L’Angolo del dialogo – Fatti e opinioni

           

Leggo a pag. 30 de Il Giornale dell’11 agosto 2013  una lettera che mi ha fatto molto riflettere.

Scrive una lettrice:

   

“credo che mia madre e mio padre si siano amati molto, e adesso lei sta per morire. Lui, pur affranto, continua a pensare alle cose della vita perché questo la vita pretende. Dice che vorrebbe ridare il colore alle pareti di casa, che l’ultima bolletta  della luce era troppo costosa, che la giustizia fa schifo. Quando sono al capezzale di lei e sento lui che si preoccupa di certe sue cose pratiche avverto una certa stranezza in me al pensiero che due persone che si sono amate per più di cinquant’anni è come se non fossero mai state insieme.

   

Ma su questa terra esiste veramente l’amore tra un uomo e una donna? Se l’amore è quella forza potente che fonde due animi e due corpi, dovrebbe fonderli anche nella morte. Chiamiamo tragedia quella di Giulietta e Romeo, ma non è invece bellissimo che quei due ragazzi che si sono amati tanto siano anche morti insieme?”.

 

La lettrice avverte una certa stranezza e anche io l’ho avvertita nel leggere la sua lettera. E sono rimasto disorientato. Perché non ne parliamo fra noi amici? Per me l’argomento merita una riflessione.

       

Richard Clayderman - Ultime amour

http://www.youtube.com/watch?v=hjxsusxGZW0&list=FLNSrLyPMe3ffjMLZJhkN44g&index=104


COMMENTI

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  1. il 21 agosto, 2013 giovanna1.vc dice:

    Lorenzo e’ vero avverto anch’io un certo distacco dalla persona amata ,ma forse e’ un modo x proteggersi dal dolore cercando di occupare la mente con cose terrene ,certo x una figlia fa’ male ,ma se sono stati assieme x tanti anni,nel cuor suo penso abbia tanto dolore ,e a questa lettrice dico ,coraggio hai un dolore da affrontare ,pensa positivo..

  2. il 21 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    La mente umana, cara Giovanna, presenta un abisso di sensazioni e determina un abisso di comportamenti. Ma parliamone, ognuno di noi si è trovato, si trova e si troverà di fronte a fatti diversi. E chissà come ci comporteremo.O come ci siamo comportati o ci comportiamo.

  3. il 21 agosto, 2013 Giuseppe3,ca dice:

    Una persona concreta, anche dopo cinquant’anni d’unione e d’amore, conosce l’evolversi della vita, non si lascia trascinare dalle emozioni e pur soffrendo interiormente non lo dà a vedere. Pensa alla vita deve continuare, è la sua valvola di sfogo, il dolore lo tiene dentro il suo cuore, senza esteriorità e senza drammi apparenti ma per questo non possiamo condannarlo o giudicare male. La figlia dovrà comprenderlo, perdonarlo e stargli vicino perché ne ha bisogno più degli altri.

    Grazie Lorenzo per l’invito alla riflessione, l’argomento merita il nostro pensiero.

  4. il 21 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Caro Pino, sono portato a ritenere che abbia ragione tu. Ma forse la figlia ha avvertito con un certo fastidio che il padre si fa troppo trasportare dal concreto. Che forse sta poco vicino alla moglie. Che magari non le fa avvertire fisicamente la sua presenza. Comunque, di fronte ai drammi della vita il comportamento di ciascuno di noi è davvero un mistero.

  5. il 21 agosto, 2013 Giuseppe3,ca dice:

    Vero, siamo diversi l’uno dall’altro e ciò che si vede esteriormente può essere ben diverso da ciò che sentiamo e proviamo nel nostro interiore. Da buoni cristiani dobbiamo evitare di giudicare dalle apparenze.

  6. il 21 agosto, 2013 riccardo2.co dice:

    Io sono stato per una settimana tra la vita e la morte, vi posso giurare che quegli sguardi pietosi, mi infastidivano, meglio sentire parlare di cose concrete che vedere gli sguardi di chi ti sta vicino, anche se capivo benissimo che erano dettati dalla preoccupazione per il mio stato di salute.

