Archive for marzo, 2014

LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

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 L’uomo, nella sua presunzione di considerarsi l’unica creatura sulla Terra dotata di intelligenza, ritiene che tutti gli altri esseri viventi agiscono solo per istinto o spirito di conservazione, concedendo qualche chance al cane, al gatto, al cavallo, al delfino e pochi altri, perché suoi fedeli compagni asserviti per il proprio fine, sia di lavoro che di gioco. 

 

labradorbel labradorBellissimo  Labrador

 

Personalmente ritengo che ogni animale, piccolo o grande, ha la dote dell’intelligenza e, nell’intento di conoscere cosa ne pensate, voglio raccontarvi questo episodio da me vissuto quando ero appena ragazzino.

 

 

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Per amore di mamma una coniglietta si improvvisa ingegnere senza aver frequentato mai nessuna università e, tanto meno, nessun’altra scuola.

Premesso che ingegnere non è sinonimo di ingegnoso in questa storia è dimostrato cha anche un animale può essere dotato di tanto ingegno.

 

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Coniglietta nel prato fiorito

 

Oggi vedo circolare in molte case dei coniglietti considerati di compagnia per i bambini ma quando ero ragazzo ricordo che nelle case ove era possibile si allevavano i cosiddetti animali da cortile (pollame e conigli) che costituivano una importante  fonte di alimentazione contribuendo alla economia familiare. Ove gli spazi lo consentivano, in qualche cortile si allevava anche il maiale da ingrasso che, all’arrivo dei primi freddi, generalmente a novembre, veniva sacrificato per costituire una riserva alimentare per l’inverno: lardo, salsicce, prosciutti, pancetta ecc., il tutto preparato in casa da mani esperte ed essiccato o conservato sotto sale per essere via, via, consumato nei mesi freddi.

 

Galllina con pulciniMamma chioccia con i suoi  pulcini 

 

Anche a casa mia abbiamo avuto, un anno, il maiale ma generalmente si aveva il pollaio con le galline che garantivano le uova fresche tutti i giorni e si faceva l’allevamento dei conigli da macellare all’occorrenza. Nel loro periodo le galline facevano la cova e, per me, bambino, era un piacere assistere allo schiudersi delle uova e alla  nascita dei pulcini.

 

Uovo e pulcino

Uovo e pulcino

 

Era poi uno spettacolo vedere quel bel gruppo di batuffoli gialli con due zampette che seguivano mamma chioccia e iniziavano la vita, ignari del loro destino: le gallinelle destinate a produrre a loro volta le uova e finire in pentola da galline vecchie, mentre i poveri galletti erano i primi a finire in tegame.

 

Gallo

Gallo – Capo harem

 

Ne restava solo uno, quello che si dimostrava più gagliardo e che, quindi, veniva risparmiato per essere scambiato, alla pari, con un collega di un altro pollaio dove era destinato a fare il capo harem. Questa usanza, nella cultura popolare contadina, serviva ad evitare accoppiamenti consanguinei che avrebbero potuto indebolire la razza.

 

coniglietti 7Coniglietti   amici

 

Analoga decisione veniva presa con l’allevamento dei conigli: il maschio più vigoroso veniva scambiato con quello di altri allevamenti. La coniglietta della quale racconto la storia era la più piccola di una nidiata di sette: quattro femmine e tre maschi. Raggiunto il peso giusto due maschi finirono in tegame con i pomodori secchi, capperi e aceto mentre le quattro femmine, a turno venivano fatte fecondare dal maschio sultano proveniente dall’altro allevamento e che veniva tenuto in gabbia nella quale si gli si portava di volta in volta, la compagna di turno per l’accoppiamento.

 

coniglio maschio razza - fulva dui borgogna -Coniglio maschio –  razza  “Fulva di Borgogna”

 

Anche la coniglietta che mi aveva intenerito e per la quale avevo una particolare simpatia, venne fecondata e si preparava al lieto evento. Nelle ore libere dalla scuola, insieme a mio padre curavo l’allevamento e procuravo, in campagna, la raccolta delle erbe utili per l’alimentazione. I conigli erano allevati a terra e non in gabbia ma per quella coniglietta avevo preparato una cassetta di legno all’interno della quale avevo sistemato stracci e bambagia utili per accogliere i piccoli al momento del parto. Avevo visto che la notte dormiva nella cassetta per cui pensavo che avesse capito dove doveva sgravare.

