Archive for luglio 4th, 2015

LA DOMENICA DEL BOSCO

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Titolo

 

Storia di un bambino che voleva riscattarsi

dalla miseria, dalla sfortuna e dalla infelicità.

 

PARTE PRIMA

 

Rosa de nomini, rosa de bellesa”.

(Rosa di nome e rosa di bellezza)

182449_407558512694625_2134987004_n[1]Viso tipico della bellezza della donna sarda

 

 Questo è quanto dicevano gli adulti del paese, sia gli uomini che le donne, ed era tutto ciò che sapeva di sua madre. Non poteva ricordarla, Luiginu, era rimasto orfano della mamma quando aveva compiuto appena due anni. Questa giovane donna non aveva superato gli stenti e le sofferenze nell’allevare il piccolo senza avere notizie del marito che era stato richiamato alle armi ed inviato al fronte nella Grande Guerra.

Il padre, al rientro come reduce, apparentemente burbero, quel tanto che bastava per dargli la dignità del potere patriarcale, si era risposato. La seconda moglie gli diede due figli: Antonio e Rocco, poi rimase di nuovo vedovo. Tre figli da accudire, parcheggiati temporaneamente presso alcuni parenti che pur nelle ristrettezze economiche dell’epoca erano pieni di pietosa compassione e umana solidarietà. Serviva una donna in casa e dopo poco il padre di Luigino si risposò ancora. Una donna di grande cuore che si accollava la cura di un vedovo e di tre figli non suoi. Poi nacquero altri bambini ed in casa era palese la differenza di trattamento tra figli e figliastri. Luiginu, il più grande, all’età di sei anni non lo mandarono a scuola ma fu avviato a fare l’aiuto servo pastore in cambio di un po’ di latte che serviva per i fratelli più piccoli.

 

greggiI nuovi agnellini del gregge

A fine anno, se si fosse comportato bene, avrebbe avuto in dono un agnellino e poteva scegliere: una femmina se intendeva preservarla, unita alle altre pecore, per la creazione futura di un piccolo gregge in proprio, oppure maschio se destinato al sacrificio per allietare la tavola delle feste natalizie. Per volontà del padre, la scelta cadeva sempre sulla seconda soluzione e l’agnellino di Luigino finiva in tavola per il pranzo di Natale.

 

Pastore di greggi 20120316-1806491Gregge al pascolo con la sorveglianza del pastore

   

Per il pastorello Luiginu le giornate erano tutte uguali. Un pezzo di civraxiu (pane), una giacca da adulto che gli faceva quasi da cappotto, un ombrellaccio dalle stecche squinternate e via in campagna a pascolar le pecore fino a sera quando le riportava all’ovile.

A casa, una minestra per cena e un giaciglio per riposare le membra stanche. Il giorno dopo si ricominciava: ovile, campagna, ovile, casa. Ogni giorno, sole, pioggia, vento, freddo, a custodir le pecore, a sorvegliare che qualcuna non si disperdesse o entrasse nei terreni padronali a danneggiare colture private. Intanto Luiginu cresceva e continuava il suo lavoro che ormai era diventato una piccola risorsa indispensabile per la famiglia in crescita: il poco aiuta, il niente storpia.

 

gregge3Il pastorello nell'atto della mungitura

   

Da quelle colline di pascolo il suo sguardo spaziava per tutto l’orizzonte ma soprattutto verso la città, Cagliari, della quale, nelle giornate limpide, poteva distinguere bene i contorni delle torri e dei palazzi alti. Pure il pensiero spaziava e fantasticava sulla vita che poteva svolgersi nella città, sicuramente ben diversa dalla sua misera, triste e monotona esistenza.

Il padre, bracciante agricolo, all’occasione zappatore, mietitore, potatore, orticoltore, vendemmiatore e quant’altro poteva servire nel lavoro dei campi. Il sabato sera e la domenica mattina trasformava la stanza d’ingresso della sua casa in bottega da barbiere, ove i compaesani venivano per il taglio dei capelli e rasatura della barba. Il lavoro poteva fruttare qualche centesimo ma più spesso un po’ di ceci, fagioli o lenticchie da cucinare per il sostentamento della famiglia. Per imposizione del padre anche Luiginu, ormai ragazzetto, doveva sottoporsi periodicamente all’opera paterna del taglio dei capelli. Nei mesi caldi, malgrado il suo disappunto, si trattava sempre di un taglio radicale che, a parere del genitore, sarebbe servito per rinforzare il bulbo e favorire la crescita. Lui soffriva a vedersi deturpato della chioma ma non poteva osare di contestare il volere del padre-padrone.

Aveva imparato a mungere, a lavorare il latte per la produzione della ricotta e dei formaggi, ad assistere le pecore nel momento della nascita degli agnelli ed anche ad usare le forbici per la tosatura all'inizio della stagione estiva: anche la lana costituiva una risorsa economica.

Pecore dopo la tosatura pecore 2Pecore al pascolo dopo la tosatura

 

Luigino aveva imparato pure a riconoscere le erbe mangerecce per l’uomo da accompagnare al pane durante la giornata e tanto altro ancora della cultura pastorale ma nei giorni di solitudine nella campagna tra i belati delle pecore e l’abbaiar dei due cani che accompagnavano il gregge. La mente sveglia del ragazzetto pensava a cosa sarebbe stata la sua vita futura in quel contesto.

violetteFiorellini di campagna

Piano, piano, maturava l’idea della ribellione e quindi del cambiamento. Volgeva ancora il suo sguardo verso la città, lontana, ma non troppo, e lì la vita avrebbe potuto darle ben altre possibilità. Non sapeva ancora quali, ma sicuramente sarebbero state diverse dalla monotonia e dalle sofferenze sin qui vissute e sopportate in continuo conflitto tra rassegnazione e ribellione.

