Archive for marzo, 2013

La Domenica del Bosco

     

Nell’augurare una serena Pasqua a tutti, Vi invitiamo a leggere questo racconto che la nostra acuta osservatrice e infaticabile amica Enrica ci ha inviato per portare alla nostra conoscenza una delle sue tante esperienze di viaggio, sia per diporto che per lavoro. Grazie Enrica, te ne siamo infinitamente grati e riconoscenti.

 

La Redazione del Bosco:

 

Sabrina, Giovanna, 

Lorenzo, Nembo,

 

Giuseppe 

     

 

 

Come tutti i pomeriggi della settimana,  da qualche mese a questa parte mi reco al lavoro a Mendrisio, una cittadina della Svizzera (Canton Ticino), che è posta proprio nel mezzo di un triangolo tra Lugano, Como, e Varese , passando sulla via che entra in città  ho notato i cartelloni che pubblicizzano le famose Processioni .della settimana Santa. Malgrado il mio pensiero riguardo la religione, credente o meno, posso garantirvi che sono due belle processioni, hanno radici storiche, la loro origine risale probabilmente in epoca medioevale, in ogni caso sicuramente già si tenevano nel XVI secolo.

Precedono la  Santa Pasqua, si svolgono una il giovedì Santo, e l'altra il venerdì Santo.

 

Figuranti durante la processione

 

Nel 1986 è stato istituito un comitato cittadino e grazie ad  una grande colletta è stato possibile  acquistare dalla sartoria della Scala di Milano i costumi che ancora oggi i figuranti indossano, tutti i cittadini, dall'anziano al bambino, partecipano all'evento. 

Ho visto tutte due le processioni, e per indole mia, preferisco la processione del giovedì, detta anche nel dialetto popolare "prucesiun de i giudee" (processione dei giudei). Questa processione è puramente storica, è una vera rappresentazione teatrale della passione di Cristo, veniva  organizzata anticamente dalla Confraternita del SS. Sacramento. Il percorso prevede partenza ed arrivo in corrispondenza della Chiesa di San Giovanni Battista; sia in andata che in ritorno transita sotto la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, principale edificio religioso della città; infine all'altezza della Chiesa dei Cappuccini, il corteo con un breve circuito ritorna sui propri passi.

 

Gesù che porta la croce

 

Nelle vie della cittadina sono esposte iconografie che risalgono al 1600 e sono riconosciute patrimonio inestimabile da tutta l’Europa. I figuranti portano pannelli illuminati, detti “trasparenti“, e che raffigurano scene della passione,. 

I figuranti inscenano la salita al Calvario: legionari a cavallo al suono delle trombe, un Gesù sofferente e coronato di spine, la Veronica che mostra il sudario, i soldati romani, i Mori che sui loro costumi hanno simboli islamici, gli ebrei, le tre Marie ossia la Madonna accompagnata da Maria Maddalena e Maria di Cleofa, i discepoli, i due ladroni, Ponzio Pilato, re Erode,  il Sommo sacerdote che porta le tavole della legge e infine Nicodemo. Ci sono anche  quaranta figuranti a cavallo scortati da lacché e palafrenieri con le fiaccole.

Qualche esperto storico ha fatto notare delle inesattezze, per esempio  il re Erode (trattasi di Erode Antipa, figlio di Erode il Grande), ha abiti di taglio tipicamente rinascimentale con un lungo strascico tenuto da bambini, sul quale vengono lanciate caramelle e cioccolatini. Gli strumenti usati, spade e scudi, s'ispirano ai Vangeli.

 

Cavaliere alla processione

 

Inesattezze o meno molti sono i turisti che in questo periodo affollano la cittadina per assistere a questa rappresentazione dal vivo.

- Ecce Homo! disse Pilato additando Gesù alla folla. La risposta fu unanime: - “Crocifiggilo!”

Quel grido di condanna, che in latino suona Crucefige Eum è ancora più truce sul nero labaro del cavaliere.

Il soldato romano, detto Ungino, con una mano tiene Gesù alla catena e con l'altra regge un ramo di pesco fiorito.

Veronica regge l'immagine di Cristo.

Gli ebrei rappresentano i membri più fanatici del Sinedrio che, a gran voce, reclamano la condanna a morte del Galileo.

