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LA DOMENICA DEL BOSCO

     

Puntualmente a settembre riprende la stagione della caccia con i vari calendari venatori regionali e le immancabili diatribe dialettiche, verbali e non, tra animalisti e cacciatori. I primi a sostegno degli animali e quindi contro la caccia, gli altri danno riscontro con le più svariate motivazioni in difesa della ipotetica validità del loro hobby sportivo. Noi non vogliamo entrare nel merito della disputa che si prolunga ormai da decenni, ma vogliamo ricordare e mettere in evidenza che il Bosco si esprime sempre in favore degli animali, dei quali ci consideriamo amici, con la rubrica

“Il Mondo degli animali”. 

Fatta questa premessa presentiamo oggi una simpatica novella inviataci dall’amico Riccardo di Como per proporla a tutti gli affezionati boscaioli e lo facciamo volentieri.

Buona lettura e serena Domenica a tutti.

 

 

                   

C'era una volta, in un paese lontano, ma non troppo lontano, un giovane di nome Fifi, che nella lingua locale significa:

"forte e coraggioso ma non tanto sveglio".

E' mirabile come certe lingue sappiano essere sintetiche.

Dovete sapere che da quelle parti non esistevano più animali selvatici, ma solo piccoli animali “selvatici” messi in libertà dalle associazioni dei cacciatori, per venire poi cacciati all’apertura della stagione di caccia.

   

I loro canti notturni rendevano difficile il sonno agli abitanti del villaggio ma non solo, essi commettevano una infinità di malefatte, come rubare il grano nei campi o andare a bere l'acqua nelle pozzanghere del paese, passare la notte tra gli alberi delle belle ville, ecc.-

Per tutte queste ragioni, quella del cacciatore era una professione molto rispettata e Fifi,  con i suoi compagni ricopriva questo incarico con grande diligenza.

   

Col tempo, il giovane era diventato il terrore di tutti gli animali del bosco, ma lui non si divertiva più.

Era ambizioso e voleva diventare un cacciatore di tigri.  Così tutte le sere pregava i suoi Dei: Potenti Dei, io sono FIFI, il terrore degli animali del bosco. Io so di valere molto, molto di più, datemi l'occasione e ve lo dimostrerò, fatemi diventare un cacciatore di tigri. 

Una bella mattina, vuoi per l'insistenza delle preghiere, vuoi perché Fifi, tutte le sere, sacrificava la pelle di una povera lepre in loro onore, finalmente ebbe la risposta:

Cacciatore di lepri e fagiani - una voce tonante rimbombò per il bosco - Nel mio nuovo salotto ci starebbe benissimo una bella pelle di tigre. Sei incaricato di procuramela!

   

Fifi si inginocchiò:

Potente signore della caccia, sarai ubbidito, avrai la più bella pelle di tigre che si sia mai veduta. 

Ti prego, mandami un elefante indiano, in modo che io possa salendo sulla sua groppa iniziare la caccia.

Un elefante indiano? chiese la voce, era palesemente seccata.

Non ho elefanti indiani da darti. Al massimo potrei mandarti un ippopotamo ugandese, ma temo non ti sarebbe di molto aiuto. Va, e portami quella pelle!

   

Potente Signore, dimmi, dove posso trovare i cani per stanare la tigre?

La voce, più tonante che mai, si fece di nuovo sentire: "Fifi, mi stai proprio deludendo! Prima un elefante, adesso i cani, magari mi chiederai persino un fucile! - In effetti, Signore, sarebbe la mia prossima richiesta - rispose un Fifi piuttosto intimorito.

Un fulmine s'abbatté su di un albero vicino, riducendolo istantaneamente in un mucchietto di cenere.

Volevi diventare cacciatore di tigri? Per tutti gli Dei della foresta del Borneo, portami la sua pelle! Lo dico per il tuo bene, non avrai una seconda occasione.

   

La voce era terribile e il tono era di chi non ammette replica. Fu così che, quel pomeriggio stesso, il giovane Fifi, senza elefante, senza un cane e armato solo del suo coltello da caccia, s'inoltrò nella foresta di robinie a caccia della tigre. Sul far della sera, una famiglia di tigri, composta da papà Tigre, mamma Tigre e quattro Tigrotti stava per accomodarsi nella tana per la notte. Papà Tigre chiamò a raccolta i suoi Tigrotti e fece loro un breve discorso:

Figlioli, prima di dormire ringraziamo gli Dei per avere esaudito le nostre preghiere, mandandoci anche oggi una preda stupida e facile da cacciare. Domani, come al solito, ricordatevi di offrire ciascuno due pelli di umano.

 

Mentre la famiglia Tigre al completo rivolgeva il sentito ringraziamento agli Dei, la luna illuminava gli ossicini spolpati del povero Fifi.

Voi ora vi chiederete ma c’è una morale in questo racconto? Se c'è una morale in questa favola?

Io ne ho due scegliete quella che preferite:

1)- Molti cacciatori dicono che la caccia serve per eliminare gli animali più deboli o ammalati, come avviene in natura, mentre sfogano solo il loro innato istinto preistorico;

2)- Va bene che ti chiami Fifi, sei giovane aitante ma non troppo furbo, perché purtroppo non hai fatto in tempo a capire la differenza che c’è tra cacciare piccoli esseri indifesi, e cacciare chi come una tigre, si sa difendere.

     

§ - La composizione,  la grafica, le  immagini  e il video musicale sono a cura di Giovanna

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Richard Clayderman - The dream of Olwen

http://www.youtube.com/watch?v=z-bDy1XdPr4&list=FLNSrLyPMe3ffjMLZJhkN44g&index=79