L’Angolo del dialogo – Politica ed Economia

     

   

E’ un articolo scritto da  Gianni Pardo, pubblicato sul giornale web Il legno storto del 7 gennaio 2012 (il titolo è in parte mio). Sono convinto che riuscirà a suscitare un interessante dibattito.

Lo leggiamo insieme?

 

“La domanda che oggi occupa le menti di tutti è chiara: che cosa bisogna fare per salvare l’Italia dalla recessione e dal possibile fallimento? Che cosa bisogna fare per rilanciare l’economia e risolvere i problemi – quello del debito pubblico in particolare – che pendono sulle nostre teste come spade di Damocle? Questo genere di perplessità angustia i Paesi sviluppati dalla crisi del ’29 del secolo scorso e sarebbe troppo lungo ripercorrere la storia dei vari tentativi e delle politiche economiche adottate dai grandi Stati nei momenti di difficoltà. Chi legge l’inglese troverà parecchio in http://en.wikipedia.org/wiki/Keynes.

Per rimanere nell’ambito di una conversazione, basterà dire che per lunghi decenni il profeta dell’economia è stato John Maynard Keynes. La sua teoria in soldoni era questa: in un momento in cui si ha disoccupazione e capacità produttiva sottoutilizzata, se il mercato è fermo lo si può rimettere in moto con spese statali che stimolino la domanda; anche se queste spese fossero affrontate contraendo debiti. Sempre che non prendiamo fischi per fiaschi, lo schema può essere riassunto come segue: immaginiamo che in una città ci sia un momento di stasi produttiva e di disoccupazione. Ovviamente i disoccupati non possono spendere molto, ché anzi devono cercare di non morire di fame. Ma se li assumiamo per produrre televisori in una fabbrica che soffre della stasi produttiva, da un lato essi guadagneranno un salario, e dunque potranno comprare molti più beni di prima; dall’altro, ciò facendo, arricchiranno anche gli altri cittadini produttori, comprando i loro prodotti, e costoro, completando il giro, potrebbero poi comprare i televisori. La teoria sembrò funzionare negli anni del New Deal e divenne quasi vangelo nel secondo dopoguerra. Poi cominciò a produrre guasti, fu aspramente combattuta da grandi nomi come Friedrich von Hayek, Milton Friedman e Joseph von Schumpeter, e sembrò tramontare per sempre. Per ritrovare nuova vita, almeno come proposta, ai giorni nostri, per esempio per impulso del premio Nobel Paul Krugman, che la sostiene ancora pressoché quotidianamente sul New York Times.

E qui qualcuno potrebbe chiedere: in conclusione Keynes aveva ragione o torto? Un serio libro di economia risponderebbe che sarebbe azzardato dare una risposta netta. Ma quello che non osano i competenti possono osarlo gli incompetenti. Immaginiamo che ci sia un uomo che soffre di una tale depressione da far temere seriamente che si suicidi. Purtroppo non si dispone di nessuno dei moderni farmaci, per aiutarlo. C’è solo una droga che rende euforici (La cocaina? L’eroina? Neanche in questo siamo competenti) e si decide di indurlo ad assumerla. L’uomo sta meglio e il problema sul momento sembra risolto. Domanda: la droga è un rimedio contro la depressione? La risposta è no se vogliamo parlare di un rimedio stabile, perché quell’uomo potrebbe divenire un drogato, e magari morirne, di droga; sì se vogliamo parlare di un rimedio momentaneo - in economia si direbbe congiunturale - e l’uomo, pur uscendo dalla depressione, non diviene un drogato. La teoria di Keynes non è assurda ma ha il difetto di rendere decente, accettabile, quasi morale la “droga”. Una volta che gli Stati si sentono dire che possono creare debiti, perché così favoriscono l’economia, chi li ferma più? È per questo che l’Italia ha l’enorme debito pubblico che ha (1.900 miliardi di euro, quasi 32.000 a  persona).

Il problema è dunque il comportamento dello Stato una volta che la crisi è stata superata. Se smette di far debiti e magari aumenta la pressione fiscale per ripianarli, tutto bene. Se invece continua a far debiti, corre verso l’abisso.  Specularmente, come non si possono fare debiti all’infinito, non si può,  in un momento come l’attuale in Italia - in cui si hanno recessione, disoccupazione, altissima pressione fiscale, e potrebbe anche piovere - insistere con le “manovre”. Non si può dire al depresso che la vita non vale niente e che forse è meglio che smetta di mangiare. Dal momento che lo Stato spende già uno sproposito per pagare gli interessi sul debito pubblico, potrebbe aumentare quello “sproposito” di una notevole percentuale per tagliare drasticamente le tasse e per qualche utile investimento pubblico. O la va o la spacca. Poi, ripartita l’economia, potrebbe pensare a mietere ciò che ha seminato. Come scrive Krugman, gli Stati Uniti non hanno mai rimborsato l’enorme deficit causato dalla Seconda Guerra Mondiale. È stato lo sviluppo economico degli Stati Uniti a far scomparire quel “buco”. Ma, appunto, ci vuole lo sviluppo economico. In sintesi: l’Italia ha sbagliato negli anni della follia spendacciona, come la Germania ha sbagliato con l’inflazione ai tempi della Repubblica di Weimar; ma non è perché si è ecceduto in una direzione che il rimedio è eccedere nella direzione opposta”.

