Archive for dicembre, 2013

BUON 2014

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"Dalla Redazione tutta, i migliori Auguri per un Felice e sereno Anno 2014. Cercheremo di dare sempre il meglio di noi stessi e, possibilmente, di migliorarci" Giovanna - Giuseppe - Lorenzo -  Nembo - Sabrina"

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

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    agrifoglio anim.    

Le cronache giornalistiche e televisive di oggi ci sommergono con le drammatiche notizie della immigrazione clandestina dei popoli extracomunitari verso i paesi occidentali, Italia in primis come porta per l’ingresso in Europa. Gente disperata che scappa dal proprio paese per salvarsi dalle persecuzioni razziali e politiche ma soprattutto per sfuggire alla morsa della miseria e da un futuro senza prospettive, ma spesso anche per salvare la propria vita.

Ma come eravamo noi, non tanto tempo fa? Torniamo indietro solo di qualche decennio e la situazione non era tanto diversa. Ce ne dà un tipico esempio l’amico Vanny con il racconto della sua storia.

Leggiamola insieme per trarre le debite conclusioni e considerazioni da buoni amici. Grazie.

 

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Correva l'anno 1951, ero bambino, quando a Narbolia, mio paese di nascita, si è abbattuto un disastroso diluvio che ha fatto crollare la misera casa di mattoni crudi dove abitavo. Era rimasta miracolosamente in piedi solo la stanza dove c'era la mia mamma che già doveva stare su una sedia a rotelle.

L’economia familiare si reggeva con i lavori occasionali di mio padre, tutto ciò che capitava per poter racimolare qualche risorsa per alimentare la famiglia ma dopo questa botta aveva perso ogni entusiasmo e si era piano, piano lasciato andare cadendo nella trappola dell’alcol all’osteria con gli amici.

agrifoglio anim.

Quando ero in età scolastica riuscii a malapena a frequentare fino alla terza classe elementare ma eravamo in uno stato di estrema miseria e, già da ragazzino, dovetti presto adattarmi a trovare qualche lavoro per aiutare l’economia familiare in estrema povertà, si doveva pur vivere.

All’età di 14 anni ho iniziato a lavorare nell’officina di un fabbro, come apprendista per imparare un mestiere. Si lavorava tutta la settimana e anche la domenica mattina per ferrare bovini e cavalli.

 

Fabbro apprendistaApprendista fabbro

Per quattro anni mi sono dato da fare per imparare il mestiere di fabbro, arte nobile ma lavoro faticoso. Mi ero fatto i muscoli, sapevo saldare e lavorare il ferro anche se non ero un maestro ma mi resi conto, molto presto, che questo non sarebbe stato sufficiente a risolvere il problema dell'esistenza in un paese di poco più di mille abitanti e dall’economia povera basata prevalentemente sull’agricoltura e l’allevamento di bestiame.

agrifoglio anim.

A casa non avevo un letto, dormivo su una stuoia di paglia stesa per terra e per coprirmi non avevo coperte ma usavo un vecchio cappotto ormai dismesso. Anche gli indumenti che usavo per vestirmi erano capi di vestiario usati, donati dalle persone benestanti a noi, appartenenti alla misera plebe. Nella mia casa non esisteva un tavolo per riunirci a mangiare, si mangiava con due sedie, una di fronte all’altra: una per appoggiare il piatto e l’altra per sedersi. Storia molto triste la mia.

 

Non avevo ancora compiuto 19 anni quando decisi di lasciare la Sardegna, abbandonando, con grande dolore, mia madre sulla sedia a rotelle e mio padre ormai annebbiato dai fumi del vino. Tentavo l’avventura dell’emigrazione nella speranza di migliorare la mia esistenza e di poter aiutare in qualche modo la famiglia.

agrifoglio anim.

