Archive for gennaio, 2017

UNA CANZONE, UNA VITA

 

Giardini di Bellinzona

 

VECCHIA VILLA COMUNALE

 

Una canzone che racchiude una vita ed è passata attraverso l’ugola di tanti cantanti nel grande Festival di San Remo anni ’50: Giorgio Consolini, Gino Latilla, Claudio Villa e tanti altri.

Piace tanto all’Amico Antonino5.rm che ci propone di leggere il testo e ascoltarla in tutta la sua poetica melodia.

Grazie Antonino, una bella idea, molto valida per socializzare e sentirci uniti con tanti amici in questo nostro meraviglioso Bosco.

 

 

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VECCHIA VILLA COMUNALE

 

VECCHIA VILLA COMUNALE

Vecchia villa comunale

sei rimasta tale e quale,

con i viali ed i giardini

con le mamme ed i bambini.

 

Mi ricordo, mi ricordo bambino che si è slogato la cvigklia

ero bimbo, anch’io giocavo

rosso in viso ritornavo

dalla mamma ch’era là,

la sua mano mi porgeva

sempre piena d’ansietà

mi baciava e mi diceva

sei la vita di mammà.

 

C’era là sempre un signore

che leggeva il suo giornale

la mia palla lo colpì

di rimbalzo sugli occhiali

e si ruppero cosi.

 

La panchina che m’accogliepanchina_250

s’è col tempo logorata

fra i ricami delle foglie

c’è la mamma mia adorata.

 

Or son io che son seduto

un pò triste e malandato

e c’è un bimbo alto così

la sua palla mi ha lanciato,

di rimbalzo proprio quì,

non badare se soltanto

ho negli occhi un po’ di pianto.

 

Giardino della Rosa 2Vecchia villa comunale

vengo a leggere il giornale.

Mi ricordo, mi ricordo

che bei tempi erano quelli,

ora ho tanto freddo al cuore

tanta neve sui capelli,

vecchia villa comunale

sei rimasta tale e quale.

 

Spero che sia piaciuta a tutte e tutti.  Saluti.

 

Antonino

 

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Giorgio Consolini – Vecchia villa comunale

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IL MONDO DEGLI ANIMALI

 

Amore e fedeltà

 

Una storia di amore e fedeltà

Non è una favola nemmeno un racconto fuori dalla realtà è un fatto realmente accaduto, una bellissima storia d’amore e fedeltà di un cane per il suo padrone.

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Un operaio di Luco di Mugello, un paesino vicino Borgo San Lorenzo. Nel tempo della seconda guerra mondiale trovò in un fossato un cane ferito.

Carlo Soriani raccolse quel cane e lo portò a casa dove lo curò e gli procurò una cuccia. Il cane guarito, si affezionò così tanto al Soriani che ogni giorno si recava alla fermata della corriera che riportava gli operai da Borgo San Lorenzo ad aspettare il ritorno del Soriani.

16266097_1315736795153276_137996419607922398_nNel dicembre 1943 durante i bombardamenti aerei avvenuti a Borgo San Lorenzo Carlo Soriani morì. Fido non perse la speranza di vedere tornare il suo padrone e per 14 anni ha continuato a recarsi con puntualità all’arrivo della corriera ad aspettare inutilmente il suo padrone. Finita la guerra l’Italia piano, piano si stava riprendendo e il fedele Fido sebbene molto invecchiato, ancora, ogni giorno, si presentava puntualmente, alla solita ora, alla fermata della corriera nella speranza di vedere arrivare il suo padrone.16265431_1315736728486616_5519664704603683743_n

Nel 1957 il sindaco di Borgo San Lorenzo, consapevole di questa storia, insignì Fido della medaglia d’oro per la sua grande dimostrazione di fedeltà. Alla cerimonia ha presenziato la moglie del Soriani che ha mostrato, nell’occasione, tutta la sua comprensibile commozione.

 

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Fido morì il 9 giugno del 1958 e fu sepolto vicino alla tomba di Carlo Soriani nel cimitero di Luco di Mugello. Il Comune di Borgo San Lorenzo in ricordo di questa meravigliosa storia di amore e fedeltà diede l’incarico allo scultore Salvatore Cipolla di fare una statua in bronzo di Fido che è stata collocata in Piazza Dante nel Comune di Borgo San Lorenzo.