 

Scavo sott.Scavo sotterraneo

 

Una mattina trovai, entro il recinto destinato ai conigli, un cumulo di terra smossa e capii che la coniglietta stava creandosi una tana sotterranea. Ogni mattina il cumulo di terra smossa aumentava e un bel giorno mi resi conto che aveva sgravato ma i coniglietti non si trovavano nella cassetta quindi dovevano essere nella tana scavata sotto terra.

 

conigli  2Conigli da allevamento

 

Lei continuava a dormire nella cassetta ed ero sinceramente preoccupato nel non vedere i coniglietti per cui pensavo di andare a scoprire dove fossero nascosti.

Lo scavo era iniziato in un punto lontano dalla cassetta ed il tunnel era diretto verso altra direzione. Dopo alcuni giorni, avvicinandomi alla cassetta-dormitorio sentii alcuni rumori, sollevai la cassetta da terra e, meraviglia delle meraviglie, scoprii dove era la tana giaciglio: cinque vispi coniglietti.

 

Mamma coniglio con i suoi piccoli

Mamma coniglio con i suoi piccoli

 

Dunque, quella diavoletta di coniglia aveva iniziato la tana distante e in direzione diversa in modo da sviare le indagini di una eventuale ricerca, poi aveva deviato il tunnel con una curva ad angolo retto e si era portata proprio sotto la cassetta dove lei dormiva regolarmente e quindi, avendo la nursery sotto di lei, separata semplicemente dalla spessore del legno, poteva sentire e sorvegliare la sua prole per raggiungerla attraverso il tunnel ogni volta che ci fosse la necessità per allattare od altro. Un amore di coniglietta.

 

Coniglio con l'erbaConiglietto che mangia la sua erba

 

Quando, il 14 agosto 1962 la stampa diede grande risalto all’abbattimento dell’ultimo diaframma del traforo del Monte Bianco, a conclusione dei lavori iniziati tre anni prima dai due versanti: francese da un lato e italiano dall’altro, traforando la roccia e incontrandosi nel cuore della montagna con grande precisione, si calcolò che l’asse del tunnel, nel punto d’incontro aveva uno scarto inferiore a 13 centimetri. Grande capolavoro dell’ingegneria italiana e francese.

Gruppo di conigli di allevamentoGruppetto di conigli di allevamento

 

In quel momento pensai al traforo sotterraneo effettuato dalla mia coniglietta-ingegnere che, per raggiungere, al buio e sotto terra, la sua cassetta, non aveva usato nessuno strumento di misura, né bussola, né sofisticate apparecchiature elettroniche di precisione ma non aveva sbagliato di un solo millimetro la localizzazione della cassetta inizialmente destinata a sala parto.

Cosa pensate di questa coniglietta?  É possibile che anche il coniglio può essere dotato di intelligenza?

 

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Giovanni Marradi  – You belong to my heart

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La Pagina della Musica

 

 

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Un nostro caro amico, il musicista di sax, Giulio Salvatori, che molti Eldyani conosceranno  come “il maledetto Toscano” – questa è la definizione di se stesso che preferisce usare –  ci ha mandato un breve, ma pregevole racconto, che abbiamo il piacere di pubblicare. Non appena sarà possibile estrarre  dei  brani  singoli dal suo CD, ve li faremo ascoltare.  Fino ad allora ci deliziamo con il portentoso sax di Fausto papetti: penso che non dispiaccia a nessuno!