I cavalieri sono accompagnati da palafrenieri. I soldati romani si giocano ai dadi la tunica di Gesù. (1)

La processione del Venerdì Santo è più vicina ai canoni religiosi, risale al 1659. Chiamata «entierro», dallo spagnolo «messa in terra», è più sobria, dal significato prettamente religioso, austera e solenne.

 

Soldati romani si giocano a dadi la tunica di Gesù

 

E' anche più imponente della «Funzion di Giudée» in quanto vi partecipano circa 800 figuranti, tra i quali 500 sono  bambini vestiti di bianco.

I Padri Serviti, dell'ordine dei Servi di Maria, presenti a Mendrisio già nel 1451, idearono la processione del Venerdì Santo per sottolineare la venerazione dell'Addolorata o Madonna dei sette dolori. La processione prende avvio, da secoli, dall'ex convento dei Padri Serviti (zona San Giovanni). Le primitive lanterne sono state, nel tempo, sostituite da trasparenti.

I trittici, grandi trasparenti che sovrastano il percorso della processione, hanno raffigurato nel dipinto centrale un episodio del Vangelo e in quelli laterali, temi  dell'antico Testamento.

 

Spaccato della Processione

 

La Vergine e il corpo di suo Figlio sono portati per le vie del borgo da confraternite e religiosi, la folla che si raccoglie in silenzio.

Nella composizione attuale, in processione sfilano  i ragazzi con i trasparenti, i dolorosi del Santo Rosario, le suore, il Cristo morto, la Sacra Sindone e soprattutto la Madonna Addolorata che il Ticino cattolico venera sin dal Medioevo, i trasparenti  di fogge diverse e dipinti con scene sacre o di emblemi della passione sono parte integrante della tradizione religiosa e popolare della settimana santa che si celebra a Mendrisio. Sono dipinti effettuati su tele racchiuse in cassonetti illuminati dall'interno, raffiguranti le scene della passione di Cristo tratte dal nuovo Testamento. Gli esemplari più antichi risalgono al 1600 e sono opera di Giovan Battista Bagutti e della sua scuola. Nel periodo che precede la Santa Pasqua il centro storico è addobbato con questi quadri notturni, grazie a un complesso sistema di fissaggio e di illuminazione. Un tempo i trasparenti erano imbevuti di cera e trementina e illuminati da candele. Oggi da lampade elettriche, ma l'effetto coreografico non è cambiato. Unici al mondo, i trasparenti di Mendrisio hanno una lunga storia e appartengono alla comunità che provvede alla loro sopravvivenza e conservazione.(300 quadri detti balconi, 300 lampioni e 11 porte).

 

Gesù cade stremato dal peso della croce

 

Questa processione è particolarmente suggestiva: l'illuminazione elettrica è spenta e nelle antiche strade, nel silenzio, la calda luce dei lampioni si diffonde,  mentre  tre corpi di musica,  intonano brani funebri,  l'impatto è grande, in  chi assiste al passaggio dei simulacri del Cristo morto e della Vergine addolorata portati a spalla.

Aprono e chiudono la processione i tamburi dei battistrada a cavallo

Mendrisio non è una grande città, ma con queste processioni mantiene in vita una tradizione ormai plurisecolare. Un rito tramandato di padre in figlio per far rinascere, ogni anno, lo spirito religioso che puntualmente si respira per le antiche vie del Borgo, durante le processioni e nei giorni che le precedono. Un appuntamento da non perdere, dove la storia diventa spettacolo rinnovando le tradizioni.

A chi abita nella zona e non le avesse mai viste consiglio caramente di andare a vederle, sono processioni particolari rappresentate seguendo l'ordine stabilito diversi secoli fa, nel rispetto delle tradizioni tramandate dal 1600 fino ad oggi. Il consiglio, naturalmente, vale per tutti.

 

(1)  (fonte web)

   

Tommaso Albinoni  -  Adagio in sol minore

CIAO CALIFFO !!

 

ADDIO  FRANCO CALIFANO

   

" IO NUN PIANGO "

" io nun piango pe' quarcuno che more non l'ho fatto manco pe 'n genitore che morenno m'ha 'nsegnato a pensare non lo faccio per un altro che more "

 

 

Vogliamo salutare con queste parole il grande CALIFFO ....

un uomo amato molto

dai giovani romani e non solo ,

ma sopratutto un artista che non seguiva nessuno schema

e faceva parlare molto di lui ...

