L’Angolo del dialogo – Fatti e opinioni

           

Ritrovo fra i vecchi articoli conservati,  nella pagina Cultura de La Stampa del 30.9.2011, questo articolo di Gian Luigi Beccaria “Questa lingua è la mia patria”. L’ho ripreso e desidererei farne oggetto di dialogo fra noi. Che ne pensate?

 

“Fin dalle Origini, è nella letteratura che è nato e si è rafforzato il senso dell’unità nazionale. In Italia prima della nazione è venuta la lingua: la lingua della letteratura, la cui validità e tenuta hanno prefigurato sin dalle Origini un’unità nazionale immaginata e inseguita nei secoli come un desiderio. Era toccato a un poeta, a Dante, segnare la data d’inizio di quest’unità ideale, quando nel De vulgari eloquentia vide l’Italia come lo spazio geografico su cui la lingua del sì avrebbe dovuto diffondersi.

 

La parola poetica comincia a distendersi su un’unità geografica e culturale prima che essa esista realmente. L’idea e la fondazione di quest’unità linguistica sarà ancora più a fondo acquisita nel Cinquecento, sulla base dei concetti della pedagogia umanistica, che aveva fissato il canone dei buoni autori da prendere a modello per scrivere latino; per l’italiano identica decisione fu presa sin dai primi del Cinquecento, quando un veneto, Pietro Bembo, additò anche per il volgare i buoni libri degni di imitazione, i classici fiorentini dell’«aureo» Trecento, le «tre corone», Dante, Petrarca, Boccaccio. A noi mancava allora una nazione, ma la cultura umanistica, già all’avanguardia in Europa in fatto di latino, precedeva gli altri paesi quanto alla prima codificazione di una lingua volgare, tracciando in ambito culturale i confini di una normativa unitaria.

Nel corso del tempo abbiamo faticato non poco a costruirci non solo una nazione ma anche una lingua comune. La storia della nostra patria (la parola stessa) ha conosciuto le tormentate e alterne vicende che conosciamo. Oggi è soggetta addirittura a proposte di cancellazione. Sentiamo con disappunto parlare di tanto in tanto di secessione di una parte di pianura che un tempo, dicono, fu dei Celti! Oggi, a 150 anni dall’Unità raggiunta, ci sono italiani che ancora sentono di appartenere più alla «piccola» che alla «grande patria», assecondando uno spirito di fazione che in Italia ha radici antiche, ed è durato nei tempi, strettamente legato alla frammentazione politica della Penisola. Da tanta e lunga divisione dipende l’allentato sentimento patriottico-identitario di noi italiani, così diverso da quello degli altri.

 

Dante Alighieri

 

Non abbiamo mai avuto il senso profondo di una comunità nazionale, la solidità di un’appartenenza pari a quella di paesi vicini. Nel nostro però ci ha pensato la lingua della letteratura a indicare, sin dalle Origini, la forza di una perseveranza, quel desiderio o sensazione di unità che si protende nel tempo con singolare evidenza tra le pieghe delle scritture. Mi piace tra tante coglierla, fra i contemporanei, in una splendida annotazione di Raffaele La Capria: «Ogni volta che riesco a comporre una frase ben concepita, ben calibrata e precisa in ogni sua parte, una frase salda e tranquilla nella bella lingua che abito, e che è la mia patria, mi sembra di rifare l’Unità d’Italia».

 

Guido Guinizzelli

 

Quest’unità, più umilmente sotto forma di aria di famiglia, noi rifacciamo ogni giorno anche nel parlare quotidiano. Penso a certi modi correnti tratti di peso dalle patrie lettere come echi di un riconoscimento, quei modi che affondano le radici nei classici letti a scuola. Osservo che proprio Dante padre della lingua ha fornito più di altri materia al parlare e allo scrivere mediamente colto: il «natio loco», «le dolenti note», il «discendere per li rami», «perdere il ben dell’intelletto», «senza infamia e senza lode», «ma guarda e passa», «mi fa tremare le vene e i polsi», «nel mezzo del cammino di...», il «gran rifiuto», l’«uscire a riveder le stelle», il «lasciate ogni speranza o voi ch’entrate», «Galeotto fu ...» ecc. Riusciamo quotidianamente, consapevolmente o no, il patrimonio patrio della letteratura.

 

Guido Cavalcanti

 

Ma ci sono ben altre testimonianze di tenuta e continuità. Penso a come la nostra letteratura nazionale abbia contribuito a che la lingua rimanesse nei secoli vicina, strutturalmente, alla lingua delle Origini. Cosa che negli altri paesi europei non è capitato. L’italiano non è una di quelle lingue ad aver subìto nel lungo periodo cambiamenti importanti o radicali. Certi brani di Machiavelli sono scritti in un italiano che sembra ancora fresco di giornata.

 

Busto marmoreo di Ciullo o Cielo d'Alcamo

Scuola Siciliana

 

Rispetto all’italiano antico, l’italiano moderno è cambiato sì in modo apprezzabile nell’ordine delle parole, ma nel complesso, sulla mobilità vistosa tutto sommato sono prevalsi gli elementi di continuità e persistenza. Tant’è che, nel complesso, Dante è relativamente «facile da leggere» (Thomas S. Eliot). Non lo è al contrario Chaucer per un inglese, il Cid per uno spagnolo, la Chanson de Roland per un francese, che vanno tradotti perché oggi li si possa capire. Ha osservato De Mauro che dei settemila vocaboli diversi usati nella Commedia «l’86% è ancora oggi vivo e usuale e non solo nell’uso più raffinato e colto». Per questo Dante non è linguisticamente difficile. È linguisticamente molto vicino. “.

