Archive for giugno, 2015

LA DOMENICA DEL BOSCO

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B.D. WW

Storia, culto, fede, turismo e folklore in questo racconto ben documentato che ci ha inviato la brava Gabriella.bz.

Diamogli l'accoglienza che merita augurando a tutti Buona Domenica.

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BATONI 1767-2

La festa del Sacro Cuore.pptx 1[Ripristinato]

L’origine di questa pratica risale ad epoca pre-cristiana: cerimonie di culto che seguivano il sole. Il sole che decideva le condizioni dell’territorio alpino, la crescita e la prosperità dell’uomo. Molto importante nel ritmo della vita erano i giorni del solstizio estivo che venivano festeggiati con grandi fuochi.

 

merid2-1Meridiana solare con asta a squadra

 

Più tardi, il cristianesimo adottò questi rituali etnici per la festa dei solstizi invernali come il Natale. I solstizi estivi divennero come un calendario giuliano, per la festa di S. Giovanni Battista, chiamati semplicemente fuochi di Giovanni. Si cominciarono ad adottare i fuochi come mezzo di comunicazione per avvisare l’arrivo del nemico. In montagna non avevano armi se non i miseri arnesi per il lavoro dei campi o per tagliare la legna.

 

museo aratri-2 Arnesi agricoli che all’occorrenza potevano essere usati come arma di difesa

 

L’uso o consuetudine dei cuori di fuoco risale al 1796. La tradizione vuole che sia stato l’abate Sebastian Stock di Stams, nel Tirolo, ad avere l’iniziativa. In quel periodo le truppe Napoleoniche si stavano avvicinando al Tirolo, si tenne allora una riunione a Bolzano tra le più alte cariche del Tirolo per un consiglio non proprio di guerra ma almeno di difesa, nella consapevolezza che i contadini a quei tempi avevano ben poche armi e non erano addestrati a combattere.

 

 cuore su le montagne-2Figura ottenuta con l’accensione dei fuochi in montagna

 

L’abate fece allora la proposta di affidarsi al Sacro Cuore di Gesù, storico Patrono del Tirolo e in quell’occasione giurarono di santificare ogni anno in tutto il paese la ricorrenza del Sacro Cuore con messa solenne se il Signore li avesse preservati dal pericolo incombente.

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  Visione dei fuochi sulle montagne

   

In qualche modo avvenne l’aiuto del Signore. Alcuni anni dopo Andreas Hofer uscito vincitore dalle battaglie franco/bavaresi nel 1809, rinnovò la promessa fatta con una grande festa e nello stesso tempo, propose che il giorno della celebrazione, doveva essere una ricorrenza fissa da rispettare. Si decise di fissarla nel giorno della domenica successiva al Corpus Domini. Nel 1944 nella grande paura durante una guerra tanto devastante con Hitler che incuteva terrore anche ai Tirolesi, con un solenne giuramento si rinnovò la fedeltà al Signore. Questo è stato raccontato da un capo della resistenza Sudtirolese Hans Egarter.

 

 

process5Processione in costume con la statua del Sacro Cuore

 

Durante il fascismo fu vietata l’accensione dei fuochi, ma dagli anni cinquanta in poi assunsero un valore di lotta contro il popolo italiano, accusato dai tedeschi di non mettere in atto le disposizioni autonomistiche promesse. I fuochi con i cuori si fecero sempre ma nel medesimo tempo decine di sovversivi si adoperavano per abbattere i tralicci dell’alta tensione. In una sola notte ne furono abbattuti ben 43 relativi all’energia elettrica sulla città di Bolzano e altri 8 su Merano e zone limitrofe. Con il tritolo fecero saltare case, una scuola e alcune caserme. In circa quindici anni di rimostranze ci furono molte perdite umane: morirono finanzieri, carabinieri, militari semplici e graduati, e parecchie persone che, per loro sfortuna, si erano trovate casualmente nel luogo dell’attentato.

