L’Angolo del dialogo – Fatti e opinioni

             

Nel Venerdì di Repubblica n. 1330 del 13 settembre 2013, alle pagine 14 e 15,, nella Posta di Michele Serra, ho trovato uno scambio assai interessante fra un lettore e lo stesso Serra.

Lo metto a disposizione degli amici del blog perché lo ritengo molto utile ai fini del dialogo fra noi in questo momento di grave difficoltà che stiamo attraversando.

Dunque, scrive il lettore:

“Egregio Serra, un mio amico, padre di due figli come me, si è tolto la vita perché gli stavano togliendo il lavoro, come successe a me giusto un anno fa. Era una persona molto gentile, sorridente, simpatica, colta, molto responsabile e attaccata al lavoro dell’azienda di cui era dipendente. Non ha avuto la forza di reagire alla sventura che sta colpendo tante, troppe persone. Perdere il lavoro è un’esperienza devastante, soprattutto se non ci sono premesse e giustificazioni fondate economicamente (come quando si delocalizzano aziende in attivo, o si licenzia per questioni personali non professionali, tanto l‘articolo 18 è un ricordo del secolo scorso). Io mi aggrappo alla famiglia, facendo il precario a 50 anni, ma in giorni come questo la rabbia diventa disperazione, e le confesso che penso spesso ad azioni violente e sconsiderate, che non compio poi giusto perché conservo un senso di responsabilità civile. Penso che come me siano in tanti, sa, e mi chiedo se politici, potenti e intellettuali abbiano sentore di queste situazioni che possono diventare esplosive. So che è sbagliato e folle, ma io sento sempre più spesso frasi tipo “ci vorrebbero le Brigate Rosse” o “Bisognerebbe farsi giustizia da soli”, anche da persone che erano ragionevoli e moderate, prima…”

 

Lettera firmata

La risposta di Michele Serra, che fa precedere il tutto dal titolo

 

la seguente:

 

“Caro amico, di fronte a una morte così ingiusta – una morte per sottrazione, per perdita della dignità - non esistono risposte che non siano misere e raffazzonate. Ma provo ugualmente, visto che dopotutto è il mio mestiere,  a mettere quattro parole in croce. Il lavoro manca, il lavoro è molto meno di prima perché un intero mondo produttivo sta finendo o è già finito . Crisi dell’industria, crisi del commercio, delocalizzazione, progressivo esaurimento delle tutele di chi lavora, e una contrazione dei consumi che, francamente, non mi sembra attribuibile solamente alla mancanza di denaro, perché è anche figlia di una precedente sbornia consumista, e molti stanno imparando a vivere meglio con meno. Chi ci va di mezzo sono milioni di persone che hanno perduto il loro lavoro, perdendo con esso non solamente l’indipendenza economica, ma anche la propria identità. E non so, delle due tragedie, quale sia la più deprimente.

Conosco molto da vicino casi in cui c’è stata la forza di reagire, e andare alla riscossa; e casi, come quello del suo povero amico, in cui sono mancate le forze, o l’occasione, o la fortuna. Dalla politica ci si aspetterebbero prima di tutto parole di verità: dovrebbe dirci, soprattutto chi non fa il il demagogo di mestiere, che non torneremo MAI PIU’  a vivere come prima. E non hanno il coraggio di dircelo. E poi dovrebbero farsi in quattro, anzi in cinque, per soccorrere chi è in difficoltà da un lato (si chiama Welfare…); e per immaginare e promuovere nuove occasioni di reddito e di lavoro dall’altro. Ma viviamo ancora immersi nella fede supina nel “mercato”, in attesa che sia lui a restituirci ciò che ci ha levato, che sia lui a redistribuire risorse e quattrini negli ultimi vent’anni finiti nelle tasche di pochi e levate dalle tasche di molti. Il ceto medio è uscito distrutto da questa crisi.