Furono anni rocamboleschi che cercherò di raccontarvi in breve. Arrivai a Bergamo e trovai un lavoro in fabbrica. Vi rimasi fino a che mi chiamarono per assolvere l’obbligo del servizio militare. Sotto le armi conseguii la patente per la guida dei camion per cui, una volta congedato tornai in Sardegna nella speranza di trovare un lavoro come camionista.

Stessa storia, niente lavoro e decisi ancora di partire, stavolta per la Germania ma anche qui il lavoro non era soddisfacente, ci rimasi un anno e ritornai a Bergamo.

  Camionista  

Qui incontrai una ragazza che mi propose di andare a lavorare come camionista con suo padre, accettai ma non potevo rimanere con lui, precario e senza assicurazione.  Con questa ragazzina era scoppiato l’amore. Con grandi sacrifici ci sposammo e in soli quattro anni mi diede tre figli meravigliosi. Trovai un altro lavoro da camionista e iniziai a stare meglio per cui tentai l’avventura di comprarmi un camion in proprio per rendermi autonomo…. ma le cose non andarano molto bene, le banche, con gli interessi sul prestito, si portavano via ciò che doveva essere il mio guadagno. In un modo o nell’altro siamo comunque sopravvissuti e sono riuscito a sistemare le cose alla meglio.

  Sposi che escono dalla chiesa  

Il richiamo della terra natia era fortissimo e nel 1977 decido il rientro in Sardegna con tutta la famiglia, confidando nel mio lavoro di esperto camionista avendo conseguito anche la patente E, la “patente grande”, valida per i camion di ogni genere e gli autoarticolati, ormai ero un esperto camionista che conosceva bene il suo lavoro.

agrifoglio anim.

Per mesi ho girato la Sardegna in lungo in largo ma nessuno mi dava lavoro.  Soldi non ce n’erano più, casa in affitto, figli piccoli, il primo frequentava la terza classe delle scuole elementari. Li vedevo giocare nella polvere e mi chiedevo ma che cosa hanno fatto di male loro? Il lavoro lo trovai finalmente a Nuoro come autista ma lontano da casa. Per tutta la settimana dormivo e mangiavo sul camion, senza lavarmi, ero diventato un barbone. Rimasi lì tre mesi poi trovai lavoro a Oristano, alla Tirso trasporti, i soldi erano pochi ma non avevo altro e dovevo resistere.

agrifoglio anim.

 Passa un po’ di tempo e un giorno ricevo una telefonata da mia sorella anch’essa emigrata in Lombardia. Mi dice chiama il tuo ex datore di lavoro, ha bisogno di te.  Lo chiamai e mi disse torna da noi: è morto un tuo collega di lavoro, gradirei che tornassi tu che conosci il lavoro e i clienti. Tornai a Bergamo da solo, ripresi il lavoro ma lasciai la famiglia in Sardegna perché i ragazzi dovevano completare l’anno scolastico in corso. Tornai a prenderli e ci trasferimmo tutti di nuovo a Bergamo. Il lavoro era soddisfacente e per me era cominciata la strada in discesa: tutto andava bene e sono riuscito a comprare casa con un mutuo, con tanta fatica, con l’aiuto dei figli e con il sostegno di Susy, mia moglie, che ancora oggi, pur essendo immobilizzato in una sedia a rotelle, mi ama come il nostro primo giorno d’amore.

agrifoglio anim.

Dimenticavo di dirvi ciò che molti amici già sanno. Il 19 maggio 2006, a seguito di una dissecazione aortica, ho rischiato di perdere la vita. Mi ha salvato uno staff di validissimi medici con un laborioso e difficile intervento chirurgico, durato oltre 12 ore, che mi ha salvato la vita ma, purtroppo, mi ha lasciato una paraparesi che non mi permette l’uso degli arti inferiori. Nell’intervento mi hanno inserito un tratto di aorta sintetica che mi consente di andare avanti e di stare qui, davanti ad un PC a chattare con voi, meravigliosi amici. Grazie a tutti.

