LA DOMENICA DEL BOSCO

  Le_nostre_ru_25735

   

B.D. WW

 

Oggi per la nostra Buona Domenica vi racconto una storia un pò diversa ma è una storia vera anche se risale a quasi cinquant’anni fa.

Buona lettura per tutti.

Giuseppe_42963

barra div. a stelle colorate gif

NANNITTU

 

Era una fredda notte invernale, espletavo il turno notturno 21.00÷06.00 in qualità di Capo Stazione Dirigente Movimento per regolare la circolazione dei treni in una stazione delle Ferrovie dello Stato distante circa 30 km. dal Capoluogo. Avevo appena dato l’ordine di partenza all’ultimo treno passeggeri della giornata, il Diretto Sassari-Cagliari che viaggiava in leggero ritardo, probabilmente proprio a causa delle avverse condizioni metereologiche. Erano discesi due passeggeri che si erano dileguati subito verso l’abitato ed era salito un ragazzo che era solito venire a trovare la sua fidanzata residente in paese e con l’ultimo treno se ne rientrava a casa in città.

 

Piccola stazione ferroviariaStazione ferroviaria di linea

 

Diedi l’ordine al Deviatore (qualifica dell’addetto alla manovra degli scambi) che era in turno con me, di provvedere a chiudere la sala d’aspetto perché poi saremo rimasti al caldo in ufficio in attesa del passaggio dei treni merci notturni, il primo era atteso subito dopo la mezzanotte.

Ecco che mi si presenta un ometto, non più alto di un metro e cinquanta, il quale mi chiede se avevo un pezzo di pane da dargli. Il Deviatore lo aveva scacciato dalla sala d’aspetto dove lui si era ricoverato pensando di trascorrere la notte accovacciato in una panca.

 

Sala d'aspetto della stazione ferroviariaSala d'aspetto di una stazione ferroviaria

 

Aveva una giacca logora di almeno due taglie più grandi che gli faceva quasi da cappotto e aveva le maniche rimboccate per via della lunghezza. Capii la sua situazione di disperato, salii nel mio alloggio ubicato sopra la stazione e ritornai portando una bella pagnotta, un pezzo di formaggio e una grossa pera che consegnai al malcapitato il quale mangiò avidamente mentre si scaldava accanto alla stufa a kerosene in dotazione agli uffici di stazione. Alla fine chiese se gli davo anche un bicchiere di vino ma Peppuccio, il Deviatore, che era rientrato nel frattempo e aveva sentito la richiesta, lo scacciò dicendogli: “Has pappau, ti sesi callentau, immoi baidindi chi su binu ti fai mali” (Hai mangiato, ti sei scaldato, ora vattene che il vino ti fa male).

 

IL RIPOSO DEL BARBONEIl riposo del barbone

   

Morale, per quella notte lo tenemmo al caldo ma poi divenne un’abitudine, quando ero io nel turno di notte, Nannittu arrivava per chiedere il solito panino con companatico, niente vino naturalmente.

Nannitteddu, così veniva chiamato non solo come diminutivo del suo nome che era Giovanni, ma anche per via della sua bassa statura, era di un piccolo paese vicino ma si era sistemato, per così dire comunque senza fissa dimora, in questa cittadina più grande che forse gli offriva maggiori possibilità di sopravvivenza chiedendo la carità.

Di lui mi era stata raccontata una storia triste, non se vera o falsa ma forse un fondo di verità doveva pur esserci. Pare che il padre avesse sposato sua madre, una donnetta di piccola statura, più per interesse che per amore per via dei possedimenti terrieri di lei che rappresentavano una buona fonte di reddito. Subito dopo la nascita di Giovannino, però, si portò in casa la sua amante assumendola come domestica. Questa intendeva fare la padrona e pretendeva la sicurezza per il suo futuro con il risultato che riuscì a far fare il passaggio di proprietà di alcuni possedimenti terrieri ai suoi parenti ed ad impossessarsi del ricavato della vendita dei restanti terreni. A Giovannino, in pratica, non restò nulla e dopo la morte dei genitori fu pure scacciato di casa dalla usurpatrice che nel frattempo, si può immaginare come, era diventata padrona pure della casa.

