LA DOMENICA DEL BOSCO

  

barra div. rondelline gif colorate Le nostre rubriche       B.G. 23   Giuseppe_A   barra div. rondelline gif colorate     La_lavagna_d_64918      

La seconda guerra mondiale era finita. Iniziava il dopo guerra, si doveva riorganizzare il riordino e la ricostruzione di un’Italia distrutta che usciva malconcia da un conflitto bellico al quale non eravamo preparati. Imposto dagli eventi e, forse, da alleanze sbagliate. Avevamo perso!

Anno 1944 riaprivano le scuole dopo il disastroso periodo bellico. Classi numerose, superiori anche a 40 alunni e non tutti coetanei perché, nella prima classe, oltre ai bambini di sei anni venivano inseriti quelli di sette ed otto anni in quanto nei due anni precedenti non avevano frequentato per via degli eventi di guerra, degli sfollamenti e vicende varie.

 

banchi di scuola classici

 

Aule con tre file di sei banchi per un totale di 36 posti per cui in almeno 5 o 6 banchi ci si doveva stringere per stare in tre. Una pedana, una cattedra, una sedia e una lavagna di ardesia, completavano l’arredamento dell’aula. Un crocifisso appeso dietro la sedia dell’insegnante. Qualche bacchetta di gesso e uno straccio o una cimosa per la cancellatura del piano di scrittura della lavagna.

  Lavagna  

Spesso, durante le ore di lezione, bussava alla porta una delle bidelle che comunicava alla maestra di essere convocata dal Direttore in sala riunioni. La classe, rimasta senza controllo si scatenava in un vociare chiassoso. Per ovviare a tale inconveniente l’insegnate aveva escogitato lo stratagemma della nomina di un caporale di giornata: un alunno che fungeva da capoclasse. Sulla lavagna veniva tracciata una linea verticale al centro in modo da formare due colonne, su una veniva scritto “BUONI” e sull’altra “CATTIVI”. Il capoclasse prendeva posto sulla pedana della cattedra con l’impegno di scrivere sulla lavagna, nella colonna dei cattivi, i nomi di coloro che vociavano ad alta voce o che non si comportavano bene e nell’altra i nomi di quelli giudicati bravi.

  libri animati  

Il capoclasse veniva scelto generalmente tra i più grandi sia d’età che di corporatura fisica in modo da poter incutere una certa autorevolezza su coloro che doveva controllare.

Io già da allora e ancora di più oggi diffido di chi ha poteri di comando perché, da che mondo è mondo, chi esercita il potere ne fa un uso prevalentemente personale e non a beneficio della comunità della quale dovrebbe avere la responsabilità.

Infatti, il caporale di classe era solerte a scrivere tra i cattivi non solo chi si comportava male ma anche chi gli stava antipatico o aveva con lui qualche “conto” in sospeso, originando, in quel caso, ulteriore motivo di scontro. Non erano escluse reazioni di minacce o anche di eventuali ricompense da parte del soggetto scritto tra i cattivi al fine di ottenere la cancellazione del proprio nome. Ne veniva fuori una trattativa vera e propria con i risultati che si possono facilmente immaginare. Una matita, un temperalapis o qualche figurina erano sufficienti ad ottenere l’agevolazione richiesta.

  cattedra classica  

Il nome dei “buoni”, cioè di coloro che si comportavano veramente da bravi scolari, raramente veniva scritto nella lista dei “buoni”, al limite in quell’elenco poteva comparire il nome dell’amico del capoclasse. In occasioni successiva la maestra nominava un altro capoclasse ma appurato che il sistema del responsabile di classe non funzionava, aveva chiesto di mantenere in aula la bidella durante la sua assenza. Quando, però, si trattava di riunione generale di tutto il corpo insegnanti, le bidelle presenti non erano sufficienti per tutte le aule per cui l’incarico al capoclasse di giornata si ripeteva con tutte le conseguenze già descritte. Eravamo bambini ma nella mia formazione mentale avevo già visto i primi segnali dell’uso del potere in modo dispotico o per interessi personali.

mappamondo animato

 

Vi racconto un altro episodio dell’uso difforme del potere e stavolta i caporali di turno sono adulti.

