L’Angolo del dialogo – Politica ed economia

       

   

 E’ un dibattito con gli autori riportato nella rivista della Federmanager n. 42 di luglio 2013 alle pagine 33 e 34. Ne dò conto qui con grande soddisfazione in quanto mi conferma nell’idea che possono essere seguite altre vie rispetto a quella pedissequamente applicata negli ultimi anni in sede UE.

 

Dicono Ruffolo e Sylos Labini:

 

“Sarebbe necessario un nuovo compromesso storico tra il capitalismo e la democrazia, come quello che si instaurò alla fine della seconda guerra mondiale. L’esasperata finanziarizzazione dell’economia non è più sostenibile, occorre tornare a un capitalismo governato”.

 

“Giorgio Ruffolo, giornalista e saggista, già ministro della Repubblica, e Stefano Sylos Labini, ricercatore dell’Enea tra i massimi esperti di economia ambientale e di energia, con “Il film della crisi” (ed. Einaudi) hanno scritto un saggio straordinariamente lucido, in cui viene gettato uno sguardo analitico sul difficile momento che il mondo occidentale sta vivendo.

“Chiara la tesi di fondo che sottende il loro lavoro: c’è una grande questione sociale ed etica che va affrontata, rispetto alla quale la freddezza cartesiana di certi economisti che non hanno saputo prevedere la “tempesta” dentro la quale ci siamo trovati, non basta più. Nuove povertà (vedi “Il prezzo della disuguaglianza” di Joseph Stiglitz ) sollecitano una risposta che la politica e i Governi, a livello sia nazionale sia internazionale, non riescono a formulare, forse per scarsa consapevolezza e per un deficit di cultura delle classi dirigenti, sicuramente per un eccesso di miopia, alimentato da troppa avidità e ignoranza. “.

“Inutile sottolineare l’attualità del tema che ha catalizzato l’attenzione degli autori. L’ultima denuncia articolata da papa Francesco che ha detto, non facendo sconti, “In un mondo che muore di fame, non si può pensare alle banche”, appare come la silloge più efficace, l’estremo grido di allarme che testimonia che qualche cosa si è rotto, facendo saltare un modello economico e produttivo. Il clima negli ex Paesi ricchi è mutato, l’illusione ottica del benessere diffuso è evaporata, ingoiata dal debito,  l’Europa è scivolata alla periferia del mondo. A questo punto la domanda è: come fare a invertire la tendenza?”.

“Prima di tutto - esordisce Ruffolo - dobbiamo impegnarci a costruire un nuovo sistema di relazioni internazionali in cui il dollaro non sia più la moneta dominante. Contenere, poi, i movimenti di capitale di brevissimo termine con misure fiscali del tipo tobin tax e dichiarare guerra ai paradisi fiscali sono le altre azioni da intraprendere. Ridurre i divari della redistribuzione della ricchezza deve essere la stella polare dei Governi, non solo perché disuguaglianze troppo marcate sono moralmente inaccettabili, ma anche perché costituiscono un freno allo sviluppo dell’economia su scala globale”.

“Quando è cominciato il declino?”

 

“Nel luglio 2012 uno studio di James Henry di Mc Kinsey stimava il patrimonio nascosto dai super-ricchi nei paradisi fiscali in oltre 32 mila miliardi di dollari, una cifra equivalente alla somma delle economie degli Stati Uniti e del Giappone. In questa fase il capitalismo realizza l’obiettivo mancato dal movimento operaio: una vera e propria “internazionale capitalistica” che provoca enormi diseguaglianze tra capitale e lavoro e minaccia di deprimere la domanda. Questa minaccia viene fronteggiata attraverso un indebitamento sistematico che dà luogo a una “grande sbornia” del credito e ad una vera e propria inflazione finanziaria. L’indebitamento delle famiglie e delle imprese che ne risulta viene sistematicamente rinnovato, così da rendere il nuovo capitalismo finanziario un sistema nel quale i debiti non si rimborsano mai”.

“In che cosa hanno sbagliato i Governi?”

