Archive for gennaio, 2016

LA NOSTRA ITALIA

 

 

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BuonaDomenica

Dedica la pagina al post di

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che descrive le bellezze di una meravigliosa cittadina della nostra bella Italia.

 

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M  E  R  A  N  O

 

Oggi amici vi voglio parlare della mia città, un centro storico con il fiume Passirio che taglia in due l’abitato. Si parla di questo luogo solo nel 857. In quel tempo c’erano quattro porte per potervi accedere: porta d’Ultimo, porta Venosta, porta Bolzano, porta Passiria. Accanto alla porta Bolzano troneggia il palazzo Esplanade, ex albergo tra i più antichi della città.

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Di sicura testimonianza antica il ponte Romano, il più vecchio ponte che attraversa il Passirio costruito nel 1617, con alte arcate in pietra così che le piene del Passirio non lo portasse via.

 ponte-romanoPonte Romano sul Passirio

 

Poco più avanti il Ponte della Posta con tutto il suo splendore in stile liberty.

imagesponte della postaIl Ponte della Posta

 

L’edificio simbolo della città è senza dubbio il Kurhaus sempre in linea liberty si affaccia da una parte sulle rive del Passirio, dall’altra in corso Libertà. Costruito nella seconda metà del XIX secolo, vi ospitava i signori, principi e Re.

Kurhaus-MeranoIl Kurhaus

 

Era un luogo sia per le cure, i balli, letture, gioco ed i grandi pranzi. L’interno più antico è chiamato Pavillon des Fleurs (Padiglione dei Fiori) dove tuttora viene usato per concerti; Di pregio la scalinata, l’elegante galleria, la sala dei ricevimenti con stucchi di notevole bellezza e gli affreschi che caratterizzano l’intera opera.

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La sala concerti  

 

 

e l’orchestra

 

Poco lontano ecco il teatro Puccini a lui dedicato per essere stato ospite qualche tempo in città. Le decorazioni in marmo ingentiliscono la struttura tipicamente teutonica. Ci sono poi le terme costruite con un enorme cubo di vetro, per il massimo del relax, si possono fare delle belle passeggiate tra l’immenso verde che le circonda e osservare il Gruppo Tessa, il più vasto dei Parchi Nazionali Altoatesini.

tessa1Il Gruppo Tessa

 

Dalle terme scendendo un po’, troviamo uno dei gioielli di Merano l’ippodromo di Maia Bassa chiamato anche “La Scala” dell’ostacolismo italiano, dove i migliori saltatori si confrontano. Le piste di Maia Bassa oggi vengono considerate le migliori d’Europa.

ippodromoL’ippodromo

 

Parlando di cavalli ci troviamo vicino al centro equestre, dove i bambini possono cominciare a cavalcare e chi sa farlo si può sbizzarrire a correre in un grande prato con e senza ostacoli.

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Vorrei dirvi che vi sono molti castelli, ma ho già scritto un racconto solo su quelli, aggiungo solo che sono più di venti in città. Il più rinomato perché ha un giardino di rara bellezza ed un museo con scenografie vive, ha venti sale con esposizione permanente ed è il Castel Trauttmansdorff.

80721castel trauttmansdorffCastel Trauttmansdorff

C’è un castello attrezzato per la celebrazione dei matrimoni civili ed è il Principesco che confina con il Municipio. Passiamo un pò alle chiese, ve ne sono tante, quasi una per ogni rione, ci sono poi la chiesa ortodossa, evangelica, ebraica, anglicana, e solo da pochi anni un tempio buddista ed un luogo di culto islamico. Ora vi faccio sorridere, potete immaginare quante fontane ci sono a Merano? Ebbene ve lo dico, sono 69. In inverno sono chiuse per evitare che il gelo rovini le tubature, ma in primavera l’acqua comincia a scorrere allegra, offrendo acqua gelata da risciacquarci le mani o per bere dalle stesse, ci sono le fontanelle, le grandi fontane ed i zampilli che sorgono da terra per la gioia dei piccini. Mentre sto scrivendo c’è un sole che splende come fosse primavera anche se la temperatura è fredda, mi chiedo su quale sentiero ora vi porto a passeggiare? Cominciamo con le classiche passeggiate “Lungo Passirio”, dal nome si può capire che facciamo due passi tranquilli lungo il fiume con poca acqua causa la neve che quest’inverno non è arrivata a Merano.

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Passeggiata d’inverno

 

Giriamo a sinistra e ci avviamo verso le Passeggiate d’inverno , soleggiate da non credere di questi tempi, ma se ci fosse un acquazzone niente paura c’è un lungo porticato dove si può trovare oltre al riparo, una galleria di personaggi e dipinti di persone molto note in Alto Adige.

