Archive for giugno, 2017

PASSAGGIO DI STAGIONE

 

PASSAGGIO DI STAGIONE

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E FRUTTI STAGIONALI

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Anche giugno se n’è andato.

Ci ha portato l’Estate

Con contorno di nubi e di pioggia

rimasugli di una incerta Primavera.

Presentazione standard1Ma hanno pensato i venti

di bora e tramontana,

libeccio e grecale

scirocco e maestrale,

a spazzar via cirri e ombre…

L’Estate ci attende.amorefk5

Non c’è vento capace

di portar via l’amore,

sincero e genuino.

autunno con il soleL’amore, quello vero,

ha lanciato la freccia

nei cuori di un uomo ed una donna

che continuano ad amarsi

con ardore e passione,

incuranti di bufere e temporali.

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Il vero amore è forte,

non ha paura di tempeste,

prosegue il sentiero,

illuminato dai raggi di sole

che filtrano tra foglie e rami

di un Bosco incantato.

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Viva la pace, viva l’Amore,

Viva l'Estate, Viva le vacanze.

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  Sabbia rosa

Buona Estate per tutti

In armonia e amore.

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Questo Piccolo Grande Amore

Claudio Baglioni.

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LA BOHEME

 

ROMANTICISMO

  rose con il cuorePost proposto da Antonino5

Leggendo i vari reciproci saluti giornalieri che ci facciamo sento che tutti siamo molto romantici e colgo l’occasione per parlarvi di una bella opera:

 

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LA BOHEME

 

di Giacomo Puccini

 

Forse tanti la conoscono ma quando io ne parlo la vivo. L’opera si svolge a Parigi nel periodo 1828-1924 ove mette in risalto l’amore puro che sboccia fra due giovani. Lui si chiama Rodolfo e lei Mimì. In quei tempi c’era molta miseria e i giovani tentavano di emergere mettendo in risalto le migliori qualità artistiche personali, chi pittore, chi poeta, chi scultore e in questo modo cercavano di sbancare il lunario.

Forse tante signore e tanti signori la conosceranno, se sono romantici sarà molto piaciuta, soprattutto alle nostre signore. Io proporrei le parole che sono all’inizio dell’opera, poi la musica è celestiale.

INIZIO:

Dai celi bigi vedea spuntar dai mille comignoli PARIGI…..

Questo è l’inizio che il gruppo dei pseudo artisti, che abitavano in una mansarda di adesso, invece li stavano sotto un sottotetto. Ora vi elenco alcuni dei protagonisti dell’opera. Mimì faceva finti fiori, Musetta ballerina, Rodolfo poeta, Marcello pittore, e tanti altri. Era d’inverno, a un certo punto la comitiva cominciava a sentire freddo li dove stavano in soffitta e decidono di uscire e andare in strada a trovare qualche bistrò per scaldarsi, però non tutti lasciarono l’ambiente. Rodolfo rimane solo cercando di comporre i suoi poemi. Vi racconto il momento di due anime che si incontrano e sboccia l’amore. Rodolfo rimasto solo, sente bussare alla porta, va ad aprire e si presenta una bella fanciulla, era Mimì con una candela in mano per chiedere qualche favore, dopo aver scambiato poche parole la candela si spegne e Mimì perde la chiave del suo uscio, col buio si mettono a cercare la chiave, e mentre cecano le due mani si incontrano. Rodolfo trova la chiave ma non lo dice.

Comincia a cantare.

 

La Boheme - Pavarotti- "Che gelida manina"

Fiamma Izzo d' Amico "Si, mi chiamano Mimi"

   

Che gelida manina, se la lasci riscaldar. Cercar che giova?

Al buio non si trova.

Ma per fortuna é una notte di luna, e qui la luna labbiamo vicina.

Aspetti, signorina, le dirò con due parole chi son, e che faccio, come vivo.

Vuole? Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo.

In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore.

Per sogni e per chimere e per castelli in aria, l’anima ho milionaria.

