La Domenica del Bosco

   

Dopo settimane ricche di argomenti impegnati ritorniamo alla nostra solita buona domenica, cioè alla giornata dedicata al riposo perciò, con questo spirito, vi racconto una mia storiella che spero possa  contribuire ad un meritato relax festivo.

 

Mai e poi mai, da ragazzetto, avrei potuto immaginare che in tarda età le vicende della vita mi avrebbero portato a calpestare le tavole di un palcoscenico, eppure così è stato

Solo una volta avevo avuto l’occasione di partecipare ad una recita della compagnia amatoriale del Teatrino del Circolo Cattolico rionale della mia città natale ma non come attore o comparsa, bensì come rumorista. Infatti, con due sassi e una vecchia bagnarola di lamiera, avevo avuto il compito di simulare dei rumori che dovevano somigliare a dei tuoni quando gli attori sulla scena venivano a trovarsi sotto un  temporale e, ancora, con una trombetta e un fischietto avevo dovuto simulare, dietro le quinte, i rumori di una stazione al momento della partenza di un treno.

     

Sta di fatto che nell’ultimo anno, un amico, veterano dell’ambiente teatrale, ha voluto coinvolgermi, inizialmente per fargli da spalla, in qualche sua recita e affidandomi poi, visto il successo iniziale (a suo dire), veri e propri ruoli non più di contorno. Insomma, dopo tanti lavori svolti nella vita, mi sono ritrovato a fare pure l’attore e devo dire, con mia grande sorpresa, anche con un buon successo. È proprio il caso di dire: mai dire mai e vi racconto com’è andata. 

 

Palcoscenico

 

Dovevamo preparare qualcosa per una serata di intrattenimento collegiale per gli iscritti all’Associazione di volontariato della quale faccio parte e interpellammo Giovanni (Gianni per gli amici) proprio perché esperto in materia teatrale, anche se a livello amatoriale, ma  si era cimentato in vari ruoli e personaggi per tanti anni.

 

Marchese di Navarra

 

Fu proprio Gianni che mi coinvolse per recitare con lui la scena de “À livella” di Antonio de Curtis (Totò) che si svolge in un cimitero il due di novembre, ma la recitammo non nell’originale parlata napoletana bensì tradotta nel dialetto sardo-campidanese che la rende un po' più spassosa e caratteristica, almeno per gli spettatori locali. 

 

          À  LIVELLA

Ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza per i defunti andare al Cimitero. Ognuno ll’adda fà chesta crianza;      ognuno adda tené chistu penziero.

            // ……...….\\

Perciò,  stamme a ssenti… nun fa’ ‘o restivo,                             suppuorteme vicino – che te ‘mporta? Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie… appartenimmo â morte!”.

     SU LIVELLU

                                  Su dusu de novembre c'è s'usanza

de andai a visitai su campusantu.                             D’ognunu depi fai custa onoranza                               po’  chini s’è mancau, po’ chini eus prantu.

                                                                         // …………. \\                .

 Ascurta immoi custus fueddus mius!              Supportami accanta… calandi de sa corti Lassa chi su pagliacciu du siganta a fai is bius Nosus, seus serius, faeus parti de sa morti !.

   

Netturbino

 

Ero incerto e titubante ma la capacità di convincimento di Gianni contribuì a farmi superare tutte le riluttanze iniziali. Non avevo timore del “pubblico” perché sono abbastanza estroverso e sfacciato ma mi frenava la paura di eventuali gaffe e immancabili papere. Mi misi a studiare la parte e facemmo qualche prova poi finalmente il debutto e fu un successo: gli applausi si sprecarono. Caspita, pensai tra me, sono diventato pure attore. Attore è una parola grossa, diciamo, così per dire, che mi ero messo a fare l’istrione. Si sa che l’appetito vien mangiando per cui, sempre con Gianni, ci preparammo per altre rappresentazioni, le occasioni non mancavano.