   

traliccio_alta_tensione_800_800-1Traliccio dell’alta tensione

 

Allora si disse, quasi come una giustificazione che la causa di tutto era da addebitare al ritardo da parte del Governo Italiano nell’applicazione dei patti autonomistici stabiliti e concordati per la regione. Questo è quanto è stato detto perché era nella convinzione dei sudtirolesi. Non sta a me giudicare e mi astengo dal discuterne anche perché, tra l’altro, a quei tempi ero nel trentino dove per nostra fortuna regnava la pace. I grandi cuori formati con i fuochi in alta montagna, che ora si guardano con serenità e pace anche a scopo folkloristico, si osservano molto bene soprattutto da lontano e vengono lasciati ardere per una intera settimana. In definitiva è diventata una festa che viene accompagnata da una messa solenne ed una lunga processione con i costumi locali, dove un enorme baldacchino molto bello serve a ricordare a tutti quanto si tenga a mantenere viva la promessa fatta.

 processione a cavallo-1Classica processione a cavallo con i costumi Tirolesi

 

Tutti indossano gli abiti tipici del luogo, gli stendardi più belli son portati a spalle dagli uomini e per finire c’è sempre la banda con i suonatori vestiti a festa, orgogliosi dei loro costumi Tirolesi.

E’ uno spettacolo che ammalia sia la gente che ogni anno vi assiste, sia gli ospiti che vengono per vedere questa festa molto sentita in tutto l’Alto Adige.

 

 MERIDIANA DI TIROLO-1Meridiana del Tirolo risalente al 1701, restaurata

 

merid6-1Meridiana a muro tra due finestre

 

Bene amici del Bosco ho raccontato la storia dei cuori di fuoco sui nostri monti, ma se venite in tempi che non ci sono più i cuori, guardatevi in giro e vedrete quante meridiane ci sono in regione, sulle case e le scuole in particolare sono di una bellezza unica, specie quelle restaurate a nuovo.

 

su_obb1-1Altra parete con la classica meridiana

 

Buon giorno e Buona Domenica a tutti voi.

 

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Racconto integrato con notizie rilevate dal web

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Una vecchia canzone può farci ritornare alla nostra gioventù

Vecchio scarpone

L’Angolo del dialogo – Pianeta Donna

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Falsi miti, nel 2015 le donne usano la tecnologia meglio degli uomini

L'high tech non spaventa le donne. A tutte le età, per ogni esigenza, le donne usano la tecnologia e scardinano gli stereotipi che le vedono in antitesi all'informatica e ai motori. (di Ilaria D’Ambrosi).

Negli ultimi quarant’anni le donne hanno condizionato e influenzato il mercato informatico e lo sviluppo tecnologico. Ecco scardinato lo stereotipo per cui non ci sarebbe feeling tra le donne e la tecnologia. Nel 2012, durante un’intervista radiofonica per la Australia’s Radio National Genevieve Bell, un ricercatore della Intel ha parlato della presenza femminile nell’informatica.

 

imagesO35ZJCW2Ricercatrice al pc

 

Le donne usano mensilmente internet il 17 per cento in più dei loro coetanei di sesso maschile, passano più tempo a utilizzare programmi per la video-conferenza e sono il gruppo di utenza in più rapida ascesa sui social network. Un dato che vale soprattutto nella fascia compresa tra i 40 e i 60 anni. Le donne sono più al passo con la tecnologia degli uomini e la usano in un modo più fruttuoso, assecondando l’indole innata all’organizzazione.

   

donna incinta al pcDonna incinta  al pc

Ma non solo. Una ricerca condotta da Illuminare Ventures mostra l’importanza della diversità di genere nei settori in cui l’innovazione tecnologica è alla base dello sviluppo. Le donne che usano maggiormente la tecnologia e seguono i suoi sviluppi nelle aziende raggiungono un profitto superiore del 35 per cento rispetto ai colleghi maschi. Le donne di tutte le età e di qualsiasi estrazione sociale costituiscono la maggiore utenza del settore tecnologico perché in esso trovano una risposta veloce ed efficiente alle loro esigenze.

La tecnologia, sviluppata o meno dalle donne per le donne, risponde sistematicamente alle richieste sempre più complesse e dettagliate dell’utenza femminile.

Le donne coinvolte nell’informatizzazione dei sistemi di social networking, raggiungono risultati più promettenti. Un esempio è il riscontro che le donne hanno nella progettazione e nell’uso delle piattaforme di crowfunding.