Ecco, quindi, il pensiero di Gianni Pardo, pensiero che, a mio parere, è fatto apposta per farci dialogare tra noi. Vogliamo provarci? Certo, i problemi di un Paese in difficoltà non possono risolversi soltanto risparmiando e comprimendo i consumi e i debiti. Certo,  non ci si può chiudere in noi stessi e farci, come suol dirsi, i fatti nostri. Certo, non ci si può rinchiudere nei confini dell’Europa quando ci sono moltissimi paesi che stanno peggio di noi. E ancora tanto altro. Ma dialoghiamo fra noi: avremo se non altro cercato di chiarire i nostri punti di vista, di eldyani e di amici.

     

 Ennio Morricone  -  Medley piano solo


COMMENTI

Both comments and pings are currently closed.

  1. il 26 marzo, 2013 lorenzo.rm dice:

    Una volta si diceva: “Non buttate il bambino con l’acqua sporca” facendo capire che occorre essere ben coscienti delle cose da correggere e che bisogna conservare le cose positive. Oggi siamo disorientati e ci sono quelli che hanno una precisa smania distruttice con la scusa che occorre cambiare, cambiare tutto, “riformare”. Io non sarei d’accordo.

  2. il 26 marzo, 2013 enrica,Co dice:

    Ma lo stato siamo noi…… e noi, anche negli ultimi periodi nn abbiamo dato senso ad un cambiamento nn dovevamo arrivare alle elezioni con un sacco di partitelli divisi dove ognuno ha cantato il proprio ritornello confondendo le idee alla gente comune che nn sapendo come fare a votato ancora le vecchie guardie, che stanno ancora litigando
    e nn risanano nulla e continuiamo a cadere a scendere in un pozzo nero e buio, l’economia risale quando un paese a credibilità siamo in mondo di globalizzazione senza la fiducia del mondo intero …. nn si conta nulla.
    Un padre di famiglia per salvare la sua casa si toglie tutti i vizi e interviene tagliando le spese. Se avessero un etica positiva della politica coloro che ci rappresentano dovevano dare esempio e tagliare i loro rami secchi e ridurre le loro spese, nn tartassare la povera gente, nn hanno solo aumentato gli anni per raggiungere la pensione , ma il calcolo fatto sui contributi versati ci permetterà di avere pensioni da fame dopo una vita di lavoro, nn hanno eliminato i senatori a vita, elenco che potrebbe continuare,Io nn capisco niente di economia,ma so che se nn faccio tanta economia nn arrivo alla fine del mese, questo vorrei da uno stato oltre il controllo su quel che elargisce i responsabili sono super pagati e nn rispondono mai delle loro manchevolezze e allora che responabili sono ? ma siamo in Italia tutti contenti per Maradona che ha fregato il fisco, siamo il paese dei mandolini

  3. il 26 marzo, 2013 franco muzzioli dice:

    Quello che dice Enrica ha un senso!
    Prima di tutto dobbiamo ridare ai mercati credibilità (siamo nella globalizzazione), quindi dovremmo con coraggio e coscienza ,liberarci dei vecchi “arnesi” della politica, quelli che ci hanno portato a questo disastro. Tutti! Leader o non leader, unti dal Signore o unti da se stessi.
    Cambiare e ridurre drasticamente i politici (I giovani non potranno far peggio delle vecchie mummie).
    DARSI NUOVE REGOLE E MORALIZZARE.
    Fatto questo , si devono abbassare le tesse per i lavoratori, sostenere le aziende che assumono e che fanno ricerca e pagare i creditori dello Stato .
    Dove si prendono i soldi?
    Con la lotta contro l’evasione, l’elusione e la corruzione , con una patrimoniale sui grossi capitali , con l’abolizione di enti pletorici ed inultili.
    Poi dopo questa sana cura di cavallo e dopo una possibile ripresa…si possono programmare tutte le altre cose.

  4. il 26 marzo, 2013 cicco53 dice:

    ciao a tutti, l’argomento è significativo perchè pone dei concetti, basati su questioni economici e di convivenza sociale, che sono la base di una società che si proietta nel futuro produttivo con tecnologie avanzate ecc. Certo la trattazione di tale quesito, è molto complesso perchè bisognerebbe sviluppare tematiche di economia e della letteratura contestuale del diritto privato e politico, occupando tanti spazi ed spiegazioni ecc. Secondo me non bisogna cadere nella dinamica di accusare tutti e di tutto nel rivisitare la cause che hanno contribuito al disastro e alla crisi occupazionale ed economica,. Ma considerare l’aspetto di natura culturale della nostra società, da una cultura contadina rurale , siamo passati ad una cultura industriale di tipo siderurgica ,meccanica senza valutare le varie conseguenze strutturale psicologiche , della innovazione dovuto alle materie prime che hanno rivoluzionato il mondo e senza pensare ad uno sviluppo di tipo intellettuale ,come ad esempio alla ricerca , senza investire nessuna risorsa, abbiamo pensato di produrre merce e basta senza preoccuparsi di investire ,solo produrre ricchezza ecc. Una volta gli schiavi erano proprietà dei loro padroni,in seguito il lavoro di una creatura umana fu considerata un bene su cui si poteva speculare nel libero mercato e di cui uno oggetto di proprietà ,nè si ammette che il lavoro di un essere umano è una merce. Il lavoratore non vende più la sua opera ma ai associa con l’imprenditore in modo che quando essi producono insieme dia da vivere a tutt’e due e, al tempo stesso,offra al pubblico un servizio migliore,(industria moderna). Tale concetto di proprietà ha significato un costume di vita completamente nuovo, un nuovo sistema non soltanto di produzione ma anche di organizzazione umana nell’ambito della società. Un società che pensa solo alla ricchezza con il gioco d’azzardo telematico, e alle varie lotterie ,e i gratta e vinci è da considerare povera sia come contenuti di progresso come sviluppo lavorativo che sociale, perchè essi producono dipendenza con l’avallo dello Stato proponendo ricchezze , per i cittadini che a sua volta sono soldi che rientrano nelle casse governative ecc. Emerge una grossa contraddizione in questa nuova ricchezza che l’intera società si deve sobbarcare i danni procurati dal gioco, dove sono carenti le strutture di accoglienza a tutti i livelli . In qualunque condizione Dio ci abbia posti,noi abbiamo dei particolari doveri da adempiere,ognuno ha la propria missione da compiere e guai a chi la trascura! Il Papa veglia al mantenimento ed alla diffusione della verità della fede. Chi governa una nazione,sia re o imperatore o capo di stato, è obbligato ad occuparsi del benessere e della prosperità dè suoi sudditi, se non vuole esporli alla miseria ed alle privazioni ,le varie istituzioni devono vigilare che nella provincia vengono osservate le leggi emanante dallo stato e rispettati i diritti di tutti. Il bravo insegnante deve faticare di continuo per il bene della sua scolaresca,istruirla ed educarla ,ed indirizzarla,con le parole e con l’esempio,al sapere ed alla virtù.Lo scolaro deve,dal canto suo,mostrarsi grato e docile al maestro,mettendo in pratica i consigli ricevuti. Chi vive nella nostra famiglia,nella nostra casa,e protetto,ogni essere umano ha il diritto e l’onore di adempiere a quei doveri verso il prossimo che il vivere sociale e civile impone a ciascuno, come ad esempio che tutti pagano le tasse, nella misura del guadagno, non creare degli abissi di evasori che impoverisce l’economia e la società. Lorenzo ci sarebbero da scrivere tante cose ,ma mi fermo qui, per non essere competitivo e noioso, la mia analisi nel senso il mio pensiero è quanto ho scritto, come concetto di cambiamento di una società che equivale alle leggi fondamentali di cui abbiamo bisogno. Grazie scusate se le mie riflessioni sono state lunghe ma visto lo specifico argomento. Buona giornata a tutti

  5. il 26 marzo, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Enrica, ti ringrazio. Hai fatto un discorso sensato da buona madre di famiglia. Giustissimo. Ognuno al suo livello dovrebbe farlo e se ne troverebbe bene per la propria famiglia. Il fatto è, però, che quando si parla di uno Stato, i problemi sono molto più complicati e devono essere affrontati, oltre che al livello dei singoli e delle famiglie o dei piccoli gruppi, al livello più generale. Ad esempio il risparmio, “sic et simpliciter”, può essere negativo per l’economia se dovesse significare un contenimento dei consumi che porti mancate vendite, mancati ricavi ed un abbassamento globale dell’economia (che
    peraltro produrrebbe anche minori tasse per lo Stato e così via). Dovremmo avere dei rappresentanti al livello di governo e delle istituzioni che tengano conto delle esigenze generali del Paese. Da lì bisogna partire per verificare che cosa davvero non va e che cosa bisogna fare per risolvere i problemi, non adottando un sistema tipo scatole cinesi per cui si tocca da una parte e si crede di far bene senza rendersi conto dei contraccolpi che possano derivarne. Una volta si chiamava programmazione democratica delle risorse e io, vedi caso, ci ho lavorato nella programmazione e, credimi, si cercava di vedere tutto e non solo parti dei problemi, e si chiedeva la collaborazione di tutte le istanze che potevano contare. Oggi c’è un impoverimento, non soltanto economico ma anche culturale, sociale, morale, ecc. Ma non voglio farla troppo lunga anche perché mi auguro che i discorsi man mano si approfondiscano. Vorrei soltanto dire a me stesso che non ci sono ricette uniche per tutti gli usi. Poi sarà bene dire anche un’altra cosa. Noi, come sistema, facciamo parte di un sistema mondiale e ad esso dobbiamo conformarci. Tutto sta a vedere come e per raggiungere quali fini generali. Ho l’impressione che questo sistema mondiale, basato sugli interessi dei più forti, si stia rivelando un bluf, per via del quale ci stiamo impoverendo tutti, anche i più ricchi, e non è paradossale. Se la ricchezza è concentrata e anche i paesi ricchi soffrono, pensate quelli poveri.

