letargo in inverno, mentre il maschio è sempre attivo.


Luglio ed agosto sono i mesi in cui avvengono gli accoppiamenti; la gestazione dura circa Orso padre e cucciolo3 mesi e il parto avviene nella tana dove i piccoli (1 o 2) sono riscaldati dal corpo della madre, che li abbraccia teneramente. In questo periodo la femmina non si nutre, ma consuma le risorse di grasso accumulato per nutrire i cuccioli. Dopo un anno di vita, i cuccioli imparano l’arte del nuoto e a procurarsi il cibo da soli.

Orso polare cucciolo


L’orso bruno (quello Marsicano), che noi conosciamo,  è interamente ricoperto da una folta pelliccia di colore variabile, dal marrone chiaro al marrone scuro.

Serie di orsi  cuccioli

Gli orsi mutano il pelo ogni anno. La  pelliccia invernale viene persa durante il periodo estivo e completamente sosituita durante l’autunno.  

 


  


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Un cane di nome “FISCHIO” !!


Fischio: il cane che da due mesi aspetta

il ritorno a casa del suo padrone

“Per tanti anziani la compagnia di un animale, specialmente di un cane, può essere importantissima, e il legame tra l’uomo e l’animale che si viene a formare profondissimo e unico. Ma cosa succede quando l’anziano, per motivi di salute, non può più occuparsi del suo amico a quattro zampe?
Spesso il risultato è una storia molto triste, come quella che stiamo per raccontarvi.
Lui si chiama Dario (nome di fantasia) e il cane Fischio. Lui è un anziano signore di Perugia che ha adottato un cucciolo di cane tre anni fa. E da allora hanno vissuto in simbiosi.
Due mesi fa Dario ha dovuto lasciare la sua casa per essere ospitato in un ospizio, non permettendogli le sue precarie condizioni di salute di essere autosufficiente. Da allora Fischio non smette di aspettare il ritorno del suo padrone davanti alla porta di casa.
La storia, che è seguita da vicino da alcuni volontari, ha commosso l’opinione pubblica, e si spera che presto Fischio trovi un’altra casa.
Ma il lieto fine sarebbe che il cagnolino e il suo padrone possano tornare a vedersi, permettendo magari a Fischio di passare i suoi giorni nella struttura che ospita il suo amico Dario.”


Salva il suo padrone e poi muore





 Salva il suo padrone e poi muore

 

 

 

 

È proprio vero che il cane è il migliore amico dell’uomo. Per quanto le pagine della cronaca siano invase da storie di maltrattamenti, sono altrettanto numerose le storie di fedeltà e amore da parte dei cani verso i loro padroni. Gesti eroici e coraggiosi che alle volte costano la vita ai piccoli eroi a quattro zampe, che muoiono nel tentativo di salvare i propri padroni.

Duncan era un bellissimo boxer marrone di 3 anni e mezzo, con le orecchie scure e la pancia bianca. Un cane affettuoso e fedele, un vero compagno di vita. Il suo padrone Scott Dunn parla di lui singhiozzando, pochi minuti dopo averlo perso per sempre. Lo descrive come il miglior cane al mondo, perchè Duncan si è mostrato un cane coraggioso e disposto a tutto pur di salvare il padrone.

Era notte quando la casa in cui vivevano Duncan e Scott in Georgia è stata invasa dalle fiamme e dal fumo. Scott dormiva profondamente e non si era accorto dell’incendio che stava distruggendo la sua casa. Se non fosse intervenuto Duncan, Scott si sarebbe svegliato troppo tardi e non sarebbe riuscito a fuggire, oppure sarebbe morto prima per l’inalazione del fumo. Per fortuna al suo fianco c’era Duncan, che lo ha svegliato saltandogli insistentemente addosso e abbaiando. Pochi attimi e Scott, preso Duncan per il guinzaglio, inizia a correre verso l’esterno della casa, avanzando a tentoni perchè il fumo oscurava completamente la visuale e non permetteva di vedere una via di uscita. Arrivato finalmente all’esterno della casa, Scott si accorge che Duncan è sfuggito al guinzaglio, sfilandosi il collare e rimanendo in casa. Senza pensarci due volte, Scott tenta di entrare di nuovo in casa per cercare Duncan, ma viene bloccato dai vicini perchè ormai la casa era invasa dalle fiamme.

I resti di Duncan saranno trovati solo dopo che l’incendio è stato domato. Il cane è stato seppellito nel giardino, sotto gli occhi commossi di quanti hanno assistito alla scena. Scott è parso visibilmente scosso e distrutto per la perdita del suo amico, sopraffatto dal senso di colpa per non essere riuscito a salvare la sua vita.