Di fronte alla Passeggiata d’inverno, c’è quella dell’estate ricca di pini, pioppi e cedri del libano, quindi ombreggiata per evitare eventuali insolazioni perché su quel lato in estate il sole batte molto forte. Passiamo al sentiero che tutti i villeggianti vogliono percorrere, quello dedicato alla Principessa Sissi.

gilf-promenade-07379Gilf Promenade

 

Infatti è chiamato “Sentiero di Sissi” É lungo parecchio, parte dal Giardino di Castel Trauttmansdorff, abituale soggiorno della Regina quando era a Merano, e ci si avvia per la città. Ci sono undici tappe da fare ed ognuna dovrebbe essere raccontata a parte, ma ci avviamo e attraversiamo le pietre di Castel Pinzenau e Castel Rubein, la Residenza Reichenbach con piazza Fontana, Castel Rottenstein e Hotel Bavaria, scendiamo verso il Passirio e lo attraversiamo passando dal ponte Romano, costeggiamo la passeggiata d’estate entriamo nel Parco Sissi dove si erge la statua in Suo onore.

tappeiner-promenadePasseggiata Tappeiner

Abbiamo percorso il “Sentiero Sissi”, ora si potrebbe percorrere la Passeggiata Tappeiner ma è troppo lunga anche se molto bella, forse la più bella perché si va in alto e si può vedere la città e lo svincolo delle valli con i fiumi Passirio e, alla fine di Merano, l’Adige. Facciamo un percorso più breve molto romantico, la Passeggiata Gilf e partiamo da casa mia così si fa prima, in due passi si arriva al ponte Romano e questa volta si costeggiano i due lati del fiume, è interessante anche sotto il punto di vista botanico, ci sono numerose piante sub tropicali, dove i giardinieri vi hanno attaccato ad alcune piante degli uccelli fatti per ammirare meglio la passeggiata. Continuando il sentiero in salita ma delizioso in estate per i suoi fiori, si arriva alla meta dove troviamo ristoro. Dopo il dovuto riposo si può tornare a casa felici e ristorati. Ora facciamo un piccolo giro nel centro, scendiamo da Maia Alta e passiamo dal rione Steinach il rione più antico di Merano.

 

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Tuttora ci sono delle stradine pavimentate con le grosse pietre romane e le case che, sotto la nuova tinteggiatura, si nota l’antico. Arriviamo in piazza Duomo attraversiamo per arrivare in corso Libertà dove una volta erano palazzi solo di vecchie Signorie ed ora sono Hotel, negozi e bar, con ai piani superiori abitazioni. Piazza Teatro, via delle Corse dove si trovano solo negozi, e i Portici vera bellezza, con in mezzo la strada pedonale. Ecco, volendo, ci si può sedere all’aperto per mangiare, infatti ci sono le varie trattorie dove si può ordinare sia il menù italiano che tedesco.

 

 

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I Portici

 

 

 

Passati i primi ed i secondi portici si arriva nuovamente alla piazza Duomo, vasta e bella, si gira a destra per passare ancora piccoli portici in via Leonardo da Vinci e arrivare in piazza della Rena, una bella piazza grande dove gustare un caffè in uno dei vari bar è una delizia.

MERANO-PIAZZA-DELLA-RENA-720x406esplanadePiazza della Rena

 

Da lì si nota il ponte della Posta da ammirare sia per il ferro lavorato che per le colonne disegnate e a mosaico dove troneggia lo stemma della città. Mi incammino lentamente con lo sguardo verso il fiume che sembra aspettare la neve per gonfiarsi d’acqua e scorrere con la sua consueta irruenza. A questo punto attraverso il ponte e attendo il bus per ritornare a casa.

Ciao amici del Bosco buona e serena domenica.

 

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Bravissima Gabriella, un post di grande levatura merita un video di ugual livello, spero che la scelta sia gradita per tutti. Grazie.

 

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JOHANN STRAUSS – SUL BEL DANUBIO BLU

 

 

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GIORNATA DELLA MEMORIA

 

 

“GIORNATA DELLA MEMORIA”

27  Gennaio 1945

 

 

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27 gennaio GIORNATA DELLE MEMORIA

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Tra il 1943-1945 questo binario è stato testimone di fatti inauditi e terribili ricordati come la deportazione della Shoa. Sorge in un’area della stazione centrale di Milano (entrata da piazza Sofra) è situato al di sotto dei binari ferroviari, nel periodo sopracitato centinaia di persone furono caricati su dei vagoni merci e deportati ai campi di concentramento e di sterminio, Birckenau, Auschwitz, Mathausen e altri. Si tratta dell’unico luogo in Europa ad essere rimasto intatto come era allora, durante il percorso di questo memoriale fa conoscere i momenti della deportazione, sul muro vi sono scritti alcuni nomi dei deportati di politici milanesi e, ebrei di tutte le nazionalità, visitando questo tratto di storia, si prova la sensazione di angoscia e commozione toccata ai deportati che venivano messi su quei carri merci come bestie o forse come insetti dannosi a parere della gestapo per poi mandarli a morte.

