Archive for settembre, 2014

LA DOMENICA DEL BOSCO

 

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Ho letto con piacere questo raccontino ben articolato anche con un po’ di ‘suspense’ che Enrica Bosello ha voluto presentare per le amiche e amici del Bosco.

Mi ha fatto ritornare con la mente al periodo dell’infanzia quando la nascita di una nuova vita in famiglia, con l’arrivo di un fratellino o una sorellina, per noi bambini era ancora un mistero.

E voi, fino a quanti anni avete creduto che i bambini li portasse la cicogna o crescessero sotto i cavoli?

 

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Correva l'anno 1936, era il mese di maggio, un mese di intenso lavoro per i contadini che abitavano nella fattoria del Ronco.

C'era fermento, in quei giorni, Licia che aveva da poco compiuto 8 anni, era stata incaricata di accudire le sorelle più piccole e i cugini.

 

Casale 1Fattoria

 

La mamma Elisabetta, aveva un gran da fare, anche perché zia Luigia, con la quale divideva le faccende, era chiusa in camera sua da qualche giorno, dicevano che avesse mangiato qualcosa che le aveva fatto male, tanto che una signora in bicicletta con una borsa, appoggiata sul manubrio, veniva a visitarla più volte al giorno.

La nonna, non aveva tempo, stava accudendo le larve dei bachi da seta, e gli uomini, avevano da fare nelle stalle, nei prati, in campagna.

  bambina di 8 anni

Licia

 

Si sentivano dei lamenti uscire dalla camera di zia Luigia, ma nessuno avrebbe mai osato entrare.

Un pomeriggio verso le diciassette, anche la mucca Rosina aveva iniziato a muggire, in modo strano, il papà di Licia, inforcando la bicicletta corse a chiedere aiuto ai contadini vicini e ad avvisare il veterinario.

Sul camino un pentolone di rame, pieno di acqua scaldava al fuoco, Che trambusto, gente che entrava a prendere acqua calda e usciva di corsa per recarsi alla stalla....

 

pentolone sul fuocoPentolone con acqua bollente

 

Mentre al piano superiore la zia si lamentava sempre più, giunsero anche la mamma di Zia Luigia e sua sorella.

Licia pur essendo la più adulta dei bambini, non riusciva comprendere cosa stesse capitando, avevano avuto l'ordine di rimanere fermi per non intralciare chi passasse con l'acqua calda, ma non era facile tenere fermi sei bambini.

 

veterinarioVeterinario con vitellino appena nato

 

Così la curiosità li spinse ad avvicinarsi sempre più alla stalla, dove gli uomini tutti intorno alla mucca dicevano:

" la ga de fa" (lo deve fare)

" Dai Rosina, dai!!!"

"Brava Rosina, dai ancora.

Girarono intorno alla stalla e attraverso dei buchi che c'erano sulle tavole di legno, cercavano di spiare cosa stessero facendo, ma vennero subito scoperti, e rimandati di nuovo sotto il portico dove dovevano stare fermi,

cosa impossibile da pretendere.

 

bici della levatriceLa bicicletta della levatrice

 

Andarono piano, piano, al piano di sopra per ascoltare tutto quello che dicevano le donne rinchiuse in quella stanza, dalla finestra videro che la zia sofferente girava intorno al letto, mentre veniva incitata a respirare.

Licia e il cugino Sergio, i più adulti, se si può dire, si guardavano senza capire cosa stesse succedendo, ma vennero scoperti dalla signora in bicicletta, che era ritornata a controllare.

" Via da qui, brutti curiosoni! ", ma poco dopo usciva sull'uscio e la incaricava di andare di corsa a chiamare il dottore.

Mentre correva a cercare il medico, pensava che fossero tutti impazziti.

 

Cicogna in ritardoLa cicogna in ritardo

 

Giunsero poi altre due zie, per dare una mano ad Elisabetta, che oltre a scaldare acqua calda in continuazione aveva preparato la cena per tutti.

La signora con la bicicletta, non era più andata via, si era fermata in camera con zia Luigia, e nella stalla gli uomini facevano i turni per cenare.

Quella sera, mentre mamma Elisabetta metteva a letto i più piccoli ottennero il permesso di andare nel cortile posteriore a prendere lucciole, che arrivavano col calar del sole, nelle vicinanze del fieno.

 

lucciole n un barattoloLucciole in un barattolo

 

Erano tantissime, le prendevano e poi le mettevano in un bicchiere, poi sentirono un urlo, e poco dopo un pianto.

