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L’ALBERO DALLE MILLE VIRTÚ

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N  E  E  M

 

L’ALBERO DALLE MILLE VIRTÚ

 

Sono un albero originario dell’India, un paese dalle mille fortune, dalle mille miserie. Gli abitanti hanno credenze in Dei strani e misteriosi, che siano umani o animali, ed il fervore degli abitanti è così forte e potente, al punto di infiammare le folle dei credenti, che si ornano con fiori, polvere di spezie e colori splendenti. Io, il grande albero, mi si venera, mi si adora, talmente sono prezioso, agli occhi di tutta la popolazione, perché alleggerisco molti mali e rendo molti servizi.

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Mi si dà un'origine indiana ma i miei semi volano in tutte le parti del mondo ed mi si ritrova, oramai, in tutti i paesi tropicali, dove mi si venera, dove sono considerato come l'albero, dovunque, delle mille virtù.

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Ho tuttavia un nome molto barbaro a pronunciare perché mi chiamo AZADIRACHTA indiça, per semplificare, i Senegalesi, gli abitanti dell'Africa, un altro grande territorio, mi hanno chiamato Neem. Dalle mie foglie si estrae un distillato che serve da medicina per il benessere degli abitanti dei grandi paesi caldi ed umidi, dove proliferano le zanzare che provocano delle grandi febbri che si chiama malaria, sono una medicina naturale di grande interesse dunque. Si fa un olio dei miei frutti che aggiunti al burro di karité (di cui vi parlerò un'altra volta), fa un sapone ideale per curare la pelle e le mie foglie essiccate e bruciate, hanno il potere di scacciare gli insetti. Ecco, conoscete tutto delle mie origini e dei miei benefici, ora, lasciatemi raccontare la mia storia.

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Io che vi parlo, spiego i miei rami ed il mio fogliame in un mazzo immenso, così mi si apprezza anche per l'ombra che procuro nei paesi dal sole cocente. Nella mia vita ho visto passare tutti i grandi animali che vivono in mandrie, questi cavalli zèbre, divertenti che caracollano con l'abito rigato, queste giraffe dai lunghi colli macchiettati, queste orde di bestie incornate, soffiando come tamburi guerrieri, dei leoni, delle leonesse ruggire ed io non so più, l'elenco è troppo lungo e sono già vecchio.

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Ma questo di cui mi ricordo, questo è che un giorno, ho visto sotto le mie foglie, fermarsi un branco di elefanti e mettersi in cerchio attorno al mio tronco, per divorarmi i miei bassi rami, ne ho l'abitudine, non ne sono contrariato. Ciò che mi ha sbalordito, è la visione di uno strano animale nel mezzo della truppa, elefanti di ogni taglia, di ogni età, perché dei miei occhi, durante la mia lunga vita di AZADIRACHTA, detto NEEM, non avevo visto mai un elefante dal colore così particolare.

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Ho scosso il mio fogliame per attirare la sua attenzione affinché si avvicinasse verso di me, sono così poco abituato a parlare, che la mia voce è cavernosa e non sapevo se sentisse i suoni che emetto per farmi capire. La mia sorpresa è stato all'altezza della sua, perché alzando il suo grande naso che si chiama proboscide, ha emesso una vibrazione che mi ha scosso dalle radici fino alla cima più alta della mia chioma, ho compreso perché questa ampia voce si sparge per chilometri di distanza.

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" Ehi amico gli dico, mi insospettisci e sono curioso di conoscere la tua storia, il tuo colore non ha uguali, nella stirpe degli elefanti che ho incrociato nella mia lunga vita di Neem. Ti ascolterei con pazienza, la mia curiosità è troppo grande, in cambio potrai degustare altrettanto fogliame che ti piacerà fino a soddisfare la tua fame. E è così che appresi che questo strano elefante un giorno che faceva il suo bagno fu sorpreso nel fiume, trascinato da una corrente più forte che non aveva immaginato. Fu preso da grande spavento ciò che si ha costume di chiamare "una paura blu", la sua pelle a portarlo fuori dell'acqua, ne aveva il colore .Ne ero tutto spiacente, ma egli in un grande barrito che sembrava il più gioioso del mondo, mi rispose:

- "Non inquietarti per me, sono celebre, perché il mio colore ha incuriosito delle persone dell'altro lato del mare, dove sono una diva, si mi è dato un nome inglese, ed io posso dire che sono l'emblema di un divertente modo di comunicare.

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Le persone non utilizzano i tam-tam, ma essi strimpellano su delle strane macchine, parlano solo davanti a dei quadrati luminosi, che emettono dei suoni che non si sentono mai nella savana. Come noi, purtroppo, si intendono senza vedersi ma sembrano capirsi. Mi sento importante e mi piace essere per essi “Eldy”.

É il mio nome, e come vedi, sono l'elefante blu che riunisce una truppa di persone, di ogni paese che comunicano tra loro e sembrano felici.

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É così come mi parlò la mia volta, l'albero Neem, affinché perduri e propaghi la storia del bell’elefantino blu.

Una storia per adulti e bambini, per nonne e nipotini.

MarieJosé Fossano     separatore

South Africa (Johnny Clegg-Great Heart)    

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