  6. il 26 marzo, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Grazie anche a te, Franco. Nessuna osservazione di rilievo, tanto è scontato che abbiamo una analoga sensibilità economica e politica. Tu dici che dobbiamo dare una “prova” della nostra volontà di cambiamento. A chi, però? A coloro che ci impongono regole di “globalizzazione” che siano putacaso sbagliate? Perché che siano sbagliate lo ritengo assai probabile quando si tengono sotto controllo solo alcuni parametri, tipo i rating e gli spread, mentre si trascurano altri tipo l’occupazione, la disoccupazione, specie quella giovanile e femminile, i beni sociali, ecc. Il sistema dominante è quello capitalistico, dopo la morte del comunismo. Il fatto è, però, che il capitalismo di oggi, che a torto si vuole far rientrare nella globalizzazione, è quello finanziario e speculativo e non quello delle fabbriche e delle attività che danno lavoro. Prima ne prendiamo atto e meglio sarà per tutti. Purtroppo la natura di un odierno imprenditore non è quella di ricavare un profitto da un’attività ma molto spesso quello di trarre vantaggi da una speculazione e questo è esiziale per il sistema mondiale.

  7. il 26 marzo, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Ti ringrazio tantissimo, Cicco. Hai giustamente fatto toccare con mano e con esempi specifici tutto quello che dovremmo fare e tutto quello che non dovremmo fare in una società complessa. Prima avevo parlato di impoverimento, anche culturale, di queste nostre società. Lo ribadisco. Prima c’era un imprenditore ed un lavoratore (semplifico molto, naturalmente). Il lavoratore era una semplice merce, ma, organizzandosi e lottando, raggiunse livelli, prima di sopravvivenza e poi di dignità che ne fecero un interlocutore “giusto” del padrone. Si produceva così in una situazione in cui ognuno aveva la sua ricompensa. Il tipo di prodotto, però, era tangibile, visibile. Con dei contraccolpi che tu hai evidenziato e che andavano risolti, prima di tutto quello degli sprechi delle risorse e della conservazione dei beni naturali. Oggi però questo schema produttivo e distributivo non c’è più: il guadagno, il gioco, lo sfruttamento dell’occasione hanno preso il sopravvento. Mal ce ne è incolto. Adesso anche i lavoratori, i pensionati, i ragazzi giocano al gratta e vinci e le famiglie prendono solenni ceffoni in base all’andamento delle borse, luoghi di perdizione e di rovina. Di che vogliamo parlare? Che occorrerebbe tornare indietro? Direi proprio di sì.

  8. il 26 marzo, 2013 giovanna3.rm dice:

    Ho letto con interesse i vari commenti e le repliche di Lorenzo, con alcuni dei quali mi trovo in sintonia.
    Sono già state descritte le motivazioni per le quali ci troviamo in un situazione di grande difficoltà, sia economica che politica. Del resto, dall’esito delle ultime votazioni, secondo il mio modo di vedere, si sono susseguiti spettacoli indecorosi, sia per la salvaguardia dei proprio gruppo sia personale, sicuramente non per una soluzione positiva per le sorti del Paese, affinché possa avviarsi al più presto una fase produttiva, con visioni univoche, almeno sui problemi di assoluta emergenza. E la recita continua.
    L’unica vicenda che mi ha suscitato una considerazione positiva, ancorché non risolutiva di per sé, ma di grande significato ed esempio, proprio in questo momento particolare, è stato il decurtamento, anzi, il dimezzamento dei propri emolumenti, da parte del presidente della Camera e del Senato. Mi sembra abbiano altresì rinunciato ad altri provilegi, come l’abitazione gratuita ecc. Ebbene, questo gesto non risolverà, ovviamente, i nostri problemi finanziari, ma è comunque la dimostrazione di una certa sensibilità da parte di chi gode di risorse notevoli e di privilegi particolari, nei confronti di chi a stento riesce a barcamenarsi per arrivare a fine mese. Sarebbe ancor più significativo se questo esempio fosse seguito da tutti i parlamentari, ma ne dubito. Come mai i grillini, che hanno tanto sbraitato per gli sprechi e i costi delle varie cariche istituzionali non hanno sentito la necessità di fare altrettanto, appena entrati in Parlamento??? Dovrebbero spiegarcelo!

