Archive for dicembre, 2014

Felice Anno 2015

Auguri gif 1   buon_anno_00004   bosco Dal_Bosco_In_23461di_Eldy_e_da_23539   Nomi - Lorenzo 7 Nembo_28265 Nomi - Giuseppe  2   Nomi - Giovanna  - H     coroncina e uccellino anim.  

Riteniamo che il 2014 sia stato un anno proficuo per il Bosco e   ci auguriamo lo sia stato anche pe  tutti coloro che ci seguono, ci aiutano e  ci spronano, affinché i suoi contenuti  siano sempre più graditi. Ricordiamo che  siamo  noi a determinare le scelte della nostra vita nei vari campi: ognuno   con  le  proprie idee ma con un  comune impegno. Ogni scelta fatta ha un valore e quel valore lo diamo noi. Riflettiamo soprattutto sui valori di solidarietà, fratellanza e amore per aprire il nuovo anno in questa direzione, per far sì che ogni singolo individuo non sia mai più privato della sua dignità . Con questo spirito, auguriamo a tutti Voi e ai vostri cari un sereno e felice Anno 2015.

 

 Giovanni Marradi  –   The color of music

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“Cecilia Zenari ci ha inviato un articolo che parla di un’importante iniziativa che potreste seguire. Riteniamo sarà apprezzata. La possiamo commentare insieme….serenamente….all’insegna dell’arrivo del Nuovo Anno, che sia colmo di sobrietà, saggezza e… armadi di abbracci!!”

 

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A Capodanno abbracci al posto dei brindisi A Mantova il primo “Capodanno astemio” per lanciare una nuova tradizione e fare a meno dell’alcol nei calici

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Questo articolo è apparso su  Corriere della Sera           Salute – Nutrizione esattamente un anno fa:

Lo diamo per scontato: il 31 dicembre, a mezzanotte, si brinda con un bicchiere di spumante o di champagne. Ma è una tradizione che potremmo spezzare a favore di un “Capodanno astemio”, per abituarci a non innaffiare di alcol le occasioni di festa: succederà per la prima volta a Mantova per “L’abbraccio di Capodanno, incontriamoci fra persone e non fra bicchieri”, un’iniziativa dell’Associazione Provinciale Club Alcologici Territoriali di Mantova promossa da Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada, autori dei libri “Vino e bufale” e “La casta del vino”.

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MESSAGGIO – Una “festa rivoluzionaria”, come la chiamano gli organizzatori, perché accanto al consueto cenone e all’intrattenimento non ci saranno bottiglie di vino o spumante: al centro dello stare insieme saranno le persone e a mezzanotte i partecipanti si scambieranno un abbraccio. Perché Baraldi, medico e convinto sostenitore del no all’alcol, spiega: «L’alcool fa male: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha preso una posizione molto netta sull’argomento, sottolineando che è cancerogeno anche a piccole dosi e che meno se ne beve, meglio è.

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L’unica dose sicura è l’astinenza. Detto ciò, associarne il consumo ai festeggiamenti è un messaggio pericoloso che instilla abitudini poco sane: in altre situazioni lo si è capito e al Tour de France, ad esempio, il vincitore non brinda più con la bottiglia di champagne.

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Quello che vorremmo è una piccola “rivoluzione culturale”: partiamo dal Capodanno 2013 ma vorremmo far sì che nei prossimi anni, pian piano, si diffondesse l’idea che per festeggiare compleanni, vittorie, momenti felici è meglio un abbraccio di un calice».

 

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TRADIZIONE – In effetti nessuno si chiede perché ci sia la tradizione del brindisi alcolico, tutti lo facciamo senza renderci conto del vero senso del gesto. «Non ci accorgiamo che si tratta di una forzatura, un’abitudine che non è né naturale, né scontata, né tantomeno irrinunciabile: perché mai per fare gli auguri a una persona cara occorre far incontrare due bicchieri? – osserva Baraldi –.

 

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Se ci pensiamo, la tradizione del brindisi arriva dal passato remoto, quando si scambiavano i bicchieri di vino per essere certi che l’altro non avesse avvelenato il proprio. O da ancora più lontano, quando si brindava con il sangue dei sacrifici agli dei. Nulla di estremamente gioioso, quindi: molto meglio gli abbracci, soprattutto perché l’alcol etilico è tossico e spesso e volentieri è causa dell’esatto opposto della salute, felicità e buona fortuna che ci si augurano brindando. Basterebbe ricordare il numero di incidenti sulle strade provocati dall’alcol, che offusca i sensi, per capire quanto bere possa essere pericoloso». …

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Quest’anno altro articolo e l’iniziativa prosegue egregiamente così:

L’Abbraccio di Capodanno 31/12/2014 – Comunicato stampa del 27 dicembre 2014

 

Nessuno si chiede perché a mezzanotte dell’ultimo dell’anno si brinda coi calici di vino. Lo si fa e basta senza rendersi conto che il senso non c’è e, se c’è, è imposto da un sistema consumistico che a vantaggio di pochi, consuma molti. Perché mai per fare gli auguri a una persona cara occorre fare incontrare due pezzi di vetro sotto forma di bicchieri?

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In più essi contengono il vino, e col vino una sostanza tossica e cancerogena come è l’alcol etilico, tante volte causa dell’esatto opposto di tutte le cose positive che ci si augura brindando: salute, felicità, buona fortuna. Basterebbe in tal senso ricordare il numero di incidenti sulle strade del primo mattino, quando l’alcol, ancor più del sonno offusca  riflessi e  capacità di valutazione del conducente. E non serve brindare tante volte: il rischio è presente fin dal primo bicchiere. ….

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 “Troviamoci per l’abbraccio di mezzanotte” è l’invito che Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada, gli ideatori della festa, rivolgono a quanti vogliano ritrovarsi divertendosi in un modo fuori dagli schemi. Feste all’insegna dell’abbraccio si sono diffuse quest’anno in tutta la Penisola dove, a discapito della cattiva pubblicità, i non-bevitori costituiscono una presenza forte. In più il logo del cuore che abbraccia sta diventando virale … (anche su un noto social network) . Nell’attesa del fatidico scoccare dell’ora dell’abbraccio, la serata offrirà una cena analcolica e intrattenimenti per tutti. Cosa c’è di meglio di un abbraccio in un inverno di crisi, quando freddo e depressione sembrano volere consumare le speranze??!! ….

