Archive for febbraio, 2013

L’Angolo del dialogo – Pianeta Donna

       

   

Riteniamo utile approfondire l’argomento dello Stalking. Proprio in questi giorni, mi è capitato di apprendere dalla  stampa una vicenda  molto pesante, che riguarda questo argomento,  accaduta ad una giovane  ventenne di Parma, che mi ha profondamente colpito.  A tale proposito, ho  fatto delle ricerche nel Web e ho trovato  non solo una precisa descrizione del fenomeno ma  anche alcune indicazioni di come difendersi.  La descrizione è stata curata  da Renata Taccani, nel luglio del 2012, e ve la proponiamo. Ci auguriamo  ne possa nascere una proficua discussione tra noi, che serva a chiarirci meglio le idee su questi episodi e magari suggerire, per quanto possibile, modi efficaci per affrontarli senza rischi. Questi fatti, accadono prevalentemente a giovani donne giovani, ma non solo: ecco la ragione per quale abbiamo ritenuto opportuno parlarne.  Abbiamo chiesto  a Lorenzo se potevamo pubblicare questo servizio  nella sua Rubrica “Pianeta Donna”,  e si è detto felice di ospitarci.

 

 

“Il termine stalking deriva dal linguaggio venatorio ma ormai è entrato a far parte della nostra quotidianità,  per definire una delle forme di violenza più subdole che si possano immaginare.  Dal 2009  è  anche un reato preciso che la giustizia punisce, grazie all’introduzione dell’articolo 612-bis del codice penale. In inglese il verbo to stalk significa “fare la posta”, e lo stalker è appunto il cacciatore che sta in agguato spiando la sua preda. Proprio come accade nei casi di stalking di cui giornali e televisione si occupano ormai a cadenza regolare, raccontando  vicende dagli epiloghi spesso drammatici. Il punto di partenza sono sequele di atti persecutori che stravolgono la vita di chi li subisce (nell’80% dei casi le vittime sono donne). Può trattarsi di appostamenti, telefonate a tutte le ore, e-mail vessatorie, minacce, incursioni nella sfera più intima dell’esistenza: comportamenti che non soltanto violano la privacy delle vittime, ma generano in loro ansia e paura, costringendole a vivere in uno stato di allerta perenne.

 

Tutte dinamiche che conosce bene l’avvocato milanese Francesca Maria Zanasi, esperta in diritto della persona e autrice di diverse pubblicazioni sul tema: l’ultima, intitolata L’odioso reato di stalking , uscirà a fine luglio. Con lei        abbiamo parlato di questa forma di violenza, in aumento inesorabile, e del modo migliore per difendersi.

 

Numeri che fanno paura

 

Di solito i media parlano delle storie di stalking quando per le vittime non c’è più niente da fare. I dati dicono che tra il 2002 e il 2008 il 10% degli omicidi avvenuti in Italia ha avuto come precedente dei comportamenti di questo tipo. E dicono anche che la durata media delle persecuzioni è di 18 mesi. Per fortuna però dalle statistiche emerge anche un dato positivo: quasi il 60% degli stalker interrompe le persecuzioni quando riceve una diffida.

 

E allora è da qui che bisogna partire, per far passare una volta per tutte l’idea che lo stalking va denunciato sempre e comunque: anche quando coinvolge il proprio ex partner e anche quando si pensa – sbagliando – che il tempo possa appianare le cose. Per poter capire quando ci si trova davanti a un caso di stalking, è però fondamentale innanzitutto tracciarne i contorni. Spiega l’avvocato Zanasi: «La definizione di stalking è chiara: si intendono quei comportamenti persecutori – diretti o indiretti, ma comunque ripetuti nel tempo – che pongono la vittima in uno stato di soggezione, provocando in lei un disagio fisico o psichico, e un motivato senso di timore. In pratica, lo stalker cerca in ogni modo di esercitare un controllo o di entrare in contatto con l’oggetto delle sue morbose attenzioni, e con questo scopo compie atti ripetuti e intrusivi. Si va dai pedinamenti agli sms in qualsiasi momento del giorno e della notte, dai regali indesiderati alle telefonate assillanti, fino alle minacce vere e proprie: di fatto, persecuzioni che fanno sentire “braccata” la vittima,  inducendola a modificare le proprie abitudini e a vivere un’esistenza condizionata da questa presenza destabilizzante».