AUSCHWITZ

La scelta del giorno che intende ricordare questi orribili avvenimenti è il 27 Gennaio di ogni anno come è stato deliberato dalla nostra Repubblica con la legge n° 211 del 20-07-2000, al fine del ricordo della shoah. Questa data è stata scelta perché il 27 Gennaio del 1945, le truppe sovietiche dell’armata Russa, nel corso dell’offensiva in direzione Berlino, arrivarono presso la città di Oswiecim (Auschwitz), scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento e liberando i pochi superstiti trovati, per la prima volta al mondo si rilevava l’orrore del genocidio nazista.

 

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Questi sentimenti non si debbono dimenticare, facendo una riflessione su questi argomenti la stessa vale come ammonimento a tutti e, che non dia nuovo seme, ne domani, ne mai.

 

 

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Bambini nei lager nazisti

Altra istantanea dello stesso gruppo di bambini ci consente di vedere quanta tristezza e sgomento appare nei loro visi

 

Nel giorno della memoria un pensiero va rivolto ai bambini che hanno subìto l’olocausto. Ignari di quanto stava accadendo erano quasi sempre i primi ad essere eliminati in quanto non potevano essere impiegati come forza lavoro.

É difficile determinare il numero dei bambini deportati nei vari campi di concentramento ma si presume  che complessivamente le vittime, uomini, donne e bambini, sia superiore al milione e mezzo.

Con quale stato d’animo avranno vissuto la vita nei lager quei bambini e cosa avranno provato le loro mamme vedendosi portar via i loro figli con la consapevolezza che non li avrebbero mai più rivisti? Due semplici testimonianze che possono dire tutto: in primis uno stralcio dal Diario di Anna Frank ed a seguire una poesia scritta da una bambina o forse un bambino, durante la prigionia.

 

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Anna Frank e una sua frase

 

VEDRAI CHE É BELLO VIVERE

Chi s’aggrappa al nido

non sa che cos’è il mondo,

non sa quello che tutti gli uccelli sanno

e non sa perché voglia cantare

il creato e la sua bellezza.

Quando all’alba il raggio del sole

illumina la terra

e l’erba scintilla di perle dorate,

quando l’aurora scompare

e i merli fischiano tra le siepi,

allora capisco come è bello vivere.

Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza

quando cammini tra la natura

per intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:

anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,

vedrai che è bello vivere.

 

La poesia porta la data del 1941; non si conosce il nome del ragazzo che l’ha scritta, ma il messaggio che contiene fa riflettere sul suo coraggio di vivere e sulla sua fede nella vita. L’autore si identifica nell’uccello che vola libero nell’aria e che indirizza ai suoi compagni, paurosi di lasciare il nido, il suo grido di gioia:

“vedrai che è bello vivere!”.

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Nomadi – La Canzone del Bambino nel Vento (Auschwitz)     

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

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AMORE E PSICHE

 

Questo è il titolo del post nel Bosco di oggi ma non per ricordare la favola di Apuleio[1] che narrava la storia di una ragazza che, per la sua bellezza, aveva destato l’invidia della Dea Venere, né per scrivere un trattato d’arte sul monumento di Canova[2] conservato al Museo del Louvre ma… leggete e saprete.

“C’è una storia dietro ogni persona. C’è una ragione per cui loro sono quel che sono. Loro non sono così solo perché lo vogliono. Qualcosa nel passato li ha resi tali, e alcune volte è impossibile cambiarli.” (Sigmund Freud)[3]

Prendo spunto da questo aforisma del fondatore della psicanalisi per proporre al giudizio dei lettori del Bosco una storia, un po’ romanzata, non recente ma neppure tanto lontana.

Sappiamo tutti quanto una donna possa elevare al supremo o distruggere fino all’infimo, la vita di un uomo. Questa storia vuole darci un flash della vita di un ragazzo che nella sua esistenza ha vissuto e subìto esperienze ed emozioni condizionate dal suo  rapportarsi con l’essere femminile. Certamente avviene la stessa cosa invertendo le parti ma oggi la storia ha un soggetto maschile anche se non può mancare, naturalmente, il complemento Donna.

