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PENSIERI E NON SOLO…..

Pubblichiamo questo post proposto dall’Amico Nembo su un argomento forse poco conosciuto ma sicuramente di grande interesse. Lo sottoponiamo al giudizio dei lettori e frequentatori del Bosco per una riflessione  e una ponderata analisi. Grazie.

 

Giuseppe_42317

 

SINDROME DI BURNOUT

 

 

Burnout 1

Pochi di noi conoscono la sindrome da Burnout, ma una buona parte delle persone che portano una divisa ne soffrono, in maniera più o meno lieve. La sindrome da Burnout è l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondono in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere. Il burnout interessa tutte quelle figure con una professione ed elevata implicazione relazionale ovvero da una duplice fonte di stress, ovvero quello personale e quello della persona aiutata, in particolare colpisce medici, infermieri e altre figure sanitarie, gli addetti ai servizi di emergenza, come appartenenti alla forza pubblica, vigili del fuoco, piloti (vedi airbus della Germnwings), assistenti sociali ed altri ancora (politici).

 

Burnout 3Stress da oneri burocratico/regolamentari

Questi soggetti dopo alcuni anni di attività, cominciano a sviluppare un lento processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie, di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato, il termine burnout in Inglese significa proprio “bruciarsi” in queste persone con questo stato d’animo può anche succedere che si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo così più a discernere tra la vita propria e la loro, avendo poi un esaurimento emotivo, depersonalizzato, un atteggiamento spesso improntato ad un sentimento di ridotta realizzazione personale accompagnato da una sensazione di fallimento, rabbia, e risentimento che portano inevitabilmente alla depressione che fanno poi seguito disagi nel campo professionale, successivamente poi al piano personale a volte anche con gesti estremi.

   

Bornout 2Quando la testa non è più la tua

 

Varie sono le fasi che spingono questi soggetti alla sindrome:

La prima fase, la preparatoria. È quella forse del troppo “entusiasmo idealistico” che spinge il soggetto a scegliere un lavoro di tipo assistenziale o sociale;

Nella seconda fase detta “stagnazione” il soggetto, sottoposto a carichi di lavoro di stress eccessivi, inizia a rendersi conto di come le sue aspettative iniziali non coincidono con la realtà lavorativa come l’entusiasmo, l’interesse ed il senso di gratificazione legati alla professione iniziano a diminuire;

La terza fase diventa già “frustrazione” il soggetto avverte sentimento di inutilità, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro e poco apprezzato, lo stesso con svariate scuse inizia un allontanamento dal lavoro, mettendo in atto anche un atteggiamento aggressivo verso gli altri;

La quarta faseapatia” l’interesse e la passione per il proprio lavoro si spengono completamente e subentra l’indifferenza fino a una vera morte professionale.

 

BornoutFase del punto senza ritorno

Vari studi hanno dimostrato che il burnout non è un problema dell’individuo in se, ma nel contesto sociale nel quale si opera, quando l’ambiente di lavoro non riconosce l’aspetto umano del lavoro, il rischio di questa sindrome aumenta. Il lavoro modella il modo in cui le persone interagiscono tra di loro e il modo in cui ricoprono la propria mansione. Portare una divisa e doversi scontrare giornalmente con pregiudizi, persone corrotte, una legge a tratti ridicola e molto altro può portare spesso a questa sindrome. Se poi consideriamo che l’assistenza psicologica per gli uomini in divisa in Italia è praticamente nulla, forse l’altissimo numero di suicidi tra le forze dell’ordine dovrebbe essere presa seriamente con un po’ più di considerazione. Così vale anche per la malasanità che merita una riflessione su tale problematica che interessa sempre più la nostra convulsa quotidianità ma anche una categoria dei camici bianchi che sono sottoposti a stress specialmente nei vari centri di Pronto Soccorso.

In Italia ci sono indicatori di negatività e disquilibrio tra qualità professionale e qualità organizzativa, lavorando male e sprecando risorse, così facendo c’è sempre più contenziosi tra medici e pazienti. Tutti i fattori esposti meritano una riflessione che porta questo problema nella nostra società, a volte gettando fango e demonizzando persone, non sapendo forse che a loro volta hanno dei problemi. Mettere dei lavoratori l’uno contro l’altro è uno dei metodi più vecchi per distruggere i diritti di tutti i lavoratori sia pubblici che privati. Importante è monitorare le tensioni emotive e dello stress del servizio in quanto gli eventi connessi al servizio possono modificare, alterare, squilibrare lo stato psicologico iniziale, l’assenza di un supporto psicologico ha determinato e se non si fa con urgenza un supporto adeguato di prevenzione psicologico/sanitaria, si avrà sempre più maggior disagio e l’incremento suicidi dovuti a questo “Virus” invisibile e spietato che si infila nella vita umana degli “addetti ai lavori”

Vi invito ad esprimere il vostro pensiero, grazie.

 

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N.B. - Alcuni elementi che caratterizzano il Post sono stati elaborati da internet.

  Richard Clayderman: Nostalgy