DALLA DISCARICA RINASCE UNA VITA

   

SU MUNTRONAXIU

(L'immondezzaio)

   

Recentemente le cronache ci hanno riportato le notizie della cosiddetta terra dei fuochi in Campania e si scoprono i danni che possono fare le discariche dei rifiuti solidi urbani, autorizzati e non, quando per lo smaltimento degli stessi si usa il fuoco. La memoria mi riporta alla mente che nell’immediato dopo guerra era proprio questo il sistema di smaltimento delle immondizie casalinghe. Erano gli stessi cittadini che andavano a scaricare i sacchetti,  barattoli e secchi contenenti i rifiuti urbani nella discarica alla periferia dei centri abitati.  In tali discariche, volgarmente chiamate nel dialetto cagliaritano “Su muntronaxiu”, gli incaricati dell’amministrazione comunale provvedevano, poi,  periodicamente ad appiccare il fuoco per una sorta di smaltimento degli accumuli di immondizia. Non è difficile immaginare che in tali giorni i cittadini erano costretti a chiudere tutte le imposte di casa per non essere invasi dall’olezzo dei fumi provenienti da tali fuochi.

   

Questo sistema durò per parecchio tempo, unica innovazione era stata l’istituzione di un servizio di ritiro nelle strade cittadine tramite un motocarro a tre ruote nel cui cassone si versava l’immondizia che comunque veniva poi portata nella solita discarica all'aperto.

Ma anche in una discarica può sbocciare un fiore o da una discarica può rinascere una vita, infatti prendo spunto da questa premessa per raccontare un’altra storia.

     

 

IL MIO PRIMO CUCCIOLO

 

 

Un musetto, un corpicino, quattro zampette, un codino e due occhi ancora chiusi: stava rannicchiata in una mano in cerca di calore, tremava ancora in un fremito di vita che di lì a poco gli sarebbe potuta mancare.

Mio padre l’aveva raccolta in una di queste discariche in un freddo mattino d’inverno. Passando di lì in bicicletta, rientrando a casa dal suo lavoro notturno, aveva sentito un flebile lamento e si fermò per accertare di che si trattasse. Tre cuccioletti partoriti da poche ore giacevano per terra, gettati via forse per ridurre una cucciolata numerosa. Due erano ormai esanimi ma questa, una femmina, dava ancora segni di vita e mio padre la raccolse, la tenne al caldo sotto l’ascella all’interno della giacca e la portò a casa: voleva salvargli la vita.

   

L’attenzione di noi bambini fu tutta per questo esserino inerme che nelle nostre mani dava disperatamente segni di voler vivere e cercava il calore di una mamma che non avrebbe mai conosciuto e dalla quale non avrebbe potuto avere né il latte né la cura materna.

La lavammo con acqua tiepida e la sistemammo in un giaciglio improvvisato su un telo pulito, ma preferiva stare rannicchiata nel calore di una mano cercando disperatamente con il musetto qualcosa a cui attaccarsi. Sorse subito il  problema di come alimentarla.

L’inventiva di mio padre risolse tempestivamente il quesito: con un contagocce riuscimmo a farle calare in gola un po’ di latte di mucca e dopo averne sprecato parecchio nel tentativo di farla ingoiare, finalmente si addormentò, accoccolata nella mia mano che tenevo immobile appoggiata sulle ginocchia per non disturbare il suo primo sonno. Sentivo il suo cuoricino battere e questo mi dava la certezza che era viva.

La seconda fase fu la costruzione di un mini biberon utilizzando proprio la pompetta di gomma del contagocce, forato nella punta e infilato in una mini bottiglia nella quale versavamo del latte appena scaldato: Lilla, questo il nome che le avevamo dato, ci si attaccava facilmente e non sprecava più neppure una goccia del prezioso liquido.

Ciascuno di noi rinunciava ad un poco del suo latte, al mattino, per riservarlo alla cuccioletta ormai adottata, la sentivamo nostra. Era una bastardina, semi bassotta, dal pelo liscio bruno scuro con striature nere che, alla luce dei raggi del sole, assumeva splendenti riflessi violacei. Il nome le derivò proprio dalla caratteristica del suo manto. Mangiava, dormiva, mangiava e dormiva di nuovo: era salva. Dopo circa una settimana gli si aprirono due occhioni di un bel marrone scuro e cominciarono a guardarsi intorno, curiosi, cercando di capire dove si trovasse. Ma più che con la vista ci riconosceva ormai con l’olfatto, infatti rimase morbosamente affezionata,  per tutta la sua esistenza, al suo primo contatto umano, cioè a mio padre del quale aveva sicuramente memorizzato l’imprinting olfattivo.

