Archive for novembre, 2016

ANNI CINQUANTA

 

 Una storia vissuta negli anni ’50 che merita una rilettura per un  confronto ed una riflessione con la situazione di oggi ma anche una  valutazione sul cambiamento dei tempi.

 

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Terminati i tre anni di scuola media, allora Avviamento Professionale, promosso a giugno, mio padre mi pose di fronte ad una scelta: “Vuoi continuare a studiare o imparare un mestiere?”. Forse perché un pò stressato dalla concentrazione sui libri per la preparazione agli esami di licenza, non è che proseguire gli studi mi attirasse tanto e tra l’altro imparare un mestiere significava anche iniziare a lavorare e avere la disponibilità di qualche soldino per cui risposi che accettavo di fare l’apprendista per imparare un mestiere. Allora mi pose davanti un’altra alternativa: “Scegli, cosa preferisci fare il ciabattino o il barbiere?”. Sinceramente due mestieri che non erano per niente allettanti nelle aspirazioni di un ragazzino di belle speranze che pensava di fare il signorino attraente e ben vestito per cui capii che la scelta era obbligata e risposi:

“Va bene, continuo a studiare”.

Il mio buon papà, pur nelle difficoltà economiche di quegli anni, aveva deciso di fare qualche sacrificio in più per riuscire a far continuare gli studi al suo primogenito perché una maggiore istruzione avrebbe consentito di assicuragli un avvenire migliore della sua misera e pesante condizione di operaio.

 

Presentazione standard3Scuola di Ragioneria – Classe II B

 

Poco più che quattordicenne, trascorsi quelle ‘vacanze scolastiche estive’ lavorando da ‘manovale’ presso un piccolo impresario edile, al quale mio padre mi aveva affidato per farmi ‘tastare’ il peso del lavoro manuale. Iniziai così a guadagnare i primi soldini della mia vita (1.500 lire a settimana equivalente a 250 lire al giorno), ma quel denaro servì tutto per l’acquisto dei libri del primo anno delle mie scuole superiori di studente squattrinato. L’anno successivo fui io stesso ad andare a chiedere il lavoro allo stesso impresario ma concordai che la paga giornaliera dovesse essere pari a quella dell’altro manovale che, sebbene di due anni più grande e con la muscolatura già ben formata, in realtà facevamo lo stesso identico lavoro e io non mi tiravo indietro in nulla. La paga mi fu accordata in 400 lire al giorno e per me fu una valida conquista.

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Trenino linee di Cagliari Anni ’50

Fu così anche negli anni successivi: lavoravo d’estate per acquistare i libri per il nuovo anno scolastico e poter così proseguire gli studi.

A scuola, alle ore 11,15 suonava la campanella dei 15 minuti d’intervallo per la ricreazione ma in pochissimi avevano la moneta necessaria per acquistare panino e companatico. La maggior parte, me compreso, non avevamo una lira in tasca e la colazione consisteva spesso in una pagnottella rafferma portata da casa senza companatico. Dovevamo inventarci qualcosa per metterci alla pari di quelli più fortunati ed ecco l’idea.