Rientrati in casa Elisabetta, li avvisava che la signora della bicicletta, aveva portato nella sua borsa, un bambino per la zia Luigia, si sarebbe chiamato Bruno.

 

levatriceLevatrice con neonato

 

Arrivarono il medico e il veterinario, uno in bicicletta, e l'altro con una topolino, ci volle molto tempo prima che il medico scendesse e dicesse che tutto era andato bene, disse che aveva cucito un pò.

Anche il veterinario, entrando in casa per lavare bene le mani, disse tutto a posto, proprio un bel vitellino.

 

nenato in braccio alla mammaNeonato in braccio alla mamma

 

Sergio sgranando gli occhi, chiese al veterinario:

" lo avevate nell'auto il vitello, Signore? Perché nella borsa ho visto che non c'era.

Gli adulti presenti si guardarono in faccia dicendo che era tutto merito della cicogna, che li aveva portati nella borsa sulla sua bicicletta.

 

bimbo di pochi giorniIl piccolo Bruno

 

Per molto tempo, i bambini del ronco credevano che la levatrice si chiamasse Cicogna.

La stessa levatrice che aveva aiutato la mamma di Licia, la zia Luigia, ha seguito poi Licia nel suo primo parto....

Ridendo mi ha detto, beata ingenuità credevo davvero di esser nata in una borsa.......

 

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Giovanni Marradi   -  Innocence

 

L’Angolo del dialogo – Fatti e opinioni

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........." Sono in ritardo in arciritardissimo "  bofonchiò il Bianconiglio guardando l'orologio........ Mi piace cominciare questa chiacchierata sulla puntualità , con la celebre frase del coniglio di Alice nel paese delle meraviglie , ma la voglia di scriverne mi è venuta sfogliando il libro di Battista e Ongaro "Elogio della puntualità". Gli autori si sono ispirati sull'endemica "mancanza di puntualità "degli italiani , soprattutto a certe latitudini. Sembra che i ritardi in generale ci costino dai 22 ai 44 miliardi di euro,  come dire fra l'1,4 e il 2,6 del PIL!!!!! Un lavoratore italiano perde in media 10 minuti al giorno per ritardi di altri (treni, autobus, uffici ecc.).

 

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Sembra che in realtà il problema non sia solo italiano,  da tempo gli addetti ai lavori si interrogano sul perché alcuni popoli:  latini,  indiani,  arabi,  tengono alla puntualità in modo minore,  ad esempio, dei popoli  dell'Europa del nord. L'etnologo Teller conclude...che è tutta colpa del clima ....mi pareva ovvio...... dico io. Gli abitanti dei paesi caldi amano la siesta,  hanno ritmi circadiani assolutamente diversi dai nostri ed hanno un concetto "policronico " del tempo, che considerano flessibile, dilatabile,  in modo da poter fare più cose nello stesso tempo e con maggiore calma.

 

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Credo sia anche un fatto di educazione ! Quando aspetti un altro e non arriva, ti scocci,  guardi l'orologio, sbuffi ......ti sta portando via del tempo. Basterebbe applicare la  massima Evangelica ..."non fare agli altri....... Ci sono quelli che non sanno organizzarsi, che perdono tempo , poi ci sono le "prime donne",  che  devono arrivare sempre in ritardo perché fa "noblesse oblige".  Infatti i Re giungevano sempre per ultimi,  quando la corte era tutta schierata nell'attesa. Il libro esamina la cosa dal lato  comportamentale.." da un punto di vista medico l'ansia eccessiva di arrivare sempre in orario,  non sembra essere salutare. 

 

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E' infatti tipica quella che i cardiologi chiamano "personalità di tipo A", più soggetta della media a infarti e ictus. Appunto, si possono verificare veri e propri impulsi ossessivo-compulsivi, trasformando la vita in una ferrea routine. Ma anche una costante mancanza di puntualità,  può essere un sintomo, ad esempio,  di una personalità narcisista concentrata solo su se stessa". Ora abbiamo tutti i mezzi per non perdere la memoria dei nostri impegni ......una cosa  opportuna da ribadire è che il rispetto dell'altro deve essere la base dei civili rapporti sociali ....quindi anche la puntualità!

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Richard  Clayderman  - (Triste coeur)

 

 

Buon Compleanno a Sabrina-Scoiattolina

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Il Bosco, con i suoi collaboratori: Giuseppe, Fiorenzo-Nembo- Lorenzo e Giovanna,  augura un lietissimo compleanno e lunga felicità alla sua Scoiattolina.