 

 

Guglielmo

 

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Schubert “Serenade”    

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IL BOSCO E LA VITA

 

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IL BOSCO E LA VITA

 

In questo periodo dove tutto sembra nero, causa le disgrazie (chiamiamole tali) di ragazzi che uccidono genitori o amici, mamme che uccidono figli, mariti o compagni che uccidono la propria donna, cerco di evadere, almeno con la fantasia.

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Quest’angoscia che si prova ci sta facendo precipitare in un burrone, perché mi chiedo alle volte, il vivere ci sta facendo sentire tanto drammatico tutto questo mondo? Perché non assomigliamo agli alberi del Bosco, siano essi larici, pini o abeti e ci stagliamo verso il cielo cercando in esso un raggio di sole per sorridere un pò? Perché non cerchiamo la magia di un tramonto, o meglio ancora una meravigliosa alba, per sorridere al mondo intercristalli_di_ghiaccioo?

Solo perché non siamo alberi ma persone, ma anche le persone possono gioire. Il lavoro ci dovrebbe aiutare a sorridere ma è difficile trovare una commessa con il sorriso, la scuola dovrebbe insegnare ma ci sono milioni di problemi tra gli studenti e ancora altri tra gli insegnanti. Allora mi allontano dalla città e vago per il bosco, ogni tanto mi devo fermare, la poca neve che è caduta si è trasformata in ghiaccio, deve essere stata una notte fredda questa appena passata.

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Metto la giacca su una panchina trovata lungo il sentiero e rifletto sulla nostra esistenza, penso che la nostra vita sia una corsa ad ostacoli che dobbiamo superare. La malinconia talvolta è distruttiva e non riesce a vedere quel poco di bello che ci circonda, mi sforzo d’alzare la testa per vedere gli alberi che tanto ammiro di solito e plafh! Una manciata di neve staccatasi da un ramo mi è caduta sulla testa, quasi che stesse aspettando me per venire giù. Mi son fatta una risata ed eccomi nuovamente serena.

 

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Mi alzo e mi avvicino ad un ruscello che scorre lentamente, alcuni rami vicino all’acqua sembra abbiano diamanti o semplicemente lacrime, ma ferme, lacrime di ghiaccio su esili rami, un pendente prezioso nella sua trasparente bellezza.  Dopo aver ammirato quei pendenti magnifici cammino verso il laghetto con le anatre, lungo il percorso mi accorgo che nessuno passa per quei sentieri, non importa non ho paura.  

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Arrivata al laghetto prendo un po’ di pane e lo offro, non escono dal loro rifugio ed io non le disturbo. Mi avvio verso casa la strada è lunga, non ho da parlare con nessuno, ma il silenzio è oro. Penso a quello che sta succedendo in questi anni, è difficile insinuarsi anche se in punta di piedi in questi misteri. Da noi purtroppo il suicidio supera di molto tutto l’altro male. Meglio pensare al mio bosco, alla natura che ci circonda e ci offre il profumo del mugo. Un profumo che serve in mille occasioni, cucina e medicina.

fiocco_neveOsservo gli alberi che con i loro rami toccano il cielo, si son rinfrescati con la poca neve che è caduta, hanno tutti le rughe lungo il tronco e delle lunghe radici ben salde e profonde nella terra… è il simbolo del loro attaccamento alla vita. Certamente mi promettono di ritornare con una folta chioma per la prossima primavera. Devo assaporare il bello mentre sono nel bosco, perché poi la tv ti fa ritornare una malinconica tristezza che amareggia il morale e l’esistenza. 15179153_1457458390949388_767628332766265170_n

Arrivederci bosco mi hai aiutata a trascorrere un pomeriggio sereno, il sole è tramontato devo andare a casa, tra poco ci sarà una luce azzurra preludio di una notte quieta, almeno lo spero.

 

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Paesaggi e Musica

 

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DAL BOSCO ALL’INFINITO

 

DAL BOSCO ALL’INFINITO

 

DAL BOSCO ALL’INFINITO

 

Eventi sismici e grandi nevicate mettono in ginocchio il Centro Italia. Anche i potenti mezzi dell’Esercito hanno difficoltà a raggiungere località isolate da neve e slavine.