Identikit di un persecutore

La Polizia di Stato ha tracciato una classificazione delle 5 principali tipologie di stalker. C’è innanzitutto l’ex partner, che prova odio verso la vittima ritenendola responsabile della relazione fallita, e la minaccia sia verbalmente sia concretamente. Al secondo posto c’è il giovane adulto che sviluppa fantasie ossessive sulla persona di cui è invaghito, indirizzandole attenzioni continue non malevole, ma comunque non desiderate.

   

 

Il terzo profilo è quello dell’individuo affetto da disturbi della personalità di tipo borderline (in alcuni casi è già noto alle forze dell’ordine per precedenti condotte devianti) che vuole instaurare un rapporto di natura sessuale. Il quarto identikit è il soggetto delirante, convinto di avere una relazione consensuale con la vittima, al punto da attribuire a fattori esterni la colpa delle eventuali smentite alle sue farneticazioni. Infine, c’è il molestatore sadico, che vuole innervosire e portare all’isolamento la vittima, minandone l’autostima. Ancora Francesca Maria Zanasi: «Lo stalker molesta anche quando rimane a distanza, perché riempie lo spazio “vuoto” con fantasie (spesso a sfondo sessuale) che traduce  in parole e comportamenti. Per parte sua la vittima inizia presto a manifestare depressione, ansia o disturbi post-traumatici. Gli effetti dello stalking sono infatti molteplici, e la privazione violenta della libertà personale ha conseguenze sia psicologiche che sociali ed economiche. La vittima dei corteggiamenti ossessivi, infatti, finisce spesso per isolarsi da amici e familiari, arrivando a cambiare il numero di telefono o a modificare i propri tragitti quotidiani».

   

Cosa fare  se si è vittime di stalking?

 

Una svolta fondamentale è arrivata con la legge 38/2009 e con l’introduzione nel codice penale dell’articolo 612-bis sugli Atti Persecutori, che punisce lo stalking con reclusione da 6 mesi a 4 anni, “salvo che il fatto costituisca più grave reato”. La strada da percorrere è quindi quella del ricorso alla legge, presentando in questura una richiesta di ammonimento (se la situazione non è particolarmente grave) oppure, nei casi più seri, procedendo direttamente con la querela per stalking e la richiesta che venga disposto dal giudice il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati."

 

A proposito del libro di  Francesca Maria Zanasi,  “L’Odioso reato di stalking”, Edit. Giuffré,  già citato, riportiamo  una breve sintesi del suo contenuto.

   

“La necessità irrinunciabile di una giusta pena per il persecutore, ma anche gli indispensabili strumenti a protezione della vittima. Sono i due poli attraverso cui si sviluppa la riflessione di questo libro, nato da anni di esperienza diretta. Oltre agli elementi frutto della conoscenza dei casi giudiziari, nel volume si trovano indicazioni preziose come il decalogo per chi è finito nel mirino di uno stalker. Consigli elaborati per aiutare le vittime ad affrontare razionalmente la gestione della quotidianità. Alcuni punti: mai assecondare gli incontri sperando di porre fine alle molestie, evitare di manifestare qualunque tipo di emozione in caso di incontro, non accendere/spegnere il cellulare a orari fissi (per non comunicare involontariamente le proprie abitudini) e attivare sul telefono di casa il servizio di identificazione chiamate.”

       

 André Rieu - Seventh Heaven Love

La Domenica del Bosco

 

   

Una bambina nata piccolissima ma con una grande voglia di vivere è cresciuta, divenuta adulta, poi moglie, madre e nonna e, ora, oltre che assidua frequentatrice/collaboratrice del Bosco è anche nostra amica carissima per cui ci racconta questa storia di sé e della sua famiglia. Non svelo il nome ma lo scoprirete leggendo questo racconto che racchiude una bellissima storia d’amore vissuta in tempi certamente non facili. Naturalmente non mancherete di esprimere il vostro giudizio accompagnato dai complimenti che ritengo siano assai meritati. Vi ringrazio augurandovi una

Buona e Serena Domenica.

   

   

 

Si scrivono grandi parole sull'amore, si scrivono poesie in nome di quell'amore che si può manifestare oppure no; questa è la storia di due persone che si sono trovate sole, in una città diversa da quella in cui erano cresciuti.

Lei una bella mora di appena diciannove anni con tanti capelli raccolti in una treccia, lui 23enne emigrato in cerca di lavoro dopo la seconda guerra mondiale. Lei si affacciava alla vita dopo aver trascorso la sua infanzia in un Istituto per orfani. Non aveva mai visto la propria mamma, l’unica occasione del loro incontro era stata il giorno delle sue dimissioni dall'istituto e si era trovata in grande imbarazzo perché non sapeva come approcciarsi con questa donna che per lei era un’estranea. Si era trovato un lavoro ed era sola per il mondo.