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Il comunicato stampa prosegue con data e luogo dell’iniziativa. Quello che conta di più è che di questa formidabile  (non scrivo formidabile a caso!, lo è veramente!!!) iniziativa ci ricorderemo all’ultimo dell’anno, negli anni a venire ed è fonte di tanta, tanta salute e serenità per ogni occasione che arrivi!

E gli abbracci proseguono non costano nulla, donano energia e, soprattutto, sanno riscaldare il cuore!

BUON CAPODANNO DI SOBRIETA’ A TUTTI … E ABBRACCI COLMI DI SINCERITA’  E DI PACE

 

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 Luigi Mariano   –  Questo tempo che ho

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

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B.D. WW 

 

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Fiocchetto animato verde

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È vero che a Natale nasce in tutti noi quel meraviglioso e inspiegabile spirito di bontà che si dovrebbe avere sempre ma non riusciamo a mantenerlo tutto l’anno. Riflettendo su questo aspetto umano, oggi vorrei ricordare un’amica alla quale abbiamo voluto bene perché sapeva farsi voler bene e sapeva elargire bontà infinita verso tutti senza aspettare il Natale: per lei era Natale tutti i giorni.

 

Lei si definiva “La ribelle” e noi la chiamavamo con tanti nomi: Nic, Nicol o Nikol, ma aveva un solo grande cuore e un inimitabile senso morale e umanitario la nostra indimenticata amica Nicoletta.

La sua frase ricorrente è sempre stata:

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Pubblichiamo questa lettera postuma dedicata ad una grande e cara Amica:

Fiocchetto animato verde

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ricordiamo la tua bontà, la tua sensibilità, la tua disponibilità verso gli altri, unica ed esemplare, non possiamo dimenticarti. Avevi raccontato la tua storia, le tue difficoltà e peripezie, le tue battaglie per la vita degli ultimi e noi vogliamo ricordarti ancora, così, come avevi dimostrato di essere. Non servono tante parole per capire il tuo cuore, la tua bontà d’animo, il tuo altruismo, l’amore per i tuoi simili, per la natura e per le cose belle, basta rileggere le tue poesie e oggi lo facciamo ancora con piacere.

Grazie Nicoletta per quanto ci hai insegnato e ci hai lasciato, il tuo ricordo resterà sempre indelebile, nel tempo e nel nostro cuore.

 

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Sono un abitante del bosco,

la casa è piccola,

accosto le tende della finestrella.

metto gli scarponi e prendo il sentiero,

le castagne con tanti ricci

mi cadono in testa.

Sento le voci degli uccelli

e  degli altri animali del bosco,

i primi raggi di sole

sono chiari e dorati

con riflessi rosa e arancione.

Una folata di vento

dal sapore un pò dolce,

il fiume scende da montagne lontane

tra pini, libellule

narcisi e iris lungo le sponde,

ninfee a pelo d’acqua.

Mi siedo, annuso,

arriccio il naso,

rimango così a contemplare

il miracolo della natura.

 

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Fiocchetto animato verde

 

Ora nel bosco

ha smesso di piovere

rimane l’odore di muschio,

di felci, di terra,

qualche lumaca

cammina sul sentiero,

la luce sembra dorata.

Senti il vento

come scuote le foglie,

la sua voce possente,

dammi la mano

stringila forte.

 

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Fiocchetto animato verde

Il vento mi portava

odori e profumi forti

del mare,

della pioggia,

profumi

dolci e piccanti

di capperi in fiore,

di ginestre vestite,

di inebrianti zagare,

e riempiva il mio cuore

di immensa felicità

e di gioia infinita,

dimenticando gli affanni

della giornata trascorsa

e di quella a venire.

 

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Fiocchetto animato verde

 

Il bosco ci avvolgeva

ogni pomeriggio d’estate

la luce trapelava

tra alti faggi e abeti.

Una pigna cadeva,

il solito scoiattolo rosso

si divertiva saltellando

di ramo in ramo.

Seduta su un sasso

ti cullavo

con la dolce ninna nanna

bambino mio

bello come il primo fiore

di primavera,

dolce come il cinguettio di un uccellino,

vivace come la lepre che vive nei boschi.

 

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Giovanni Marradi  – Someone like you –  (Qualcuno come te) 

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NATALE 2014

 

 

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dalla Redazione

 

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buon natale

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coroncina e uccellino anim.

 

TU
CHE
NE DICI
O SIGNORE,
SE IN QUESTO
NATALE FACCIO
UN BELL’ALBERO DENTRO
IL MIO CUORE E CI ATTACCO,
INVECE DEI REGALI
I NOMI DI TUTTI I MIEI
AMICI? GLI AMICI LONTANI E
VICINI, GLI ANTICHI ED I NUOVI.
QUELLI CHE VEDO TUTTI I GIORNI E
QUELLI CHE VEDO DI RADO, QUELLI CHE
RICORDO SEMPRE E QUELLI CHE, ALLE VOLTE
RESTANO DIMENTICATI, QUELLI
COSTANTI E QUELLI INTERMITTENTI,
QUELLI DELLE ORE DIFFICILI E QUELLI DELLE
ORE ALLEGRE, QUELLI CHE, SENZA VOLERLO, MI
HANNO FATTO SOFFRIRE, QUELLI CHE CONOSCO PROFON-
DAMENTE E QUELLI DEI QUALI CONOSCO SOLO LE APPARENZE.
QUELLI CHE MI DEVONO POCO E QUELLI AI QUALI DEVO MOLTO. I MIEI
SEMPLICI ED I MIEI AMICI IMPORTAN-
TI, I NOMI DI TUTTI QUELLI CHE SONO GIA’ PASSATI
NELLA MIA VITA, UN ALBERO CON RADICI MOLTO PROFONDE,
PERCHE’ I LORO NOMI NON ESCANO MAI DAL MIO CUORE, UN ALBERO DAI RA-
MI MOLTO GRANDI PERCHE’ I NUOVI NOMI VENUTI DA TUTTO IL MONDO

SI UNISCANO AI
GIA’ ESISTENTI,
UN ALBERO  CON
UN’OMBRA MOL-
TO GRADEVOLE
PERCHE’ LA NO-
STRA AMICIZIA
SIA UN MOMEN-
TO DI RIPOSO
DURANTE LE LOT-
TE DELLA VITA
AUGURI A TUTTI!