1Tram PoettoTram linea di Cagliari-Poetto anni ’50

Il percorso casa-scuola e viceversa, poco più di sei chilometri all’andata e idem al ritorno, si percorreva con il tram, una sorta di trenino con locomotrice elettrica e cinque carrozze che nelle ore di punta viaggiavano stracariche. Facendo il percorso a piedi ci sarebbero rimaste in tasca 20 lire, tale era il costo del biglietto di andata e ritorno per studenti e lavoratori con limitazione della validità dalle ore 6,00 alle 20,00. Un formaggino, un panetto di marmellata o un triangolino di nutella costava allora dalle 7 alle 10 lire quindi ci restava in tasca ancora qualcosa per le spese della domenica. C’era qualcuno che già fumava e doveva acquistarsi qualche sigaretta che al tempo si vendevano anche sfuse. Prevalentemente, però, ci si accontentava di un gelato, oppure, alternativamente, una domenica si e una no ci si poteva pagare il biglietto del cinema. Ricordo le sale cinematografiche il “4 FONTANE” e il “2 PALME” dove si proiettavano film di seconda visione ed il biglietto d’ingresso costava 60 lire nei giorni feriali, 80 lire nei festivi. Gli altri locali della città: “Odeon”,  “Massimo”, “Cinegiardino”, “Olimpia”, “Eden”, “Ariston”, “Fiamma” ed altri, avevano prezzi proibitivi per noi. Le risorse finanziare così faticosamente risparmiate bisognava sapersele gestire. Non tutti i giorni però riuscivamo a risparmiare il costo del biglietto perché se era brutto tempo e pioveva, dovevamo usare comunque il tram e per quel giorno avevamo assicurato anche il ritorno, altrimenti altra scarpinata a piedi verso casa. Si rientrava tardi, stanchi ed affamati ma a casa ci attendeva un rifocillante piatto di minestra.

 

Ricordo ancora la sequenza delle fermate del trenino: Da Cagliari partiva dal capolinea di piazza Matteotti ed effettuava le fermate di via Roma, via XX settembre, via Sonnino, Piazza Garibaldi, via Baccaredda, San Rocco, San Mauro, Palazzo Brusa, Zedda Piras, Villasanta, Vinalcool e finalmente Piazza Italia, a Pirri dove scendeva il nostro gruppo. Ma il percorso noi lo facevamo quasi sempre a piedi per via dell’esigenza di risparmiare il costo del biglietto. La linea tranviaria proseguiva poi per Monserrato, Selargius, Quartucciu e fino all’altro capolinea situato a Quartu Sant’Elena.

 

Topolino Fiat anni '50 (15)Fiat 500 "Topolino"

 

Generalmente, prima della fermata di via Baccaredda ci raggiungeva il tram sul quale viaggiavano gli studenti più abbienti e da parte di questi le derisioni nei nostri confronti, poveri appiedati, si sprecavano. Ma quella sorta di sfottò, anziché avvilirmi faceva nascere in me la voglia di rivincita e di rivalsa: il tempo, pensavo, mi avrebbe dato ragione, ora dovevo studiare. I sacrifici erano tanti ma avevo promesso a mio padre che avrei studiato per raggiungere l'obiettivo del conseguimento del diploma, il resto si vedrà.

Sia d’inverno che con i primi caldi della Primavera inoltrata il ritorno a casa a piedi era comunque sempre faticoso ma avevamo trovato una inaspettata risorsa: Alla fermata di San Rocco, spesso trovavamo parcheggiata la "Topolino" la storica Fiat 500 del nostro maestro delle scuole elementare che allora insegnava a Cagliari e si fermava lì per salutare una sorella che abitava nella zona, poi proseguiva per Pirri. Gli chiedevamo un passaggio che non ci negava mai, dicendo: “Ma siete in troppi, non ci state tutti”. Effettivamente eravamo in sei, qualche volta in sette e, cosa da non credere, ci infilavamo tutti dentro: tre nel sedile posteriore e tre in piedi tenendo aperta la ‘capote’ della piccola auto con il tetto apribile, l’ultimo, infine, nel posto anteriore a fianco del nostro maestro di scuola elementare che con la sua bonarietà, seppure scuotendo la testa, ci accompagnava fino a Pirri. Qualche volta capitava pure di sorpassare il tram ed allora eravamo noi a esultare salutando e schernendo i compagni che viaggiavano sulle vetture tranviarie affacciati ai finestrini.

Apparecchio radio del 1950

Radio d’epoca – oggi molto ricercata

 

Erano tempi duri ma li ricordo con nostalgia perché, tutto sommato sono stati bei tempi, vissuti in allegria con tanta solidarietà nei rapporti umani.