Un nuovo ceto medio  impiegherà anni e forse un paio di generazioni a rinascere: ma perché possa rinascere serve una politica nuova e coraggiosa. Che non prometta fandonie, non faccia finte elemosine (tipo abolire l’Imu per poi riempire il buco con nuove tasse), e destini soldi, risorse, ricerca alle nuove frontiere del lavoro: natura, agricoltura, tutela ambientale, energie sostenibili, manutenzione del territorio, risanamento dell’edilizia degradata, un turismo più colto e in linea con il nostro patrimonio artistico… e tutto l’indotto industriale e manifatturiero che la nascita di una vera “nuova economia” si trascinerebbe dietro. Prima o poi qualcosa si muoverà: è la forza delle cose. Già adesso l’agricoltura è il solo settore dell’economia italiana che ha avuto un incremento degli occupati. Nel frattempo, rabbia e disperazione mordono, feriscono, uccidono, e accecano. Sulle Brigate rosse voglio dirle una cosa sola. Ammesso (e non concesso) che la violenza sia una pratica giustificabile, e non lo è, quei signori hanno colpito a vanvera, ucciso a casaccio. I loro obiettivi sono stati quasi sempre poveri servitori dello Stato, o professori armati solo dei loro libri, o magistrati che si battevano per una società più giusta. La violenza non rende solo violenti: rende anche imbecilli”.

 

Voglio aggiungere soltanto due puntualizzazioni al dialogo che ispirano lettera e risposta. Il primo: l’elemento internazionale. Non possono essere affrontati i problemi in un solo paese o solo nella cerchia dei paesi più ricchi, come, volenti o nolenti, sono l’Italia o l’Europa. Il secondo: una nuova politica economica per una nuova economia e civiltà non può essere affidata soltanto alle cosiddette “leve finanziarie” (anche Serra ad un certo punto accenna al problema). Abbiamo delegato troppo al mercato e alla finanza. Dobbiamo tornare indietro invece di continuare a svolgere i consueti riti e fare le consuete riverenze agli indici. Ma dialoghiamo fra noi, come sempre. Sicuramente ci sentiremo coinvolti. Grazie.

       

Richard Clayderman - Wild flower

 


COMMENTI

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  1. il 16 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Di fronte a fatti come questo tutti abbiamo il dovere di confortare, di essere vicini, di consigliare di non cedere alla violenza. Ma non è facile davvero.

  2. il 16 ottobre, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Trovarci improvvisamente di fronte ad una situazione difficile, inaspettata e senza soluzione immediata quale è la perdita del lavoro e quindi la mancanza della fonte di sostentamento per la famiglia che già con grande fatica stiamo portando avanti può causare e causa certamente uno shock demoralizzante, un forte sconvolgimento interiore con reazioni imprevedibile da individuo a individuo, come nei casi descritti. Non è facile, in molti casi, guardare in faccia l’amara realtà e sapere reagire positivamente. Certo non si deve arrivare a commettere gesti sconsiderati e di fronte al caso citato possiamo avere solo un senso di pietà. La situazione è difficilissima per tutti e forse è destinata ancora a peggiorare perché i segnali di ripresa, ammesso che ci siano, potranno dare risultati che sono ancora lontani. In attesa, facciamo appello, ancora una volta, al senso di solidarietà e al reciproco sostegno ovunque possibile, coinvolgendo tutti indistintamnete.
    Grazie Lorenzo, argomento attualissimo sul quale occorre riflettere profondamente, con serietà e responsabilità.

  3. il 16 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Pino, è una tragedia perdere il posto di lavoro. E molti non resistono fino a cedere all’irreparabile. Stiamo vicini alle persone in difficoltà, per carità umana e per evitare malaugurate “svolte” tragiche.

  4. il 16 ottobre, 2013 Nembo dice:

    Si lorenzo tutti noi ci sentiamo coinvolti in questo dramma sociale non solo economico, ma anche umano, abbiamo toccato il fondo in questa nostra Italia, sono emozioni intense che tutti noi sentiamo alla TV o, leggiamo tutti i giorni non solo di posti di lavoro persi, di fabbriche che chiudono, ma sopratutto di suicidi dovuti a questo grave fenomeno di perdita di lavoro, senza lavoro si perde dignità. Vorrei andare oltre….dico solo che senza una politica economica vera non si va da nessuna parte, siamo in una palude e non riusciamo a uscirne, altro che dire…” vedo la luce in fondo al tunnel” bisogna ridurre la forbice sulle tasse e sostenere l’area sociale per i più deboli se si vuole fare qualcosa invece nulla si fà. l’Italia si è definitivamente consegnata nelle mani del fondo monetario internazionale, Monti ha fatto molto per questo, ma il governo di Letta lo ha superato con tanto servilismo e, con la nomina di Carlo Cottarelli a commissario della Spending Review abbiamo toccato il fondo, questo non lo dico io, ma un economista Cadanadese Ellen Browen, L’Italia sta versando una montagna di soldi all’Esm pagando i propri interessi di soldi che noi abbiamo imprestato, e allora io mi chiedo ma di cosa stiamo parlando? Tutti dicono la sua ma se non arriviamo a una urgente soluzione nel mondo del lavoro avremo sempre più suicidi e, senza “funerali di stato” se la Troika dovesse arrivare in Italia con questo governo noi oltre ad essere colonizzati saremo tutti coinvolti e ci sarebbero ripercussioni in tutte le famiglie. Anche oggi ho sentito tanto bla-bla, del nostro pres. di governo e, dico ennesimo schiaffo umiliante a tutti noi, sempre più amarezza per l’ennesimo svillimento dei nostri valori che sono fondamenti e pilastri della nostra Patria. Noi facciamo appello a una riflessione, ma i nostri politici la sapranno fare!!!Un Saluto

  5. il 16 ottobre, 2013 lucia1.tr dice:

    La crisi è entrata ormai nel settimo anno, in un Paese con una politica economica stagnante che non prende seri e risolutivi. I cittadini stufi e stanchi aspettano impotenti che passi la burrasca, che avvenga un miracolo e l’economia possa ripartire. Ogni giorno vorremmo sentire parole chiare e decisioni coraggiose e risolutive da parte di chi ci governa, anche oggi si legge nei media, i nostri parlamentari stanno “cercando la copertura”, “trovando i soldi” e intanto la disoccupazione giovanile aumenta. Alla nostra generazione spetta il compito di aiutare i nostri figli a superare momenti difficili quando si trovano senza lavoro e ridare loro fiducia e speranza per un futuro migliore.

  6. il 16 ottobre, 2013 franco muzzioli dice:

    Se avessi dovuto dare una risposta allo sfortunato lettore ,avrei usato tutte le parole dette da Michele Serra,che ancora una volta si è dimostrato lucido e capace giornalista.
    La frase base di tutto il discorso è……”non torneremo MAI PIU’ a vivere come prima….” Questo lo dobbiamo dire soprattutto ai nostri figli , che per colpa del consumismo sfrenato (e nostra) , sono vissuti e vivono con l’idea illusoria che tutto e possibile e tutto è permesso.
    Si fa fatica ad arrivare alla terza settimana del mese , ma ci sono le file per acquistare l’ultimo ipod.
    Non serve andare in piazza armati, basta votare bene e fare in modo che chi ha di più dia di più , che gli evasori vengano tutti scovati e che tutti ,Stato compreso, si spenda meno.

  7. il 16 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Caro Fiorenzo Nembo, che dire di fronte al tuo accorato appello, soprattutto nei confronti del Governo? Ormai da anni siamo entrati nella logica di una politica economica sottomessa a schemi internazionali, in particolare europei. E questo andrebbe bene in termini di armonizzazione delle regole e delle strutture. Ma quando la crisi investe la produzione, i consumi, l’occupazione, i fondamenti dell’economia, non ci si può limitare alle armonizzazioni. C’è gente che deve sbarcare il lunario e che non può stringere la cinta olre un certo grado. Per questo occorrerebbe che gli organismi internazionali cambiassero modello e che i rappresentanti del nostro Stato e del nostro Governo si rendessero interpreti delle gravi difficoltà che attraversiamo, chiedendo un mutamento dei modelli operativi adottati per giudicare lo stato di salute dei sistemi. Da considerare, inolre, che ci sono Paesi che stanno peggio di noi. Che fare con il loro problemi?

