Archive for giugno 8th, 2016

UN RACCONTINO DALLA FRANCIA

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LA PETITE MAISON

 

La casa in fondo alla valle lungo la strada ferrata di una linea secondaria, aspettava indifferente il passaggio di qualche treno o qualche viandante solitario. Una porta aperta, mezzo scardinata mostrava tutta la sua decadente vetustà. E là dove altri occhi vedevano solamente miseria, questa porta, triste bocca sdentata mi intenerisce come il commovente viso di una vecchia.

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Ne supero la soglia, la casa mi inghiotte. Fluivano gli odori di abbandono, sentivo la polvere palpabile nella penombra, misurata dalla luce che penetrava da due finestre, cieche di un occhio. Indovinavo un bel camino, un buco nero, parvenza, nascondere un forno per cuocere il pane in un angolo e intorno al locale, i muri sporchi, dipinti di un verde sbiadito inimmaginabile, sotto un orrore di soffitto, rigato da crepe... aspettavano implorando un serio restauro.

La scala si perdeva nel nero del piano. Le mie mani cieche tese, esploravano prudentemente lo spazio. Salivo e scoprivo due piccole camere a rinforzare: una finestra in una, era rotta, nel vano dell'altra, delle api avevano installato il loro alveare di fortuna. Da quanto tempo questa casa era stata abbandonata? Una scala dimenticata sul pianerottolo di questo piano mi fece raggiungere il solaio. Al mio apparire scappava, colpendo l'aria, l'inquilina: una poiana sorpresa dalla mia presenza, mi fece sobbalzare, spaventata io stessa.  Vivo in sogno, una camera a misura di bambini, divertente, sotto il tetto. Bisognerebbe creare allora una scala per raggiungerlo. Dall'abbaino in pignone, ingarbugliato di ragnatele, percepii, lietissima, un prato attraversato da un ruscello contornato di alberi, tale un giardino chiuso di verde, sotto la luce di un sole, pronto a sparire dalla valle. Uniche, interrompendo il silenzio, risuonavano gli striduli del maestoso rapace, inquieto di non poter riprendere il suo posto.  uccellino animato 7

La casa di pieno piede sul ciglio della strada, sembrava appollaiata, vista del giardino, ad un livello inferiore. I sentieri che conducevano lì, crollavano sotto i muschi, dove sparivano tra le ortiche ed i rovi. Delle alte erbe, imbiancate dall'inverno, appendevano e si ingarbugliavano, come zazzera arruffata, sotto i prugni selvaggi, resi padroni del luogo, delimitando la superficie della proprietà. Dal lato opposto del prato falciato, una levata di terra dove si trovavano le rotaie, bordava il giardino come per proteggerlo.  Questa casa, chiamata cantoniera ‘di Passaggio a livello’, a suo tempo permetteva di passare alcuni treni e di sentire vibrare i muri al loro passaggio, sulla linea di Neufchâteau a Chaumont, ormai quasi disabilitata.

Fiori animati violetto

  Questo campo, era un disordine di natura, ma vedevo già, dei muri che sovrappongono dei terrazzi, tre betulle che piegano sul prato, alle quattro stagioni dei perenni illuminante le pietraie, una scala meno sbilenca, una volata di bambino su un'altalena, un secchio posto sul parapetto del pozzo, una panca di pietra per sedersi e sognare negli estati a venire.

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Ed io ero qui, piantata in questo sodaglia, prendendo radice, firmata, punta, già contusa, ma, gioiosa. Ed era un presagio dell'ascendente che questi luoghi andavano durante gli anni esercitare su me. Mio marito non era entusiasta ma questa diversità di sentimenti non sbiadisce il mio piacere, né la ronda dei miei pensieri per informarmi come acquistare questa casa. Appartenne a noi, fu soprattutto mia e quella dei bambini. Loïc il nostro  terzo figlio,  poppava ancora il seno, il giorno della firma dal notaio. La data è ben impressa nella mia mente.