Per l’istruzione della prima classe elementare erano previsti due libri: il Sussidiario e il Libro di Lettura. La mia mamma chiese alla maestra quale era il più importante perché non avrebbe potuto acquistarli tutt’è due. L’insegnante consigliò di acquistare il Sussidiario (era quello che costava di più), dicendo che le letture si sarebbero fatte in classe e quindi potevo affiancarmi al compagno di banco. I miei, privandosi di qualcosa che sarebbe stato necessario per l’alimentazione della famiglia, mi acquistarono il Sussidiario che io divoravo avidamente con gli occhi pieni di curiosità e voglia di sapere. Era il mio primo libro.

Il primo trimestre era abbondantemente avanzato quando arrivò la commissione che doveva assegnare gratuitamente i libri di testo agli alunni meno abbienti ma ne consegnavano solo uno, o il Sussidiario o il libro di lettura. Quando venne il mio turno, mi chiamarono e mi misero tra le mani una copia del Sussidiario al che dissi che quello lo avevo già, sperando che mi dessero il libro di lettura ma mi riportarono via quello che avevo già in mano e non mi diedero niente altro. Morale: rimasi senza libro di lettura. Che fine ha fatto il libro che doveva essermi assegnato? Chi ne ha tratto benefici?

  Libro   E  gif

Voglio raccontare anche un altro episodio che mi è rimasto in mente e che non è certamente edificante per chi deteneva allora il potere. É avvenuto all’inizio dell’anno scolastico nel quale frequentavo la terza classe elementare. Per ovviare al sovraffollamento delle classi era stato reperito un altro edificio in periferia decidendo di mandare nel nuovo caseggiato, preso probabilmente in affitto dal Comune, una parte degli alunni di ogni classe assegnando altra insegnante. Anche stavolta si presentò in classe la Commissione incaricata che decideva chi mandare nella nuova sede e chi invece restava. Tre persone di cui uno con un camice bianco.

La scelta non venne fatta sulla base della residenza al fine di favorire la vicinanza degli alunni alla sede scolastica da frequentare ma con una sorta di sommaria visita oculistica fecero una decimazione a giudizio insindacabile della Commissione incaricata. Fu così che ci separarono in due gruppi: a destra tutti i “signorini” ben pettinati, con il viso pulito che avevano il grembiulino blu e il fiocco giallo e a sinistra quelli con le scarpe bucate e i pantaloni con le toppe. Io ero tra quelli con le scarpe bucate e dal giorno dopo dovevo alzarmi più presto e farmi una lunga scarpinata per  raggiungere la sede lontana, con la pioggia, il vento e il tempo freddo.

Dopo un anno altra commissione e altra visita oculistica. Quando venne il mio turno spalancai gli occhi con tutta la mia rabbia per dimostrare che i miei occhi erano sani e non meritavo di essere lasciato in questa classe di esiliati. Non so se sia stato questo mio atteggiamento quasi di sfida ma fui messo da quelli da riportare alla sede centrale ritornando ai problemi del sovraffollamento delle aule.

 

img221IV Elementare

   

Dovevamo essere in democrazia ma i sistemi instaurati dal potere del ventennio continuavano a mantenersi secondo il volere dei piccoli capi che avevano il momentaneo potere.

 

Sono trascorsi settant’anni e moltissime cose sono cambiate ma l’uomo che arriva al potere, ieri come oggi, continua a gestire la cosa pubblica secondo i propri punti di vista e in moltissimi casi per il proprio tornaconto personale.

 

Cosa ne pensate? Un invito ad esprimere il vostro giudizio ma anche a raccontare qualche analogo episodio vissuto personalmente nelle vostre esperienze di vita passata e presente.

Il Bosco sarà lieto di pubblicarle.

 

Grazie cari amici, Buona Domenica.

 

Giuseppe

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§ - La grafica, le immagini e il video musicale, sono di Giovanna.

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Paul Mauriat -  Les deux guitares

 


COMMENTI

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  1. il 19 gennaio, 2014 Lorenzo.rm dice:

    Grazie, Pino, di averci messo al corrente di episodi personalissimi che dipingono efficacemente le società di profittatori “ante litteram” di una volta e le vicende di bambini che si riaffacciavano alla vita dopo un inumano conflitto. Quanta acqua è passata sotto i ponti! Stiamo meglio? Io penso di no, ma anch’io sono vecchietto. Grazie ancora e bravo. E grazie a Giovanna per la musica, ecc..

