Archive for luglio 13th, 2015

LA VITA CONTINUA

 

Gli eventi ci sovrastano e stravolgono i nostri giorni ma la vita continua e noi procediamo nel nostro cammino.

Siamo ancora con il cuore pieno di tristezza per la perdita della carissima Giovanna, un’Amica vera, sincera, spontanea veramente come poche ma come avviene nel mondo del teatro, quando viene a mancare un protagonista, si dice:

“Lo spettacolo deve continuare”.

Sono certo che Giovanna avrebbe voluto così perché il Bosco deve andare avanti nel ricordo di colei che gli ha dedicato sè stessa e ci ha voluto bene tutti insieme.

 

Ringrazio per il benevole accoglimento della prima parte della storia di Luiginu, postata domenica 5 luglio e riprendiamo oggi con la pubblicazione della seconda parte, ma rivolgendo un invito: prima di scrivere un commento osserviamo un minuto di silenzio in memoria della grande Amica che ci ha lasciati.

Continuiamo a volerle bene anche in questo modo. Grazie!

 

Giuseppe_44912

 

 TitoloPARTE SECONDA

 

Il ragazzino Luiginu aveva trovato una prima sistemazione, ottenuta grazie alla sua ferma determinazione di non continuare a fare la vita in campagna come guardiano di pecore.

Ora a Luigino non mancava l’occasione di usufruire, a fine lavoro, di una bella doccia ristoratrice. Nel suo nuovo lavoro nella panetteria cittadina del Signor Gaetano, le giornate erano ben diverse da quelle trascorse in solitudine ed al freddo a custodire le pecore nel suo paesello.

La sera poteva godere di qualche ora di libertà e incominciò ad esplorare prima i dintorni nel rione dove era ubicata la panetteria, poi, un po’ per volta le altre parti della città.

La nuova vita gli piaceva e decise che in questa città sarebbe stato il suo futuro.

Il signor Gaetano e la Signora Sabina, sua consorte, non avevano figli e lo presero a ben volere: il ragazzino era pulito, rispettoso ed ubbidiente per cui, spesso, lo facevano venire in casa loro con la scusa di farsi aiutare in qualche lavoretto e lo trattenevano a pranzo o a cena insieme a loro e Gino (così avevano deciso di chiamarlo) accettava volentieri anche se, in cuor suo, preferiva la propria indipendenza e pensava di dover fare, a breve, una capatina in paese per dare sue notizie ai familiari e comunicare il suo nuovo status sociale.

Prima però doveva procurarsi un paio di scarpe e indumenti nuovi: un pantalone, una camicia una giacca. Signora Sabina lo aiutò in questo e così, una domenica mattina, finito presto il lavoro, si preparò per il rientro in paese e la visita in famiglia. Stavolta fece il viaggio in treno ed effettuò a piedi solo quei due chilometri che separavano la stazione delle ferrovie dal suo paese natale.

 

cagliari 2La cottura del pane nel forno a legna

 

Fu un evento! Si presentò vestito come un ‘signorino’ e venne accolto come il figliol prodigo. Tutti in famiglia si dettero da fare per preparare qualcosa di speciale per il pranzo ma qualcosa l’aveva portata anche Luiginu. Una cosa fra tutte, oltre ad un pacco di pasticceria della città, aveva portato e consegnato a mamma Vitalia (sua seconda matrigna), una sacchetta di michette, soffici pagnottelle di farina bianca, che erano il vanto della produzione del Panificio “DESSALVI” del quale era proprietario il Signor Gaetano.

