LA VITA CONTINUA

 

Gli eventi ci sovrastano e stravolgono i nostri giorni ma la vita continua e noi procediamo nel nostro cammino.

Siamo ancora con il cuore pieno di tristezza per la perdita della carissima Giovanna, un’Amica vera, sincera, spontanea veramente come poche ma come avviene nel mondo del teatro, quando viene a mancare un protagonista, si dice:

“Lo spettacolo deve continuare”.

Sono certo che Giovanna avrebbe voluto così perché il Bosco deve andare avanti nel ricordo di colei che gli ha dedicato sè stessa e ci ha voluto bene tutti insieme.

 

Ringrazio per il benevole accoglimento della prima parte della storia di Luiginu, postata domenica 5 luglio e riprendiamo oggi con la pubblicazione della seconda parte, ma rivolgendo un invito: prima di scrivere un commento osserviamo un minuto di silenzio in memoria della grande Amica che ci ha lasciati.

Continuiamo a volerle bene anche in questo modo. Grazie!

 

Giuseppe_44912

 

 TitoloPARTE SECONDA

 

Il ragazzino Luiginu aveva trovato una prima sistemazione, ottenuta grazie alla sua ferma determinazione di non continuare a fare la vita in campagna come guardiano di pecore.

Ora a Luigino non mancava l’occasione di usufruire, a fine lavoro, di una bella doccia ristoratrice. Nel suo nuovo lavoro nella panetteria cittadina del Signor Gaetano, le giornate erano ben diverse da quelle trascorse in solitudine ed al freddo a custodire le pecore nel suo paesello.

La sera poteva godere di qualche ora di libertà e incominciò ad esplorare prima i dintorni nel rione dove era ubicata la panetteria, poi, un po’ per volta le altre parti della città.

La nuova vita gli piaceva e decise che in questa città sarebbe stato il suo futuro.

Il signor Gaetano e la Signora Sabina, sua consorte, non avevano figli e lo presero a ben volere: il ragazzino era pulito, rispettoso ed ubbidiente per cui, spesso, lo facevano venire in casa loro con la scusa di farsi aiutare in qualche lavoretto e lo trattenevano a pranzo o a cena insieme a loro e Gino (così avevano deciso di chiamarlo) accettava volentieri anche se, in cuor suo, preferiva la propria indipendenza e pensava di dover fare, a breve, una capatina in paese per dare sue notizie ai familiari e comunicare il suo nuovo status sociale.

Prima però doveva procurarsi un paio di scarpe e indumenti nuovi: un pantalone, una camicia una giacca. Signora Sabina lo aiutò in questo e così, una domenica mattina, finito presto il lavoro, si preparò per il rientro in paese e la visita in famiglia. Stavolta fece il viaggio in treno ed effettuò a piedi solo quei due chilometri che separavano la stazione delle ferrovie dal suo paese natale.

 

cagliari 2La cottura del pane nel forno a legna

 

Fu un evento! Si presentò vestito come un ‘signorino’ e venne accolto come il figliol prodigo. Tutti in famiglia si dettero da fare per preparare qualcosa di speciale per il pranzo ma qualcosa l’aveva portata anche Luiginu. Una cosa fra tutte, oltre ad un pacco di pasticceria della città, aveva portato e consegnato a mamma Vitalia (sua seconda matrigna), una sacchetta di michette, soffici pagnottelle di farina bianca, che erano il vanto della produzione del Panificio “DESSALVI” del quale era proprietario il Signor Gaetano.

   

PANE--180x140Varie forme e pezzature del pane

 

Quando tutto fu pronto ci si sedette a tavola e mentre si mangiava i familiari tempestavano Luiginu con le domande più disparate, tutti volevano sapere. Luigi rispondeva compito e sicuro di sé sotto lo sguardo del padre che pur volendosi dimostrare severo lasciava trasparire una intima ed orgogliosa soddisfazione nel vedere il proprio primogenito crescere ma soprattutto capace di saper affrontare in piena autonomia decisionale le problematiche della vita. La sera Luigi ripartì per Cagliari con la promessa che sarebbe ritornato presto. Aveva anche lasciato per le esigenze di casa un po’ di soldi, frutto dei suoi primi guadagni, e di questo ne era pienamente orgoglioso e soddisfatto.