 

 

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FEDERICO

 

UN UOMO DAL CUORE DI RAGAZZO

 

Si chiamava Federico e aveva compiuto da poco sedici anni quando questo ragazzo, negli anni dello sviluppo, era stato usato sessualmente da una donna che aveva trent’anni più di lui. Federico, nella sua acerba ingenuità aveva pensato che era amore e quella donna è stata per lui veramente il suo primo amore e se ne era innamorato e si sentiva così legato al punto tale da pensare di poter restare con lei per tutta la vita affacciando l’ipotesi di una possibile unione. Lei gli rispose con un sorrisetto e una carezza sulla guancia ma lui confermò le sue intenzioni dicendo: “Quando sarò maggiorenne, possiamo farlo”. Quanta stupida ingenuità in quella frase ma Federico non poteva rendersene conto, era solo un bambino preso cotto, in balia di una donna che aveva avuto sicuramente le sue esperienze amorose ma che in quel momento era sola e probabilmente aveva trovato in questo ragazzo conforto e soddisfazione insieme.

La relazione andò avanti per oltre un anno con sotterfugi e incontri più o meno costanti. Poi a quella donna erano venuti gli scrupoli per il fatto che lui era minorenne e si rifiutò improvvisamente di continuare la relazione. Per Federico era stato uno shock terribile e inaspettato, non capiva perché poteva succedere questo, fino a quel momento andava tutto bene, si sentiva uomo. Ogni tentativo di riprendere gli incontri andò a vuoto. Il ragazzo ritornò ad essere bambino e cadde in una profonda depressione e ci fu un momento di massimo sconforto nel quale pensò pure di farla finita con la vita ma la vicinanza dei suoi genitori che pur non conoscendo il motivo del suo stato d’animo, nervoso, irascibile e intrattabile, lo fecero riflettere e capire che la vita era più importante di qualsiasi altro male. In quel momento provava dolore e non avrebbe voluto dare dolore ai suoi genitori ed alla sorellina alla quale voleva bene e sapeva che era profondamente affezionata al suo fratello maggiore.

La vita continuò a scorrere ma da quel momento, Federico provava odio per tutte le donne che per lui erano esseri dotati di una cattiveria infinita. Da questa considerazione si salvava solo sua madre, la donna che lo aveva messo al mondo.

Aveva vent’anni ed era l’inizio dell’estate quando Federico incontrò Genny, una ragazzina del gruppo che frequentavano entrambi.

 

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Forse spinto dagli amici che vedendoli fianco a fianco, perché la Genny si teneva sempre vicino a lui, quasi come battuta avevano detto che stavano bene insieme ma forse anche incuriosito dagli occhioni di lei che non cessavano di fissarlo intensamente ed infine, un giorno, sulla spiaggia lei gli prese la mano invitandolo ad entrare in mare per fare il bagno insieme e le loro mani continuarono a tenersi strette l’una all’altra anche sotto il livello dell’acqua. Federico e Genny iniziarono ad amoreggiare, oltre che al mattino al mare, si incontravano anche la sera per una passeggiata e un gelato.

Attenzione, siamo negli anni ’50 e l’amoreggiare di allora era ben diverso dai flirt di oggi con i quali ci si ritrova a letto prima ancora di conoscere il nome del partner.

Genny era dolcissima, carinissima, innamoratissima e amorevole ma nel cuore di Federico dimorava ancora il dolore di quell’abbandono da parte di una donna da lui amata fino alla follia. Era troppo difficile da dimenticare e la povera incolpevole Genny era destinata a subire le conseguenze di quel dolore.

A fine estate Federico aveva lasciato Genny, consapevole che lei ne avrebbe sofferto tantissimo ma lui, in quel momento, restava indifferente alla sofferenza di lei.

 

Giovanissimi scoprono la gioia dell'amore

 

Si erano ritrovati l’estate successiva e avevano ripreso a frequentarsi, sembrava che tutto potesse riprendere il suo corso ma Federico si rese conto che nell’animo di Genny c’era una sorta di volontà di rivalsa per quanto aveva sofferto, le cose non filavano tanto bene e si erano lasciati di nuovo e le loro vite seguirono strade diverse.

Le motivazioni di Federico erano state quelle di non avere un lavoro sicuro e di non sentirsela di impegnare una ragazza senza la certezza di un futuro.

Due anni dopo Genny si era sposata con un ragazzo che era andato a chiedere la sua mano direttamente ai genitori di lei senza parlarne prima con l’interessata e loro, da buoni genitori e secondo loro per il bene della figlia, glielo avevano praticamente imposto considerandolo un bravo ragazzo mentre Federico era stato giudicato un mascalzone poco affidabile.

