Archive for luglio, 2013

Il mondo degli animali

         

Ogni anno, più o meno in questo periodo, il Bosco era solito pubblicare una paginetta a proposito dell'abbandono degli animali domestici a ridosso delle ferie estive. Questa volta l'idea è stata del nostro amico e Redattore Fiorenzo (Nembo), che ringraziamo di cuore.

   

Arrivano le ferie, l’estate non è sempre la stagione migliore per gli animali domestici e, di conseguenza, la storia si ripete  ogni anno. Secondo una stima,  ogni  anno  vengono abbandonati circa 135.000 animali domestici,  tra cani e gatti ,  e l’80% di questi muore per incidenti, fame o altro, mentre il restante è destinato a vivere in un canile ,con tutte le conseguenze che ne conseguono.

 

Non abbandonarmi

 

L’abbandono degli animali è un reato e , in base alla legge 189/04 , può essere punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda sino a 10.000 Euro. Se assistete a un caso di abbandono fate sentire la vostra  voce e denunciate  alla autorità giudiziaria competente  (Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale-Locale, Forestale, ecc..) l’accaduto.  I colpevoli di tale atto sono da condannare,  pertanto occorre  raccogliere tutti gli elementi possibili e necessari per  individuare i responsabili  (Targa del mezzo, località, ora, tipo di veicolo, meglio se si riesce a  filmare).

 

Ti voglio bene, non mi lasciare

 

Così facendo,  si contribuisce a far applicare le sanzioni previste dalla  legge e a fermare gli abbandoni. Non dimentichiamo mai che i nostri amici a quattro zampe ci hanno sempre riservato amore, come possiamo restituiglielo in questo orrendo modo?

       

Richard Clayderman  - Love is like a tide

 

LA DOMENICA DEL BOSCO

   

       

Gabriella, assidua lettrice e Amica del Bosco ci ha inviato questi versi con la preghiera di pubblicarli per metterli all’attenzione delle tante amiche e amici del Blog.  Dice di averli scritti in seguito ad un sogno fatto già da qualche tempo ma che è ancora ben presente nella sua mente. Tutti i sogni possono avere un significato e si prestano quindi ad una interpretazione di natura onirica di freudiana invenzione.

Tenendo presente che le due protagoniste del sogno rappresentano due mamme: quella di Gabriella e quella di suo marito, volete aprire un dialogo con la nostra Amica per esprimere il vostro pensiero e cimentarvi su quali possibili significati può avere questo sogno?

Gabriella ve ne sarà grata.

         

 

Accompagnate e sorrette

ho visto incontrarsi due anziane signore,

separate da un recinto di filo spinato.

Una camminava

come lenta essenza

sull' erba soffice di un prato,

l'altra arrancava

incespicando su un asfalto sconnesso.

Attraverso l' insidia

un sorriso luminoso,

una stretta di mano sincera.

Parole, parole di ricordi

raccolte solo dal vento.

 

   

La domenica è lunga e abbiamo ancora spazio e tempo per stare insieme per cui propongo un’altra lettura che spero possa essere gradita e destare qualche curiosità.

 

Un altro ritorno al passato per un confronto di come eravamo, ma stavolta si potrebbe anche dire “Come erano” perché in effetti il documento che prendiamo in esame, risale al 18° secolo, pervenuto fino a noi non so con quali traversie. Mi è capitato tra le mani e lo propongo per una leggiadra lettura distensiva. Sembrano regole veramente antiquate e lontane ma, attenzione, sono rimaste in vigore per secoli se si pensa che, in molti uffici privati, alcuni punti erano ancora in essere e venivano rispettati fino alla metà del secolo scorso. Poi, il progresso ha portato ad una evoluzione della figura dell’impiegato degli uffici moderni, grazie anche alla tecnologia informatica, ben diversa da quella del “Monsù Travet” di Bersezio, alle prese con calamaio, carta assorbente e pennini ricavati dalle piume d’ala dei volatili, casalinghi e non.

Lascio a voi ogni considerazione, grazie.