 

 

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Alcuni giorni fa, (era un Venerdì),  verso le 21.30 ricevo una telefonata da un amico: – Non ti prendere impegni per domenica  prossima – pomeriggio perché siamo invitati a suonare a Villa Serena.- Continua con l’indirizzo, luogo etc. Cerco di ricontattarlo ma il suo cellulare è sempre spento: non è la prima volta che si comporta così; grande musicista ma  di poche parole e non c’è niente da fare. Raccatto diversi spartiti e mi presento demotivato all’appuntamento.
Parcheggio la macchina e mi guardo intorno, non ci sono né manifesti né  locandine …nulla. Solamente una grande costruzione su due piani con la scritta:  Villa Serena.  Schiaccio il campanello e si apre un cancello. Mentre mi avvicino sento che qualcuno suona: forse sono in ritardo; una signora col camice bianco mi fa strada.  Mi guardo intorno e saluto timidamente le persone che mi scrutano come se fossi un Marziano:  i miei amici suonano motivi dolci.

 

 

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Infermiere e infermieri accompagnano gli ospiti sistemandoli a semicerchio di fronte al complesso, non faccio domande, non servono a nulla e mi preparo per far parte della timida orchestra: fisso il leggìo, il reggi sax, la musica e, prima di prendere posto,  faccio un giretto nella grande sala. Arrivo anche in fondo al corridoio che dà sulle camere e nella sala pranzo: insomma ci hanno chiamato a suonare in una casa di riposo per anziani, altro che Villa Serena.
Mentre ritorno indietro,  una signora seduta sulla poltroncina mi chiede di aprire la cerniera della sua giacca, cosa che faccio volentieri, vengo ripagato da un sorriso radioso  e da un grazie.

 

 

 

Casa di riposoCasa di riposo

 

 

 

Non chiedetemi perché, ma le ho dato un bacio. I miei amici mi presentano e mi invitano a suonare; inizio molto titubante con un semplice valzer lento e altri brani, alcuni si mettono a ballare: il ghiaccio è rotto. Partono anche gli applausi e la mia rigidità si scioglie.
Si avvicina un signore e mi chiede se suono il silenzio di Nini Rosso, proprio così: per fortuna fa parte del mio repertorio; mentre suonavo mi si chiudeva la gola e mi bruciavano gli occhi, ma ce l’ho fatta: il cuore del Maledetto Toscano non è più refrattario, il sorriso di quel Signore mi ha gratificato.

 

 

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Ho voluto dividere con voi questa meravigliosa giornata, non cerco applausi credetemi, ma a volte basta così poco per far felice qualcuno.
Credo che sia stato per me il concerto più bello.

 

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Fausto Papetti  –  Aria

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

 

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B. G. W

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Leggo su una pagina di Scienze di un giornale che il due per cento dell’uomo di Neanderthal è ancora tra noi. La notizia mi incuriosisce e cerco di approfondire l’argomento per ampliare le mie scarse conoscenze in materia. Mi pongo subito una domanda: “Io appartengo al genere dell’Homo Sapiens o faccio parte di quel due per cento dell’Homo di Neanderthal che si riteneva estinto e che invece pare sia ancora tra noi?”.

 

Homo di NeanderthalHomo di Neanderthal

 

Dato per certo che Dio ha creato l’Universo molto tempo prima che l’Uomo fosse in grado di studiare e capire sé stesso, gli esperti in materia, da Darwin in poi, concordano sulla teoria della evoluzione genetica delle specie, umana, animale, arborea e geologica. Processi lentissimi ma inarrestabili, facenti parte, forse, di un immane disegno Divino ancora tutto da scoprire ma nel quale siamo costretti a credere dalla inesorabilità del procedere degli eventi a lunga distanza.

 

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Si, va bene, ma quali sono le differenze che possono permettere di individuare  l’uomo (e la donna) discendente dal ceppo di Neanderthal da quello, più evoluto dell’uomo Sapiens-Sapiens?: I dati somatici, il colore della pelle, la maggiore o minore intelligenza, la maggiore o minore velocità e capacità di apprendimento, la tendenza alla cattiveria verso i propri simili o, viceversa, la bontà?  Già nella Genesi, La Bibbia, con Caino e Abele ci fa capire che l’indole dell’uomo si può dividere tra cattiveria e bontà. Quindi la domanda iniziale potrebbe non essere del tutto campata in aria. Le cronache dimostrano che esistono ancora oggi i discendenti di Caino e quelli di Abele, sono costantemente tra noi e ne abbiamo nimerose dimostrazioni quotidiane.