 

CIAO CALIFFO

Scomparsa di Enzo Jannacci

   

ADDIO ENZO JANNACCI

 

SURREALE POETA DELLA MUSICA

       

Enzo Jannacci è stato un rappresentante di una cultura musicale e cabarettistica tipicamente milanese. Non solo un cantautore, ma un caposcuola intorno al quale si sono radunati personaggi da lui scoperti come Cochi Ponzoni, Renato Pozzetto e Massimo Boldi, Sandro Viola. Autore di testi ironici e struggenti, ha cantato il mondo dei perdenti e degli emarginati a vita. Medico specializzato, per anni si è diviso: di giorno in ospedale, di notte a cantare. Ne aveva anche per i giornalisti e per i cantautori (Corriere Tv)  - 30-03-2013

   

 CIAO ENZO TI RICORDEREMO SEMPRE

 

 

Enzo Jannacci  - El gaveva i scarp del tennis

http://www.youtube.com/watch?v=noqfWkWn29w

Il Mondo degli animali

 

   

Abbiamo appreso questa  straordinaria vicenda e desideriamo raccontarvela. Isaac, è un Husky ed è cieco. Lei si chiama Isabella: è una piccola Terrier ed è la sua guida vedente. Un’altra bellissima storia d’amore tra due cani che hanno tanto da insegnarci. I due, inseparabili, vivono in California, e non sono nati insieme: si sono incontrati per caso e l’incontro è stato folgorante per Isabella, che ha subito deciso di prendersi cura di Isaac 24 ore al giorno.

 

Isaac e Isabella

 

La storia è stata diffusa dalla sicurezza animale di San Bernardino in California, dove i due  amici sono stati visti passeggiare per le strade beatamente. Isabella avanti, che guida Isaac come fosse - appunto - un cane guida. Lei lo attende quando rallenta, gli fa strada, lo aiuta ad attraversare e gli indica i pericoli. E quando si allontana un po’, lei si preoccupa e lo richiama. I due inseparabili amici, che i volontari hanno definito “affiatati come una coppia sposata”, sono stati portati nel canile, dove vivono assieme nella gabbia che li ospita. Per loro, adesso,  si  cerca una famiglia che li ospiti assieme, perché separarli potrebbe essere davvero uno shock per tutti e due.

 

Fonte  Web

 

Penso che anche i nostri due simpatici amici abbiano diritto ad ascoltare un brano musicale piacevole e noi glielo  regaliamo.

 

 Richard Clayderman  -   Delfino  azzurro

http://www.youtube.com/watch?v=DF2NDCOEDa0&list=FLNSrLyPMe3ffjMLZJhkN44g&index=32

 

Se volete vedere Isaac e Isabella,  poiché non è un Video Youtube, dovreste cliccare sul link   che segue e portarlo su Google: ve lo aprirà subito.

http://www.dailymotion.com/video/xyeagr_il-cane-cieco-e-la-sua-inseparabile-guida-a-quattro- California: Isaac, il cane cieco e la sua guida a quattro zampe

                   

L’Angolo del dialogo – Politica ed Economia

     

   

E’ un articolo scritto da  Gianni Pardo, pubblicato sul giornale web Il legno storto del 7 gennaio 2012 (il titolo è in parte mio). Sono convinto che riuscirà a suscitare un interessante dibattito.

Lo leggiamo insieme?

 

“La domanda che oggi occupa le menti di tutti è chiara: che cosa bisogna fare per salvare l’Italia dalla recessione e dal possibile fallimento? Che cosa bisogna fare per rilanciare l’economia e risolvere i problemi – quello del debito pubblico in particolare – che pendono sulle nostre teste come spade di Damocle? Questo genere di perplessità angustia i Paesi sviluppati dalla crisi del ’29 del secolo scorso e sarebbe troppo lungo ripercorrere la storia dei vari tentativi e delle politiche economiche adottate dai grandi Stati nei momenti di difficoltà. Chi legge l’inglese troverà parecchio in http://en.wikipedia.org/wiki/Keynes.