Questa è la storia di Vanny, noto in Eldy come

 

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    ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- § - La grafica, le immagini e il video musicale sono di Giovanna -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Ernesto Cortazar  - It was love at first sight

L’Angolo del dialogo – Fatti e opinioni

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Leggo sul Corriere della Sera Sette n. 51 del 20 dicembre 2013 una lettera inviata a Beppe Severgnini e la  relativa risposta.

Interessante il titolo che Severgnini dà ed è questo: Coroncine anim.  10

 

“Il più affidabile capo del personale è Dio. Sbaglia chi non mette nel curriculum il lavoro di volontariato. La gratuità è valore. Che spesso manca nella cultura aziendale”.

 

Questa è la lettera:

Coroncine anim.  10

“Gent.mo Dott. Severgnini, ho avuto l’occasione di ascoltare una Sua intervista televisiva. Mi hanno colpito alcune Sue parole riguardo il lavoro dei giovani. Lei invitava a non vergognarsi  di scrivere sul proprio CV le attività di volontariato. Anzi, invitava calorosamente a farlo. Purtroppo, io che offro con gioia da anni  un po’ del mio tempo per i ragazzi dai 5 ai 14 annui  nel mio oratorio, mi sento rimproverare questo servizio nei miei colloqui di lavoro. Più volte mi viene sollecitato e consigliato di togliere  quella parte ma io continuo a pensare che sia giusto raccontare ciò a cui si crede. F.to Roberto Sacchiero”.

Coroncine anim.  10

Ed ecco la risposta di Severgnini:

“Per carità, Roberto, continui ad inserire gli anni all’oratorio nel suo curriculum! Se chi lo leggerà è una persona intelligente, lei guadagnerà punti. Se ne perderà, vuol dire che in quell’ufficio del personale  ci sono persone poco intelligenti. E lei vuole davvero andarci, in un posto così? Non sto santificando il volontariato, lo scoutismo,  il lavoro con i ragazzi  negli oratori  o nelle attività sportive (dove la fatica  è gestire genitori nevrotici e frustrati).

Coroncine anim.  10

Ritengo però che queste siano prove di generosità, anzi di gratuità: ed è quella che manca, spesso, , nella cultura aziendale italiana.  Peccato. Perché  la gratuità è lungimirante, tutto torna indietro moltiplicato, ed è gratificante. Perché essere buoni, quasi sempre, porta felicità.  La felicità che tutti inseguiamo  freneticamente, spesso spendendo più del dovuto. 

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Chiudendo Il Cortile dei Gentili dove davo una mano come moderatore, giorni fa, il Cardinale Ravasi ha ricordato l’unica frase di Gesù che non compare nei Vangeli. La riferisce Paolo (Atti 20,35) ed è questa: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Ora, io non so chi le abbia suggerito di non indicare nel CV il suo servizio negli oratori, caro Sacchiero. Ma le dirò: come selezionatore del personale , mi sembra più affidabile l’Onnipotente”.

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A me sembra un bellissimo quadretto, fra gli scrupoli del lettore e la risposta sicura di Severgnini. Per noi una lezione di umanità e un’occasione di dialogo. Che cosa ne pensate?

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 Giovanni Marradi - Pure Heart

http://www.youtube.com/watch?v=dCdHxRZDPLE

 

BUON NATALE

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STORIELLA DI NATALE

Durante il periodo di Natale, tanti anni or sono, il nome

del Bambino Gesù, nato così Povero e così Grande, era

spesso presente nei nostri pensieri e nei nostri discorsi.

Nelle letterine dorate,

che lo rappresentavano appena nato,

scrivevamo, con impegno, poche righe colme d’amore e di

riconoscenza, ai nostri genitori; ogni anno, il papà le

ritrovava, commosso, sotto il piatto, al pranzo di Natale.