La spesa rosa e il falso mito di donne e motori. L’80 per cento della spesa è controllato da donne che hanno una notevole influenza anche sulle categorie comunemente considerate di dominio maschile, come l’elettronica e le automobili; per questo sempre più aziende cercano progettisti e sviluppatori di sesso femminile. Persino nel campo automobilistico le case produttrici vengono spinte ad assecondare le esigenze femminili.

 

lavoro-al-pcRicercatrice

Secondo la Frost&Sullivan il numero di donne che negli Stati Uniti ha la patente di guida tra i 25 e i 70 anni è sensibilmente maggiore rispetto a quello degli uomini. La durata e i tragitti percorsi da donne in auto si sono allungati nel periodo decorso tra il 1981 e il 2011, portando a poco più dell’80 per cento il loro potere decisionale nell’acquisto di una vettura. Le donne scelgono automobili pratiche di piccole dimensioni, ma dal design arrotondato e dagli interni spaziosi, sono loro che condizionano l’acquisto di auto sicure, di qualità, accessoriate per il comfort alla guida e dal basso impatto ambientale.

Basta, quindi,  con gli stereotipi per cui le donne non sono interessate alla tecnologia. La realtà dimostra il contrario. Nei paesi occidentali, le donne sono istruite e non smettono di informarsi tramite internet, vogliono confrontarsi, trarre benefici e condizionare lo sviluppo dell’innovazione in tutti i settori del mercato che le riguardano, senza esclusione alcuna. Finalmente la linea di frontiera tra donne e tecnologia non è più così netta, Il  vero traguardo sarà poter affermare questo per tutte le donne del mondo.

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        Giovanni Marradi- Eternal Flame    

LA DOMENICA DEL BOSCO

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B.D. WW

 

Oggi per la nostra Buona Domenica vi racconto una storia un pò diversa ma è una storia vera anche se risale a quasi cinquant’anni fa.

Buona lettura per tutti.

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NANNITTU

 

Era una fredda notte invernale, espletavo il turno notturno 21.00÷06.00 in qualità di Capo Stazione Dirigente Movimento per regolare la circolazione dei treni in una stazione delle Ferrovie dello Stato distante circa 30 km. dal Capoluogo. Avevo appena dato l’ordine di partenza all’ultimo treno passeggeri della giornata, il Diretto Sassari-Cagliari che viaggiava in leggero ritardo, probabilmente proprio a causa delle avverse condizioni metereologiche. Erano discesi due passeggeri che si erano dileguati subito verso l’abitato ed era salito un ragazzo che era solito venire a trovare la sua fidanzata residente in paese e con l’ultimo treno se ne rientrava a casa in città.

 

Piccola stazione ferroviariaStazione ferroviaria di linea

 

Diedi l’ordine al Deviatore (qualifica dell’addetto alla manovra degli scambi) che era in turno con me, di provvedere a chiudere la sala d’aspetto perché poi saremo rimasti al caldo in ufficio in attesa del passaggio dei treni merci notturni, il primo era atteso subito dopo la mezzanotte.

Ecco che mi si presenta un ometto, non più alto di un metro e cinquanta, il quale mi chiede se avevo un pezzo di pane da dargli. Il Deviatore lo aveva scacciato dalla sala d’aspetto dove lui si era ricoverato pensando di trascorrere la notte accovacciato in una panca.

 

Sala d'aspetto della stazione ferroviariaSala d'aspetto di una stazione ferroviaria

 

Aveva una giacca logora di almeno due taglie più grandi che gli faceva quasi da cappotto e aveva le maniche rimboccate per via della lunghezza. Capii la sua situazione di disperato, salii nel mio alloggio ubicato sopra la stazione e ritornai portando una bella pagnotta, un pezzo di formaggio e una grossa pera che consegnai al malcapitato il quale mangiò avidamente mentre si scaldava accanto alla stufa a kerosene in dotazione agli uffici di stazione. Alla fine chiese se gli davo anche un bicchiere di vino ma Peppuccio, il Deviatore, che era rientrato nel frattempo e aveva sentito la richiesta, lo scacciò dicendogli: “Has pappau, ti sesi callentau, immoi baidindi chi su binu ti fai mali” (Hai mangiato, ti sei scaldato, ora vattene che il vino ti fa male).

