Archive for gennaio 19th, 2014

LA DOMENICA DEL BOSCO

  

barra div. rondelline gif colorate Le nostre rubriche       B.G. 23   Giuseppe_A   barra div. rondelline gif colorate     La_lavagna_d_64918      

La seconda guerra mondiale era finita. Iniziava il dopo guerra, si doveva riorganizzare il riordino e la ricostruzione di un’Italia distrutta che usciva malconcia da un conflitto bellico al quale non eravamo preparati. Imposto dagli eventi e, forse, da alleanze sbagliate. Avevamo perso!

Anno 1944 riaprivano le scuole dopo il disastroso periodo bellico. Classi numerose, superiori anche a 40 alunni e non tutti coetanei perché, nella prima classe, oltre ai bambini di sei anni venivano inseriti quelli di sette ed otto anni in quanto nei due anni precedenti non avevano frequentato per via degli eventi di guerra, degli sfollamenti e vicende varie.

 

banchi di scuola classici

 

Aule con tre file di sei banchi per un totale di 36 posti per cui in almeno 5 o 6 banchi ci si doveva stringere per stare in tre. Una pedana, una cattedra, una sedia e una lavagna di ardesia, completavano l’arredamento dell’aula. Un crocifisso appeso dietro la sedia dell’insegnante. Qualche bacchetta di gesso e uno straccio o una cimosa per la cancellatura del piano di scrittura della lavagna.

  Lavagna  

Spesso, durante le ore di lezione, bussava alla porta una delle bidelle che comunicava alla maestra di essere convocata dal Direttore in sala riunioni. La classe, rimasta senza controllo si scatenava in un vociare chiassoso. Per ovviare a tale inconveniente l’insegnate aveva escogitato lo stratagemma della nomina di un caporale di giornata: un alunno che fungeva da capoclasse. Sulla lavagna veniva tracciata una linea verticale al centro in modo da formare due colonne, su una veniva scritto “BUONI” e sull’altra “CATTIVI”. Il capoclasse prendeva posto sulla pedana della cattedra con l’impegno di scrivere sulla lavagna, nella colonna dei cattivi, i nomi di coloro che vociavano ad alta voce o che non si comportavano bene e nell’altra i nomi di quelli giudicati bravi.

  libri animati  

Il capoclasse veniva scelto generalmente tra i più grandi sia d’età che di corporatura fisica in modo da poter incutere una certa autorevolezza su coloro che doveva controllare.

Io già da allora e ancora di più oggi diffido di chi ha poteri di comando perché, da che mondo è mondo, chi esercita il potere ne fa un uso prevalentemente personale e non a beneficio della comunità della quale dovrebbe avere la responsabilità.

Infatti, il caporale di classe era solerte a scrivere tra i cattivi non solo chi si comportava male ma anche chi gli stava antipatico o aveva con lui qualche “conto” in sospeso, originando, in quel caso, ulteriore motivo di scontro. Non erano escluse reazioni di minacce o anche di eventuali ricompense da parte del soggetto scritto tra i cattivi al fine di ottenere la cancellazione del proprio nome. Ne veniva fuori una trattativa vera e propria con i risultati che si possono facilmente immaginare. Una matita, un temperalapis o qualche figurina erano sufficienti ad ottenere l’agevolazione richiesta.

  cattedra classica  

Il nome dei “buoni”, cioè di coloro che si comportavano veramente da bravi scolari, raramente veniva scritto nella lista dei “buoni”, al limite in quell’elenco poteva comparire il nome dell’amico del capoclasse. In occasioni successiva la maestra nominava un altro capoclasse ma appurato che il sistema del responsabile di classe non funzionava, aveva chiesto di mantenere in aula la bidella durante la sua assenza. Quando, però, si trattava di riunione generale di tutto il corpo insegnanti, le bidelle presenti non erano sufficienti per tutte le aule per cui l’incarico al capoclasse di giornata si ripeteva con tutte le conseguenze già descritte. Eravamo bambini ma nella mia formazione mentale avevo già visto i primi segnali dell’uso del potere in modo dispotico o per interessi personali.

mappamondo animato

 

Vi racconto un altro episodio dell’uso difforme del potere e stavolta i caporali di turno sono adulti.