Anche i semplici doni contribuivano a rendere gioiosa

l’atmosfera: un orsetto dal pelo corto, ricciolino; un

bambolotto di plastica; la tradizionale tombola; l’oca coi

dadi; una pistola da cowboy; un’armonica a bocca; un

trenino, con le rotaie, che funzionava a molla: quello era

il massimo!

Ricordo, papà, quel lontano mattino di Natale, quando tu

salisti pian, piano, le scale di legno, con aria

compiaciuta e ti sedesti tra noi, sul lettone, portandoci

dei doni dentro al paniere: tre mandarini, poche arachidi

ed alcune noccioline. E noi, un po’ stupiti, un po’ delusi,

cercavamo di comprendere se quello era uno dei tuoi soliti

scherzetti… Rimane, così, in me, indelebile la tua

immagine di giovane papà, il tuo grande affetto, il tuo

entusiasmo nell’insegnarci i sentimenti veri del cuore.

…Il tuo grande presepe, con lo sfondo dipinto a pennello,

le luci colorate, le casette ed il castello che tu avevi

costruito con tanto impegno e passione.

Quel presepe l’avevi promesso in un momento di grande

dolore… e la promessa fu mantenuta, fino a che noi

diventammo adulti e le tue forze, papà, vennero meno.

La sera, ci riunivamo, davanti al Bambino, commossi,

a dire una preghiera o ad ascoltare, mentre suonavi, col

tuo “prezioso” violino, le dolci lodi all’Altissimo.

Al pranzo di Natale, il nonno Vittorio non mancava mai.

Sette, otto tortellini a testa, in brodo, (allora erano

una novità), carne di manzo e gallina lessa, un po’ di

sottaceti ed infine il panettone coi canditi, riscaldato

nel forno della stufa a legna o vicino al caminetto.

Per la gioia di noi piccini, nonno Vittorio s’improvvisava

un po’ prestigiatore e un po’ pagliaccio. Faceva così

scomparire l’orologio, per poi ritrovarlo dentro le nostre

tasche. E, ancora… le espressioni buffe e gli occhi storti,

che ci divertivano tanto!

Caro papà, dopo tanti, tanti anni, poco prima di Natale,

decisi di comprare un bel giaccone, per te, volevo farti

una bella sorpresa. Arrivati alla tua casa, te lo facemmo

indossare e qualcuno, gentilmente, con tono quasi

supplichevole, ti chiese se, anche tu, potevi fargli un bel

dono. Subito lo assecondasti, non sapendo, però, di che

regalo si trattasse… e la risposta fu: “Se può venire una

settimana da noi, a trascorrere insieme il Santo Natale”.

Ti fu impossibile, stavolta, negare e quel Natale, in

famiglia, passò all’insegna della Pace e del Perdono.

Diventasti, per tua scelta, un papà e nonno super protetto

e, in due giorni, decidesti di rimanere per sempre con noi.

Se quel Bambino è nato povero per noi, l’ha fatto per

renderci ricchi di solidarietà, fratellanza ed amore.

Il Piccolo Signore aspetta sempre, in silenzio, un nostro

gesto di Pace, un sorriso Sincero, un semplice Sì.

Cecilia

 

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LA DOMENICA DEL BOSCO

 

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A dicembre comincio a girare con i miei due primi nipoti per la città, in cerca di un dono da mettere sotto l’albero di Natale. Vorrei fosse bello e consono alla loro età, mentre vedono i vari giochi li vedo soffermarsi su due giochi e valuto all’istante che vanno bene per entrambi. Certo gli occhi cercano ancora, ma io sono felice di aver trovato quello che mi serviva. Mi rimane da fare anche un pensiero per i genitori, magari piccolo ma tangibile segno. La sera del 24 dicembre ci si riunisce tutti da mia figlia perché ha la casa più spaziosa. Le donne aiutano a cucinare per il cenone mentre una si dedica alla preparazione del tavolo. La tovaglia più bella, i cristalli, i piatti e le posate vengono messe al loro posto, insieme ad un fiore e un biglietto con il nome del commensale.