  8. il 16 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Lucia, a noi senior tocca di aiutare i giovani ma non possiamo sostenere il loro futuro, che è affidato a ben altre forze che le nostre. Io noto un appiattimento degli interessi dei responsabili, che parlano di indici, di compatibilità di tipo statistico e dimenticano che le famiglie vivono sulla loro carne le ristrettezze, la perdita di lavoro, la precarietà della vita. C’è come una sorta di scollamento, anche nei termini di confronto, nei modi di affrontare le vicissitudini che ci si presentano. Anche negli organi di informazione ci sono, da una parte, i problemi del deficit, dello sforamento, della compatibilità, e dall’altra le aziende in crisi, la cassa integrazione, la disoccupazione. Due mondi separati, quasi. Per me è inconcepibile. E mi sono occupato di economia in tutta la mia vita professionale. Ripeto, inconcepibile.

  9. il 16 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Franco, d’accordo. Vorrei soltanto integrare il tuo ragionamento togliendoci un’illusione: che, cioé, basti risparmiare e spendere meno. Anche con la politica della lesina non si va da nessuna parte. Occorrono, invece, nuovi modelli, basati non sullo spreco ma sull’impiego intelligente delle risorse, occorrono nuovi lavori, risparmiatori di energia e volti al futuro, occorrono collaborazioni internazionali serie e vere, e non affidate ad intermediari finanziari che guardanio esclusivamente al loro profitto. Occorre, occorre….Occorrono Stati veri che rappresentino i cittadini. A questo punto occorrono cittadini veri. Ma come si possono chiedere, “sic et simpliciter” sacrifici su sacrifici a chi non ha che cosa offrire, neanche la speranza?

  10. il 16 ottobre, 2013 sandra vi dice:

    Perfettamente d’accordo con Serra…..”non tornera’ piu’ come prima’.Intanto insegniamo ai ns figloi cosa vuol dire rispsrmiare ,niente e’ dovuto gratis ,ma costa fatica occorre guadagnarselo.Aguzzare la mente ,si puo’ sempre trovare qualcosa da fare ,basta rimboccare le maniche e voglia di lavorare .I sacrifici dei ns vecchi sono stati vanificati dal ns eccessivo benessere.

  11. il 16 ottobre, 2013 sandra vi dice:

    Mi scuso con Giovanna nn ho ringraziata per il bel pezzo di Cloyderman,sai che me lo godo sempre.

  12. il 16 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Sandra, è vero, abbiamo ceduto alle mode ritenendo che lo sviluppo ci sarebbe stato per sempre e, naturalmente, non è così. Però, come dicevo a Franco, guai a ritenere che basti soltanto stringere la cintola e risparmiare. La crisi, risparmiando, contenendo, ecc. potrebbe diventare ancora più forte. Invece occorre cambiare modello e contare su una vera collaborazione internazionale, che metta insieme Paesi ricchi e poveri per un comune sviluppo. Ci vogliono veri statisti e vera solidarietà fra i popoli, altro che il ruolo delle banche e degli enti finanziari speculativi.

  13. il 16 ottobre, 2013 giuseppe57 dice:

    lorenzo questa situazione cela stiamo trascinando gia da molto tempo,si potrebbe fare qualcosa sia per evitare la delocalizzazione sia aper attrarre investimenti nel nostro paese, ma chi è che puo intervenire su questi problemi è solo la politica giusta che il governo deve trovare,solo in questo modo si possono creare posti di lavoro ed evitare la chiusura di tante aziende che portano allesasperazione di qualcuno che non riesce a trovare altre soluzioni,comunque togliersi la vita non fa altro che agravare il problema della famiglia,ma tutto cio è cronaca di tutti igiorni

  14. il 16 ottobre, 2013 franco muzzioli dice:

    Pienamente d’accordo Lorenzo!!!!!!!

  15. il 16 ottobre, 2013 Nembo dice:

    Lorenzo hai detto che la crisi investe occupazione, consumi, e produzione e, su questo concordo, paesi che stanno peggio di noi? Vero, ma iniziamo a sistemare il nostro paese disastrato per una politica falsa e ipocrita, per non avere più 412 suicidi senza un minuto di silenzio, ieri avevamo un’occasione per risalire un pò invece!!!Cuneo fiscale deludente, è mancato un’altra volta il coraggio di cambiare, però c’è stata molta retorica dal nostro pres. di Governo. Hai citato stati veri concordo, ma iniziamo con il nostro. la fonte di ogni potere sovrano è il popolo.

  16. il 16 ottobre, 2013 Anna B. dice:

    LA CRISI SECONDO ALBERT EINSTEIN

    La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.