   

     

   

1-     Gli impiegati dell’ufficio devono scopare i pavimenti ogni mattina, spolverare i mobili, gli scaffali e le vetrine;

2-     Ogni giorno devono riempire le lampade a petrolio, pulire i cappelli e regolare  gli stoppini, e una volta la settimana dovranno lavare le finestre;

   

3-     Ciascun impiegato dovrà portare un secchio d’acqua e uno di carbone per le necessità della giornata;

4-     Tenere le penne con cura; ciascuno può fare la punta ai pennini secondo il proprio gusto;

   

5-     Questo ufficio si apre alle sette di mattina e si chiude alle otto di sera, eccettuata la domenica, nel quale giorno resterà chiuso. Ci si aspetta che ciascun impiegato passi la domenica dedicandosi alla Chiesa e contribuendo liberamente alla causa di Dio;

   

6-     Gli impiegati uomini avranno una sera libera alla settimana a scopo di svago e due sere libere se vanno regolarmente in Chiesa;

7-     Dopo che l’impiegato ha lavorato tredici ore in ufficio dovrà passare il rimanente tempo leggendo la Bibbia o altri buoni libri;

 

 

8-     Ciascun impiegato dovrà mettere da parte una somma considerevole della sua paga per gli anni della vecchiaia, in modo che egli non diventi un peso per la Società;

9-     Ogni impiegato che fuma sigari spagnoli, faccia uso di liquori in qualsiasi forma, frequenti biliardi o sale pubbliche o vada a radersi dal barbiere, ci darà una buona ragione di sospettare del suo valore, delle sue intenzioni, della sua integrità e onestà;

   

10-   L’impiegato che avrà svolto il suo lavoro fedelmente e senza errori per cinque anni, avrà un aumento di paga di cinque centesimi al giorno, ammesso che i profitti della ditta lo permettano.

   

§ - La grafica, le immagini e il video musicale sono a cura di Giovanna3.rm

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Richard Clayderman - Querida

 

L’Angolo del dialogo – Fatti e opinioni

           

Ritrovo fra i vecchi articoli conservati,  nella pagina Cultura de La Stampa del 30.9.2011, questo articolo di Gian Luigi Beccaria “Questa lingua è la mia patria”. L’ho ripreso e desidererei farne oggetto di dialogo fra noi. Che ne pensate?

 

“Fin dalle Origini, è nella letteratura che è nato e si è rafforzato il senso dell’unità nazionale. In Italia prima della nazione è venuta la lingua: la lingua della letteratura, la cui validità e tenuta hanno prefigurato sin dalle Origini un’unità nazionale immaginata e inseguita nei secoli come un desiderio. Era toccato a un poeta, a Dante, segnare la data d’inizio di quest’unità ideale, quando nel De vulgari eloquentia vide l’Italia come lo spazio geografico su cui la lingua del sì avrebbe dovuto diffondersi.

 

La parola poetica comincia a distendersi su un’unità geografica e culturale prima che essa esista realmente. L’idea e la fondazione di quest’unità linguistica sarà ancora più a fondo acquisita nel Cinquecento, sulla base dei concetti della pedagogia umanistica, che aveva fissato il canone dei buoni autori da prendere a modello per scrivere latino; per l’italiano identica decisione fu presa sin dai primi del Cinquecento, quando un veneto, Pietro Bembo, additò anche per il volgare i buoni libri degni di imitazione, i classici fiorentini dell’«aureo» Trecento, le «tre corone», Dante, Petrarca, Boccaccio. A noi mancava allora una nazione, ma la cultura umanistica, già all’avanguardia in Europa in fatto di latino, precedeva gli altri paesi quanto alla prima codificazione di una lingua volgare, tracciando in ambito culturale i confini di una normativa unitaria.

Nel corso del tempo abbiamo faticato non poco a costruirci non solo una nazione ma anche una lingua comune. La storia della nostra patria (la parola stessa) ha conosciuto le tormentate e alterne vicende che conosciamo. Oggi è soggetta addirittura a proposte di cancellazione. Sentiamo con disappunto parlare di tanto in tanto di secessione di una parte di pianura che un tempo, dicono, fu dei Celti! Oggi, a 150 anni dall’Unità raggiunta, ci sono italiani che ancora sentono di appartenere più alla «piccola» che alla «grande patria», assecondando uno spirito di fazione che in Italia ha radici antiche, ed è durato nei tempi, strettamente legato alla frammentazione politica della Penisola. Da tanta e lunga divisione dipende l’allentato sentimento patriottico-identitario di noi italiani, così diverso da quello degli altri.