Terminato il servizio militare e trovato un lavoro che poteva dargli una certa affidabilità, qualche anno più tardi anche Federico aveva messo su casa nella città sede di lavoro che era distante dalla città di residenza dei genitori. Aveva sposato una ragazza che forse aveva capito il suo momento di solitudine sia fisica che mentale ma che poi si era rivelato più un matrimonio di necessità che d’amore. Sono i casi della vita. Avevano avuto un unico figlio al quale la moglie si dedicava interamente trascurando, per certi aspetti anche il marito. A lungo andare la moglie si era rivelata una donna incapace di governare una casa e curare la famiglia per cui, alle carenze di lei suppliva Federico, che si era adattato pensando che così doveva essere. Con il passare degli anni, anche a causa di una turbe psichica della moglie che aveva sempre rifiutato di curarsi, i rapporti coniugali si erano sempre più diradati al punto che all’arrivò dell’età della pensione Federico poteva considerarsi vedovo bianco ormai da parecchi anni anche se, visti dall’esterno, i due erano considerati una bella coppia.

Si sa che il mondo è piccolo e le persone hanno modo di incontrarsi. Infatti, Genny e Federico, che nel frattempo era rientrato nella sua città d’origine, avevamo modo di incontrarsi casualmente e tutte le volte si fermavano non solo per scambiarsi notizie personali e delle rispettive famiglie e figli ma anche, più specificamente, con qualche cenno al loro periodo di quasi fidanzati, cercando i motivi della loro mancata unione. Forse nei loro cuori era rimasto qualche rimpianto da parte di entrambi.

Ma la vita, si sa, a volte può riservare delle sorprese.

 Federico non pensava più all’amore ma un giorno, in occasione di una festa conviviale tra amici, gli presentano Ornella, una signora, di qualche anno più giovane, carina, di attraente simpatia, dolcissima nei suoi modi di fare, vedova da un po’ di anni. Fu l’incontro fatale e l’amore forse non è stato a prima vista ma era dietro l’angolo. A lei piaceva tutto di lui, in primis disse che l’aveva attratta il suo modo di parlare e la sua voce e lui restò affascinato da questa bella figura di donna, signorile, molto ben curata e dai modi gentili. Lei risiedeva in un’altra città, non molto distante da quella di Federico, e dopo i primi convenevoli si scambiarono il numero di cellulare per potersi tenere in contatto. La cosa avvenne già il giorno dopo, fu lui a chiamare per primo ma lei gli disse subito che aspettava la sua chiamata. Cercarono di darsi reciprocamente una spiegazione per questa simbiosi nata così improvvisa ma nessuno dei due sapeva trovare la soluzione. Si scambiarono la mail e il recapito del loro sito delle nuove tecnologie informatiche che consentiva anche l’incontro visivo durante i loro colloqui che erano divenuti da subito molto frequenti. Il passaggio agli approcci amorosi fu quasi naturale anche se fino a quel momento virtuali ma vissuti con tanta intensità al punto che entrambi li sentivano come fossero reali e veritieri per quanta passione si scambiavano Ornella e Federico.

Ornella sembrava innamoratissima e molto probabilmente lo era veramente e aveva coinvolto in pieno anche Federico ma in quest’uomo dal cuore di ragazzo sorsero dei timori: dove li avrebbe portati questa passione che non poteva avere futuro a lunga scadenza non tanto per l’età dei protagonisti quanto per il vincolo matrimoniale di lui. Ma a Federico non importava più niente, non intendeva assolutamente perdere Ornella e la ritrovata gioia della vita.

Sembrava impossibile ma Federico aveva ritrovato l’amore con gli stessi impulsi della prima volta, tutto compreso: passione, sotterfugi, inseguimenti, gelosie, litigi, riconciliazione e rinnovato amore ogni volta.

 

due persone al mare in sdraio

 

La tresca amorosa proseguì per oltre due anni, erano entrambi felici dei loro numerosi approcci virtuali e dei rari ma intensi incontri reali, erano riusciti a trovare anche il tempo per una vacanza al mare insieme, poi l’improvviso patatrac: Ornella si era ammalata e dopo una cura con terapia d’urto forse troppo forte per il suo fisico già sottoposto al condizionamento di altri farmaci, si era fortunatamente ripresa anche se non perfettamente ma ciò che più conta, questa fase l’aveva cambiata: per Federico aveva tanto benvolere ma dentro di lei non sentiva più nessuno stimolo, l’amore era finito e lo disse all’interessato. Da quel momento poteva e voleva offrirgli solo la sua amicizia, sincera ma solo amicizia perché comunque non voleva perderlo.

Federico era all’apice della sua felicità per questo nuovo amore, era veramente innamorato e voleva immensamente bene alla sua Ornella per cui la decisione di lei gli fece cadere il mondo addosso e il suo cuore riprovò il dolore con le stesse intense emozioni del primo drammatico abbandono giovanile con la sola differenza che stavolta, pur non accettandone i motivi, non provava rancore ma anzi comprensione e ancora tanto affetto per questa donna che era riuscita a riportarlo alle gioie amorose e far ritrovare gli impulsi giovanili al suo cuore di ragazzo. Continuavano a sentirsi al cellulare e in chat e Federico cullava la speranza che Ornella sarebbe tornata a lui con nuovo amore e passione. Lui conosceva quanto lei sapeva voler bene e non poteva credere in una chiusura così drastica e definitiva e pur in un impeto di gelosia non voleva pensare che avesse trovato un altro.