Presi a cuore il caso di Nannittu e gli dissi che non poteva continuare a fare il randagio come aveva fatto finora quindi gli consigliai di trasferirsi a Cagliari e di chiedere di essere alloggiato nell’Albergo del Povero gestito dai Frati Cappuccini. Dopo varie insistenze si era convinto ad accettare l’idea quindi gli diedi l’indicazione dove recarsi, gli pagai il biglietto del treno e gli diedi pure qualche migliaio di lire per il suo primo sostentamento all’arrivo in città con la raccomandazione di fare come indicato.

Nell’albergo del Povero avrebbe avuto la possibilità di avere un letto per la notte, di usufruire almeno di un pasto al giorno, di potersi lavare tutte le mattine e di poter fare un salutare bagno caldo una volta la settimana.

Tutto questo lo avevo detto a Nanni e forse era stato il motivo che lo aveva convinto a trasferirsi in città.

 

treno regionale in partenzaTreno regionale in partenza

     

Dopo qualche tempo Nanni ritornò in paese ma solo in visita perché voleva ritrovare gli amici. Era cambiato nell’aspetto e nell’animo, era felice del suo nuovo status-quo, era ben rasato, aveva abiti puliti e della sua taglia, si sentiva un vero signore e non un accattone come quando soggiornava in paese senza fissa dimora.

Sono trascorsi diversi anni, io avevo chiesto e ottenuto il trasferimento per il rientro nella mia città, Cagliari, che per me era la sede logistica più idonea in considerazione che avevo i figli prossimi a frequentare le Scuole Superiori e volevo evitare per loro i sacrifici del pendolarismo scolastico.

   

ospedale_san_giovanniOspedale San Giovanni di Dio a Cagliari

 

Un giorno mi recai all’Ospedale cittadino, il “San Giovanni di Dio” per una visita ad un parente ricoverato e chi ti incontro nei corridoi? Nannittu, con sottobraccio un pacco di giornali che andava a distribuire ai ricoverati che lo richiedevano. Era diventato una personalità, lo conoscevano e salutavano tutti ne fui contento per lui. Insomma, d’intesa con la vicina edicola si era inventato un lavoro perché tutti gli davano qualcosa in più rispetto al costo del giornale che lui consegnava.

Qualcuno dei ricoverati gli dava l'incarico di portargli un caffè dal bar o di compargli le sigarette e ci scappava sempre la mancia.

b22215Lo strillone - venditore ambulante di giornali

 

Aveva libero ingresso in tutti i corridoi e a qualsiasi ora ma non aveva perso l’abitudine di chiedere un obolo come elemosina e infatti, pur felice di incontrarmi, nel salutarmi mi chiese se avessi qualcosa da dargli. Anche stavolta gli feci il mio omaggio dicendogli però, vai che ora stai bene, sei ricco. Gli domandai se voleva ritornare a fare il barbone in paese ma scosse subito la testa dicendo: “No, sto bene qui, grazie”. Era sempre alloggiato dai Frati Cappuccini però si lamentava che gli facevano pagare 100 lire a notte. Gli dissi: “Cosa vuoi di più, con 100 lire non paghi neppure il sapone che serve per tenerti pulito, ringrazia il Buon Dio”

Questa è la storia di Nannittu che ho voluto raccontare per la nostra Buona Domenica.

Spero abbia destato un po’ di interesse e vi sia piaciuta. Ciao a tutti.

Giuseppe_42963

      Barra divis. - Rondelline gif policrome For the ret of my life -   Giovanni Marradi        


COMMENTI

Both comments and pings are currently closed.