  2. il 19 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Quante verità in poche righe, Lorenzo, grazie. Mi soffermo sulla tua domanda “Stiamo meglio?” Giustamente pensi di no e concordo. Il mondo, la società nella quale viviamo, si divide ancora tra ‘buoni’ e ‘cattivi’: i buoni sono generalmente destinati a soccombere mentre i cattivi emergono a scapito dei buoni. Questa è la sintesi della società nella quale stiamo vivendo…. ma noi continuamo e resistere e non ci daremo mai per vinti.

  3. il 19 gennaio, 2014 Cecilia Zenari dice:

    Ho letto con attenzione e mi son sentita proiettata negli anni delle elementari, dove (anche nella nostra classe) c’era, durante la momentanea uscita della maestra, il compagno che segnava alla lavagna i “buoni” e i “cattivi”; a volte con tanta confusione, a volte con fermezza ed esagerato orgoglio!

    Ricordo tante comportamenti di alunni, maestri e superiori che mi hanno aiutato a comprendere, crescere e maturare.

    Sì, lo spirito dell’uomo non cambia, se pur cambiano i tempi e le situazioni.

    Posso dire che tutti i momenti belli vissuti negli anni delle elementari hanno contribuito, in gran parte, a fare di me una persona adulta e responsabile.

    Una cosa in particolare: vorrei ringraziare tantissimo la mia maestra Gemma che mi ha dato tanta fiducia, mi ha tanto apprezzato e invogliato ad esprimermi, mi ha aiutato sopratutto ad avere autostima e questo è stato positivissimo nell’arco di tutta la mia vita.

    Un caro saluto ed un ringraziamento a tutti Voi!

  4. il 19 gennaio, 2014 gabriella dice:

    Leggendo il tuo raccono di vita vissuta , mi sembra ritornare indietro negli anni . Anche da noi era la stessa cosa , se la maestra era assente c’era una compagna altezzosa .Per i libri , posso ringraziare i miei genitori, ma ricordo una mia amica che studiava sui miei libri.Non mi sembra sia cambiato tanto, chi più aveva ,guarda pensioni ,più ne ha!! Ciao ti ringrazio dei ricordi

  5. il 19 gennaio, 2014 Giuseppe3.ca dice:

    Grazie a te Cecilia: ci hai raccontato in breve il tuo periodo scolastico delle Elementari. Dai sei ai dieci anni è, forse, il periodo più importante della nostra formazione e molti episodi rimangono impressi nella mente per tutta la vita. Per me la persona più importante di quel periodo è stato il maestro delle classi quarta e quinta elementare (nella foto), ricordo la sua completa dedizione verso noi ragazzi: ci ascoltava, sapeva comprenderci e soprattutto sapeva consigliarci nel bene.

  6. il 19 gennaio, 2014 Giuseppe3.ca dice:

    Si Gabriella, nel periodo delle scuole elementari, forse abbiamo seguito tutti un percorso comune. I nostri primi contatti sociali, le prime aggregazioni di gruppi omogenei, la scoperta di un amico/amica risalgono a quel periodo e ancora oggi ricordiamo volentieri. Grazie.

  7. il 19 gennaio, 2014 giovanna3.rm dice:

    I miei ricordi delle elementari sono piuttosto singolari. Per ragioni familiari passai prima un po’ di tempo dagli zii, in una località montana, dove fequentai la prima elementare, in seguito mi spostarono dai nonni, sempre in montagna ma in altra località, e lì frequentai la seconda, in altra scuola, infine arrivai a Roma ed entrai in collegio, dove rimasi per ben otto anni e, finalmente, continuai dalla terza in avanti! E’ nitida nella mia memoria la frase che la Maestra-Suora della terza elementare mi rivolgeva: “la signorina dalle fasi lunari”….evidentemente i vari spostamenti avevavo lasciato qualche traccia!
    Erano periodi particolarmente difficili, dal cibo all’abbigliamento, dai giochi ad oggetti vari, ma, nonostante sia palese che i bambini siano molto gelosi dei loro averi, tra noi c’erano bimbi che avevano di più e altri molto meno, a causa delle possibilità dei loro genitori, però era abbastanza normale che si dividesse quello che c’era con tutti. Anche per i libri era la stessa cosa. Non so se ciò avvenga anche oggi, ho qualche dubbio in proposito!!!