 

Dante Alighieri

 

Non abbiamo mai avuto il senso profondo di una comunità nazionale, la solidità di un’appartenenza pari a quella di paesi vicini. Nel nostro però ci ha pensato la lingua della letteratura a indicare, sin dalle Origini, la forza di una perseveranza, quel desiderio o sensazione di unità che si protende nel tempo con singolare evidenza tra le pieghe delle scritture. Mi piace tra tante coglierla, fra i contemporanei, in una splendida annotazione di Raffaele La Capria: «Ogni volta che riesco a comporre una frase ben concepita, ben calibrata e precisa in ogni sua parte, una frase salda e tranquilla nella bella lingua che abito, e che è la mia patria, mi sembra di rifare l’Unità d’Italia».

 

Guido Guinizzelli

 

Quest’unità, più umilmente sotto forma di aria di famiglia, noi rifacciamo ogni giorno anche nel parlare quotidiano. Penso a certi modi correnti tratti di peso dalle patrie lettere come echi di un riconoscimento, quei modi che affondano le radici nei classici letti a scuola. Osservo che proprio Dante padre della lingua ha fornito più di altri materia al parlare e allo scrivere mediamente colto: il «natio loco», «le dolenti note», il «discendere per li rami», «perdere il ben dell’intelletto», «senza infamia e senza lode», «ma guarda e passa», «mi fa tremare le vene e i polsi», «nel mezzo del cammino di...», il «gran rifiuto», l’«uscire a riveder le stelle», il «lasciate ogni speranza o voi ch’entrate», «Galeotto fu ...» ecc. Riusciamo quotidianamente, consapevolmente o no, il patrimonio patrio della letteratura.

 

Guido Cavalcanti

 

Ma ci sono ben altre testimonianze di tenuta e continuità. Penso a come la nostra letteratura nazionale abbia contribuito a che la lingua rimanesse nei secoli vicina, strutturalmente, alla lingua delle Origini. Cosa che negli altri paesi europei non è capitato. L’italiano non è una di quelle lingue ad aver subìto nel lungo periodo cambiamenti importanti o radicali. Certi brani di Machiavelli sono scritti in un italiano che sembra ancora fresco di giornata.

 

Busto marmoreo di Ciullo o Cielo d'Alcamo

Scuola Siciliana

 

Rispetto all’italiano antico, l’italiano moderno è cambiato sì in modo apprezzabile nell’ordine delle parole, ma nel complesso, sulla mobilità vistosa tutto sommato sono prevalsi gli elementi di continuità e persistenza. Tant’è che, nel complesso, Dante è relativamente «facile da leggere» (Thomas S. Eliot). Non lo è al contrario Chaucer per un inglese, il Cid per uno spagnolo, la Chanson de Roland per un francese, che vanno tradotti perché oggi li si possa capire. Ha osservato De Mauro che dei settemila vocaboli diversi usati nella Commedia «l’86% è ancora oggi vivo e usuale e non solo nell’uso più raffinato e colto». Per questo Dante non è linguisticamente difficile. È linguisticamente molto vicino. “.

 

Questo l’articolo. Ma non sembra che la lingua nazionale sia oggi davvero di moda. Per non parlare del fatto che il concetto stesso di nazione è messo spesso sul banco degli imputati. Sì, ci mettiamo la mano sul petto quando c’è la partita della Nazionale, e ci sentiamo orgogliosi di essere italiani quando le cose vanno bene. Ma se vanno male? Se siamo chiamati ad un sacrificio o a dei sacrifici? Allora ognuno per sé. Mah. Dialoghiamo se vi va.

     

 Richard Clayderman - From a distance

Giorno triste …….

In una simile circostanza, le parole sono superflue.

Zia Nadia,  ti siamo vicini per la grave perdita

del tuo inseparabile compagno di vita

e con noi tutti gli amici di eldy..