  1. il 21 giugno, 2015 paul candiago dice:

    La dicano come vogliono e rispettoso dei pensieri di ognuno, ma per me Signor Giuseppe la candido di fronte al Ministero del Turismo per la Sardegna come il primo nell’ordine di ricevere una onorificienza per il grande contributo che fattivamente fa, via i mezzi di commuicazione sociale a “incantare” la gente con le bellezze della Sardegna. Buona domenica… e ora veda un altro lato positivo: perche’ non si prodiga per un gemellaggio con la nazione Svizzera, tanto per cominciare. Poi, con buone intenzioni da entrambe le parti, non si sa cosa di meravigliosamente bello ed affascinate puo’ nascere, anno dopo anno, per la Sardegna e la nazione Svizzera. Conto su di lei per idee e sviluppo a tutto campo ….Paul

  2. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Grazie Paul, è un bellissimo complimento e l’idea è di quelle ‘brillanti’ ma si sa che in queste cose intervengono i politici che sono molto più ‘illuminati’ di un piccolo scrivano della domenica. Un saluto.

  3. il 21 giugno, 2015 lorenzo.rm dice:

    Una storia. Come tante? No, una storia bellissima ed edificante, quella di Nannittu. Amche oggi gli vogliamo bene. Come vogliamo bene a Pino. Grazie, grazie. E grazie anche a Giovanna.

  4. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Certo Lorenzo, poteva essere una storia come tante ma non sono solo parole scritte perché rivela nei personaggi che la compongono tutta quella umanità che può rivelarsi anche nelle piccole cose di tutti i giorni. Grazie, Buona Domenica, a presto.

  5. il 21 giugno, 2015 armida.ve dice:

    Che bella, dolce storia! Mi sono commossa pensando al povero Nannittu, e all’ingiustizia che ha dovuto subire a causa di suo padre e di quella megera della sua compagna.
    Meno male che in qualche modo ha avuto il suo riscatto!

  6. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Vero Armida, Nannittu aveva subìto una grande ingiustizia ed era stato privato dei beni terreni che erano nel suo diritto ma poi ha ritrovato la serenità d’animo che forse è il valore più importante nella vita. Il senso di commozione lo avevo sentito anch’io, al tempo della storia, perciò mi ero adoperato per un aiuto al bravo Nannittu, costretto a fare il barbone per necessità. Grazie Armida, un saluto e l’augurio per una Buona Domenica.

  7. il 21 giugno, 2015 gabriella BZ dice:

    Una storia che ti intistrisce a pensare come hanno depredato tanto denaro che spettava di diritto a Nannittu, ma la donna ne ha fatto un patrimonio suo. Lui povero Nannittu si è lasciato andare e solo con una parola ed un pò di insegnamento da parte tua è riuscito mettersi in piedi, lavarsi mangiare e vestirsi come tutte le persone. Bellissimo racconto che commuove. Un saluto

  8. il 21 giugno, 2015 aquilafelice44 dice:

    ciao giuseppe grande uomo grande cuore noi sardi nessuno lo può negare che siamo tutti di una sensibilità enorme verso chi ha bisogno e tu da grande uomo lo hai dimostrato con nannittu lo hai ospitato a dormire al caldo lo hai aiutato dandole un panino che sono cerco che quella era la tua cena ma con il tuo cuore grande ti 6 privatu tu x darlo a lui ma dai pino dopo un buon pasto x nannittu non potevi negarli un buon bichiere di vino poi l’idea di mandarlo a cagliari è stata una brilante idea ora nannittu forse sara pure morto ma nel tuo cuore nannittu e rimasto forse da lassu ricorderà questo piccolo e grande uomo che si chiama pino bravo giuseppe noi x dare agli altri restiamo senza noi ma c’è sempre chi viene ripagato ciao.

  9. il 21 giugno, 2015 Nembo dice:

    Una bellissima storia Giuseppe ci hai raccontato oggi, quella di Nannittu e, forse le belle storie nascono proprio di notte, il sentimento, la solidarietà nasce da piccoli gesti come dalla tua, nasce dalla consapevolezza che vedi con i tuoi occhi la situazione di disagio della persona/e in cui versano molti tuoi simili. Avere la possibilità di aiutare gli altri è sempre un grande gesto, quando un pezzo di pane diventa una risorsa per gli altri. Un Saluto.

  10. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Certo Gabriella, la storia parte dalla tristezza di una vicenda umana biasimevole e sulla quale ormai non si poteva far nulla ma nell’immediatezza delle necessità di Nannittu è stato fatto quanto era possibile per ridare almeno un pò di dignità al malcapitato. Grazie per il tuo intervento.