  8. il 19 gennaio, 2014 Giuseppe3.ca dice:

    Anche per te Giovanna, il primo periodo scolastico ha lasciato un segno indelebile nella tua mente ed è sempre bello ricordarlo soprattutto nel bene.

    Grazie per la scelta delle immagini, per il bellissimo video musicale e per la sistemazione della foto. Tutto perfetto

  9. il 19 gennaio, 2014 Nembo dice:

    La scuola oggi è molto diversa tutto è cambiato e, leggendo il racconto presentato dall’amico Giuseppe, riaffiorano i ricordi indimenticabili della mia vita scolastica, ricordo che facevo tre forse quattro chilometri a piedi per raggiungere la scuola, ricordo l’odiato grembiule nero,la campanella, la penna con il pennino, il calamaio con l’inchiostro che a volte macchiavo il quaderno con grande macchie che poi si asciugavano con la carta assorbente, la paura della pagella e, i cattivi o per punizione finivano dietro alla lavagna che sovrastava sulla pedana. L’educazione del passato era fondata sull’obbedienza e rispetto forse la stessa è quella che ci ha forgiati su dei sani valori della nostra vita. Grazie Giuseppe per avermi riportato indietro nel tempo.

  10. il 19 gennaio, 2014 aquilafelice44 dice:

    caro amico giuseppe come tu sai io ero tra coloro piu sfortunati non potendo andarci tutti i giorni x via di mia madre in sedia poi se ben ricordo cera pure la mensa a mezzogiorno ma x potersi fermare a mangiare li la comissione a deciso che ogni alunno una volta settimana doveva portare un facsio di legna x cucinare io non potevo farlo la legna seviva in casa e x me non cera pranzo in mensa molte volte rientravo a casa piangendo sapendo che in casa non trovavo lo stesso niente da mangiare un tozzo di pane e poi via in campagna custodire miche ho portare legna a casa mi fermai come tu sai terza elementare oggi nepure io riesco a crederci ma e pura verità grazie giuseppe mi ai fato piangere ma questi ricordi potrebero servire ad insegnare chi oggi a tropo e tutto

  11. il 19 gennaio, 2014 giosue2.vi dice:

    brava gabry bel racconto il tuo molto chiaro , forse ti sei dimenticata le prefferenze che avevano quelli signorini puliti e ben pettinati loro mai ripetenti o bocciati e non erano intelligenti ???avevano sempre voti senza merito ..

  12. il 19 gennaio, 2014 giuseppe57 dice:

    giuseppe anchio ricordo perfettamente,quegli anni difficili è per questo che sono rimasti nei ricordi della nostra mente , rticordo che la cartella in cui portavo i libri era in legno fatta da mio padre con delle tavole rimediate in giro dalle cassette che contenevano la frutta,per gli orari facevamo riferimento al passaggio dei treni di una linea secondaria che passavano sempre ad orari stabiliti ma precisi.ne avrei tanti di episodi da raccontare. ma limito a dirle che ho trovato delle ottime scuole nell’ambito militare che io ho freguentato per la formazione che eravamo stati indirizzati.ciao giuseppe

  13. il 19 gennaio, 2014 gianna dice:

    Oggi, certo e un bell’argomento la scuola , di molti anni fa, certo era un ambiente diverso eravamo ragazzini molto timidi, timorosi, rispettosi, con i nostri maestri e professori,portevamo un grembiule nero con il colletto bianco, sembravamo collegianti,quello che non mi piaceva la penna con l’inchiostro, andavo sempre casa con le dita nere,ma la differenza c’era tra i bambini, cerano i bambini di numero uno e due, i figli dei signori erano sui primi banchi, ma che importava un bambino imparava anche nelle ultime file, serviva la buona volonta’ e l’intelligenza, io ero vivace chiaccheravo e mi metteva in castigo dietro la lavagna, ma per me era un gioco ero piccola non capivo il significato, e che poi il comportamento andava nella pagella famosa,gli anni passavano e anch’io cercavo di imparare come altri ma la scuola era importantissima e quella che da grande ti aiutera’a lavorare e poterti e insegnarti un comportamento, sempre piu’ corretto educati, quello che impari non lo dimenticherai mai, per il resto della vita l’insegnamento e importante e fondamentale io ricordo ancora i miei maestri ,e professori con piacere, per quello che hanno potuto insegnarci, grazie infinite ancora,se non hai un minimo di cultura oggi non sei nessuno, non serve sempre una laurea, ma una buona scuola ciao…

  14. il 19 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    É bello ritornare indietro nel tempo Nembo, ci riporta a quando eravamo ragazzi e ci fa sentire ancora giovani. I tuoi ricordi che hai illustrato nei particolari riportano alla mente identiche situazioni vissute un pò da tutti e siamo cresciuti, diventati adulti mantenendo fede ai principi ricevuti nel perdiodo della formazione scolastica. Grazie per il tuo inciso.

  15. il 19 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Aquila, quante peripezie vissute per sopravvivere nella estrema miseria di quel periodo. Ingiustizia nell’ingiustizia, anche allora… la legna faticosamente raccolta o la portavi alla mensa per un piatto di minestra o la portavi a casa per scaldare il focolare domestico con la tua mamma invalida. Non ce n’era per tutt’è due e tu sceglievi la mamma. Questo ti fa ancora molto onore ma i languori delle sofferenze e della fame non si dimenticano e fai bene a parlarne perché servano di monito ai giovani di oggi. Ti ringrazio.

  16. il 19 gennaio, 2014 franco .muzzioli dice:

    Caro Giuseppe ,parli del 1944, forse eri al sud dell’Italia, perchè al nord si stava ancora tra le bombe e la guerra.
    Per il resto…..non è cambiato molto….ora ci sono le scuole “parificate” ,dove paghi fior di rette ed i tuoi figli non devono dividere il banco con neri ,filippini o marocchini.
    L’uomo è difficile che cambi …che sia un capo classe, un capo bastone, un capo operaio ….o un assessore al comune, alla regione …insomma il potere grande o piccolo che sia ,convince chi lo possiede che può esercitarlo a suo interesse senza il rispetto delle regole e degli altri, abbiamo recenti esempi nella politica.
    Forse è necessario un esercizio di cultura e democrazia ….speriamo nei nostri figli …..però finchè ci saranno privilegi così eclatanti sarà difficile cambiare.

  17. il 19 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Giosuè, la Redazione del Bosco non assegna voti e non dà pagelle ma ti fa rilevare che hai commesso un errore e se fossi stato a scuola puoi immaginare quale sarebbe stato il risultato. Gabriella ti ringrazia e Giuseppe ti perdona. Ciao.

  18. il 19 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Beppe, bellissimi i tuoi ricordi che mettono in evidenza l’ingegnosità del tuo papà nel costruirti la cartella per i libri con semplici assicelle di legno ricavate dalle cassette di frutta. Simpatico il ricordo dell’orario delle lezioni regolato sul passaggio dei treni. Giusto, infine, il tuo riconoscimento sulla efficienza delle scuole di istruzione in ambito militare che tu avevi scelto come percorso di vita. Complimenti.

  19. il 19 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Grazie Gianna, anche tu descrivi un’ampia panoramica sulla situazione della scuola dei tempi passati e sull’importanza della istruzione che oggi, a maggior ragione, è ancora più valida e necessaria. É bene ricordare per noi ma soprattutto per i giovani le esperienze vissute che fanno parte della nostra storia e sono utilissime per proiettarci nel futuro con la consapevolezza di non dover tornare indietro.

  20. il 19 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Franco, hai colto in pieno la morale inserita nel mio raccontino, riguardante l’uso del potere, grande o piccolo che sia, da parte di chi ha la facoltà di usufruirne e ne conosciamo, purtroppo, i molteplici abusi.
    Hai ragione per quanto riguarda i cambiamenti post-bellici: non sono stati contemporanei in tutta l’Italia.