  7. il 21 agosto, 2013 Cecilia Zenari dice:

    Spesso, noi persone non dimostriamo i nostri sentimenti più profondi, per non far soffrire i familiari accanto, anche quando accade ci si trovi, inevitabilmente, di fronte alla dipartita di un proprio familiare.
    Spesso ci si comporta in modo strano, con comportamenti che altri non comprendono, proprio cercando di soffocare un dolore profondo che non si vuole condividere ed esternare.
    Anche il continuo parlare, non dando spazio agli altri è un segno di disagio profondo.
    Perché mai giudicare comportamenti a noi incomprensibili?
    Come ci comporteremmo noi in tali situazioni di sofferenza?
    Non possiamo saperlo, perché tutto dipende dai periodi della vita, dalla nostra salute fisica e psicologica, dall’età, dagli stati d’animo; da vari fattori, a volte incomprensibili e inimmaginabili pure a noi stessi.
    La cosa importante è la nostra presenza colma d’affetto, la condivisione del nostro tempo, la disponibilità sincera, il benvolersi, comunque si presentino le situazioni.
    Tutto questo aiuta a rendere meno pesante il dolore della dipartita, senza appesantirlo con giudizi inutili e vani.
    A volte non si piange nemmeno durante l’ultimo saluto o gli ultimi momenti di vita, poiché si è convinti, e questo per il credente, che per chi sta soffrendo sarà una liberazione, un raggiungimento a Vita Nuova, Eterna, se pur colma di Mistero, anche se, purtroppo, lascerà un grande vuoto in questa nostra vita.

  8. il 21 agosto, 2013 giovanna3.rm dice:

    Grazie Lorenzo per averci invitato ad esprimere le nostre impressioni su un evento così particolare. Dal mio punto di vista, il padre sta rimuovendo il dramma, ignorandolo per sua difesa e, forse, anche per quella della figlia. E’ una reazione comprensibile, pertanto continua ad occuparsi delle faccende quotidiane per allontanare da sé la tragedia. Capisco che un simile atteggiamento possa ferire la figlia, ritenendolo privo di sensibilità. Coraggio cara amica, tu riesci ad esprimere i tuoi sentimenti senza timori: non avviene lo stesso processo nel cuore di tuo padre.

  9. il 21 agosto, 2013 Cecilia Zenari dice:

    Giulietta e Romeo non sono mai esistiti, lo sappiamo: è una storia inventata, ma togliersi la vita, rifiutando di affrontare la vita, anche nel dolore e nelle rinunce è sempre una tragedia.
    Affrontare la vita con le sue difficoltà giorno per giorno è sempre un atto eroico.
    L’eroe non è colui che fa un grande gesto nella sua vita, ma colui che affronta la vita a piccoli gesti positivi e la rende gioiosa.

  10. il 21 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Pino, siamo diversi, sia nei sentimenti che nelle manifestazioni. D’altro canto direi alla giovane lettrice che non può neppure escludersi che abbia ragione lei: che cioè i due genitori non si amano più.

  11. il 21 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    E hai ragione anche tu, Riccardo, che spesso gli sguardi pietosi infastidiscono. Solo che potrebbero essere amorevoli e pieni di condivisione.

  12. il 21 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Che dirti, Cecilia, se non che sono completamente sulla tua lunghezza d’onda, sia nell’analisi che nella sintesi finale? Grazie, cara Amica. Per chi crede la morte non è vera morte dell’anima ma il passaggio verso altre situazioni più gradite.

  13. il 21 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Ebbene, sì, Giovanna, potresti aver ragione. Il padre rimuove e la figlia, in fondo, non lo capisce. Ma è romantica e, in sintesi, le piacerebbe la morte in contemporanea dei due genitori. Solo che lo fa con un certo cipiglio e questo non va bene. A che serve scomodare Giulietta e Romeo?

  14. il 21 agosto, 2013 Nembo dice:

    Si Lorenzo come tu hai scritto il tuo articolo merita una riflessione, che io ho fatto circa due anni fa, alla morte di mio padre e di mia madre che in tre mesi li ho persi entrambi, gli stessi sono stati insieme per più di sessantanni, che dire forse amarsi può essere uno stile di vita, e mentre sapevo che stavo perdendo mio padre, al suo capezzale, vedevo gli occhi di mia madre che erano fonte di tenerezza e compressione pur soffrendo. Vero quello che hai commentato, di fronte a certi drammi della vita, ognuno di noi è diverso anche se ci rende partecipi.

  15. il 21 agosto, 2013 gianna dice:

    Anche, questo racconto e molto toccante, ma non da giudicare in modo freddo, sono tantissimi gli anni trascorsi insieme, poteva essere un amore grande ma mai espresso in modi carini vedibili, ma stiamo attenti ogni persona nel suo cuore nasconde delle verita’, quel volere fare cose nel momento meno adatto, poteva essere un messaggio per non dare dolore alla moglie di non essere preoccupato, invece era al contrario non voleva dare ancora angoscia, e cercava di reagire in questo modo freddo! quale potrebbe essere l’indifferenza,tutto potrebbe essere per nascondere il suo dolore,ma noi non sappiamo capire il suo dolore ,come poteva soffrire non acettava la verita’ crudele che sta arrivando, mi piace molto l’amore di Giulietta e Romeo la loro scelta era di morire insieme ma cerchiami di non sotto valutare altre persone che nel dolore si vergognano di piangere!! cerchiamo di capirlo questo uomo che dopo tantissimi anni, insieme pensava a tutto ma non alla perdita della sua cara voleva evadere da questo enorme dolore, ciao.

