Archive for luglio, 2017

L’INVISIBILE CLOCHARD

 

UN CLOCHARD1

 

 

Un Clochard quasi invisibile

 

Da qualche tempo noto un clochard che gira sotto casa, non dà fastidio a nessuno, ma mi incuriosisce. Strano che si fermi in questo villaggio di case tutte nuove, il gruppo di case ha sì un parco con panchine, ma per entrarci si deve passare da un portone che nessuno apre a persone sconosciute.

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Le case sono costruite a cerchio in modo che solo gli abitanti possano entrare nel parco. Questa persona non tanto vecchia mi fa pena e pochi giorni fa ho allungato un paio di monete perché potesse andare a bere un caffè. Forse aveva fame, ma con quegli spiccioli sarebbe uscito anche un panino. Ho poi chiesto come mai si fermava nella via e non andava sotto i portici dove senza dubbio pochi euro in più avrebbe potuto averli a fine giornata.

^F93677AE820703B7F18B937EC89C07457DB2BA5F57FDA72116^pimgpsh_fullsize_distrMi piace questo posto, rispose, e poi a Merano ci sono nato, sono partito per fare la naja e sono rimasto nella città della naja per molti anni, poi la fortuna mi ha voltato le spalle, sono rimasto senza lavoro in questi anni dove la speranza di lavorare è poca, la moglie è morta ed io sono rimasto solo, se si escludono alcuni parenti che non si ricordano più di me.

I miei vecchi amici non mi riconoscono più, la povertà fa girare loro le spalle, chi ha bisogno di aiuto è meglio che stia lontano da loro. Lentamente mentre parlava ci si avviava al bar, mi chiese; non ha vergogna a farsi vedere per la strada con me? Le chiedo se è ricercato dalla polizia e lui ridendo mi rispose: forse dalla pulizia, sebbene al dormitorio pubblico ci possiamo fare la doccia. Entriamo in un bar dove sono conosciuta dai vecchi tempi, non ho vergogna ad offrire un caffè le chiedo di sedere, vicino viene un amico di quelli che si hanno da sempre, forse incuriosito per vedermi con una persona insolita.

tazzina di caffè

Dopo aver bevuto i caffè, vedo il mio amico che osserva con aria incuriosita il clochard, io lo guardo e chiedo, non ne hai mai visti in giro per la città? Si tanti, ma a questo vorrei dare un nome se non sono indiscreto. Lo conosci? Chiedo. Mi sembra di ricordare un viso ma da tanti anni non lo vedo. Il clochard si alza e mi saluta ringraziando il mio amico per il caffè. Siamo rimasti stupiti, quando si è visto riconosciuto o forse aveva riconosciuto pure lui il mio amico, se ne è andato.

 

20090508_c1_clochardMentre eravamo soli ho chiesto se l’avesse riconosciuto davvero, mi spiegò che se era la persona da lui riconosciuta erano tanti anni che non lo vedeva e forse non l’avrebbe riconosciuto se l’avesse incontrato in centro, perché se si osservassero tutti i clochard o extracomunitari, sarebbero davvero troppi da vedere.bosco con panchina

Piano piano sono ritornata a casa, ma non ero contenta con me stessa. Sono passati pochi giorni e rivedo l’invisibile, mi è entrata in testa una strana idea, perché al pensiero di essere riconosciuto è andato via? Paura d’essere riconosciuto? Perché? Lo saluto e chiedo se si sente bene, mi risponde di si, ma aggiunge che per alcuni giorni è andato in un paese vicino. Non chiedo il motivo, ma è lui ad aggiungere, non volevo che il suo amico cercasse in me una persona che non c’è più.

IL RIPOSO DEL BARBONEHo capito che si sono riconosciuti ora ne sono convinta, ma perché allontanarsi? Forse avrebbe potuto aiutarlo. Poi mi dice, signora la saluto e ringrazio, mi allontano da questa oasi di pace. Senza aggiungere altro se ne è andato. Pochi giorni dopo un ragazzo che abita nella mia stessa casa mi chiede se so dove è andato il clochard, lo osservo e rispondo di no, come mai ti interessi a quell’uomo chiedo? Il ragazzo diventando rosso mi risponde: credo sia mio nonno, solo oggi mia mamma mi ha raccontato di avere ancora il papà, ma è certa che sia una persona che vuol essere invisibile, ma io ho visto lei che parlava con il clochard ed ho pensato che fosse lui, forse voleva vedere noi senza essere riconosciuto.

 

 

Il sindaco Pisapia visita il mezzanino della metropolitana Stazione Centrale aperta ai senzatetto per l'emergenza freddo, Milano, 9 febbraio 2012. ANSA / DANIELE LAZZARETTOClochard nella Stazione Centrale di Milano

per emergenza freddo 9 febbraio 2012

 

Sono molto indecisa se dirle dove avrebbe potuto ritrovarlo anche perché con sicurezza neppure io lo sapevo, ma di una cosa ero certa, non era sporco, aveva solo vestiti vecchi e rattoppati ma puliti, perciò il posto più facile per trovarlo era il dormitorio dove non mancano certo le docce. Dentro di me penso se è il caso di dirlo oppure no, poi mi son detta, se è venuto nella zona doveva sapere che in questo rione abitano i parenti, perché non dire al ragazzo dove poteva trovare il nonno? Se il nonno non voleva farsi riconoscere dai suoi parenti non avrebbe dovuto venire dove ci abitavano. Ho dato dei consigli al ragazzo, dicendogli anche che forse non era il nonno, ed in ogni caso non offendere nessuno. Mi sembrava di aver fatto un brutto gesto verso il clochard, ma ieri in compagnia di quel ragazzo ho rivisto un signore che del clochard non aveva più niente.

 

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Mi ha donato un mazzo di fiori e mentre il ragazzino che gli stava accanto si guarda attorno, lui mi ha detto, di nuovo grazie signora anche se non so se riuscirò a vivere nuovamente in questo mondo.

 

 

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sogno di un clochard – matteo – orchestra italiana bagutti

 

Immagine anteprima YouTube

 

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