Archive for dicembre, 2017

VACANZE SUI MONTI di Sandra.vi

   

LE MIE VACANZE

 I ricordi hanno bisogno di tanto tempo prima di svanire lentamente nella nostra mente; basta però un niente, un profumo, una voce, un disco, per risvegliarli immediatamente e farli rivivere. Sto sfogliando un giornale, parla dello stato dei nostri bacini. Ecco apparire il lago di Carezza… spalanco gli occhi incredula, ma cos'è quella pozza in fondo a un dirupo?? Come i grani di un rosario i ricordi scorrono nella mia mente.

Sono nella mia casa di Carate (in Brianza), i bagagli sono pronti, ci aspetta il nostro periodo di vacanza in Val di Fassa. Mia figlia sta aiutando papà a caricare la macchina ed io cerco di ricordare se ho preso tutto. Mio marito ci accompagnerà e poi se ne andrà al lago a pescare, sono i nostri accordi, lui adora pescare, io adoro la montagna così per questo periodo ognuno dei due si godrà le ferie che desidera di più. Chiusa la casa, passiamo a prendere mio suocero, da quando è rimasto solo trascorre le ferie con noi. Siamo al completo e partiamo. E' un viaggio un po' lunghetto, mia figlia Laura è un pò stanca, ma io mi godo il panorama e comincio a respirare quell'aria che sempre più pura.

Lasciamo la Val di Fiemme, ed entriamo nella Val di Fassa, “pazienza Laura, tra poco ci siamo” ed eccolo finalmente il nostro albergo, siamo arrivati. Dopo essersi riposato Aldo, mio marito, vuole ripartire, mi spiace vederlo fare il viaggio da solo, “vai piano, telefona subito come arrivi”....

Per noi comincia il nostro periodo di ferie. Il maestro delle scuole elementari di Pozza, appassionato di mineralogia, ha aperto un negozietto al piano terra dell'albergo ed espone dei pezzi che lui stesso trova partendo all'alba, o risalendo il torrente, o ai piedi dei monti; ha dei minerali veramente interessanti. Mia figlia ne va matta, ogni volta che usciamo raccoglie delle pietre che pensa siano valide, riempie le tasche e al ritorno corre da lui.

Con pazienza il signor Carlo le spiega, mostrando la differenza fra un sasso e un minerale. Spacca un sasso, dentro è pieno di cristalli viola, è una “Geoda”, bellissima. Siamo fortunati, abbiamo delle belle giornate, con noi sono arrivati altri signori che già conoscevamo e combiniamo di fare una gita, decidiamo per la Marmolada, partendo da Canazei.

Partiamo presto il mattino dopo, siamo un bel gruppetto, Laura è contenta; anche gli altri signori di Genova hanno un ragazzino su per giù della sua età, non si sentirà sola. Arrivati a Canazei pigliamo un sentiero che arriva alla piccola seggiovia, da qui una bella salita al rifugio Marmolada. Camminiamo tranquilli, è un sentiero facile. I ragazzi camminano davanti a noi, ad un tratto davanti a loro un serpente scende dalla loro destra e sibilando attraversa il sentiero scomparendo a sinistra fra i rovi... I ragazzi si sono bloccati hanno indietreggiato piano piano e poi di corsa si sono buttati nelle nostre braccia, tutti spaventati “Meglio di così non potevate fare, siete stati bravissimi, se aveste urlato, poteva girarsi, su, è andata bene, continuiamo”. E così fu, tutto filò alla perfezione, una bella polenta al rifugio con degno contorno ci ritemprò le forze e il panorama che si presentava ai nostri occhi era semplicemente grandioso, indescrivibile. Anche la discesa, andò nel migliore dei modi e rientrammo in albergo stanchi, ma contenti di aver passato una bella giornata.

 

Ricordi, tanti ricordi.... le belle gite al lago Carezza per ammirare la sua bellezza, non era facile se guardare il Latemar nelle sue acque limpide o guardare le cime direttamente. L'anno in cui decidemmo di salire al rifugio ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo e mio suocero dichiarò “questa è la mia ultima gita, per me basta”. Quell'anno eravamo una bella compagnia, partimmo presto e salimmo verso Vigo di Fassa attraversando una bella pineta respirando quell'aria resinosa, piena di tanti profumi e presto raggiungemmo il rifugio Gardeggia, da qui dopo un po' di riposo iniziammo la salita, leggermente mozzafiato. “Mantenete lo stesso passo”, continuava a ripetere mio suocero che procedeva con passo uguale, quasi cadenzato, senza fermarsi un attimo. Noi lo seguivamo a distanza ,e colla scusa di guardare il panorama favevamo piccole soste. Arrivate al rifugio trovammo mio suocero tranquillamente seduto che ci accolse con un “posso offrire un caffè?”. Una bella risata accolse le sue parole , e questa sarebbe la sua ultima gita? Nel rifugio, riposati, mangiammo le nostre colazioni al sacco e poi facendo dei giri godendo della stupenda vista. Ma dovevamo ritornare e sacco in spalla ci preparammo a scendere pian piano, sapendo che la discesa, se ripida, è peggio che una salita.

Ad un tratto alzando gli occhi tra un ciuffo di rododendri dei botton d'oro delle piante grasse dritta con dei colori stupendi una stupenda “scarpetta della Madonna” (non so il nome ufficiale di questo bellissimo fiore); una vera tentazione, guardo e penso di arrivare a coglierla ,mettendo lo scarpone tra una pietra e l'altra.

Scarpetta di Venere o pianella della Madonna

(Cypripedium calceolus)

   

Salgo, prendo il fiore delicatamente in mano, mentre sento mio suocero urlare “Sandra no” mi giro e mi accorgo che la discesa è difficile, metto il fiore in bocca e attaccandomi alle rocce guardando dove metto i piedi, scendo adagio, ma l'ultimo pezzo un ciuffo d'erba mi fugge e cado  a braccia aperte. Sotto avevo visto una tenera erbetta verde, vado a cadere lì, levando degli spruzzi, era un acquitrino.... Inzaccherandomi abbastanza, vengo aiutata ad alzarmi (fiore salvo) cerco di pulirmi e m' accorgo che non ho più l'orologio. L'ho perso nella caduta, è inutile ogni ricerca, è sparito nella melma. Sono davvero dispiaciuta, per una mia sciocchezza, ho rovinato una bella gita. Continuiamo la discesa, ma l'atmosfera è cambiata. Anche in albergo, dopo cena tutti ne parlano come di una mezza tragedia. Mentre mio marito al telefono mi dice tranquillo “Sai ne vendono ancora di orologi.......”

 

  Mio suocero fu davvero profeta, fu l'ultimo anno felice delle nostre vacanze, l'anno dopo eravamo in ospedale dove avevamo ricoverato mio marito... ho avuto però la gioia di ritornare in Val di Fassa molti anni più tardi, con mia nipote adolescente... la vita ti sa sempre stupire.