 

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Ripercorriamo, in breve, il cammino dell’uomo e della sua evoluzione ricostruito sulla base degli studi appropriati relativamente ai rilevamenti archeologici:

Fino all’inizio del secolo scorso si riteneva che l’origine dell’Uomo potesse risalire a circa 200.000 anni fa ma i progressi della paleontologia e delle più moderne tecniche di datazione dei ritrovamenti fossili, hanno portato molto indietro nel tempo l’origine dell’uomo sulla Terra datandola a circa 1,750 milioni di anni fa.

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Scimmie Antropomorfe

 

Prima di tale data, partendo dalle proscimmie, sono stati classificati Ominoidei gli esseri vissuti tra i 38 e 25 milioni di anni or sono (periodo Oligocene e Miocene), l’evoluzione porta successivamente agli Ominidi,

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esistiti fino a poco meno di 2 milioni di anni fa (periodo Pliocene e fino alla metà del Pleistocene).

 

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Da tale periodo, si arriva alla Preistoria e ai giorni nostri passando dall’Australopithecus all’Homo Abilis,

 

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poi all’Homo Erectus, poi ancora

all’Homo Sapiens Neanderthalensis

 

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e infine all’uomo attuale che è classificato

 

 

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Homo sapiens sapiens - L'Uomo Vitruviano di LeonardoL’Uomo Vitruviano di Leonardo

 

 

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In effetti non c’è una distinzione netta tra dicendenti diretti dall’Homo di Neanderthal che si ritiene abbia avuto origini nel Continente Africano e quelli dell’Homo Sapiens con localizzazione nel Continente Euro-Asiatico perché i due ceppi, nelle loro migrazioni e spostamenti territoriali si sono incrociati e conseguentemente integrati con scambi evolutivi delle civiltà culturali e generazionali, adattandosi geneticamente ai vari climi e alle diverse condizioni ambientali.

 

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Secondo avanzati studi da parte di eminenti scienziati in varie Università di rilevanza Mondiali che portano avanti una precisa ricerca su numerosi soggetti prestatisi volontariamente ad analisi specifiche, pare che dai primi risultati sia dato per certo che nell’uomo moderno, ovvero in ciascuno di noi, appartenenti al genere di uomo sapiens-sapiens, in realtà esiste ancora una percentuale del dna dell’uomo di Neanderthal, variabile dall’1 al 4 per cento e forse anche più.

 

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Può essere anche questa una delle ragioni per la quale permane l’unicità di ciascun individuo e sappiamo che non possiamo mai essere tutti uguali o uno uguale ad un altro. È forse da queste caratteristiche che nascono tendenze diverse, arrivismi, desiderio di emergere e conflitti non solo individuali ma anche generazionali, razziali e di pensiero?

Quando ci renderemo conto di quanto siamo “piccoli”, ovvero esseri infinitesimali capitati per caso in un piccolissimo pianeta sperduto nell’immensità dell’Universo?

 

evoluzione dell'uomo gifL’evoluzione dell’Uomo

 

 

Quanti millenni passeranno ancora per arrivare ad una integrazione globale degli esseri umani sulla Terra che porti all’unicità della razza umana che si potrebbe chiamare Homo Terrestris e che possa essere d’auspicio al raggiungimento della tanto auspicata Pacem in Terris?

 

Successivamente, dopo ulteriori millenni di evoluzione, entreremo nell’era dell’Homo Spatialis in grado di incontrare, dialogare e integrarsi con civiltà di altri Mondi dell’Universo sempre più vasto e in continua espansione?

 

 

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Ma ora sto sconfinando già nella Fantascienza e mi fermo qui per non continuare a scrivere altri sproloqui che tanto vani forse non sono.