  9. il 26 marzo, 2013 Nembo dice:

    I banchieri sono sacri i pochi depositi degli italiani no. Detto questo, parliamo di economia, cala la produttività in Europa, ma soprattutto un calo record si ha nel nostro paese, ed è proprio il nostro paese a far registrare il calo più accentuato siamo al 2,8% nell’ultimo trimestre del 2012, ora saremo sicuramente oltre, ci sarebbe da dire tante cose ma li sentiamo e leggiamo tutti giorni, tanto bla-bla, bisogna fare.., ma nessuno realmente si assume una responsabilità per uscire da questa sempre più scontata crisi, di certo, una famiglia su quattro fa fatica a fare la spesa quotidianamente, abbiamo i salari più bassi dei paese dell’Ocse, siamo al 22° posto su 34 paesi, e nell’ultimo o quasi in Europa che vergogna! Non abbiamo nessuna innovazione sugli investimenti alle imprese, però abbiamo sempre più tasse che attualmente dopo tanti sacrifici le stesse credo che non serviranno molto a questo punto non rendono l’economia migliore. La nostra politica debole non può più sollevare il nostro paese, anche i “nuovi” politici per non parlare dei “vecchi” sono e saranno sempre una scuola di bugie verso il loro popolo, quando si prende una poltrona ci si adegua comodamente, e tutto il resto è solo un blaterare mentre noi andiamo sempre più in rovina. In mezzo a tante opinioni, commenti, la mia curiosità caro Lorenzo è da sempre capire la verità di come siamo giunti a questo debito di oltre dueMiliardi di euro, faccio parlare i numeri gli unici –veritieri- ricordandoci che lo Stato Italiano ha firmato il trattato del cosidetto “ Fiscal-compact” impegnandosi ( spero non come l’India altrimenti altra figura verso il mondo intero peggio del’8 Sett. 1943) a ridurre del 3% l’anno il debito pubblico, ciò vuol dire 60Miliardi che sommati ai 38 precedenti, fanno 98Miliardi che si dovrebbero trovare nel 2013, senza aggiungere altri 70Miliardi che lo stato deve alle imprese e altro ancora che a noi è sconosciuto, siamo a Pasqua, non abbiamo un governo stabile, le consultazioni vanno per le lunghe…magari Bersani sentirà anche i camerieri dell’Hotel dove alloggia ecc…, Se nell’uovo di Pasqua avremo una sorpresa negativa, allora ci si prospettano guai seri che lo Stato dovrà affrontare e, le soluzioni sono due, la prima, che lo Stato in difficoltà (per non dire una parola più forte) chieda formalmente di essere aiutato e saremo venduti, la seconda che accetti condizioni drastiche di ripartire che saranno sicuramente simili a quelle richieste alla Grecia e così la Germania finalmente avrà vinto una guerra visto che ne ha perso due. L’unica vera speranza è di rilanciare fortemente la crescita, purtroppo è ormai assodato che le misure di rigore portano ad un decresci mento, mettendo ancora tasse si sottraggono le poche risorse che oggi sono indispensabili per la crescita che tutti parlano ma che non si vede.
    In America la Fed, è in grado di immettere liquidità nel sistema senza alcuna condizione mentre in Europa le condizioni sono assai squilibrate o impossibili, per non parlare dell’Italia, noi non possiamo fare come gli USA, ma che almeno si pensi di recuperare veramente l’evasione fiscale che si aggira annualmente di 180Miliardi, di rivalutare i salari, pensioni, in linea con l’inflazione, gli investimenti non ripartiranno fino a quando non ripartono i consumi e altro ancora, ma nessuno dei nostri cari politici hanno questa visione loro discettano la nostra economia e disquisiscono perfino la forma dell’acqua quando scende. Spero tanto che i nuovi nostri conduttori anche se per pochi mesi abbiano una morale per il bene di tutti noi.

  10. il 26 marzo, 2013 Nembo dice:

    Vero Giovanna un piccolo gesto significativo ma non c’è scampo per i privilegi anche per i futuri onorevoli e per lo dimezzamento non credo anche se tutto è possibile. Benvenuti nel “Realpolitik”
    Nel regolamento degli Onorevoli dice che lo stipendio base è:
    di 2.500 euro netti per tutti, ma ci sono altre voci che vanno sommate allo stipendio e privilegi vari.
    1) Diaria base euro 3.503,11
    2) Spese per i collaboratori-porta bosrse-3.690 euro al mese
    3) Rimborsi kilometrici 3995 euro ogni tre mesi se il deputato vive oltre 100km da Roma che fanno mensilmente 1.3377 euro( e ti assicuro che quasi tutti hanno res. fuori Roma)
    4)Rimborsi telefonici che sono 258,6 al mese.
    Totale Euro 11.283,3 al mese. Mica male per chi con il tempo diventeranno tutti meteore!Chi si siede nn ha scampo!

  11. il 26 marzo, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Grazie anche a te, Giovanna. Hai messo in luce un aspetto non secondario dei problemi, cioé quello dell’esempio che deve venire dall’alto. Invece dall’alto sono venuti ben pochi esempi. Certamente non sono risolutivi dei problemi che attraversiamo però sarebbero considerati con fiducia dai cittadini. Peraltro ribadisco come sia essenziale il problema di chi, come Paese, ci chiede il conto. Dovrebbe essere legittimato a farlo e non sarebbe facile.