Ci Auguriamo che tutto si risolva in breve tempo e senza ulteriori danni ma la realtà di questi eventi ci portano ad una riflessione: “Siamo una piccola cosa nell’Universo… solo granellini di sabbia”

Quando le nostre forze non sono sufficienti, non ci resta che affidarci all’Essere Supremo che è Dio.

In attesa di notizie migliori prendiamoci una pausa con la lettura di questa poesia, molto significativa, del grande Ottorino Mastino.

Grazie.

 

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L’ALTISSIMO

 

Sono particella di atomo
in un cosmo infinito,
sbattuto dal vento,
fecondato dalle grazie del Padre.

Nella mia atmosfera astratta
ho inconsciamente obliato
la potenza del Signore.

Nel sentire il fragore del mare,
nel silenzio della foresta,
nei prati colmi di fiori,
nell’aurora infuocata,
nei tramonti rossi,
nella meravigliosa carrellata
di una conquista spaziale,
ho dimenticato
la Sua parola.

Ho ardito cianciare
del bene e del male,
ho censurato,
ho giudicato,
ho osato sondare
la immensità di Dio.

Ho cercato la verità;
e infine ho trovato
la giocondità del vero:
lo Spirito mi ha irradiato
di felicità:
ho trovato la Verità.
La Sua luce mi abbaglia:
riconosco la mia nullità.

OTTORINO

 

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ANTONIO VIVALDI – L ‘Inverno

(Winter – full version)

 

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L’ULTIMA FOGLIA

 

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Storia di pettegolezzi paesani

(Oggi lo chiamano gossip)

Era nata a primavera vestita di un verde brillante, passando al look d’estate con un verde cupo e aveva superato l’autunno assumendo un colore giallino, quasi biondo e con quella nuova veste aveva resistito anche alle prime folate del gelido vento invernale. Era lì, in alto, attaccata al suo ramo dove aveva germogliato e ora rimasto spoglio ma orgoglioso di avere ancora una foglia che era rimasta fedele. Tutte le sorelle erano cadute e Geppo, che si prendeva cura del giardino, più per hobby che per mestiere, le aveva raccolte, di volta in volta, riempendo bidoni e bidoni che poi venivano ritirati da Raimondo, noto Mondino, che passava settimanalmente con il suo carretto sgangherato trainato da un vecchio mulo stanco più dello stesso padrone.

Trattavasi già d’allora di una sorta di raccolta differenziata, infatti tali foglie erano destinate al deposito che provvedeva al compostaggio per ottenere concimi per l’agricoltura.

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Mentre guardava quell’ultima foglia che si ostinava a restare attaccata al suo ramo, sentì una voce che lo salutava: “Buongiorno Geppo”. Era Betta che ogni mattina passava per quella strada per andare a far la spesa e vedendolo attraverso la cancellata era solita darle il saluto.

“Ciao Betta,” rispose Geppo, “Quando posso venire per un caffè”. “Non oggi, vedremo, so bene che non è il caffè che vuoi e non cercare di nasconderlo”, disse Betta. Geppo, di rimando, rispose: “Sei come quella foglia lassù, non vuoi lasciarti andare, forse anche tu hai un ramo al quale vuoi restare attaccata.”

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In effetti Betta e Geppo, avevano vissuto una intensa tresca amorosa tra loro, durata per un certo periodo, poi, improvvisamente, Betta aveva deciso di interrompere adducendo motivi vari. Diceva che l’età avanzava e iniziava a farsi sentire ma anche perché gli erano venuti gli scrupoli per il fatto che Geppo era sposato sebbene vivesse praticamente da separato in casa perché la moglie, instabile di mente, non era più in grado di accudire ai doveri di moglie e i rapporti si erano allentati tra loro fino ad arrivare alla più completa indifferenza.

Era Geppo che suppliva in casa alla maggior parte delle incombenze casalinghe e, in dipendenza della sua profonda educazione umanitaria ricevuta nella sua famiglia, non se la sentiva di lasciare sola una persona che aveva costante bisogno di aiuto e di sostegno.