 

Nel ringraziarvi per l’attenzione, invito tutti ad esprimere il proprio parere e rispondere alla domanda:

“Ritenete che in ciascuno di voi ci sia più Homo Sapiens-Sapiens o più

Homo di Neanderthal?”

 

Buona Domenica, con un sorriso per tutti.

 

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 Fausto Papetti – Los Sonidos del  Silencio

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L’angolo del dialogo – Fatti e Opinioni

 

 

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Ritorniamo sulla teoria del Gender con un articolo preso dalla News Letter di Tempi.it. E’ un articolo “di parte” ma ci serve per il nostro dialogo.

 

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A proposito della rivoluzione del gender. Tre miti da smascherare (per evitare la fine dei famosi pecoroni).

Marzo 4, 2014 Marguerite Peeters

 

Benché il suo contenuto sia di una violenza inaudita, aberrante, la rivoluzione del gender utilizza strategie dolci che la rendono spesso impercettibile, per cui le maggioranze non ne hanno ancora preso coscienza.

 

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Create your own gender

 

 

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Cominciamo con lo smascherare tre miti che ci paralizzano nella risposta che siamo chiamati a dare alla rivoluzione del gender. Perché indubbiamente si tratta di una rivoluzione. Molti credono che il gender sia un progetto esclusivamente omosessuale, e dunque minoritario. Ebbene, il gender storicamente ha una duplice origine. E ha oggi una duplice applicazione: femminista radicale e omosessuale. Queste due interpretazioni sono inscindibili. Il loro elemento comune è di considerare l’identità maschile e quella femminile, la complementarietà tra uomo e donna, la vocazione nuziale della persona umana, il matrimonio tra un uomo e una donna, la famiglia fondata sul matrimonio, la paternità e la maternità, la vocazione educativa del padre e della madre, la filialità come altrettante costruzioni sociali contrarie all’uguaglianza e alla libertà civili e discriminatorie, in particolare per le donne e gli omosessuali.

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Occorre dunque decostruire sistematicamente questi supposti stereotipi, che in realtà sono dati costitutivi fondamentali di ogni persona umana. Bisogna decostruirli con tutti i mezzi, educativi prima di tutto, ma anche politici, legislativi, culturali (mode, musica, film, linguaggio).
È questa l’essenza del sovvertimento compiuto dalla rivoluzione del gender. Va ben al di là, è evidente, delle agende femministe radicale e omosessuale. Si tratta di rifondare la società su un’“umanità nuova”, “liberata” dai termini uomo e donna, padre e madre, sposo e sposa, figlio e figlia, matrimonio e famiglia, che non avrebbero più diritto di cittadinanza.
Nella società attuale, sessualmente indifferenziata, non resterebbero che cittadini-individui, “liberati” da ciò che sono, vale a dire persone predisposte all’amore e alla felicità. L’amore in effetti non può essere individualista; è sempre personale.

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L’obiettivo della rivoluzione del gender è di permettere a tutti i cittadini-individui del mondo di accedere al piacere sessuale “senza ostacoli” e al potere di autodeterminarsi al di fuori della propria identità sessuale.
Secondo mito: il gender non è una “teoria” stramba, capace di sedurre solo certe popolazioni o maggioranze parlamentari, per esempio in Francia con la legge del matrimonio per tutti. Divenuta norma politica universale alla quarta Conferenza mondiale dell’Onu sulle donne nel 1995, e da allora una delle priorità trasversali delgoverno mondiale, la prospettiva del gender viene ormai applicata in tutto il mondo e ci riguarda tutti. Benché il suo contenuto sia di una violenza inaudita, aberrante, la rivoluzione del gender utilizza strategie e tecniche di trasformazione sociale dolci che la rendono spesso impercettibile, per cui le maggioranze non ne hanno ancora preso coscienza.