Oggi il trenino/tram non c’è più, le rotaie sono state coperte con l’asfalto e il trasporto passeggeri viene effettuato con una rete di servizi bus, forse con maggiore efficienza perché ben distribuita su tutto il territorio cittadino. Le vaste aree di campagna allora esistenti lungo il percorso sono ormai tutte urbanizzate creando un agglomerato unico con la città capoluogo.

Ogni epoca ha i suoi risvolti, positivi e negativi e bisogna viverla per quello che può dare. Il confronto o le analogie con la situazione odierna non si pongono neppure, i tempi sono cambiati in modo veramente abnorme ma se i ragazzi di oggi leggono questo racconto potrebbero non crederci ma penso possano trarre anche utili insegnamenti. Cari Amici del Bosco, grazie per l'attenzione.

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Io vagabondo

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CADE LA NEVE

  CADE LA NEVE  

CADE LA NEVE

 

Cade tranquilla senza far rumore, racchiude nel suo manto bianco le case, gli alberi, li arrotonda in modo aggraziato. La pace entra nell’animo a vedere tanta bellezza, sembra possa assorbire i dispiaceri perché è impossibile che la neve lasci trapelare i dolori.

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 Osservando in alto si notano le baite con le luci accese, certamente lì ci sarà un focolare dove la famiglia si riscalderà e parlerà dei tempi passati se ci sono nonni, se ci sarà gioventù il loro pensiero volerà verso un domani migliore. Dalle loro finestre vedono i grandi fiocchi bianchi e mentre l’animo gioisce si pensa alle piste da sci, i nonni ci pensano con nostalgia alle lunghe sciate sia per dovere che per piacere ma fatte sempre con tanta gioia.

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Al pensiero del freddo che alle volte gelava, non avendo le tute di oggi ed erano coperti con panni dove il vento, ed il gelo entrava nelle ossa, il nonno entra in dispensa e prende un vino bianco dolce per offrirlo anche alla sua sposa e lo assaporano con gusto.

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Berlo vicino alla stufa calda è una delizia, pensando poi che i vigneti, ora coperti di neve, solo un paio di mesi prima c’era stata la vendemmia, anche se per gli anziani, causa la troppa pendenza, era difficoltoso raccogliere quell’ uva che in settembre sembrava fossero chicchi d’oro, ora potevano dirsi felici, il cammino del frutto era compiuto e anche loro erano nell'autunno della vita.

Non importava tanto l’età ma stare assieme in quel nido coperto di neve per loro era il massimo della gioia.

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 Potevano essere fieri di aver tramandato le tradizioni ai propri figli. Credo che ognuno di noi mentre ammira la neve sente lenire le grandi o piccole ferite del nostro cuore, facendoci sentire sereni. I fiocchi leggeri continuano a cadere ed il paesaggio diventa fiabesco, il Natale sta arrivando e le casette sono già tutte pronte. Le lucine lungo i ponti sono tutte installate sembrano tanti diamanti, ora stanno mettendole in alto da una lampada all’altra e tutta la città sarà un luccichio di brillanti.

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 Camminando per il sentiero che mi porta in centro la sento volteggiare sul viso, sembra che tante stelline mi facciano compagnia: è una sensazione meravigliosa.  Arrivo in fondo al parco dove c’è il monumento di “Sissi” solo che è in marmo bianco, e per lei la neve avrebbe dovuto essere rossa per risaltarne le bellezza. Cammino lungo le strade, davanti ad una vetrina ci sono canederli, speck, salumi vari, crauti e di tutto un pò, almeno prodotti invernali.

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Guardo la neve e penso, perché non ritornare a casa a cucinare un piatto tipicamente nostrano?

Mi avvio verso casa, con calma chiudo l’ombrello per sentire meglio i fiocchi di neve che mi imbiancano e mi danno una gioia nel cuore.

Posso capire i problemi che ogni autista può avere nel condurre veicoli su strade innevate, ma per me è come entrare in una baita in montagna, un mondo da favole dove con il conforto dei cibi genuini e il vino dei nostri vitigni, tutto è allegro e felice e dove tutto ha un senso anche la pace che la neve ci dona.