Altro pezzo forte, recitato sempre in dialetto campidanese è stata la commedia “Il dottore e l’ammalato”, scenetta che si svolge un sabato sera in un Pronto Soccorso con quattro personaggi: la donna delle pulizie, l’infermiera, un dottore neo laureato e sfaticato, nonché il malato, più che altro immaginario che si inventa una serie di malanni inesistenti al punto che il medico, pur di liberarsene lo invita a recarsi in un luogo dove si guarisce di tutti i mali, cioè: il cimitero. Io recito la parte del malato ed è chiaro che al palese invito del medico, mi ritrovo immediatamente guarito dei presunti mali e scappo di corsa. Scenetta esilarante con applausi finali assicurati.

 

Il malato immaginario

 

Voi certamente convenite che un vero attore, per essere considerato tale, deve essere capace di presentarsi al giudizio del pubblico con un monologo degno di intrattenere una platea senza annoiare i malcapitati spettatori e quel buontempone di Gianni, sceglie e mi affida un pezzo classico di Carlo Alberto Salustri (1871/1950), poeta romanesco, più noto con lo pseudonimo di Trilussa (che poi altro non è che l’anagramma del suo cognome).

Trattasi de: “L’uccelletto in chiesa”, un monologo ricco di doppi sensi che è stato recitato tante volte alla radio e in televisione con grande maestria da personaggi famosi e bravissimi come Andrea Bocelli, Gigi Proietti ed altri.

Certo non intendo paragonarmi neanche lontanamente a dei mostri sacri come quelli citati perché sarebbe proprio un assurdo ma devo dirvi che, con i preziosi consigli dell’amico Gianni, sono riuscito ad ottenere dei buoni progressi tanto che di questo pezzo ne ho fatto il mio “cavalluccio di battaglia” e raccolgo ogni volta molti consensi e applausi.

In confidenza posso dirvi che, in tutta questa vicenda, ho avuto l’impressione che quel mattacchione di Gianni, già avanti negli anni e che non sta tanto bene in salute, abbia voluto lanciarmi in questa avventura lasciandomi in eredità le sue cose affinché  l’opera prosegua, come suol dirsi: lo spettacolo deve continuare.

É proprio vero che non si finisce mai di imparare e ogni occasione è buona per tenere in esercizio il corpo e la mente.

Nel chiedere di esprimere il vostro parere concludo augurandovi una Buona Domenica e rivolgendovi l’invito a seguire il mio esempio.  Raccontateci le vostre esperienze in terza età. Grazie.

     

Era d’agosto e un povero uccelletto,

ferito dalla fionda di un maschietto,

andò, per riposare l’ala offesa,

sulla finestra aperta di una chiesa.

 Dalla tendina del confessionale

Il parroco intravide l’animale

Ma, pressato dal ministero urgente,

rimase intento a confessar la gente.

 

Mentre in ginocchio alcuni, altri a sedere

Dicevano fedeli le preghiere,

una donna, notato l’uccelletto,

lo prese al caldo e se lo mise al petto.

D’un tratto un cinguettio, ruppe il silenzio e il prete

A quel rumore il ruolo abbandonò di confessore

E scuro in viso peggio della pece

S’arrampicò sul pulpito e poi, fece:

“Fratelli, chi ha l’uccello per favore,

esca fuori dal tempio del Signore.”

I maschi, un po’ stupiti a tal parole,

lenti s’accinsero ad alzar le suole.

Ma il prete a quell’errore madornale

“Fermi! Gridò” mi sono espresso male.

Rientrate tutti e statemi a sentire:

“Solo chi ha preso l’uccello, deve uscire”

A testa bassa, la corona in mano,

cento donne s’alzarono piano, piano.

Ma mentre se n’andavano, ecco allora

Che il parroco strillò:“Sbagliate ancora!

Rientrate tutte quante,

figlie amate,

ch’io non volevo dir

quel che pensate.

Ecco quel che ho detto e torno a dire:

solo chi ha preso l’uccello deve uscire,

ma mi rivolgo, non ci sia sorpresa,

soltanto a chi l’uccello ha preso in chiesa.”