Lui dopo la guerra, come tanti altri Italiani in cerca di lavoro, si era avventurato nella vicina Svizzera e, fermandosi a Berna, viveva con il fratello in una camera affittata, in una casa privata. La proprietaria, Frau Ingrid, controllava che i comportamenti dei giovani fossero moralmente decorosi e rispettosi. Sullo stesso pianerottolo, una camera più avanti, abitava la bella mora insieme ad una sua cara amica. Lei si chiamava Agnese e l'amica Adele. Lui si chiamava Roberto e suo fratello Italo.

Agnese lavorava come stiratrice in una lavanderia industriale, Roberto faceva il barista, dapprima sulle vetture dei treni, poi in un bar della città. Adele e Italo lavoravano nello stesso ristorante,  lui come cameriere e lei come cuoca.

Pur abitando sullo stesso pianerottolo, dividendo  lo stesso bagno in fondo al corridoio, così come la cucina comune al primo piano,  Roberto e Agnese non si conoscevano, non avevano modo di vedersi perché avevano orari diversi.

Italo e Adele, unici italiani del ristorante, avevano lo stesso giorno di libertà e ogni tanto condividevano un caffè o, nella bella stagione, una passeggiata per un gelato insieme. Adele era una bravissima cuoca ma non sapeva né stirare né cucire per cui chiese ad Agnese la cortesia di sistemarle un vestito per uscire il martedì con Italo, non erano ancora fidanzati ma il sentiero che stavano percorrevano era quello.

 

Con una macchina da cucire a mano, Agnese sistema il vestitino e lo stira a dovere: quel martedì la sua amica Adele era molto carina. Italo si presenta all'appuntamento un poco sciatto e la sera dopo le due amiche, parlando tra loro in confidenza, decidono di fare in modo che quei pantaloni e quella camicia avessero più corpo. Agnese lava e stira pantaloni e camicia e li riconsegna a Italo che però il martedì successivo, quando si presenta a prendere Adele, i pantaloni e la camicia non sono più in forma come quando erano stati consegnati ma, già cadenti e stropicciati. Le due ragazze si chiedono come mai ma non ne vengono a capo. Intanto il tempo passa e finisce l'inverno, le giornate si allungano e qualche volta la sera Agnese va incontro all'amica al ristorante. Italo periodicamente le chiede di lavare i suoi vestiti della festa e poi anche quelli di lavoro. Una sera d'estate mentre Adele era seduta con Frau Ingrid in veranda vede rientrare un signore con gli stessi abiti di Italo. Chiede a Frau Ingrid chi sia  e la donna risponde è il fratello di Italo.

Ecco svelato il mistero, i due fratelli avevano un solo paio di pantaloni e una sola camicia, che tutt’e due utilizzavano nel giorno di riposo. Si è poi saputo che avevano anche un solo paio di scarpe nere che utilizzavano alternativamente.

Roberto trova lavoro al Casinò Kursal club, come barista. Molte signorine che frequentavano il club non disdegnavano di corteggiarlo e lui non disdegnava la loro compagnia. Al Kursal ci andavano per ballare i giovani, ragazze e ragazzi. Una sera Adele e Italo invitano Agnese ad andare con loro, era una bella ragazza ma schiva, forse per via della vita sociale in Istituto per cui rimaneva spesso isolata e in disparte. Iniziarono i balli, molti la invitavano ma lei rifiutava, sebbene le gambe sotto il tavolo si muovessero da sole seguendo i ritmi della musica.

Una sera però, dopo il lavoro, bussano alla porta di Agnese, era Roberto con in mano due paia di pantaloni e due camicie e chiese ad Agnese se poteva lavarli e sistemare. Erano per lo più da stringere: aveva acquistato dei pantaloni usati da un collega.

Agnese prende le misure, inizia a stringere imbastendo e facendo provare i capi prima di cucirli poi li finisce e li porta in chimica a lavare.

Consegna i capi a Roberto che promette di portare anche altri amici e così Agnese dopo il lavoro incrementa le sue entrate, per lei questo è molto importante perché così ha anche la possibilità di spedire qualcosa alla mamma.