Talor dal mio forziere ruban tutti i gioelli due ladri, gli occhi belli.

Ventrar con voi pur ora, ed i miei sogni usati e i bei sogni miei, tosto si dileguar!

Ma il furto non m’accora, poiché, poiché v’ha preso stanza la speranza! Or che mi conoscete, parlate voi, deh! Parlate.

Chi siete? Vi piaccia dir!

 

Queste parole vi porteranno a qualche anno addietro e sono parole che sono state pronunciate a ognuna di voi, e voi uomini le avrete dette alle vostre predilette. Spero di aver dopo questo mio romanticismo, a tutti voi auspico all’amore maiuscolo fatto di sentimenti sinceri e condivisi per tutta la vita, per chi riesce a viverli insieme, sia stato anche un richiamo al presente, perché l’amore non muore mai, perché è bello donarlo ma anche riceverlo, ci fa sentire vivi.

Vi auguro quando potrete di andare a vedere LA BOHEME. Spero che non vi siete annoiati. Roba vecchia ma cuori giovani. Un saluto affettuoso a voi tutte e tutti

Antonino5 Blu Barra div. -GIF Fiori a campan, gialli e linea verde  

"Si! Mi Chiamano Mimi" - ( Maria Callas )

La Bohème - Puccini    

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RITORNO AL VECCHIO RIONE

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Quasi come una “figliola prodiga” oggi accogliamo il rientro di Gabriella della quale abbiamo sentito la mancanza ma sappiamo che non è dipeso dalla sua volontà, la sua assenza dal blog era dovuta solo al fatto che nella sua nuova casa non aveva il collegamento alla linea Internet. In questo periodo comunque non è rimasta con le mani in mano… ha continuato a scrivere e ora ci propone uno dei suoi lavori che sembrerà un po’ fuori stagione ma nel nostro Bosco è sempre Primavera e tutto viene in tempo reale.

 

Grazie Gabriella, felice ritorno.

 

Giuseppe A

 

VECCHIO RIONEMerano: Maya alta

   

Eccomi ritornata nel mio vecchio rione, tutto è bello e le vecchie amiche che vedevo ben poco lassù, ora basta bussare e le vedi di persona, non come prima sempre al telefono o alle volte in Skype, ma poche volte di persona. Il quartiere dove ho vissuto in questi ultimi dieci anni aveva una sola virtù, il bosco a pochi passi da casa dove io andavo quasi ogni giorno, alle volte per passeggiare alle volte per ammirare la natura, c’era sempre un motivo per uscire di casa e girare, alle volte piccole camminate, ma più spesso partivo con il pensiero di fare due passi poi mi ritrovavo lontana. Era facile andare lontano guardandosi attorno quando i fiori cominciavano il loro aprirsi alla vita, da piccoli steli a boccioli per essere poi magnifici fiori che attiravano con la loro bellezza, erano ai lati del cammino, nei prati e nei boschi. 10428471_890137027707577_4516286593725804365_n

Ora ho parchi, molto estesi e posso girare ma fiori ce ne sono pochi. E’ strano quanto ho desiderato questo mio ritorno, ma senza ricordare che i parchi hanno ben pochi fiori; fa niente, mi prenderò l’autobus e ritornerò alle mie vecchie passeggiate all’altra parte della città. Dal balcone vedo le montagne vicine che mi fanno tanta compagnia, se poi voglio vedere l’ippodromo con i cavalli che si allenano durante la settimana e fanno le gare di sabato e domenica basta che prenda una sedia comoda e tranquilla lo vedo quasi tutto. E’ sera mentre scrivo e le stelle stanno a guardare, la luna piena offre tanta luce che non serve accendere la lampada, forse guardano la mia pianta sul balcone per il momento unica, una rosa arancione non tanto grande ma molto bella, mi ricorda una pianta simile che mi avevano regalato almeno venti anni fa. 

