Archive for luglio 17th, 2016

LA VALIGIA

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Una premessa amici, questa storia non è mia, ma di una cara amica, ho il suo permesso per postarla ma senza citare il suo nome. L’ho scritta in prima persona perché in tal modo riesco a descrivere meglio le sensazioni che una donna può avere nei casi come quelli riportati.

 

E C C O L A

Sono partita con una piccola valigia e la borsetta, ho bisogno di riposo e solitudine, voglio essere sola con me stessa. Ho avvisato solo le figlie vado via per un paio di giorni, loro hanno capito. Mi sono fermata in un paesino che conoscevo per le sue caratteristiche e mi attirava particolarmente, anche per il suo bel lago.

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L’albergo dove mi son fermata è pulito e tranquillo, volevo silenzio per poter chiedere a me stessa cos’era quel freddo che sentivo dentro.

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Quel ghiaccio che mi attanaglia da un po’ di tempo, mi fa cambiare carattere e non mi fa sorridere più come una volta. Entro in camera noto che tutto è lindo, lascio la valigia per terra, esco per vedere la riva del lago, ma non mi fermo voglio andare a vedere com’è, questo lago che tanto mi aveva incuriosita ed affascinata in foto. Continuo il mio andare lungo la riva con il freddo dentro, non perché sia freddo anzi il sole riscalda e mi abbaglia, forse troppo, ma andando avanti vedo gli alberi che nascondono i raggi del sole con i loro rami già pieni di foglie.

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Cammino ancora, è bello andare avanti guardando le onde increspate da una leggera brezza. Mi siedo e attendo che il tempo passi cercando di leggere in me, di capire il perché di questo cambiamento, lui è gentile mi mette spesso un pensiero d’amore al fianco del caffè al mattino, non lo capisco del tutto, eppure sono anni che ci amiamo, ma è amore questo? Ci penserò ancora, ora mi devo alzare.

Cerco di non andare a tavola mentre ci sono tutti gli ospiti, sto diventando poco socievole, e questo non è da me. Vedo il tramonto silenzioso come io l’avevo sognato, com’è bello, queste sono le immagini che io speravo di vedere, il sole che si nasconde dietro le montagne, e piano piano la luna che si riflette nel lago. Devo avviarmi per ritornare all’albergo, la luna mi tiene compagnia, arrivo e più per dovere che per fame, salgo e mi preparo per scendere.

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A cena finita mi si chiede se voglio andare nella vicina cittadina per vedere un film in prima visione, rifiuto e ringrazio. Entro nella mia stanza e affacciandomi alla finestra mi chiedo, ho ancora sogni o non attendo più niente? E’ già completata la mia vita o posso attendere ancora emozioni? La più importante, ma lo amo ancora? E’ una domanda troppo difficile. Certo, provo ancora emozioni nel vedere la bellezza delle stelle rispecchiarsi nel lago. Non mi si dica che sono vecchia, vecchia è la data di nascita, l’anima è rimasta giovane accanto al cuore.

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Chiudo le finestre e lascio aperte le persiane, voglio che la luce del mattino mi svegli come faccio a casa, mi addormento con il pensiero di casa mia. Nella notte sento il cellullare, chi sarà? Sento la sua voce che parla e parla, ma io sento solo che chiede dove sono, perché sei scappata? Non sono scappata me ne sono andata per capire il perché del mio freddo, perché sebbene c’è un uomo che mi ama io sento questo ghiaccio. Gentilmente le faccio capire che non le dico dove mi trovo e chiudo. Ormai il sonno non c’è più, rimango a pensare a lui, mi ama ma di un amore sbagliato, non riesco a rimanere a letto, dopo una rapida toelette mi vesto e scendo, esco che il giorno è appena cominciato, si vede ancora la luna che piano piano se ne va. Vorrei fare una camminata a passi svelti, ma mi manca la colazione, è troppo presto per averla, provo a levarmi le scarpe per vedere se l’acqua è fredda, si, è gelata ma si può camminare a riva, dove solo le leggere onde mi lambiscono e penso al ghiaccio che è dentro me.

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Con le scarpe leggere in mano continuo a camminare lungo la riva e penso alla chiamata della notte, si mi ha fatto piacere, ma ci sono incomprensioni mentre siamo vicini, troppe! Chissà perché la chiamata mi rimane in testa troppo, la devo dimenticare. Devo ritornare in albergo ora è aperta la sala bar di sicuro, infatti si può cominciare a degustare una buona colazione, mi cambio per andare nella città vicina, prendo la mia utilitaria e parto quasi spensierata, sento che posso fare tutto secondo la mia volontà e i miei desideri: che sia un ricominciare a vivere?

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Mi sto divertendo a girare senza una meta, solo per la voglia di sentirmi libera di fare quello che voglio senza andare contro nessuna infrazione. Ritorno in albergo solo in serata  ma trovo anche lui; come hai fatto a sapere dove sono? Semplice risponde, più di una volta avevi detto che questo sarebbe stato un luogo che avresti visitato, ti dava già nelle foto un senso di benessere. Vero, ma quello che lui non capisce è la sua gelosia, non geloso solo degli altri uomini, no! Dei fiori, dell’aria che respiro, se osservo una pianta più del dovuto, di un’amica, eppure l’amore si dovrebbe basare sulla fiducia, per lui l’amore sarebbe chiudermi in un guscio, per aprirlo solo in sua presenza. Se esco, per andare a fare delle commissioni devo dirle chi ho visto, chi ho incontrato con chi ho parlato, è amore questo o soffocamento… ecco perché sono andata via per pochi giorni e forse perché c’è il ghiaccio dentro di me. Come si chiama questa? Gelosia non amore e questa io non la voglio! Io voglio vivere e amare, ma come voglio io!

Storia di un’anima solitaria

Racconto postato da Gabriella.bz.

Buona giornata amici.

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QUANTE VOLTE TI HO CERCATA - Andrea Bocelli    

 

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