  11. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Si Vanni, in noi sardi c’è sempre un grande cuore, pronto ad andare in soccorso di chi sta peggio di noi. Ci siamo distinti sempre per il nostro spirito umanitario e continueremo a farlo perché fa parte del nostro dna. Grazie, un saluto.

  12. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Sei Grande Nembo, sai vedere le cose nel modo giusto perché le hai vissute e ne conosci i risvolti umani. A volte basta poco per risolvere le piccole cose quotidiane, basta un pò di logica, spirito umanitario e buon senso ma soprattutto tempestività nell’adozione degli interventi necessari nell’immediatezza, senza attendere che arrivino tardivi provvedimenti dall’alto. Grazie, un saluto.

  13. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Un elogio alla bravissima Giovanna per la scelta del bellissimo video con la musica di Marradi e le splendide visioni paesaggistiche e floreali. Grazie Giò, sei sempre fantastica.

  14. il 21 giugno, 2015 sandra vi dice:

    Che dirti GIUSEPPE , e’ una bellissima storia piena di tanta commovente umanita’. Vedo la tua mano tesa verso questo relitto umano, rifiuto della societa’ , col tuo aiuto si e’ rialzato ha ritrovato la sua dignita’ d’essere umano. Sei stato veramente ammirevole Pino . Con tutta la mia stima . Ti aggiungo questa frase di G.G. MARQUES “ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare da’alto in basso un altro uomo , solo per aiutarlo ad alzarsi in piedi ” e tu l’hai fatto. Un ringraziamento a Giovanna per il bellissimo video

  15. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Grazie Sandra, il tuo riconoscimento vale quanto una Laurea ad Honorem ma l’aiuto ad un essere in difficoltà lo si dà spontaneamente solo per spirito umanitario non per ricevere riconoscimenti: sono contento di averlo fatto ed il sorriso di quell’amico, quando ci siamo ritrovati, mi ha ripagato di tutto. Un saluto fraterno, Buona Domenica.

  16. il 21 giugno, 2015 gianna dice:

    Giuseppe3, il racconto di oggi e davvero molto bello,Nannittu è stato fortunato avere incontrato una persona umanitaria di un cuore che merita buono, poteva essere un benestante invece e stato truffato, ma fortunato avere incontrato, Pino dal cuore grande pronto ad aiutare persone in difficolta,’il suo rifugio provvisorio di Nannittu era la sala d’attesa della stazione dove c’era caldo ma nn poteva vivere in quella sala riservata a chi controllava i treni in partenza,il treno era diretto Sassari- Cagliari. con ritardo per le brutte condizioni metereologiche,questo ometto alto 1 metro e 30,chiedeva solo un pezzo di pane, quando PIno le diede una pagnotta un po di ,formaggio una bella pera e poi chiedeva un bicchiere di vino, no disse il vino fa male, per qualche notte aveva preso la sala d’attesa come un albergo , ma poi doveva andarsene era un posto riservato, ma Pino le consiglio di andare dai ,frati ,Capuccini dove potevano aiutarlo avere una vita dignitosa come del resto avrebbe potuto avere! e cosi fece Nannittu ascolto e dai frati comincio’ a fare una vita dignitosa e non il barbone ,mangiava, dormiva al caldo, poteva lavarsi e avere i panni per potersi cambiare almeno su misura,era diventato un altro ometto, ritrovato dopo un po tempo aiutava chi aveva bisogno vendeva i giornali e senza mendicare tutti lasciavano la piccola monetina per i suoi vizi,questo racconto e molto toccante vero chi sa distinguere una erba! sa dare tanto ed aiutare queste persone, il suo abbraccio e stato fraterno che mai dimenticarai Pino,hai saputo ridargli un sorriso che mai Nannittu ti scordera’ bellissima storia vera grazie Giuseppe, e Giovanna, siamo fieri di tutti voi, grazie delle foto e del video Giovanna,Buona Domenica a voi tutti..

  17. il 21 giugno, 2015 Desire dice:

    È molto interessante leggere i vostri testi e capirne il loro significato.