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Poi tutti a tavola, i bimbi sono impazienti e vorrebbero scartare subito i loro regali sistemati sotto l’alberodi Natale con le palline tutte d’oro. I genitori dicono “no” e si mangia, vedo che i piccoli mangiano anche le verdure alle quali solitamente sono restii, ma per arrivare presto ai regali, divorano tutto in fretta.

Finita la cena, ecco la gioia  di tutti, per i grandi ed i piccini. I piccoli vedono realizzarsi il loro desiderio ed i grandi assorbono la gioia dei piccoli. Ci sono poi i regali per i grandi, ma strano manca il mio, di solito o separati o insieme i miei figli il regalo me lo fanno.

 

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Non arrivo a pormi domande, mi dicono: vai nello studio. Io ci sono, ma non vedo niente che non faccia parte dell’arredamento dello studio, pacchi o altro non vedo niente, arrivano in gruppo, accendono il P.C. e in prima pagina c’è il mio regalo. Mi regalano di visitare una delle quattro città ben in vista, Roma, Vienna, Barcellona o Strasburgo. Mi dicono pensaci un pò e dopo vieni che prepariamo il viaggio. Dico a me stessa, Roma l’ho visitata tantissimi anni fa, Vienna è vicina, mi piacerebbe Strasburgo che so essere una magnifica città ma è inverno e sono sicura che in estate non andiamo. Barcellona era la città che mi incuriosiva di più perché l’avevano già visitata i mie figli e ne avevano parlato molto bene. Opto quindi per Barcellona, sempre bellissima città. Città degli artisti di tutti i tipi e per finire del famoso Gaudì (*).

 

Las Ramlas vista dall'altoLas Ramblas vista dall'alto

Tre mesi dopo eravamo a Barcellona. Arriviamo e prendiamo alloggio in un bellissimo albergo, ci rinfreschiamo, dopo si esce per andare a mangiare. É un ristorante già previsto nel programma, non tanto bello ma riesce comunque a destare in me qualche meraviglia. La cena è tutta a base di pesce ed è squisita. Al termine della cena facciamo una piccola passeggiata e arriviamo alla Rambla dei fiori, dove i fiori colorati dal profumo intenso e inebriante riescono perfino a stordirti.

 

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Ragazzi  fermi immobili, infarinati o colorati adornano la Rambla, ma è tardi, bisogna rientrare in albergo. Questi corpi umani immobili come statue ci ripromettiamo di rivederli un altro giorno.

L’indomani siamo pronti presto, andiamo a visitare il parco Güell . Il parco come tante altre strutture, sono opera di Gaudì, ma l’industriale Eusebi Güell  aveva comprato la terra.

 

GAUDI' PARC GUELLParc Guell  - (Gaudì)

Per entrare al parco ci sono delle belle piastrelle alternate a mosaici, ci sono poi fontane, una di quelle è particolare, la custodisce un drago tutto in mosaico. Ci sono poi panchine ondulate con dei pensili sempre in mosaico, andando avanti si trovano sul soffitto animali, sole, stelle pesci, nel mezzo ci sono colone e sopra di esse sempre dei mosaici a forma di ruote con colori e disegni bellissimi. Ci inoltriamo nel parco, una meraviglia, o come dovrebbe essere un bel parco vero.

Parc Guell - I RettiliParc Guell - I rettili

Alberi, stretti sentieri, sembra di essere su una montagna sconosciuta e quasi ti perdi, poi vedi un altro mosaico e allora ti rendi conto che quella è la strada giusta. Panchine per riposare. Ci sono dei supporti che si vedono bene, ma si stenta a capire se sono tronchi d’albero o pezzi esterni, ti devi avvicinare tanto sono simili.