   

PANE--180x140Varie forme e pezzature del pane

 

Quando tutto fu pronto ci si sedette a tavola e mentre si mangiava i familiari tempestavano Luiginu con le domande più disparate, tutti volevano sapere. Luigi rispondeva compito e sicuro di sé sotto lo sguardo del padre che pur volendosi dimostrare severo lasciava trasparire una intima ed orgogliosa soddisfazione nel vedere il proprio primogenito crescere ma soprattutto capace di saper affrontare in piena autonomia decisionale le problematiche della vita. La sera Luigi ripartì per Cagliari con la promessa che sarebbe ritornato presto. Aveva anche lasciato per le esigenze di casa un po’ di soldi, frutto dei suoi primi guadagni, e di questo ne era pienamente orgoglioso e soddisfatto.

Aveva preso l’abitudine di tornare periodicamente in paese e tutte le volte portava sempre qualcosa di utile per la famiglia. Intimamente si sentiva particolarmente legato ai primi due fratelli che sebbene generati da madre diversa, li aveva uniti, in modo quasi morboso, la sofferenza patita insieme nei primi anni dell’infanzia. Tutto ciò che Luigino faceva lo faceva soprattutto per loro.

Il suo grande cruccio: non saper né leggere né scrivere per cui il buon Gaetano, ma in particolar modo la signora Sabina, lo aiutarono anche in questo, impartendo le prime lezioni. Ed ecco che Gino imparò presto a leggere e cominciò anche a scrivere qualcosa.

Luigi cresceva e aveva ormai imparato il mestiere per cui era in grado, ogni volta che ce n’era la necessità, di sostituire sia l’impastatore sia il fornaio. Gli era stata riconosciuta la qualifica di panettiere ed aveva ottenuto il libretto sanitario necessario per poter esercitare ufficialmente la professione in qualsiasi panificio.

Intanto, sempre nel rione di Sant’Avendrace, aveva adocchiato una ragazzina poco più giovane di lui, biondina, delicata, dall’aria continentale, che rientrava nei canoni del suo ideale di donna e se ne era innamorato. Con l’aiuto di una persona preposta per tali incombenze, gli fece avere la dichiarazione scritta, come si usava allora. La ragazza non era rimasta indifferente agli sguardi ed ai timidi segnali di apprezzamento lanciati da questo giovanotto sempre in ordine e a posto per cui ne parlò subito in casa. Dopo le informazioni di rito espletate da parte della famiglia di lei sulla serietà delle intenzioni del giovane e l’accettazione, un poco impacciata, da parte della ragazza, poteva considerarsi fidanzato e aveva l’autorizzazione di andarla a trovare in casa dei genitori, brava gente e buoni lavoratori.

Arrivò il tempo del servizio militare e Luigino, giudicato idoneo, dopo una breve istruzione di addestramento alle armi, considerate le sue peculiarità lavorative, fu destinato ad espletare il periodo di leva nel Panificio Militare della città, ubicato nel viale Buon Cammino ove si producevano le pagnotte destinate alle varie caserme dislocate nelle periferie cittadine.

Terminato il servizio militare Luigi tornò a lavorare nella panetteria e, ormai professionalmente apprezzato, si sentiva pronto per il matrimonio. Si dette da fare per mettere su casa, due stanze e cucina in affitto e lo stretto indispensabile dei mobili acquistati con pagamento rateale. La ragazzina con la quale si era fidanzato divenne finalmente sua moglie ed ebbero presto due figli: un maschietto al quale diede il nome dello zio materno che lo aveva accolto in casa quando era rimasto orfano e, dopo poco più di due anni, una bambina che volle chiamare come la mamma che non aveva avuto la fortuna di conoscere.

I viaggi in paese continuavano saltuariamente, soprattutto in occasione delle festività religiose più importanti. Luigi era orgoglioso della propria famiglia e la parentela ed i compaesani si complimentavano con lui per il suo lavoro, per la bella moglie e i due splendidi bambini.

Iniziò la seconda Guerra Mondiale e ci fu il richiamo alle armi per tutti gli uomini fisicamente validi. Il fratello Antonio, non sposato, fu destinato alla Campagna di Grecia mentre Luigi fu dislocato in una guarnigione posta a difesa di un punto sensibile al centro della Sardegna dove già operava una postazione contraerea allora sotto il comando tedesco.

