Archive for marzo, 2017

UN SORRISO

 

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Il sorriso è la

 

Post proposto da Antonino5

Un giorno mi trovavo in una sala d’aspetto di un ospedale e su una bacheca leggo una sorta di decalogo, ovvero, regole di vita, per ricordare il comportamento dovuto nei confronti del prossimo. Mi è sembrato interessante e ne propongo la lettura agli amici del Bosco.

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IL SORRISO

 

Un sorriso non costa nulla e produce molto, arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona, non dura che un istante ma nel ricordo può essere eterno.

Nessuno è così ricco di poterne fare meno e nessuno è cosi povero da non meritarlo.

Chi elargisce un sorriso di felicità in casa, negli affari e in ogni circostanza dimostra sostegno sensibile di profonda amicizia. Un sorriso dà riposo alla stanchezza, allo scoraggiamento, nella tristezza è consolazione. Rinnova il coraggio, è antidoto naturale alle nostre pene. É un bene che non si può comperare, né prestare, né rubare poiché ha valore nell’istante in cui si dona. E se poi incontrerete chi l’aspettato sorriso a voi non dona, siate generosi date il vostro, perché nessuno ha tanto bisogno di un sorriso come colui che non sa darlo.

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Questo mi sembra un magnifico insegnamento se tutti gli esseri umani si comportassero in questa maniera nel mondo si potrebbe vivere più in pace, anche secondo me mettendo in atto i Dieci comandamenti dati da DIO.

Purtroppo uomini onesti verso Dio e verso i propri simili, ne sono rimasti pochi.

 

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Claudio Baglioni – Porta Portese

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OCCHIO ALLA TRUFFA

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Occhio alla truffa

Post di Sandra.vi

 

QUASI UNA TRUFFA

 

I ricordi hanno bisogno di molto tempo per sparire, celati nel profondo del nostro cuore. Basta un nulla per farli riaffiorare. A leggere il post di Giuseppe di qualche settimana fa sugli anziani, mi sono sentita riportare indietro di molti anni. Di parecchi anni più giovane, quando leggevo di persone raggirate in modo che giudicavo, veramente, quasi ingenuo, pensavo “no, non è possibile, a me non capiterà mai”. Ne parlavo anche col direttore della mia Banca, che confermava “sapesse come sono furbi, agiscono in coppia, uno fuori, uno in banca. Adocchiata la “preda” (una persona sola che preleva), le si mettono in fila alle spalle, le fanno un segno col gesso sul vestito e quando esce è seguito dal complice, il gioco è fatto. Io ascoltavo, sempre mantenendo il mio scetticismo, “sì, può capitare ma…….”

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Mi trovavo a Chiavari ospite di mio suocero che viveva lì da qualche anno per la sua salute delicata con la figlia, avevano lasciato Milano. Era una splendida giornata di settembre, dopo aver pranzato e riposato un poco decisi di farmi una passeggiata a mare. Appena uscita stavo attraversando la strada, mi si accosta una macchina, scende un distinto signore e con forte accento straniero mi chiede dove si trova l’Ospedale di Chiavari.

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Resto un pò perplessa so che c’è, ma non so dov’è, gli dico d’aspettare che chiedo al negozio vicino. Sto per girarmi, quando vedo avvicinarsi una ragazza. Stava entrando nel portone, ma si avvicina e chiede se può essere utile, la informo della richiesta del signore e lei tutta sorridente afferma di poterci dare informazioni; suo padre è medico dell’ospedale. Nel frattempo il signore scende dalla macchina, si avvicina a noi due e in un italiano stentato racconta una miserevole storia. E’ Americano e suo padre, morto da pochi mesi (asciuga una lacrima) ha fatto guerra sul fronte Italiano, ferito è stato curato da un medico italiano. Suo padre non lo ha mai dimenticato ed ora che è morto gli ha lasciato un lascito. Il figlio ha fatto tante ricerche e finalmente ha trovato che il medico esercita all’ospedale di Chiavari.

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La ragazza con un bel sorriso dichiara che non ci sono problemi, lei è pratica dell’ospedale (suo padre è medico) può accompagnare il signore, è libera. Io la guardo un pò interdetta e cerco di intercettare il suo sguardo, “ma benedetta figliola non sappiamo nemmeno chi sia…….. da sola…….” L’uomo capisce la mia incertezza, e con un cenno mi invita a salire in macchina. “Venga signora anche lei, io gentiluomo”. Saliamo tutti e tre e partiamo. Dopo un momento, a metà viale, la ragazza fa fermare e scende, parla al telefono. Risale con voce triste e sussurra “mi spiace, papà mi ha detto che il dott. xxx…. è morto. L’ uomo sembra angosciato, ed ora come risolvere la faccenda? Proseguiamo lentamente, io comincio innervosirmi, stiamo andando verso la periferia.