Non è dato sapere se i due si siano riconciliati e abbiano ritrovato la loro iniziale e travolgente passione, questa conclusione la lascio alla fantasia dei lettori: come vorreste la finale?

 

 

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EPILOGO

Ogni cosa, si sa , ha il suo rovescio e questa è l’opera di Canova esposta al Luouvre, vista dal retro.

 

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In questa storia ci sono tutti gli elementi per una analisi psicoanalitica dei personaggi (la corruttrice del minore, Genny la fidanzatina, la moglie, Ornella l’ultimo amore e naturalmente Federico), ma il grande Freud non c’è più per cui vi invito ad esprimere il vostro giudizio personale con un libero pensiero che può suggerire il cuore.

Grazie a tutti, Amiche e Amici e Buona Domenica nel Bosco.

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  • [1] – Lucio Apuleio scrittore latino (Madaura, Algeria ca. 125 d.C. – Cartagine ca.180 d.C.)

  • [2] – Antonio Canova, scultore italiano (Possagno 1757 – Venezia 1722)

  • [3] – Sigmund Freud, medico austriaco fondatore della psicanalisi (1856-1939)

 

Metaforicamente la vita non è che una ballata, gustiamoci questo bel video.

Ernesto Cortazar – Waltz Of Love    

 

 

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PIANETA DONNA

 

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Una piccola storia di realtà quotidiana, ce la invia l’amica Nadia che ha piacere che venga pubblicata per i lettori del Bosco.

Grazie Nadia!

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UNA DONNA CHIAMATA SOLE

 

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Questa è la storia di una donna sola e disperata… la chiameremo Sole.

Sole è una donna che da troppi anni vive nella completa solitudine e nella disperazione.

Pianti, sofferenza, solitudine… comunque lei, di fronte agli altri, ha sempre un sorriso. Ha un sorriso per tutti. Certo, ci sono momenti di tristezza che però scaccia ed è sempre pronta per una parola buona per chi ne ha bisogno.

Nessuno sa cosa lei sta vivendo, i famigliari, troppo presi a pensare a se stessi, non prestano attenzione al suo stato d’animo!

 

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Gli amici, troppi… pochi?!?! Nessuno si rende conto della sua disperazione.

Lei cammina per strada con eleganza, qualche volta goffamente, quando è triste! Cammina indossando elegantemente i suoi pochi abiti tenuti bene (qualche volta indossa abiti di chi non sa che farsene, li compra, li usa una volta e poi li butta).

Sole, quasi sempre apre il frigo e cerca di capire cosa può mangiare… il frigo è vuoto!

Sole, molto spesso non sa dove sbattere la testa!

Sole, accetta i lavori più umili e non dice a nessuno del perché li accetta!

 

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Sole è una donna con molta dignità!

Un giorno, Sole, incontra un’amica (la chiameremo… Angela… è il nome più adatto), come tante volte succede e, quel giorno Angela chiede a Sole se gli può dare un nominativo di una persona che ha veramente bisogno di aiuto.

 

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Sole sorride e non dice una parola… Angela, capisce al volo e dice a Sole: lasciati aiutare!

Sole non risponde e se ne va con le lacrime agli occhi!

Dopo qualche giorno a Sole arrivano delle borse… borse della spesa, piene di tutto… piene di quello che Sole nemmeno poteva immaginare con la fantasia… piene di cibo! Tanto cibo che le sarebbe bastato per mesi!

 

Borsa piena

 

Mai nessuno del gruppo donatore ha mai saputo o saprà a chi era destinato il dono e Sole non saprà mai chi sono stati i suoi donatori.

Sole ha solamente ringraziato tutti loro tramite Angela.

Sole è una donna con molta dignità!!!

 

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Glenn Miller – Moonlight Serenade

 

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REVIVAL

 

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L’amico Vanni, noto Aquilafelice, ci invia questo post relativo ad una intervista fatta dall’Amica Nadia allo stesso Vanni e già pubblicato in Eldy molti anni fa ma che lui vuole riproporre per i nuovi arrivati e per gli Amici che forse non lo avevano letto. Accontentiamo volentieri il suo desiderio anche perché l’occasione è buona per porre l’attenzione sulla condizione delle persone diversamente abili. 

Ringraziamo Nadia per bellissima idea dell’intervista e invitiamo Vanni ad inviarci presto anche qualcosa di nuovo.