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Grazie neve.

 

 

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Due video in omaggio alla neve

 

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PER SORRIDERE UN PÒ

L’AMORE NON HA ETÀ

Tiziano - L'Amore Sacro e l'amore profano1Post by Giuseppe3.ca  

 

L’AMORE NON HA ETA`

Qual’è l’età dell’amore?. Una domanda che tante volte ci siamo posti senza trovare una risposta certa perché in realtà l’amore non ha età ovvero ogni età ha il suo modo di amare.

 

Il bacio alla mammaL’ingenuo amore dell’infanzia per la propria mamma, per la sorellina, il fratellino, la cuginetta, la compagna/compagno di giochi ecc.;

 

Sorrisi di gioia e felicitàL’amore giovanile ricco di passione, ardore, gelosie, istinto di possesso;

 

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Coppia adulta sorride all'amoreL’amore della mezza età, della serenità, della sicurezza, a volte della noia con propensione al tradimento, alla ricerca di un’avventura, di un’evasione, dell’appagamento della propria lussuria o vanità;

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L’amore dell’età avanzata che va alla ricerca di un affetto giovane nella illusione di sentirsi ancora validi, desiderabili ed efficienti;

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Infine l’amore dell’età senile alla ricerca di certezze, di volersi sentire ancora utili, capaci di amare come una volta ma che in effetti è un vivere di sogni che riaffiorano nel film dei ricordi.

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Ma abbiamo un grande esempio di costanza nei sentimenti, l’indomabile ed inossidabile Ottorino Mastino, che oggi non c’è più, ma che è stato capace di ispirarsi all’amore per lasciarci versi sublimi mirati ad encomiare, lodare, sublimare la propria amata.

Su richiesta di alcune affezionate amiche del Bosco facciamo ancora un omaggio all’indimenticato eccelso poeta, amico di Eldy, proponendo questi meravigliosi versi ispirati dall’amore per la sua dolce metà.

È una composizione scritta in occasione del compleanno della sua amatissima consorte.

A voi ogni ulteriore commento.

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IN RICORDO;;;;;

 

 A TE CHE SEI LA MIA METÀ

A te che sei la mia metà, vorrei,

con pennellate veloci e musicali,

descriverti l’amore puro e spensierato,

senza sofisticati ingredienti

di ermetiche parole.

 

A te,

sposa raffinata e dolce

dedico queste rime,

perché tu mi hai vincolato

annodato e stretto,

con corde e catene d’Amore.

 

Vieni,

ti condurrò a Santa Lughia,¹

tra i germogli freschi di verdi pampini,

da dove potrai sempre ammirare

e godere dello spettacolo

di colli, valli di sole e mare azzurro.

 

Vieni,

sentirai i venti leggeri

fischiare tra i pini

con il limio dolce delle cicale

ed il tubare dei colombi.

 

Con te,

in questa dolce quiete,

vorrei stare in silenzio quando scrivo

e ascolti le mie parole,

perché solo ai nostri cuori parlano.

 

Lollina cara,

oggi per i tuoi xxxantaquattro anni

ti ride la natura, ed io

brindando con la Malvasia di Bosa,

pieno di esultanza e gaudio

ti faccio gli auguri più cari

di salute e di pace al di là delle cose.

tuo Ottorino

   

L'amore è una cosa meravigliosa   

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CHIUSURA DEL GIUBILEO

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CHIUSURA DEL GIUBILEO 2016

ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA

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Cosa ci ha portato quest’anno proclamato della misericordia?

Tante parole di Papa Francesco: un invito alla misericordia, alla tolleranza, all’accoglienza. Parole ripetute in continuazione in tutte le occasioni di esternazione del Papa in tutto il mondo.

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Queste parole di continua predicazione, hanno modificato il nostro modo di pensare?