Per l’istruzione della prima classe elementare erano previsti due libri: il Sussidiario e il Libro di Lettura. La mia mamma chiese alla maestra quale era il più importante perché non avrebbe potuto acquistarli tutt’è due. L’insegnante consigliò di acquistare il Sussidiario (era quello che costava di più), dicendo che le letture si sarebbero fatte in classe e quindi potevo affiancarmi al compagno di banco. I miei, privandosi di qualcosa che sarebbe stato necessario per l’alimentazione della famiglia, mi acquistarono il Sussidiario che io divoravo avidamente con gli occhi pieni di curiosità e voglia di sapere. Era il mio primo libro.

Il primo trimestre era abbondantemente avanzato quando arrivò la commissione che doveva assegnare gratuitamente i libri di testo agli alunni meno abbienti ma ne consegnavano solo uno, o il Sussidiario o il libro di lettura. Quando venne il mio turno, mi chiamarono e mi misero tra le mani una copia del Sussidiario al che dissi che quello lo avevo già, sperando che mi dessero il libro di lettura ma mi riportarono via quello che avevo già in mano e non mi diedero niente altro. Morale: rimasi senza libro di lettura. Che fine ha fatto il libro che doveva essermi assegnato? Chi ne ha tratto benefici?

  Libro   E  gif

Voglio raccontare anche un altro episodio che mi è rimasto in mente e che non è certamente edificante per chi deteneva allora il potere. É avvenuto all’inizio dell’anno scolastico nel quale frequentavo la terza classe elementare. Per ovviare al sovraffollamento delle classi era stato reperito un altro edificio in periferia decidendo di mandare nel nuovo caseggiato, preso probabilmente in affitto dal Comune, una parte degli alunni di ogni classe assegnando altra insegnante. Anche stavolta si presentò in classe la Commissione incaricata che decideva chi mandare nella nuova sede e chi invece restava. Tre persone di cui uno con un camice bianco.

La scelta non venne fatta sulla base della residenza al fine di favorire la vicinanza degli alunni alla sede scolastica da frequentare ma con una sorta di sommaria visita oculistica fecero una decimazione a giudizio insindacabile della Commissione incaricata. Fu così che ci separarono in due gruppi: a destra tutti i “signorini” ben pettinati, con il viso pulito che avevano il grembiulino blu e il fiocco giallo e a sinistra quelli con le scarpe bucate e i pantaloni con le toppe. Io ero tra quelli con le scarpe bucate e dal giorno dopo dovevo alzarmi più presto e farmi una lunga scarpinata per  raggiungere la sede lontana, con la pioggia, il vento e il tempo freddo.

Dopo un anno altra commissione e altra visita oculistica. Quando venne il mio turno spalancai gli occhi con tutta la mia rabbia per dimostrare che i miei occhi erano sani e non meritavo di essere lasciato in questa classe di esiliati. Non so se sia stato questo mio atteggiamento quasi di sfida ma fui messo da quelli da riportare alla sede centrale ritornando ai problemi del sovraffollamento delle aule.

 

img221IV Elementare

   

Dovevamo essere in democrazia ma i sistemi instaurati dal potere del ventennio continuavano a mantenersi secondo il volere dei piccoli capi che avevano il momentaneo potere.

 

Sono trascorsi settant’anni e moltissime cose sono cambiate ma l’uomo che arriva al potere, ieri come oggi, continua a gestire la cosa pubblica secondo i propri punti di vista e in moltissimi casi per il proprio tornaconto personale.

 

Cosa ne pensate? Un invito ad esprimere il vostro giudizio ma anche a raccontare qualche analogo episodio vissuto personalmente nelle vostre esperienze di vita passata e presente.

Il Bosco sarà lieto di pubblicarle.

 

Grazie cari amici, Buona Domenica.

 

Giuseppe

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§ - La grafica, le immagini e il video musicale, sono di Giovanna.

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Paul Mauriat -  Les deux guitares