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Ci fermiamo di nuovo e la ragazza scende e telefona nuovamente poi risale tutta gioiosa, facendo una proposta… in breve ha chiamato un suo amico notaio (studio abbastanza vicino) accetta di ricevere in deposito il lascito pur che ci sia un garante, io potrei esserlo, potrei firmare e lasciare sulle duecento mila lire. Il signore batte le mani felice dicendo “Signora può fare? Avrà bella ricompensa, stia tranquilla, per il disturbo, mezzo milione di lire”.

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Qui comincia brillare una lampadina d’allarme, la faccenda non mi piace e quieta dico “Io non ho un soldo”…. Al che la ragazza replica: “non può farseli prestare …?” A quel punto penso di essere diventata un albero di Natale, tutte le luci di allarme si erano risvegliate in me, come cavarmela? Col cuore che mi batteva in gola e fingendo una calma che non avevo, ho allungato la mano sul clacson e ho detto “Apra subito la porta e mi faccia scendere, se no schiaccio il clacson e urlo affinché accorra gente”. Fortuna, eravamo ancora in una zona abitata, non lo so, aprirono subito, pregandomi di calmarmi di non parlare con nessuno, non mi avevano fatto niente.

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Scesi rapidamente e mi allontanai quasi di corsa, senza voltarmi. Poco lontano trovai dei vigili e raccontai loro la mia storia, seppi così che era un coppia che da diversi giorni girava nei dintorni ed era ricercata, avrei riconosciuta la macchina? No, chiedevano alla persona sbagliata, a mala pena riconoscevo la mia. Vigili-1-535x300

 

Inutile poi raccontare le reazioni dei familiari e se mi avessero fatto del male, anche solo rubato la borsa (avevo parecchi soldi, libretto assegni e documenti, chiavi) e se… inutile recriminare, nella sfortuna ho avuto fortuna.

Così dovetti riconoscere che non si può mai dire a “ma a me no” e che l’attenzione non basta mai e tutti possiamo abboccare all’amo, il pescatore è sempre pronto.

 

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Bene Sandra, dopo lo scampato pericolo, rilassiamoci con qualche minuto di buona musica.

 

La bella addormentata al Teatro Massimo   

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OTTO MARZO

 

OTTO MARZO TitoloRose, mimose e fiori vari

Credo che nelle ricorrenze del’otto marzo degli scorsi anni abbiamo detto tutto, o quasi tutto, sulla storia e sulla istituzione della giornata per la

“Festa della Donna”

Anche quest’anno ritorniamo per fare gli auguri a tutte le donne ma senza volerci ripetere.

Sarà la vera Festa della Donna quando non ci saranno più donne uccise, picchiate, sfigurate, perseguitate, molestate da qualcuno che afferma di amarle.

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La Donna è Donna e rimarrà sempre un essere misterioso, almeno per l’uomo che, con tutta la buona volontà, forse riesce a conoscerla ma non a capirla.

Riporto un pensiero del grande psicanalista Sigmund Freud che la dice lunga a proposito della Donna:

«Il grande problema che non è mai stato risolto, e che io stesso non sono mai stato capace di risolvere nonostante i miei trent’anni di ricerca sull’anima femminile è:»

“Cosa vuole una donna?”

 

Se il grande studioso dell’animo umano e di quello femminile in partoicolare non è riuscito a dare risposta a questa domanda, cosa possiamo dire noi?

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La mia non vuole essere una provocazione, né una sfida ma solo un invito rivolto a tutte voi Amiche di Eldy per esprimere il vostro pensiero come Donne… noi uomini stiamo ad ascoltarvi, dobbiamo solo imparare.

Anticipo un grande

Grazie a tutte quelle che vorranno partecipare.

 

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Giuseppe C

Con rose rosse

 

 

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GITA DOMENICALE

 LE CASCATE DEL DARDAGNA

 

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LE CASCATE DEL DARDAGNA

 

Nella terra di Biagi e Guccini in quell’Appennino tosco/emiliano che ti prende non solo perla sua cucina, ma che incanta anche gli occhi e lo spirito c’è un sentiero tra i boschi che porta alle splendide cascate del Dardagna.

 

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Si parte dall’amena Vidiciatico verso la Madonna dell’Aceroche è uno dei santuari più belli e antichi dell’Appennino, dove la Vergine nel 1500 apparve a due pastorelli sotto un gigantesco acero che esiste ancora.