   

corso2La città sotto gli effetti distruttivi delle bombe

   

Cagliari subì i primi bombardamenti e la cittadinanza iniziò lo sfollamento verso i paesi vicini meno esposti agli eventi bellici.

 

grandeguerra_archivio_it_1133_file_img_popupFuga dalla città con tutti i mezzi possibili

Luigi si adoperò perché la sua famiglia potesse essere ospitata in un paesino nelle prossimità della caserma nella quale lui era stato dislocato. Fece avere alla moglie tutte le istruzioni per poterlo raggiungere perché lui non ottenne la licenza per andare a prenderla, eravamo in guerra. Fu un viaggio avventuroso effettuato con mezzi diversi, prima in corriera, poi in treno e di nuovo in corriera perché la stazione di Cagliari era inagibile per i danni subiti dalle incursioni aeree nemiche. Due giorni di viaggio con una notte trascorsa in una sala d’aspetto di una stazione intermedia, ammassata fino all’impossibile con donne e bambini che dormivano sulle panche di legno ma per lo più accovacciati per terra, appoggiati alle balle della roba che si era riusciti a portar via da casa: coperte e lenzuola annodate con dentro indumenti e stoviglie varie.

   

CAGLIARI5Breve sosta nel viaggio di trasferimento

Si restò lì quasi l’intera notte in attesa dell’arrivo del treno che avrebbe consentito il proseguimento del viaggio. Lo sbuffare della locomotiva a vapore fu quasi una liberazione, scosse dal torpore gli animi insonnoliti e tutti, al buio, si affrettarono a salire sul treno. Finalmente si poteva proseguire. Si giunse ad Oristano a giorno fatto ma qui è stata necessaria una lunga sosta per il rifornimento di acqua e carbone al mezzo di trazione e la ristorazione del personale di macchina e viaggiante. Si arrivò ad Abbasanta a metà pomeriggio e da qui si doveva proseguire ancora in corriera ma dopo un chilometro questa andò in panne: una gomma si era sgonfiata ed il mezzo non aveva in dotazione ruote di scorta. L’autista avvisò i malcapitati viaggiatori che occorrevano almeno tre/quattro ore per la riparazione. Per chi doveva raggiungere le località più vicine era conveniente proseguire a piedi, potevano lasciare i bagagli sulla corriera, si fece indicare quali erano e prese nota dei nomi: li avrebbe scaricati lui stesso presso il Municipio o la stazione dei Carabinieri del paese di destinazione.

 

cagliari4Trasporto degli sfollati con una sgangherata corriera

La moglie di Luiginu e un’altra signora, ciascuna con due bambini, erano talmente stanche che non avevano avuto la forza di obiettare. Raccomandarono ad una compagna di viaggio di sorvegliare sui loro bagagli e si avviarono. Presero le bambine piccole in braccio ed ai due maschietti dissero “Voi siete grandi e potete andare a piedi”. Non si sa quale forza potesse ancora sorreggerli dopo quei due giorni di sofferenza. Dovettero percorrere ancora sette chilometri ma finalmente arrivarono a destinazione. C’era quasi tutto il paese in attesa di vedere is casteddarzos (i cagliaritani) e tutti si dettero da fare per rifocillare i nuovi arrivati. Si racconta ancora che al bambino grande (poco più di cinque anni), gli fu data una zuppa di latte e pane e fu messo a letto. Dormì fino alla sera del giorno dopo, un’altra tazza di latte e si addormentò ancora fino al mattino successivo: finalmente aveva recuperato dalla stanchezza!

Luiginu dimostrò di saper risolvere situazioni difficili anche durante il servizio militare. Il suo comandante, il Tenente Fantini – insegnante elementare nella vita civile – campano, richiamato alle armi e inviato in Sardegna, comunicò che sarebbero arrivati il giorno dopo altri quattordici reclute ma non avevano ancora le brande per alloggiarli benché il provvedimento del Comando Centrale annunciasse l’arrivo anche di queste ma non specificava quando questo sarebbe avvenuto.