Due rose al sole BoscoMC170621

Strano come il colore del piano dove abito sia arancione e per finire è il colore del segno zodiacale. Arancio il colore di un mazzo di tulipani regalo di mia figlia. Domani andrò a passeggiare lungo il Passirio e lì son ben sicura che fiori non ne mancano, piante tutte fiorite, ciliegi, mandorli, di tutto un po’. A pensarci bene potrei fare una lunga passeggiata non ho nessuno a pranzo ed io posso mangiare al ritorno con tranquillità. Certo la camminata è lunga dalla fermata del bus, ma la voglia di rivedere tutta quella meraviglia di fiori credo che superi la stanchezza. Il tutto lo farò domani, per oggi mi appoggio alla poltroncina che ho sul balcone e sogno i miei anni passati in questo quartiere, tutte le gioie e anche i dolori come tutti, quando gli amici mi hanno aiutata nei momenti terribili, ma quanto ho aiutato io. E’ stato un darci la mano a vicenda, senza che uno o l’altro lo chiedesse, come offrire un fiore da mettere in mezzo al tavolo se a una mancava, come del resto ha fatto una mia amica quando si è accorta che sul tavolo c’erano solo cioccolatini in un vassoio nei primi giorni che son arrivata in questa casa, poco dopo essere uscita, è ritornata con una bellissima orchidea, dicendomi: non riconosco casa tua senza le orchidee.

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Questo è il mio amato quartiere rimasto pressoché uguale, solo le case hanno cambiato ne hanno costruite tante colorate che abbelliscono il rione e sembra di avere un villaggio in mezzo alla vecchia contrada.

Ma non mi fermo qui, continuo con altre mie riflessioni.

    VECCHIO RIONE seconda parte  

Volgo lo sguardo in alto e vedo le nuvole che girano nel cielo azzurro, le vette delle montagne sono imbiancate, eppure siamo alla fine di aprile, e fino a pochi giorni fa il caldo t’invitava a prendere il sole sulla terrazza. Guardo in estasi quella neve tanto desiderata in inverno ma che non abbiamo avuto, non parlo solo per me ma per la natura stessa, la terra secca non aiuta le piante a germogliare, a far spuntare quelle gemme di un verde che guardandole ti riempie il cuore di commozione.

Passeggiate in alta montagna

Dopo aver fatto il giro di tutto il parco mi siedo e penso che ho atteso dieci anni per ritornare qui e strano a dirsi non sento la gioia che dovrei avere. Ho tutto, amiche di un tempo, negozi che lassù mi mancavano e scendevo per entrarci qualche volta, la parrucchiera, una casa bella e nuova, che mi manca? Il bosco… amico di mille passeggiate, dove andavo a camminare e tenere la testa in alto per vedere i rami più alti degli alberi, i fiori che mi hanno sempre dato coraggio, gioia e se un pensiero nero era dentro il cuore i fiori o il bosco erano in grado di risollevare lo spirito e farmi ritornare serena a casa.

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E’ mai possibile che sia cambiata tanto? Non mi diverto a uscire, se esco mi avvicino al parco e cammino guardando i cambiamenti; che fine hanno fatto le fontane tanto caratteristiche, dove sono? Le panchine con i cuoricini che avevano disegnato i ragazzi? i tavolini per stare comodi a leggere o fare qualche compito in compagnia della mamma? Hanno tutto rimodernato! E’ vero sono passati gli anni e forse io non me ne sono accorta, ma una decina d’anni non mi sembrano poi tanti.  Tra qualche tempo forse ritornerò ad essere l’amica di un tempo, ma ora mi manca il mio amato bosco, quello arboreo intendo. Non ci penso tanto, e come pochi giorni fa ritorno su, prendo una giacca e vado a fare una vera scarpinata, anche solo per arrivare alla vecchia casa è lunga, ma l’ansia di andare è tanta, eccomi giunta, mi sembra di ritornare in paradiso tra tutti questi fiori sulle passeggiate, passo il ponte Romano e subito altri fiori pure qui, sono passati più di due mesi eppure sembra che sia partita ieri. 