Finì la frase e nello stesso istante,

le monache s’allontanavano tutte quante,

e con il volto pieno di rossore

lasciavano la casa del Signore

Oh santa Vergine!” esclamò il prete,

Fatemi la grazia, se potete!.

Poi, “Senza fare rumore dico,

piano, piano s’alzi soltanto chi ha l’uccello in mano.”

Una ragazza che col fidanzato

s’era messa in un angolo appartato,

sommessa mormorò: “Che ti dicevo?

Hai visto? Se n’è accorto!.

 

 Charles Aznavour -  L'Istrione

 

   


COMMENTI

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  1. il 03 febbraio, 2013 Nembo dice:

    Complimenti Giuseppe3CA non sapevo che tu sei anche un attore per le commedie dialettali. E come dice la canzone L’Istrione..io sono il genio..ed sono fiero..di me…è proprio vero -mai dire mai-vero Giuseppe non si finisce mai di imparare e tutto può migliorare per le relazioni sociali cercando di mantenere la memoria in esercizio per evitare processi ossidativi. Come sempre Giovanna ha scelto la canzone appropriata al titolo della storia.

  2. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Grazie Nembo, come sai con Giovanna lavoriamo in ‘tandem’: le ho chiesto di mettere l’immagine di un teatrino ma a lei piace fare le cose in grande e, come volevasi dimostrare, ha inserito un grande teatro; ho suggerito la canzone e lei, naturalmente, ha scovato la versione giusta. Ringrazio Giovanna e le esprimo i miei complimenti per il suo costante impegno per il bene del Bosco. Spero che il tutto piaccia agli amici boscaioli, assidui e casuali.

  3. il 03 febbraio, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Ecco un boscaiolo che arriva. Avete fatto un bel colpo, amici miei. Siete grandi e c’è da essere fieri di voi. Tutto bello e gradevole. Evviva il Bosco, dunque. E buona domenica a tutti.

  4. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Bravo Lorenzo, non cercare di nasconderti dietro le quinte facendo i complimenti agli altri, anche tu fai parte del Bosco e se siamo grandi noi lo sei anche tu e noi tutti siamo fieri di te, della tua amicizia, della tua collaborazione e partecipazione. Grazie e Buona Domenica.

  5. il 03 febbraio, 2013 riccardo2.co dice:

    è divertente e anche appagante vedere il pubblico che si diverte per poi ogni qual’volta ascolta una battuta particolarmente ilare batte le mani agli attori, Giuseppe sono esperienze indimenticabili recita divertendoti, se ti diverti tu, si diverte anche la platea.

  6. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Hai fatto la giusta analisi Riccardo, tutto si fa per divertirsi insieme socializzando in sana e gradevole compagnia. Ho l’impressione che siano esperienze che anche tu conosci. Bravo e grazie.

  7. il 03 febbraio, 2013 enrrica.co dice:

    nn ho dubbio alcuno che le tue recite siano un successo, io so quanto tu sia simpatico e qualche risata di gusto ce la siamo già fatta,penso sia una tua dote quella di cercare di far sentire bene gli altri, anche recitando, mi piacerebbe vederti recitare, ma nn sono in grado di capire il tuo dialetto,ma un applauso te lo faccio comunque e nn solo con le mani, con tutta la mia stima, grazie del bel racconto che hai scritto grazie per le immagini e per la canzone adoro Aznavour

  8. il 03 febbraio, 2013 franco muzzioli dice:

    Bellissima esperienza Giuseppe, che anch’io ho voluto provare un paio di anni fa. L’estate ,soprattutto luglio ed agosto , la passiamo a Montese ,841 mt nell’Appennino modenese,dove abbiamo la casa.
    Siamo in un nucleo antico del paese , con un area giardino/aia abbastanza grande. Mi è venuto il ghiribizzo di creare “le serate nell’aia” ,con recite di poesie in dialetto . Il primo anno, assime ad un veneto ,abbiamo letto poesie dialettali d’autore e nostre. Ma ormai tutti gli anni ripetiamo “l’evento” verso il 15 di agosto,dato il “grande” successo.

