LA DOMENICA DEL BOSCO

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Buona  Domenica

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Post by Sandra.vi

   

UNA STORIA DALLA GRECIA

 

Questa è la storia che ho trovato dopo settant’anni: la storia di due uomini semplici che senza alcuna esitazione, a rischio della propria vita, fecero di tutto per salvare una città e tante vite umane. Due sconosciuti, nemmeno cittadini greci, soddisfatti della loro azione, sostennero sempre che le loro azioni non furono mai concordate. Però le loro vite si incrociarono e lasciarono il segno del loro operato nella storia: uno imbianchino, l’altro pittore. La città di Lamia li ha onorati con due strade che si incrociano tra loro e portano il loro nome.

 

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Incrocio delle strade

Una storia vera vecchia di 70 anni

 

Domenica tra uno sventolare di bandiere, arrivo di gente in macchina, pullman e dello stesso capo dello stato si è celebrato a Lamia, città a 200 km da Atene, contemporaneamente, il suo Patrono S. Luca Evangelista, la sua liberazione dalle truppe tedesche di occupazione. Mi sono informata, cosa era successo a Lamia il 18-10-1944. Mia figlia ha trovato una storia di Lamia, ormai quasi dimenticata, dalla quale siamo venuti a conoscenza di come la salvezza della città fosse dovuta al ruolo fondamentale di due persone.

Era il 12 -10-1944, liberazione di Atene, i tedeschi devono abbandonare anche Lamia, prima però si preparano a far saltare caserma e città. Era la loro vendetta per non aver potuto catturare gli autori che avevano sabotato e fatto saltare il ponte sul quale transitava la ferrovia che portava le loro munizioni e gli approvvigionamenti.

 

Ponte cadutoIl ponte crollato

Naturalmente sono tutti in stato d’allarme molti si preparano a fuggire senza sapere a quali pericoli andavano incontro. Ecco due uomini che misero la loro vita in pericolo per scongiurare la catastrofe: Eugenio de Simone, un prigioniero italiano delle truppe di occupazione e l’austriaco Josef Blechinger, appartenente all’esercito di occupazione.

 

Eugenio De Simone

Eugenio De Simone

 

Josef era austriaco e accettò l’arruolamento nell’ esercito per salvare la famiglia, ma non seguì mai l’ideologia nazista. Fu assegnato alle ferrovie finο a Lamia e si conquistò molti amicizie fra i greci e fra i partigiani di Elan. Mentre si preparava a lasciare la città venne a conoscenza del piano di far saltare le principali postazioni cittadine. La caserma Tsaltaki in cui si trovava l’esercito tedesco era in realtà un deposito di esplosivi, decide non partire e rientra in città per cercare di salvarla. Torna in caserma e cerca di distruggere più collegamenti possibili con gli esplosivi e fugge poi con i partigiani.

 

Ponte GIl ponte ricostruito

 

Eugenio de Simone partì dall’Italia al seguito della missione Vibo Valentia diretta a Cefalonia. La nave fu bombardata. Pochi si salvarono a nuoto, fra questi De Simone che protetto dalla popolazione riuscì a sfuggire alla cattura ma fu fatto prigioniero e dopo varie peripezie finì a Lamia nella caserma Tsaltaki, dove rimase per 6-7 mesi essendo utile per il suo lavoro di esperto elettricista.

Quando i tedeschi partirono ricevette l’ordine di allestire un dispositivo e far esplodere la caserma con la città. Il piano tedesco prevedeva di far saltare in successione piccole cariche finché l’esercito era fuori pericolo e poi far esplodere tutto. De Simone eseguì la prima parte ma poi disinnescò il resto. I partigiani arrivarono che aveva quasi finito, il pericolo era passato e la città era salva.

 

Lamia liberataLa città di Lamia liberata

 

Il Giorno 18 ottobre 1944 le campane di Lamia suonarono incessantemente per festeggiare la liberazione e a quei tempi tutti sapevano che un italiano aveva salvato la città. Per anni nella chiesetta di S.Luca veniva inneggiato a De Simone, salvatore della città. Molti cittadini che erano a conoscenza degli avvenimenti testimoniarono in suo favore ai primi partigiani che lo trovarono in caserma. Eugenio De Simone restò a Lamia lavorando come imbianchino nelle chiese, si sposò ed ebbe 5 figli. Romanzesco il suo ritorno al paese natio dopo molti anni. Tutti lo credevano morto, caduto in guerra, il suo nome figurava sulla stele dei caduti.

 

Stele di AprilianoStele di Apriliano di Cosenza

 

 Da solo cancellò il suo nome. La sorella che non aveva mai creduto alla sua morte, avendo fatto voto per rivederlo vivo, lo fece andare scalzo alla chiesa del paese per assolvere alla promessa di voto.