In questo Anno Santo, a complicare l’esistenza umana, sono arrivati gli effetti del sisma nel Centro Italia che hanno portato distruzione, creato migliaia di senza tetto per la perdita della loro casa costruita con anni di enormi sacrifici e privazioni.

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terremoto in abruzzo

     

Tante persone costrette allo sfollamento dalle zone terremotate con grossi problemi logistici di sistemazione e assistenza per tutti i malcapitati che si oppongono e vogliono restare nel loro territorio non solo per una questione affettiva ma per poter continuare la loro attività e riprendere la loro vita. Molti hanno il bestiame da accudire che non può essere abbandonato o lasciato incustodito per le comprendibili conseguenze negative. La prima soluzione è stata quella di restare in loco adattandosi a dormire accovacciati nelle auto ma, con l’arrivo dell’inverno, la cosa non può durare a lungo e si sta cercando di trovare altra idonea sistemazione.

Nello spirito della misericordia ma soprattutto della solidarietà e assistenza verso il prossimo hanno operato tutti gli addetti della Protezione Civile, i volontari, le Forze dell’Ordine, I Vigili del Fuoco, i Sindaci dei Comuni interessati e tutti coloro che sono stati chiamati a svolgere attività di soccorso e assistenza.

TUTTI DA ELOGIARE

Lo stesso Papa Francesco, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, altre autorità politiche e religiose si sono recate nei luoghi del terremoto per portare una parola di conforto ed assicurare che nessuno verrà lasciato solo e che il distrutto verrà ricostruito affinché tutto ritorni come prima. Speriamo che sia veramente così e che tutto si possa risolvere in tempi non troppo lunghi. I comuni di Norcia, Camerino, San Ginesio, Caldarola, Palmiano e Amatrice hanno fatto richiesta dei container la cui fornitura p già iniziata e sarà completata entro il prossimo mese di dicembre. In detti container potranno essere ospitate circa 1800 persone.

 

Da elogiare l’opera diretta, ognuno nella propria giurisdizione, di tutti i rappresentanti delle piccole autorità locali, sindaci e parroci compresi.

Da parte nostra, trovandoci distanti dai luoghi interessati e non potendo operare in modo diretto, abbiamo contribuito con la donazione in €uro con una telefonata o sms dal telefono fisso o cellulare al numero diffuso a tale scopo: 45500.

Poche altre volte la proclamazione di un Anno Santo ha avuto coincidenze così drammatiche. Ora il Giubileo finisce, ma le emergenze continuano e l’esigenza di applicare la misericordia verso tutti è ancora più forte e necessaria.

Tutto questo senza dimenticare quanto sta avvenendo con l’arrivo degli immigrati extracomunitari per i quali “L’Europa Unita” (unita?) sembra sorda o voglia esimersi dall’affrontare concretamente il problema.

L’Italia sembra rimasta sola e la battaglia per la vita continua per tutti.

In Europa, la Gran Bretagna ha rinnegato l'Unità Europea anche se una buona parte degli inglesi era contraria.

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Dall'altra parte del globo è stato eletto un nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America il cui pensiero programmatico per i suoi prossimi anni di governo è completamente all'opposto di quanto va predicando Papa Francesco.

 

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anziché

misericordia-tolleranza-accoglienza.

 

Gli orientamenti politici del nuovo Presidente USA porteranno cambiamenti nei rapporti con tutti gli stati del mondo, cercando di creare nuovi equilibri ma con la grande incognita che non possiamo sapere se in meglio o in peggio.

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È trascorso un anno, si chiude la Porta Santa, ma i problemi del mondo e quelli dell’esistenza umana rimangono.

Chissà come andremo a finire.

Mai come oggi è il caso di dire:

  che dio ce la mandi

“Che Dio ce la mandi buona”

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"Il Mondo" - ( Jimmy Fontana )

 

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UNA VITA, UNA STORIA

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IMMIGRATI DI RITORNO

Voglio raccontarvi una storia del secolo scorso ma che potrebbe avere molte analogie con la vita e gli avvenimenti attuali.