 

“Il sistema di moltiplicazione del debito avrebbe dovuto mettere in allarme, in quanto appariva chiara l’insostenibilità del modello che stava prendendo piede. Eppure i Governi hanno incentivato questo andazzo avallato, contro ogni logica, anche dalle agenzie di rating. Ma le onde del debito che si accavallano l’una sull’altra, prima o poi, s’infrangono sulla riva. È questo il momento della crisi. L’immensa liquidità creata dalle banche e dagli altri intermediari finanziari si essicca di colpo. La liquidità sparisce. Le banche cessano di farsi credito tra di loro. Ma molti hanno dimenticato che i debiti restano e devono essere pagati”.

 

“Così torna in campo la leva del denaro pubblico: ma in un contesto di risorse scarse è davvero la strada più illuminata?”.

“Per salvare il capitalismo dal collasso sono state mobilitate risorse pubbliche di una portata mai vista nella storia contemporanea. A differenza però degli anni Trenta, quando vi furono massicci interventi statali nell’economia reale (protezionismo, nuove regole, nazionalizzazioni), la crisi attuale è stata fronteggiata attraverso la sostituzione del debito privato con quello pubblico e con l’espansione della moneta da parte delle banche centrali. L’intervento dello Stato ha privilegiato il salvataggio delle banche mentre è stato molto debole sul lato della crescita. Così i Governi vengono ”puniti” per i loro disavanzi dalle agenzie di rating, riducono le spese sociali e, di conseguenza, addossano i costi della crisi sui ceti più deboli”.

 

“Sylos Labini, il saggio denuncia anche una scarsa volontà  politica: che cosa intendete esattamente? “.

“Mi spiego in termini semplici. Ci sono tre mosse fondamentali che andrebbero attuate. La prima è la restituzione alla politica del controllo dei movimenti internazionali dei capitali, quale esisteva prima della loro “liberazione”. La seconda è la riproposizione di un modello d’impresa capitalistica simile a quello profilatosi con la teoria dell’impresa manageriale: un’impresa non più prigioniera della massimizzazione del profitto nel breve periodo ma dispiegata verso una serie di azioni rivolte al suo sviluppo economico, sociale e culturale. La terza è il ritorno non al disegno di Bretton Woods ma al suo progetto rivale, quello proposto sempre a Bretton Woods da John Maynard Keynes e basato su un ordine mondiale senza egemonia americana e su una pari responsabilità dei Paesi creditori e di quelli debitori”.

 

“Il rapporto tra democrazia e capitalismo appare sempre più squilibrato. Quali fattori hanno generato questo sbilanciamento?”.

“La democrazia e il capitalismo rappresentano le due grandi forze che agiscono nell’età moderna per assicurare all’Occidente una netta superiorità sulle altre economie del mondo. La democrazia dà la possibilità di una selezione e di un ricambio tra le classi dirigenti favorendo la partecipazione e la solidarietà sociale. Il capitalismo, attraverso la mobilitazione dei fattori di produzione, permette di conseguire una crescita formidabile della produttività. Non è detto tuttavia che le due forze cooperino sempre tra loro, anzi, spesso entrano in contrapposizione perché le classi dirigenti capitalistiche cercano di appropriarsi del plusvalore per aumentare la propria ricchezza a scapito dei lavoratori”.

“Il libro denuncia anche l’eccessiva fiducia nelle politiche di stampo liberista. Il ciclo negativo che stiamo attraversando prende le mosse da questa impostazione economica e culturale?”.

 

“La liberazione dei capitali promossa agli inizi degli anni Ottanta da Ronald Reagan negli Stati Uniti e da Margaret Thatcher in Inghilterra ha determinato un completo rovesciamento dei rapporti di forza sia tra capitale e lavoro sia tra capitalismo e democrazia, poiché ha creato una condizione di fortissimo vantaggio per le grandi imprese private nei confronti degli Stati nazionali. Da quel momento la capacità d’intervento dello Stato nell’economia va incontro ad un drastico ridimensionamento, mentre i lavoratori cominciano a subire i ricatti delle delocalizzazioni produttive. Altra conseguenza da non trascurare è la rottura dell’alleanza tra capitale e lavoro, che aveva dato fiato alla grande espansione degli anni Ottanta”.

“Nel libro sostenete la centralità del capitalismo manageriale, capace di coniugare l’etica e il profitto. Non è una posizione troppo astratta?”.