Per rimanere nell’ambito di una conversazione, basterà dire che per lunghi decenni il profeta dell’economia è stato John Maynard Keynes. La sua teoria in soldoni era questa: in un momento in cui si ha disoccupazione e capacità produttiva sottoutilizzata, se il mercato è fermo lo si può rimettere in moto con spese statali che stimolino la domanda; anche se queste spese fossero affrontate contraendo debiti. Sempre che non prendiamo fischi per fiaschi, lo schema può essere riassunto come segue: immaginiamo che in una città ci sia un momento di stasi produttiva e di disoccupazione. Ovviamente i disoccupati non possono spendere molto, ché anzi devono cercare di non morire di fame. Ma se li assumiamo per produrre televisori in una fabbrica che soffre della stasi produttiva, da un lato essi guadagneranno un salario, e dunque potranno comprare molti più beni di prima; dall’altro, ciò facendo, arricchiranno anche gli altri cittadini produttori, comprando i loro prodotti, e costoro, completando il giro, potrebbero poi comprare i televisori. La teoria sembrò funzionare negli anni del New Deal e divenne quasi vangelo nel secondo dopoguerra. Poi cominciò a produrre guasti, fu aspramente combattuta da grandi nomi come Friedrich von Hayek, Milton Friedman e Joseph von Schumpeter, e sembrò tramontare per sempre. Per ritrovare nuova vita, almeno come proposta, ai giorni nostri, per esempio per impulso del premio Nobel Paul Krugman, che la sostiene ancora pressoché quotidianamente sul New York Times.

E qui qualcuno potrebbe chiedere: in conclusione Keynes aveva ragione o torto? Un serio libro di economia risponderebbe che sarebbe azzardato dare una risposta netta. Ma quello che non osano i competenti possono osarlo gli incompetenti. Immaginiamo che ci sia un uomo che soffre di una tale depressione da far temere seriamente che si suicidi. Purtroppo non si dispone di nessuno dei moderni farmaci, per aiutarlo. C’è solo una droga che rende euforici (La cocaina? L’eroina? Neanche in questo siamo competenti) e si decide di indurlo ad assumerla. L’uomo sta meglio e il problema sul momento sembra risolto. Domanda: la droga è un rimedio contro la depressione? La risposta è no se vogliamo parlare di un rimedio stabile, perché quell’uomo potrebbe divenire un drogato, e magari morirne, di droga; sì se vogliamo parlare di un rimedio momentaneo - in economia si direbbe congiunturale - e l’uomo, pur uscendo dalla depressione, non diviene un drogato. La teoria di Keynes non è assurda ma ha il difetto di rendere decente, accettabile, quasi morale la “droga”. Una volta che gli Stati si sentono dire che possono creare debiti, perché così favoriscono l’economia, chi li ferma più? È per questo che l’Italia ha l’enorme debito pubblico che ha (1.900 miliardi di euro, quasi 32.000 a  persona).

Il problema è dunque il comportamento dello Stato una volta che la crisi è stata superata. Se smette di far debiti e magari aumenta la pressione fiscale per ripianarli, tutto bene. Se invece continua a far debiti, corre verso l’abisso.  Specularmente, come non si possono fare debiti all’infinito, non si può,  in un momento come l’attuale in Italia - in cui si hanno recessione, disoccupazione, altissima pressione fiscale, e potrebbe anche piovere - insistere con le “manovre”. Non si può dire al depresso che la vita non vale niente e che forse è meglio che smetta di mangiare. Dal momento che lo Stato spende già uno sproposito per pagare gli interessi sul debito pubblico, potrebbe aumentare quello “sproposito” di una notevole percentuale per tagliare drasticamente le tasse e per qualche utile investimento pubblico. O la va o la spacca. Poi, ripartita l’economia, potrebbe pensare a mietere ciò che ha seminato. Come scrive Krugman, gli Stati Uniti non hanno mai rimborsato l’enorme deficit causato dalla Seconda Guerra Mondiale. È stato lo sviluppo economico degli Stati Uniti a far scomparire quel “buco”. Ma, appunto, ci vuole lo sviluppo economico. In sintesi: l’Italia ha sbagliato negli anni della follia spendacciona, come la Germania ha sbagliato con l’inflazione ai tempi della Repubblica di Weimar; ma non è perché si è ecceduto in una direzione che il rimedio è eccedere nella direzione opposta”.