Una mattina di febbraio la grande decisione. Mancava qualche mese al compimento dei quattordici anni e lo attendeva ancora una giornata al freddo con le pecore ed il solito mezzo civraxiu nella sacchetta di tela bianca ormai ingrigita

Nella notte ne parlò solo con Antonio, suo fratello, e di buon mattino, ancora buio, si avviò a piedi verso l’agognata meta. Non prese neppure il pane, era necessario per i fratelli, era certo che avrebbe trovato qualcosa da mangiare all’arrivo in città.

Ad Antonio cedeva pure il suo letto perché questi finora aveva dormito per terra, in un giaciglio di paglia, sa stoja, insieme a Rocco, l’altro fratello.

Non poteva calcolare quante ore erano trascorse in cammino verso la meta, forse quattro, forse più, ma era ormai mattino inoltrato quando sorpassata la fila dei carri in attesa di superare il casello daziario posto alla confluenza delle due strade statali all’ingresso della città, si sentì finalmente arrivato all’agognata meta, intirizzito, affamato e con tutti i suoi problemi e le sue aspirazioni. Da dove iniziare? Cominciò a vagare per le stradine del rione periferico di Sant’Avendrace, in cerca di qualcosa senza sapere ancora cosa. Saranno stati il tepore ed il profumo di pane caldo che uscivano dalla porta a convincerlo ad entrare in una panetteria per chiedere se avevano bisogno di un lavorante. Il titolare della ditta, Sig. Gaetano, lo scrutò e capì subito di avere di fronte un ragazzino diverso dai soliti piccioccheddus in cerca di un pezzo di pane e lo intervistò. Come ti chiami, da dove vieni, cosa hai fatto finora e cosa vuoi fare. “Voglio imparare un mestiere e lavorare” fu la risposta all’ultima domanda. Intanto gli aveva dato un panino caldo che il ragazzino, timoroso, malgrado la fame lo teneva in mano e stentava a portarlo alla bocca. “Mangia” gli disse il buon Tatano (così si faceva chiamare Gaetano) che vedeva in questo sparuto ragazzino affamato, scarno ma fisicamente forte, un po’ della sua trascorsa infanzia.

Gli serviva un ragazzo per aiutare nei lavori della panetteria e, all’occorrenza, per le consegne del pane al domicilio dei signori o alle botteghe di rivendita della città.

Luiginu trovò quindi subito un lavoro ed anche un alloggio provvisorio perché il titolare gli permise di dormire all’interno della panetteria così che all’inizio della lavorazione per la produzione del pane, alle due/tre della notte, sarebbe stato già sul posto di lavoro e preparava per l’arrivo dei due lavoranti: impastatore e infornatore.

 Il duro lavoro del fornaioL'infornatore nel pieno della sua attività

   

Provvedeva a tenere puliti i locali, la madia e il bancone di lavoro, preparava le fascine di arbusti per l’accensione del forno a legna, portava l’acqua, il lievito ed il sale per l’impasto ed intanto osservava, imparava e memorizzava. La professione gli piaceva, aveva tante variabili specialistiche: saper riconoscere quando la pasta era ben lievitata, fare il pane nelle varie forme e pezzature e riconoscere quando il forno aveva raggiunto la giusta temperatura per poter infornare e giudicare quando il pane era cotto per poter essere sfornato. E poi, soprattutto, si stava in compagnia di altre persone e in un ambiente caldo. I locali della panetteria erano dotati pure di un piccolo vano doccia con l’acqua proveniente dai serbatoi opportunamente sistemati sopra la struttura del forno per cui si manteneva calda. Una vita ben diversa da quelle giornate trascorse al freddo della campagna. Luigino aveva ottenuto un primo risultato, era contento, ma sapeva in cuor suo che non si sarebbe fermato lì.

 

Barra divis. - Fiorellini minuti gif multic.

 

Se la storia vi ha interessato preparo la seconda parte per la prossima settimana, intanto auguro una felice domenica per tutti.

 

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Domo mea - Tazenda & Eros Ramazzotti

 

 

 

Domo mea - Tazenda & Eros Ramazzotti

CASA MIA

Ora io Sono qui Oggi io Sono senza fiumi Antichi spiriti, ombre Sembrano venire a me Ti voglio donare il sangue E la vita mia Ti voglio prendere, oh

E ti amo, e ti amo Sei la vita mia

Ogni cosa tua E ti amo, e ti amo, oh Arcani libri a casa mia Sento le parole tue Ti voglio donare il sangue E la vita mia Ti voglio cullare, oh E ti amo, e ti amo Sei la vita mia Ogni nota tua E ti amo, e ti amo, oh

Anche se non è più casa mia Sento le tue melodie Mettimi un’idea nella mano, nel cuore Ti voglio donare il sangue Sei la vita mia Ti voglio cullare, oh E ti amo, e ti amo Sei la mia vita

Sei la vita mia E ti amo, e ti amo, oh

Arcani libri in casa mia Sento le parole tue Ora io Soli noi Oh eh, eh oh

Vola questo canto per te