 

Fiori -  Natale

 

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 Lo metto in siciliano, con traduzione,

augurando a tutte e a tutti un Felice Natale.

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come il primo presepe di Greccio

Come il primo presepe di Greccio 

 

 

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Pirchì è simbulu, spittaculu,
ricordu, spiranza.
Simbulu di ‘na nascita miraculusa,
chidda d’in Picciriddu-Diu ca vinni
a salvarini priparannici ‘a  via do’ cielu,
fino o’ Patri, inchennuci a’ vita di gioia,
senza spaventu, cu iddu dintra a nuatri
accumpagnannuni,  aiutannuni.
‘U spittaculu di ‘na storia ‘ncredibili,
d’in figghiu cuncipitu do’ Spiritu Santu,
d’in Patri putativu ginirusu,
di ‘na Matri bedda e di meravigghia
ca porta dintra a idda ‘u figghiu di Dominiddiu,
d’in picciriddu ‘nta ‘na  mangiatoia,
cu du’ animali ca u’ quarianu.
U’ ricordu di chiddu ca semu, criati pi seguiri
i’ tracci do’ Signuri, rispittari i cumannamenti,
fari ‘na vita santa, participari e’ turmenti
d’in  Cristu  ca vinni a moriri no’ munnu
pi livarini ‘u piccatu e purtarini a santità.
‘A spiranza ca, ca’ fedi e l’opiri, arriniscemu
a truvari ‘a salvezza ca vulemu,
a truvari i nostri cari ‘ddassupra, aspittannu
ca autri cari lassati ‘n terra venunu macari
iddi na’ gloria do’ Patri, do’ Figghiu  e do’
Spiritu Santu, accumpagnati da’ Mamma Celesti,
ca è a’ nostra ‘ntirmidiaria.
Sì, è beddu ‘u Presepiu, ‘u sentu ‘no cori,
‘na  menti, mu’ portu cu mia. Quannu ‘u vidu
‘a me anima mi pari tutta china di santità.
Mi ci sentu intra ‘o Presepiu, accarizzu ‘u Picciriddu,
m’inginocchiu a’ Madonna e  San Giuseppi,
m’avvicinu e’ du animali, o’ voi e o’ sciccareddu,
m’affacciu ‘a porta e taliu fissu  ‘a Stidda cumeta
dda ssupra no’ Cielu. Ah, quantu caminu fici
p’ammustrarini ‘u postu unni nasceva ‘u Missìa.
Notti d’incantu è ‘a Notti di Natali. E ‘u Presepiu
è comu ‘n quadru ‘ncantatu. Mi venunu ‘n menti,
‘na l’occhi, visioni di quannu era ancora nicu:
ca priparaumu ‘u Presepiu dedicatu ‘a nascita
do’ Signuri, accattaumu i personaggi  rutti o mancanti,
i luci, sinteumu u’ spittaculu do’ sonu de’ ciarameddi,
co’ parrinu ca vineva a benediciri ‘a casa e ‘u Presepiu,
‘u Bamminu ca mittevumu quannu nasceva, e i Re Maggi
ca si prisintavunu, e quali vineva prima e dopu? E’ cu’ mia,
sempri cu’ mia, no’ me’ cori, u’ Presepiu. Sì, è beddu u’ Presepiu.

 

 

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Sì, è bello il Presepe.
Perché è simbolo, spettacolo, ricordo, speranza. Simbolo di una nascita miracolosa, quella di un Bambino-Dio che venne a salvarci preparandoci la via del Cielo, fino al Padre, riempiendoci la vita di gioia, senza paura, con lui dentro di noi, accompagnandoci, aiutandoci. Lo spettacolo di una storia incredibile, di un figlio concepito dallo Spirito Santo, di un Padre putativo generoso, di una Madre bella e meravigliosa, che porta dentro di lei il figlio di Dio, di un bambino in una mangiatoia, con due animali che lo riscaldano. Il ricordo di quelli che siamo, creati per seguire le orme del Signore, rispettare i comandamenti, fare una vita santa, partecipare ai tormenti di un Cristo che venne a morire nel mondo per levarci il peccato e portarci alla santità. La speranza che, con la fede e le opere, riusciremo a trovare la salvezza che vogliamo, a trovare i nostri cari lassù, aspettando che altri cari lasciati in terra vengano anch’essi nella gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, accompagnati dalla Mamma Celeste, che è la nostra intermediaria. Sì, è bello il Presepe, lo sento nel cuore, nella mente, lo porto con me. Quando lo vedo la mia anima mi sembra tutta piena di santità. Mi ci sento, dentro il Presepe, accarezzo il Bambino, m’inginocchio alla Madonna e a S. Giuseppe, m’avvicino ai due animali, il bue e l’asinello, m’affaccio alla porta e guardo fisso la Stella cometa, lassù nel Cielo. Ah, quanto cammino ha fatto per mostrarci il posto in cui nasceva il Messia. Notte d’incanto è la Notte di Natale. E il Presepe è come un quadro incantato. Mi vengono in mente, negli occhi, le visioni di quando ero piccolo: quando  preparavamo il Presepe dedicato alla nascita del Signore, compravamo i personaggi rotti o mancanti, le luci, sentivamo lo spettacolo delle cornamuse, con il prete che veniva a benedire la casa e il Presepe, il Bambino che mettevamo quando nasceva, e i Re Magi che si presentavano, e quale veniva prima o dopo? E’ con me, sempre con me, nel mio cuore, il Presepe. Sì, è bello il Presepe.