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I mandorli con i loro colori hanno ai piedi le violette, i ciliegi con i fiorellini colorati a terra per dare allegria, i tulipani con la loro distesa a vari colori. Forse non ho mai detto come sono belle le palme lungo la passeggiata, sembra d’essere sul lago di Garda.

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Mi siedo lungo il Passirio l’acqua non è tanta, mancano i ghiacciai di una volta ma è tanto limpida da potersi specchiare, allungo una mano nell’acqua e la passo sul viso sembra che i pensieri volino via, il viso lo sento liscio, sgombro dalle mie ombre nere e la serenità che trovo nel viso, la sento nell’anima.

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Penso che si dovrebbe vivere di sole aria pioggia amore e salute questa dovrebbe essere la felicità, attendo un po’ per assorbire tutta la gioia poi mi avvio verso casa, è lunga ma son ben felice di camminare con il viso sereno e pronta a sorridere a chi incontro, la nostalgia del mio amato bosco ricco di verde, spero di non sentirla, almeno per un pò.

Ciao Amici del Blog Bosco, felice giornata.

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Frederic François Chopin - Waltz Rain  

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POESIA PER I NONNI

  I NONNI

I NONNI

 

Gli angeli più belli

I nonni sono stati da sempre e oggi lo sono ancora di più, una risorsa essenziale per la famiglia ma soprattutto una figura inimitabile al centro della vita dei nipoti.

La perdita del nonno e della nonna lascia sempre un segno nell’animo di chi li ha amati: nipoti e nipotine, ma il loro ricordo non scompare mai.

  Nonna e niootino   Nonna e nipote in cucina

Oggi voglio dedicare la pagina del Bosco a tutte le nonne e i nonni di Eldy, proponendo la lettura di questi versi del poeta dialettale sardo Vincenzo Pisanu che ci esprime le emozioni, vissute certamente prima come nipote e successivamente come nonno.

È una poesia in dialetto campidanese e pubblico l’originale per il diletto di coloro che amano la lingua sarda e dei tanti sardi che ci leggono, ma a seguire c’è, per tutti, la versione in lingua italiana.

NONNE E NONNI, BUONA GIORNATA

Giuseppe_63662   poesie per i nonni  

I' NONNUS NO MORINT

(I nonni non muoiono)

   

I’ nonnus no morint

si sterrint allonghiaus

e dromint, reposant.

Hant connotu sudori e fadiori

arendi e seminendi

surcus longus di amori,

in tentas attressadas de dolori

e in terras de abbisongiu.

 

I’ nonnus no morint,

e no tenint surrungiu

po su tempus passau

anca hant poderau

straccìas e niàdas

strintus a nonnas giovonas,

cumpàngias innamoradas

in camminu cun fillus a costau.

 

l’ nonnus no morint,

si strumpant ind’un’ortu cuncordau,

a pasiai su truncu strasurau

e spainant is comas ingespiadas

comente matas de suergiu crocadas,

comente arromadura colorida

ghettada in dì nodida

intrames’e s’imperdau de sa ‘ia.

 

I’ nonnus no morint.

Candu sa vida insoru est finia

bolant conc’a su celu,

anca ddoi tenint tancas

po pasci’ nuis de nebida

moddis moddis, biancas

chi parint angioneddeddas,

chi giogant, currint e sartant

sonendi pitaiolus, e cantant

cuntentas imbentendi anninnias

po fai dromi’ pipius e pipias.

Faint ballu tundu cun is isteddus,

intonendi a cuncordu canzoneddas

po arrenésci bisus bellixeddus

a i’ nebodeddus e a i’ netixeddas.

 

I’ nonnus no morint…

Vincenzo Pisanu

    bambinoche fa i compiti    

 Cara nonna, ti scrivo...

     

I NONNI, NON MUOIONO…

 

I nonni non muoiono

si allungano distesi

e dormono, riposano.

