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L’Angolo del dialogo – Fatti e opinioni

     

 

 

 E’ un articolo di Francesco Alberoni, pubblicato su Il giornale, di lunedì 7 ottobre 2013. Leggendolo mi sentivo come delle frustate addosso. Sarà perché sono un ammiratore di Alberoni. Sarà, soprattutto, perché l’argomento mi intrigava molto. Ma è meglio lasciare giudicare a voi, amici del Bosco. Come sempre l’articolo fungerà da incentivo al dialogo fra noi.

“In una società in espansione che crea, che produce, chi è competente trova lavoro, e tutti sono stimolati a imparare, a fare meglio. I genitori insegnano ai loro figli l'autodisciplina e gli insegnanti, convinti che quello che insegnano sia importante per la vita dei loro allievi, si prodigano, sono esigenti. I ragazzi crescono credendo che ci sia un ordine nel mondo, che l'applicazione e la buona volontà vengano riconosciute e premiate.

Quando invece la società attraversa un lungo periodo di disoccupazione giovanile come quello in cui stiamo vivendo, i genitori non sono più sicuri di essere nel giusto insegnando un'autodisciplina rigorosa, gli insegnanti si sentono demotivati e i ragazzi sono pieni di dubbi sull'utilità dello studio. Molti di loro, non credono più che vi sia rapporto fra merito e ricompensa. E poiché sono giovani e pieni di vita, non vanno in depressione, ma hanno un'illusoria impressione di libertà, diventano pigri e arroganti.

È un processo che deve essere fermato a tutti i costi. Guardandomi intorno mi sono accorto che sono avvantaggiati i giovani che hanno avuto un'educazione tradizionale, genitori attenti e scuole serie. Trovano lavoro con più facilità perché non sono soltanto più preparati, ma sono anche più attenti, più adattabili, più capaci di apprendere. E mi sono convinto che una scuola seria e una esperienza di lavoro hanno un effetto decisivo sull'intera esistenza. Chi arriva a trent'anni senza averla provata avrà sempre difficoltà di inserimento.

Non potendo riformare l'intero sistema educativo cerchiamo perlomeno di intervenire su questo punto. Investiamo nelle scuole tecniche e professionali che sono in stretto rapporto con il comparto produttivo della zona. Rigeneriamo le competenze del made in Italy che vanno perdute. Conosco diverse imprese o consorzi di imprese che finanziano questo tipo di formazione professionale assicurandosi il ricambio delle loro maestranze esperte. Ricordiamo che siamo in un paese in cui l'alta cultura si è sempre espressa in opere e manufatti pregiati e che potrà riprendersi solo puntando sull'alta qualità”.

Questo è l’articolo. Per me non è un problema dichiararmi d’accordo su quanto dice Alberoni. Ma ritengo sia soprattutto utile confrontarsi. Grazie dell’attenzione che vorrete dedicarmi.

     

Nicola Piovani  -  Near you