 

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B.N. 4 

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Alle mie umili parole che pur nella bontà di cuore potrei pronunciare per augurare il Buon Natale, preferisco riportare queste frasi raccolte nelle mie navigazioni web:

 

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asciuga le lacrime dei fanciulli!

Accarezza il malato e l’anziano!

Spingi gli uomini a deporre le armi

e a stringersi in un universale abbraccio di Pace.

 

 

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ogni volta che sorridi ad un fratello e gli tendi la mano;

ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro;

ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società;

ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale;

ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e le tue debolezze;

ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

 

 

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dà la salute a Mamma e Papà,

un po’ di soldi ai poverelli,

porta la pace a tutta la Terra,

una casetta a chi non ce l’ha

e ai cattivi un po’ di bontà.

E se per me niente resta

sarà lo stesso una bella festa.

 

 

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Adeste Fideles – Andrea Bocelli   

Drettore: Myung Whan Chung  –  Orch. S. Cecilia – Roma

 

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

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 Anche se riferita al altri tempi ecco una storia molto attuale in questi giorni, perciò non si poteva aspettare al dopo Natale per postare nel nostro amato Bosco incantato questo bel racconto che ci ha inviato l’amica Enrica Bosello. Grazie Enrica.

Buona lettura e felice Domenica per tutti.

 

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la natività

E’ martedì, sono dalla signora Licia, la mia nonnina, dopo i soliti saluti, mi dice: “Fa freddo oggi,” le rispondo  che ieri sul tunnel del Gottardo nevicava..

Vorrebbe la neve per Natale, perché altrimenti le festività natalizie non si sentono… e come sempre inizia a raccontare…

Era bello il Natale, ora voi giovani, correte fuori e dentro dai negozi, poi vi lamentate che avete speso soldi,  e siete stressati, noi invece preparavamo tutto in casa.

Mia mamma e la mia zia Romilda, pulivano tutta la casa, pavimenti lavati a lisciva, e lucidati con la paraffina, lucidavano tutti i paioli di rame,  le tende venivano  inamidate, e la sera intrecciavano i rami dei salici, facevano le corone, che poi le rivestivano con i rami dell’abete. Ci mettevano noci, nocciole e mele, oppure pigne, e non mancavano mai le quattro candele, decoravano con qualche passamaneria a quadretti, erano belle  e profumate.

 

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Con quelle meline, che non si potevano dare al Signor Conte perché erano troppo piccole, facevano di tutto, noi le mangiavamo… eccome se le mangiavamo, erano troppo buone.

 

Il giorno della vigilia, la zia Romilda con lo zio, preparavano la trippa, il profumo della pietanza si sprigionava per la casa, mentre la mamma finiva gli ultimi preparativi.

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La tovaglia ricamata era nel baule nella camera dei miei genitori, la tenevo stretta a me, mentre scendevo le scale, era considerata un tesoro, bisognava tenerla con cura, sulla parete un ramo d’albero, addobbato con la carta delle caramelle o con fiocchetti di carta crespa riciclata, non avevamo l’abete in casa ma facevamo il presepe, con le statuine intagliate nel legno dal mio papà e il muschio fresco, che mio cugino aveva raccolto nel bosco.

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Prima di sera, con mio cugino Felice, con il  nostro gerletto in spalla, ci recavano nel paese vicino, a prendere il pane per tutti, anche per le famiglie degli zii, che abitavano in un’altra corte.

La zia Armida, da Como, mandava per ogni fratello, una bottiglia di vermouth, per i bambini caramelle. Un anno in particolare ha mandato per me, un bel velo bianco di pizzo, da usare in chiesa durante le funzioni, il bigliettino diceva così:  “Voglio bene a tutte e tre, ma a te di più, ma non si deve dire…” mentre me lo racconta, mette il dito sulle labbra e dice in dialetto: “Sa tas“… si sta zitti.

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Il giorno di Natale, si mangiava nella “ca’ bella”, in pratica in sala da pranzo, l’unico problema era che, il camino non aveva un buon tiraggio, faceva fumo, per cui venivano messi dei bracieri sotto il tavolo e negli angoli per riscaldare la stanza.

Si mangiava pane bianco e “il pan de mej“, era festa.

Quello dolce? chiedo io.

No!! era pane di miglio, quello dolce,  si mangia per San Giorgio, il mese di aprile…

E’ un’enciclopedia umana, penso io… mentre continua a raccontare.

Felice era furbo, spiava la sua mamma e la mia, scopriva dove nascondevano i pochi regali, che ci facevano trovare la mattina di Natale sotto l’albero, qualche biglia per i maschietti, le bambole di pezza per noi bambine, qualche mandarino e spagnoletta (arachidi).

Non era Gesù Bambino, ma “Ul bambin dal Gesù“, (il bambino che aiutava Gesù), che consegnava i doni, era il suo aiutante, come faceva se era appena nato a far tutto quel lavoro?

E così, ogni casa, narra la sua leggenda.

Il giorno di Natale, in cucina oltre alla trippa, con le zampe delle galline ed il collo, si faceva il brodo. Il resto del pollo, si faceva arrosto, le patate nel forno della stufa economica, mentre la nonna che affettava il lardo, la pancetta e il salame.

 

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Che profumi, se riuscivamo… rubavamo qualche fettina…

Non mangiavamo il paté, non sapevamo che ci fosse, ma facevano una crema coi fegatini, che messa sul pane, era proprio buona, e poi come dolce mangiavamo la “biascia”. Quando  papà riusciva a lavorare in Svizzera, anche per poco tempo, mangiavamo il panettone, non ci mancava niente, “serum paesan“, eravamo contadini.

Altro che Supermercato, Ipermercato….era tutta roba di casa, tanta fatica… ma,..

cumè l’era bel”… come era bello.

 

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Bianco  Natale  – Coro Alpino Lecchese

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Personaggi

 

 

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Vorrei parlarvi di  un personaggio di enorme spessore,  una grande educatrice,  che si proponeva obiettivi  estremamente ambiziosi: diventare medico  e dedicarsi alla cura dei bambini,  in primo luogo di  quelli disabili, attraverso metodi del tutto diversi da quelli comunemente  in uso alla  fine dell’Ottocento.