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Geppo non aveva mai fatto un torto alla moglie e tantomeno l’aveva mai tradita fintanto che non conobbe Betta che lo aveva risvegliato a piaceri che lui aveva quasi dimenticato. Betta asseriva che anche per lei le cose stavano così: vedova da tanti anni e mai un’avventura, quindi solo con la conoscenza di Geppo aveva ritrovato gli impulsi e i sentimenti di donna ancora piacente e capace di abbandonarsi tra le braccia di un uomo.

Poi, improvvisamente, tutto era finito, Betta disse che non aveva più stimoli e non sentiva più niente, disse “basta” e chiuse la porta. Aggiunse pure che il paese è piccolo e la gente mormora, dobbiamo starcene calmi.

Questo fatto lasciò incredulo Geppo, dopo tanto ardente amore, non poteva esserci un cambiamento così improvviso e cominciò a chiedersi cos’era successo. Cercava di capire e gli sorsero forti dubbi che potesse esserci un altro uomo.

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Betta frequentava un circolo dove si giocava a carte e aveva molte amicizie sia femminili che maschili e tra questi poteva essercene uno che aveva interessato Betta al punto da farle cambiare idea su Geppo: tutto era possibile.

Questo era il pensiero di Geppo anche perché ogni suo tentativo di riallacciare la relazione era andata a vuoto. Betta inizialmente rimandava sempre senza mantenere le promesse per arrivare poi ad un diniego completo e assoluto.

La conferma che Betta doveva avere un altro uomo la ebbe indirettamente da Esterina, nota per essere la pettegola del paese per eccellenza. Rina, così si faceva chiamare, gestiva una sorta di emporio dove si vendeva di tutto, abbigliamento, profumi, cartoleria e persino i giornali. Un giorno chiese a Geppo se gli erano piaciuti il nuovo completino intimo e il profumo che Betta aveva acquistato da lei la settimana passata. Geppo fece buon viso a cattivo gioco e capì che Rina era venuta a conoscenza della sua relazione con Betta ma non sapeva che la cosa era finita.

Dunque Betta si faceva bella ma non per lui, sorse il sospetto che doveva esserci un altro e si mise in all’erta per scoprire chi era il fortunato.

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Geppo, in paese, aveva svolto per molti anni le mansioni di Segretario Comunale e conosceva tutti e non ci volle molto a capire chi era il prescelto di Betta.

Aveva notato che Antonio, detto Nuccio, il vicino di casa di Betta, abitante nella villetta confinante, lo aveva sostituito nel provvedere alla cura del giardino di Betta e questa lo ricambiava con qualche lavoro domestico: pulizia della casa, lavaggio e stiratura degli indumenti.

Betta e Nuccio non erano arrivati ad una effettiva convivenza, né avevano intenzione di unirsi perché questo avrebbe comportato la perdita della pensione di reversibilità da parte di lei ma, tanto era sufficiente saltare lo steccato e uno era nella casa dell’altro o viceversa. Si poteva stare un po’ da una parte e un po’ dall’altra.

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Geppo in qualità di poeta dilettante aveva scritto alcuni versi da dedicare a Betta ma dopo questa scoperta non ebbe mai a consegnarglieli, ormai non sarebbe servito a niente. C’est la vie.

 

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NOSTALGIAOcchi chiusi sorridenti

Nostalgia di un sorriso,

nostalgia di un abbraccio,

di uno sguardo negli occhi,

della tua mano sul mio viso,

di un braccio sulla spalla,

di una stretta delle mani,

di una passeggiata insieme

in quel viale del nostro primo incontro

Rose e rugiadacon le foglie d’autunno

che il vento spostava

per liberare la strada

al nostro passare,

nostalgia di quel bacio rubato

sbocciato in un momento d’estasi spontanea,

sento ancora l’eco dei battiti di quel cuore impazzito

che attraversavano ogni spessore degli indumenti,

non c’era ostacolo che potesse  fermarli,

volevano far sentire la loro forza

per far sapere al mondo che era nato un amore

che non conosce ostacoli e nessuno può fermare.

 

 

passeggiata i autunnale in un bosco

Geppo era nel suo giardino, su una scala a pioli, intento a potare le piante per prepararle alla primavera in arrivo e vide passare per la strada Betta che, come di consueto,  si rivolse a Geppo con il solito “Buongiorno” Geppo la guardò dall’alto ma non rispose, era caduta l’ultima foglia e anche l’ultima speranza.