 

“Nell’età compresa tra il secondo dopoguerra e le riforme di Reagan e della Thatcher il profitto aveva subito una certa riduzione della propria importanza relativa, mentre erano diventati più rilevanti altri fattori che qualificano la vita dell’azienda: l’attenzione alle relazioni sociali, l’innovazione, la cultura. Si era così affermato un capitalismo manageriale contrassegnato non solo dall’obiettivo del profitto. Con la liberazione del movimento dei capitali e l’inondazione che seguì, il profitto di breve periodo riconquista un’importanza centrale nell’economia dell’impresa, e tutte le attività finanziarie legate all’aumento della profittabilità segnano una ripresa costante e rilevante. La distribuzione di dividendi agli azionisti e la ricerca continua dell’incremento delle quotazioni azionarie diventano indice supremo di efficienza e di forza. I finanzieri conquistano così un ruolo centrale nella gestione delle grandi unità produttive imponendo la propria visione del mondo, che può essere rappresentata dal guadagno immediato da ottenere con ogni mezzo. Questo fenomeno va arginato.”.

“Il nostro presidente del Consiglio ha ricordato che l’unica vera priorità è il lavoro. Esiste uno spazio per operare scelte di politica economica di fronte a un’Europa che non vuole cedere sul piano del rigore?”.

 

“Non c’è alternativa. Le risorse per la crescita vanno trovate innanzitutto a livello europeo. A mio avviso Enrico Letta dovrà lavorare per costruire una solida alleanza con la Spagna e la Francia oltre che con gli altri Paesi europei in difficoltà quali Grecia e Portogallo. L’obiettivo è quello di avanzare proposte molto precise e concrete alla Germania, come un nuovo statuto della Banca Centrale Europea sul modello della Federal Reserve, che può intervenire per contribuire alla lotta contro la disoccupazione, l’eliminazione del fiscal compact, la mutualizzazione dei debiti dei singoli Paesi, il lancio degli Eurobond per finanziare un grande progetto di innovazione e sviluppo a livello continentale”.

 

“Nel saggio non è celato un certo scetticismo rispetto al mito della “autoregolazione” del mercato. Che significa in concreto?”.

 

“Crediamo che il futuro debba essere quello di un’economia mista dove coesistono imprese pubbliche e imprese private, specialmente in settori strategici come il credito, l’energia e le assicurazioni”.

Questo il dibattito, che personalmente mi ha aperto nuove vie di ragionamenti e approfondimenti. Dunque non è vero che la strada ormai imboccata da anni sia obbligata. Si può fare di meglio e di più per affrontare la crisi. Ma occorre tanta volontà politica e una vera rivoluzione nei programmi e negli assetti europei.

     

Ennio Morricone - The green leaves of summer


COMMENTI

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  1. il 17 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Stavolta l’impatto è impegnativo per l’argomento difficile e per la novità di alcune impostazioni: si sa che affermando un gran numero di persone le stesse cose esse alla fine si danno per scontate. E non deve essere così. Bisogna ragionare e approfondire. Rivolgo il consueto debito di riconoscenza al Padre di Stefano Sylos Labini, Paolo, che è stato il mio Maestro.

  2. il 17 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    E grazie, come sempre, a Giovanna.

  3. il 17 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Che dire, poi, di Giorgio Ruffolo, mio capo alla programmazioe e alla Fime? Ho un grande debito di riconoscenza per lui, ora e sempre.

  4. il 17 settembre, 2013 giovanna3.rm dice:

    Grazie Lorenzo per aver proposto, da ex collega, un saggio così interessante di due notevoli economisti. Non c’è dubbio che, avendo collaborato anch’io per diversi anni con Giorgio Ruffolo alla programmazione Economica prima e alla Fime, in seguito, lo stimo molto per la sua grande preparazione come economista e uomo politico, al quale sono molto affezionata. Di Stefano Sylos Labini, ho conosciuto il papà, grande uomo e scienziato.
    L’impostazione del suddetto saggio colpisce immediatamente, perché individua la situazione economica mondiale, ed europea in particolare, in maniera totalmente diversa da come è interpretata e attuata dai nostri politici, economisti e no, e la non soggezione all’UE.
    Mi sono domandata spesso come farà mai, il nostro paese, a restituire il debito pubblico, che cresce inesorabilmente ogni giorno? Trattandosi di un debito, è ovvio che dovrebbe essere restituito!
    L’esposizione che viene data nel saggio, su questo argomento, è chiarissima e mi convince totalmente. Così come i passaggi relativi alla riduzione dei divari della redistribuzione della ricchezza, la guerra ai paradisi fiscali e così via.
    Perché il nostro Governo non si avvale dei modelli economici che propongono personalità di così grande rilievo ed esperienza come Giorgio Ruffolo? E’ un aspetto che a me rimane incomprensibile.
    Un grande ringraziamento e un affettuoso saluto a Giorgio Ruffolo.