    Fiori -   Mazzetto di fiori anim. - delicato   Auguri gif 1     Barra spaz, nat. 7  

Amy  Winehouse  - Our day will come

https://www.youtube.com/watch?v=sBPxVMO_byk&index=45&list=FLNSrLyPMe3ffjMLZJhkN44g

 

 

LA DOMENICA DEL BOSCO

 

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L’estate è finita ma quanti ricordi ha lasciato? Andiamo incontro all’autunno e mentre percorriamo i vialetti del bosco, calpestando le foglie ingiallite, il pensiero ritorna al periodo di vacanze  appena trascorso, la stagione  florida di flirt, amori sbocciati o finiti, trasgressioni fugaci, emozioni, illusioni, occasioni mancate, tradimenti, delusioni, cambiamenti improvvisi, situazioni inaspettate.

Si dice che tutto passa, finisce e si scorda ma non è mai così.

Non si possono dimenticare emozioni vissute intensamente, turbamenti che hanno fatto vibrare forte, forte il cuore, esaltazioni dell’anima e momenti di frementi desii d’amore!

La parola a Gabrielal.bz che ci racconta una storia, non so se reale o di pura fantasia.

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Passeggiava silenziosa su una sabbia bella rosata, ma il suo pensiero era lontano dal mare , non vedeva quel colore azzurro, quelle onde leggere, se avesse alzato la testa, si sarebbe chiesta: dove finisce il mare e comincia il cielo? Pensava al suo uomo o almeno a quello che era stato il suo uomo, una persona gentile. Un sole davvero poco estivo cercava di scaldare la sabbia, l’acqua e tutto l’universo, ma c’era un cuore rotto e freddo che non sentiva il calore. Tutto era finito, lentamente, alle volte con uno spiraglio di speranza, di forse, chissà, ma alla fine tutto è finito. Quante volte lui glielo aveva detto, non attaccarti troppo, l’amore non sempre si può avere del tutto, ma lei ci credeva, lo amava con tutto il suo essere, per lei l’amore era tutto.

 

Sabbia rosa

Spiaggia rosa

 Avevano viaggiato e sognato, ma non era stato sufficiente a far si che l’amore si consolidasse, invece se n’è andato lentamente lontano da lei. Ora camminava, cercando qualche segno di vita in quella spiaggia tanto bella ma tanto deserta. Aveva un cuore dove il dolore era forte, gli occhi con delle lacrime che sembravano perle perché non correvano lungo il viso, erano ferme, non si decidevano a cadere. S’abbassa per levare i sandali che prende in mano, e ricomincia il suo cammino, passo dopo passo s’allontana dall’albergo e quando poco dopo si gira s’accorge che l’albergo non si vede più. Deve aver camminato davvero tanto, ritorna indietro e comincia a raccogliere conchiglie di tutti i tipi, le piacciono e poi le ricordano lui, le sovvengono dei ricordi, quando andavano insieme lungo la riva, si mettevano comodi e si raccontavano favole, sogni, ritornavano ragazzi anche se l’età da ragazzi era passata. Su quella sabbia bella rosa erano venuti tempo prima, lui per scherzo l’aveva fatta scivolare in acqua, avevano nuotato a lungo, poi lei era scappata lieta di correre su quella rena sottile, fino a che fiaccata aveva dovuto stendersi sulla sabbia cocente in quell’occasione, ma era stato tutto tanto bello, l’amore li soffocava, in loro tutto era amore, amore vero.

  Listener

Gruppo di conchiglie

                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Spiaggia di Budelli

Spiaggia rosa di Budelli

 

Si accorge di tremare a quei ricordi, troppo belli ma ormai lontani, lei con l’amore ha chiuso, basta soffrire, piangere, basta. Guardandosi vede di avere le mani piene di conchiglie belle pulite, pensa che dovrà comprare un piatto grezzo, sottile, per conservarle quando sarà ritornata a casa. Un ricordo in più e pensare che dovrebbe dimenticare, non tenerle per far si che l’occhio le veda di continuo e riporti alla mente quei momenti di felicità che non ha più. Ora deve

 

Scala a chiocciola

Conchiglia a chiocciola

 

ritornare in albergo posare le conchiglie e farsi una leggera toilette, deve poi scendere ma non ne ha voglia si butta sul letto e tutto quello che lungo la spiaggia non ha fatto le succede qui. Il pianto la travolge, mette la testa sotto il cuscino come era solita fare da giovane e piange tutte le sue lacrime. Con il pianto è arrivato anche un sonno benefattore, almeno per un’ oretta è stata serena, non le importa mangiare, quello che più serve è la serenità: ha un cuore che batte ma solo per farla sentire viva. Quando si sveglia si ricorda del sogno che ha fatto.