Diversi anni fa,  fui   profondamente  colpita dal  coraggio,  dalla determinazione  per il  raggiungimento degli obiettivi  che  questa donna eccezionale si era prefissi, e  decisi di approfondire il suo metodo educativo e la sua vita,  partecipando ad  una serie di conferenze.  Ho ritrovato degli  appunti, presi in quelle occasioni, che mi aiuteranno ad ampliare la visione della   grandiosa  opera umana  e sociale di Maria Montessori.

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D’altra parte,  ho sempre avuto  la  sensazione  che tutto ciò che questa   straordinaria studiosa ha  lasciato in eredità  per l’educazione dei bambini,  a partire dall’asilo,  continuando con  le scuole  superiori  fino all’Università – badate bene in molti paesi del  mondo –  abbia avuto poca presa su  molte persone, le quali,  per lo più, hanno  recepito   in modo molto approssimativo il suo speciale metodo  d’insegnamento,    spesso sottovalutandolo. Infatti, ho sentito  da molti  parlare   di permissivismo montessoriano lasciato ai bambini –  tout-court –  i quali sarebbero liberi di fare ciò che vogliono.   Si tratta di un’interpretazione assolutamente superficiale ed erronea.

Fiocco rosso animato

L’esposizione di questo servizio, per poter comprendere le varie fasi che la Montessori ha perseguito,  sarà necessariamente lunga: mi auguro che  i lettori siano interessati a seguirmi, in caso contrario, troveranno altre soluzioni.

Maria Montessori nacque  a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870 da una famiglia medio borghese. Trascorse  l’infanzia e la giovinezza a Roma. I suoi genitori l’avrebbero voluta casalinga, come la maggior parte delle donne della sua generazione.
Grazie alla sua ostinazione e all’ardente desiderio di studiare, Maria riuscì però a piegare l’ottusità della famiglia, strappando loro il consenso per l’iscrizione alla facoltà di medicina e chirurgia dove si laureò nel 1896 con una tesi in psichiatria.

Fiocco rosso animato

Si può ben capire lo sforzo e le difficoltà che dovette superare per questo tipo di scelta; basti dire che nel 1896  diventò la prima dottoressa d’Italia. E’ facile intuire come gli ambienti professionali in genere, e tanto più quelli relativi alla medicina, fossero ancora   assoluto appannaggio degli uomini. Molti dei quali, spiazzati e disorientati dall’arrivo di questa nuova “creatura”, si presero gioco di lei arrivando persino a minacciarla. Un atteggiamento che purtroppo ebbe gravi ripercussioni  sull’animo – sia pure forte, tuttavia molto  sensibile –  della Montessori, che prese a detestare gli uomini o perlomeno ad escluderli dalla sua vita, tanto che non si sposerà mai.

Fiocco rosso animato

I primi passi della sua straordinaria carriera, che la portarono a diventare un vero e proprio simbolo e un’icona del filantropismo, la videro alle prese con i bambini disabili, di cui si prese amorevolmente cura e a cui rimarrà affezionata per il resto della sua vita, dedicandovi tutti i propri sforzi professionali.
Il notevole successo ottenuto dai suoi metodi educativi che portarono al recupero, talora totale, degli handicappati, la convinse ad applicare tali tecniche anche in sede di pedagogia generale.

Fiocco rosso animato

Nel 1906 fu chiamata a curare l’organizzazione di asili per i figli di famiglie operaie di alcuni quartieri popolari romani; nacquero così le prime “case dei bambini”, presto conosciute e imitate in tutto il mondo, grazie anche ai continui viaggi della Montessori all’estero. Rimarrà in India molto a lungo.

Fiocco rosso animato

I suoi successi   scientifici, conseguiti in un’atmosfera culturale fortemente influenzata dal positivismo, le valsero riconocimenti e borse di studio, e la portarono a partecipare a una ricerca sui bambini  ritardati con un  collega, Giuseppe Montesano, a cui fu legata sentimentalmente. Dalla relazione nacque, nel 1898, un figlio, Mario, che partorì di nascosto e affidò a una famiglia. Considerati i preconcetti del tempo, le ostilità della madre, Maria fu costretta a lasciare il figlio in affidamento, riprendendolo con sé solo dopo la morte della madre. Mario  aveva quindici anni e divenne, in seguito, il suo più stretto collaboratore.

Fiocco rosso animato

A causa degli ormai insanabili contrasti con il regime fascista  fu costretta ad abbandonare l’Italia, nel 1934, e sceglierà di vivere in un piccolo centro olandese, vicino al mare del Nord.
Maria Montessori  fu  anche scrittrice ed espose i suoi metodi e i suoi principi in numerosi libri. In particolare, nel 1909 pubblicò “Il metodo della pedagogia scientifica” che, tradotto in numerosissime lingue, darà al metodo Montessori una risonanza mondiale.

 

tavolini - seggioline

Mobiletti alla loro portata

 

Per permettere una chiara comprensione di questo metodo educativo, oltre agli appunti di cui ho già parlato,  mi avvarrò anche di alcune precisazioni di una maestra Montessoriana (Annalisa – da suoi appunti in Web), soprattutto per ciò che riguarda il materiale didattico, appositamente studiato per i bambini.

 

materiale ecucativo

Il bambino è libero nella scelta del materiale

 

L’idea alla base del metodo rivoluzionario di Maria Montessori fu che il bambino vada lasciato libero di esplorare il suo mondo, con la certezza che ci sia un impulso imperscrutabile in lui che lo spinge verso l’apprendimento. In questo senso, la curiosità del bambino è il vero motore dell’apprendimento  che, se lasciato “girare” senza interferenze, porterà il bambino a sviluppare al massimo tutto lo spettro delle proprie capacità e a conquistare il mondo con la forza della sua intelligenza.

Materiale per le scuole MontessorianeMateriale  che visualizza i numeri da 1 a 10

E’ l’ambiente, quindi, il primo elemento a rivestire per la Montessori un ruolo fondamentale per lo sviluppo e la crescita dei bimbi.

