PALCOSCENICO parte terza

     

 

Certamente tutti convenite che un vero attore, per essere considerato tale, deve essere capace di presentarsi al giudizio del pubblico con un monologo degno di intrattenere una platea senza annoiare gli incolpevoli spettatori e quel buontempone di Gianni, sceglie e mi affida un pezzo classico di Carlo Alberto Salustri (1871/1950), poeta romanesco, più noto con lo pseudonimo di Trilussa (che poi altro non è che l’anagramma del suo cognome).

   

Trattasi de: "L'uccelletto in chiesa",

un monologo ricco di doppi sensi che è stato recitato molte volte alla radio e in televisione con grande maestria da personaggi famosi e bravissimi come Andrea Bocelli, Gigi Proietti e tanti altri.

Non intendo certamente paragonarmi neppure lontanamente a dei mostri sacri come quelli citati perché sarebbe proprio un assurdo ma devo dirvi che, con i preziosi consigli dell’amico Gianni, sono riuscito ad ottenere dei buoni progressi tanto che di questo pezzo ne ho fatto il mio piccolo “cavallo di battaglia” e, ogni volta che l’ho recitato, ho raccolto molti consensi e applausi.

   

In confidenza posso dirvi che, in tutta questa vicenda, ho avuto l’impressione che quel mattacchione di Gianni, già avanti negli anni e non in perfetto stato di salute, abbia voluto lanciarmi in questa avventura lasciandomi in eredità le sue cose affinché l’opera prosegua, come solitamente suol dirsi nell’ambiente teatrale, qualsiasi cosa succeda,

“Lo spettacolo deve continuare”

A maggior ragione avevo capito questo aforisma dopo la dipartita dell’amico Gianni che ha lasciato un vuoto incolmabile in tutti coloro che lo hanno conosciuto ed in me in particolare.

Infatti il bravo Gianni mi aveva istruito per farmi recitare i ruoli che erano stati interpretati da lui in tanti anni di rappresentazioni teatrali nella Compagnia di spettacolo del Cral dei Vigili del Fuoco del quale lui faceva parte.

É proprio vero che non si finisce mai di imparare e ogni occasione è buona per tenere in esercizio mente e corpo.

       

L’UCCELLETTO IN CHIESA

 

Era d’agosto e un povero uccelletto,

ferito dalla fionda di un maschietto,

andò, per riposare l’ala offesa,

sulla finestra aperta di una chiesa.

 

 Dalla tendina del confessionale

Il parroco intravide l’animale

Ma, pressato dal ministero urgente,

rimase intento a confessar la gente.

       

Mentre in ginocchio alcuni, altri a sedere

Dicevano fedeli le preghiere,

una donna, notato l’uccelletto,

lo prese al caldo e se lo mise al petto.

 

D’un tratto un cinguettio, ruppe il silenzio e il prete

A quel rumore il ruolo abbandonò di confessore

E scuro in viso peggio della pece

S’arrampicò sul pulpito e poi, fece:

   

“Fratelli, chi ha l’uccello per favore,

esca fuori dal tempio del Signore.”

I maschi, un po’ stupiti a tal parole,

lenti s’accinsero ad alzar le suole.

       

Ma il prete a quell’errore madornale

“Fermi! Gridò” mi sono espresso male.

Rientrate tutti e statemi a sentire:

“Solo chi ha preso l’uccello, deve uscire”

 

A testa bassa, la corona in mano,

cento donne s’alzarono piano, piano.

Ma mentre se n’andavano, ecco allora

Che il parroco strillò:“Sbagliate ancora!

 

Rientrate tutte quante, figlie amate,

ch’io non volevo dir quel che pensate.

   

Ecco quel che ho detto e torno a dire:

solo chi ha preso l’uccello deve uscire,

ma mi rivolgo, non ci sia sorpresa,

soltanto a chi l’uccello ha preso in chiesa.”

 

Finì la frase e nello stesso istante,

le monache s’allontanavano tutte quante,

e con il volto pieno di rossore

lasciavano la casa del Signore.

 

Oh santa Vergine!” esclamò il prete,

Fatemi la grazia, se potete!.

Poi, “Senza fare rumore dico,

piano, piano s’alzi soltanto chi ha l’uccello in mano.”

 

Una ragazza che col fidanzato

s’era messa in un angolo appartato,

sommessa mormorò: “Che ti dicevo?

Hai visto? Se n’è accorto!.

   

Ora che io mi sono ritirato dalle scene (dico così per dire), questo è il pezzo che ho recitato in alcune altre occasioni ma senza la regia di Gianni non era più la stessa cosa.

Concludo augurandovi una Buona Domenica e rivolgo l’invito a raccontare le vostre esperienze, teatrali e non.

 

Lo spettacolo deve continuare

     


COMMENTI

  1. il 29 luglio, 2018 lorenzo12.rm dice:

    Trilussa ne fece un suo capolavoro, dell’uccelletto, intendo. E Gianni una regia eccellente. E Giuseppe una recita sopraffina. E noi, di equivoco in equivoco, un fatto esilarante. Ma insomma chi aveva l’uccello? Chi lo prendeva? Chi e dove l’aveva nascosto? Aveva o no ragione il prete? Addirittura in mano in chiesa? Lo spirito dev’essere quello di farsi una bella risata. E con questo spirito ringrazio la memoria di Gianni, in primis, e la realtà di un’ottimo Giuseppe, attore sopraffino. E, naturalmente, Trilussa nostro, che ci ha fatto divertire spassionatamente.