 

Mare e cielo

Mare e cielo

 

Lui in più occasioni le aveva detto: guarda quanti uomini belli ci sono, più giovani, ma lei non voleva guardare, ma anche se avesse guardato, quando una persona ama, ne vedi di migliori? Si gira sul letto e pensa, che fare?La prenotazione dell’albergo è per una settimana ed era al primo giorno, già voleva scappare ma per andare dove? a casa? Il ricordo del suo amore lo avrebbe trovato in ogni cosa, al computer, sul divano, nella microscopica cucina, persino sul balcone dove la sera tante volte avevano guardato le stelle e la luna sfacciata stava a curiosare. Il cellulare squilla, guarda chi è; lui che vuol sapere come sta e dove è andata , a casa non c’è.

 

Varietà di conchiglieVarietà di conchiglie

 

Sono lontana sto bene, vuoi sapere altro? No mi basta, risponde. Ecco l’amicizia è questa, alle volte neppure un abbraccio virtuale, visto che ora è lontano e non la può abbracciare, niente. Una volta se erano lontani c’era skype per vedersi e parlare, ora è spento troppo spesso, basta la telefonata per parlare di amicizie varie, di lavoro, di calcio, di tutto un pò. Decide di rimanere, sola con un pensiero più grande di lei; dove sarà lui? che farà? Non può più dire niente, l’amicizia non permette di chiedere troppo, per lei non è amicizia, per lei è sempre amore. Scende, e a piedi scalzi si lascia lambire i piedi da questo mare bellissimo, da quest’acqua tiepida e camminando su questa sabbia rosa si ricorda di un abbozzo di poesia, alcuni versi ispirati che pochi giorni prima aveva scritto.

 

 

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La gioia del mattino, tra poco lo vedrai

ti si scioglie il cuore al suo pensiero

non importa se è solo per poco

è pur sempre un abbraccio, un bacio

ed un arrivederci a tra poco.

Lo rivedi e sembra che sia un sogno

niente è più dolce che sentirlo accanto.

Il suo “ti voglio bene“ è un regalo, che vuoi di più?

Un grosso bacio? arriva anche quello.

Arriva tutto a chi sa attendere l’amore.

Ma quando l’amore se ne va, che rimane?

un cuore vuoto, neppure un abbraccio

per farti sentire che sei viva

Che vuoi che sia? Niente o forse… chissà.

Si sa che la speranza è l’ultima a morire,

e resta sempre accesa una piccola luce

che possa ritornare da lontano

quello che credevi d’aver perso.

 

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Sax for lovers  - Fausto Papetti

https://www.youtube.com/watch?v=51x3LTZgByc</em>&index=40&list=FLNSrLyPMe3ffjMLZJhkN44g

                         

L’Angolo del dialogo – Politica ed Economia

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Ho letto questo articolo di Andrea Saba, già Professore di Economia all’Università La Sapienza di Roma, nel Corriere della Sera – Sette n. 33 del  15 agosto 2014, a pag. 122.

Nei confronti del  Prof. Saba ho un debito profondo di riconoscenza: allievo di Paolo Sylos Labini, ci insegnò lui, a me e altri ragazzi dell’Università di Catania dei corsi di studi in Economia e Scienze Politiche, i primi, essenziali  rudimenti dell’economia e della politica economica. Ci diresse come ricercatori nella fondamentale, per noi, ricerca sui Problemi dell’economia siciliana promossa  da Feltrinelli negli                                                                              anni Sessanta. E’ una persona di cui mi fido. Molto. Non è un chiacchierone e va al fondo dei problemi. Leggendo l’articolo, ho ritenuto che “non ne potesse più di tante chiacchiere e fosse sbottato finalmente in un grido liberatorio”. Ve lo sottopongo, perciò, questo articolo che tanto mi ha impressionato, sperando che possa essere utile nei nostri dialoghi.

Il titolo completo dell’articolo è “La prima delle riforme? Rottamare il PIL. L’indicatore “principe” ci porta sulla strada sbagliata”.