  5. il 17 settembre, 2013 riccardo2.co dice:

    Leggo nell’articolo di Lorenzo, il parere di grandi economisti, più leggo e più monta la rabbia che c’è in me, tutti dicono, dobbiamo fare sacrifici, il nostro debito pubblico è insostenibile, non voglio fare il Grillo di turno, ma il debito pubblico io penso ce vada azzerato, questo per tutti i paesi del mondo, tutto il caos degli ultimi anni è stato creato da banchieri senza scrupoli, che per arricchirsi si sono inventati la carta straccia da vendere a peso d’oro, ma chi ne ha fatto le spese siamo sempre stati noi, mentre loro dopo aver ricevuto laute liquidazioni si sono fatti da parte: perche non abbiamo chiesto il conto a questi galantuomini? Perche le nazioni che li hanno generati, non pagano al mondo il conto dei loro misfatti azzerando il debito pubblico mondiale?, vedi America in primis.
    Tra i continenti c’è ancora oggi una disuguaglianza notevole sia in fatto di politica di finanza, e non per ultimo di religione, che ci porta ad un continuo conflitto, tra poveri. Da piccolo mi è stato insegnato che la terra è di tutti, che i prodotti del sottosuolo sono di tutti, perche invece sono proprietà di pochi? Gli ambientalisti ci dicono salviamo il mondo, devi fare anche tu la tua parte, io rispondo: petrolio per tutti non chi lo estrae diventa ricchissimo e sfoggia denari e ori, mentre i suoi connazionali muoiono di fame, tutto ciò che viene estratto dalla terra e ciò che verrà dallo spazio, patrimonio dell’umanità, non proprietà di pochi, allora potremo iniziare ad intravvedere uno spiraglio di luce.
    I potenti che vogliono imporre la religione e la legge di stato con la forza, messi su di una astronave, con biglietto di sola andata al seguito del woyager, cosi avranno decine di anni per ripensare al male fatto, e cosa al contrario avessero potuto fare di buono per i loro popoli.
    Lo so caro Lorenzo la mia è pura utopia, o per meglio dire il sogno di un pazzo, che si chiede perche poi parlare parlare se tanto non ottengo niente?
    Io continuo la mia battaglia contro i mulini a vento, forse dopo la morte di questa era, ne arriverà una più equa per tutti.

  6. il 17 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Grazie, Giovanna, del tuo commento. Osservo che oggi non è il tempo degli economisti classici, che vedevano lo sviluppo affidato alla produzione di beni e sevizi e ad uno scambio, da rendere sempre meno ineguale, fra i vari paesi del mondo. No, questi modelli, basati su sacrifici e lavoro, non sono più di moda. Oggi è di moda il modello mordi e fuggi, dei guadagni rapidi e spesso di rapina, del capitalismo finanziario, che rende i paesi a volte vittime di manovre oscure, non tanto però, affidate ad operatori senza scrupoli. E da essi tutti dipendiamo. Il problema del debito, dici. Va restituito, certo, ma dovrebbe essere chiaro come si è formato. Io vedo i governanti gongolare se le varie aste in cui si offrono titoli pubblici “vanno bene” ma siamo certi che i mezzi raccolti siano quelli giusti? E che non ci siano manovre che aumentino il debito al di là del necessario?

  7. il 17 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Riccardo, dico senza mezzi termini che sono sulla tua lunghezza d’onda. E’ vero che il nostro paese può e deve essere migliorato per tante cose che non vanno, a cominciare dalla politica. Ma che debba accettare supinamente i “comandi” che gli vengono imposti da fuori e da sopra non lo ritengo giusto, anzi profondamente sbagliato. Parliamo delle regole UE? Sì, parliamone. Si stanno concentrando sulle variazioni consentite dei deficit di bilancio degli stati aderenti. Ebbene, questo non va bene né per gli stati che ne fanno parte né, soprattutto, per gli stati al di fuori della UE, che vengono tenuti al di sotto di uno sviluppo giusto e coordinato con i paesi più ricchi. La cosiddetta globalizzazione, che sembrava la panacea per tutti i malii liberando persone e capitali in tutto il mondo si è rivelata il più grande inganno.