Scese dalla scala, rientrò in casa, e si preparò un caffè, poi aprì il quaderno dove aveva scritto la poesia e aggiunse poche righe:

 

….. ma non è stato così.

nostalgia di un bacio,

nostalgia d’amore,

nostalgia di te.

 

 

tazzina di caffè

Accartocciò le pagine scritte e buttò tutto nel cestino:  poesia, amore e alcune foglie secche che, innocenti e ignare di tutto, erano state conservate tra una pagina e l’altra del quaderno.

Una vicenda nella quale ha vinto il calcolo delle convenienze e ha perso l’amore.

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Forse mi sono dilungato troppo: la storia prende spunto da un fatto reale ma scusate se mi sono lasciato prendere la mano con le mie aggiunte romanzesche per cercare di rendere piacevole, o almeno interessante la lettura della storia.

Spero di esserci riuscito.

 

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Charles Aznavour – Ed Io Tra Di Voi

 

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Un’Amica mai dimenticata

bosco

 

Air – Johann Sebastian Bach

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Nicoletta

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La sua frase ricorrente è sempre stata:

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Fiocchetto animato verde

Alcune Amiche, in particolare,

Anna.b  e  Sandra.vi

propongono di ricordare la cara Nicoletta con questo resoconto di viaggio fatto dalla stessa nell’anno 2000 ma che, ancora oggi, considerando gli avvenmenti di questi ultimi giorni, è di una sconcertante e sconvolgente attualità.

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DI RITORNO DALL’IRAQ

 

SCRITTO NELL’ANNO 2000 DA NICOLETTA LA RIBELLE

 

Il viaggio per raggiungere l’Iraq in realtà comincia a Damasco. Attraversare il deserto siriano in un pullman obsoleto che dà il senso al viaggiatore di come la guerra prima e l’embargo poi, abbiano dilatato le distanze tra noi e “loro”.

Il senso del viaggio di cento persone verso l’Iraq può forse essere visto proprio così: colmare questa distanza; testimonianza della consapevolezza della loro sofferenza.

Finalmente BAGHDAD: la città delle “Mille e una notte” la città che da lungo tempo sognavo di assaporare, sentire, vedere.

Cerco dapprima i segni della guerra, le case e i punti bombardati, ma queste non sono visibili, tutto in città è stato ricostruito.

Piuttosto è visibile lo scenario tipico delle metropoli dei paesi poveri: immondizia nei vicoli, bambini che vivono in strada… Fenomeno che, è frutto odierno, visto che l’Iraq era un paese che rappresentava per il mondo arabo un modello d’organizzazione sociale e di relativa prospettiva economica.

Invece ora Baghdad appare abitata da un esercito di poveri: uomini, donne dai vestiti strappati, donne anziane e bambini che chiedono insistentemente l’elemosina, centinaia di piccoli lustrascarpe in una città dove quasi nessuno porta scarpe o calzature decenti.

Il traffico è caotico anche nel suo aspetto d’età storiche che si frammischiano: veicoli anni 60, odierni, e tanti carretti tirati da asinelli accanto a taxi dai vetri scheggiati.

Un’apparizione ci può persino far osservare un gregge di pecore nella strada.

 

Nicoletta e bambini

 

Stempero la tristezza, immergendomi in un mercato con i suoi colori e profumi tipicamente mediorientali, e mi ritempro con il calore della popolazione così ospitatale da farti sentire a tuo agio. Colpisce molto, la dignità con cui la maggior parte della popolazione vive, e colpisce il loro silenzio sui grandi eventi che hanno percorso la loro storia collettiva recente. Ma, ancora il mio cuore viene messo a dura prova al Saddam Center Hospital, dove abbiamo sfilato con cartelli contro il genocidio del popolo iracheno e contro l’embargo.

Abbiamo visitato quest’ospedale dove la situazione è drammatica per la mancanza di medicinali: le donne avvolte nei loro chador neri aspettano impotenti che i loro figli muoiano per mancanza di cure. Non so descrivere la compassione che ho provato per loro, tanto da non poter trattenere le lacrime.

La situazione generale a livello sanitario è drammatica: sono in aumento leucemia e cancro, denutrizione e dissenteria.