  16. il 21 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Fiorenzo Nembo, ecco il punto: forse un figlio o una figlie si aspetta che al capezzale del genitore morente l’altro/a manifesti chiari segni di partecipazione. Ciò fa parte dei segreti più importanti della vita. In sintesi lo chiamiamo amore. E non possiamo colpevolizzare una figlia che non lo avverte. Poi, giustametre, le manifestazioni concrete sono di ognuno di noi.

  17. il 21 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Puoi avere ragione tu, Gianna, i misteri dell’animo umano sono profondi profondi.

  18. il 21 agosto, 2013 wanda dice:

    l’animo umano ha in se un universo di sensazioni e modi diversi di affrontarle,io mi sono trovata ad essere molto dura con mia figlia che dopo tre mesi di matrimonio ha perso suo marito, stava cadendo in depressione in maniera irrecuperabile. Ho dovuto stringere i denti e sollecitarla anche con parole pesanti ad accettare ciò che era successo, ad andare avanti per tutti noi che eravamo ancora presenti. Credo che questo padre voglia allontanare da se il pensiero terribile della vicina perdita, con preoccupazioni più quotidiane ed affrontabili più facilmente.Direi a questa figlia di non giudicare da questi momenti di dolore, ma di riportare alla mente tutti quelli belli, dolci, teneri di cui sicuramente i suoi genitori l’avranno fatta partecipe e custodirli gelosamente nel cuore e riportali alla mente quando il dolore tornerà ad assalirla.

  19. il 21 agosto, 2013 armida.ve dice:

    La mente umana è piena di sfaccettature: ognuno elabora il dolore come si sente, allo stasso modo come dimostra l’amore.Ho visto delle persone rimaste vedove rendere la vita difficile ai figl: pretendevano tutte le attenzioni perchè erano sempre depressi si piangevano addosso.. non reagivano. Una mia amica ha perso il marito due anni fa: una coppia perfetta, completamente in simbiosi.. quarant’anni di matrimonio Tutti pensavano che lei si sarebbe lasciata andare, invece reagì. cominciò a fare volontariato. si iscrisse all’università popolare, si creò una serie di interessi, andava a casa tardi perchè (diceva) almeno non ho il tempo di pensare.
    Per me quella figlia sbaglia: lasci che il padre elabori il suo dolore come crede, e lasci stare Giulietta e Romeo!

  20. il 22 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Grazie, Wanda, del tuo contributo, basato sull’esperienza. Sì, occorrerebbe che padre e figlia fossero più vicini fra loro e vicini alla mamma, che magari non si sta accorgendo di nulla. Bisogna farsi una ragione di ciò che accade, anche se non è facile, e stare vicini l’un l’altro in un dramma che è collettivo e non certo singolo.

  21. il 22 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    E grazie anche a te, Armida. L’idea tua, come quella di tutti, è che si guardi il dramma in corso in termini positivi, e con affetto.

  22. il 22 agosto, 2013 sandra vi dice:

    Per mia personale esperienza ,nn possiamo giudicare ne capire i nostri cari .Vicini a fsteggiare i 6o anni di matrimonio ,papa si ammalo’ in modo grave .Mamma ignoro’completamente la cosa e continuo’ a vivere come se lui nn avesse niente e quando mori’ ,la udimmo sussurrargli “ti raggiungo preSto”.Solo aallora capimmo tutta la sua sofferenza ,lei aveva rifiutato di crederlo ammalato e colla sua morte a poco a poco si lascio’ andare anche lei ,nn riuscimmo a fare niente si spense come una candela dopo pochi mesi.A noi il rimpianto di nn aver capito quanto fossero uniti.

  23. il 23 agosto, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Sandra, la tua è una storia vera, che tocca profondamente le corde della nostra sensibilità. Mi verrebbe da dire: evviva l’amore ora e sempre. Grazie.

  24. il 05 settembre, 2013 anna siena dice:

    penso anche io che è per difesa ,che pensa alle cose di tutti giorni soffre troppo ,si attacca al quotidiano, come ha sempre fatto ho tanta pena per lui