  8. il 17 settembre, 2013 Nembo dice:

    Argomento difficile da capire su questa economia e capitalismo che ci demolisce. Il problema principale come tutti sappiamo è la mancanza di denaro, però dobbiamo pagare sempre più tasse e, sempre più il nostro debito pubblico è aggravato, le colpe di chi è stato, di chi ci ha ridotto così, lo possiamo interpretare a secondo come ognuno di noi la pensa. Per noi Italiani ora più che mai con l’incertezza e stabilità politica prima coi tecnici, ora con il governo di larghe intese che non lo capisco, aggravato da un capitalismo che ci schiaccia con la scusa delle condizioni massacranti per ottenere il sostegno dello scudo Bce e altri, lo scenario sarà sempre più peggiore. Non sono un economista e non me intendo, ma come -provocazione- dico che dopo 150anni dell’unità d’Italia non possiamo avere ancora un governo centrale. La sovranità deve ritornare agli stati, basta potere che parte da Bruxelles di imporre le politiche monetarie agli stati membri e tutto questo peggiorerà a mio parere quando sarà ratificato il Fiscal-compact, e saremo noi ad avere la presidenza ovvero 01 Gennaio 2014. Qualcuno direbbe tutto funziona, per loro per le grandi banche che impongono la legge, e tutto quindi sembra congiurare perchè l’arma l’etale resti nel cassetto perchè i tedeschi non lo vogliono, altrimenti affosserebbero anche loro, perciò anche se i tedeschi sono contro lo scudo fiscale, i mercati reagiscono in due modi, o le autorità europee sono coese e premiano i vari titoli degli stati facendo scendere i tassi specialmente i nostri, o si accaninaranno sempre di più. Ora aspettiamo che tutti da domani “forse” salta il governo e tutti poi per eventuali elezioni saranno salvatori della Patria, magari consegnadoci definitavamente nelle amni della troika Ue-Bce-Fmi, e altri. Dobbiamo dire che noi non riusceremo mai a riconquistare la fiducia dei mercati. Come dicevi tu Lorenzo, manca la volontà politica e stravolgere questi preconcetti di personalismi di assetti europei. La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sè, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi.(Russel Bertrond)

  9. il 17 settembre, 2013 wanda dice:

    non mi sento all’altezza di commentare un simile argomento, so soltanto che a noi comuni mortali sono richiesti sacrifici talvolta anche superiori alle nostre possibilità e dall’altro lato non vedo altrettante ristrettezze. Mi spiegate a che serve multare un paese che non riesce a rispettare i patti assunti? non è un ulteriore aggravamento di condizioni? Nell’articolo ho letto che la democrazia da’ la possibilita’ di una selezione e un ricambio tra le classi dirigenti favorendo la partecipazione e la solidarieta’ sociale. avete mai visto qualche dirigente cedere il passo al nuovo.

  10. il 17 settembre, 2013 giuseppe57 dice:

    in una famiglia quando le cose vanno male vuol dire che è mancata la buona gestione delle proprie risorse(quando queste ci sono)paragoniamo cosi il nostro stato ad una grande famiglia affrontando delle spese senza la dovuta sicurezza di poterle sostenere e quindi intebitandosi facendo arricchire la branca dei sostenitori,ma chissa se questi sostenitori un giorno potrebbero ritrovarsi con le mosche in mano come è già successo.

  11. il 17 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    E’ vero, Nembo, che in genere gli imbecilli sono sicuri di sé e che i savi sono pieni di dubbi. Ma sembra che questa imbecillità sia ormai prerogativa anche degli stati e degli organi sovranazionali. La verità è che il modello di funzionamento degli stati, oggi, delega ai mercati e, per essi, alle istituzioni finanziarie gran parte del funzionamento e della regolazione delle economie. Può dirsi allora che i banchieri-finanzieri impongono le loro regole a tutti e così sia. Ciò non vuol dire, naturalmente, che gli stati debbano essere completamente svincolati dalle regole di buon funzionamento e che lo sviluppo debba essere sempre prerogativa di pochi mentre tutti gli altri devono andare necessariamente in miseria. Ma questi campi dovrebbero essere riservati alla buona politica e alla collaborazione internazionale.