Aveva preso l’abitudine di tornare periodicamente in paese e tutte le volte portava sempre qualcosa di utile per la famiglia. Intimamente si sentiva particolarmente legato ai primi due fratelli che sebbene generati da madre diversa, li aveva uniti, in modo quasi morboso, la sofferenza patita insieme nei primi anni dell’infanzia. Tutto ciò che Luigino faceva lo faceva soprattutto per loro.

Il suo grande cruccio: non saper né leggere né scrivere per cui il buon Gaetano, ma in particolar modo la signora Sabina, lo aiutarono anche in questo, impartendo le prime lezioni. Ed ecco che Gino imparò presto a leggere e cominciò anche a scrivere qualcosa.

Luigi cresceva e aveva ormai imparato il mestiere per cui era in grado, ogni volta che ce n’era la necessità, di sostituire sia l’impastatore sia il fornaio. Gli era stata riconosciuta la qualifica di panettiere ed aveva ottenuto il libretto sanitario necessario per poter esercitare ufficialmente la professione in qualsiasi panificio.

Intanto, sempre nel rione di Sant’Avendrace, aveva adocchiato una ragazzina poco più giovane di lui, biondina, delicata, dall’aria continentale, che rientrava nei canoni del suo ideale di donna e se ne era innamorato. Con l’aiuto di una persona preposta per tali incombenze, gli fece avere la dichiarazione scritta, come si usava allora. La ragazza non era rimasta indifferente agli sguardi ed ai timidi segnali di apprezzamento lanciati da questo giovanotto sempre in ordine e a posto per cui ne parlò subito in casa. Dopo le informazioni di rito espletate da parte della famiglia di lei sulla serietà delle intenzioni del giovane e l’accettazione, un poco impacciata, da parte della ragazza, poteva considerarsi fidanzato e aveva l’autorizzazione di andarla a trovare in casa dei genitori, brava gente e buoni lavoratori.

Arrivò il tempo del servizio militare e Luigino, giudicato idoneo, dopo una breve istruzione di addestramento alle armi, considerate le sue peculiarità lavorative, fu destinato ad espletare il periodo di leva nel Panificio Militare della città, ubicato nel viale Buon Cammino ove si producevano le pagnotte destinate alle varie caserme dislocate nelle periferie cittadine.

Terminato il servizio militare Luigi tornò a lavorare nella panetteria e, ormai professionalmente apprezzato, si sentiva pronto per il matrimonio. Si dette da fare per mettere su casa, due stanze e cucina in affitto e lo stretto indispensabile dei mobili acquistati con pagamento rateale. La ragazzina con la quale si era fidanzato divenne finalmente sua moglie ed ebbero presto due figli: un maschietto al quale diede il nome dello zio materno che lo aveva accolto in casa quando era rimasto orfano e, dopo poco più di due anni, una bambina che volle chiamare come la mamma che non aveva avuto la fortuna di conoscere.

I viaggi in paese continuavano saltuariamente, soprattutto in occasione delle festività religiose più importanti. Luigi era orgoglioso della propria famiglia e la parentela ed i compaesani si complimentavano con lui per il suo lavoro, per la bella moglie e i due splendidi bambini.

Iniziò la seconda Guerra Mondiale e ci fu il richiamo alle armi per tutti gli uomini fisicamente validi. Il fratello Antonio, non sposato, fu destinato alla Campagna di Grecia mentre Luigi fu dislocato in una guarnigione posta a difesa di un punto sensibile al centro della Sardegna dove già operava una postazione contraerea allora sotto il comando tedesco.

   

corso2La città sotto gli effetti distruttivi delle bombe

   

Cagliari subì i primi bombardamenti e la cittadinanza iniziò lo sfollamento verso i paesi vicini meno esposti agli eventi bellici.

 

grandeguerra_archivio_it_1133_file_img_popupFuga dalla città con tutti i mezzi possibili

Luigi si adoperò perché la sua famiglia potesse essere ospitata in un paesino nelle prossimità della caserma nella quale lui era stato dislocato. Fece avere alla moglie tutte le istruzioni per poterlo raggiungere perché lui non ottenne la licenza per andare a prenderla, eravamo in guerra. Fu un viaggio avventuroso effettuato con mezzi diversi, prima in corriera, poi in treno e di nuovo in corriera perché la stazione di Cagliari era inagibile per i danni subiti dalle incursioni aeree nemiche. Due giorni di viaggio con una notte trascorsa in una sala d’aspetto di una stazione intermedia, ammassata fino all’impossibile con donne e bambini che dormivano sulle panche di legno ma per lo più accovacciati per terra, appoggiati alle balle della roba che si era riusciti a portar via da casa: coperte e lenzuola annodate con dentro indumenti e stoviglie varie.