  12. il 26 marzo, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Già, mica male, Nembo. Ecco perché gli “onorevoli” ben poco onorevoli vengono considerati sempre più un’odiata casta.

  13. il 26 marzo, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Ma, Fiorenzo-Nembo, non ho ancora osservato nulla sul tuo intervento lungo. Che ti devo dire? I nostri cosiddetti “impegni” sono scritti sulla sabbia o sull’acqua: sono serviti solo a dare un crisma di veridicità alla politica del cosiddetto governo dei tecnici, che in realtà è venuto, con l’accordo di tutti peraltro, a farci digerire le imposizioni della UE. E dico imposizioni perché non dovrebbero strangolarsi i paesi, soprattutto aderenti. Ma tant’è, questo passa il convento. Il risultato è stato che Monti, sull’onda del suo successo e del nostro insuccesso come Paese, ha voluto fare il passo più lungo della gamba diventando politico e così è stato cacciato o sarà cacciato. La finanza,ora. La finanza di oggi non è quella che ci hanno insegnato a scuola. la giusta finanza valida per gli individui, le famiglie e gli Stati. La finanza di oggi è aleatoria e non dà alcuna certezza. Possiamo fare tutti i sacrifici che vogliamo senza risollevarci. O possiamo non fare soverchi sacrifici ed entrare in un circolo virtuoso del guadagno. Ma i problemi rimarrebbero tutti. Per me dovrebbe partirsi dal contesto internazionale e studiare un sistema che armonizzi l’interesse di tutti i paesi, a cominciare da quelli più poveri. D’altra parte, se non si sollevano i più poveri, a chi potremmo vendere le nostre merci? Poi c’è il debito, che qualcuno si ostina ad attribuire ai cittadini, ma che è esclusiva responsabilità degli stati. Per rimanere in Italia, ricordo la grande soddisfazione che si manifesta ogni volta che vengono sottoscritti subito i titoli pubblici: ci sarebbe da piangere invece. E poi le tasse, che si vogliono sempre più alte, come se fosse facile pagarle e non lasciassero comunque scoperte le spese dei cittadini, che tengono in moto tutto il sistema. Dio ci salvi dai falsi tecnici, in definitiva. Poi c’è la cosiddetta “opinione pubblica” sempre più legata agli interessi forti, se non altro perché quelli che la determinano e costruiscono “ce magnano”, come dicono a Roma. Insomma, speriamo nella Divina Provvidenza, ma vedrete che non ne usciremo facilmente.

  14. il 26 marzo, 2013 Nembo dice:

    Lasciando alla convinzione ed al giudizio di ciascuno di noi se il governo Monti abbia fatto bene o male, o se ci abbia solo vessati, o se lo stesso prof. sia stato un parafulmine dei partiti senza attributi o meno, ci sono delle cifre che nel resoconto di Unioncamere nel 2012 dichiarono che 1.000 imprese al giorno hanno chiuso i battenti, 24Mila imprese in più rispetto al 2011, nel settore delle costruzioni circa 7.400 imprese chiuse, nel settore agricoltura chiuso battenti 16.700 aziende, senza menzionare altri settori…credo che l’armonizzazione dell’interesse internazionale non ci sarà mai per mancanza di volontà politica di tutti. Le urgenze di oggi per il nostro paese credo che siano le riforme, i numeri della politica, legge elettorale nuova, sistema fiscale, sostegno vero alle imprese , legge sulla corruzione-e evasione fiscale. Spero tanto che sul provvedimento di dare 20+20 Miliardi alle imprese che avanzano soldi dallo stato, dietro nn si nasconde l’ultima “porcata” di fine legislatura, anche perchè ci vuole un D.L. Sulla capacità dei prof. e tecnici di garantire i diritti all’Italia ho sempre dubitato, ora ne sono più che certo, non sono in grado di proteggerci, per sedici mesi Monti ci ha assicurato che con lui al governo l’Italia avrebbe recuperato dignità e credibilità internazionale facendoci risalire nella classifica della respettabilità, oggi vedi facenda “Marò” ho dei forti dubbi.Forse se il Prof. sarebbe rimasto fuori dalla mischia politica avrebbe più credibilità. Tutti governi precedenti ci hanno portato sull’orlo del baratro, Il governo Monti-PD-P.d.L, ci hanno buttato invece nel baratro. Come hai scritto nel tuo commento Lorenzo, speriamo nella Divina Provvidenza, e come dicono a Milano: le dura!

  15. il 26 marzo, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Anche con la massima concentrazione e ponderazione possibile, cercare di fare una sintesi delle problematiche aperte con questo interessante dibattito proposto da Lorenzo, non sarebbe facile e tanto meno sarebbe possibile dare una risposta perché le risposte potrebbero essere tante ma nessuna sarebbe esauriente e definitiva per trovare la soluzione della crisi ormai aperta e accumulata in un lungo periodo di avventurismo politico/economico che non ha tenuto conto delle esigenze sociali nel cambiamento generazionale. L’avvento e il progredire delle tecnologie è stato mirato prevalentemente al contenimento dei costi di produzione mediante la riduzione dei posti di lavoro anziché al miglioramento del prodotto sia qualitativo che quantitativo per poterlo orientare ad un allargamento competitivo sui mercati esteri. Cecità o incapacità? Direi entrambe le cose. Risultato: perdita di numerosi posti di lavoro per i lavoratori di mezza età e nessuna prospettiva di lavoro per i giovani che si trovano nella impossibilità di creare una famiglia. Abbiamo saltato una generazione.