La “casa dei bambini”, così venne definita la scuola dalla Montessori, perché simile all’ambiente di vita naturale del bambino, deve essere organizzata in modo tale da suscitare interesse nei piccoli e venire incontro al desiderio e al bisogno di movimento, di scoperta e di esplorazione autonoma degli stessi.

 geomag per la cosruzione di figure geometricheGeomag – Gioco utile per la costruzione di  solidi e  figure geometriche

 

Essi,  cioè,  debbono avere la possibilità di venire direttamente in possesso degli oggetti e dei materiali di cui, in quel particolare momento, sentono il bisogno, prelevandoli da tavoli, da armadi, da scaffali che siano “alla loro portata” e che non li costringano a ricorrere all’aiuto dell’educatore.

 

lettere smerigliate

Lettere da scoprire con il tatto: in carta vetrata o incise nel legno

Gli arredi devono essere pensati e studiati tenendo conto dell’età e della corporatura dei piccoli, costruiti all’insegna della leggerezza in modo che, proprio a causa della loro fragilità, rivelino un utilizzo sbagliato o mancanza di rispetto da parte di coloro che ne fanno regolarmente uso (per questo motivo, nelle scuole montessoriane vengono utilizzati piatti di ceramica, bicchieri di vetro, soprammobili fragili: i bambini sono, in questo modo, invitati a coordinare i movimenti con esercizi quotidiani di autocontrollo, autocorrezione e prudenza).

 

lettere alfabeto -Lettere dell’alfabeto  – Vocali staccate

 

L’organizzazione dell’ambiente accompagna il bambino ad acquistare coscienza delle proprie capacità, a scoprire, poco alla  volta, l’uso delle sue mani (la mano per la Montessori è l’organo dell’intelligenza), a rassicurare la deambulazione, a diventare perciò sempre più indipendente.

 

alfbeto mobile

Alfabeto mobile

 

I campi di interesse sono rivolti principalmente alle “attività di vita pratica” , legate alla cura della persona e a quella  dell’ambiente: lavarsi, vestirsi, allacciare, spolverare, travasare, stirare, lavare, sbucciare, spremere, trasportare, apparecchiare… il bambino perfeziona l’esperienza sensoriale facendo “ordine” nelle proprie scoperte, usando i materiali predisposti a questo scopo. Egli può scegliere liberamente le attività che sono sempre a sua disposizione, collocate alla sua altezza e che dovrà riordinare dopo.

 

Il sistema decimale

Per imparare il sistema decimale

 

Il bambino vuole fare da solo, perciò le attività sono individuali e rispettano tempi, modalità e ritmi di ciascuno. Durante la giornata ci sono anche momenti di gruppo: quando si pranza, quando si cantano canzoncine o si ascolta un racconto della maestra o si chiacchera insieme, quando si gioca in giardino o in palestra e quando stanchi, si va tutti a nanna.
I bambini, piccoli o grandi, hanno libertà di scelta delle attività in un ambiente sempre accuratamente preparato e imparano ad assumersi le responsabilità del riordino degli oggetti usati e il rispetto per il lavoro dei compagni. La libertà ha confini precisi, chiari e uguali per tutti.

Forme di terra e acqua - asilo

Forme di terra e di acqua

 

Ogni bambino viene trattato con riguardo: a nessuno sono consentite la sopraffazione o la violenza. Rispetto è anche non interrompere il lavoro di un altro, non toglierlo dalle mani, non sciuparlo.

Rispetto è non giudicare, non imporre ed è soprattutto  dall’atteggiamento degli adulti verso di lui che il bambino assorbe un comportamento sociale accettabile.
Il bambino è invitato a mantenere l’ordine dell’ambiente, a non sciupare il lavoro del compagno, a rispettare le scelte e i ritmi degli altri, perché   interiorizzi a poco a poco che la libertà ha confini precisi, e deve avere come limite I’interesse collettivo.

 

sistema solare

Il sistema solare

 

Nel metodo montessoriano l’educatore assume una funzione di gran lunga più alta di quella tradizionale. All’insegnante che controlla, dirige, condiziona pesantemente i tempi, i ritmi e i desideri di apprendimento del bambino, ricorrendo con estrema facilità e naturalezza all’arma dei premi e dei castighi, la Montessori oppone un docente che svolge con estrema competenza un ruolo di mediazione tra il bambino e l’ambiente educativo, aiutandolo, sostenendolo e consigliandolo, ma mai imponendosi e sostituendosi a lui. L’educatore quindi ha il compito importante di preparare l’ambiente e successivamente di presentare il materiale che verrà messo a disposizione dei bambini.

 

Geometria-Montessori-Scoprire-le-forme-con-Tam-e-TaoGeometria Montessori –  Scoprire le forme con Tam e Tao

 

Se dunque il ruolo di protagonista, in questa rinnovata organizzazione scolastica, spetta al bambino, l’insegnante non è tuttavia una figura “assente”: pur rispettando e adeguandosi, nel suo progetto formativo, a quello che è l’autonomo itinerario di sviluppo evolutivo del bambino, suo compito qualificante e impegnativo è quello di seguire seriamente e scientificamente il dispiegarsi dello sviluppo infantile.

 

il metroMamma, mi costruisci un metro???

Ho fatto un buco alle due estremità delle strisce (tranne la prima e l’ultima, alle quali si fa solo un buco

 

Educare, per ogni maestra montessoriana, deve significare aiutare i bambini a divenire consapevoli del dono che già possiedono e a svilupparlo durante il corso della loro vita. L’educazione è intesa per la vita: è il diventare consapevoli di noi stessi, del posto che occupiamo fra tutte le cose che ci circondano nella società e nell’universo intero.

 

Tabellina del 3Dopo la tabellina del 2, Chiara ha realizzato da sola quelle del 3, del 4 e del 5

        capendo che l’orologio è una tabellina del 5!