   

CAGLIARI5Breve sosta nel viaggio di trasferimento

Si restò lì quasi l’intera notte in attesa dell’arrivo del treno che avrebbe consentito il proseguimento del viaggio. Lo sbuffare della locomotiva a vapore fu quasi una liberazione, scosse dal torpore gli animi insonnoliti e tutti, al buio, si affrettarono a salire sul treno. Finalmente si poteva proseguire. Si giunse ad Oristano a giorno fatto ma qui è stata necessaria una lunga sosta per il rifornimento di acqua e carbone al mezzo di trazione e la ristorazione del personale di macchina e viaggiante. Si arrivò ad Abbasanta a metà pomeriggio e da qui si doveva proseguire ancora in corriera ma dopo un chilometro questa andò in panne: una gomma si era sgonfiata ed il mezzo non aveva in dotazione ruote di scorta. L’autista avvisò i malcapitati viaggiatori che occorrevano almeno tre/quattro ore per la riparazione. Per chi doveva raggiungere le località più vicine era conveniente proseguire a piedi, potevano lasciare i bagagli sulla corriera, si fece indicare quali erano e prese nota dei nomi: li avrebbe scaricati lui stesso presso il Municipio o la stazione dei Carabinieri del paese di destinazione.

 

cagliari4Trasporto degli sfollati con una sgangherata corriera

La moglie di Luiginu e un’altra signora, ciascuna con due bambini, erano talmente stanche che non avevano avuto la forza di obiettare. Raccomandarono ad una compagna di viaggio di sorvegliare sui loro bagagli e si avviarono. Presero le bambine piccole in braccio ed ai due maschietti dissero “Voi siete grandi e potete andare a piedi”. Non si sa quale forza potesse ancora sorreggerli dopo quei due giorni di sofferenza. Dovettero percorrere ancora sette chilometri ma finalmente arrivarono a destinazione. C’era quasi tutto il paese in attesa di vedere is casteddarzos (i cagliaritani) e tutti si dettero da fare per rifocillare i nuovi arrivati. Si racconta ancora che al bambino grande (poco più di cinque anni), gli fu data una zuppa di latte e pane e fu messo a letto. Dormì fino alla sera del giorno dopo, un’altra tazza di latte e si addormentò ancora fino al mattino successivo: finalmente aveva recuperato dalla stanchezza!

Luiginu dimostrò di saper risolvere situazioni difficili anche durante il servizio militare. Il suo comandante, il Tenente Fantini – insegnante elementare nella vita civile – campano, richiamato alle armi e inviato in Sardegna, comunicò che sarebbero arrivati il giorno dopo altri quattordici reclute ma non avevano ancora le brande per alloggiarli benché il provvedimento del Comando Centrale annunciasse l’arrivo anche di queste ma non specificava quando questo sarebbe avvenuto.

Il Caporale Luigi ricordò al Tenente Fantini che avevano nel magazzino scorte un buon numero di tende da campo con doppio telo e che opportunamente imbottite con paglia e fogliame secco di granturco, anche questo disponibile per l’alimentazione dei muli assegnati al presidio, potevano diventare dei materassi sufficientemente comodi, almeno per qualche giorno, in attesa che arrivassero le brande. Il Tenente diede l’ordine ed il Caporale eseguì facendo fare il lavoro agli stessi coscritti appena arrivati. La situazione, almeno per ora, era salva.

Il Tenente-Maestro Fantini apprezzò il senso pratico e le capacità organizzative del Caporale e, conscio che questi non aveva alcun titolo di studio, iniziò l’insegnamento delle materie scolastiche fondamentali e lo preparò, in pochi mesi, per poterlo presentare da privatista all’esame di licenza della 5^ elementare che Luigi conseguì nella Scuola dello stesso paesino vicino alla caserma.

Ciò contribuì a fargli avere l’avanzamento a Caporal Maggiore e qualche lira in più nella decade non guastava per un militare di bassa forza con famiglia a carico.

Il pensiero correva spesso alla casa lasciata a Cagliari, sua città d’adozione. Quando vi sarebbe potuto ritornare? Come l’avrebbero trovata? Era stata distrutta dalle bombe? Quante incertezze nella vita!

Il capovolgimento degli eventi bellici cambiarono radicalmente la situazione.