  18. il 21 giugno, 2015 elisabetta8.mi dice:

    Giuseppe,hai raccontato uno spaccato di vita bello ,bello propio per la sua semplicita’.La tua sensibilita’ verso l’altro ,il piu’ bisognoso è stata grande,sono proprio i piccoli gesti che dimostrano il vero io della persona,mentre leggevo vedevo l’espressione del tuo viso,il tuo sguardo carico di umanita’ verso quel poveretto infreddolito ed affamato.il tuo cuore ti ha suggerito come poterlo aiutare.Il resto del racconto non lo tocco è cosi’ umano che ho paura di rovinarlo.Grazie per quanto hai fatto e per aver portato questa storia nel bosco,belle e vere le foto,,,,,,

  19. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Gianna, un storia vera ma soprattutto umana, di vita vissuta. Molti altri si sono trovati nella condizione di Nannittu e sono finiti a fare i barboni nelle stazioni, nelle strade, sotto i ponti, nei portici, nei sottoscala, tra i cartoni ecc. ma, vuoi per scelta o perché non hanno trovato la persona giusa che abbia saputo indirizzarli alla giusta soluzione, continuano a vivere randagi in attesa della inesorabile e precoce fine. Grazie per il tuo intervento ricco di umana sensibilità. Ciao.

  20. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Desirè, continua a seguirci, grazie!

  21. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Tutto vero Ely, veramente uno spaccato di vita vissuta che ho voluto raccontare per portare questa penosa storia a conoscenza degli Amici del Bosco perché ne conosco la grande sensibilità e non potevo mancare. Grazie per il tuo riconoscimento, un saluto.

  22. il 21 giugno, 2015 francesco75 dice:

    Sono sempre più numerosi le storie simili a quella che ha vissuto Nannitteddu. La perdita del lavoro ma anche le rotture all’interno del nucleo famigliare sono le cause più ricorrenti.
    Non si tratta di persone destinate alla marginalità per la dipendenza da droghe o alcool o per gravi malattie mentali, ma persone che sarebbero in grado di integrarsi di nuovo nella società una volta ritrovato il lavoro e quindi un luogo dove alloggiare.
    Dovremmo limitare gli sprechi e rivolgere l’attenzione a quei casi come quelli che hai raccontato.
    A volte è sufficiente un incoraggiamento iniziale, che unito alla buona volontà e alla dignità di chi abbiamo momentaneamente aiutato, riesce a far inserire di nuovo nel tessuto sociale le persone accampate miseramente nelle strade,
    il tuuo racconto insegna.
    Grazie e buona domenica

  23. il 21 giugno, 2015 alba morsilli dice:

    Quante storie nasconde l’uomo nel suo intimo, a volte non si vogliono raccontare perchè non sai se sei capito del tutto, chi ti prende per uno che si fa grande, oppure sei ammirato, e tu per i giudizi degli altri ti tieni dentro la cosa.
    Bravo Giuseppe! un proverbio dice fai il bene e scordalo, ma non è giusto perchè non tutti sono pronti a farlo, da come ho letto vedi il tuo collega lo spediva già fuori, ma tu padre ti ha toccato l’anima e tu hai dato la via maestra a quel povero disgraziato.

  24. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Si Francesco, vero, la casistica è molto varia e gli episodi pare siano oggi in aumento. Non sempre si trova la soluzione positiva anche se gli organismi sociali cercano di arginare il problema ma sarebbero necessarie maggiori risorse. É utile parlarne anche con un racconto come questo di Nannitteddu, persona che ha potuto dimostrare le sue capacità intellettive solo dopo aver raggiunto un minimo di tranquillità e riacquistato un briciolo di dignità sociale.
    Grazie per i tuoi interventi sempre opportuni e interessanti, un saluto.

  25. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Sai Alba, il collega aveva il compito di tenere puliti gli ambienti di stazione e allontanare gli straccioni che avrebbero tolto dignità alla sala e non erano graditi ai passeggeri paganti per cui adempiva al suo dovere d’istituto. Io, forse, ho saputo gestire il tutto con una maggiore propensione all’aspetto umano della vicenda.
    E’ andata bene e ne sono contento. Grazie per il tuo intervento, a presto, ciao.

