Archive for luglio 6th, 2013

LA DOMENICA DEL BOSCO

     

 

Un’altra bella storia di “Com’eravamo”.

Ce la racconta Enrica portando sapientemente nel Bosco le memorie dell’anziana ma lucidissima nonna Linda. Leggendo ci rendiamo conto che c’è un po’ di storia di ciascuno di noi perché sono episodi di vita vissuta che abbiamo già sentito raccontare dai nostri genitori e dai nostri nonni quindi fa parte anche della nostra vita.

Ringraziamo l’amica Enrica per il suo entusiasmo nel volerci trasmettere le emozioni vissute nei suoi dialoghi con nonna Linda che vogliamo annoverare, anche lei, tra le nostre care amiche del Bosco.

Buona lettura. 

           

In un paesino in provincia di Como, chiamato Montano Lucino, e precisamente nella frazione del Ronco, nel gennaio del 1928 nasceva una bambina che veniva chiamata Licia. Questa frazione, ora è una zona residenziale, con tante belle case, ma a quei tempi era formata da un solo casale che ospitava due famiglie di contadini e aveva intorno tanta terra da coltivare. Una di questa famiglie era formata dai nonni paterni di Licia, dallo zio e dalla zia con i figli, da due zie, non sposate e dalla mamma e il papà. Filippo, il papà di Licia aveva già partecipato a due guerre e non era più giovanissimo, la mamma Elisabetta, invece era molto più giovane. Dopo il matrimonio la famiglia aumenta in fretta, in pochi anni oltre a Licia nacquero altre due figlie: Rosanna e Luigia. Anche lo zio Federico per recuperare il tempo perduto in guerra, si sposò ed ebbe tre figli maschi. Un nucleo familiare allargato, 14 persone sotto lo stesso tetto, ognuna coi propri compiti da assolvere. Licia e le sue sorelle, così come i cugini, crebbero bene malgrado lo stato di precarietà economica. Nella casa non mancava nulla perché tutto il necessario veniva prodotto da loro. Pagavano l'affitto al Conte, un nobile, proprietario di questi terreni, con il latte delle loro mucche, tutti i giorni fresco e a volte veramente tanto perché la signora contessa, moglie del conte, lo usava per farsi il bagno... proprio così, per mantenere la pelle fresca e vellutata.

 

Montano Lucino (CO)

 

Pagavano l'affitto e le spese anche con le patate e tutto quel che coglievano nell'orto, o con gli animali da cortile. Quando, per le strade del paese o mentre andavano in chiesa, si incontravano il conte e la moglie, tutti gli abitanti si toglievano il cappello e facevano la riverenza, perché era d'obbligo portare un certo rispetto ai nobili proprietari del fondo terriero.

I nonni, capostipiti della famiglia, erano considerati la parte saggia, depositari della cultura contadina. Il nonno, insieme ai figli, decideva quali fossero i campi da coltivare, seguivano una rotazione, insomma non mettevano mai lo stesso ortaggio nello stesso posto, ma cambiavano di anno in anno. Stavano molto attenti quando comperavano le sementi da altri contadini, sopratutto nelle fiere del bestiame e dell'agricoltura.

 

Famiglia numerosa

 

Chi vendeva, per imbrogliare sul peso, metteva un dito sulla stadera (bilancia a mano) per far peso ed era d'uso dire questa frase, sia dai venditori che compratori: "800 grammi per tutti, 900 grammi per pochi, un chilo di sementi per nessuno", perché era pratica comune imbrogliare sul peso. I terreni si aravano a mano o con l'aiuto dei buoi, che venivano presi in affitto per l'occasione. Il periodo della raccolta delle patate era, diciamo, festa grande: se il raccolto era soddisfacente le patate più belle erano destinate ai clienti e al Conte, le meno belle erano riservate per la famiglia. Pagavano l'affitto e potevano guadagnare qualcosa. La nonna e le zie, nel mese di agosto iniziavano a mettere nei vasetti la verdura sotto sale, che poi poteva essere usata per fare il minestrone. Si conservava anche la trippa, il soffritto per il ragù, la giardiniera, un composto di verdure miste con sugo di pomodoro e salicidato, per mantenere il tutto sano, i vasetti si mettevano poi a bollire per la sterilizzazione. Durante l'inverno, con le prugne, le albicocche e il rabarbaro si facevano le marmellate.

 

Focolare di campagna

 

Si faceva il fieno per gli animali. Nel periodo invernale gli uomini andavano nella vicina Svizzera a lavorare come manovali, spaccapietre o  stallieri nei grandi allevamenti. Nel casale era il periodo fermo per la campagna e, quando gli uomini erano assenti, le donne dovevano accudire a tutto, anche gli animali.

Licia divenne  una bella ragazzina, di carnagione chiara, occhi azzurri e capelli castani, andava sempre alla Messa con le sorelle e aiutava in casa, anche lei aveva i suoi compiti. Terminate le scuole cercò lavoro e lo trovò in una piccola azienda di tessitura,vicino casa. Una bella ragazzina così, non poteva passare inosservata... ma chi l'aveva  notata?... In realtà diversi colleghi di lavoro la corteggiavano ma lei aveva già scelto... Luigi... un giovanotto nato il 23 aprile del 1924, già qualificato aiuto capo-telaio, per cui aveva  un buono stipendio e una buona possibilità di avanzare nella professione. Di famiglia leggermente più agiata rispetto a quella di Licia, ma non certamente ricca. Nel 1938 la guerra incombeva già e il papà di Licia venne richiamato alle armi, così come lo zio,  che però fu rimandato a casa per problemi di salute.