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“Nel 2007, all’inizio della crisi, il maggior economista vivente, Paul Samuelson, , premio Nobel, scrisse che la natura della crisi era così complessa nella sua globalità e nella natura sconosciuta  di molte variabili determinanti, che gli economisti erano del tutto impotenti ad individuare una terapia. Aveva ragione.

 

vignetta UE

 

Oggi è patetico vedere economisti, politici e giornalisti affannarsi a individuare politiche che, dopo qualche tempo,  si rivelano prive di senso. Tutti aspettano la ripresa e spiano il PIL e le sue variazioni millimetriche come foriere di fondamentali significati. Il PIL - Prodotto Interno Lordo - è un indicatore rozzo  della evoluzione della produzione  nazionale di reddito che, specie  durante una crisi complessa,  può variare in alto e in basso di variazioni minime che son frutto della malattia in atto (come se a un paziente  gli salisse o scendesse la febbre di due o tre gradi).

 

pil in rosso

 

Non a caso  un noto economista scozzese dichiarava che se uno sposa  la propria domestica il PIL diminuisce. Ed aveva ragione: la domestica divenuta moglie non ha più un salario e quindi vi è un reddito in meno nel calcolo del PIL. Figuriamoci in Italia dove sembra che trenta mila anziani abbiano sposato la propria badante: che disastro per il povero PIL. Se  la ripresa arrivasse  ed il PIL crescesse del 2% la disoccupazione al massimo  si ridurrebbe  di un centinaio di migliaia e ci rimarrebbero sempre almeno tre milioni di disoccupati.

 

disoccupazione

 

Il PIL viene stimato ogni tre mesi  da Ministero del Tesoro, ISTAT, Banca d’Italia, Confindustria, Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale. Non ci azzecca nessuno. O meglio: ognuno dice quello che gli pare, poi si incontrano tutti in un elegante caffè  vicino a Via Nazionale fra il Tesoro, la Banca d’Italia e l’ISTAT e parlano per ore del PIL, e il caffè si trasforma in un pollaio.

 

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Propongo che anche il PIL venga tradotto in inglese – come era una volta -  GNP, cioè Gross National Product, almeno, come tutte  le manovre  di politica economica  scritte in inglese, nessuno sa che cosa siano e a che cosa servano. Hanno iniziato con le Authorities. Quella sulla Privacy dovrebbe tutelare la riservatezza degli italiani e viviamo in un Paese dove, se starnutisci al telefono, lo vengono a sapere anche in Cina: vengono intercettati e le conversazioni pubblicate uomini politici, imprenditori, dirigenti, calciatori ed escorts e dicono che la riservatezza è tutelata.

 

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Poi è nata la spending review, che sarebbe il taglio delle spese inutili e credo che per vederne i risultati benefici ci vorranno venti anni; poi c’è il fiscal compact che nessuno ha veramente capito cosa sia, ma dovrebbe ridurre il debito pubblico italiano, che continua a crescere nel frattempo; bellissimo è il job act (questo non lo capirebbero neppure gli inglesi). E così via. Se il PIL si chiamasse GNP saremmo tutti più tranquilli.

 

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La ripresa arriverà quando aumenteranno i consumi interni, che però non possono aumentare  se non aumenta il reddito, cioè il PIL – e così continuiamo a girare, non solo in Italia e in Europa , ma in tutto il mondo occidentale e in Giappone. In realtà questa crisi segna la fine di un sistema  basato sugli iperconsumi: tutta la società, dalla tv all’educazione, alla forma delle città, ha il fine esplicito di trasformarci tutti  esclusivamente in insensati  consumatori.

 

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Questa crisi segna la fine di questo sistema.  Il pianeta non lo regge, la morale e la religione – vedi Papa Francesco - lo condannano esplicitamente. Sempre più le persone civili  si orientano verso scelte e comportamenti che non sono più  puro consumo. E’ meglio così, ma il problema dell’occupazione deve essere visto non più come dipendente da una inattendibile variazione del PIL. O meglio del GNP”.

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Questo è l’articolo. Da qui bisognerebbe partire per proporre nuovi modelli e non la solita aria fritta. Che ne pensate?

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    Giovanni  Marradi  - Softly https://www.youtube.com/watch?v=JswbBnkiS00&list=FLNSrLyPMe3ffjMLZJhkN44g&index=107

LA DOMENICA DEL BOSCO

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Ogni giorno la vita scorre nella sua normale monotonia fino anche ad annoiarci. A volte pensiamo che sarebbe bello avere una vita diversa, piena di emozioni e sentimenti da vivere con piacere e allegria, in armonia con tutti ma ci lasciamo sfuggire ciò che abbiamo intorno, le cose che abbiamo vicino che rappresentano la nostra vita e che invece trascuriamo perché non gli diamo l’importanza che meritano.