Per noi bambini fu una grande occasione per apprendere l’importanza dell’amore per gli animali ma, soprattutto, per il valore della vita di qualsiasi natura essa fosse, e mio padre questo lo sapeva. Con il solo esempio e senza tante parole ci aveva impartito una grande lezione.

Lilla visse 18 anni ed ebbe diverse cucciolate accoppiandosi sempre con bei cagnoni grandi il doppio dei lei. Trovava il modo di farsi seguire nel cortile di casa, si sistemava su un gradino per dar modo a quei maschi infocati e smaniosi di arrivare a lei perché altrimenti da soli, per quanti sforzi avessero fatto, non sarebbero riusciti a risolvere il problema, lei stava troppo in basso per loro ma Lilla dimostrava grande intelligenza anche nel suo istinto nel periodo dei calori amorosi.

 

La prima volta ebbe due maschi, cuccioli che crebbero bellissimi e li tenemmo in casa, avevamo lo spazio sufficiente.

Successivamente, Lilla, aveva avuto cucciolate di quattro ma non ne abbiamo mai soppresso alcuno. Siamo riusciti a sistemarli sempre con persone che amavano gli animali e far contenti tanti bambini che anelavano di avere il loro cucciolo personale.

                                                      

 

(Pensiero di Albert Schweitzer, Premio Nobel per la Pace 1952) 

Quando l’uomo imparerà a rispettare le creature minori della creazione, siano animali o vegetali, non occorrerà che nessuno gli insegni ad amare il suo simile

 

UN AMICO É COSÌ

           


COMMENTI

  1. il 12 novembre, 2017 lorenzo12.rm dice:

    Bellissima storia la tua, Giuseppe: si parte dall’uso razionale dei rifiuti all’adozione di animali abbandonati, alla massima finale di un premio Nobel. E ci sentiamo tutti impegnati alla ricerca di cose belle e buone. Una piccola parentesi: una delle mie gatte si chiama Lilla, Lilletta, ed ha quasi 15 anni (le vogliamo un bene dell’anima). Per non farla lunga, ti ringrazio, caro Amico, e ti auguro un mondo di bene.

  2. il 12 novembre, 2017 giuseppe3ca dice:

    Un saluto speciale pre te Lorenzo ma anche un salutino alla tua gattina Lilla che per l’omònimia la accomuniamo alla mia cagnolina. Cane e gatto che nel nostro preconcetto umano li riteniamo acerrimi nemici, nella realtà, invece, capita che vadano molto d’accordo. Io ho avuto un cane e u gatto che si accucciavano insieme e dormivano con la testa appoggiata uno sulla pancia dell’altro o viceversa. Grazie per l’augurio mentre io ti rivolgo un invito: Raccontaci la storia della Gattina Lilletta che in 15 anni ha vissuto certamente tante avventure e gli amici boscaioli sarebbero contenti di leggerti. Pensaci! A presto, ciao.

  3. il 12 novembre, 2017 gabriella.bz dice:

    Un racconto terribile il primo, pieno di immondizie e fuoco, con il fumo nauseante. Posso dire che erano tempi vecchi allora, ora sono dei delinquenti quelli che danno fuoco alle immondizie ed ai boschi. Per fortuna arriva il secondo post delizioso, quello del cagnolino. Mi sembra di sentirlo nelle mie mani, sentire il suo tremito, forse di paura o di spavento. Certo la mancanza della mamma. Non ho mai avuto un gattino o cagnolino, ma dopo questo post, quanta voglia di portarmi a casa un cagnolino per farci compagnia uno all’altra. Certo tuo Padre, Giuseppe è stato davvero grande a prendersi la Lilla, pensando che erano tempi duri e il latte costava. Una pagina molto bella con una canzone meravigliosa se solo entri in internet. Un saluto ciao

  4. il 12 novembre, 2017 giuseppe3ca dice:

    Sei sempre tanto generosa nei tuoi commenti Gabriella, ti ringrazio. Confermo, mio padre si era intenerito nel trovare quella cuccioletta neonata che, nella sofferenza, cercava di dimostrare disperatamente la sua voglia di vivere e con il suo lebile lamento chiedeva aiuto. Mio padre l’ha raccolta e tutto è scritto nella storia… è stato un grande insegnamento per noi bambini e ho voluto raccontarla anche per i nostri nipoti. Grazie ancora, un caro saluto, ciao.