  9. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Bene Enrica, mi fa piacere che anche questa buona domenica del Bosco si aggiunge a tutte quelle che hanno allietato le nostre giornate festive e soprattutto sia di tuo gradimento come lo è per tanti altri. Ringrazio tutti e, in particolare, ringrazio te per gli applausi: mi sembra di vederti sorridere e battere le mani.

  10. il 03 febbraio, 2013 giuseppe57 dice:

    leggo quasi sempre i commenti del bosco ,perche li trovo sempre interessanti ed appropriati all’argomento,anche se non lascio il mio commento è sempre unpiacere fare una passeggiata spulciandoli tutti. ciao atutti e complimenti e per la vostra atternzione che gli dedicate .

  11. il 03 febbraio, 2013 giovanna1vc dice:

    Come sempre un plauso a te Giuseppe x addolcirci le domeniche con questi bei racconti , buona domenica a tutti ☺

  12. il 03 febbraio, 2013 armida.ve dice:

    Ah ah ah.. Giuseppe… La mia stessa esperienza.. potrei dire che e’ capitato a me, come a te.. naturalmente ruoli diversi! Agguingo che l’uccellino di trilussa e’ un mio cavallo di battaglia.(tradotto in veneziano) quando faccio animazione con gli anziani.. funziona sempre!!io devo dire che calcare il palcoscenico è un’esperienza bellissima, appagante.. Lo consiglierei a tutti!

  13. il 03 febbraio, 2013 giovanna3.rm dice:

    Perbacco, Pino, hai fatto scoprire le carte a due nostri amici-attori: Armida e Franco, che forza!

  14. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Mi fa piacere Franco, ero conscio di non essere un caso isolato e venire a sapere che anche molti amici di Eldy hanno seguito e seguono percorsi paralleli è appagante. Con il mio racconto ho voluto rivolgere un invito a quelli che ancora non lo hanno fatto di provare senza alcun timore, consapevoli che anche il proporsi ad una platea è un modo di socializzare e rapportarsi con gli altri, nel bene di tutti, pseudo attori e spettatori. Grazie.

  15. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Grazie Giuseppe57, come vedi il Bosco è uno spazio aperto e tutti possono partecipare, si sta tra amici, si socializza, ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni… anche se poi… tutto resta come prima, ma va bene così. Grazie per il contributo.

  16. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Grazie Giovanna1VC, sappiamo che sei una fan del Bosco, assidua, puntuale e precisa. Il tuo commento è sempre graditissimo e prezioso, ancora grazie, ciao.

  17. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Brava Armida, sono lieto di scoprire in te una ‘collega’ d’arte ma come vedi non siamo soli e parlandone abbiamo modo di vedere che la fila si allunga. Motivo di soddisfazione per continuare così perché va benissimo. Grazie per la tua testimonianza.

  18. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Giò, abbraccio ricambiato con grande stima.
    Certo, i lettori la domenica mattina trovano sempre la sorpresa nel nostro amato Bosco e possiamo considerci soddisfatti per il loro palese e caloroso compiacimento.
    Come ben sappiamo non può essere una sorpresa per noi perchè tra noi, nella settimana di preparazione dell’articolo (a volte anche più di una) le carte sono scoperte per esigenze di affinamento e collaborazione. Grazie, fantastica Giò.

  19. il 03 febbraio, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    Giò, posso dire che Armida, Franco e, mi pare anche Riccardo, abbiano scoperto le loro carte da soli, certo sollecitati dall’argomento del giorno, ma fa piacere sapere di non essere soli perché in compagnia si sta più allegri e si vive meglio. Abbiamo validi motivi per continuare così, grazie.

  20. il 03 febbraio, 2013 giovanna3.rm dice:

    Hai fatto proprio una bella sorpresa ai lettori del Bosco, Pino, come spesso accade la domenica mattina! Un altro colpo di genio la “Livella” tradotta in sardo. Complimenti! Sono molto fiera di collaborare con delle belle persone come te, Lorenzo, Nembo e, ovviamente, con Sabrina, la nostra capa, per il buon esito del Bosco: non poteva capitarmi di meglio.
    Un abbraccio, cari amici.