 

Sta di fatto che tra un orlo, una tasca da sostituire o il collo di una camicia da rivoltare tra Agnese e Roberto inizia anche un'amicizia. Quando possono con Italo e Adele, vanno a ballare o a fare qualche picnic lungo il fiume.

Agnese dapprima molto chiusa, si appoggia a Roberto e, sempre con più frequenza, va con delle altre amiche al Kursal, dove lavora Roberto, e per farlo tribolare un poco, sporca di proposito il bordo dei bicchieri col rossetto (sottile astuzia di malizia femminile).

L'amicizia diventa affetto, l'affetto diventa amore, e iniziano a fare progetti, lei continua a fare riparazioni dopo il lavoro, lui riesce a diventare capo cameriere e mettono via dei soldi per il loro futuro, in previsione di un matrimonio, ma, Agnese rimane incinta e il 6 novembre del 1948 si sposano nella cattedrale di Berna senza parenti ma con qualche amico e pochi soldi fanno il pranzo nel ristorante, dove Adele e Italo lavorano. I regali ricevuti sono sei forchette, sei cucchiai, sei coltelli e un cesto di mele rosse. L’unione è fatta e vanno a vivere insieme, il 18 dicembre nasce Renzo, il primogenito.

Dopo tanti sacrifici, Roberto, vuole tornare in Italia e, cerca lavoro presso una casa di spedizione a Chiasso, lei sempre in una lavanderia a Lugano, hanno un'altra figlia Manuela e riescono ad acquistare il terreno per costruire la loro casetta.... iniziano però dei problemi di salute per la loro bambina e i lavori si fermano per far fronte alle spese. Allora fanno gli straordinari, lavorano a cottimo e, non si sa come, riescono a far a portare al tetto la casa ed anche a pagare le spese dell'ospedale perché  il lavoro in svizzera non era coperto dall’assicurazione mutualistica.

Dopo sette anni di matrimonio e una gravidanza strana, nasce la terza figlia, Enrica, nata di sette mesi pesava un chilo e 350 grammi, è messa in incubatrice per 47 giorni, non ha unghie ma è piena pienissima di capelli, questo scricciolo non si può abbandonare. Agnese si licenzia dalla lavanderia e mentre accudisce la figlia lava a mano per una caserma della guardia di finanza che c'è in paese. Lavaggio a mano e stiratura di lenzuola, divise militari e abiti civili di una comunità di 40 unità oltre ad accudire una famiglia di 5 persone.

Agnese è una donna forte e Roberto un uomo deciso, insieme riescono a terminare la costruzione della casa e vanno ad abitarci. Intanto, con il latte materno, la bimba nata prematura cresce bene e diventa una bella bimba.

 

Dopo 5 anni Agnese  rimane di nuovo incinta, ha 40 anni e un figlio di 18 e si vergogna della nuova maternità. Insorgono  problemi di salute e i medici consigliano un aborto terapeutico ma proprio Renzo, il figlio più grande, chiede alla mamma di non farlo e anche Agnese è della stessa idea. Le risorse dell’essere umano a volte sono inspiegabili, la gravidanza va avanti e nasce una bambina di kg 5,100, la chiamano Cinzia, la mia sorellina più piccola.

Sono cresciuti tutti, con tanti sacrifici in una casa povera ma dignitosa Agnese e Roberto con tante vicissitudini, malattie e sacrifici sono stati insieme tra alti e bassi ben 55 anni, si sono rincorsi anche nella morte prima lui e poi lei.

Lui la cercava sempre, diceva: "Guai a chi tocca la mia Agnese" e l'ultimo giorno che si sono visti, lui in un letto di ospedale e lei nella sedia a rotelle, posta sul lato sinistro del letto, si sono guardati, si sono presi per mano e non hanno detto una sola parola solo si guardavano, due delle loro figlie non hanno saputo trattenere le lacrime, le ultime parole di Roberto sono state: “Ti ho sempre voluto bene e ora che sto per morire te ne voglio ancora di più”. Agnese e Roberto erano la mia mamma e il mio papà, non eravamo una famiglia perfetta, a volte litigavano di brutto, ma non sapevano stare lontano uno dall'altra.

Non ho mai sentito chiamare amore nessuno dei due, ne tesoro, ne nomignoli strani, mai li ho visti in atteggiamenti particolari, solo, a volte la mamma, non lo sopportava più e gli diceva vai in paese, vai fuori dalle scatole, e lui naturalmente rispondeva, che nessuno doveva dirgli cosa fare... li vedevo fare conti e dividere quei pochi soldi, li ho visti ridere e ballare, ricordo la gelosia del mio papà per lei, e la gelosia per noi, ricordo le canzoni che cantavamo con la mamma, era felice davanti alla macchina da cucire, mi diceva "starei qui tutto il giorno ", guardava la tele facendo l'uncinetto, le sue mani tutte storte non erano mai ferme.

