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RACCONTI DI NATALE 1 – di Giuseppe3.ca

 

L’ALBERO DI NATALE

Anni post-bellici. L’Italia, ancora memore delle tessere annonarie per il razionamento dei generi di prima necessità. Con grande operosità gli italiani si davano da fare per risollevarsi dalle distruzioni di una rovinosa seconda Guerra Mondiale.

Si avvicinava il Natale e in tutte le case fervevano i preparativi per le Feste. Nella casa di Pino non c’era niente di tutto. Con le poche lire guadagnate facendo piccole commissioni per qualche famiglia più abbiente del vicinato, Pino era riuscito a procurarsi le statuine per un mini presepe: Il Bambinello, la Madonna, San Giuseppe, il bue e l’asinello, un pastorello e due pecorelle di gesso dipinto.

La capanna l’aveva costruita lui stesso con del cartone e alcune assicelle di legno recuperate e risparmiate dal finire al fuoco del caminetto. Vedeva che le sorelline erano contente per quanto aveva fatto ma mancava qualcosa: l’albero di Natale.

Sapevano che nelle case delle compagne di scuola e della amichette del vicinato si sarebbe costruito anche l’alberello con tanti addobbi colorati e questo loro non potevano averlo e si notava un velo di tristezza nei loro visi per questa mancanza.

Pino, appena adolescente, aveva deciso di soddisfare anche questo desiderio delle sorelline… ma come? Non avevano né l’albero, né tutto il resto necessario per gli addobbi. Per prima cosa serviva almeno un tronco d’albero, per il resto ci avrebbe pensato dopo. Nella mattinata il ragazzino aveva notato il passaggio di persone che trasportavano, sia portandoli sulle spalle che sulla bicicletta, dei bei tronchi di pino, sicuramente depredati nella vicina pineta alla periferia della città e chiaramente destinati a costituire un albero di Natale.

Pino non perse tempo, subito dopo pranzo si reca nel vicino colle di San Michele, ricco di alberi di pino, con la speranza di poter recuperare quanto serviva. Non aveva né scaletta, né segaccio e gli alberi erano alti per lui. Ma, si sa, la fortuna aiuta gli audaci. Ecco un robusto tronco pendente da un alberello non troppo alto. Era evidente che avevano già iniziato a segarlo ma poi avevano desistito, lavoro abbandonato a metà, probabilmente per la scelta di un tronco migliore. Pino si arrampica su quel tronco ancora attaccato all’albero e lo tira giù con tutte le sue forze e il suo peso fino a riuscire a staccarlo, cadendo insieme al tronco e sbattendo violentemente il fondo schiena sulla dura terra. Si rialza e torna a casa indolenzito ma con il suo trofeo riscuotendo l’applauso delle sue sorelline alle quali non disse niente dell’inconveniente e della sua parte dolorante. Comunque anche loro avevano qualcosa che fungeva da albero di Natale.

C’era il problema di come allestirlo mancavano gli addobbi ma non la fantasia.

Eravamo ormai alla vigilia e sistemarono quel tronco, un po’ sbilenco, in un angolo, legandolo in modo che non cadesse. Ci appesero tre arance, qualche mandarino e alcune strisce di carta colorata e già poteva cominciare ad assomigliare all’albero della festa, ma non era ancora sufficiente.

Al resto ci pensò Babbo Natale con i doni portati nella notte: un po’ di caramelle, pochi gianduiotti e qualche cioccolatino.

L’addobbo dell’albero fu completato inserendo tra i vari ramoscelli anche caramelle e cioccolatini. Ma come si fa a trattenere i bambini dal mangiare quei succulenti doni appena ricevuti? Non ne ricevevano tutti i giorni e allora Pino consigliò alle sorelline di mangiare pure qualche caramella e cioccolatino ma senza buttare la carta e la stagnola che le conteneva. Queste, abilmente riavvolte con una pallottolina di carta all’interno, venivano riappese nell’albero che continuava a fare la sua bella figura.

Al rientro a scuola le piccole avrebbero potuto raccontare che anche esse avevano avuto il loro albero di Natale, senza bisogno di dire che questo non aveva le scintillanti palline di vetro colorato ma solo un variopinto miscuglio di carta e stagnola abilmente mimetizzato negli aghi verdi di quel tronco di pinus sylvestris.

Era stato un inverno molto freddo e il povero tronco finì, come tutti gli altri, nel caminetto per dare un po’ di calore ai piccoli prima di andare a dormire e sognare gli angioletti che portavano ricchi doni a tutti i bimbi buoni.