Han conosciuto fatiche e sudore

arando e seminando

lunghi solchi d’amore

su distese valicate da dolore

e in terre miserande.Nonna e nipote in lettura

 

I nonni non muoiono,

e non hanno rimpianto

per il tempo passato

in cui hanno tenuto

a tormente e nevicate

stretti a giovani nonne,

compagne innamorate

con figli a fianco, in cammino.

 

I nonni non muoiono,Pescasseroli - Aq - Infiorata corpus domini

si adagiano in un giardino adornato,

a riposare il tronco tempestato

e dispiegano fronde variopinte

come querce distese,

come infiorescenza colorata

sparsa in giorno di festa

tra l’acciottolato della strada.

 

I nonni non muoiono.nuvole_72

Quando la loro vita è finita

volano verso il cielo,

dove possiedono tanche

per pascere nubi di nebbia

tenerissime, candide

da sembrare agnelline

Pecore dopo la tosatura pecore 2che giocano, corrono e saltano

al suono di campanacci, e cantano

felici inventando ninnenanne,

per addormentare bimbi e bambine.

Danzano il ballo tondo con le stelle,

intonando cori di canzoncine

affinché riescano sogni meravigliosi

ai nipotini e alle nipotine.

 

I nonni, non muoiono…

   Barra separ. con diversi fiorell. multic.  

Ecco la nipotina che molte nonne e nonni vorrebbero avere.

 Umi Garrett - Beethoven Sonata No.14 Moonlight 3rd mvmt    

      Barra separ. con diversi fiorell. multic.

IL RICCO E IL POVERO

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IL RICCO E IL POVERO

IL RICCO E IL POVERO

 

Questa è la storia di due amici, una vicenda di quando c’era ancora la lira e non avevano ancora inventato le carte di credito e i bancomat ma per brevità la racconto come fosse storia di oggi e quindi ho fatto la conversione in euro.

 

  I DUE COMPARI

 

Si conoscevano da ragazzi, due vite parallele ma con destini diversi: Marco che si era affermato nella vita, viveva con una certa agiatezza tale da essere considerato “ricco” mentre Gianni che continuava la sua battaglia quotidiana per cercare di guadagnarsi il pane era considerato “povero”.

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In effetti era proprio così uno ricco e uno povero ma questo non impediva che fossero sempre in grande e fraterna amicizia, anzi erano diventati pure compari perché Marco aveva tenuto a battesimo uno dei figli di Gianni. Gianni sapeva che in caso di necessità poteva sempre rivolgersi all’amico fraterno. Così avvenne che un bel giorno Gianni andò a chiedere un prestito all’amico Marco. “Compà, il lavoro scarseggia, sono in ristrettezze, devo pagare la bolletta della luce e non so come fare, se puoi aiutarmi” Marco rispose: “Certo, ma ci mancherebbe, quanto ti serve?”. Gianni non fece in tempo a pronunciar parola che Marco continuò: “Vedi quel mobile, vai, apri il primo cassetto in alto e prendi quanto ti serve”.

 

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Gianni aprì il cassetto indicatogli dal compare e si meravigliò di trovarlo pieno di biglietti di ogni taglio, 50, 10, 20, 100 e anche 200 €uro, spiegazzati e messi alla rinfusa tale da colmare completamente il cassetto. Gianni prese quattro biglietti da 50 e rivolgendosi all’amico disse: “Compà, duecento euro ho preso, restituisco appena posso, grazie”. – “Stai tranquillo” risponde Marco, “Vieni, bevi, ho versato anche per te” e sorseggiarono insieme un paio di bicchieri di buon vernaccia.