  5. il 12 novembre, 2017 edis.maria dice:

    Ricordo il periodo che, per disfarsi dei rifiuti, il Comune bruciava tutto perchè era l’ unico modo, allora per risolvere il problema. Poi, quando il mucchio era molto alto e difficile da gestirlo, lo coprirono con terra e semi di prato e, dopo qualche mese cominciarono a crescere le prime erbette e i primi fiori. Naturalmente fu cercato un altro luogo per la discarica! Ora con la raccolta differenziata il problema è, quasi del tutto, risolto! Che tenerezza, Giuseppe, il tuo racconto sulla cagnetta Lilla! Io amo molto i cani. Ne ebbi due, in tempi diversi, per 13 anni cadauno che chiamai entrambi Pilù. Ancora, a distanza di anni, li ricordo con amore e sentimento, perchè mi diedero tanto affetto e mi consolarono nei momenti difficili.

  6. il 12 novembre, 2017 giuseppe3ca dice:

    Tutto vero per le discariche Edis, fino a qualche decennio fa si usava ancora il fuoco come smaltimento de rifiuti solidi a scapito dell’inquinamento atmosferico. Oggi non è più consentito per la maggiore attenzione alle conseguenze ecologiche.
    La storia della mia cagnetta mi intenerisce ancora al solo pensarci. Da bambino ho imparato ad amare gli animali ma soprattutto ho appreso la loro grande sensibilità che, soprattutto nei cani, non è da paragonare alla sensibilità umana, quella canina è molto superiore e non tradisce mai. Dei tuoi due Pilù, raccontaci la storia, sarà un piacere leggerla. Grazie, un saluto di vera stima, ciao.

  7. il 12 novembre, 2017 antonino5 Antonino5 dice:

    Caro Giuseppe il tuo racconto che il tuo papà fece una dimostrazione di amore verso gli animali è stato un insegnamento per voi bambini che vi è rimasto impresso nei vostri cuori per tutta la vita e questo amore è rivolto anche agli esseri umani, quesro è un insegnamento da buon cristiano. Anche a me mio padre, lavorando in campagna gli proposero di regalargli un cucciolo di cane pastore con tutto che stavamo nelle ristrettezze della guerra mio padre me lo portò io mi innamorai subito, era il mio amico fedele,vivemmo per qualche anno insieme, ma un giorno si ammalo e fu dovuta prendere una decisione molto drastica, aveva un male contaggioso e tocco sopprimerlo.Potete immaginare i oianti di un bambino,fuun grande dispiacere.

  8. il 12 novembre, 2017 giuseppe3ca dice:

    Capisco la tua sofferenza per il distacco dal tuo cane, Antonino, l’ho vissuta pure io.
    Per l’insegnamento ai bambini mio padre aveva una grande sensibilità, certamente non conosceva la massima del Premio Nobel Albert Schweitzer ma aveva dimostrato di saperne interpretare tutto il contenuto e ringrazio ancora mio padre. Un saluto sincero per te, ciao.

  9. il 12 novembre, 2017 gianna dice:

    Bellissimo Giuseppe il tuo post,Molto emozionante per chi ama davvero gli animali Il Primo Cucciolo di Giuseppe e stata trovata dal suo Papa’ in una discarica.Una femmina era la sua prima cagnolina appena nata, il Papa’ di Giuseppe tornava dal lavoro notturno, passando sentiva dei lamenti si fermo e vide questa piccola cagnolina,infreddolita la mise sotto le ascelle per proteggiarla dal freddo e la porto a casa, era solo lei rimasta viva,Insomma la gioia di queste famiglia comincio’ subito a dare tutto il necessario per salvarla, ma doveva essere alimentata,inventarono un finto biberon per darle il latte di mucca, per cercare di sostituire il latte materno.si chiamo LILLA avevono mille cure per vedere se riusciva sopravvivere,ma a lottoto per la sua vita con Molta fortuna avendo trovato una famiglia che ha saputo dare tanto amore e cercare di alimentarla al posto della madre.una splendida famiglia con molta umanita’Dopo e riuscita avere una cucciolata l’istinti deli animali e cosi. ebbe due maschi, bellissimi.ma non hanno abbandonato nessuno perche’ avevo molto spazio per fare giocare i bambini. dunque erano salvi a casa sua.Purtroppo l’abbandono di questi animaletti e Vergognoso, un vero atto di crudelta. la storie fa commuovere molto bella ma purtroppo molti animali finiscono in varie discariche.bellissimo raconto ma ci sono diverse persone sensibili, e non tutti finiranno a morire in una discarica.E una (Vergogno Sociale) Grazie del tuo bel racconto Giuseppe. Un saluto

  10. il 12 novembre, 2017 giuseppe3ca dice:

    Grazie Gianna, anche te dimostri tanta sensibiltà verso gli animali e mi fa piacere. Per me la vita è importante in qualsiasi elemento della natura, umano, animale e vegetale, per me è importante anche un filo d’erba e forse tutto dipende dall’educazioe ricevuta nel salvataggio della cagnolina Lilla che è rimasta nel mio cuore. Un saluto per te, ciao.