  21. il 20 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Riporto qui un commento pervenutomi con una mail da una cara amica che ringrazio con stima senza rivelare il nome:

    Mi hai fatto tornare indietro nel tempo anche se in tempi meno difficili, ma io ricordo che i miei compagni di scuola mi chiamavano contadina, e mi schernivano perché non avevo abiti belli come loro. Mi hai fatto sentire la tenerezza della mia maestra, tanto che oggi l’ho chiamata al telefono, lo faccio spesso ma oggi più ancora ho sentito il bisogno di ascoltare la sua voce.
    Sei sempre bravo quando scrivi, ma manchi un pò di tenerezza, forse non vuoi dimostrarla.

  22. il 20 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Grazie cara amica, sai leggere nel mio animo. Forse hai ragione, la mancanza di tenerezza che è contenuta nel mio animo ma non traspare nel mio modo di scrivere dipende inconsciamente dal mio carattere forgiato dalle tante contrarietà incontrate nella vita.
    Ne terrò conto, ancora grazie.

  23. il 20 gennaio, 2014 elisabetta8.mi dice:

    Giuseppe,,questo tuo racconto mi sa’ che riporta tanti di noi indietro nel tempo,,sono stati anni duri ma come tu ,giustamenti dici ,,ci anno forgiato,,siamo diventati quelli che oggi siamo,,persone responsabili delle nostre azioni,,sappiamo apprezzaere quello che con tanti sagrifici abbiamo costruito,,,anche il conto che la vita ci presenta,,grazie Giuseppe hai scrtto un articolo molto bello e vero,,,

  24. il 20 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Ely, sei riuscita a stimolare in me un sorriso e ti ringrazio. É vero, la nostra generazione ha vissuno anni difficili ma siamo riusciti a sopravvivere e possiamo essere orgogliosi di quanto abbiamo fatto malgrado le enormi difficoltà di quel periodo. Oggi possiamo ricordare e raccontare affinché i giovani sappiano, sperando che traggano utili benefici dalle nostre esperienze.

  25. il 21 gennaio, 2014 sandra vi dice:

    E’ vero Giuseppe la nostra generazione ,ha superato tempi duri ,ma ha formato il nostro carattere ,abbiamo lottato e positivamente contribuito ad un benessere malgado le enormi difficolta’ di quel periodo.Bello il tuo racconto ,Giuseppe io vivendo in citta’ ,ho incontrato meno problemi .Ricordo solo il grosso dus[iacere quando i miei traslocarono da una zona all’altra di Mlano e dovetti lasciare la mia scuola .Feci la 5 elementare in una nuova scuola ,con nuove compagne.Rcordo ancora con quale batticuore varcai la soglia della classe quella mattina….Invece mi accolse una signorina dolcissima la mia maestra,mi mise a mio agio ,mi aiuto’ ad inserirmi .La ricordo ancora con affetto dopo tanti anni.Grazie GIOVANNA sempre piacevoli i pezzi che scegli

  26. il 21 gennaio, 2014 giuseppe3ca dice:

    Sandra, anche tu hai vissuto esperienze del periodo scolastico che ricordi ancora con piacere perchè fanno parte della crescita e della formazione caratteriale dell’adolescenza.
    Quando si crea un’aggregazione sociale quale quella con i compagni di una classe scolastica, può essere sempre traumatico staccarsene di punto in bianco. Hai trovato una brava maestra che ha saputo comprenderti ed aiutarti. Grazie per la tua testimonianza.

  27. il 21 gennaio, 2014 anna b dice:

    Chi scriveva i nomi dei compagni era sicuramente un “paggetto”, un piccolo kapo’, che non si rendeva conto di essere uno strumento, bieco, del potere dell’insegnante e della scuola, il suo braccio armato, “ingessato”, al servizio di un’istituzione salda e imperante.
    Spero che ora non si faccia più….

  28. il 21 gennaio, 2014 Giuseppe3.ca dice:

    Si Anna! un piccolo Kapò che già da allora dimostrava ciò che sarebbe diventanto da grande. Guardiamoci intorno e scopriamo quanti ce ne sono di piccoli capi diventati grandi e a subire sono sempre i “buoni”. Grazie.