TVB SEI NEI NOSTRI CUORI

 

LA DOMENICA DEL BOSCO

         

 

Se ne è parlato altre volte e ancora se ne parla delle cose che succedono nel rapportarsi in chat con persone che non si conoscono ma sono inizialmente gentili e si dichiarano disponibili ad una sana amicizia ma, dopo qualche scambio di convenevoli per conoscersi, non appena ritengono di essersi guadagnati la fiducia dell’occasionale amica, si rivelano degli emeriti e inqualificabili maniaci proponendo approcci di ben altra natura.

Ormai lo sappiamo e siamo diventati molto cauti prima di concedere l’amicizia soprattutto quando ci troviamo in situazioni sospette.

Ma c’è anche una parte buona che spesso ha, invece, dei risvolti positivi. Nascono amicizie vere che riescono a dare sollievo magari con un simpatico saluto, uno scambio di informazioni personali esprimendo le proprie opinioni su tantissimi argomenti d’attualità ed altro.

È un modo per sentirci integrati in un gruppo e non sentirci soli. In molti casi abbiamo anche la possibilità di pubblicare in un blog un nostro elaborato di prosa, poesia od altro, per farlo conoscere agli amici e, nel contempo, avere di ritorno un parere, un consenso, una critica. Tutto è buono per trascorrere le giornate in serenità e riempirci il tempo libero del quieto vivere quotidiano. Ma non è finita. Succede che queste persone che, in tal modo,

raggiungono un certa notorietà e, perché no, anche un minimo di successo personale, vengono immediatamente circuite e assediate per cercare di portarle da un’altra parte. È noto che le mosche corrono al miele e ognuno cerca di portare l’acqua al proprio mulino ma, mi sembra d’obbligo che sia necessario mantenere una buona etica nel rispetto degli amici che già gestiscono il blog ove ha trovato spazio la new entry del momento.

Altro fatto disdicevole è che le persone che, in qualche modo, riescono a mettersi in evidenza per la loro capacità e bravura, diventano oggetto di attacco con improperi e insulti nell’evidente scopo di demolirne la buona volontà e non si capisce quale sia la causa scatenante e per quali altri fini. Chiaramente questi inqualificabili individui dimostrano di essere persone prive di qualsiasi buona creanza.

 Più di un amico/amica in Eldy ci hanno segnalato si essere stati recentemente oggetto di simili trattamenti, ricevendo messaggi con pesanti critiche e cattiverie sui propri profili, da account con nomi di fantasia sempre diversi che vengono immediatamente cancellati. Sia chiaro che questo non potrà salvarli da una possibile denuncia.

 La prima reazione è sempre quella di rispondere per le rime… ma a chi? Ad un anonimo sconosciuto che non ha gli attributi per qualificarsi? Abbiamo la certezza che trattasi di una persona che entra in Bosco, legge quanto è stato pubblicato, poi va a scatenare le sue ingiustificate ire e i suoi complessi schizofrenici contro la persona presa di mira.

Ai nostri amici abbiamo sempre consigliato di non lasciarsi intimorire e di non prestarsi al gioco perché sarebbe proprio ciò che questi individui si illudono di poter ottenere.

 

Di contro ritengo sia giusto segnalare che molti amici ringraziano Eldy perché ha dato loro la possibilità di fare nuove conoscenze, di incontrare tanti buoni amici e di relazionarsi con loro in modo concreto e positivo.

Ci direte poi cosa ne pensate, intanto leggiamo il racconto di oggi, firmato, naturalmente, dall'amica Enrica.

Grazie gentili amiche/amici.

 

         

Poche settimane or sono siamo stati invitati dall’amica Rosa alla festa del suo paese, Passirano, in provincia di Brescia.

Il gruppo è inizialmente composto da me,  Riccardo e Intrepido e, insieme raggiungiamo Pachino e Teresa a Bergamo. Da qui ripartiamo e come sempre Pachino che, in ogni occasione, fa da Cicerone, mi dice: "vedrai che bella zona”.

Sono contenta e questo mi basta per cui non chiedetemi quale strada abbiamo fatto. Io so solo che in macchina scherziamo e ridiamo di gusto, le battute di uno o dell'altro rendono allegra la compagnia.

Ad un certo punto Pachino dice adesso entriamo nella zona chiamata Franciacorta, è una zona collinare tutta compresa nella provincia di Brescia, coltivata a viti, granoturco e frumento.