Poi, all’improvviso, un fatto casuale ci desta dal nostro torpore, dalla nostra apatia e ci fa riflettere e capire il valore del bene che fa parte di noi, il nostro bene, che non possiamo trascurare né dimenticare perché è parte integrante del nostro esistere.

Di queste considerazioni, comuni ad ogni essere vivente, ce ne dà una concreta e palese dimostrazione l’amica Enrica Bosello con un racconto che descrive un episodio pieno di significato e che induce ad una profonda riflessione, vissuto in prima persona, e che oggi ha voluto portare all’attenzione dei lettori della nostra Buona Domenica.

Grazie Enrica.

 

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Chiedersi perché

(Riflessioni di una madre)

 

A volte, quando tutto sembra davvero un susseguirsi di momenti in cui la delusione e la sensazione di essere inadeguata, tanto che ti senti stupida, non perché tu lo sia, ma perché non sai anticipare, non sai prevedere la malizia di alcune persone, ogni volta, ogni maledettissima volta rimani spiazzata, e delusa.

Tutto si accumula e diventi nervosa, la rabbia, lo sconforto ti fanno vedere tutto nero, non che sia un bel periodo ma la preoccupazione ti fa perdere il controllo delle emozioni, ti convinci che i problemi sono tuoi, agli altri non importa un bel niente delle tue difficoltà, perché continuano a vivere la loro vita, a fare quel che a loro piace, ti infastidisce e reagisci male, anche con chi ti sta vicino e non c’entra nulla.

Un miscuglio di sensazioni solo negative.

  Madre e figlio  

Poi alle nove di sera, quando fuori è buio, piove, fa freddo come se fosse novembre, non agosto, hai già chiuso la porta, senti bussare, vedi tuo figlio in lacrime, che ti dice: "mamma fammi qualcosa da mangiare, non ho voglia di prepararmi nulla, sono a terra"

Spontanea sorge la domanda:

"Cosa è successo?"

Piangendo, mio figlio mi dice che un suo carissimo amico è deceduto, ha avuto un incidente in moto, mentre si recava al lavoro, un camion gli ha tagliato la strada.

  mamma che accudisce il figlio 1

-"aveva 25 anni, un anno meno di me, era bravo, ci eravamo ripromessi di fare una grigliata in giardino, mi sembra che ogni tanto, come se si timbrasse un cartellino, qualcuno se ne va, ne ho già messi via diversi di amici, il mese scorso un'altro amico si è tolto la vita.”

Guardo mio figlio, mentre mangia un panino imbottito, farcito di lacrime, lacrime vere di sincero dolore che viene dal cuore. Lo ascolto mentre parla, lacrimoni grossi scendono sul viso e nasce naturale la voglia di abbracciarlo come quando era bambino.

 

Figlio alle elementari 3Alle elementari

 

Poi mi dà la buona notte, ritorna a casa sua, in un momento, mentre lo vedevo piangere pensavo alla meschinità, alla viscidità di alcune persone, mi sono messa in discussione, ho pensato alla madre di quel ragazzo, ho pensato a me, se dovesse succedermi una cosa simile ancora, non voglio nemmeno pensare, credo che impazzirei....

Ho ripensato a questi ultimi periodi, dove lo sconforto ha raggiunto in me un livello altissimo, ho permesso alla negatività di prendere il sopravento mentre è solo alla morte che non c'è rimedio.

 

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Come spiegare a chi agendo per gelosia, per apparire superiore, perché è falso e ipocrita, e ti fa cattiverie gratuite, che ci sono cose più importanti, che spesso la vita ti toglie più di quanto ti ha dato... non capirebbero, perché in fondo non sono toccati e in questo, la vita è ingiusta, perché sembra accanirsi sempre con gli stessi.

Ho la consapevolezza di avere un figlio di animo buono, e sono orgogliosa di questo, se davvero, come spesso mi ripetono, c'è qualcuno sopra di noi che vede e provvede, mi auguro che lo abbia notato.

 

Enrica_Bosel_51914     Barra divis. stelline fuscia     Richard Clayderman  -  Lettre à ma mère     Barra divis. stelline fuscia