 

 

 

Testuggini Terrestri

Im Mondo degli Animali 1



Diamo il benvenuto ad un amico del Bosco, Luciano, fratello di Carlotta e amante degli animali, che ha voluto inviarci un suo contributo, molto apprezzato. Luciano possiede un allevamento di 190 Tartarughe, oltre a degli Scoiattoli e  un Riccio. Ci auguriamo di poterci avvalere, anche in seguito, della sua collaborazione. Molte persone possiedono Tartarughe: immagino che leggeranno volentieri l’articolo, apprendendo il modo migliore per il loro mantenimento. Intanto,  ringraziamo molto Luciano per questo suo scritto e le immagini, che vi proponiamo.


 

Testudo Graeca Ibera




Oggi vi voglio parlare di un animale di affezione, quasi al pari del cane o del gatto, ma molto più discreto e tranquillo, non fa rumore, non graffia, non strappa la stoffa del divano, non vi sveglia nel cuore della notte, non rosicchia tutto quello che trova, non bisogna portarlo fuori due o tre volte al giorno per i bisogni…, per 5/6 mesi all’anno va in letargo, insomma non vi complica la vita più di tanto: la Testuggine terrestre comunemente chiamata da tutti con il termine Tartaruga.
Si tratta di un animale a rischio di estinzione e protetto dalla Convenzione di Washington. La legge ne vieta il prelievo in natura, l’acquisto e la vendita a meno che non sia fatta da soggetti autorizzati che devono rilasciare la documentazione prevista, l’obbligo di denuncia delle nascite in cattività, la denuncia del luogo di detenzione degli esemplari, ecc. In Italia vi sono ancora colonie selvatiche autoctone presenti in varie Regioni: Toscana, Sardegna, Sicilia, Puglia. Allevatori amatoriali si occupano di piccole colonie in cattività, provvedendo anche alla riproduzione degli esemplari. Numerosissime Testuggini sono invece presenti presso privati cittadini che le hanno “trovate” o che ne sono venuti in possesso “per eredità”, dato che si tratta di animali che non hanno difficoltà a vivere fino a 100 anni se allevati con cura.
La maggior parte delle persone, purtroppo, è completamente all’oscuro perfino delle loro necessità alimentari, per cui spesso muoiono anzitempo per carenze di ogni tipo ed incidenti “domestici”.

INFORMAZIONI DI MASSIMA PER L’ALLEVAMENTO DELLE TESTUGGINI TERRESTRI.

Tutti gli animali necessitano di uno spazio all’aperto, per la Testuggine è fondamentale disporre di un giardino o uno spazio riservato di circa 8/10 mq. per ogni esemplare adulto. Per evitare fughe è meglio recintare con uno steccato, un muretto a secco o una rete fitta, parzialmente interrata e con i bordi rivolti verso l’interno.

  Recinto a steccato

La zona destinata allo scopo dovrà essere soleggiata almeno per qualche ora al giorno, questo permetterà loro di riscaldarsi ed all’organismo di provvedere al fissaggio del calcio nelle ossa e nella corazza mentre una casetta potrà ripararle dal troppo sole, dalla pioggia e fungerà da ricovero per la notte.

  Recinto muro a secco

    

 

Quasi tutti pensano che sia sufficiente alimentarle con qualche foglia di insalata, pomodori, o con gli scarti vegetali e non della cucina. Niente di più sbagli

Le Testuggini sono essenzialmente erbivore e necessitano prevalentemente di una alimentazione a base di erbe selvatiche (80/85%), quelle che abitualmente raccogliamo per cucinarle e mangiarle con la piadina vanno benissimo, ma anche il tarassaco, la malva, il trifoglio bianco o rosso, la piantaggine, ecc.
Qualche foglia di insalata romana, radicchio rosso o cicoria che compriamo al supermercato possono essere somministrati come integrazione, ma va ricordato che non devono mai diventare la parte preponderante o sostitutiva delle erbe selvatiche.

Somministrazione pasto


Si può aggiungere un po’ di frutta (10/15%) due/tre volte la settimana: mela, pera, cocomero, melone avendo però cura di togliere il torsolo ed i semi.
Gli alimenti che tassativamente non devono essere somministrati sono tutti quelli con cui empiricamente le Testuggini non possono cibarsi in natura quindi: carne cruda o cotta, pane, pasta, cibo per cani e gatti, crocchette, formaggi, ma anche banane, legumi (fagioli, piselli ecc.)

 

Abbeveratoio

 

Un sottovaso di grande diametro pieno di acqua pulita non deve mai mancare.
In natura le Testuggini sono animali solitari e che solo in occasione di un incontro “fortunato” potranno accoppiarsi per poi riprendere ognuno la propria strada.