 

Ricordo lui che andava a lavrare in moto, mai abbiamo avuto un'auto, d'inverno portava i giacconi che la mamma faceva e che foderava con le pelliccette dei nostri conigli  che lei stessa conciava ma lui comunque metteva anche dei fogli di carta di giornale dentro il giubbotto per ripararsi dal freddo. D’estate quante cose facevano: lui andava a fare provvista di legna per scaldarci d'inverno, a raccogliere il fieno per i conigli e le galline, lei preparava le verdure sotto sale, la giardiniera per Natale, l'uva americana in solaio per l'ultimo dell'anno. A novembre venivano macellati i maiali: salami, prosciutti e pancetta nella nostra cantina  e la carne nel nostro freezer non mancavano. Per Natale, venivano diverse persone a comperare, una gallina, un coniglio, un gallo, un tacchino e anche questo aiutava ciò che ora chiamano budget familiare. La mattina di buon'ora ci svegliavano e mentre noi tutti ci preparavamo mamma aveva fatto già la pasta in casa e papà aspettava mio fratello che tardava sempre ad alzarsi per andare al lavoro.

Quando ero piccola, a volte i compagni di scuola mi chiamavano contadina, mio papà mi diceva che era meglio esser contadine che essere in giro con il naso all'insù, che se non ci fossero più contadini e allevatori o pescatori, anche le signorine “tu mi stufi”, morirebbero di fame.

Sono diventati nonni e avevano qualche difficoltà a dire qualche nome dei nipoti Damiano diventava a volte Giuliano o Graziano e ci dicevano... ma che nome è?

Ognuno di noi aveva un soprannome, mio fratello era Agnelli, perché aveva macchine grandi, mia sorella Emanuela perché amava vestirsi bene la chiamavano “Sue Ellen”, io “Mentina” perché ero golosa di caramelle e Cinzia “Pagnoschi” perché era ghiotta di pane.

Forse l'amore è anche questo... poche parole tante litigate ma insieme e uniti, comunque, nelle avversità del vivere.

Italo e Adele si sono sposati, erano i miei zii, Adele, l'amica di una vita della mia mamma, le univa la lontananza dalla propria casa, e dalla famiglia, le teneva unite la voglia di ascoltarsi e il fatto di voler bene a due fratelli sicuramente molto tosti ma concreti: veri uomini.

     

Ennio Morricone - For love one can die

http://www.youtube.com/watch?v=E0BRyvrTrGo&list=FLNSrLyPMe3ffjMLZJhkN44g

Pensieri e non solo….!!

             

E’ quello che manca, da parte di un padre, nei confronti del proprio figlio. Si tratta di una poesia di un ragazzo di Scampìa, trascritta da Cicco in un commento all’articolo su San Valentino, pubblicato da Sco, che riteniamo opportuno mettere in evidenza.

Questa è la poesia:

       

 

Perché quando la vita ha cominciato a chiedermi, ad esigere gli sforzi, le responsabilità, il conto del suo peso tu non c’eri? Perché quando avresti dovuto preoccuparti della mia vita, delle mie carenze. dei miei problemi, dei miei sogni, tu non c’eri? Dimmi: perché quando si sono presentate le prime sconfitte, le violenze di un vissuto anormale, la malavita, l’amico che mi pugnalava alle spalle, tu non c’eri? Perché mi hai voluto figlio e tu non ci sei stato come padre? Quello che di te mi ha fatto più male, è stata la tua assenza, il tuo non esserci, l’assenza delle tue carezze, che per me erano più che legittime, ma tu non c’eri. Quando ti dicevo: papà, ascoltami, ti devo dire una cosa, e tu mi rispondevi: ora non ho tempo, un’altra volta, e mi lasciavi in lista d’attesa di quel tuo amore mai avuto.

 

 

Dice Cicco:  “Buona giornata ragazzo che, con questi versi, hai saputo dimostrare quanto sei grande.  Un abbraccio anche se non ti conosco, ma i tuoi pensieri mi hanno emozionato”.