E poi ancora la visita al BUNKER Finlandese, quello bombardato dagli americani, e descritto come luogo di rifugio del REGIME… in realtà, invece, ospitava centinaia di bambini, donne e qualche raro uomo… TUTTI MORTI. I loro resti rimasti spiaccicati sulle pareti, tracciano solchi profondi nel mio sentire…

 

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Una madre, che perse otto figli ed il marito nel bunker e che si salvò per caso, rimane la CUSTODE di questo luogo dell’ORRORE e della FOLLIA della guerra.

In questi momenti così tristi sentivo l’importanza dei rapporti coi miei compagni di viaggio nel denunciare pubblicamente la nostra posizione sia nella promessa di aumentare i nostri sforzi per rompere il silenzio in Occidente su ciò che qui sta succedendo.

Un viaggio emotivamente ricco di nuove conoscenze con i compagni di viaggio, con le persone incontrate, ma anche i resti di Babilonia, d’antiche civiltà scomparse  testimoni che la saggezza dell’umanità non è andata aumentando con lo sviluppo tecnologico e che i paesi ai quali torniamo non sono in questo per niente EVOLUTI.

 

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Nel ricordare l’amica Nicoletta non possiamo tralasciare di rileggere qualcuna delle sue numerose poesie:

 

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Sono un abitante del bosco,

la casa è piccola,

accosto le tende della finestrella.

metto gli scarponi e prendo il sentiero,

le castagne con tanti riccicropped-foresta-verde-raggi-del-sole-verde-172761.jpg

mi cadono in testa.

Sento le voci degli uccelli

e  degli altri animali del bosco,

i primi raggi di sole

sono chiari e dorati

con riflessi rosa e arancione.

Una folata di vento

dal sapore un pò dolce,

il fiume scende da montagne lontane

tra pini, libellulebosco

narcisi e iris lungo le sponde,

ninfee a pelo d’acqua.

Mi siedo, annuso,

arriccio il naso,

rimango così a contemplare

il miracolo della natura.

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Ora nel bosco

ha smesso di piovere

rimane l’odore di muschio,

funghi-val-di-fiemme-predazzoblog.it_di felci, di terra,

qualche lumaca

cammina sul sentiero,

la luce sembra dorata.

Senti il vento

come scuote le foglie,

la sua voce possente,

dammi la mano

stringila forte.

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Il vento mi portava

odori e profumi forti

del mare,

della pioggia,

profumiLieve - fiore

dolci e piccanti

di capperi in fiore,

di ginestre vestite,

di inebrianti zagare,

e riempiva il mio cuore

di immensa felicità

e di gioia infinita,

dimenticando gli affanni

della giornata trascorsa

e di quella a venire.

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MaternitàIl bosco ci avvolgeva

ogni pomeriggio d’estate

la luce trapelava

tra alti faggi e abeti.

Una pigna cadeva,

il solito scoiattolo rosso

si divertiva saltellando

di ramo in ramo.

Seduta su un sasso

ti cullavo

con la dolce ninna nanna

uccellini animati 4bambino mio

bello come il primo fiore

di primavera,

dolce come il cinguettio di un uccellino,

vivace come la lepre che vive nei boschi.

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Fiocchetto animato verde

 

E infine una lettera postuma che non ha bisogno di firma perché sono le parole contenute nell’animo di tutti i suoi amici/amiche che l’hanno conosciuta.

 

Cara Nicoletta,

ricordiamo la tua bontà, la tua sensibilità, la tua disponibilità verso gli altri, unica ed esemplare, non possiamo dimenticarti. Avevi raccontato la tua storia, le tue difficoltà e peripezie, le tue battaglie per la vita degli ultimi e noi vogliamo ricordarti ancora, così, come avevi dimostrato di essere. Non servono tante parole per capire il tuo cuore, la tua bontà d’animo, il tuo altruismo, l’amore per i tuoi simili, per la natura e per le cose belle, basta rileggere i tuoi raccconti e le tue poesie e oggi lo abbiamo fatto ancora con piacere.

Grazie Nicoletta per quanto ci hai insegnato e ci hai lasciato, il tuo ricordo resterà sempre indelebile, nel nostro cuore e nel tempo.

 

Tutti gli amici del Bosco

che ti hanno voluto bene e te ne vorranno sempre.

 

Fiocchetto animato verde

 Air – Johann Sebastian Bach

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Fiocchetto animato verde