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Passò un pò di tempo e Gianni, riaggiustate le sue finanze, tornò da Marco a ripianare il debito: “Ecco compà, son venuto a riportare quanto dovuto” e tese la mano con i soldi verso l’amico che gli disse “Vai rimettili dove li avevi presi.” Gianni così fece notando che in quel cassetto continuava a regnare una grande confusione con biglietti di ogni taglio e monete messi lì in ordine sparso. Con gli alti e bassi delle economie di Gianni, lavorante a giornata e in continuo precariato, le richieste di aiuto all’amico Marco si ripetevano periodicamente, vuoi per l’acquisto di una bombola di gas, oppure per il corredo scolastico del figlio che andava alla scuola media ecc., Gianni umilmente chiedeva e Marco bonariamente prestava e ancora Gianni, appena poteva, restituiva. Il sistema era sempre lo stesso: Alla richiesta di Gianni, Marco rispondeva “Vai, sai dove sono, prendi quanto ti serve” e all’atto della restituzione “Vai, rimettili dove li hai presi”. I soldi erano lì, sempre alla rinfusa in un cassetto pieno e Gianni pensava che Marco forse non sapeva neppure quanto possedeva in totale. seduccion_del_vino

Con l’umiliazione di dover chiedere sempre, la tentazione era forte e una volta, all’atto della restituzione, Gianni fece finta di rimettere a posto la somma avuta in prestito ma in realtà si tenne i soldi in tasca. Passò del tempo e Gianni ebbe ancora bisogno di ricorrere all’amico per un urgente bisogno di denaro. Costernato si presentò da Marco che come al solito rispose “Vai, sai dove sono, prendi ciò che ti serve”. Gianni aprì il cassetto e lo trovò vuoto: “Compà ma qui non c’è niente” disse, al che Marco rispose : “Se non c’è niente vuol dire che l’ultima volta non li hai rimessi, se li avessi rimessi li avresti trovati.” Una bella amicizia che durava da una infinità di anni si era rovinata irreparabilmente.

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Valeva la pena rovinare una bella amicizia per pochi soldi?

L’onestà, forse, ripaga sempre.

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Lucio Anneo Seneca, filosofo latino (4 a.C. – 65 d.C.) disse:

 

Finchè vivi, continua

 

ad imparare come si vive

 

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I Nomadi - Io Vagabondo

   

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VIGILI DEL FUOCO

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Di quando ero VV.FF. e feci il battesimo col fuoco.

   

Dunque posso cominciare così, dopo 3 mesi di duro addestramento, nella caserma scuola per VV.FF. di Capannelle Roma, avendo studiato teoria e pratica applicata a tutte le discipline e superato con ottimi voti tutti gli esami, ero atto a poter svolgere il compito di Vigile del fuoco. Qualche dubbio sorse quando feci la prima visita medica, per il fatto della mia altezza (m. 1,66), ma vista la mia specialità del mestiere che facevo mi diedero il benestare: tutto OK.

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A fine corso ci fu il trasferimento dei componenti del gruppo nelle varie città d’Italia. Io fui destinato a Firenze in via Giuseppe La Farina e lì restai per qualche settimana cosi potei dedicarmi a fare visita alla nostra bella città di Firenze, potendo ammirare le meraviglie di sculture e quadri dei nostri magnifici maestri d’arte. Poi arrivò il mio collocamento definitivo. Mi mandarono, sempre in Toscana, in un paesino chiamato Figline Valdarno. Presi il treno con il foglio di via e arrivai a destinazione, scesi dal treno uscii dalla stazione mi accinsi a chiedere dove si trovasse la caserma dei VV.FF. ma mi trovi di fronte trovai un maresciallo V.F. si presenta, io mi presento, e con mio stupore vidi che venne a prendermi con un motocarro, mi fece accomodare sopra con la mia valigia, giungemmo in caserma e lì, dopo la presentazione con gli altri vigili effettivi e ausiliari mi fece vedere la mia camerata e tutte le cose per alloggiarmi. In sostanza feci il conto di quanti eravamo: 3 effettivi e 3 ausiliari paesani del posto, che all’occorrenza ci aiutavano. Il Maresciallo mi fece conoscere la sua famigliola con 4 figlioli e l’altro pompiere mi fece conoscere anche lui la sua famigliola con 2 bambini. Il Maresciallo abitava sopra la caserma. Mi resi subito conto che venni accolto con molta benevolenza fin dall’inizio e bastarono pochi giorni per entrare nel vivo del mio ruolo.

