Archive for giugno 20th, 2015

LA DOMENICA DEL BOSCO

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B.D. WW

 

Oggi per la nostra Buona Domenica vi racconto una storia un pò diversa ma è una storia vera anche se risale a quasi cinquant’anni fa.

Buona lettura per tutti.

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NANNITTU

 

Era una fredda notte invernale, espletavo il turno notturno 21.00÷06.00 in qualità di Capo Stazione Dirigente Movimento per regolare la circolazione dei treni in una stazione delle Ferrovie dello Stato distante circa 30 km. dal Capoluogo. Avevo appena dato l’ordine di partenza all’ultimo treno passeggeri della giornata, il Diretto Sassari-Cagliari che viaggiava in leggero ritardo, probabilmente proprio a causa delle avverse condizioni metereologiche. Erano discesi due passeggeri che si erano dileguati subito verso l’abitato ed era salito un ragazzo che era solito venire a trovare la sua fidanzata residente in paese e con l’ultimo treno se ne rientrava a casa in città.

 

Piccola stazione ferroviariaStazione ferroviaria di linea

 

Diedi l’ordine al Deviatore (qualifica dell’addetto alla manovra degli scambi) che era in turno con me, di provvedere a chiudere la sala d’aspetto perché poi saremo rimasti al caldo in ufficio in attesa del passaggio dei treni merci notturni, il primo era atteso subito dopo la mezzanotte.

Ecco che mi si presenta un ometto, non più alto di un metro e cinquanta, il quale mi chiede se avevo un pezzo di pane da dargli. Il Deviatore lo aveva scacciato dalla sala d’aspetto dove lui si era ricoverato pensando di trascorrere la notte accovacciato in una panca.

 

Sala d'aspetto della stazione ferroviariaSala d'aspetto di una stazione ferroviaria

 

Aveva una giacca logora di almeno due taglie più grandi che gli faceva quasi da cappotto e aveva le maniche rimboccate per via della lunghezza. Capii la sua situazione di disperato, salii nel mio alloggio ubicato sopra la stazione e ritornai portando una bella pagnotta, un pezzo di formaggio e una grossa pera che consegnai al malcapitato il quale mangiò avidamente mentre si scaldava accanto alla stufa a kerosene in dotazione agli uffici di stazione. Alla fine chiese se gli davo anche un bicchiere di vino ma Peppuccio, il Deviatore, che era rientrato nel frattempo e aveva sentito la richiesta, lo scacciò dicendogli: “Has pappau, ti sesi callentau, immoi baidindi chi su binu ti fai mali” (Hai mangiato, ti sei scaldato, ora vattene che il vino ti fa male).

 

IL RIPOSO DEL BARBONEIl riposo del barbone

   

Morale, per quella notte lo tenemmo al caldo ma poi divenne un’abitudine, quando ero io nel turno di notte, Nannittu arrivava per chiedere il solito panino con companatico, niente vino naturalmente.

Nannitteddu, così veniva chiamato non solo come diminutivo del suo nome che era Giovanni, ma anche per via della sua bassa statura, era di un piccolo paese vicino ma si era sistemato, per così dire comunque senza fissa dimora, in questa cittadina più grande che forse gli offriva maggiori possibilità di sopravvivenza chiedendo la carità.

Di lui mi era stata raccontata una storia triste, non se vera o falsa ma forse un fondo di verità doveva pur esserci. Pare che il padre avesse sposato sua madre, una donnetta di piccola statura, più per interesse che per amore per via dei possedimenti terrieri di lei che rappresentavano una buona fonte di reddito. Subito dopo la nascita di Giovannino, però, si portò in casa la sua amante assumendola come domestica. Questa intendeva fare la padrona e pretendeva la sicurezza per il suo futuro con il risultato che riuscì a far fare il passaggio di proprietà di alcuni possedimenti terrieri ai suoi parenti ed ad impossessarsi del ricavato della vendita dei restanti terreni. A Giovannino, in pratica, non restò nulla e dopo la morte dei genitori fu pure scacciato di casa dalla usurpatrice che nel frattempo, si può immaginare come, era diventata padrona pure della casa.

Presi a cuore il caso di Nannittu e gli dissi che non poteva continuare a fare il randagio come aveva fatto finora quindi gli consigliai di trasferirsi a Cagliari e di chiedere di essere alloggiato nell’Albergo del Povero gestito dai Frati Cappuccini. Dopo varie insistenze si era convinto ad accettare l’idea quindi gli diedi l’indicazione dove recarsi, gli pagai il biglietto del treno e gli diedi pure qualche migliaio di lire per il suo primo sostentamento all’arrivo in città con la raccomandazione di fare come indicato.

Nell’albergo del Povero avrebbe avuto la possibilità di avere un letto per la notte, di usufruire almeno di un pasto al giorno, di potersi lavare tutte le mattine e di poter fare un salutare bagno caldo una volta la settimana.

Tutto questo lo avevo detto a Nanni e forse era stato il motivo che lo aveva convinto a trasferirsi in città.

 

treno regionale in partenzaTreno regionale in partenza

     

Dopo qualche tempo Nanni ritornò in paese ma solo in visita perché voleva ritrovare gli amici. Era cambiato nell’aspetto e nell’animo, era felice del suo nuovo status-quo, era ben rasato, aveva abiti puliti e della sua taglia, si sentiva un vero signore e non un accattone come quando soggiornava in paese senza fissa dimora.

Sono trascorsi diversi anni, io avevo chiesto e ottenuto il trasferimento per il rientro nella mia città, Cagliari, che per me era la sede logistica più idonea in considerazione che avevo i figli prossimi a frequentare le Scuole Superiori e volevo evitare per loro i sacrifici del pendolarismo scolastico.

   

ospedale_san_giovanniOspedale San Giovanni di Dio a Cagliari

 

Un giorno mi recai all’Ospedale cittadino, il “San Giovanni di Dio” per una visita ad un parente ricoverato e chi ti incontro nei corridoi? Nannittu, con sottobraccio un pacco di giornali che andava a distribuire ai ricoverati che lo richiedevano. Era diventato una personalità, lo conoscevano e salutavano tutti ne fui contento per lui. Insomma, d’intesa con la vicina edicola si era inventato un lavoro perché tutti gli davano qualcosa in più rispetto al costo del giornale che lui consegnava.

Qualcuno dei ricoverati gli dava l'incarico di portargli un caffè dal bar o di compargli le sigarette e ci scappava sempre la mancia.

b22215Lo strillone - venditore ambulante di giornali

 

Aveva libero ingresso in tutti i corridoi e a qualsiasi ora ma non aveva perso l’abitudine di chiedere un obolo come elemosina e infatti, pur felice di incontrarmi, nel salutarmi mi chiese se avessi qualcosa da dargli. Anche stavolta gli feci il mio omaggio dicendogli però, vai che ora stai bene, sei ricco. Gli domandai se voleva ritornare a fare il barbone in paese ma scosse subito la testa dicendo: “No, sto bene qui, grazie”. Era sempre alloggiato dai Frati Cappuccini però si lamentava che gli facevano pagare 100 lire a notte. Gli dissi: “Cosa vuoi di più, con 100 lire non paghi neppure il sapone che serve per tenerti pulito, ringrazia il Buon Dio”

Questa è la storia di Nannittu che ho voluto raccontare per la nostra Buona Domenica.

Spero abbia destato un po’ di interesse e vi sia piaciuta. Ciao a tutti.

Giuseppe_42963

      Barra divis. - Rondelline gif policrome For the ret of my life -   Giovanni Marradi