 

L’intervento educativo della maestra, dunque, è tutt’altro che diretto: è più passivo che attivo; è un orientamento tra diverse possibilità; è una figura sempre pronta a fungere da ascoltatore, da osservatore e da stimolo discreto. L’educatore deve saper cogliere il giusto momento per intervenire con pazienza e umiltà senza sostituirsi al bambino (compito molto difficile per gli
adulti, genitori ed educatori, che si sostituiscono sempre quando il bambino non riesce in qualcosa).  La maestra non insegna al bambino la sua verità, non cerca di travasare in lui  il suo sapere ma dirige (viene, infatti, chiamata direttrice) le attività del bambino, quelle attività che gli permettono di sviluppare il suo spirito in modo libero,  di evidenziare le sue immense energie e potenzialità che la società e la scuola tradizionale invece comprimono implacabilmente.

All’interno della didattica montessoriana assume un ruolo fondamentale il materiale di sviluppo.  Il grande lavoro e l’impegno che Maria Montessori dedicò  alla creazione del materiale di sviluppo, è facilmente comprensibile se si coglie l’elevato scopo che il materiale riveste: esso, infatti, attraverso l’educazione dei sensi, “fornisce una solida base allo sviluppo dell’intelligenza” e costituisce per il bambino una “esatta guida scientifica” per la sua attività di organizzazione e classificazione dei contenuti di esperienza.
Per concludere “Aiutami a fare da me!” è un aforisma che riassume l’intero metodo di Maria Montessori.

“AIUTAMI”
È la richiesta di aiuto che ogni bambino rivolge agli adulti o ai più grandi. Vuol dire “ho bisogno di te”, perché da soli non si può vivere, né tanto meno ci si può educare.

“A FARE”
Se faccio, capisco. Nessuno può apprendere al mio posto, nessuno può essere libero, autonomo, intelligente al mio posto.

“DA SOLO”
Il vero fine dell’educazione è il bambino, l’adulto è al suo fianco. Apprendere è un verbo attivo, ogni aiuto inutile è un ostacolo allo sviluppo.
Le osservazioni di Maria Montessori, così attente, acute e prolungate nel tempo, hanno messo in luce come il bambino, fin dalla nascita, attivi naturalmente e spontaneamente un processo di sviluppo che si manifesta secondo percorsi graduali e differenti per ognuno nei tempi e nei modi.

 

Aiutami a fare da solo

 

“Aiutami a fare da solo”: è l’esortazione che ogni bambino espone silenziosamente agli adulti, da sempre. Richiama gli educatori a non interferire con impazienza nello sviluppo dei bambini, a non sovrapporre la nostra domanda al loro personale percorso maturativo ma a fornire ai bambini gli aiuti opportuni, nei tempi opportuni, come risposta ai continui e
differenti bisogni: i bambini imparano da soli. Un impulso vitale naturale lo spinge   infatti  ad agire per conoscere ed apprendere attraverso la personale esperienza.

I più noti materiali didattici della Montessori

I più noti materiali didattici Montesorriani

 

Infine, invece dei metodi tradizionali che richiedevano lettura e recita a memoria, la Montessori istruì i suoi bambini attraverso l’uso di strumenti concreti, il che diede risultati assai migliori. Venne rivoluzionato il significato stesso della parola “memorizzare”, parola che non venne più legata ad un processo di assimilazione razionale e/o puramente cerebrale, ma veicolata attraverso l’empirico uso dei sensi, che comportano ovviamente il toccare e il manipolare oggetti. In questo modo i bambini disabili in seguito ad esperimenti, ottennero risultati più alti dei bambini normodotati.

 

 

Altro materiale noto - Il cubo del trinomio

Il cubo del trinomio

 

Maria Montessori morì il 6 maggio 1952 a Noordwijk, in Olanda, vicino al Mare del Nord. La sua opera continuò a vivere attraverso le centinaia di scuole istituite a suo nome nelle più disparate parti del globo. Sulla sua tomba l’epitaffio recita: “io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo”.

 

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Richard Clayderman  Souvenir  d’enfance

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

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Agarico, Boleto, Bubbola, Chiodino, Colombina, Cortinario, Ditola, Gallinaceo, Giandolin, Griffone, Lingua di bue, Mazza di tamburo, Morchella, Moretta, Ovolo, Pinarolo, Pioppino, Porcinello, Porcino, Prataiolo, Prugnolo, Rossetta, Spugnola, Sanguinello, Steccherino, Trombetta, Verdone, Vescia e chi più ne ha più ne metta.

I nomi si sprecano anche perché ci sono le varietà regionali che assumono denominazioni locali o dialettali specifiche e particolari.

Nel Regno Botanico Vegetale i funghi hanno due grandi suddivisioni:

  • – Funghi Inferiori (sono alcune centinaia ma che trascuriamo);

  • – Funghi Superiori che sono suddivisi in tre classi principali: Ascomiceti (circa 20.000); Basidiomiceti (15.000) e Funghi imperfetti (25.000).

Tutti i funghi sono privi di clorofilla, quelli elencati appartengono ai Funghi Superiori, mangerecci, ma è da aggiungere il Tartufo, considerato il re dei funghi, che appartiene alle Tuberacee della classe degli Ascomiceti. Trattasi di un tubero che si sviluppa nel sottosuolo in simbiosi con le radici delle piante, querce in particolare.

Andiamo oltre le notizie scientifico/culturali e passiamo a leggere questa piacevole e simpatica storiella che l’amica Enrica Bosello ci ha gentilmente presentato. Grazie Enrica.

Felice Domenica, buona lettura e ricca raccolta di funghi nel Bosco.

 

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E’ autunno le foglie cambiano colore, sui tralci tanti grappoli d’uva poi le foglie cadono e insieme a loro cadono anche i ricci pieni di castagne, nei boschi c’è vita, rumori di rami spezzati, fruscii di foglie spostate, voci di bimbi e di adulti, cesti pieni di frutti che la natura ci regala, castagne, noci, funghi e tartufi.

Non ho mai visto un tartufo da vicino né ne ho mai assaggiato e neppure sentito l’aroma.

Mi rendo conto della mia mancanza e per il momento mi limito ad informarmi, poi chissà che in futuro magari potrò assaggiarlo.

Il tartufo ha tradizioni antichissime, lo usavano i Sumeri(1) che lo mischiavano con orzo, lenticchie e ceci, i greci, i popoli arabi, e naturalmente i popoli latini. Plinio il vecchio, naturalista convinto, aveva coniato questa definizione:

Il tartufo sta fra quelle cose che nascono ma non si possono seminare”.