  17. il 17 ottobre, 2013 Alessandro31 dice:

    Buon giorno al bosco, …. non sono un economista ne uno studioso dell’alta finanza, ma un semplice uomo della strada con saldi pricipi di vita ” perche la vita è l’unica vera ricchezza che possiedo; perciò il mio raggionamento è semplice.Se la mia attività entrasse in crisi ( non ho attivita, ma lho avuta) la prima cosa analizzerei la soluzione per ricercare le problematiche, ridurrei i consumi superflui,eliminerei i sprechi,aumenterei la produttività e potenzierei tecnologicamente l’attività.
    Ragionamento semplice, ma impossibile d’applicare perchè:
    Perche i miei collaboratori non rinucerebbero a una sola virgola dei loro introiti, le mie maestranze non rinuncerebbero ai loro consumi superflui e senza nessuna intenzione di aumentare la produttività, in questa situazione ne consegue lo sfaldamento di una unità produttiva che creava benessere per me e per altri.
    Perciò ognuno per la sua strada con l’arte di arrangiarsi, ma togliersi la vita e disprezzare ciò che di piu sacro si ha. Provate ad applicare questo raggionamento a livello istituzionale! credete sia possibile? Politici, sindacati,politici, la società tutta devono cambiare mentalità, fare dei passi indietro, la crescita ci porta all’auto distruzione e non sarebbe neanche decrescita, ma migliore apprezamento per la vita.Prima di ricercare le cause a livello europeo o mondiale io guarderei le cause all’interno della mia famiglia.

  18. il 17 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Certo, Nembo, il nostro impegno dobbiamo prima di tutto dimostrarlo nel nostro Paese ma ciò non sarà mai possibile se ci limitiamo a seguire e adottare le ricette altrui, che in definitiva favoriscono gli interessi dei più forti. Ma il problema di fondo è riformare il sistema mondiale dei rapporti fra gli Stati e di ogni Stato con il suo ambiente. Problema che dovrebbe farci tremare le vene ai polsi. Altro che quieto vivere. Occorre una sorta di rivoluzione delle idee e dei comportamenti.

  19. il 17 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Un grazie particolare a Giuseppe57, i cui interventi, concisi e precisi, rimandano ai fatti: guai a cedere, ma spesso la disperazione prende il sopravvento. Dobbiamo prendercela con chi non ha resistito?

  20. il 17 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Un grazieeeeeeeeeeeee di cuore all’amico Franco. Il confronto aiuta. Sempre.

  21. il 17 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Anna, quanto è bello questo pensiero di Einstein! Ha ragione, naturalmente. Ma si riferisce, in particolare, all’impegno che ognuno di noi deve impiegare per superare i suoi problemi. E va benissimo in questo senso. ma che cosa può fare, talvolta, il singolo di fronte a problemi che coinvolgono masse, e Stati, e finanze mondiali? Confortiamolo sempre, stiamogli vicini, diamo buoni consigli, diciamogli chiaro e tondo che non deve cedere allo scoramento, però…L’insoddisfazione, la richiesta pressante, la polemica vanno rivolte più in alto. Io dico: ad ognuno il suo al suo livello.

  22. il 17 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Alessandro, che dirti se non che condivido quello che dici? Dalla crisi non usciremo da soli, come singoli, ma dobbiamo fare quanto è nelle nostre possibilità. E soprattutto senza compiere gesti inconsulti, Ti abbraccio.

  23. il 18 ottobre, 2013 gianna dice:

    Lorenzo,la crisi e gia’ parecchio tempo che esiste, è una piaga che si allarga sempre di piu’,non voglio commentare
    chi e senza lavoro e una cosa veramente tradigica, speriamo sempre che migliorino le cose, ma il dubbio mio è che non di certo sarà eminente,ma sappiamo tutti che qui ci sono dei colpevoli senza fare nomi inutigli, sappiamo che sono a Roma, non sara’ una novita viviamo sulla terra e non sulla luna, per non saperlo auguriamoci che si diano da fare velocemente ciao..

  24. il 18 ottobre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Che dirti, Gianna? Da tanti anni si parla di riforme e non se ne fanno. Tutti si dicono d’accordo e non lo sono. In questa situazione dobbiamo confidare soprattutto nella Provvidenza.