 

IL RIPOSO DEL BARBONEIl riposo del barbone

   

Morale, per quella notte lo tenemmo al caldo ma poi divenne un’abitudine, quando ero io nel turno di notte, Nannittu arrivava per chiedere il solito panino con companatico, niente vino naturalmente.

Nannitteddu, così veniva chiamato non solo come diminutivo del suo nome che era Giovanni, ma anche per via della sua bassa statura, era di un piccolo paese vicino ma si era sistemato, per così dire comunque senza fissa dimora, in questa cittadina più grande che forse gli offriva maggiori possibilità di sopravvivenza chiedendo la carità.

Di lui mi era stata raccontata una storia triste, non se vera o falsa ma forse un fondo di verità doveva pur esserci. Pare che il padre avesse sposato sua madre, una donnetta di piccola statura, più per interesse che per amore per via dei possedimenti terrieri di lei che rappresentavano una buona fonte di reddito. Subito dopo la nascita di Giovannino, però, si portò in casa la sua amante assumendola come domestica. Questa intendeva fare la padrona e pretendeva la sicurezza per il suo futuro con il risultato che riuscì a far fare il passaggio di proprietà di alcuni possedimenti terrieri ai suoi parenti ed ad impossessarsi del ricavato della vendita dei restanti terreni. A Giovannino, in pratica, non restò nulla e dopo la morte dei genitori fu pure scacciato di casa dalla usurpatrice che nel frattempo, si può immaginare come, era diventata padrona pure della casa.

Presi a cuore il caso di Nannittu e gli dissi che non poteva continuare a fare il randagio come aveva fatto finora quindi gli consigliai di trasferirsi a Cagliari e di chiedere di essere alloggiato nell’Albergo del Povero gestito dai Frati Cappuccini. Dopo varie insistenze si era convinto ad accettare l’idea quindi gli diedi l’indicazione dove recarsi, gli pagai il biglietto del treno e gli diedi pure qualche migliaio di lire per il suo primo sostentamento all’arrivo in città con la raccomandazione di fare come indicato.

Nell’albergo del Povero avrebbe avuto la possibilità di avere un letto per la notte, di usufruire almeno di un pasto al giorno, di potersi lavare tutte le mattine e di poter fare un salutare bagno caldo una volta la settimana.

Tutto questo lo avevo detto a Nanni e forse era stato il motivo che lo aveva convinto a trasferirsi in città.

 

treno regionale in partenzaTreno regionale in partenza

     

Dopo qualche tempo Nanni ritornò in paese ma solo in visita perché voleva ritrovare gli amici. Era cambiato nell’aspetto e nell’animo, era felice del suo nuovo status-quo, era ben rasato, aveva abiti puliti e della sua taglia, si sentiva un vero signore e non un accattone come quando soggiornava in paese senza fissa dimora.

Sono trascorsi diversi anni, io avevo chiesto e ottenuto il trasferimento per il rientro nella mia città, Cagliari, che per me era la sede logistica più idonea in considerazione che avevo i figli prossimi a frequentare le Scuole Superiori e volevo evitare per loro i sacrifici del pendolarismo scolastico.

   

ospedale_san_giovanniOspedale San Giovanni di Dio a Cagliari

 

Un giorno mi recai all’Ospedale cittadino, il “San Giovanni di Dio” per una visita ad un parente ricoverato e chi ti incontro nei corridoi? Nannittu, con sottobraccio un pacco di giornali che andava a distribuire ai ricoverati che lo richiedevano. Era diventato una personalità, lo conoscevano e salutavano tutti ne fui contento per lui. Insomma, d’intesa con la vicina edicola si era inventato un lavoro perché tutti gli davano qualcosa in più rispetto al costo del giornale che lui consegnava.