Forza Vanni, scrivi ancora, gli Amici ti aspettano.

 

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REVIVAL

 

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INTERVISTA AD AQUILA FELICE

 

Innanzitutto una premessa.

Molto spesso purtroppo viviamo una vita piena di impegni di lavoro, di famiglia, di…. fatti nostri, per farla breve!!! Nella società moderna ci hanno portato a pensare soprattutto a noi stessi senza guardarci intorno, senza vedere i mille problemi quotidiani che portano alcune persone ad essere “escluse” dal mondo, solo per i soliti stupidi pregiudizi. Sto parlando dei disabili. Facendone parte, anche se in modo indiretto, ho pensato di portare le loro testimonianze per far sì che, di passo in passo, la gente comune riesca ad integrare e integrarsi con loro. A volte mi chiedo se prevale la “paura” di confrontarsi o se si tratta solo di egoismo o peggio, indifferenza. Ho imparato nel tempo, che convivere o essere amica di un disabile, è la cosa più semplice del mondo.

 

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Basta trattare loro come persone normalissime. Basta solo comportarsi nei loro confronti come ci comportiamo con qualsiasi altro essere umano… rispettandoli e magari cercare di aiutarli nel momento in cui lo richiedono! In questo modo si mette la persona in questione a proprio agio. Ed ecco che il gioco è fatto!

Dopo questa premessa, passo alla testimonianza che ho scelto per aprire questa categoria. Si tratta di Vanni (Aquilafelice). Presenterò la storia di Vanni sotto forma di intervista, pensando sia più scorrevole la lettura.

Ciao Vanni, dove ti trovi ora?

Ciao Nadia… in questo momento mi trovo ricoverato in un centro di riabilitazione presso una clinica di San Pellegrino in provincia di Bergamo.

Come mai ti trovi lì Vanni?… che ti è successo?

Sono qui per la riabilitazione dopo una “dissecazione aortica”. Devo essere sottoposto a riabilitazione una volta all’anno per un mese. Questa patologia mi ha portato all’uso della carrozzina, sono paraplegico. I medici, quando successe, mi dissero che le possibilità erano tre. Morire, restare un vegetale o paraplegico. Fortunatamente sono qui a parlare con te Nadia, se pur in carrozzina.

Quanti anni hai?

Sono nato nel 1944….ho 65 anni.

E che età avevi quando ti è successo?

E’ successo nel 2006, tre anni fa…..si, avevo 62 anni.

Hai avuto dei segni premonitori?

No mai un segno… nulla ha fatto presagire quanto poi capitato. E’ successo all’improvviso.

Quindi, quel giorno ti alzasti dal letto per affrontare una nuova giornata e…

Si, stavo seduto sul divano e all’improvviso sentii un fortissimo dolore al petto e mi accasciai a terra.

Eri a casa da solo?

Si, ero a casa da solo e per fortuna avevo il cellulare a portata di mano. Chiamai subito mia moglie al lavoro e le dissi ‘’sto morendo, vieni a casa”. Lei prontamente chiamò il 118 ed arrivarono immediatamente.

 

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Dopo il primo intervento sul posto, mi portarono d’urgenza in ospedale. Capirono subito la gravità del caso.

Sei sempre stato cosciente Vanni?

Sono stato cosciente per circa un’ora poi sono entrato in uno stato di coma.

Quindi immagino che sei stato trasportato urgentemente in sala operatoria pronto per tentare di salvarti con l’intervento chirurgico

Si, mi hanno subito operato e l’intervento è durato circa 12 ore.

 

 

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Ma ora siamo qui a parlare Vanni, quindi vuol dire che sei uscito dal coma e che l’intervento è andato bene…… te la senti di raccontarmi che cosa hai provato quando ti sei risvegliato e ti sei reso conto di essere fortunatamente ancora vivo?

E’ meraviglioso essere qui con te a raccontare la mia storia Nadia, questo significa che sono vivo. Rividi mia figlia e mia moglie dopo 12 giorni dall’intervento. Quando riaprii gli occhi e le vidi, fu una gioia immensa. Non si possono descrive le emozioni che provai in quell’istante! So solo che ero certo di essere ancora in vita e che loro, stavano lì accanto a me.

 

 

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Immagino che quando ti sei reso conto della situazione, avrai avuto dei momenti di crisi……

Si, ho avuto dei brutti momenti. Ce l’avevo con il mondo intero e mi chiedevo “perchè a me?”. Trattavo male tutti, infermiere comprese, ero diventato scorbutico e maleducato ma non ero io, non era Vanni in quel momento. Dovevo elaborare quello che mi era capitato e mi ci voleva del tempo. Piano, piano con tanta tenacia, con la comprensione e l’aiuto di tutti, ci sono riuscito.