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Non vogliamo essere montoni di Panurge, vero? Per seguire passivamente e stupidamente il montone, rifiutandosi di autodeterminarsi liberamente, tutto il gregge si è gettato nell’oceano ed è affogato.
Infine, il gender non è stato tirato fuori dal cappello qualche anno fa: s’innesta su un lungo processo di rivoluzione culturale occidentale di cui è il prolungamento logico. Le sue origini, nella nostra storia, risalgono al XVIII secolo. Non dimentichiamo che il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx è stato pubblicato nel 1848: sessantanove anni prima della rivoluzione bolscevica.
Sono trascorsi cinquant’otto anni da quando l’interpretazione ideologica del termine gender è apparsa per la prima volta negli Stati Uniti. Ma più di due secoli e mezzo ci separano dall’epoca in cui i valori universali di uguaglianza e di libertà si sono affermati — fortunatamente tra l’altro, avendo favorito lo sviluppo del senso della dignità di ogni persona umana — venendo già allora mal interpretati dai filosofi e da altri attori influenti, in un modo che ha segnato la nostra storia fino a oggi, e di cui il gender è l’ultimo frutto. L’ondata assassina di uno tsunami si percepisce solo quando si avvicina alla costa.

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Secondo l’articolo il pericolo è grave e attuale. Continuiamo a parlarne. Se vi va.

 

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Fausto Papetti  –  Non credere

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

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Oggi l’uso del Personal Computer consente di conservare in una memoria informatica i nostri appunti, le nostre cose segrete che vogliamo ricordare o che non vogliamo perdere fidandoci delle capacità della nostra mente perché sappiamo, purtroppo, che con l’andar del tempo diventa sempre più labile.

Ma come facevamo una volta per conservare i nostri appunti senza un P.C.?

Avevamo un album, ovvero un libro bianco dove annotavamo i nostri pensieri.

Le ragazze, in prevalenza, custodivano gelosamente il loro diario segreto.

Oggi Gabriella, affezionata amica del Bosco, ci racconta del suo hobby e del suo libro bianco: la raccolta di frasi particolari, ovvero di aforismi che la colpivano, la emozionavano o le piacevano in modo particolare, rilevandoli dai libri che leggeva per cultura o per svago.

 

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È solo da qualche mese che mi dedico a scrivere ricordi conservati nella mia mente mentre prima dedicavo molto più tempo alla lettura e scrivevo solo qualche piccolo appunto per me stessa. Ora il mio pensiero mi riporta più spesso indietro e mi  fa ricordare la storiella che oggi vi racconto.

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Leggevo moltissimo, avevo cominciato con i libri di Liala, una serie di  romanzi che mi hanno fatto sognare e sospirare con quelle appassionanti  storie d’amore. Li conservo ancora in un angolo della mia libreria. Hanno la copertina quasi tutti del tipo vecchio. Sono poi passata a biografie leggere, e poi sempre più impegnate. Mi interessavano particolarmente i libri con le storie di montagna, di scalatori, oltre hai nostri Altoatesini, l’ultimo di Walter Bonatti scritto dalla sua compagna. Non mi hanno mai interessato e non sono mai stata capace di leggere i ”gialli“.

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Mentre leggevo mi succedeva di soffermarmi su una frase, alle volte perché mi ricordava qualcuno, alle volte mi incantava, c’era sempre un perché che mi attirava. Allora prendevo un foglio, ricopiavo la frase con il titolo del libro e dell’autore, alle volte solo la frase, la scrivevo su una pagina bianca che  mettevo poi in un cassetto. Dopo pochi anni ho comprato un libro in bianco e ho riscritto tutti gli aforismi contenuti nei foglietti. Sapevo che si potevano trovare libri specifici con tanti aforismi, ma quelli letti e copiati da me, mi sembravano migliori.

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Continuai a fare lo stesso lavoro fino a completare tre libri, poi mi stancai e tralasciai di fare ancora questa raccolta. Un pomeriggio stavo preparandomi per andare a trovare le mie vecchiette alla casa di riposo, quando lo sguardo si posò sui tre libri, perché non leggere degli aforismi semplici, pensai, mi misi in borsetta un libro e andai.

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Le vecchiette sanno che le volontarie, quando arrivano, hanno sempre qualcosa in tasca per loro. Io non porto niente, offro il caffè o la cioccolata calda, secondo come stanno le donnine. Dopo che avevano bevuto, mi sono messa in mezzo a loro e ho cominciato a leggere. Mentre  facevo il mio lavoro sentii alle spalle la voce del dottore che passava periodicamente per la visita di routine. Si fermò e chiese di poter leggere.