 

Vigneti Franciacorta

 

Da un lato le spighe gialle dorate, dall'altro lato si alternano i campi di granoturco e grandi estensioni di vitigni. Le viti sono coltivate con le piante basse e mi viene spiegato che rispetto ad una volta i metodi di lavorazione sono cambiati. Infatti sia per comodità ma anche per la sicurezza ora i filari sono mantenuti più bassi.

I casali agricoli sono così belli da vedere, tanto che sembrano dei dipinti. Gli Enti Locali sono impegnati a salvaguardarne l'aspetto paesaggistico e conservativo sia dal lato fisico che dal punto di vista storico/culturale: numerose infatti le testimonianze architettoniche del passato (monasteri, chiese, abbazie, ville e castelli dell'epoca medioevale).

 

Vigneti bassi

 

Il termine Franciacorta deriva dal fatto che le "curtes" erano i principali centri di commercio e venivano gestiti dai Frati Benedettini che erano esenti dal pagamento dei dazi, in quanto bonificavano le zone ed insegnavano ai contadini come curare e coltivare la terra.

Già anticamente questi terreni erano considerati adatti per le viti, infatti sono stati ritrovati vinaccioli di epoca preistorica e ne parlano i più importanti scrittori del passato, da Plinio a Virgilio e ci sono stati ritrovamenti in tutta la zona.

Ma è dal 1960 che la vite diventa il fulcro di questo territorio. Inizia la costruzione delle prime cantine e da allora si sono fatti passi da gigante tanto che è considerata da molti l'unica area italiana di produzione di vini spumanti che ha raggiunto livelli paragonabili a quelli dello Champagne francese.

Pachino mi spiega che la Franciacorta comprende diversi paesi del bresciano e arriva fino al lago d'Iseo.

 

Franciacorta - Lago d'Iseo

 

Continuiamo per raggiungere Passirano dove Rosa ci attende. Siamo arrivati prima del previsto, posteggiamo l'auto e incontriamo Rosa che ci aspettava. É impegnata come volontaria e sta svolgendo alcune mansioni, ma sapendo che saremmo arrivati avvisa i colleghi e ci invita a casa sua. I cani di Rosa ci accolgono con gioiosi scodinzolamenti. Rosa ci offre da bere, parliamo di tante cose e da qui chiamiamo al telefono un'altra amica di eldy per un saluto. Dopo aver conosciuto il figlio e le figlie di Rosa ci avviamo al ritrovo, cerchiamo un tavolo e ordiniamo la cena, Si scherza, si ride, si parla dei nostri figli, e si mangia tutti in compagnia. Rosa ci presenta anche il diacono del suo paese ma alla fine, arriva il momento di congedarci.

 

Castello di Passirano

 

Ripartiamo, arriviamo sul lago d'Iseo, precisamente a Clusane, avremmo voluto continuare per Sarnico ma c’era troppo traffico ed era già abbastanza tardi. C'è uno spettacolo di balli sui trampoli, proprio in riva al lago. Un gelato e ancora risate e poi si torna verso Bergamo e da qui ripartiamo per Como.

 

Clusane - Lago d'Iseo

 

Una serata bella, in compagnia, siamo tornati a casa tardi, ma ne vale sempre la pena, stavo scordando una cosa, Rosa mi ha detto di salutare Giuseppe3.Ca e io riferisco volentieri: si ricorda di averlo conosciuto in una riunione di Eldy a Milano e riferisce che legge costantemente i piacevoli servizi nel Bosco. Io ho fatto davvero delle belle amicizie... e con voi ho voluto condividerle. Grazie cari amici.

 

       

§ - Grafica, immagini, video musicale sono  a cura di Giovanna.

   

 Nicola Piovani - La voce della Luna

Il mondo degli animali!!

       

La nostra amica Carlotta ci invia una deliziosa storia di un'adorabile cagnolina Labrador e di un simpatico ciuchino, che siamo ben lieti di pubblicare nella nostra Rubrica dedicata agli animali. Ringraziamo molto Carlotta, Denise e Claudio.