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Mi sembra giusto dare qualche spiegazione: eravamo nell’anno 1957, a quei tempi ancora nei paesi non avevano le attrezzature antincendi come ci sono oggi con le autobotti e le attrezzature necessarie per gli interventi. Si aveva a disposizione solo due macchine post belliche: un DODGE e un FORD. Per l’occorrenza di acqua avevamo un carrello con la pompa sopra che si agganciava al DODGE e poi si doveva staccare e portarla fino al punto dove si poteva attingere acqua.

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In caso di necessità avevamo il Ford come sostituto. Comunque le macchine erano sempre attrezzate, con scale, manicotti, lance, piccozze, e corde. Questa era tutta l’attrezzatura per intervenire. Come tutti saprete, nei paesi, in periferia ci sono delle case coloniche, con molto terreno agricolo, e molte bestie da accudire, e in questi casolari non poteva mancare il fienile.

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Il giorno per fare il battesimo del fuoco arrivò. Eravamo già a Giugno inoltrato molto caldo, giunse in caserma una chiamata urgente stava bruciando un fienile, con un po' di batticuore per il primo intervento, saliamo sul mezzo e in meno di 15 minuti eravamo sul posto. Con molta rapidità avevamo staccato il carrello con la pompa dal DODGE per portarlo in prossimità di un torrente per attingere acqua, chi faceva una cosa chi altro, arrivati al punto che eravamo pronti per gettare acqua sul fuoco, avevamo scordato la lancia da innestare alla manichetta per spegnere il fuoco, accortosi tutti della mancanza della lancia, io ero il più giovane cosi sono stato mandato a recuperare d’urgenza a prendere questa lancia, a circa 150 m. dalla macchina dove era rimasta, io con la gioventù che avevo e con il fervore di aiutare gli altri a intervenire al più presto, pensate bene che ero tutto in tenuta antincendio elmetto nero stivali ed eravamo a Giugno già caldo. Con il giovanile entusiasmo e la voglia di fare presto, cominciai a correre col sole che picchiava forte sull’elmetto, a un certo punto mi si annebbiò la vista ma io per istinto seguitai a correre, non vedendo più bene dove stavo passando. (Ora vi debbo spiegare nelle campagne hanno come delle vasche profonde circa 60 cm. ove fanno macerare il concime degli animali per le coltivazioni e queste vasche tutto intorno al perimetro hanno un bordo che sporge dal terreno di circa 20 cm, io ero annebbiato dal caldo, dal sudore, dalla fatica e nella concitazione e non vidi il muretto, vi urtai contro e andai a finire a tuffo dentro al trogolo. La caduta è servita a risvegliarmi subito, ma ero tutto imbrattato di quella sostanza nauseabonda, sono riuscito a prendere la lancia e portarla a destinazione e attaccarla in men che non si dica alla manichetta. Appena i colleghi mi videro, rimasero meravigliati, la prima espressione che fecero fu:

“O che t’à fatto”.

Fortuna che c’era il torrentello vicino e nel mentre che gli altri spegnevano l’incendio io mi toglievo un po' di quel che m’era rimasto del tuffo. Poi mi unii agli altri e aiutai i colleghi a spegnere l’incendio. Spento l’incendio ebbi modo di rendermi più presentabile e i coloni, per ringraziarci e rifocillarci, ci offrirono una bella merenda all’aria aperta.

Quando ritornai in caserma tutti vennero a conoscenza dell’episodio e sapete come sono nei paesi, la voce si sparse velocemente e conoscendo l’accaduto nei suoi dettagli tutti cominciarono ad apprezzarmi  per non aver perso la calma ed aver dato un aiuto determinante malgrado l’incidente.

Perciò il mio battesimo col fuoco lo feci dentro un trogolo di letame non per mia volontà ma per volere del fato.

Spero di non avervi annoiati, un abbraccio fraterno a tutti.

  Antonino5 Blu  

Vigili del Fuoco alla sfilata della Festa della Repubblica 2 Giugno

   

NATALINO OTTO - I POMPIERI DI VIGGIU'

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