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Gli porsi il libro e lui si accorse che era scritto a mano, mi chiese  come mai non avevo  comprato un libro già stampato, gli spiegai il perché delle frasi che tanto mi avevano attirato, poi mi chiese: saresti tanto gentile da riscriverlo su un libro che ho in casa, è veramente bello, poi hai anche una bella scrittura.  Non aveva mai immaginato che mentre leggevo trovassi il modo di scrivere quello che più mi attirava. Dissi allora, ne avevo altri due a casa,  ma non glieli mostro, altrimenti mi farebbe  copiare pure quelli! Si fece una risata e disse: almeno me li farai leggere, qual  è il tuo preferito?

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Per il mio gusto è il primo, dissi, ma dottore lei sa meglio di me che ognuno ha le proprie idee. Stavamo pensando quando cominciare e sentii un infermiere che chiamava: Gabriella fammi vedere, allungò il braccio,  gli mostrai il libro ben sapendo che era un divoratore di libri. No! Mi fece,  non al dottore, ne ha tanti, dallo a me. Cosi spiegai che se voleva ricopiarlo glielo potevo prestare. Forse non lo crederete, li ha ricopiati tutti e tre!!!! Ero andata per leggere qualcosa di diverso alle mie donne e mi sono ritrovata a riscrivere un libro intero!! Poi come quasi in tutte le cose c’è un ché di preferito. C’è  una vecchietta   alla quale, per il suo novantesimo compleanno, ho comprato un porta-foto in plastica ed in ogni pagina ho messo una foto ed un aforisma semplice.

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Non è stato un regalo di grande valore, ma lei che apriva il cassetto per vedere se le foto c’erano sempre, ora le ha a portata di mano ed il   regalino, che era  stato fatto con il cuore, le ha donato grande gioia. Intanto anche la Direzione aveva saputo degli aforismi, non ho mai saputo se dal dottore o dall’infermiere. So per certo, però, che è stato apprezzato, perché qualche settimana dopo,  entrando, vidi su un pannello tanti  cartoncini colorati sui quali, con pennarelli di vari colori, sono state ricopiate le frasi tratte da un mio libro. Lo so, non è tanto, ma vedere che  un tuo semplice passatempo viene apprezzato e, anche dopo tanto tempo, è stato utile per portare un po’ di conforto  e sollievo morale a delle persone che vivono in una comunità, è un grande piacere. Scoprirlo, per me è stato bellissimo.

 

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Listener

 

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  • Amare sé stessi è l’inizio di una lunga storia d’amore.  Oscar Wilde (1854-1900) La saggezza non può essere trasmessa. Herman Hesse (1877-1962)

  • Nessuno conosce se stesso se non ha sofferto. Alfred de Musset (1810-1857)

  •  Bisogna fare della propria vita, come si fa un’opera d’arte.   Gabriele d’Annunzio (1863-1938)

  •  Un uomo libero è sempre adatto per una donna libera:basta che ci sia l’amore. Grazia Deledda (1871-1936)

  •   Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona prestissimo. J.W. Goethe (1749-1832)

  •  Quando nel dolore si hanno compagni che lo condividono, l’animo può superare molte sofferenze. W. Shakespeare (1564-1616)

  •  Basta poco per consolarci, perché basta poco per affliggerci .  Blaise  Pascal (1623-1662)

  • Se si potesse uscire dal dolore come si esce da una città! Victor Hugo (1802-1885)

  •  Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice. Paulo Cœlho (1947)

  • È grande chi sa essere povero nella ricchezza. Lucio Anneo Seneca  (4 a.c.-65 d.c.)