 

Questo l’articolo. Ma non sembra che la lingua nazionale sia oggi davvero di moda. Per non parlare del fatto che il concetto stesso di nazione è messo spesso sul banco degli imputati. Sì, ci mettiamo la mano sul petto quando c’è la partita della Nazionale, e ci sentiamo orgogliosi di essere italiani quando le cose vanno bene. Ma se vanno male? Se siamo chiamati ad un sacrificio o a dei sacrifici? Allora ognuno per sé. Mah. Dialoghiamo se vi va.

     

 Richard Clayderman - From a distance


COMMENTI

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  1. il 23 luglio, 2013 giovanna3.rm dice:

    Di grande fattura e interesse, secondo me, è questo articolo di Gian Luigi Beccaria.
    Come ben dice l’autore, noi italiani non abbiamo mai avuto un senso profondo di una comunità nazionale, diversamente dai paesi a noi vicini. Ricordo benissimo, d’altra parte, che negli anni ’68 e seguenti, se si parlava di “Nazione”, e ancor peggio di “Patria”, si veniva immediatamente tacciati di fascisti ed emarginati.Ora, forse,la situazione è un po’ cambiata…certo è che se si parla ancora di “secessione”….non si va troppo lontano!
    Per tornare ai primordi della nostra bella lingua, quindi al “Dolce stil novo”, non posso dimenticare la scuola Fiorentina e Guido Guinizzelli, del quale ricordo solo due
    versi della sua bellissima:

    “Al cor gentil rempaira sempre amore
    come l’ausello in selva alla verdura;”
    ……………………………….

    così come la scuola Siciliana, importantissima, da Jacopo da Lentini a Cielo d’Alcamo, e la sua famosa:

    “Rosa fresca aulentissima
    ch’apari inver la state,
    le donne ti disiano, pulzell e maritate….

    Ebbe la meglio la scuola toscana, ma con
    grandi apporti anche dall’estremo Sud e, infine, avemmo la nostra bella lingua.
    Teniamocela cara e usiamola nel modo migliore possibile!

  2. il 24 luglio, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Hai fatto un ottimo lavoro, Giovanna e ti ringrazio. Fusse che fusse l’occasione, questo articolo, di parlare d’altro rispetto a quanto ci è occorso nel recente passato? Tanti auguri, Italia, dunque. E tante cose belle a tutti noi.

  3. il 24 luglio, 2013 Carlotta dice:

    Articolo di grande spessore… indubbiamente
    Sembra più una tesi di laurea “Origini della Lingua Italiana. Dalla Lingua Antica a quella Moderna. Dante e gli Autori Contemporanei”… che un argomento di facile interpretazione e discussione… per così dire, alla portata di tutti.
    Quindi, lascio i commenti a chi certamente sarà molto più “dotto” di me in Lettere Antiche e Moderne.
    Vorrei infine aggiungere, se posso, che a mio parere nel concetto espresso da Lorenzo alla fine, non vedo il nesso con quanto espresso da Beccaria nel suo articolo.

    Tuttavia, la sua affermazione:”… Se siamo chiamati ad un sacrificio o a dei sacrifici? Allora ognuno per sé. Mah.” non mi sento di condividerla e la trovo anche profondamente ingiusta, visto che, sono anni che questi politicanti da quattro soldi ci “dissanguano” per arginare le loro ruberìe!
    Questo nostro Paese, questa nostra Patria… sono quasi riusciti ad affondarla definitivamente.
    I SACRIFICI li stiamo facendo TUTTI da un tempo infinito ormai e ne arriveranno ancora…e ancora dei nuovi, per noi e per i nostri figli! O no ??

  4. il 25 luglio, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Grazie Carlotta. La mia “chiusa” sottolineava un pericolo, non certo una condivisione. Un caro saluto.

  5. il 25 luglio, 2013 Nembo dice:

    L’Italiano è, come tutte le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far -carriera- in tutto il mondo grazie ai nostri connazionali che hanno cercato lavoro altrove. la prima cosa che viene in mente quando si riflette sulla posizione attuale del nostro “Governo” è solo negatività per non dire altro, finchè abbiamo i dinosauri che comandano, questo è il governo del nn “Fare” ma del RIMANDARE!Ho menzionato Governo nn Nazione o Patria, perchè abbiamo anche persone che giornalmente rischiano la vita per questa Patria, che credono ancora negli ideali, nel valore, nella libertà, della propria Patria nella quale con la nostra bandiera ci si trova l’identità di essere veri Italiani e nn solo quando gioca la nazionale di calcio.

  6. il 25 luglio, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Evviva Nembo, evviva. L’Italia non è espressa soltanto dai suoi governanti ma dai suoi figli di ieri, di oggi e di domani.Cittadini che la amano, la rispettano e ne parlano la dolce lingua. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra Patria.

  7. il 25 luglio, 2013 Giuseppe3,ca dice:

    L’unità di un popolo è strettamente legata anche alla uniformità del linguaggio. L’unità d’Italia e la diffusione della lingua italiana in tutto il territorio hanno certamente percorso due strade parallele non facili per entrambe le cose. Possiamo pensare di salvaguardare i linguaggi etnici regionali, ovvero i nostri dialetti che fanno parte anch’essi della nostra storia, difendendo, nel contempo sia la lingua italiana che l’unità d’Italia, ottenuta con il sacrificio di tanti patrioti per i quali manteniamo vivo il ricordo e il dovere di onorarli. Grazie Lorenzo e Giovanna, bellissimo servizio.

  8. il 27 luglio, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Ti ringrazio e ti abbraccio forte, Pino. I tuoi sentimenti e le tue valutazioni sono anche i miei.