   

Richard Clayderman - True Love

Pensieri e non solo….!! – I Nonni

           

Essere nonni oggi è  un valore che fa riflettere, perché la presenza dei nonni in famiglia, nella società di oggi, facendo riferimento a un confronto con il passato, rappresenta una grande evoluzione economica e sociale,  che ha portato  profonde trasformazioni nella vita  familiare. Oltre al sostegno economico alle famiglie in difficoltà, i nonni a volte si trovano ad affrontare la trasmissione dei valori tra le generazioni con grande difficoltà. Mentre si può scegliere di  diventare padre e madre, non si può scegliere di diventare nonno e, mentre l’attesa e la nascita di un figlio rappresentano momenti di scompiglio e di gioia, per i nonni, oltre a rivedere la relazione con i propri figli, significa anche ravvivare il ricordo dei  loro avi. 

 

 

I nonni, al tempo stesso,  pensano a come deve essere il loro ruolo con il nipote: si deve convenire che i nonni sono una risorsa non quantificabile. Gli stessi oggi hanno tempi  qualitativamente diversi: mentre  quello  del genitore è la fretta, quello del nonno/a è caratterizzato dalla calma. Lo  spazio del genitore è il rapporto con  della casa, quello del nonno è quello della stabilità materiale ed affettiva. I nonni, e a volte anche bisnonni,  sono un valore aggiunto per tutta la famiglia, un ruolo prezioso. Essi  si rendono protagonisti in questo secolo,  pronti anche a stare al passo con le nuove tecnologie. Superato  il malessere legato al pensionamento, i nonni cercano di organizzare il loro tempo libero e di migliorare le relazioni sociali,  mantenendo la memoria in esercizio, per evitare processi ossidativi. Vi è anche da dire che il loro benessere è legato al contesto familiare, poiché la famiglia rappresenta il luogo nel  quale essi possono esercitare un ruolo attivo, ricevendo in cambio sostegno, amore e assistenza, se necessaria. Vivere in famiglia, vedere i propri figli, nipoti significa non dovere racchiudere tutta la loro vita in un comodino, in una stanza della loro residenza.

 

 

 

Sono un valore famigare perché i nonni  spesso sostituiscono  i genitori, portano i nipoti all’asilo,  a scuola, in palestra, in piscina, ecc.., rappresentano nella nostra società risorse, spesso indispensabili,  per le nuove istituzioni  familiari, dove i tempi lavorativi di entrambi i genitori, lasciano poco spazio per i figli.  Per i nipoti, i nonni sono una figura importante, di amore incondizionato, al pari di quello dei genitori. Queste figure, in questi momenti di  particolare difficoltà, offrono anche l’aiuto economico e non solo ai nipoti, ma anche ai figli, che purtroppo hanno perso momentaneamente il lavoro. I nonni sono sempre disponibili  al momento del bisogno, ma sono altrettanto capaci di ritornare al proprio posto quando l’emergenza è finita.  Dal 2005,  il 2 ottobre è la festa dei nonni : per ricordare questab grande risorsa, la data non è stata scelta a caso, perché la Chiesa Cattolica, nello stesso giorno,  celebra la ricorrenza degli Angeli custodi.

   

Nonni arzilli

 

Concludendo, corre l’obbligo di affermare quanto sia importante per il nipote bambino, adolescente, sperimentare la presenza dei nonni, quando ci sono, come segno d’amore e  di fiducia, apprezzando la loro saggezza ed esperienza,  che non è imposta ma trasmessa semplicemente,  con amore e serenità. Un grazie non sarà  mai abbastanza grande  per  tutti i nonni che,  con la loro disponibilità, energia, idee e affetto rendono più sicuri  nipoti e figli. Riporto un solo dato emesso nell’autunno 2011 dalla Camera di Commercio,  che ha svolto un’indagine per contabilizzare il sostegno economico dei nonni nei bilanci delle famiglie con figli piccoli. La valutazione è impressionante: 200euro al mese in media per famiglia e 50 miliardi l’anno fatti risparmiare da un nonno attivo.

         

André Rieu - Serenata di Toselli

La Domenica del Bosco

       

Cari amici del Bosco, trascorriamo insieme questa Buona Domenica con un altro racconto di Enrica che ci descrive come ha trascorso una sua recente domenica.

Personalmente giudico il racconto rilassante e allo stesso tempo culturalmente interessante per cui nel ringraziare l’amica Enrica vi invito cortesemente a complimentarvi con lei esprimendo il vostro sagace e brioso parere. Grazie.