I militari tedeschi furono costretti a lasciare le loro postazioni di comando affrettandosi a partire mentre in Sardegna arrivavano le forze alleate. In breve tempo ci fu lo scioglimento dei ranghi ed il congedamento dei militari richiamati.

Luigi fece un viaggio a Cagliari per verificare la situazione, le condizioni della casa e la possibilità di riprendere il lavoro da civile cittadino.

Cagliari era distrutta, piena di macerie. La sua casa fortunatamente era rimasta in piedi ma era stata depredata di tutti i contenuti. Gli abiti buoni, usati solo per il matrimonio ed il battesimo dei figli non c’erano più. Lenzuola, coperte, tovagliato, piatti, posate ecc. era stato portato via tutto. Si doveva ricominciare da zero. Dei signori Dessalvi non si aveva notizie: Erano sfollati? Erano vivi? Chissà.

Presi accordi per la ripresa del lavoro in un altro panificio, Luigi riportò la famiglia a Cagliari. Pur nelle difficoltà non gli era mai mancata la volontà di rivincita e la grande determinazione di voler realizzare il bene dei propri cari. Ebbe altri figli e tanti nipoti. Qualche figlio e molti nipoti raggiunsero la laurea in varie discipline scientifiche e umanitarie. Il tutto nato dalla ferma volontà di un ragazzetto che si ribellò ad un destino crudele e perseguì un suo ideale di vita. Che tempra d’uomo!

Dopo tanti anni, il rione di Sant’Avendrace è molto cambiato, non solo per la ricostruzione dopo gli eventi bellici, il casello daziario non c’è più, sono sorti attorno i rifornitori di benzina, la panetteria con forno a legna è diventata una pizzeria da asporto e consegna a domicilio, ma è cambiato nel pensiero allegro di una volta, nello spirito della gente che non si riconosce più e si rifugia nell’individualismo e nell’anonimato. Restano i ricordi felici di una vita difficile ma allegra, della solidarietà della gente che oggi è andata perduta.

Amore mio, addio.

 

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 Onoriamo ancora la memoria della cara Giovanna proponendo uno dei suoi pezzi musicali tanto amati.

  Fausto Papetti -- Je T'Aime... Moi Non Plus


COMMENTI

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  1. il 14 luglio, 2015 lorenzo.rm dice:

    Hai ragione, Pino: la vita deve continuare anche per onorare il ricordo di chi ci ha rappresentato. Sicché, Viva Il Bosco, Viva Giovanna e andiamo avanti. Con il nostro caro Luiginu.

  2. il 14 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Concordo Lorenzo, cerchiamo di andare avanti con l’intento di interpretare quella che sarebbe stata la volontà della nostra cara Amica Giovanna. Grazie.

  3. il 14 luglio, 2015 paolacon.rm dice:

    E direi anche viva la Sardegna!
    Grazie Giuseppe del tuo Luiginu

  4. il 14 luglio, 2015 aquilafelice44 dice:

    ciao ragazzi giuseppe scoiatolina lorenzo grazie x tutto cio che fate x il bosco giovanna e sempre copn noi lei vi a lasciato una eredita da portare avanti non mollate ciao GIOVANNA loro scrivono anche x te

  5. il 14 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Ti ringrazio Paola, mi unisco al tuo “Viva la Sardegna”, una regione che amiamo tutti, per una ragione o per un’altra, ma più o meno allo stesso modo.

    La storia di Luiginu è il racconto di una vita vissuta in un secolo che ha visto due Guerre Mondiali, un secolo pieno di miseria e grandi difficoltà che si è riusciti a superare e a sopravvivere proprio grazie alla tempra di uomini come Luiginu. Un saluto.

  6. il 14 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Vero Aquila, continueremo a scrivere per mantenere il Bosco sempre vivo e frizzante come lo avrebbe voluto Giovanna. Le abbiamo voluto bene tutti e continueremo a ricordarla perché sarà sempre nei nostri cuori, grazie.

  7. il 14 luglio, 2015 Nembo dice:

    Non avevo dubbi che la volontà e la tempra di Luiginu ( Ora Gino) l’avrebbe alla fine premiato con tutti i sacrifici che ha fatto nella sua vita. Si la volontà di Giovanna avrebbe voluto tutto questo andare avanti!