Il Caporale Luigi ricordò al Tenente Fantini che avevano nel magazzino scorte un buon numero di tende da campo con doppio telo e che opportunamente imbottite con paglia e fogliame secco di granturco, anche questo disponibile per l’alimentazione dei muli assegnati al presidio, potevano diventare dei materassi sufficientemente comodi, almeno per qualche giorno, in attesa che arrivassero le brande. Il Tenente diede l’ordine ed il Caporale eseguì facendo fare il lavoro agli stessi coscritti appena arrivati. La situazione, almeno per ora, era salva.

Il Tenente-Maestro Fantini apprezzò il senso pratico e le capacità organizzative del Caporale e, conscio che questi non aveva alcun titolo di studio, iniziò l’insegnamento delle materie scolastiche fondamentali e lo preparò, in pochi mesi, per poterlo presentare da privatista all’esame di licenza della 5^ elementare che Luigi conseguì nella Scuola dello stesso paesino vicino alla caserma.

Ciò contribuì a fargli avere l’avanzamento a Caporal Maggiore e qualche lira in più nella decade non guastava per un militare di bassa forza con famiglia a carico.

Il pensiero correva spesso alla casa lasciata a Cagliari, sua città d’adozione. Quando vi sarebbe potuto ritornare? Come l’avrebbero trovata? Era stata distrutta dalle bombe? Quante incertezze nella vita!

Il capovolgimento degli eventi bellici cambiarono radicalmente la situazione.

I militari tedeschi furono costretti a lasciare le loro postazioni di comando affrettandosi a partire mentre in Sardegna arrivavano le forze alleate. In breve tempo ci fu lo scioglimento dei ranghi ed il congedamento dei militari richiamati.

Luigi fece un viaggio a Cagliari per verificare la situazione, le condizioni della casa e la possibilità di riprendere il lavoro da civile cittadino.

Cagliari era distrutta, piena di macerie. La sua casa fortunatamente era rimasta in piedi ma era stata depredata di tutti i contenuti. Gli abiti buoni, usati solo per il matrimonio ed il battesimo dei figli non c’erano più. Lenzuola, coperte, tovagliato, piatti, posate ecc. era stato portato via tutto. Si doveva ricominciare da zero. Dei signori Dessalvi non si aveva notizie: Erano sfollati? Erano vivi? Chissà.

Presi accordi per la ripresa del lavoro in un altro panificio, Luigi riportò la famiglia a Cagliari. Pur nelle difficoltà non gli era mai mancata la volontà di rivincita e la grande determinazione di voler realizzare il bene dei propri cari. Ebbe altri figli e tanti nipoti. Qualche figlio e molti nipoti raggiunsero la laurea in varie discipline scientifiche e umanitarie. Il tutto nato dalla ferma volontà di un ragazzetto che si ribellò ad un destino crudele e perseguì un suo ideale di vita. Che tempra d’uomo!

Dopo tanti anni, il rione di Sant’Avendrace è molto cambiato, non solo per la ricostruzione dopo gli eventi bellici, il casello daziario non c’è più, sono sorti attorno i rifornitori di benzina, la panetteria con forno a legna è diventata una pizzeria da asporto e consegna a domicilio, ma è cambiato nel pensiero allegro di una volta, nello spirito della gente che non si riconosce più e si rifugia nell’individualismo e nell’anonimato. Restano i ricordi felici di una vita difficile ma allegra, della solidarietà della gente che oggi è andata perduta.

Amore mio, addio.

 

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 Onoriamo ancora la memoria della cara Giovanna proponendo uno dei suoi pezzi musicali tanto amati.

  Fausto Papetti -- Je T'Aime... Moi Non Plus