 

 

E' una domenica mattina fredda, ma serena, il cielo  limpido, non ho voglia di rimanere a casa da sola, ma non ho nemmeno voglia di parlare sempre delle stesse cose, una malinconia sottile mi accompagna. Sistemando un cassetto trovo una guida ai sentieri della Svizzera Italiana, la sfoglio e mi rendo conto che qui vicino a me ci sono paesini che non conosco... sistemo le ultime cose preparo quel che serve, riempio il mio zaino e parto per Lugano.

 

Panorama di Lugano

 

Qui m’informo e prendo il bus postale che mi porta a Carona, un bellissimo paesino dove per prima cosa mi propongo di visitare la Chiesa di San Giorgio del XVI secolo, sulla cui facciata è raffigurato San Giorgio che uccide il drago.

 

Carona (Lugano) - Chiesa di San Giorgio

 

Purtroppo non sono potuta entrare perché in quel momento era in corso una cerimonia liturgica che non consentiva l’ingresso di visitatori. Tutto il nucleo storico, con le viuzze strette molto ben conservato, seguendo le indicazioni riportate sulla guida vado su per una salita che dovrebbe portare verso l'Alpe Vicania, camminando per circa una ventina di minuti mi ritrovo al parco di San Grato. Ero convinta d’essere l'unica pazza che si avventurava su questi sentieri il mese di dicembre, ma scopro, con mia sorpresa, che non sono sola. Mi siedo su di un sasso e guardo intorno, il parco stupendo malgrado siamo in pieno inverno.

 

Lugano - Parco  botanico  di San Grato

 

Di lì a poco si avvicina un signore del luogo e mi chiede cosa ci fa una donna sola in un luogo così isolato. In un primo momento ho pensato ad un tentativo d’approccio, ma è un signore distinto e scopro poi che è con la famiglia perciò non è così, anzi mi ha dato dei buoni consigli, in altre parole ha detto che è bene fare queste passeggiate in compagnia perché ci si può sentir male o si potrebbe scivolare e cadere considerato che il sentiero è alquanto accidentato.

Ha anche affermato che  per ogni evenienza è sempre utile portare con sé un bastone d’appoggio. Rispondo che non era una visita programmata, ma quella mattina ho seguito un impulso improvviso per non stare in casa, sola, a fare le solite cose.

   

Alpe Vicania

 

Questo posto in primavera deve essere bellissimo, mi raccontano che fioriscono azalee e rododendri, vedendo il mio interesse mi consigliano di continuare la passeggiata e di seguire le indicazioni per Tenza. Fa freddo, ma non c'è neve posso camminare nei sentieri del bosco e dei prati l'aria fredda mi brucia ad ogni respiro anche perché non sono abituata a camminare. La zona abbonda di posti stupendi dove fermarsi per un picnic, vista su Lugano inclusa. Dopo i pascoli e gli alpeggi ora il sentiero scende ripido verso Morcote. Raggiungo i ruderi del vecchio castello e attraverso una mulattiera lastricata raggiungo la chiesa di Santa Maria del Sasso che domina sulla valle e conduce fino al lago. Si ha una magnifica vista, alla destra della chiesa c'è il Parco Scherrer, decido di riposarmi un pò e mi siedo sulla panchina del Tempio del Sole.

 

Parco Scherrer

 

Il commerciante di tessuti Arturo Scherrer, fece costruire un paradiso botanico importando dai suoi viaggi di lavoro nei vari paesi del mondo molte specie di piante e, insieme agli arbusti originari, fece ricostruire monumenti e case caratteristiche degli stessi paesi.

Si trovano, infatti, templi, elefanti di pietra in stile indiano, leoni barocchi e in mezzo alla vegetazione si trovano stagni, fontane e giochi d’acqua, case cinesi e tailandesi. Il tempo trascorre veloce e rischio di far tardi, mi avvio verso il paese, una volta noto come “il villaggio dei pescatori”, un paesino molto bello le arcate allineate in riva al lago, risalgono forse al XIII secolo, la chiesa in

 

Parco Scherrer

 

cima al villaggio percorribile da una via detta "strecia di mort" (strettoia dei morti) poiché vi passava il corteo funebre, ma il feretro doveva essere portato a spalla, perciò i portatori stanchi poggiavano la bara sulle panchine di pietra per riposarsi prima di continuare verso il cimitero. Il mio libretto consiglia anche una visita al camposanto ma non c’è tempo, le giornate sono corte e devo prendere il battello per tornare a Lugano. M’incammino, passo davanti alla Torre del Capitano, altra importante attrattiva turistica. Dal battello vedo in lontananza le luci della città. Arrivo a Lugano, riprendo la mia utilitaria e torno a casa. Una domenica diversa, fatta di cose semplici ma con un panorama bellissimo.