Ecco, quindi, il pensiero di Gianni Pardo, pensiero che, a mio parere, è fatto apposta per farci dialogare tra noi. Vogliamo provarci? Certo, i problemi di un Paese in difficoltà non possono risolversi soltanto risparmiando e comprimendo i consumi e i debiti. Certo,  non ci si può chiudere in noi stessi e farci, come suol dirsi, i fatti nostri. Certo, non ci si può rinchiudere nei confini dell’Europa quando ci sono moltissimi paesi che stanno peggio di noi. E ancora tanto altro. Ma dialoghiamo fra noi: avremo se non altro cercato di chiarire i nostri punti di vista, di eldyani e di amici.

     

 Ennio Morricone  -  Medley piano solo

LA DOMENICA DEL BOSCO

   


In queste ultime settimane sui giornali e in televisione  la notizia che ha occupato tutti gli spazi è stata quella relativa alle dimissioni del Papa Benedetto XVI, e mi è tornato alla mente la visita che avevo fatto a Ratisbona, dove il Santo Padre e il fratello prelato sono una istituzione.

Sono andata con la biblioteca di un paese vicino al mio, che organizza viaggi culturali molto belli e interessanti. Nel viaggio organizzato per la visita a Praga, avevamo  un'accompagnatrice con una preparazione veramente invidiabile ed era un piacere ascoltare le sue descrizioni dei monumenti e luoghi visitati. Nel viaggio di ritorno ci ha proposto di fermarci a Ratisbona, naturalmente abbiamo accettato volentieri, alcuni solamente per la curiosità di  vedere il paese del Santo Padre, altri per interesse culturale. Alessandra, l’amica bibliotecaria, mi diceva che, al di là del discorso religioso, Ratisbona merita di essere vista e, senza ombra di smentita, aveva veramente ragione.

 

Steinerne Brücke sul Danubio

 

Viene definita la città dei Re e degli imperatori, ha un centro storico che non si sa per quale caso fortuito o per protezione Divina, non ha subìto danni durante gli eventi bellici dell'ultimo conflitto mondiale, per cui è rimasto integro tutto l’originario storico. Negli anni ‘70 sono iniziati i restauri e tutti gli sforzi profusi dalla cittadinanza per conservare intatto questo gioiello sono stati ampiamente ripagati.

Nel 2006 l'UNESCO ha premiato Ratisbona con il riconoscimento di sito “patrimonio dell'umanità”.  Il centro storico e il quartiere di STADTAMHOF, in totale sono 1500 gli edifici protetti di cui 984 costituiscono il quartiere Stadtamhof,  il ponte Steinerne Brücke, il duomo e la piazza Krauterermarkt con la chiesa di San Giovanni, il museo che custodisce i tesori del Duomo, la casa patrizia costruita nelle vicinanze della porta Heuport, andata poi distrutta, e la farmacia storica Adler sono gli edifici storici di maggiore importanza di Ratisbona, senza dimenticare la chiesa  di Sant' Ulrico con il museo diocesano, l'antica canonica, le piazze, la Porta Prætoria e le torri patrizie. É riconosciuta da tutti come la città dell'Europa centrale meglio conservata.

 

Duomo

 

Con Alessandra e la nostra accompagnatrice ci incamminiamo e per prima cosa vediamo il ponte Steinerne Brücke è un capolavoro medioevale che fu usato come modello per la costruzione di altri ponti, un  esempio per tutti  il ponte Carlo a Praga, è il ponte ad arco più antico della Germania, ha ancora parti originarie, da qui Federico Barbarossa partì per partecipare alla terza crociata. Il ponte era considerato l'ottava meraviglia del mondo: lungo 310 metri e largo sette, era il più grande al mondo nel suo genere e per 800 anni rappresentò l'unico attraversamento in pietra sul Danubio tra Ulm e Vienna.

Nel cuore di Ratisbona: c'è la cattedrale di San Pietro, costruita tra il 1260 e il 1520. Il duomo è una testimonianza eccezionale dello stile gotico bavarese e nel corso dei secoli ha rappresentato un importante punto di riferimento per le popolazioni della regione.