    – Lorenzo, tu dici che occorrerebbe tornare indietro. Soluzione semplicistica ma chiaramente non percorribile perché non si può ricominciare da zero portandoci appresso un pesante bagaglio di debiti accumulato in decenni di cattiva gestione.

    – Riduzione dei costi della politica: Sicuramente necessario ma non sarà risolutiva. L’autoriduzione degli emolumenti da parte dei Presidenti di Camera e Senato avrà soltanto la funzione di un gesto plateale, senza alcun seguito.

    Anche in questa fase di tentativo di creare un nuovo governo i politici stanno dando solo dimostrazione del loro attaccamento al potere con proposte di accordi prima impensabili, pur di restare a galla, attaccati alle poltrone. Per lo stesso motivo il sorgere di voci nuove mirate ad un vero rinnovamento, sono state respinte e tacitate. Cosa possiamo aspettarci ancora?

  16. il 27 marzo, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Nembo, il problema è che, quali che siano stati o siano i governi, in Italia e fuori d’Italia, gli schemi di controllo e di intervento sono sempre gli stessi. In sintesi, un ruolo preponderante, unico forse, lo giocano le istituzioni finanziarie, che a mio parere non riescono e non riusciranno ad assicurare il bene dei popoli, se non altro perché rappresentano gli interessi dei più forti. Se si tratta o di ricostruire o di allargare lo sviluppo, su scala mondiale, non è questo il sistema che può essere adottato. In Italia ci sono interi comparti economici in sofferenza. Ci sono intere categorie di cittadini ai limiti dell’indigenza. Non si può fare finta di niente e continuare ad occuparci di spread e di andamenti delle borse. Prima lo capiranno i governi del mondo e le istituzioni che li rappresentano e meglio sarà. Del resto è dinanzi agli occhi di tutti che tutto è in rovina e che le borse, deputate a farci capire l’andamento delle economie, ci danno solo numeri al lotto senza alcun possibile affidamento.

  17. il 27 marzo, 2013 Lorenzo.rm dice:

    A Pino dico solo che, malgrado tutte le ragioni che possiamo avere nei confronti del personale politico, di tutti i colori, che ci ha guidato, siamo sull’orlo del fallimento globale, e non certo solo come Italia, ma come complesso dei sistemi mondiali. Dobbiamo cambiare al fondo, partendo dalle risorse naturali esistenti, andando giù giù fino alle condizioni di impiego e ai risultati che possono attendersi. Il mondo crolla se non si rinnova e non cambia. occorrono nuove solidarietà fra i paesi, nuove strutture, nuove imprese, nuovi lavoratori, nuovi stati, nuove Europa, nuove ONU. Eccetera. Chi pensasse che tutto ciò che vediamo attorno possa sistemarsi a colpi di bacchetta magica aggiustando i bilanci sbaglierebbe. Purtroppo persistono negli errori quelli che ritengono che le realtà siano immutabili. Non è così. Tante ricette che sembravano immutabili, tante situazioni che sembravano irreversibili sono cambiate a fondo. Vogliamo forse delle nuove guerre, delle nuove rivoluzioni? E, nel caso ci fossero, staremmo con chi spara e distrugge?

  18. il 27 marzo, 2013 giosue1.vi dice:

    non è andando ancora a votare risolviamo i mali dell’italia certi politici defono fare anche un passo indietro x il bene nostro,altrimenti siamo peggio di cipro.

  19. il 27 marzo, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Giosué, lo scoramento viene e non si risolve solo con i pannicelli caldi dei buoni esempi. Dobbiamo cambiare l’economia, e non soltanto noi in Italia. Ne siamo coscienti? A me francamente non pare.

  20. il 27 marzo, 2013 Nembo dice:

    Lorenzo, la crisi morde, i mercati traballano,ora il reating dell’Italia è a rischio, abbiamo sempre più incertezza su un NON governo, e tutto il mondo finanziario ci guarda, basterebbe una due finanziarie per farci precipitare del tutto e si scatenerebbe l’inferno, i pochi capitali che ci sono stanno andando all’estero sempre più, e sempre più stiamo scivolando sui gradini, nessuno vuole prendere responsabilità o almeno dare una mano per uscire da questa palude,e a questi dico VERGOGNA, nessun futuro per il bel paese.

  21. il 27 marzo, 2013 lorenzo.rm dice:

    Condivido il tuo pensiero, Fiorenzo Nembo. E con te dico: Vergogna.