Mi riprometto di tornarci in primavera, di fare ancora una passeggiata tra quei boschi e sentieri.

   

André Rieu - A time for us - ( From Romeo and Juliet)

L’Altro San Valentino

           

Riceviamo dalla nostra cara amica Carlotta, di Ancona,  un contributo importante per un diverso San Valentino, che ci fa molto piacere proporvi.

 

   

Questa sera, milioni di donne nel mondo, daranno vita al grande flash mode globale One Billion Rising... ultima tappa dell'evento mondiale, partito il 25 novembre 2012 da  Modena. La promotrice dell'evento mondiale è Eve Ensler, la drammaturga dei Monologhi della Vagina, poetessa, sceneggiatrice, regista statunitense e fondatrice del D-day, evento che lotta per dire basta alla violenza sulle donne.

Anche nelle piazze delle Marche, con inizio alle ore 19 e in contemporanea con migliaia di altre piazze italiane e nel mondo... le donne hanno deciso di partecipare all'evento.

 

 

Sono state anche raccolte numerose poesie e racconti di esperienze vissute, da donne vittime di violenza... poesie che verranno declamate e racconti che saranno letti esclusivamente da uomini presenti all'evento. Un ulteriore modo per sensibilizzare l'universo maschile verso ciò che per noi donne ha una più profonda valenza... Una chiamata a uomini e donne di rifiutarsi di partecipare allo status quo ed accettare in silenzio lo stupro. Un atto di solidarietà, dimostrando alle donne la comunanza alle loro lotte e il loro potere in numeri. Il rifiuto di accettare la violenza contro le donne e le ragazze come un dato di fatto.

     

One Billion Rising

 

Una donna su tre nel pianeta sarà violentata o picchiata nel corso della sua vita.

Un miliardo di donne violate è un'atrocità. Un miliardo di donne che danzano è una rivoluzione Un attacco globale... un invito a ballare Alzati... balla... ribellati !

 

 

Break  the Chain -  Spezza la catena - (Breve filmato)

http://www.youtube.com/watch?v=fL5N8rSy4CU&</span>l<span style="color: #cc99ff">ist=FLNSrLyPMe3ffjMLZJhkN44g&index=1

 

Sollevo le braccia al cielo Prego in ginocchio Non ho più paura Io attraverserò quella soglia Cammina, danza, sollevati Cammina, danza, sollevati Posso vedere un mondo dove tutte viviamo Sicure e libere da ogni oppressione Non più stupro, o incesto, o abuso Le donne non sono proprietà Tu non mi hai mai posseduta, neppure sai chi sono Io non sono invisibile, sono semplicemente meravigliosa Sento il mio cuore prendere la corsa per la prima volta Mi sento viva, mi sento straordinaria Danzo perché amo Danzo perché sogno Danzo perché non ne posso più Danzo per arrestare le grida Danzo per rompere le regole Danzo per fermare il dolore Danzo per rovesciare tutto sottosopra E’ ora di spezzare la catena, oh sì Spezzare la catena Danza, sollevati Danza, sollevati Nel mezzo di questa follia, noi ci ergeremo Io so che c’è un mondo migliore Prendi per mano le tue sorelle e i tuoi fratelli Cerca di raggiungere ogni donna e ogni bambina Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro Basta scuse, basta abusi Noi siamo madri, noi siamo maestre, Noi siamo bellissime, bellissime creature Danzo perché amo Danzo perché sogno Danzo perché non ne posso più Danzo per arrestare le grida Danzo per rompere le regole Danzo per fermare il dolore Danzo per rovesciare tutto sottosopra E’ ora di spezzare la catena, oh sì Spezzare la catena Danza, sollevati Danza, sollevati Sorella, non mi aiuterai? Sorella, non ti solleverai? Danza, sollevati Danza, sollevati Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro Basta scuse, basta abusi Noi siamo madri, noi siamo maestre, Noi siamo bellissime, bellissime creature Danzo perché amo Danzo perché sogno Danzo perché non ne posso più Danzo per arrestare le grida Danzo per rompere le regole Danzo per fermare il dolore Danzo per rovesciare tutto sottosopra E’ ora di spezzare la catena, oh sì Spezzare la catena Spezzare la catena