 

casa battloòCasa Battlò -  (Gaudì)

 

Si nota la casa di Gaudì fatta con una fantasia unica, e la casa del custode con una torre bianca e blu. Abbiamo girato tutto il giorno, e non eravamo mai sazi di vedere. Era ora di ritornare all’albergo, stanchi ma felici e appagati di tutto quello che avevamo visto. Il giorno dopo meno romantico ma bello, siamo andati nella zona dove si erano svolti i giochi Olimpici del 1992, tutto molto bello e ben conservato, lo stadio sembrava appena costruito.

 

casa Mila zzzCasa Mila - (Gaudì)

Siamo poi andati a fare una visita a Castle MONTJUIC. Forse non ho apprezzato molto il castello, lo si poteva vedere solo dall’esterno, ma  non fa niente, c’era una cosa che mi attirava molto: la teleferica che sovrasta Barcellona! Una vista mozzafiato bellissima. Per quel giorno il pezzo di gita migliore.

Un giorno è stato dedicato allo shopping e ne abbiamo approfittato largamente, per passare con calma alla Rambla dei fiori. Su una lunga Rambla tutta coperta ai lati da chioschi di fiori e figure umane immobili. É uno spettacolo, la prima volta che l’avevamo visto eravamo stanchi ed era notte per cui abbiamo voluto rivederlo.

 

La Sagrada FamiliaLa Sagrada Familia - (Gaudì)

L’indomani lo abbiamo dedicato al Tempio della Sagrada Familia, ma abbiamo potuto vedere ben poco, alcuni pilastri lavorati in modo straordinario, il grande rosone bello da non poter credere se non lo si vede, poi solo impalcature, erano i due ultimi anni di lavoro, e ci hanno fatto uscire tutti per la problemi di sicurezza. Era il mio ultimo giorno di vacanza, come regalo del Natale 2008. Bellissimo.  

     

 

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(*) Antonio Gaudì, architetto catalano (1852-1926), autore di numerose opere tra le quali la Chiesa della Sagrada Familia,  lasciata incompiuta.

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§ -  Titoli, immagini e video musicale sono di Giovanna

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Giovanni Marradi  - Forever beautiful

http://www.youtube.com/watch?v=IR7NYDEOqcI

Pensieri e non solo…!!

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L’Italia è sempre più inondata dalla contraffazione: dal vino, all’olio extravergine, con tanto di marchio DOP-IGP, ai latticini, all’abbigliamento griffato ma “taroccato”. I casi di falsificazione sono innumerevoli e comportano un discredito per i produttori onesti, per i cittadini e anche per l’ambiente.

Ciò accade perché il contraffattore non rispetta le norme a tutela dell’ambiente, commercializzando anche sostanze pericolose. Citiamo solo un dato riguardante i generi alimentari sequestrati dalle forze dell’ordine: 800Milioni di euro per il vino d’annata: il giro delle bottiglie false arriva al 5% ogni anno.

 

borse taroccate

 

Il fascino delle grandi marche non risparmia nessuno, dalla casalinga ai giovani, in grande misura, cosicché l’impero dei falsi non conosce limiti. Il lato oscuro delle grandi marche ruota attorno anche a piccoli oggetti: occhiali, fibbie, cinture, borse, felpe, jeans, scarpe, giocattoli, sigarette elettroniche, orologi, e altro ancora, riprodotti perfettamente identici agli originali, tanto da poter essere venduti anche nei negozi, nei centri commerciali, outlet, e boutique; (solo un addetto della casa costruttrice riuscirebbe a riconoscere l’inganno su alcuni prodotti ). Scoperchiare questi formicai del malaffare e risalire alla fonte è assai difficile. C’è sempre una crescente capacità imprenditoriale delle organizzazioni criminali del settore che si cela dietro persone che vendono merce contraffatta per sopravvivere, o perché sono obbligate, per varie situazioni a noi sconosciute. Fino a qualche tempo fa, si assisteva spesso al fuggi fuggi degli ambulanti nelle spiagge, nei mercati, nelle fiere, o nelle località turistiche importanti.