  2. il 29 luglio, 2018 giuseppe3ca dice:

    Giusto Lorenzo, mettiamo al centro l’opera del Salustri/Trilussa, validissima per farci una sana risata. Io ho voluto mettere in evidenza anche l’aspetto umano del mio amico Gianni, il quale, sentendo l’avvicinarsi della fine ha voluto passarmi il testimone affinché potesse continuare il lavoro da lui iniziato con tanta passione e dedizione. Grazie per le tue parole, veramente bellissime, un caro saluto di immensa stima, ciao.

  3. il 29 luglio, 2018 tonia.fi dice:

    Sono ritornata dalle ferie un po’ stanca e con qualche acciacco di salute ma, come sempre, vado avanti senza perdermi nel buio. Ho letto il simpatico racconto del grande trilussa, l’uccelletto in chiesa, pur conoscendolo l’ho riletto con tanto divertimento. Bella la storia tra te e il tuo amico Gianni, grazie Giuseppe per averla raccontata. Un saluto.

  4. il 29 luglio, 2018 giuseppe3ca dice:

    Infatti Antonella, il mio intento non era quello di raccontare il pezzo di Trilussa, ormai ben noto, ma di mettere in evidenza il rapporto di amicizia tra me e il caro amico Gianni, ormai tra i più. Ti ringrazio per il tuo intervento, sempre preciso e puntuale, ciao.

  5. il 30 luglio, 2018 giannina dice:

    Giuseppe simpatico, questo post. L’uccelletto In Chiesa, il vostro racconto e davvero simpatico, poverino era stato ferito da una fionda da un ragazzino ma per riposare l’ala ferita, si fermo sopra una finestra aperta. Mentre il parroco stava confessando le persone, ma il prete rimase nel confessionale, ma continuava cip cip piangeva una signora lo prese e lo mese al caldo al petto. D’un Tratto un cinguettio ruppe il silenzio, ma il prete cosi andò sopra il pulpito era nero come la pece:il parroco disse fratelli chi ha l’uccello esca fuori dal tempio del Signore ” i maschi a quello parole si alzarano pure le suore .Il prete grido'”fermi mi sono espresso male .Rientrate tutti è state a sentirmi Una ragazza che si era messa in disparte con il fidanzato le disse visto che sono riusciti a vederci, molto simpatico allegro Gianni e Giuseppe bravi professionisti. e coreografi almeno abbiamo potuto ridere da soli. bravissimi e complimenti a tutti.Gianni e Giuseppe e tutto il loro gruppo. Un saluto a tutti.e grazie.

  6. il 30 luglio, 2018 giuseppe3ca dice:

    Si Giannina, ottimo il lavoro di Trilussa che giocando sul doppio senso delle parole è riuscito a farci divertire ma dietro le quinte di qesto racconto io ho voluto mettere in evidenza il caso umano dell’amico Gianni il quale non voleva che le rappresentazioni teatrali da lui portate avanti per tanti anni, si interrompessero con la sua scomparsa. Io ci ho provato per un pò ma ora anche io ho lasciato, non ho trovato a chi passare il testimone… Grazie per la tua costante presenza e il bell’intervento. ciao.

  7. il 31 luglio, 2018 alba morsilli dice:

    anche se leggo oggi lunedì è permesso farsi una bella risata , mi sembra di vederti sul palco con la tunica del prete, se permetti la metto in fb mi piace e magari molti compresa me non la conoscono

  8. il 31 luglio, 2018 giuseppe3ca dice:

    Anche oggi Martedi, sei sempre in tempo per farti una risata Alba, grazie per l’intervento, sempre gradito! Non sei l’unica che prende le cose del Bosco e le porta in FB, quindi una più, una meno… tutto fa brodo, così si dice, ciao e auguri.

  9. il 31 luglio, 2018 carlina dice:

    caro Giuseppe: Salustri-Trilussa, in primis, il tuo caro amato amico Gianni in secondo e tu Giuseppe, x ultimo, ma non ultimo, siete riusciti con la vostra bravura a farci trascorrere un momento di serenità facendoci fare di cuore 4 risate, x cui il racconto in fondo era stato scritto.

  10. il 31 luglio, 2018 sandra.VI dice:

    PREMETTO, nn ho una gran simpatia per TRILUSSA, ma devo riconoscere che tu GIUSEPPE sei stato un vero artista, onore al merito, un caro saluto ciao.

  11. il 31 luglio, 2018 giuseppe3ca dice:

    Tutto vero Carlina, l’abile doppio senso nel raccontino di Trilussa ha raggiunto lo scopo di farci fare delle belle risate. Per me questo racconto o un altro non avrebbe fatto differenza: ho voluto ricordare un amico che aveva innato l’hobby della recitazione e sentendo vicina la sua fine, voleva che qualcuno continuasse la sua opera e aveva scelto me. Lo ricordo e lo ringrazio ancora… è stato un amico veramente come pochi. Grazie per il tuo intervento, sempre prezioso, ciao.

  12. il 31 luglio, 2018 anna b. dice:

    Molto simpatico questo monologo di Trilussa, carinissimo il passaggio di testimone.

  13. il 31 luglio, 2018 giuseppe3ca dice:

    Ti ringrazio Sandra, infatti il post non vuole mettere in evidenza il Trilussa, che ha già la sua fama e non avrebbe bisogno che lo si faccia noi nel nostro piccolo Bosco. Io ho voluto ricordare il mio rapporto di sincera amicizia con un vero Amico, Gianni appunto, e ricordare la sua passione per la recitazione e per il teatro. Spero di esserci riuscito… magari con l’aiuto dell’opera di Salustri, noto poeta romanesco. Un caro saluto per te, ciao.

  14. il 31 luglio, 2018 giuseppe3ca dice:

    Grazie infinite Anna, in fondo è tutto qui, un motivo come un altro per trascorrere una decina di minuti con una simpatica lettura in questa piccola radura che si chiama Bosco. Un saluto sincero, ciao.


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