Archive for maggio 4th, 2013

LA DOMENICA DEL BOSCO

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Maggio è il mese dedicato alla Madonna, è il mese delle rose ma non possiamo dimenticare che è anche il mese dell’amore per il rifiorire della vita nel regno floreale, nel regno della fauna e, ammettiamolo, anche tra noi umili esseri umani. Quanti amori sono nati ai primi tepori della primavera, molti sono sbocciati e fioriti dando seguito alla continuità della vita, altri sono rimasti nei rimpianti della mente ma ancora possono destare emozioni al solo ricordo.

 

rose che coltivo

L’amico Ottorino ci riporta in questi versi una delle sue prime emozioni del cuore.

Leggiamoli insieme e commentiamoli magari riportando il ricordo di una nostra analoga emozione vissuta nelle prime schermaglie amorose giovanili.

 

nel mio giardino

 

Mi ritorna in mente, perché in due sole righe annuncia tutto un programma, anzi tutto un poema, l’inizio del primo canto dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto:

     

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,

le cortesie, l’audaci imprese io canto,

 

Fate come l’Ariosto ma attenzione, però, i ricordi possono provocare un’accelerazione dei battiti cardiaci anche in età adulta per cui, ai deboli di cuore, si consiglia di non eccedere con ricordi troppo audaci. Buona domenica amici, riviviamo le nostre emozioni in queste belle pagine del nostro Bosco incantato.

     

 

Iniziando il ballo sardo,

eravamo più di duecento,

giovani e maturi,

al gran veglione,

ignorando che premi

si davano ai vincitori.

Le donne venivano (mascherate) (1)

e a gara si sceglievano

il cavaliere,

come stabilito dal locale uso.

Ella venne al mio fianco,

allacciando il suo braccio

al mio con forza

e dolce armonia.

Io, ragazzo,

mi sentii irradiare

di felicità struggente

e sconvolto,

anche per il segreto chiaro

del suo… soave sguardo.

Per la rigida usanza,

la invitai, dopo il ballo sardo,

al prossimo tango.

Era snella leggera,

flessuosa e musicale.

Ballammo un valzer viennese

a tre tempi.

I violini strimpellavano

a gara con le chitarre,

armonia di suoni

e per noi era

uno splendore di sole.

Riprendemmo a danzare

con un tango argentino

dal ritmo lento.

Sentivo battere il suo cuore

sotto il broccato;

era un vulcano per me

ella fu la linfa al mio spirito.

Nella travolgente danza

Eravamo un unico corpo

E la musica, lenta e dolce,

fu un refrigerio,

che ci trascinava

gonfiando il nostro cuore,

ed io mi sentivo

tutto immerso in lei.

Con nostra contrarietà

terminò il ballo.

Solo a noi

il direttore di sala

fece cenno di continuare il giro,

fermati da un frenetico

tonante applauso.

Noi sconvolti e mortificati

ci allontanammo

con le mani congiunte

come due bimbi.

Lo stesso direttore

ci offrì una coppa

di cristallo decorato in oro,

che io, consegnai a lei.

Oggi la neve ha argentato

i pochi capelli

e le rose della mia gioventù

sono rinsecchite.

Con i ricordi

che mi fanno vivere,

rifiorisco

e mi libero di me stesso.

 

 

(1) Era usanza che le ragazze al ballo coprissero il viso lasciando scoperti solo gli occhi.

     

Richard Clayderman - L'Heure bleue