 

Carro con buoi

 

Nel casale del Ronco malgrado uno sgomento iniziale, non era cambiato nulla, le donne di casa, le ragazze e i ragazzi oltre al lavoro nelle fabbriche della zona, assolvevano a tutti gli impegni, collaborando tra loro.  La guerra, si sa,  portava solo miseria, ma malgrado tutto riuscirono a superare e ad assolvere i loro compiti e a mandare avanti i lavori già avviati da nonni e genitori.

 

Pozzo rurale

 

Non fu per niente facile, non solo durante la guerra, ma sempre, la convivenza in queste famiglie così numerose, accettare e cercare di plasmare i caratteri di ognuno non era cosa semplice, bisognava forzatamente sapersi adattarsi.

Elisabetta, la mamma di Licia era una donna all'apparenza sottomessa, che non aveva mai potuto scegliere liberamente, nemmeno la tovaglia da mettere sul tavolo in un giorno di festa ma, forse, anche di fronte a cause di forza maggiore, la sua grande intelligenza le ha sempre consentito di evitare gli scontri in famiglia e di vivere senza astio e in armonia con tutti.

 

Cortile di casa rurale

 

Durante la guerra queste donne sono state madri, sorelle, hanno sostituito i mariti in campagna, nella compravendita di sementi e di animali da cortile e da macello. Avevano di tutto, galline conigli, maiali, tacchini, faraone e persino le quaglie, mucche da latte e vitelli da carne. Le ragazze e i cugini contribuivano in grande misura, prendevano l'acqua al pozzo, lavavano i panni nel vicino fiume, la Lura, addirittura le tre sorelle tagliavano e cucivano gli abiti per la Contessa e  al  signor Conte veniva regolarmente pagato l'affitto.

Alla fine della guerra, Filippo fece ritorno al suo amato Ronco, era provato, ma essendo di sana e robusta costituzione, non  subì danni fisici. La salute era integra e poté  riprendere il lavoro senza alcun problema, riconquistando il suo posto nella comunità. A quest’uomo furono date dallo Stato Italiano tre medaglie al merito, riconosciuto eroe dello stato per aver combattuto tre guerre ma non gli fu assegnata mai nessuna pensione.

 

Croce per merito di guerra

 

Così è la vita! I nonni  mancarono, la zia Mariuccia si sposò con un amico di Filippo, ma l'età avanzata non le consentì di avere figli e andò a vivere a Como città, rimanendo molto legata ai suoi nipoti.

I due fratelli e le cognate con i loro figli continuarono a vivere insieme.

Licia si fidanzò con Luigi, le permisero di uscire la sera per una passeggiata o un gelato, la domenica sera  andava sempre a cena  a casa del fidanzato.

Ma il mattino del lunedì, quando la mamma la svegliava  alle cinque -  prima di andare al lavoro andavano alla S.Messa -  sentiva sempre la mamma brontolare e lei diceva  al fidanzato: "non esco più, mia mamma brontola sempre." Luigi, uomo diretto, chiesee alla futura suocera il perché di questo comportamento, e alla giustificazione della suocera, fece una promessa alla fidanzata: se mai ci sposeremo, non andremo mai a vivere in famiglia. Infatti, Elisabetta veniva pressata dalle due cognate, perché permetteva alla figlia di uscire.

 

Stalla per bovini ma anche luogo caldo per riunioni serali delle famiglie rurali

 

Gli inverni si passavano nella stalla per non sprecare troppa legna: il calore degli animali e un piccolo fuoco bastavano, si facevano caldarroste o si cuoceva il mais.

Si cantavano canti popolari o si leggeva alla luce delle candele un libro, o si ricamavano le lenzuola in previsione di un matrimonio. La fisarmonica veniva suonata da qualcuno. Non avevano i bagni in casa e ogni sera, a turno, in un angolo della stalla dove c'era più caldo, tenuto ben pulito e risevato, i componenti della famiglia facevano il bagno. L'acqua veniva scaldata sul camino in un pentolone di rame e nella stufa economica che aveva una caldaia da parte.

Il gabinetto si trovava a lato della grande corte e si doveva fare un bel po' di strada prima di raggiungerlo; per questo motivo, sopratutto nelle camere, c'erano vasi da notte in ogni comodino, augurandosi di non avere mai una necessità impellente nell'arco della  giornata, perché poteva capitare di correre fin li e poi trovarlo occupato, c'era un solo gabinetto per tutti gli abitanti della corte .

Sono storie di un mondo che io non ho avuto modo di conoscere, ma che mi vengono raccontate dalla signora Linda che tutti i martedì mi aspetta. Le faccio il bagno, le metto i bigodini in testa e le pulisco l'appartamento, non sono io che aiuto lei, ma lei che aiuta me con i suoi racconti, e credetemi sono tanti, 85 anni di ricordi in una persona che non sa cosa sia il rancore. Oggi ho voluto raccontarvene una parte.

     

Ennio Morricone - The Green leaves of summer