Siamo in Sicilia, agli inizi degli anni trenta, in piena crisi economica, manca la risorsa primaria: il lavoro. Mio padre, di carattere forte, molto deciso e forse anche avventuroso, amante della famiglia, non aveva avuto timori a trasferirsi con moglie e tre figli in Libia, allora colonia italiana, per trovare una lavoro e assicurare il sostentamento della famiglia. Trascorrono lì diversi anni e intanto nascono altri tre figli tra cui io, ultima nata, la piccolina di casa, coccolata e vezzeggiata da tutti i familiari.

Neonato Intanto soffiano venti di guerra, quelli che portarono alla seconda guerra mondiale e gli italiani all'estero vengono praticamente obbligati a rientrare in patria.

Questo è quanto si raccontava in famiglia ma ora iniziano le mie memorie, sebbene bambina, ricordo bene il viaggio, su una nave che doveva essere poco più di un barcone, e che ci riportava in Italia.

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Per analogia il tutto mi ritorna alla mente nel vedere in TV i barconi degli immigrati che dall’Africa arrivano in Italia.

Mio padre non volle stare in Sicilia della quale conosceva le difficoltà di trovare un lavoro e raggiunse la Toscana, sempre portandosi con sé la famiglia. Fummo per un po’ di tempo a Lucca, poi si raggiunse Livorno, sempre inseguendo una località dove era più facile trovare una sistemazione per il lavoro.

L’Italia era in guerra, i tempi erano estremamente difficili per tutti e ancora di più per una famiglia numerosa. La famiglia fu disunita perché tre figli furono sistemati in collegio e tre, tra cui io, rimasero con i genitori.

È stata un’infanzia triste ma l’amore dei genitori per i propri figli era molto forte e a guerra finita ci ritrovammo di nuovo tutti uniti.

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La mia è una storia semplice ma ricca d’amore, di comprensione e di entusiasmo.

Vissuta in una famiglia esemplare dai princìpi morali integerrimi con genitori molto severi ma che ancora oggi ringrazio per averci trasmesso una educazione di intransigente onestà e dignità. Insomma, eravamo la classica famiglia di

“Poveri ma belli”.

Belli veramente, belli tutti, mi commuove il solo ricordo.

 

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Ero cresciuta, diventata una signorina piena di vita e di entusiasmo e come tutte le ragazze, nel pieno della gioventù, sognavo l’amore e il mio principe azzurro.l-amore-e-san-valentino_b

Partecipo ad una festa e appena entro il mio sguardo si incrocia con quello di un bel giovanotto, altro, distinto, i miei occhi si illuminano ma mi rendo subito conto che anche i suoi occhi brillavano nel guardarmi. Amore a prima vista? Non so ma questo ragazzo è diventato poi mio marito.

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Il primo ballo fu suo ma anche i successivi perché da quella sera non ci siamo più lasciati. Nel ballo lui cercava di stringermi ma io, forse con la mia timidezza ma soprattutto vincolata dai miei princìpi di onestà morale, cercavo di allontanarlo tenendolo distante, forse senza riuscirci. La realtà era che il cuore batteva a mille, era nato già l’amore. Era un bel ragazzo, distinto, elegante che si dimostrò anche un vero signore. Era ingegnere e aveva un buon impiego ed era lui il principe azzurro che appariva nei miei sogni di ragazzina.

 

mazzo di fiori autunnali

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Inutile dirvi che era nato il vero amore, ci siamo sposati e abbiamo creato una bella famiglia con la nascita di mio figlio che è sempre il mio orgoglio, il figlio che tutte le mamme vorrebbero avere.

Mamma con neonato

Mio marito non c’è più ma conservo i ricordi di una vita felice.

Questa è la mia storia, una storia semplice, che ho voluto raccontare per gli Amici di Eldy.

Un saluto per tutte e tutti.

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Marcia nuziale Mendelssohn

 

 

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