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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

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RICORDI DELLE MIE VACANZE

Leggere i racconti degli altri è come aprire una bottiglia di spumante, come bollicine i tuoi ricordi escono a getto dall’angolo più nascosto, vivi e reali come se li vivessimo in quel momento. Sono dalla nonna, ho avuto il permesso di stare tutto il giorno e la notte da lei e la mia felicità è immensa: sono l’unica viziatissima nipotina di tre zii scapoli. Ho messo la mia poltroncina vicino alla poltrona della nonna e mi siedo appoggiando la testa sulle sue ginocchia, mi sembra di sentire ancora il morbido del velluto della sua vestaglia sotto la mia guancia e la sua mano che mi accarezza.

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La sua voce dolce dal leggero accento veneto mi racconta la storia della nostra famiglia «Non è sempre stato tutto così facile, sai caro il mio ben.», mi dice.... «Dai nonna racconta» le dico… «Ero giovane, morta la mia mamma, col mio papà, che non trovava lavoro, andammo nel veneto a lavorare. Lì conobbi il tuo nonno, gestiva la terra dei signori del posto. Un buon partito, disse mio padre, hanno bisogno di una donna in casa. Sposalo, dì, di sì, e cosi fu. Fu un lavoro pesante, poi cinque volte gli angioletti arrivarono con cinque puteleti, tutti maschi. Meno male che tuo padre mi ha regalato te. Poi il nonno morì e io sola coi bimbi tornai dai parenti in Lombardia, e poi a Milano. Tuo papà si è sacrificato, ma ha fatto studiare i suoi fratelli ed ora ecco una fabbrica e io vivo servita.»

   

107-01gpsvarese-Rancio Valcuvia e Monte S.Martino

 

Mia nonna purtroppo aveva una forma d’asma, doveva stare in ambiente verde, salubre e ricco d’ossigeno. Gli zii decisero di cercare un posto in collina e trovarono una villetta in Valcuvia. Partimmo un Sabato, io naturalmente ero al seguito, e raggiungemmo il posto, ci  accolse la padrona, una simpatica contadina, circondata da 4÷5  marmocchi, abbastanza sudici, della mia età che erano i suoi figli. Disse che la casetta della quale ci affittava due camere ed il tinello l’aveva fatta il marito.

 

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Lì erano tutti muratori, andavano in Svizzera a lavorare e d’inverno tornavano a casa e costruivano una casetta, per affitto, una stalla che avrebbe accolto la moglie e i figli. Dovevamo dividere la cucina o se nonna preferiva avrebbe cucinato lei anche per noi. Io, nascosta dietro la gonna di nonna, adocchiavo tutti quei marmocchi, infine intervenni «Nonna ma se danno le camere a noi, dove mettono i loro lettini?» Un coro di risate accolse le mie parole: i lettini, ma che belli, mai visti. «Sapessi come è morbida la paglia» fu più tardi che ebbi modo di capire qual’era la loro sistemazione. La donna battè le mani... via tutti io sono Rosa, disse, prese le valigie e ci invitò ad entrare. Le camerette davano su un bellissimo terrazzo che dominava la valle. «Ma nonna e’ bellissimo» esclamai... infatti da quel momento cominciò la vacanza che nοn avrei mai sognato.

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Presto i figli di Rosa divennero miei amici e... formammo una piccola banda, mi insegnarono a giocare nei prati dietro casa, ci rotolavamo per terra, combinandone di tutti i colori. Povera nonna, era sempre col cuore in sospeso, perché ogni volta tornavo con un nuova scorticatura. Il peggio fu quando decisi di imitarli e correre senza scarpe, mi feci un taglio al piede, nonna non me lo perdonò tanto facilmente. Io tentai di non dirglielo ,ma lei vide le gocce di sangue per terra. Mi chiamò, guardò il taglio sotto il piede e si arrabbiò veramente mentre lo medicava.

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Il giorno dopo tutto dimenticato. Ogni tanto la signora Rosa ci prometteva «Se fate i bravi, oggi fiori di zucca ripieni, andate a coglierli!» Urla di gioia coglievano le sue parole, ci precipitavamo nell’orto a cogliere i grossi fiori di zucca, attenti a non sciuparli e li portavamo in cucina, sperando in cuor nostro che arrivasse presto mezzogiorno e che fossero già pronti.

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Il divertimento era andare a raccogliere nel campo il fieno tagliato e seccato. Quando il carro era pieno salivamo in cima e dominavamo tutti, ci sentivamo grandi anche noi. Ma un giorno presi un grande spavento. Non fui abbastanza svelta a scendere e finii nella mangiatoia delle mucche con del fieno, mi sembra di sentire ancora la lingua della bestia sul mio viso. Le mie urla salirono al cielo mentre nonna correva disperata e Gigi (detto “La peste”) mi tirava fuori per i piedi. Non so descrivere quello che mi disse nonna, era veramente furibonda. Questa volta mi metteva in castigo, fortuna erano gli ultimi giorni di vacanze, tra poco saremmo ritornati a casa. Lasciavo i miei amici con meno rammarico, ci saremmo rivisti l’anno dopo. Cosi per qualche anno passai le mie vacanze con la mia nonna… anni di gioventù che ricordo ancora con tanta nostalgia!!

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OH CAMPAGNOLA BELLA - - I GIRASOLI

 

   

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