 

Con la sorellaDe Simone con la sorella assolve il voto

 

Ma perché un italiano aveva deciso di rischiare la vita per salvare una piccola cittadina straniera? Dal racconto delle figlie esce la figura di un uomo intelligente, tranquillo, amico dei greci e di grande spirito umanitario. Non voleva avere sulla coscienza tante vite umane.

Anche Josef rimase a Lamia e cambiò nome in Ilias Kokkinos e divenne pittore di immagini sacre. Nel 1979 venne insignito della medaglia d’argento della città di Lamia. Dopo un breve viaggio in patria morì a Lamia nel 1995 e sulla sua tomba c’è la scritta “non voglio niente, non chiedo niente. Scrivete che sono un greco democratico, nient’altro”.

 

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 Ludovico Einaudi - Vita


COMMENTI

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  1. il 28 novembre, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Una storia del periodo bellico della Seconda Guerra Mondiale che rievoca atti di eroismo da parte di persone sconosciute ma che hanno lasciato il segno per il grande senso di umanità e altruismo. Grazie Sandra, veramente una bella storia che è stato interessante conoscere.

  2. il 28 novembre, 2015 sandra vi dice:

    Un ringraziamento Giuseppe per il lavoro fatto nel postare il mio scritto e per l’indovinatissimo video ,mi piace

  3. il 29 novembre, 2015 lorenzo12.rm dice:

    Fantastici Sandra e Giuseppe. Viva i portatori di pace, malgrado le guerre.

  4. il 29 novembre, 2015 gabriella.bz dice:

    Una bella e commovente storia Sandra, parli di due persone che non parlavano nemmeno la stessa lingua eppure hanno sentito il bisogno di salvare la città di Lamia. Penso all’italiano, ritornato in patria s’è visto scritto il suo nome tra i morti, non deve essere stato bello, ma diciamo pure, meglio scritto nei morti ed essere vivo che viceversa. Ottima la scritta del tedesco sulla sua tomba. Brava Sandra ciaoo.

  5. il 29 novembre, 2015 mariejose-fr dice:

    In questi tempi di furori certi uomini non trattengono le lezioni del passato, è giusto fare rinascere degli eroi, sicome la fatto Sandra. A Parigi si è visto il coraggio dominare la paura in questi ultimi giorni e picchiari dei cuori generosi che sfidano l’orrore. Gli esseri umani sono capaci del peggio come del migliore. Manifestarlo è primordiale…Bravi..Sandra cordiali saluti miei..e anche al Bosco !

  6. il 29 novembre, 2015 Nembo dice:

    Una bella storia a lieto fine presentata da Sandra, salvare gli altri, mettendo a rischio a volte la propria vita, è una scelta che i soldati Italiani hanno sempre fatto (anche tutt’ora all’estero in missione) per aiutare gli altri, è una dote che da sempre ci distingue. Il bene si fa ma non si dice… un valoroso campione di ciclismo diceva sempre! Un Saluto

  7. il 29 novembre, 2015 sandra vi dice:

    Grazie LORENZO del tuo apprezzamento, avessimo tanti portatori di pace.

  8. il 29 novembre, 2015 sandra vi dice:

    Gabriella devo al tuo incorggiamento di aver scritto questa storia di questi sconosciuti che possiamo chiamare “eroi” hanno fatto solo il loro dovere quale esempio per i tempi che corriamo, ti ringrazio con un abbraccio, un caro saluto.

  9. il 29 novembre, 2015 sandra vi dice:

    Grazie anche a te MARIEJOSE’ verisimo e’ nei momenti piu’ difficili che vien fuori o la parte peggiore o la pare migliore dell’uomo, un caro saluto, AU REVOIR

  10. il 29 novembre, 2015 aquilafelice44 dice:

    brava sandra devo essere sincero non conoscevo questa storia ma tu con la tua grinta 6 andata a scovare una storia della grecia con un eroe anche italiano brava sandra

  11. il 29 novembre, 2015 edis.maria dice:

    Questi atti di puro eroismo ed abnegazione ci ricordano sì una terribile guerra,ma anche il coraggio dei nostri soldati che, prima di cercare di salvarsi, pensarono alla popolazione del luogo che, a quel tempo erano i loro nemici! Grazie Sandra per avercelo ricordato, perchè sono atti che rendono gli italiani conosciuti per la loro bontà e il loro altruismo!

  12. il 29 novembre, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Sandra che attualmente si trova in Grecia ci informa che al momento ha difficoltà con il collegamento INTERNET ma risponderà a tutti appena possibile. Grazie.