Qualcuno dei ricoverati gli dava l'incarico di portargli un caffè dal bar o di compargli le sigarette e ci scappava sempre la mancia.

b22215Lo strillone - venditore ambulante di giornali

 

Aveva libero ingresso in tutti i corridoi e a qualsiasi ora ma non aveva perso l’abitudine di chiedere un obolo come elemosina e infatti, pur felice di incontrarmi, nel salutarmi mi chiese se avessi qualcosa da dargli. Anche stavolta gli feci il mio omaggio dicendogli però, vai che ora stai bene, sei ricco. Gli domandai se voleva ritornare a fare il barbone in paese ma scosse subito la testa dicendo: “No, sto bene qui, grazie”. Era sempre alloggiato dai Frati Cappuccini però si lamentava che gli facevano pagare 100 lire a notte. Gli dissi: “Cosa vuoi di più, con 100 lire non paghi neppure il sapone che serve per tenerti pulito, ringrazia il Buon Dio”

Questa è la storia di Nannittu che ho voluto raccontare per la nostra Buona Domenica.

Spero abbia destato un po’ di interesse e vi sia piaciuta. Ciao a tutti.

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      Barra divis. - Rondelline gif policrome For the ret of my life -   Giovanni Marradi        

Il Mondo degli animali!!

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      Arrivano le ferie, l’estate non è sempre la stagione migliore per gli animali domestici e, di conseguenza la storia si ripete con questo fenomeno incivile come ogni anno, secondo una stima ogni anno tra cani e gatti, vengono abbandonati circa 135.000 animali domestici e l’80% di questi muore per incidenti, fame o altro, mentre il restante è destinato a vivere in un canile con tutte le conseguenze che ne conseguono.

 

Cani abbandonati (2)

 

Quest’anno nei primi tre mesi del 2015, 4.300 amici a quattro zampe sono stati abbandonati da coloro di cui si fidavano ciecamente e con cui avevano condiviso giornate più o meno indimenticabili, 700 cani in più sono stati lasciati al canile rispetto allo stesso periodo 2014 dati dalla Aidaa  (Associazione Italiana difesa animali e ambiente) Un dato terribile, primo ponte d’estate 30 Maggio 02 Giugno 2015 circa 350 cani abbandonati per la strada.

 

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L’abbandono degli animali è un reato e in base alla legge 189/04 ( art. 544 C.p. in agg.al 1° comma della legge) può essere punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda sino a 10.000 Euro. Se assisti a un caso di abbandono fai sentire la tua voce, e denuncia alle autorità giudiziaria competente ( Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale-Locale, Forestale, ecc..) i colpevoli di tale atto

abbandono-animali-numero-verdeAbbandono in autostrada

sono da condannare perciò, bisogna raccogliere tutti gli elementi possibili necessari ad individuare i responsabili ( Targa del mezzo, località, ora, tipo di veicolo, meglio se si può filmare) così facendo si contribuisce a far applicare le sanzioni previste di legge e, a fermare gli abbandoni. Gli animali va ricordato che loro per noi sono un pezzo della nostra vita, mentre noi per loro siamo la loro stessa vita.

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 Fausto Papetti  -  Estate violenta

 

LA DOMENICA DEL BOSCO

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B.D. WW

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Siamo ormai inesorabilmente destinati verso una Europa multietnica con l’inarrestabile proseguire della migrazione degli extracomunitari destinati a distribuirsi un tutta l’Europa. È una vera invasione già in atto e non sarà indolore: se ne vedono già quotidianamente gli effetti purtroppo negativi.

 

european_union_member_states_detailed_mapUnione europea

 

I nostri giovani oggi si muovono in tutta l’Europa e sono consapevoli che ormai devono conoscere almeno due/tre lingue, il lavoro non si trova sotto casa e si deve andare a cercarlo lontano consapevoli di dover essere ben preparati e pronti a superare competizioni sempre più esasperate.

 

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Sardegna Punica

SARDEGNA

Sardegna oggi

          

Ma come eravamo prima della realtà europea di oggi?

 

Una prima trasformazione linguistica l’abbiamo avuta con la realizzazione dell’unità d’Italia che portò ad imporre l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole di tutto il territorio del Regno e l’utilizzo della stessa negli atti ufficiali e nello scambio della corrispondenza con uffici ed enti di stato.