 

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Ora, questi timori sembrano non esistere più, gli ambulanti si sentono protetti da vere organizzazioni criminali, per le quali investimenti di questo genere costituiscono guadagni elevati a basso rischio. Lo sviluppo della tecnologia informatica e digitale ha reso estremamente facile e poco costosa la riproduzione di marchi griffati. Per chi si fosse fermato al “tarocco” cinese, che riproduce il Made in Italy, invadendo i mercati di tutto il mondo, non è al corrente che, oggi, anche gli Italiani falsificano le merci. Questa vicenda potrebbe non sembrare nuova, giacché l’Italia è sempre stata terra di contoterzisti, i quali producevono per conto delle grandi marche e, a volte in nero, con personale straniero.

 

Finanza sequestra capi taroccati

 

Attualmente, anche noi siamo arrivati a “taroccare” i prodottit, essendo ormai diventata una norma. Tutte le grandi multinazionali fanno fabbricare i loro prodotti in Cina o a Taiwan, o in paesi del terzo mondo, dove anche i bambini lavorano giorno e notte, e tutto il personale è sottopagato. Questi prodotti vengono, poi, esportati in tutto il mondo con prezzi elevatissimi, perché non sono ritenuti taroccati, forse… Perché esiste merce “ taroccata” ? Le risposte potrebbero essere molteplici, ma la più verosimile, credo, sia quella secondo la quale molte persone non possono permettersi, specialmente in periodi di grande crisi, prezzi così elevati per vestire con abiti di grandi marche, quindi, si devono accontentare dei falsi per poter apparire benestanti, con abiti griffati e fare bella figura. Tuttavia, chi usa questi metodi deteriori, acquistando i falsi, incrementa decisamente il mercato nero, lo sfruttamento, nonché la malavita.

 

merce contraffatta - profumi

 

Infine, anche per chi acquista la merce nei negozi sono state riscontrate vere e proprie truffe. Per alcuni capi di abbigliamento ed accessori, l’esercente, dopo aver fatto visionare e provare al cliente l’articolo da acquistare originale, con la scusa che quel capo era solo di prova, si reca nel retro, o magazzino e preleva il capo contraffatto. Tale stratagemma è adottato per truffare il cliente e, altresì, per limitare il danno, in caso di controlli. Nel 2012 sono stati chiusi 36 siti internet, oscurati e rimossi del web, su tutto il territorio nazionale al fine di contrastare il commercio via internet di prodotti contraffatti inclusi i medicinali. Solo nel 2011/12, inoltre, sono stati spediti direttamente a casa degli acquirenti capi ed accessori contraffatti per un volume d’affari di circa mezzo Miliardo di euro. Questo “ modus operandi ” è tuttora in vigore, medianti account creati all’insaputa delle proprietà dei marchi registrati, all’interno di siti internet, con varie modalità, per adescare l’ignaro cittadino sottoforma di saldi e stock di merce, ad esempio, usufruita solo per sfilate di moda ecc…

 

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Business  del tarocco

 

Si ricorda che oltre alle sanzioni penali previste a carico del venditore, gli acquirenti dei prodotti contraffatti, oltre a subire il sequestro dell’oggetto o della merce, andranno incontro ad una sanzione amministrativa e pecuniaria a seconda dell’articolo che verrà applicato. Il rischio è quindi di notevole entità: oltre alla beffa occorrerà metter mano anche al portafoglio. Per contrastare questi fenomeni è necessaria una forte campagna di responsabilizzazione . Occorrerebbe un progetto serio di tutti i sindaci e cittadini, decisi a non ritenere che “ l’illegalità abbia vinto”, dal momento che abbiamo avuto una notevole evasione di IRPEF e IVA di 4/6 Miliardi di euro su queste vendite illegali, solo nel 2011, con un danno enorme per lo Stato.

Mi sembra un argomento di grande attualità che ci riguarda da vicino, vogliamo confrontarci e discuterne?

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Giovanni Marradi  -  Once upon a time