Ci permise di vivere dieci estati durante, lontano dalla città, coi miei genitori venuti con armi e bagagli per aiutarmi a ristrutturarla. Ad un certo modo, ci permise di vivere infine, una vera vita di tribù, senza comodità, ma col caldo di un fuoco, la luce delle candele, un poco di acqua fresca al pozzo, e dell'amore a profusione. Eravamo i re, i pionieri, noi abbiamo talmente riso, strapazzato e cantato nelle nostre serate spensierate e felici. Per mio marito, parigiano, fu chiamata in seguito, 'la casa del divorzio.' Poco incline alle evasioni campestri hippy, che cosa poteva trovare? Imponeva tante ‘corvées’ (faticate) che gli erano estranee. Tuttavia quante belle serate di relax disteso sulla sedia a sdraio ha fatto nel giardino, centellinando il suo sigaro sottile, quando, a fine giornata, crollavamo di stanchezza dal salire e scendere dai ponteggi e impalcature di fortuna montate in modo avventuroso per eseguire i lavori di restauro.

Io ne non avevo cura. Mi esplodevo ed i bambini erano così felici, così liberi, vicino alla fattoria, degli animali, diventati contadini raccogliendo il fieno, le patate, con passeggiate in carretta e provviste riportate fieramente in serata per prezzo del loro aiuto ai coltivatori.  Hanno scoperto lo spirito dei servizi resi e la vita, vicino a quella degli animali.

  Mucche al pascolo  

Restaurata delle mani di mio padre e delle mie, sostenuti per i bambini che vanno a cercare la legna nel bosco per alimentare il camino, o spigolare intorno le pietre per montare i muri dei terrazzi, in armonia potente mai smantellata, questa casa ci ha permesso di apprendere le tecniche dei diversi mestieri, con l'insegnamento di un Maestro. Di fare tutto bene con poco.

Mia madre faceva l’economa, risparmiandoci ogni preoccupazione prima di metterci a tavola. A parte i suoi servizi di autista per assicurare i rifornimenti, riscoprii la gioia di 'fare il mercato' con lei, vivevamo così lontani da dieci anni. La casa di campagna fu per me quella della felicità con quelli che sceglievano di essere felici qui, le più belle stagioni calde dei miei giovani anni di madre. Dunque ci ha salvati dall'ambiente del quartiere del nostro condominio, dallo stress cittadino, i week end e queste dieci estati trascorse nella mia piccola casa di campagna.

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Il suo isolamento, purtroppo, ci ha dato anche la cattiva sorpresa di numerosi svaligiamenti, degradazioni che mi facevano soffrire come stupro della mia anima, trascinando dei soggiorni dai carabinieri per fare atto delle nostre disgrazie senza speranza del loro aiuto. Fu anche l'angoscia ad ogni arrivo, di constatare che la porta, le finestre erano sempre intatte.  Ma anche il dispiacere di lasciarla quando era tutto agghindata, per ritrovarla otto giorni dopo, aspettando la tosatrice e delle mani coraggiose.

Poi c’è stato un cambiamento triste nella mia vita che sono riuscita comunque a superare, quella casetta di campagna è stata la mia gioia, era la mia casa nella prateria. L’abbiamo lasciata con tanto rimpianto ma non voglio avere nostalgie, sono stati dieci anni meravigliosi e voglio ricordare tutta la felicità vissuta. Era il mio rifugio, il mio lavoro, il mio sudore e nel distaccarmi ho pianto in silenzio.

 

les terrasses de MarieJosé

Se Dio mi darà ancora un poco di forze e anni di vita, sceglierò una casetta in un villaggio, vicino alla campagna per finire la mia esistenza. Ci sarà il camino che colmerà i miei occhi delle sue belle fiammate e riscalderà i miei piedi, sempre freddi.

Grazie amici, so che mi capite e vi ringrazio.

MarieJose

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JAMES LAST - Tales From The Vienna Woods

(Geschichten Aus Dem Wienerwald) 

https://www.youtube.com/watch?v=RDzyv3gnim4

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