Archive for aprile 20th, 2013

LA DOMENICA DEL BOSCO

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L’amica Silvana1.ge non è una new entry. Ha già pubblicato diversi suoi lavori che hanno riscosso sempre altissimo gradimento da parte dei lettori del Bosco. Ora non si è fatta pregare ed è la prima ad accogliere il nuovo invito della Redazione e ci ha inviato una storia dei suoi ricordi di bambina. Un brano delizioso che, non solo, risveglia emozioni con tanta simpatia e tenerezza ma è anche uno spaccato della vita sociale italiana di cinquant’anni fa. Invito a leggerlo esprimendo il vostro prezioso parere alla bravissima autrice. Grazie Silvana.

Ricordo che tutti possono partecipare, datevi da fare! Il Bosco è di tutti ed è disponibile per pubblicare i vostri lavori, rispettando, naturalmente, l’ordine d’arrivo. Ecco il racconto di oggi.

 

   

 

Il piccolo paese dove abitavo da bambina era una perla verdeggiante incastonata tra le colline a ridosso della città. Un luogo i cui ritmi di vita erano rimasti quelli di un tempo in cui l'economia era prevalentemente agricola e artigianale. Nei primi anni '60 fu inaugurata una fabbrica di indotto metallurgico che aveva portato lavoro e benessere in molte famiglie. Nella valle ormai, insieme al rintocco delle campane, risuonava mattino e sera la sirena che scandiva l'inizio e la fine della giornata lavorativa. Un maggiore benessere fece capolino nelle famiglie e le abitudini individuali subirono una forte spinta al cambiamento. L'unico negozio del paese che vendeva ogni genere di prima necessità, che era quasi un salotto in cui la mattina le clienti sostavano in chiacchiere amichevoli, ampliò i prodotti in vendita: comparvero sugli scaffali i primi prodotti per la cura della persona con un look più accattivante.

 

Piccolo paese verdeggiante

 

Ricordo che mi soffermavo con stupore davanti ai contenitori dai colori pastello che promettevano meraviglie in fatto di morbidezza, di pulizia, di lucentezza ecc. Scomparvero dagli scaffali quei meravigliosi mastelli in legno ricolmi di marmellate profumate che venivano vendute sfuse . Furono sostituiti dai barattoli in vetro tutti uguali, molto più anonimi. L'attenzione di noi bambini però, si focalizzava sulle caramelle confezione pocket sistemate sul banco di vendita. Le sceglievamo finalmente da soli, attratti dai disegni della frutta, coloratissimi, invitanti...

 

Caramelle alla frutta

 

Anche il bar del paese introdusse una novità importante: il juke box! Un caleidoscopio di colori, di luci, di musica assordante che divenne il simbolo della voglia di divertirsi che aveva contagiato un po' tutti. Esso cambiò i rituali giovanili del sabato sera. Non vi erano più le chiassose soste sulle panchine e sui muretti del paese: i giovani amavano radunarsi intorno a quella scatola magica che risuonava di note musicali, ognuno sceglieva il pezzo preferito e l'atmosfera come d'incanto si faceva elettrizzante. La musica veicolava le emozioni, i primi approcci amorosi. Tra sorrisi e sguardi languidi, i ragazzi invitavano le ragazze a ballare, e noi che non avevamo ancora l'età, osservavamo divertiti quei rituali di corteggiamento e ci pervadeva la loro stessa emozione. Che voglia di crescere in fretta avevamo! Nelle sere d'estate il paese brulicava di persone che uscivano a godersi un po' di fresco.