  8. il 14 luglio, 2015 gabriella BZ dice:

    Luiginu si è sacrificato e molto ma la sua volontà è stata superiore alla fame, alla guerra e al vedere il suo quartiere distrutto e abbandonato. Mi ripeto ma dovrebbe essere letto dai ragazzi d’oggi che non sanno assolutamente nulla dei sacrifici della vita. Molto bello e sarebbe piaciuto anche a Giovanna. Grazie di quello che fai Giuseppe, ciao.

  9. il 14 luglio, 2015 gianna dice:

    Giuseppe3, quella storia di Luiginu. Ora Gino” sarebbe andato premiato con tutti i suoi sacrifici in tenera eta’. Un ragazzo cresciuto in fretta dovendo aiutare la famiglia,orfano di mamma ha saputo provvedere per guadagnare il latte per i suoi due fratelli piccoli, poi un ragazzo volenteroso bravo educato sapeva farsi voler bene da tutti,quando diede una svolta alla sua vita lasciare il suo gregge , e partire per la citta’ a cercare una lavoro migliore, in un panificio ha saputo farsi velere bene a prima vista,era diventato indipendente, aveva trovato la fortuna che meritava con onore. le cose sono belle da raccontare ma posso dire, che questo ragazzino oggi uomo padre era un ragazzo volenteroso e voleva migliorare la sua vita e fare una sua famiglia dignitosa con onore ricordandosi sempre di suo padre della matrimagna che con il suo amare ha saputo tenere unita la famiglia ! vorrei proseguire ma ( Luiginu ) era un figlio meraviglioso ora un padre, e marito, ancora oggi nei suoi viaggi quando torna a Cagliari, porta sempre un ricordo ai suoi famigliari persino il pane, fatto da lui mel panificio e tanta gioia a tutti nel rivederlo, mi scuso del mio lungo scritto ma penso che per ogni Genitore avere un figlio come (Luiginu) sia meraviglioso, anche la Sardegna rimane orgogliosa di uomini cosi validi. Se Gio’ ci ascolta da il suo consenso positivo!

  10. il 14 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Ringrazio te per l’approvazione Gabriella. La storia di Luiginu, sicuramente comune a tanti altri che hanno vissuto in quel periodo, valeva la pena di raccontarla, non solo per leggerla tra noi ma anche per farla leggere ai giovani del nostro tempo. Grazie ancora, un saluto.

  11. il 14 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Si Gianna, Luiginu si è dimostrato un ragazzino “sveglio” fin da piccolo e non poteva accettare le condizioni di vita imposta dagli eventi: ha cercato la sua strada è l’ha trovata pur nelle difficoltà delle peripezie di una Guerra Mondiale, è riuscito a realizzare le sue aspirazioni per sè ma soprattutto per il bene dei suoi figli. Grazie, ciao.

  12. il 14 luglio, 2015 mario33.co dice:

    Una storia di vita vissuta allora da molti coetanei di Gino. un po’ tutti i nostri genitori l’hanno passata. Era il tempo dei sacrifici, della crescita individuale che… ti permetteva, anche, una crescita economica, se… eri spinto dal desiderio di migliorarti, di sacrificarti, di combattere seriamente, contro le avversità della vita. Che… ti metteva alla prova giornalmente. Oggi che è cambiato tutto,però… penso che ci siano molti giovani volonterosi, magari universitari, che in modo diverso, in una società diversa, combattono queste battaglie di vita lavorando… studiando, cercando, magari… una volta laureati. di emigrare, per potersi costruire un serio avvenire. Oggi… vedo nei giovani immigrati, onesti, la stessa voglia di farsi strada, di costruire qualche cosa, nei paesi che li ospitano. Rimboccandosi le mani (perche… nulla ti viene dato per nulla),sacrificandosi, facendo rinunce, risparmiando, riescono magari… ad aprire un’attività in proprio.(vedi pizzerie d’asporto, kebab,bancarelle di mercati).Certamente… tanti come (vedi i nostri genitori, nonni) Luiginu, hanno avuto la determinazione, il desiderio, la volontà, la forza di ribellarsi alla povertà. A quel poco che offriva loro la vita. Si sono temprati alla scuola della strada, della vita. E parafrasando un vecchio adagio: “Aiutati che Dio ti aiuta,” sono riusciti a realizzarsi. Oggi… a quei giovani che questa società a generato senza nerbo, senza ossatura, senza una dignità personale, possiamo… Solo… dire loro, che… tutto costa caro, che… senza impegno, sacrificio,abnegazione, non si ottiene nulla.