L’uso della lingua nazionale fu imposta dove prima imperavano gli innumerevoli dialetti locali che via, via andavano perdendosi, almeno in parte, ma che oggi, in una maggiore consapevolezza culturale si sta cercando di recuperare.

Posso fare un breve cenno sulla situazione della Sardegna i cui aspetti linguistici sono molto vari e risultano frazionati in quattro gruppi dialettali:

  • Logudorese;

  • Nuorese-Barbaricino;

  • Campidanese;

  • Gallurese.

 

bastoni caglieri immaginiScalinata Bastione S.Remy - Cagliari

 

Università di SassariUniversità di Sassari

 

I primi tre costituiscono l’essenza della lingua sarda mentre il gallurese è il risultato della immigrazione delle genti corse nel nord Sardegna.

A questi si aggiungono il dialetto di Sassari, risultante dalla fusione della base sardo/logudorese con apporti linguistici italiani e quello di Alghero assai vicino al Catalano, conseguente al periodo della dominazione spagnola in Sardegna. Infine nelle isole di San Pietro (Carloforte) e di Sant’Antioco (Calasetta) si parla il dialetto ligure, conseguente, appunto, all’insediamento di pescatori originari di Pegli (frazione di Genova) che erano tenuti in schiavitù a Tabarka, in Tunisia, e che erano stati liberati al tempo di Carlo Emanuele III e trasferiti in tali isolette del sud-ovest della Sardegna. La cittadina di Carloforte fu così chiamata proprio in onore del Sabaudo Re di Sardegna

 

Casa di Grazia Deledda - NuoroCasa di Grazia Deledda

 

Nel comprensorio di Arborea, in provincia di Oristano, si parla, invece, il dialetto veneto a seguito del trasferimento nella zona di coloni veneti avvenuto durante il periodo fascista del secolo scorso. 

 

800px-Navicella_nuragicaBronzetto sardo: navicella nuragica

   

Pur nelle sue variazioni locali territoriali è affermato che il sardo è una lingua che deriva dal latino al pari dell’italiano, del francese, dello spagnolo e del rumeno.

A differenza di queste ultime, però, la lingua sarda si mantiene straordinariamente fedele al latino, denotando la tendenza conservatrice della cultura tradizionale sarda.

Anche se molti ceppi etimologici risalgono al periodo dei Shardana, è difficile risalire alla lingua sarda nuragica in quanto i dialetti sopra descritti che costituiscono l’essenza della lingua sarda risentono anch’essi dell'influenza delle diverse popolazioni che sono arrivate nel tempo sull'isola.

Gli studiosi affermano di trovare nella lingua sarda alcuni termini di origine Fenicia e Cartaginese ma in qualche caso anche di origine ellenica conseguenti all’insediamento di alcune colonie greche, soprattutto sulla costa nord-orientale, tra queste probabilmente Olbia.

 

Bronzetto_sardo_-_guerrieo_nuragico-ABronzetto sardo: Guerriero nuragico

 

 

L'influenza del latino genera “Sa limba sarda”, che ancor oggi costituisce la principale lingua romanza. Agli inizi dell'occupazione romana nell'isola si parlavano tre idiomi: punico, sardo, latino. Quest'ultimo si diffuse in breve tempo nelle zone costiere e nelle città, mentre nelle zone interne la diffusione incontrò notevoli ostacoli, poiché in quei luoghi si continuò a parlare il sardo.

 

15-NuragheCostruzioni nuragiche in Sardegna

Alla luce di questa piccola storia della evoluzione degli idiomi nella Sardegna, mi pongo la domanda, come saremo tra 50 o 100 anni in Europa? Noi non ci saremo ma la rivoluzione avanza e continua: come vivranno i nostri posteri in una società multietnica ormai integrata?

Buona Domenica.

 

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 I Tazenda e Bartoli - Spunta la luna dal monte

    I Moda -  Cuore e vento

L’Angolo del dialogo – Pianeta Donna

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 Ospitiamo con piacere nella nostra Rubrica, lo scritto di Mario Cucciniello, augurandoci di aprire un nutrito e proficuo dibattito sull'argomento.