  13. il 29 novembre, 2015 sandra vi dice:

    Nembo ti ringrazio per il tuo commento,nel loro caso e’ stato verissimo “si fa dovevano farlo a loro bastava ,era loro dovere ,nn importava dirlo ,un saluto

  14. il 29 novembre, 2015 sandra vi dice:

    ciao Vanni ,grazie anche a te ,ma era una storia troppo commovente perche’ nn la facessi conoscere agli amici del Bosco ,un caro saluto

  15. il 29 novembre, 2015 sandra vi dice:

    certo Edis MARIA e’ il valore dei nostri soldati che sempre si fa notare in ogni triste circostanza ,sempre pronti ad aiutare ,a dare la loro vita con abnegazione tii ringrazio del tuo commento che ho gradito

  16. il 29 novembre, 2015 gianna dice:

    Bravissima Sandra, il tuo racconto e davvero importante in momenti di guerra, se non leggi e difficile ricordare ogni particolare, ma gli eroi mai si potranno dimenticare perche’ gli troveremo davanti alle loro lapide i loro nomi da grandi eroi, questa storia del periodo Bellico della seconda guerra Mondiale a dirti il vero non la conosco,ma queste persone sconosciute hanno lasciato il segno di grande umilta’ e grandi portatori di pace,malgrado la guerra, hanno salvato la citta’ di Lamia,ma poi lasciando la loro vita per la pace,bellissimo il video e le loro immagini, un saluto 10 lode a te. ciaoo

  17. il 29 novembre, 2015 sandra vi dice:

    Ringrazio anche te Gianna, per il tuo commento. Sono passati moltissimi anni, ma e’ una storia cosi’ bella, piena di tanto eroismo che non puo’ non essere ricordata. Un caro saluto. Concordo per il video scelto da GIUSEPPE.

  18. il 29 novembre, 2015 alba morsilli dice:

    il tuo racconto di guerra in questo momento particolare dove il terrorismo sta cercando di infondere terrore all’umanità, fa bene al cuore, anche loro militari ma liberi di pensare ancora con la loro testa, rendedosi conto che far saltare in aria un arsenale significava la morte sicura di migliaia di persone.
    Gli italiani conosciuti come brava gente nella guerra passata, ma ammirevole quel austriaco che non era il solito fanatico di Hitler. L’uomo può essere un martire del male come i Kamikaze o semplicemente valorosi senza valori, Uomini che amano gli altri uomini senza odio e senza religione. Non servono medaglie D’oro strade a loro intitolate, loro non lo vorrebbero perchè non hanno fatto nulla di glorioso, il loro atto è solo amore per il prossimo.

  19. il 29 novembre, 2015 sandra vi dice:

    Grazie Alba hai perfettamente interpretato l’atto compiuto dai due soldati ,loro non pensavano certo di aver fatto nulla di glorioso ,era un vero atto di amore ,mai avrebbero tradito la gente che li aveva sempre considerati amici.Che lezioni Alba per i ns.tempi.

  20. il 30 novembre, 2015 anna b. dice:

    Una storia molto commovente.Purtroppo nonostante le guerre passate,ai giorni nostri c’è ancora la necessità di incanalare l’insopprimibile aggressività che alberga nel cuore umano verso scopi più nobili e costruttivi.
    Bisognerebbe prendere esempio da queste persone eroiche che hanno dato tanto.
    Grazie Sandra per la passione che metti nei tuoi racconti.

  21. il 01 dicembre, 2015 sandra vi dice:

    Verissimo ANNA, a nulla hanno servito esempio e sacrificio di tanti sconosciuti eroi che hanno sacrificato la loro vita per la Patria, oggi assistiamo a orrende carnificine, grazie per il tuo gradito commento un caro saluto

  22. il 01 dicembre, 2015 elisabetta8.mi dice:

    Ciao Nembo,,scusami ,,leggevo,,,un caro saluto,,,

  23. il 01 dicembre, 2015 elisabetta8.mi dice:

    Questi uomini sono stati dei veri eroi,,, hanno salvato tante persone silenziosamente rischiando la propria vita,,, il bene è silenzioso il male è rumoroso appunto perche’ fa male,,, abbiamo visto e si continua a sentire il suo frastuono,,, chi fa il male ha il deserto nel cuore è arido e brullo,,, grazie Sandra che hai riportato a galla il bene,,, geazie BOSCO come sempre,,,

  24. il 01 dicembre, 2015 sandra vi dice:

    Un grazie anche te ELY, per il tuo graditissimo commento, hai perfettamente ragione, il bene non ha parole e’ silenzioso perche’ parte da un cuore nobile e altruista, un abbraccio