Finché la scienza non ha saputo dare risposte precise sulla crescita di questo tubero, diverse erano le versioni di credenza popolare, che suscitava lunghissime discussioni, in alcuni periodi si temeva fosse pericoloso e velenoso, per questo definito cibo del diavolo o delle streghe.

Nonostante le dicerie però l’uso nelle cucine non venne mai limitato e divenne anche un regalo pregiato da donare ad ospiti illustri.

 

tartufo bianco di Alba

         Tartufo bianco di  Alba

Nel 1700, in Piemonte, si faceva grande uso del tartufo bianco, imitando la corte di Francia, considerato da tutte le corti d’Europa l’aglio del ricco, per il sapore agliaceo che emana.

A quei tempi se ne trovavano in grandi quantità, tanto che a Torino, i sovrani italiani invitavano, ospiti nobili di rango prestigioso, ambasciatori esteri, i quali potevano assistere o partecipare alle battute che organizzavano per piacere.

Si iniziò ad utilizzare i cani che grazie al loro olfatto si dimostrarono validi collaboratori nella ricerca del tartufo.

Venne utilizzato come dono di riguardo, sin da tempi molto antichi dal web:

Sant’Ambrogio ringraziava il vescovo di COMO San Felice per la bontà dei tartufi ricevuti.

Ma ha lusingato tantissimi esponenti della nostra storia

Il Conte Camillo Benso di Cavour nelle sue attività politiche utilizzò il tartufo come mezzo diplomatico, Gioacchino Rossini lo definì “Il Mozart dei funghi“, lord Byron lo teneva sulla scrivania perché il suo profumo gli destasse la creatività, Alexandre Dumas lo definì il “Sancta Santorum della tavola” (fonte web)

Ma anche nel nostro secolo, il tartufo ha giocato un ruolo importante. Fu un albergatore, Giacomo Morra, che cominciò denominando il tartufo bianco ” Tartufo d’Alba“, fu il primo ad intuire quanto potesse essere importante il tartufo in una zona come le Langhe, promuovendo il tartufo, promuoveva tutti i prodotti della zona, vino, carni, formaggi, nocciole e torrone.

Nei primi anni si appoggiò alle feste annuali vendemmiali ma nel 1930 diventava la Fiera dei tartufi d’Alba.

 

cane da tartufo

                             Cane da tartufo                           

Sviluppando tutto il suo sapere, fondò una scuola pratica di cucina, attraverso lunghi tirocini si apprendeva l’arte del cucinare, e si acquisiva la patente o il diploma di chef, inventando o riproponendo piatti antichi della tradizione delle Langhe e di Alba in particolare. Un personaggio che ha fatto del tartufo la propria bandiera, nel suo albergo e ristorante sono passati politici, scrittori, personaggi importanti, turisti buongustai di tutto il mondo.

La stampa inglese già nel 1933 mandava inviati per conoscere i Tartufi e descrivere ampiamente la Fiera ed un giornalista del Times scriveva nel novembre del 1933 sul suo giornale: le Langhe producono i tartufi bianchi d’Alba, i più profumati ed i più rinomati del mondo e quando nel 1936 un giornalista italiano chiese a Giacomo Morra perché il Tartufo d’Alba è il migliore del mondo, rispose con disarmante semplicità: “Lo chieda al Creatore!” (fonte web)

 

tartufi bianchi di Alba

Tartufi bianchi d’Alba

La storia di questo uomo, figlio di un mezzadro, che con l’impegno e non poche difficoltà, da oste diventò ristoratore, inventando parecchi antipasti, poi albergatore, e commerciante di tartufi bianchi di Alba, e neri che si faceva spedire da Norcia, per servire il mercato francese, studiò finché scoprì il modo di conservarli, riuscì a raggiungere gli Stati Uniti con tartufi freschi e conservati.

Era l’ambasciatore del tartufo italiano nel mondo. Definito come il Re dei tartufi, seguendo l’esempio i regnanti nei secoli precedenti, che lo utilizzavano come dono diplomatico, Giacomo Morra decise di regalare ogni anno un grosso tartufo a uomini potenti, oppure a grandi artisti nel mondo.

 

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Tartufo nero di Norcia

Quello che non sapevo è che, proprio nella vicina Svizzera, a pochi km da casa mia, vi è il territorio idoneo per la crescita di questo particolare fungo.

Dal monte San Giorgio, (definito anche Monte dei Sauri, dagli studiosi dei fossili che lo definiscono un scrigno di tesori, visto i reperti di pesci e fossili marini lunghi anche sei metri, che sono stati ritrovati), fino al monte San Salvatore, che domina Lugano,

si trovano tartufi che non sono inferiori ne come qualità ne come profumo al famoso tartufo d’Alba.

La particolarità di un terreno calcareo unita alla vegetazione di latifoglie consente la crescita, e proprio un italiano di origine marchigiana ne ha fatto la sua professione. Fin da piccolo andava con il nonno per boschi alla ricerca del “diamante nero” .

E proprio grazie a quest’uomo che il tartufo Svizzero, dal 1986 fino ai nostri giorni è stato venduto e riconosciuto nel mondo, offrendo tartufi freschi, che ricerca personalmente con l’aiuto del proprio cane. Il profumo che è la caratteristica del tartufo, è penetrante e persistente, e si sviluppa durante la maturazione lo scopo naturale è quello di attirare gli animali selvatici, cinghiali, maiali, tassi, ghiri e volpi, che spargeranno le spore che servono per continuare la crescita e la specie.

In Ticino crescono le quattro migliori specie europee di tartufi neri, anche se nella nostra zona la ricerca del tartufo e al momento solo amatoriale.

Ora devo solo assaggiarlo chissà che non mi cucini un piatto di tagliatelle al burro con tartufo e…… buon appetito.

 

 

 (1) – Popolo vissuto nella Mesopotamia meridionale tra il 3000 e il 2000 a.C.

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Giovanni Marradi   – Forever beautiful

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