Archive for luglio 2nd, 2016

LA DOMENICA DEL BOSCO

   

I CAVALLI di AVELENGO1

 

I  CAVALLI  AVELIGNESI

 

Poco tempo fa ero ad Avelengo, piccolo paese al di sopra di Merano, chiamato anche “La terrazza di Merano” infatti da lì si può vedere tutta la conca meranese, siamo a quasi 1300m. s.l.m.

Altipiano di Avelengo

Per andarci si passa tra prati immensi con qualche fiore, non ci sono più i fiori che una volta abbellivano le nostre praterie. É pur vero che andando in automobile non si ha il tempo di fermarsi per coglierne qualcuno, ma come tante altre bellezze sono scomparse, forse per causa della mano dell’uomo, che strappa oltre il fiore pure le radici invece che recidere lo stelo con delicatezza. Ero andata con i figli ed i nipoti per far conoscere meglio i cavalli di razza avelignese ai piccoli. É vero che andando all’ippodromo o alle sfilate con bande e tricolore, non mancano mai dei bei cavalli nati ad Avelengo, ma vederli in libertà in quei prati immensi è una cosa incantevole.

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Corrono a gruppi, non hanno steccati ma non si allontanano mai tanto da non scorgerli, sembra che qualcuno dica loro di non allontanarsi dal grande pascolo. Vi faccio capire dove mi trovo anche senza cartina geografica, un magnifico altopiano con un paesino Avelengo formato da frazioni. E’ un luogo adatto per tutte le escursioni. D’estate, ci sono le semplici passeggiate, le arrampicate leggere, per passare poi ad un vero lavoro di cordata, e per lunghe sciate in inverno… se c’è la neve, che non sia come quest’anno dove si doveva attendere che fosse sparata dal cannone invece di vedere le larghe falde di neve cadute dal cielo. Se giriamo il capo vediamo poche case a gruppi, malghe e boschi con uno scenario grandioso, il panorama sulle vette del Gruppo Tessa, il parco naturale più esteso in Alto Adige che confina con l’Austria. I sentieri per andarci sono ben delineati e attirano l’attenzione per la loro bellezza anche se molto lunghi, circa 100 km, uno di questi gira attorno a nove laghi e ognuno ha una sua propria forma ed un suo particolare colore.

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Posso dire che le montagne del Gruppo Tessa vantano molti laghi. Lascio correre lo sguardo che sembra voglia abbracciare quell’enorme gruppo, anche se non mi mancano certamente, le posso vedere dal mio balcone di casa, ma sono più distanti, qui sembra di poterle toccare con la mano e sognare.

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Mentre i nipoti si dilettano a tenersi in sella, due a dei pony, e due a dei cavalli con i genitori accanto, mi fermo con loro solo il tempo di guardarli e ammirarli. Mi guardo attorno chiedendomi perché sono venuta così poche volte su questo terrazzo, mi avvio verso la chiesetta di S.Caterina, è una chiesa che venne costruita sopra un precedente luogo di culto pagano, la prima venne distrutta da un rogo nel 1202, di questa sono conservati i muri perimetrali della navata.

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Nel 1251 venne consacrata una nuova costruzione e nel 1452 fu ristrutturata e rinnovata. L’ornamento più prezioso è l’altare tardogotico, al centro si trovano le statue in legno di S.Caterina nel mezzo ed ai lati S.Giovanni Battista e S.Maddalena.

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Lascio la chiesetta e ritorno dai bambini, è uno sport che ancora non avevano provato, stare in sella a dei cavalli, addestrati per far sentire i bimbi a loro agio. Ci sono dei paramenti per i cavalli da non credere tanto sono belli, la criniera non rimane libera, fanno dei treccioni o se è il caso tante treccine per poi essere infiocchettate. Ho voglia di camminare e guardarmi attorno, avviso che mi allontano voglio vedere la chiesa parrocchiale. Dai documenti esposti in una piccola bacheca si può capire che è del 1291 ed è dedicata a S.Giovanni Battista. A quell’epoca risalgono le mura della navata, alla seconda metà del XV secolo risalgono il coro gotico e la torre campanaria. In alto si nota ed è molto bello l’affresco che mostra Giovanni Battista e risale al 1600. Sopra il coro un notevole affresco realizzato da Karl von Blaas, ma devo andare, sento il richiamo dei ragazzi che mi vogliono per farmi vedere come sono già bravi a stare in sella, vedendoli tanto felici il cuore mi si stringe.

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Ricordo quando il mio papà mi metteva a cavallo ad un avelignese della nonna, aveva un manto bellissimo e lo copriva una sella nera mentre lui teneva il morso andavamo per i prati a portare i panini e le bibite ai vari parenti e aiutanti nel periodo della raccolta delle mele. Abbraccio i miei nipoti per sentire il loro bene, ne ho bisogno, alle volte rammentare fa male, anche se sono ricordi felici. Quando il cuore si è calmato racconto che anch’io sono stata a cavallo di un bell’avelignese, era uno stupendo stallone che aveva nella stalla la nonna, un patrimonio a quei tempi. Lo si usava come stallone e come cavallo da tiro per il carro. Erano increduli al mio narrare, forse non pensavano che anche la nonna una volta era bambina come loro, allora ho promesso che avrei fatto vedere le foto che avevo a casa in un vecchio album, quasi nascosto, io che ho album pieni di foto belle, quello lo avevo nascosto, aveva solo foto vecchie di quando ero bambina e forse avevo pudore a farle vedere ai nipoti, tanto erano vecchie. Non contenti hanno voluto che raccontassi loro qualche altro aneddoto. Ci siamo seduti sul prato e ho cominciato a raccontare delle gite che si facevano ai miei tempi.

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Finito di narrare dell’avelignese siamo andati a salutare i cavalli che avevano cavalcato, promettendo al padrone che sarebbero ritornati. Se prima c’era la voglia di un nuovo sport ora era incentivata per i miei racconti. Ritornati a casa hanno voluto subito vedere le foto promesse, il bel cavallo avelignese sembrava ancora più bello aveva una linea che quasi non ricordavo ed i nipoti hanno potuto vedere che non scherzavo dicendo loro che pure io ero stata a cavallo di un puro sangue avelignese.

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MAGIE E MISTERO DEL CAVALLO

simbiosi uomo/animale  - due corpi una sola anima