 

Juke box anni '60 - '70

 

Il loro vociare, le risate, la musica, creavano una sorta di magica armonia. Noi bambini scorazzavamo felici in gruppo, giocando a nascondino o a rincorrere le lucciole che negli angoli più bui del viale alberato creavano le loro danze d'amore, quasi fossero stimolate dal ritmo delle canzoni gettonate che si diffondeva tutt'intorno. Il nostro gioco preferito era quello di guardare il cielo punteggiato di stelle, che osservavamo con meraviglia, immaginando viaggi fantastici per raggiungerle. Erano serate all'insegna della semplicità, del gioco all'aria aperta anche la sera, dei piccoli piaceri quali una passeggiata, un gelato, due chiacchiere in compagnia. Di quel tempo ricordo con particolare tenerezza Giulietta, la lattaia del paese. Era una donna dai grandi occhi azzurri, molto espressivi, simpaticissima. Gestiva una piccolissima latteria in cui vendeva solo latte di giornata proveniente dai produttori locali.

 

La lattaia

 

Al tramonto, ornata di grembiuli immacolati che profumavano di bucato, tenendosi sapientemente in equilibrio tra due capienti recipienti colmi di latte, passava di casa in casa, chiamando una ad una le donne che scendevano nei cortili per comprare il suo prodotto. Noi bambini ci raccoglievamo intorno a lei per ammirare i suoi gesti sicuri che le permettevano di travasare il latte munto da poche ore, ancora spumeggiante, nelle brocche che le massaie le porgevano. Lo mescolava con arte, con delicatezza, con passione e senza farne cadere nemmeno una goccia lo porgeva con orgoglio, chiacchierando amichevolmente con le sue clienti. Quel latte..!!!! Il suo sapore era assolutamente speciale: aveva ancora quell'inconfondibile aroma di campagna, di pascoli erbosi.

 

Latte appena munto

 

Venne il giorno in cui fu attivata in zona una piccola azienda che pastorizzava il latte e lo distribuiva in valle confezionato in bottiglie di vetro. Non si sentì più risuonare per le vie del paese la voce canterina di Giulietta, che dovette a malincuore arrendersi al cambiamento. Il suo passaggio era stato per tanto tempo un piacevole momento di amicizia e di condivisione, l'occasione per scambiarsi impressioni sulla giornata che volgeva al termine.

Anche la fabbrica metallurgica, non più competitiva, chiuse i battenti dopo quasi un decennio. Non vi fu più lo sciamare degli operai che arrivavano in paese la mattina con la corriera e ne ripartivano alla sera. Iniziò il periodo del pendolarismo verso la città, ma il mezzo di trasporto era ormai l'automobile. Il cambiamento epocale fu proprio l'acquisto dell'auto, un bene ben presto diventato uno status symbol irrinunciabile, che cambiò radicalmente il modo di vivere. Gli spostamenti da un paese all'altro si fecero più frequenti, meno problematici. Anche l' aspetto architettonico del territorio mutò radicalmente.

 

Nostalgia del piccolo paese

 

Gli antichi paesini dell'entroterra ligure, furono inglobati dal cemento che avanzava e le loro case dai tetti di ardesia, costruite in pietra, divennero il nucleo storico di cittadine in cui svettavano palazzi a molti piani. I cortili adornati di gerani e fucsie, odorosi degli aromi provenienti dalle cucine circostanti, che erano stati per noi bambini lo spazio ideale per ogni tipo di gioco, furono sostituiti da ampi parcheggi, strade trafficate e rumorose. La vita si era fatta un po' più complessa, anche se con tante comodità in più. Il progresso ha infine modificato i rapporti umani: i contatti tra le persone sono diventati più superficiali, frettolosi.

Ci siamo lasciati alle spalle esperienze condivise di autentica umanità, di solidarietà tipiche dei luoghi in cui ci si conosceva personalmente. Siamo cambiati: i ritmi lenti, la spontaneità, l'apertura fiduciosa verso gli altri hanno lasciato il posto alla cautela, se non alla paura. Quel buon tempo antico è rimasto tra i miei ricordi infantili più significativi: la spensieratezza nel fantasticare sul firmamento o nel correre a perdifiato in un prato fiorito non ritornerà più ma è sempre appagante ritornare con la mente alla fanciullezza, rivisitare il passato e riviverne i momenti speciali: mi pervade una dolce malinconia che colma l'anima di antiche emozioni.

     

 Richard Clayderman - Endless love