Archive for novembre 28th, 2015

LA DOMENICA DEL BOSCO

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Buona  Domenica

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Post by Sandra.vi

   

UNA STORIA DALLA GRECIA

 

Questa è la storia che ho trovato dopo settant’anni: la storia di due uomini semplici che senza alcuna esitazione, a rischio della propria vita, fecero di tutto per salvare una città e tante vite umane. Due sconosciuti, nemmeno cittadini greci, soddisfatti della loro azione, sostennero sempre che le loro azioni non furono mai concordate. Però le loro vite si incrociarono e lasciarono il segno del loro operato nella storia: uno imbianchino, l’altro pittore. La città di Lamia li ha onorati con due strade che si incrociano tra loro e portano il loro nome.

 

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Incrocio delle strade

Una storia vera vecchia di 70 anni

 

Domenica tra uno sventolare di bandiere, arrivo di gente in macchina, pullman e dello stesso capo dello stato si è celebrato a Lamia, città a 200 km da Atene, contemporaneamente, il suo Patrono S. Luca Evangelista, la sua liberazione dalle truppe tedesche di occupazione. Mi sono informata, cosa era successo a Lamia il 18-10-1944. Mia figlia ha trovato una storia di Lamia, ormai quasi dimenticata, dalla quale siamo venuti a conoscenza di come la salvezza della città fosse dovuta al ruolo fondamentale di due persone.

Era il 12 -10-1944, liberazione di Atene, i tedeschi devono abbandonare anche Lamia, prima però si preparano a far saltare caserma e città. Era la loro vendetta per non aver potuto catturare gli autori che avevano sabotato e fatto saltare il ponte sul quale transitava la ferrovia che portava le loro munizioni e gli approvvigionamenti.

 

Ponte cadutoIl ponte crollato

Naturalmente sono tutti in stato d’allarme molti si preparano a fuggire senza sapere a quali pericoli andavano incontro. Ecco due uomini che misero la loro vita in pericolo per scongiurare la catastrofe: Eugenio de Simone, un prigioniero italiano delle truppe di occupazione e l’austriaco Josef Blechinger, appartenente all’esercito di occupazione.

 

Eugenio De Simone

Eugenio De Simone

 

Josef era austriaco e accettò l’arruolamento nell’ esercito per salvare la famiglia, ma non seguì mai l’ideologia nazista. Fu assegnato alle ferrovie finο a Lamia e si conquistò molti amicizie fra i greci e fra i partigiani di Elan. Mentre si preparava a lasciare la città venne a conoscenza del piano di far saltare le principali postazioni cittadine. La caserma Tsaltaki in cui si trovava l’esercito tedesco era in realtà un deposito di esplosivi, decide non partire e rientra in città per cercare di salvarla. Torna in caserma e cerca di distruggere più collegamenti possibili con gli esplosivi e fugge poi con i partigiani.

 

Ponte GIl ponte ricostruito

 

Eugenio de Simone partì dall’Italia al seguito della missione Vibo Valentia diretta a Cefalonia. La nave fu bombardata. Pochi si salvarono a nuoto, fra questi De Simone che protetto dalla popolazione riuscì a sfuggire alla cattura ma fu fatto prigioniero e dopo varie peripezie finì a Lamia nella caserma Tsaltaki, dove rimase per 6-7 mesi essendo utile per il suo lavoro di esperto elettricista.

Quando i tedeschi partirono ricevette l’ordine di allestire un dispositivo e far esplodere la caserma con la città. Il piano tedesco prevedeva di far saltare in successione piccole cariche finché l’esercito era fuori pericolo e poi far esplodere tutto. De Simone eseguì la prima parte ma poi disinnescò il resto. I partigiani arrivarono che aveva quasi finito, il pericolo era passato e la città era salva.

 

Lamia liberataLa città di Lamia liberata

 

Il Giorno 18 ottobre 1944 le campane di Lamia suonarono incessantemente per festeggiare la liberazione e a quei tempi tutti sapevano che un italiano aveva salvato la città. Per anni nella chiesetta di S.Luca veniva inneggiato a De Simone, salvatore della città. Molti cittadini che erano a conoscenza degli avvenimenti testimoniarono in suo favore ai primi partigiani che lo trovarono in caserma. Eugenio De Simone restò a Lamia lavorando come imbianchino nelle chiese, si sposò ed ebbe 5 figli. Romanzesco il suo ritorno al paese natio dopo molti anni. Tutti lo credevano morto, caduto in guerra, il suo nome figurava sulla stele dei caduti.

 

Stele di AprilianoStele di Apriliano di Cosenza

 

 Da solo cancellò il suo nome. La sorella che non aveva mai creduto alla sua morte, avendo fatto voto per rivederlo vivo, lo fece andare scalzo alla chiesa del paese per assolvere alla promessa di voto.

 

Con la sorellaDe Simone con la sorella assolve il voto

 

Ma perché un italiano aveva deciso di rischiare la vita per salvare una piccola cittadina straniera? Dal racconto delle figlie esce la figura di un uomo intelligente, tranquillo, amico dei greci e di grande spirito umanitario. Non voleva avere sulla coscienza tante vite umane.

Anche Josef rimase a Lamia e cambiò nome in Ilias Kokkinos e divenne pittore di immagini sacre. Nel 1979 venne insignito della medaglia d’argento della città di Lamia. Dopo un breve viaggio in patria morì a Lamia nel 1995 e sulla sua tomba c’è la scritta “non voglio niente, non chiedo niente. Scrivete che sono un greco democratico, nient’altro”.

 

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 Ludovico Einaudi - Vita