 

     

 

Ho sempre pensato che fare questo tipo di lavoro, mi avrebbe portato continuamente a conoscere ed a rapportarmi con persone sempre diverse,  per estrazione sociale, cultura ed esperienze di vita. E' stata una scelta  fortemente voluta che in questi anni, mi ha arricchita moltissimo... Ho incontrato persone speciali che sono arrivate qui per rilassarsi... per staccare la spina, ma pur sempre con il loro bagaglio di vita...perchè ovunque si vada... lui sempre li con te. Abbiamo condiviso ogni genere di emozione, raccontandoci così... semplicemente. Dalle esperienze personali, ai racconti di lunghi viaggi, alla lettura, la pittura, la poesia, i figli, i nostri amici animali...

Denise e Claudio, una coppia bergamasca deliziosa, mi hanno parlato a lungo in questi giorni di Milka, la loro labrador, e il legame di amicizia molto speciale che la lega al loro “ciucchino” Furia. Così, ho chiesto a  Denise di raccontarcela …detto fatto! Eccola qui, scritta in diretta... seduta stante e in originale.

         

Nato sulle pendici del Monte Amiata in un allevamento di cavalli in prevalenza, alcuni asinelli..il padrone non aveva più posto per lui nella stalla, un giorno del mese di marzo l'abbiamo caricato su di un furgone che scoppiettante ha raggiunto localita' Montignoso Podere Torricchi Gambassi Terme. Intimorito, il pelo inzuppato di sudore per il viaggio, il timore, l'averlo allontanato alla mamma asina...Occhi dolci, grandi, spalancati al mondo, la lanuggine dell'inverno folta, del suo essere cucciolo, solo quattro mesi, il mantello grigio con una striatura rossastra sul dorso che disegna una croce, la croce di Sant'Andrea che contraddistingue unitamente a un medaglione sul collo, questa razza in via d'estinzione...

 

Furia

 

La sua nuova casa e' un uliveto fitto di dieci

ettari, nel verde delle colline toscane..Roberto e Lara hanno costruito con dedizione per lui, una grande stalla con la particolare e biologica tecnica dell'uso delle balle di paglia. Furia e' il nome che gli affidiamo, ha l'eleganza nobile dei cavalli, da loro forse ha imparato da cucciolo i primi movimenti...Corre felice con Milka, nel verde degli ulivi e nel cielo terso dei primi giorni di primavera.

       

 

Ha riempito il nostro cuore di gioia e i suoi ragli nella notte buia colma di stelle ci tengono compagnia, quasi a ricordarci che lui e' li' e ci aspetta con i suoi grandi occhi per una carezza, per una carota o un pezzo di pane duro...

 

         

Milka

     

E' una razza autoctona derivata dall’asino africano, introdotto in Italia dagli Etruschi o da mercanti Fenici. Oggi è allevato prevalentemente in una area limitata nel centro Italia, particolarmente in Toscana, e costituisce un nucleo numericamente ridotto (circa 1400 capi), tanto da essere considerato a rischio di estinzione. Ha il caratteristico mantello grigio sorcino con croce scapolare e zebrature più o meno marcate agli arti. Attualmente l’asino Amiatino viene utilizzato per lo sfruttamento delle aree marginali, nei tradizionali palii di cui è ricca la tradizione toscana, come animale da trekking, come cavalcatura per i bambini ed anche in onoterapia per il recupero e le terapie dei disabili. Recentemente sono stai avviati studi per utilizzare l’asino dell’Amiata per la produzione di latte come già avviene per altre razze asinine. Il latte d’asina, il più simile al latte materno, è un alimento dalle caratteristiche singolari che riveste una grande importanza dal punto di vista medico e nutrizionale, assolutamente indispensabile soprattutto nei casi di intolleranza da parte dei neonati verso il latte artificiale e ancor più nelle allergie al latte vaccino. Lo scarso contenuto di grassi, ma con un’elevata componente di acidi grassi insaturi, lo rendono inoltre particolarmente indicato per i soggetti anziani nella cura e prevenzione delle patologie geriatriche come aterosclerosi, osteoporosi e patologie cardiovascolari. Infine può trovare interessante impiego nell’industria della cosmesi. La produzione di latte d’asina, quindi, presenta prospettive di mercato interessanti, e può costituire nelle aree agricole vocate, una scelta produttiva innovativa per l’impresa agricola che in alcuni contesti ha necessità di individuare nuovi sbocchi di mercato.

   

(dal web)

   

 Ennio Morricone  - Il Gatto