  22. il 27 marzo, 2013 silvana1.ge dice:

    Mi associo! Nessun futuro per l’Italia. Un paese rimasto irrimediabilmente indietro, arretrato dal punto di vista dell’efficienza di tutte le sue strutture, degli strumenti giuridici non adeguati ai tempi, alla globalizzazione alla quale dovremmo rispondere con una elevata competitività, per non citare la politica che non governa un bel nulla essendo arrocata nel ruolo di casta. Ci vorrebbe, in Italia, un nuovo umanesimo che spazzasse via i disvalori, rimettendo al centro l’uomo con i suoi diritti inalienabili ed i suoi bisogni. Ci vogliono più generazioni, e quindi moltissimi anni, per invertire la rotta dell’autodistruzione. Siamo in declino, per certi versi anche impotenti, dal momento che al momento ci è dato di scegliere soltanto tra imbonitori populisti che si caratterizzano per i loro eterni ritorni, e /o comici, teatranti populisti anche loro. Servirebbe serietà, moralità, elevatissima competenza, ma soprattutto un’idea del bene comune da amministrare con giustizia ed equità. L’Italia, così come è combinata può solo andare indietro, con buona pace di tanti giovani che studiano e vorrebbero prepararsi per partecipare al futuro come protagonisti. Lo spazio per agire non glielo lasciano di sicuro, e questo è il vero dramma… Mi spiace, forse sono un pò drastica, ma sono delusa, come tanti altri.

  23. il 28 marzo, 2013 lorenzo.rm dice:

    Grazie, Silvana. Sull’analisi della situazione in Italia sono d’accordissimo con te. Sulla prognosi, che dire? Perché bisogna dire qualcosa per superare la malattia e non abbandonarsi all’inevitabile decesso. Ebbene, sulla prognosi ritengo che gli strumenti attuali non servono né all’Italia né al mondo. Il modello della globalizzazione, del capitalismo finanziario, delle super ricchezze di alcuni stati e della miseria di altri, degli interventi che strozzano gli stati senza farli risollevare, non servono e sono controproducenti. Noi dobbiamo essere giustamente severi col nostro Paese ma anche e soprattutto con le istituzioni finnanziarie mondiali ed europee. Sono loro che “comandano il gioco”.

  24. il 28 marzo, 2013 giosue1.vi dice:

    vogliamo scomettere che il governo lo fanno col pdl,il dittatore e ultimo a morire

  25. il 28 marzo, 2013 silvana1.ge dice:

    Lorenzo, penso anche io che servano regole nuove per contrastare le storture di un sistema che ha gettato nella sofferenza interi popoli. Nessuno ormai ha più fiducia nelle istituzioni, nelle banche, nella politica. I paesi europei sono stati forse più vulnerabili alla crisi, anche a causa della incompletezza del progetto euro, ma nell’economia globale i paesi virtuosi hanno sopportato meglio i tracolli finanziari e la crisi. L’Italia è ancora agli ultimi posti in fatto di crescita tra i paesi industrializzati . I nodi non risolti interni al paese non permetteranno di resistere alle spinte negative internazionali. Dobbiamo avere consapevolezza che se il paese non si dà una mossa nel senso di un cambiamento forte, anche di tipo culturale, scivolerà ancora indietro, senza più speranza di riscatto, almeno per i prossimi decenni. Penso che l’unico modo per avere potere contrattuale sullo scenario delle decisioni a livello europeo, sarebbe quello di presentarsi innanzittutto come paese credibile, con un certo equilibrio nei conti ed una classe politica degna di stima ed operosa. Mi pare che siamo molto lontani dall’obiettivo…

  26. il 29 marzo, 2013 lorenzo.rm dice:

    Già, Silvana, siamo lontani all’obiettivo. E Bersani torna dalla sua esplorazione co le pive nel sacco.

  27. il 29 marzo, 2013 lorenzo.rm dice:

    Ciao Giosué, io non so con chi lo faranno il governo ma continuo ad avere l’animo scuro. Si rendono tutti conto che il mostro Paese sta morendo?

  28. il 29 marzo, 2013 giosue1.vi dice:

    su questo lorenzo ai ragione, io lo capita da un pezzo che questi nostri cari politici ci portano al macero è loro si salvano come fanno tutti i dittatori ,e questa sarebbe una democrazia????????

  29. il 29 marzo, 2013 lorenzo.rm dice:

    No, che non è una democrazia reale, la nostra, caro Giosué. Mi domando: ma di che cosa realmente si occupano nei loro incontri?

  30. il 29 marzo, 2013 giosue1.vi dice:

    lorenzo li ai mai visti la al parlamento cosa fanno + di meta dormoro gli altri non interessa nulla giocano con cell,, e pad,,

  31. il 29 marzo, 2013 lorenzo.rm dice:

    Visti, Giosué. Ma pensa chs cosa si diranno nelle cosiddette “cnsultazioni”.

  32. il 08 aprile, 2013 Giuliano1.cr dice:

    Ciao bella gente.
    Anche la più lucida democrazia, amministrata da incapaci e corrotti, diventa la più ferrea e crudele dittatura.
    Forza che anche questa volta ce la facciamo!