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Una discussione affrontata già in passato su vari blog, se non erro, anche in "Parliamone." Ricordo... i vari commenti su un articolo di Alba. che... parlava dei primi approcci sessuali vissuti dalla sua generazione, ai discorsi  fuggevoli e furtivi ascoltati e fatti da giovani di oggi, che... l'avevano un po’ "scandalizzata". Da li nacque una discussione accesa con vari interventi, sulla libertà sessuale di ragazzine e di donne di oggi. Bene!!!  Tornerei  a parlare  della condizione femminile  odierna,  cercando  di fare un… excursus che tocchi il pianeta donna in tutta la sua interezza sociale, economica, sessuale. Mi sono permesso di fare una piccola ricerca sul web. Vediamo... come viene individuata, cosa si dice della donna oggi.

  Punto interrog. rosso e oro  

Le donne oggi si sentono a  loro agio e sono felici? Cosa vorrebbero di più dalla società e soprattutto dagli uomini? Sono più appagate della generazione delle loro madri? I sondaggi rivelano che c’è tanta differenza tra desideri e realtà.

Che siano più ardite (vogliamo più potere) e disinibite (vogliamo più piacere). E che, per capirsi, non basta guardarsi in faccia: meglio puntare i piedi.

Punto interrog. animato 2 Le donne di oggi sono trasparenti: non riescono a nascondere niente. Vanno sempre di fretta, non hanno tempo per pensare a se stesse, sono disinibite, (a letto tutto è lecito) e su tanti punti rimangono deluse. Come stanno, cosa vogliono, cosa pensano , cosa cercano le donne moderne? A far luce sul variegato universo femminile è una ricerca effettuata dal settimanale Donna Moderna , in collaborazione con Centromarca e l'istituto di ricerche GpF, che hanno dato la parola a duemila lettrici, campione rappresentativo delle 18-54enni di tutte le classi sociali e le regioni italiane, per tracciare l'immagine della donna odierna.

Punto interr. 1 Ne è emersa una figura molto diversa dal passato. Le ragazze, le madri e le figlie di oggi si vedono, infatti, molto più protagoniste e libere rispetto a un tempo: (esse  si definiscono autonome  al 60 per cento,  il 55,4 per cento pronte  a fare ciò che meglio credono).

Indipendenza conquistata anche all'interno della coppia dove non è più solo "lui" a prendere le decisoni importanti e si sentono autonome e libere.   Appare sostanziale la differenza tra desiderio e realtà: qui le donne si dividono tra coloro per le quali "il matrimonio è per sempre" (66,4 per cento del campione) e un 50 per cento netto, che riconosce una reale difficoltà a tenere unita la famiglia di questi tempi. Sostanzialmente,  ed è questa la parte più triste della ricerca, le donne sono deluse. Se da un lato per loro la famiglia è molto importante, dall'altro solo la metà si dichiara soddisfatta di quello che ha. Serenità e salute sono considerate poi aspetti fondamentali della vita; un quarto del campione rivela di averle ottenute

i. La vita sessuale e il rapporto con gli altri sono importanti per una su due, ma solo una su cinque ne gode. Riguardo la sfera sessuale le donne si mostrano di larghe vedute. Il 77 per cento del campione ritiene, infatti, che a letto tutto sia lecito se procura piacere. Solo un terzo delle lettrici ha però una vita sociale propria. Dalla ricerca emerge anche che le donne di oggi non hanno tempo per pensare a sé e che sono costantemente affrettate (83 per cento del campione), anche se la metà

Punto interr. 1 di loro si preoccupa di avere un aspetto curato e sei su dieci prestano molta attenzione al loro corpo. E nel mondo del lavoro? Le cose non vanno meglio. La differenza tra importanza che si attribuisce alla professione e soddisfazione che se ne ricava è drammatica: una donna su sei ha desideri,che però solo una   su dieci ottiene. Dolente anche il tema soldi. Ritengono che siano importanti e contano molto, ma è una soddisfazione raggiunta solo da nove donne su cento.

Vogliamo provare a discuterne inieme?

  Punto interrog. animato 2     Mario_Cuccin_29783

 

 Barra div. - GIF - Rametto con fiori fucsia

 

 Paul Mauriat - A flower is all you need