  13. il 14 luglio, 2015 sandra vi dice:

    Bellissimo racconto di vita vissuta Giuseppe, Luiginu rappresenta un po’ i ragazzi dei nostri tempi che nn si accontentavano del loro stato e non badando ai sacrifici, nulla tralasciavano per emergere per farsi strada nella vita. Rimboccarsi le maniche e… superare ogni ostacolo, quanto dovrebbero imparare i nostri giovani del pronto e subito. Senza rimboccarsi le maniche e non badando alla fatica, poco si ottiene… Grazie Giuseppe anche del video, sarebbe piaciuto a Giovanna….

  14. il 14 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Tutto vero Mario! Oggi il panorama è molto più ampio, non basta trasferirsi dal paesello al capoluogo per cercare lavoro; oggi bisogna spaziare per l’Europa e anche oltre. Lo vediamo dai nostri giovani che pur con la migliore preparazione e grande volontà non trovano sistemazione in patria e devono cercare all’estero ed anche li con tante incertezze. La vita è sempre dura ma cerchiamo di non perdere la speranza. Grazie per il tuo intervento sempre di larghe vedute. Ciao.

  15. il 14 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Si è così Sandra, è ancora così forte la presenza di Giovanna che cerchiamo di ricordarla anche con le musiche che lei preferiva.
    Per tutto il resto concordo con quanto hai detto: grazie Sandra. Un saluto, ciao.

  16. il 16 luglio, 2015 franco muzzioli dice:

    Mi hai chiesto un commento….il palinsesto e la trama sono ricchi di avvenimenti che forse potevi sviluppare maggiormente . Un sentito realismo sardo che si snoda nella semplicità di personaggi ed eventi porta ad una lettura rapida che poteva essere maggiormente arricchita di descrizioni di luoghi e sentimenti .
    ( meglio signor Gaetano che sig.Gaetano ). Continua a raccontare la tua Sardegna ascoltando però maggiormente il profumo del mirto tra la polvere rossastra e le ripide scogliere di granito.

  17. il 16 luglio, 2015 giuseppe3ca dice:

    Si Franco, ho chiesto il tuo commento e ti ringrazio per averlo fatto. Il motivo è perché so che sai essere prodigo di utili suggerimenti e infatti non ti sei smentito. Hai ragione, c’è una trama che avrebbe bisogno di essere sviluppata e non c’è dubbio che ne verrebbe fuori un bel romanzetto. Ma forse non ho la stoffa dello scrittore, poi bisognerebbe imbarcarsi nella trafila dei vortici editoriali e sinceramente non so se ne varrebbe la pena. Va bene anche così, un raccontino per una lettura rapida tra Amici nelle pagine del nostro Bosco incantato. Grazie ancora, ciao.

  18. il 16 luglio, 2015 Ignazia dice:

    Una vita tormentata quella di Luiginu ma alla fine vincente grazie alla sua ostinata caparbietà e la ferma volontà di realizzarsi non solo per sè ma soprattutto per i suoi cari. Veramenre un uomo da ammirare. Grazie Giuseppe per questi tuoi raccontini pieni di grande umanità.

  19. il 16 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Grazie a te Ignazia per la tua approvazione. Sono d’accordo su quanto hai detto per Luiginu, si è dimostrato veramente un uomo eccezionale. Ciao.

  20. il 16 luglio, 2015 edis.maria dice:

    Luiginu, ricco di buona volontà e di intelligenza,seppe crearsi un avvenire che mai avrebbe sognato, se la sua forza di volontà non l’avesse sorretto! Tutte le traversie più tremende, anche una guerra, non lo turbarono se non nel dargli la ” caparbietà! ” per migliorare le sue condizioni. Giuseppe hai saputo presentarci, nei minimi particolari,fatti e vicende,in un lasso di tempo lungo tutta una vita,come un ragazzo possa capovolgere quello che, all’inizio del racconto, poteva sembrare un fallimento, e che invece risultò una vittoria! Scrivine altri racconti che ci diano entusiasmo e forza di vivere!

  21. il 16 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Grazie Edis, la storia di Luiginu è una storia vera e per me è stato facile raccontarla anche perché comune a tanti ragazzi di allora.
    L’entusiasmo a scrivere me lo danno le amiche come te Edis, la tua approvazione è un grande incoraggiamento per me e spero mi vengano altre idee per scrivere ancora e ritrovarci tutti insieme in allegria. Ciao, un abbraccio.