Passeggiando al suo interno, è possibile ammirare i cinque altari gotici con ciborio, questa particolare caratteristica che è rimasta intatta nel corso del tempo, permette alla cattedrale di distinguersi da tante altre. così come le vetrate originarie  risalenti al periodo 1220÷1370. In un sola fermata era impossibile acquisire tutti questi dati, ne ho preso alcuni dal web, ma posso assicurare che è sicuramente una delle chiese più belle che io abbia visto. Il Duomo è anche il luogo di nascita dei “Regensburger Domspatzen”,  il coro di voci bianche più importante della Germania, che accompagna i servizi liturgici con il proprio contributo canoro.

 

La Torre d'oro

 

Passeggiare nel centro storico è una meraviglia, essendo chiuso al traffico, ci sono ristoranti e negozi, ma le loro insegne sono talmente ben inserite nel contesto, che il turista quasi non se ne rende conto, non ci sono edicole con giornalai, sotto ogni monumento, né carretti di venditori di bibite, come da noi, tutto molto ben tenuto e pulito. Chi arriva in visita si trova davanti agli occhi un percorso accessibile senza dover fare slalom. Non solo è piacevole, ma distensivo, come guardare un quadro a 360 gradi senza dover girare intorno a ostacoli vari. Tante sono le case a graticcio, o case dei poveri, fatte di rami di  salice intrecciato e calce, fermate da  tronchi di legno che sono strutture portanti delle pareti, tipiche della Germania e dell'Alsazia.

 

Castello di Sant'Emmeram

 

Ci sono poi le case dei ricchi patrizi, più che case sono torri, gentilizie medioevali, che simboleggiavano la solidità, il benessere e il potere dei propri abitanti. Le torri slanciate svettavano, allora, sulla città, dominavano sul panorama di Ratisbona e ancora oggi non passano inosservate. La più imponente è la Torre d'oro, costruita intorno al 1260 e che si eleva su nove piani, per un\'altezza totale di 50 metri. Oggi ospita una casa dello studente. Giungiamo al castello qui, tutti gli anni, si organizza un festival musicale che attrae turisti e appassionati da tutto il mondo. Il castello è associato alla famiglia dei Torre e dei Tasso attualmente è ancora abitato dai discendenti  del casato, un'ala del castello è visitabile ma non era prevista questa fermata  per cui lo ammiriamo dall’esterno, di fianco al castello c'è un'altra chiesa, la Basilica di Sant’Emmeram. Non poteva mancare la visita alla chiesa dove Benedetto XVI iniziò il suo percorso e dove insegnò teologia. Ci incamminiamo dietro il duomo e seguiamo una strada alberata, giungiamo in una chiesa non grandissima, esternamente quasi severa, ma l'interno ci lascia a bocca aperta per lo stupore anche se possiamo ammirarla solo da dietro una cancellata posta prima dei banchi.

 

Basilica di Sant'Ulrico

 

E' tutta bianca e oro zecchino, in stile rococò, mi sembra che l'oro in contrasto con il bianco sia quasi troppo abbagliante. La chiamano La Alte Kapelle. In questa chiesa i fratelli Ratzinger suonavano l'organo, il fratello del Papa poi approfondì lo studio della musica e divenne nel tempo direttore del coro della cattedrale di Ratisbona, oltre che prelato. Nel 2006 il nuovo organo venne inaugurato proprio da Papa Benedetto XVI in occasione della sua visita alla città.

La giornata si sta concludendo, dobbiamo tornare al nostro bus  e fare ancora parecchia strada, ma prima ci fermiamo nello splendido negozio che si affaccia sulla Untere Bachgasse nel centro storico, ogni negozio espone la foto del Papa, acquistiamo  la famosa senape dolce artigianale di Luise Händlmaier. Che si tratti della migliore senape dolce del mondo è fuori discussione, così come è fuori discussione che questa visita andrebbe approfondita. 

Sarà per un’altra volta.

   

Ringraziamo Enrica per averci voluto rendere partecipi di questa sua bella esperienza di viaggio e la invitiamo a raccontarcene ancora altre perché, il suo stile e il suo modo semplice ma esauriente di descrivere gli eventi e i luoghi ha la capacità di coinvolgere full-immersion il lettore come fosse anch’egli presente e partecipante alla gita che la nostra amica così mirabilmente descrive..

Grazie Enrica, ti aspettiamo ancora.

          

       

 Richard Clayderman - Les fleurs sauvages