La strada si percorre in auto e dura circa 20 minuti e si snoda tra montagne bellissime e boschi di pini, abeti, faggi altissimi.

 

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 Giunti al Santuario a 1.200 m. s.l.d.m. si prende un largo sentiero attiguo alla Chiesa stessa e che porta alle cascate. Il Dardagna è un torrente che nasce dal Corno alle Scale (1945 m. s.l.d.m.) e che domina tutta la stretta vallata.

 

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 Il sentiero è comodo, ogni tanto qualche falso piano ma anche un anziano come me lo può percorrere agevolmente in una mezz’ora. La terra è rossa ogni tanto brillantata da piccoli cristalli di quarzo ialino, minerale che si trova in queste rocce. Il bosco di pini e faggi ricorda quelli delle fiabe e solo il profumo delle resine ci fa capire che siamo nella realtà.

Le cascate si annunciano con un brontolio leggero, poi si sente lo scorrer dell’acqua fino al ponte di legno dove si può immaginare la prima cascata. Ci si arriva dal basso tra enormi macigni coperti dal muschio e tra felci altissime che fanno da quinta a questa meraviglia.

 

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 L’acqua cade da una trentina di metri e canta allegra fumando sul fondo e creando mille piccoli arcobaleni. Io mi fermo alla prima, ma le cascate sono ben quattro con un dislivello di almeno 200 mt., vent’anni fa le facevo tutte una più bella dell’altra.

La gita normalmente parte sulle 10,30 in modo che andata e ritorno e una mezzora di meraviglia davanti a questo concerto di acque, si arriva a mezzogiorno, in tempo per andare a mangiare all’Osteria dell’Acero polenta con spezzatino di cinghiale e crostata di crema e mirtilli.

 

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 Poi puoi vedere anche gnomi e fate ne hai tutto il diritto soprattutto se hai bevuto un bicchierino di grappa di mirtilli.

La zona è,come avrete immaginato, bellissima e ne ho dato un piccolo scampolo. Vicino c’è appunto il Corno alle Scale dove ci si può arrivare con la funivia, o Poggiolforato, splendido borgo dove Pupi Avati ha girato il film “Gita scolastica”.

 

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Spero di avervi piacevolmente coinvolti e vi venga la voglia di un viaggetto dalle mie parti.

 

Franco

 

BuonaDomenica

 

La Primavera – (di Antonio Vivaldi)

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OMAGGIO A FIRENZE

 

Firenze Sogno – Giuseppe Di Stefano

 

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Post di Gugli9.fi

 

C’ERA UNA VOLTA IL MIO QUARTIERE…

COM’ERA BELLO….

                   COM’É CAMBIATO

 

Appena fuori Porta San Frediano, via Pisana introduceva al Pignone, rione vivissimo, quasi un paesino nella città.

L’Universale il mitico cinema conosciuto in tutta la città. L’unico cinema, dopo aver visto il film…Uscivi con gli occhi rossi…”C’erano quelli con lo sherling e quelli con l’eskimo, punk, dark. Chiamo il 112…No chiama il 113 almeno vengono in di piu’…

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Abburracciugagnene, abbraciolanene,, abbuttagnelo tu sentivi… tante belle cose. dopo avere visto la scena del burro (Ultimo tango a Parigi.)

 

Potevi avere un petardo in mano, o una racchetta da tennis, quello era un cinema che ci potevano essere anche i sordomuti…”L’ Eden come cinema, gestito dalla parrocchia, cambiato in un «AMBULATORIO».

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Piazza Pier Vettori come spazio verde tra le case e crocevia di ogni strada, il grande polmone di Monteoliveto, per i balocchi il Sagrestani, ora cambiato in una «PROFUMERIA».368118_99999_0099_001_100_0000_Light-Gucci-Premire-50ml-eau-de-toilette

 

 

Il mitico Circolino Risorgimento, meta di tanti giovani del quartiere e non, adesso cambiato in una «PIZZERIA»715JYGZ8FxL._SL1500_

e per finire il bar Co-Ba, i gestori i mitici Beppe e Cesare, un luogo dove si poteva fare la partita a carte e prendere un caffè anche questo ritrovo cambiato in un «RISTORANTE INDIANO».

Per il latte il Tantussi (chiuso da anni) e mille altri luoghi, dalla Chiesa fino all’Arno, con Via della Fonderia parallela e Piazza Taddeo Gaddi come sfocio verso il centro e le Cascine.

Bei ricordi di un grande quartiere popolare che rimangono sempre nel cuore.

Guglielmo

 

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