  12. il 17 settembre, 2013 Nembo dice:

    Volevo anche dire:17 Settembre 2013, 2300miliardi di debito pubblico continuiamo pure con l’euroBrux…d’altronde barzel..letta e Alfano con Sacco..manni ci dicono che il peggio è passato…aspettando il fiscal compact 2014…con 50miliardi l’anno per 20anni! R.I.P. Italia, altresì chiediamoci perchè dal 2008 ad oggi sono EMMIGRATI 4miloni di Italiani all’estero? La risposta credo che la sappiamo tutti. L’obiettivo deve essere concreto, attuato subito con efficenza se vogliamo salvare il salvabile, il capitalismo va emarginato. Altro che smacchiare, asfaltare poi… è molto pericoloso!

  13. il 17 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    No, Wanda, vediamo e constatiamo che tutti sono abbarbicati al loro potere anche se parlano, evidentemente a sproposito, di democrazia. Se pensiamo che al vertice del Paese c’è un uomo di 88 anni, non possiamo che tacere. Quanto alle sanzioni internazionali, hai evidentemente ragione, ma in genere non si usano sanzioni ma “consigli” forti: fate così sennò vi tagliamo i fondi.

  14. il 17 settembre, 2013 Giuseppe3,ca dice:

    L’argomento è scabroso, qualsiasi cosa si possa dire, chi è nei posti di responsabilità e di potere cercherà di dimostrare il contrario portando sempre l’acqua al proprio mulino. Nessuno vuole cambiare niente e riversa le colpe sempre sugli altri e alla fine a pagare saremo sempre e solo noi.
    Con questa politica che dura ormai da decenni abbiamo bruciato una generazione di giovani ai quali non abbiamo dato la possibilità di esprimersi, di crearsi una famiglia e di procreare. Da questo nascono tutti gli altri fenomeni negativi che poi cerchiamo di combattere .

  15. il 17 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Mah, Giuseppe, i criteri della sana economia familiare sono stati evidentemente superati, da noi come in altri paesi. Ed il mix fra le finanze dei vari stati ha creato situazioni francamente ingestibili se non attraverso limitazioni e sacrifici. Il problema è non sapere a favore di chi i sacrifici ci vengano richiesti.

  16. il 17 settembre, 2013 giuseppe57 dice:

    giuseppe si vede i sacrifici vengono richiesti sempre dalle stesse fasce di società.

  17. il 17 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Elementare, Giuseppe, elementare.

  18. il 17 settembre, 2013 giuseppe57 dice:

    elementare watson

  19. il 17 settembre, 2013 serena.mi dice:

    bravo ric, so disposta anch’io dare 1 cent euro per biglietto spaziale per tante cime de spazio

  20. il 18 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Speriamo, Serena, di non fare anche dello spazio un luogo di esperimenti fallimentari. L’umanità è capace di tutto il male possibile (come anche del bene).

  21. il 19 settembre, 2013 Anna B. dice:

    Chi guida il mondo sono le banche, sono loro che emettono denaro nel paese.
    Quando per dieci anni emettono denaro dopo un po di tempo si fermano e incominciano a far rientrare il loro prestito con un clausola chiamata interesse…
    pero c’è un problemino che se la banca mi presta 1000 euro quando rivorrà il suo denaro + interesse ipotesi 1200 e io avrò investito male il mio prestito la banca farà di tutto x riprederli..
    se questo lo sommiamo x il resto del mondo succede che le banche finchè non avranno il loro denaro dentro le loro tasche non rimetteranno mai i soldi in circolazione..ecco perche poi stiamo con le pezze di dietro.
    Loro sono coloro che governano un paese..parlamento e popolo non contano nulla

  22. il 20 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    E’ proprio questo il pericolo, Anna, che i cittadini non contano nulla, anche quando non fanno spropositi e investono bene. Osserviamo anche che bisogna mantenere gli stati e che gli stati, spesso e volentieri, sono delle idrovore insaziabili.

  23. il 20 settembre, 2013 serena.mi dice:

    ma loro posson anda perdersi infinito del loro potere lassu’ rifletteranno o scoppieranno

  24. il 21 settembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Che cosa devo dirti, Serena? Speriamo.