  11. il 12 novembre, 2017 alba ,morsilli dice:

    mi sono commossa la tua storia mi ha portato indietro di anni, io che credevo di non saper amare gli animali ho vissuto con un trovatello carico di pulci ma di una dolcezza infinita.
    Grande il tuo papà uomo dal cuore d’oro, persona di una sensibilià grandiosa

  12. il 12 novembre, 2017 sandra.VI dice:

    ANCORA una bella pagina ci aspetta questa domenica, coi tuoi racconti GIUSEPPE. Colla triste realtà che si presentava un tempo dando fuoco allo smaltimento dei rifiuti colle logiche conseguenze che ne derivavano, al secondo veramente delizioso racconto del ritrovamento del piccolo cucciolo, Sembra di percepire la tua gioia nel prender tra le mani quell’esserino tutto tremante d i freddo?, paura? l’emozione vederlo aprire gli occhi, è stato un amore a prima vista, comprensibile per chi come me ama gli animali, il mio adorato SILVER CHE MI è stato rubato, ed ora la mia micetta, come arrivo dall’ITALIA mi cerca e devo accarezzare,,,,,,, un caro saluto–ciao

  13. il 12 novembre, 2017 giuseppe3ca dice:

    Per capire quanto gli animali ti capiscono devi viverci insieme Alba… tu lo hai fatto e hai capito: hanno una sensibilità estrema che l’essere umano non riuscirà mai ad avere. Confermo Alba, il mio papà, pur senza istruzione, è stato veramente un uomo di grande lungimiranza e comprensione umana, pur vivendo in tempi difficilissimi e di grandi difficoltà ha saputo metter su una famiglia, anche numerosa, educandola al rispetto e all’onestà verso tutti. Grazie per il tuo intervento, veramente prezioso, ciao.

  14. il 12 novembre, 2017 giuseppe3ca dice:

    Vero Sandra, la Domenica del Bosco non si smentisce, cerchiamo sempre di fare delle belle pagine per sentirci in compagnia con argomenti di ampio interesse per tutti. Oggi si passa dalle esigenze dello smaltimento ecologico dei rifiuti solidi al salvataggio di una cagnetta neonata buttata via da mani di un cuore insensibile. Nella lettura te hai percepito le stesse emozioni che io ho vissuto nel mio primo contatto con questo esserino inerme che chiedeva solo di vivere. Per me è stato un insegnamento che mi è servito per tutta la vita. Di tutto questo devo ringraziare al quale riconosco la sua infinita sensibilità umana ma ho il rimpianto di essere riuscito a capire con un pò di ritardo il suo insegnamento fatto più di esempi pratici che di parole. Grazie Sandra per il tuo commento ed anche per il riferimento ai tuoi animali domestici. Un caro saluto, ciao.

  15. il 14 novembre, 2017 Giulio Salvatori dice:

    Un richiamo al rispetto di tutti e di tutto. Bravo Giuseppe. Ogni tanto fa bene leggere e rileggere queste cose. In un mondo dove tutti si corre all’impazzata, fermarsi un attimo a pensare e meditare, fa bene al cuore. Grazie Giuseppe

  16. il 14 novembre, 2017 giuseppe3ca dice:

    Grazie a te Giulio, nel nostro piccolo (che poi tanto piccolo non è perché anche le piccole cose hanno la loro importanza) abbiamo ancora la capacità di distinguere il bene dal male, separare le cose giuste da quelle che procurano solo danni morali e materiali all’uomo e alla natura. Fintanto che siamo in grado di ponderare su queste cose di comune interesse, scriviamo e diffondiamo, nella speranza che qualcuno ci legga e ne tragga buoni auspici. Tu lo hai fatto dando dimostrazione di saggezza e me ne compiacio. Ancora grazie con immensa stima, ciao.

  17. il 15 novembre, 2017 gianna.vr dice:

    “Stai attento alle piccole cose: tutto è grande per chi ama”.
    Mentre pensavo a cosa avrei potuto scrivere per commentare il post, mi è venuta alla mente questa frase che mi regalò in un bigliettino un’amica molti anni fa. La trovo, ancora una volta, molto vera. Per tuo papà, che vi voleva molto bene, anche un piccolo cucciolo moribondo è diventato un grande segno d’amore!

  18. il 15 novembre, 2017 giuseppe3ca dice:

    Verissimo Gianna… è proprio con l’unione delle piccole cose che si cresce, si impara e si diventa adulti. Ho sempre un bel ricordo del mio papà… uomo di poche parole ma che ci ha impartito l’educazione con grandi esempi di bontà e onestà. Grazie, un saluto di stima per te, ciao.


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