Archive for luglio 11th, 2018

PALCOSCENICO prima parte

   

PALCOSCENICO

. . .

Mai e poi mai, da ragazzetto, avrei potuto immaginare che in tarda età le vicende della vita mi avrebbero portato a calpestare le tavole di un palcoscenico, eppure così è stato.

Solo una volta avevo avuto l’occasione di partecipare ad una recita della compagnia amatoriale del Teatrino del Circolo Cattolico rionale della mia città ma non come attore o comparsa, bensì come rumorista. Infatti, con due sassi e una vecchia bagnarola di lamiera, avevo avuto il compito di simulare dei rumori che dovevano somigliare ai tuoni quando gli attori sulla scena venivano a trovarsi sotto un violento temporale e, ancora, con una trombetta e un fischietto avevo dovuto simulare, dietro le quinte, i rumori di una stazione al momento della partenza di un treno.

   

Mi divertivo comunque.

Sta di fatto che qualche anno fa, un amico, veterano dell’ambiente teatrale, ha voluto coinvolgermi, inizialmente per fargli da spalla, in qualche sua recita e affidandomi poi, visto il successo iniziale (a suo dire), veri e propri ruoli non più di contorno. Insomma, dopo tanti lavori svolti nella vita, mi sono ritrovato a fare pure l’attore e devo dire, con mia grande sorpresa, anche con buon successo. È proprio il caso di dire: mai dire mai e vi racconto com’è andata.

Teatro

Dovevamo preparare qualcosa per una serata di intrattenimento collegiale per gli iscritti all’Associazione di volontariato della quale faccio parte, ormai da tanto tempo, e interpellammo Giovanni (Gianni per gli amici) proprio perché esperto in materia teatrale, anche se a livello amatoriale, ma si era cimentato in vari ruoli e personaggi per tanti anni.

 

Fu proprio Gianni che mi coinvolse per recitare con lui la scena de

 

À livella

 

di Antonio de Curtis (Totò) che si svolge in un cimitero il due di novembre, ma la recitammo non nell’originale parlata napoletana bensì tradotta nel dialetto sardo-campidanese che la rende un po’ più spassosa e caratteristica, almeno per gli spettatori locali.

   

          À  LIVELLA

Ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza

per i defunti andare al Cimitero.

Ognuno ll’adda fà chesta crianza;

ognuno adda tené chistu penziero.

            \\………….\\

 

Perciò,  stamme a ssenti… nun fa’ ‘o restivo,

suppuorteme vicino – che te ‘mporta?

Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:

nuje simmo serie… appartenimmo â morte!”.

 

     SU LIVELLU

Su dusu de novembre c’è s’usanza

de andai a visitai su campusantu.

D’ognunu depi fai custa onoranza

po’  chini s’è mancau, po’ chini eus prantu.

 

\\ …………. \\

 

Ascurta immoi custus fueddus mius!

Supportami accanta… calandi de sa corti

Lassa chi su pagliacciu du siganta a fai is bius

Nosus, seus serius,  faeus parti de sa morti !

     

Ero incerto e titubante ma la capacità di convincimento di Gianni contribuì a farmi superare tutte le riluttanze iniziali. Non avevo timore del “pubblico” perché sono abbastanza estroverso e sfacciato ma mi frenava la paura di eventuali gaffe e immancabili papere. Mi misi a studiare la parte e facemmo qualche prova poi finalmente il debutto e fu un successo: gli applausi si sprecarono.

   

Caspita, pensai tra me, sono diventato pure attore. Attore è una parola grossa, diciamo, così per dire, che mi ero messo a fare l’istrione. Si sa che l’appetito vien mangiando per cui, sempre con Gianni, ci preparammo per altre rappresentazioni, le occasioni non mancavano.

Le altre le racconterò un’altra volta.

Grazie per l’attenzione.