  • La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati.    Cartesio (1596-1650)

  • Avrai raggiunto l’apice del successo quando non ti interesseranno più i soldi. I complimenti e la pubblicità.          Thomas Wolfe (1900-1938)

  • Non possiamo fare grandi cose, ma soltanto piccole cose con grande amore. Madre Teresa di Calcutta (1910.1997)

  • Coloro che azzardano compiono grandi azioni. Montesquieu (1689-1755)

  • Gli ostacoli sul cammino del debole sono punti di appoggio sul cammino del forte. Thomas Carlyle (1795-1881)

  • Le cose più belle e meravigliose al mondo non si possono né vedere né toccare. Si sentono con il cuore.      Helen Keller (1880-1968)

  • Si dà veramente prova del proprio coraggio quando si è in minoranza.  Ralph  W.Sockman (1889-1970)

  • Ho l’impressione che il desiderio sia una componente essenziale e irrinunciabile dell’esistenza. Ci sono cose di cui sentiamo la bellezza e la bontà e non possiamo far altro che desiderarle.  George Eliot (Mary Ann Evans) (1819-1880)

 

 

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Fausto Papetti – Anema e core

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FILM E LIBRI !!

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Oggi vi vogliamo proporre un nuovo spazio, dedicato a film e libri.

In questo spazio potrete suggerirci un film, un libro o entrambi, come vedrete  in questo post.

Potrete mandarci una e-mail e noi cercheremo di accontentare tutti.

 

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Berlino, anni Quaranta. Bruno è un bambino di otto anni con grandi occhi chiari e una passione sconfinata per l’avventura, che divora i suoi romanzi e li condivide con i suoi compagni di scuola. Il padre di Bruno, un ufficiale nazista, viene promosso e trasferito con la famiglia ad Auschwitz.  La nuova residenza è ubicata a poca distanza dall’omonimo  lager nel quale vengono sistematicamente eliminati  gli ebrei. Bruno, costretto ad un noioso e solitaro isolamento  nel giardino della villa trova, tuttavia, una via di fuga per esplorare il territorio. Oltre il bosco, e al di là di una barriera di filo spinato,  incontra Shmuel, un bambino ebreo,  affamato di cibo e di affetto. Sfidando l’autorità materna e l’odio insensato,  instillato dal padre e dal suo tutore, Bruno si intenerirà al punto di  superare  le recinzioni del campo, anche a costo di perdere la vita.

 

 

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Titolo originale     The Boy in the Striped Pyjamas
Lingua originale     inglese
Paese di produzione     USA, UK, Ungheria
Anno     2008
Durata     91 min
Colore     colore
Audio     sonoro
Rapporto     1,85:1
Genere     drammatico
Regia     Mark Herman
Soggetto     John Boyne
Sceneggiatura     Mark Herman
Produttore     David Heyman
Casa di produzione     Miramax Films, BBC Films, Heyday Films
Distribuzione (Italia)     Walt Disney Pictures
Fotografia     Benoît Delhomme
Montaggio     Michael Ellis
Musiche     James Horner
Scenografia     Martin Childs

 

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    Asa Butterfield: Bruno
    David Thewlis: Ralf, padre di Bruno
    Vera Farmiga: Elsa, madre di Bruno
    Jack Scanlon: Shmuel
    Amber Beattie: Gretel
    Rupert Friend: Tenente Kotler
    Sheila Hancock: Nonna
    Richard Johnson: Nonno
    Cara Horgan: Maria
    David Hayman: Pawel
    Jim Norton: Herr Liszt, il tutore
    Zac Mattoon O’Brien: Leon
    Henry Kingsmill: Karl

 

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    Ruggero Valli: Bruno
    Angelo Maggi: Ralf, padre di Bruno
    Francesca Fiorentini: Elsa, madre di Bruno
    Edoardo Miriantini: Shmuel
    Gemma Donati: Gretel
    Simone D’Andrea: Tenente Kotler
    Marzia Ubaldi: Nonna
    Bruno Alessandro: Nonno
    Carlo Valli: Pawel
    Pietro Biondi: Herr Liszt, il tutore

 

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    British Independent Film Awards 2008: miglior attrice (Vera Farmiga)
    Young Artist Awards 2008: migliore attore giovane (Asa Butterfield)

 

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