 

       Accoppiamento

 

L’accoppiamento può avvenire durante tutto l’arco di tempo in cui gli animali sono attivi, più o meno da aprile a settembre, ed è preceduto da un vero e proprio corteggiamento seppur condotto dal maschio con modalità piuttosto rudi ed aggressive.
La femmina viene inseguita insistentemente, ripetuti morsi alle zampa posteriori ma anche alle anteriori ed alla testa la costringeranno ben presto a fermarsi cercando riparo contro una pietra, un tronco o semplicemente in un angolo del recinto.
A questo punto il maschio le salirà sopra il carapace ed estroflettendo l’organo riproduttivo dalla base della coda la feconderà.

    Deposizione uova

                                                                                            

 

Data la occasionalità e difficoltà di potersi accoppiare tutti gli anni, la natura ha fornito le femmine di un organo particolare chiamato “spermateca” in cui il seme del maschio viene immagazzinato e conservato, così da permettere la deposizione di uova feconde anche per alcuni anni dopo l’ultimo accoppiamento
Per quanto riguarda le Testuggini i genitori non provvedono alle cure parentali: il maschio se ne va dopo l’accoppiamento e la femmina appena le uova saranno mature scaverà una buca in cui deporle per poi andarsene anche lei.

 

Schiusa uova

                                                                                                    

Dopo circa tre mesi le uova si schiuderanno ed è vero che i piccoli alla nascita sono perfettamente autonomi ed in grado di alimentarsi da soli, ma in natura ben presto dovranno fare i conti con le possibilità di sopravvivenza.

Neonata

 

Il letargo invernale, che presiede all’equilibrio fisiologico delle Testuggini, manifesta la sua importanza influendo beneficamente sul processo metabolico, sullo stato di salute e sulla regolarizzazione del ciclo riproduttivo.
Semplificando possiamo equiparare le nostre amiche a semplici batterie solari, che sono in grado di funzionare fino a che possono assorbire calore dal sole, ma che si spegneranno malinconicamente quando, in autunno, riprenderà la graduale riduzione del periodo di insolazione con conseguente calo della temperatura.

 

 

Interramento per letargo

A metà autunno, di norma, inizieranno ad alimentarsi sempre più raramente, fino a smettere del tutto, per prepararsi ad affrontare il letargo con l’intestino completamente svuotato.

Cercheranno un posto adatto a trascorrere il lungo sonno, generalmente interrandosi fino a scomparire, a volte rifugiandosi sotto un fitto cespuglio o anche in un anfratto.
E buonanotte a tutti fino alla prossima primavera.

Riflessioni dell’autore:
animali predatori, incendi, allagamenti ne fanno strage, ma questa è la natura.
Non ha scuse l’uomo con il bracconaggio, i disboscamenti, i pesticidi, i mezzi agricoli, la cementificazione di aree fino a ieri protette ed altre amenità.
Per questi animali, timidi, schivi, inermi, inoffensivi così come per tanti altri con le stesse difficoltà di sopravvivenza, pare non ci sia più posto nel mondo di oggi ed ancora meno in quello di domani.
Ma …. un solo pensiero mi rincuora: esistevano sulla Terra 400 milioni di anni fa, quando l’uomo era ancora di là da venire.
Penso proprio che ci saranno anche dopo che l’uomo avrà finito di autodistruggersi.
Sarà la loro rivincita. 

                                                  

 






Sorridere e rilassarsi!


Animals A

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Sorridere e rilassarsi!

Siamo in piena estate e ognuno di noi ha piacere di  lasciare, momentaneamente, da parte  i problemi quotidiani e ricercare qualche momento di distrazione.
Per questa ragione vi proponiamo delle deliziose immagini, che sicuramente apprezzerete. Queste belle creature sembrerebbero in posa: in realtà occorre soltanto essere veloci e cogliere questi loro atteggiamenti naturalissimi e divertenti.

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La loro agilità ed eleganza innata fa il resto. Ce ne sono di vermente eccezionali.

Vado spesso a ricercare immagini di questo tipo, oppure gli amici che sanno quanto io ami gli animali, in generale, e i gatti in particolare, me ne inviano frequentemente. Ne ho sempre avuti e, per fortuna,  anche molto a lungo. Ora ho tre  gattine trovatelle, ma speciali, con caratteri completamente diversi l’una dall’altra. Buona visione!


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Mi auguro che  vi siano piaciuti i nostri amici, nelle loro

pose così divertenti, ma ve ne sono molti altri, altrettanto

deliziozi, e ve li proporremo più avanti.

Immagine anteprima YouTube


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Gio.B