Ci credo Vanni, diventerei maleducata e scorbutica anch’io…. per te, la vita è importante al punto da viverla ad ogni costo ed in ogni istante?

Si certo, amo mia moglie, mia figlia e tutte le persone e amo anche me stesso. E’ stata dura ma ce l’ho fatta. Ho superato i brutti momenti anche se a volte ho fatto dei brutti pensieri. La vita è l’unica che non ti concede un’altra opportunità. Giusto viverla nel modo migliore cogliendo le cose importanti, tenendo vivi i sentimenti e i valori, sorridendo, magari con una certa autoironia, insomma vivere la vita al meglio. La vita è bella comunque e va sempre vissuta.

Siamo arrivati alla conclusione Vanni, che messaggio vorresti dare a chi leggerà queste righe?

 

 

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Il messaggio che voglio lanciare, è rivolto a quelle persone che non hanno la capacità di superare alcune situazioni banali. A loro vorrei dire di guardarsi intorno e capire che ci sono situazioni veramente gravi. Vorrei dire che tutto è superabile basta affrontare la vita in modo diverso…vorrei dire che c’è sempre chi sta peggio…. vorrei dire che c’è sempre una speranza. Così sono riuscito io a superare quello che in pochi secondi mi ha sconvolto la vita. Ribadisco: la vita è MERAVIGLIOSA e va vissuta! La vita è una sola!!!!! Con questa mia testimonianza, vorrei anche far capire a tutti qui in Eldy, chi è veramente Vanni!

Concludo qui la testimonianza di Vanni. Lo ringrazio di vero cuore per la sua sensibilità e per la sua disponibilità. Ovviamente la pubblicazione di questa intervista è stata fatta con il consenso dell’intervistato.

Confido che questa lettura faccia riflettere tutti noi.

Abbraccio Vanni e abbraccio tutti voi.

 

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Nada – Il cuore è uno zingaro

 

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LA NOSTRA ITALIA

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QUANDO LA NEBBIA SI ALZA

 

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La nebbia si alza lentamente lasciando intravedere la facciata colorata di azzurro, poi la Ghirlandina manifesta le sue forme con la cima ancora avvolta nel biancore. Basta poco e tutto appare in questa fredda serata invernale, con una luna argentata che sembra messa a bella posta di tre quarti sulla piazza.

 

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Ora il Duomo è tutto illuminato, oggi d’azzurro, domani di rosa, su questi marmi bianchi qualsiasi colore risalta come se splendesse di luce propria.

 

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L’abete accanto al Municipio e le luminarie natalizie sono un vestito di gala che fa risaltare ancor più la bellezza dei monumenti.

Mi incammino lento verso piazza Roma, da pochi mesi liberata dalle automobili, i negozi risplendono di una opulenza quasi fastidiosa, lambisco la Sinagoga e la piazza dell’Accademia mi appare in tutta l’imponenza della sua bellezza.

Le lame d’acqua rispecchiano il Palazzo Ducale moltiplicandone le luci, le due fontane laterali zampillano allegramente getti bianchi, rossi e verdi.

 

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Dall’immenso portone escono due figurine intabarrate, sono due “cadette” nella loro divisa ottocentesca con il chepì blu e la mantellina orlata di rosso, lo spadino dorato penzola a lato come un monile. Sono giovanissime con i capelli raccolti dietro con uno chignon quasi impercettibile. Una sembra una ragazzina di quindici anni, ma non ne avrà molti di più, ha il visino pulito e gli occhi grandissimi.

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La guardo con gli occhi affettuosi di nonno e lei ricambia con un sorriso pudico, mi sorpassano e si perdono nel luccichio di via Farini.

Mi aggiro nella piazza, enorme contornata da palazzi barocchi porticati, incute soggezione, i vari gruppi di persone parlano a bassa voce, per non disturbarne la maestosità

 

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“Modena vale un viaggio”, dico tra m , ma forse non sono obbiettivo, credo però che bastino Duomo, Ghirlandina, Palazzo Ducale con la sua piazza, per immergersi in questa atmosfera di ricca e bella terra padana.

  Franco

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Questo video vuole essere un piccolo omaggio del Bosco in ricordo di

 

Mandatory Credit: Photo by Richard Young/REX (100574d) David Bowie DAVID BOWIE AT THE CANNES FILM FESTIVAL - 1983

David Bowie

 

pseudonimo di David Robert Jones, grande artista del rock, denominato anche il Duca Bianco, cantautore, attore e produttore discografico britannico.

Deceduto lo scorso 10 gennaio, quando stava per iniziare una cura sperimentale contro il cancro, dopo diciotto mesi di cure per il tumore al fegato.

Lo ricorderemo ancora con la sua musica.

 

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Queen & David Bowie – Under Pressure (Classic Queen Mix)

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