  26. il 21 giugno, 2015 gianna dice:

    Giuseppe3, un uomo che sa distinguero un filo d’erba e un grande intenditore,che sa distinguere tutto con umanita’ grazie, Giuseppe, e Giovanna siete grandi…

  27. il 21 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Grazie a te Gianna… anche un filo d’erba ha la sua importanza perché pure in un filo d’erba c’è la vita. Ciao.

  28. il 22 giugno, 2015 Ignazia dice:

    In questa storia si rileva che la cattiveria umana non ha limiti ma per fortuna esiste anche il contrario. Il povero Nannittu è stato defraudato dei beni che sarebbero dovuti essere suoi ed è stato lasciato senza niente, in balia di sè stesso e si è ritrovato a fare il barbone per necessità. Per sua fortuna ha incontato te Giuseppe che hai saputo indicargli la strada per riacquistare almeno la dignità che è un dirito di ogni essere umano. Un’altra bella storia piacevole della domenica, grazie a tutti voi.

  29. il 22 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    É tutto vero quanto dici Ignazia, la Bibbia ci ha insegnato che esistono due categorie di persone, i Caino e gli Abele, sta a noi scegliere a quale categoria appartenere: io mi sono iscritto dal lato dei “Buoni”. Grazie per il tuo gradevole intervento, un saluto, ciao.

  30. il 23 giugno, 2015 giovanna3rm dice:

    giovanna3.rm: scusami, lo facendo ora.

  31. il 23 giugno, 2015 giovanna3rm dice:

    Se l’avessì conosciuta prima questa vicenda di vita, che qua si rappresennta, e che rasenta un lato lacearante, ne avrei fatto subito un buon uso: sarebbe stato un ottimo insegnamento di vita per i bimbi i ai quali mi sono dedicata tanto a lungo alla casa famlglia, di qualche empo fa, nel corso del del mio lungo volontariato
    Grazie, Pino, per avermene resa edotta.

  32. il 23 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Concordo con te Giovanna, la vicenda è molto edificante e può essere utile raccontarla ai bambini perchè, in fondo, ha una sua morale positiva. Siamo sempre in tempo a farlo. Grazie ancora per il bel video. Ciao.

  33. il 23 giugno, 2015 gianna dice:

    Che dire Giuseppe3, i tuoi racconti sono veri e speriamo di rileggerne altri, sei un grande, e Giovanna al tuo fianco grazie ancora del video di Giovanna ,sono storie di vecchia data, ma oggi esistono ancora sempre colpa della miseria, di imbrogli anche famigliari, grazie, Grazie di cuore a voi ciao

  34. il 24 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Si Gianna, anche questa è una storia vera come altre che ne avevo raccontato in precedenza. Spero che altre storie del passato riemergano nella mia memoria e le racconterò ancora per il relax di tutti i meravigliosi Amici del Bosco. Grazie.

  35. il 24 giugno, 2015 Gugli dice:

    Caro Giuseppe. Vivere in strada quanto spesso si ritiene non è sempre una scelta. Come si scrive in questo racconto, infatti e dura e pericolosa è una lotta quotidiana alla sopravvivenza. Chi vive in questi condizioni è costretto a dipendere dagli altri, è esposto ad aggressioni, al freddo, alle aggressioni e di essere guardato con dispezzo. Il suo gesto Giuseppe è di grande solidarietà e umanità non sono parole ruffiane. Non dico altro, la saluto con simpatia.

  36. il 24 giugno, 2015 Giuseppe3.ca dice:

    Gugliemo, ogni caso fa testo a sè. Esistono certamente quelli che sono barboni per scelta (secondo me una minoranza) ma la maggior parte sono vittime di una difficile situazione sociale non sempre di facile soluzione. Occorre mettere le strutture caritative nelle condizioni di accogliere tutti coloro che si trovano nello stato di necessità. Purtroppo si registra che i casi sono in crecendo e il contributo che può dare ogni cittadino è di estrema importanza. Il caso di Nannittu ne è un valido esempio. Grazie per il prezioso contributo, un saluto.